Duomo di Salerno (Antonella Giroldini)

La Cattedrale di San Matteo a Salerno, o Duomo di Salerno, fu fondata da Roberto il Guiscardo e consacrata da Papa Gregorio VII, ufficialmente inaugurata nel marzo 1084. L’attuale struttura risale al terremoto del 5 giugno 1688, quando è stata completamente ricostruita. L’ingresso principale è stato modificato, il suo cortile è circondato da un passaggio coperto sostenuto da ventotto colonne semplici con archi e una serie di tombe romane intorno alle mura. Sul lato meridionale della cattedrale si trova il campanile che risale al XII secolo.

La cattedrale di Salerno presenta una pianta articolata in un corpo longitudinale a tre navate con uno orizzontale, il transetto, con tre absidi e quadriportico. Il primo elemento di novità è dato dalla forma della cripta ad aula con lo spazio scandito da colonne e con le absidi in corrispondenza con quelle del transetto superiore. La cripta custodisce le spoglie mortali di San Matteo. La leggenda della traslazione vuole che le reliquie siano state portate a Salerno da Gisulfo I nel X secolo ed in seguito nel 1081, quando fu costruita la nuova cattedrale dedicata all’evangelista, furono deposte nella cripta destinata a custodirle.

La decorazione scultorea di tutto il Duomo di Salerno è caratterizzata da una forte presenza di animali: a partire dall’ingresso, vi troviamo un leone e una leonessa che allatta il suo piccolo, simboli della potenza e della carità della chiesa; l’architrave raffigura oltre al traliccio di vite, i datteri beccati dagli uccelli, un’allusione al nutrimento spirituale dell’anima ed inoltre, la scimmia ed il leone posti agli estremi che simboleggiano, rispettivamente, l’eresia e la verità della chiesa; ma anche all’interno propone elementi decorativi con animali propri del patrimonio medievale: leoncini, cavalli, centauri.

 

PRAHIA DO FORTE (Antonella Giroldini)

E’ stata trasformata in un luogo ecologico di villeggiatura balneare di alto livello. Quello che si vede oggi è un villaggio turistico piacevole e attraente , che ha mantenuto comunque le sue dimensioni e il fascino originario. La strada principale è una via pedonale, piena di bei ristoranti e negozi all’ombra di alberi.

MANGUE SECO (Antonella Giroldini)

Contornato da dune e dalle palme dei cocchi, il piccolo villaggio che si trova al confine tra la Bahia e il Sergipe è diventato famoso per aver fatto da scenario ad una nota novella brasiliana basata su un libro di Jorge Amado. Situato vicino alla foce del fiume Real, si trova incastonato tra una spiaggia di acqua dolce e le onde dell’oceano. A causa della scarsità delle sue infrastrutture, Mangue Seco viene di solito visitato in giornata partendo da da Aracaju, dalla Costa do Sauipe e da Praia do Forte. Chi decide di rimanere nel villaggio per qualche giorno può però assaporarne l’irripetibile atmosfera al tramonto garantita da pousadas e ristoranti situati sulla riva del fiume nonchè godersi le sterminate spiagge che si affacciano sull’oceano quando ancora la folla delle gite giornaliere non è arrivata. Per raggiungere le spiagge si devono attraversare delle sorprendenti dune di sabbia bianchissima. Tipiche sono le gite in buggy sulle dune, anche solo per raggiungere le spiagge che si affacciano sull’oceano.

COME ARRIVARE

Per arrivare a Mangue Seco, è necessario attraversare il fiume Real. Le imbarcazioni partono da Pontal nel Sergipe. Vi si arriva, provenendo da sud, conclusa la Linha Verde, seguendo la SE-368 (continuazione della linea verde), e seguendo le indicazioni per Pontal.

Proveniendo da nord la città più vicina, situata sulla BR 101, è Estancia. Dalla BR 101, deve prendersi la SE-368 e seguire le indicazioni per Pontal. Si lascia l’auto in un parcheggio e si aspetta una delle barche che attraversa il fiume (il costo dipende dal numero dei passeggeri della barca; il passaggio nel suo complesso costa R$ 80 e va diviso tra i passeggeri – sino a cinque – la traversata dura quindici minuti).

Posticciola (Antonella Giroldini)

Sorge nei pressi dell’area archeologica dell’antica città Trebula Mutuesca (oggi Monteleone Sabino) e potrebbe costituirne il nucleo originario pre-romano; questa ipotesi è supportata dai numerosi resti architettonici romani nella zona, visibili dalle strade cittadine più esterne sulle pendici dei monti limitrofi, e simboleggiate dall’antico Ponte romano, detto Ponte vecchio, raggiungibile con una breve passeggiata scendendo dal paese. Anticamente stazione di posta e luogo di transito della transumanza, conserva bene l’impianto di paese medievale sabino.

La prima testimonianza storica del paese risale all’898, ma l’attuale nome sembra di origine più recente: ne abbiamo nota nel 1844 e sembra derivare dall’unione dei nomi dei due paesi limitrofi Posta e Roccucciola. Della località furono signori la famiglia Brancaleoni poi i Belloni che si estinsero nei Cavalletti che la tennero fino all’eversione della feudalità.

Comune a sé stante fino al 1876, da quell’anno è aggregato al comune di Rocca Sinibalda.

Oltre al già ricordato Ponte vecchio, fuori dall’abitato, il paese conserva un fortilizio, appartenuto alla famiglia Mareri in epoca medievale fino al 1600, con una parentesi in cui appartenne ai Colonna. Il palazzo, in seguito passato di mano in mano sotto il dominio di altri casati fino all’Ottocento, versò quindi in stato di abbandono fino a quando la famiglia Solivetti lo restaurò. Il fortilizio non è visitabile ma compare all’improvviso passeggiando per le strette vie del paese, alcune scavate direttamente nella rocciaLa chiesa di Santa Maria Assunta Immacolata sorge al centro del paese e da lì partono le processioni delle cerimonie religiose. Fino a pochi anni fa conservava un organo del Catarinozzi, una volta appartenente al monastero di S. Agnese di Rieti, e nell’Ottocento regalato alla Chiesa di Posticciola. La Chiesa dal 1824 svolse l’attività di avviamento dei fanciulli ai primi anni di seminario, ma una lapide trovata nel giardino pensile della chiesa, e datata 1644.

Civita Castellana (Antonella Giroldini)

Di alto interessa storico la cittadina , il cui cento è situato su un’altura tufacea tra le gole di due affluenti del fiume Treja, fu la ” Falerii  Veteres” capitale dei falisci, il cui sito, abbandonato nel III secolo a.C a seguito della fondazione della vicina ” Falerii Novi”, venne ripopolato nell’VIII d. Cristo. Contesa tra papato e impero è oggi un centro di produzione artigianale e industriale di ceramiche grazie alla vicinanza di cave di caolino e di argilla refrattarie.