LA NINFA EGERIA (Antonella Giroldini)

Roma con le sue Fontane, i suoi acquedotti, le sue cisterne d’acqua sotterranee, il suo Tevere e i suoi laghi di origine vulcanica è intimamente legata all’acqua.

Non a caso, qui l’acqua viene venerata attraverso la figura misterica di una Ninfa dai poteri oscuri e incantatori: Egeria. Una fonte chiamata col suo nome, fa parte del Sentiero delle acque che attraversa il Bosco Sacro e del Ninfeo per raggiungere le sorgenti Marrane e il laghetto del Pioppeto. Oggi, in quel luogo, si trova proprio lo
stabilimento dell’acqua naturale a lei dedicata. Egeria veniva venerata insieme alle quattro Camene, anch’esse protettrici delle acque. La fonte dell’acqua si sarebbe formata dopo il pianto struggente della Ninfa per l’amor perduto.

Eccolo il libro di questo mese si intitola “Sirene tra luoghi e leggende”, scritto da Sophie Lamour con Prefazione di Marco Pepè ed edito da De Ferrari Editore.

L’ho scelto perché sin da piccola, come l’autrice del libro, ho amato “La sirenetta” di Andersen e soprattutto perché ho la curiosità di scoprire se anche l’Italia è terra di Sirene. Se anche nel nostro paese ci solo leggende legate a queste creature mitologiche.

compiendo questo viaggio tra le acque e la tradizione italiana cosa potresti scoprire di te?

La storia che ha reso famosa la ninfa Egeria inizia dal suo incontro con Numa Pompilio, di origini sabine, eletto Re di Roma alla scomparsa di Romolo. Il nuovo sovrano era noto per la sua conoscenza della legge divina e per la sua indole tutt’altro che bellicosa. Accettò di regnare soltanto dopo aver consultato gli aruspici divini ed aver ricevuto i giusti presagi. Rimasto vedovo, Numa prese l’abitudine di passeggiare da solo per i boschi che circondavano la capitale e lì incontrò Egeria.
Egeria si innamorò del Re, che la sposò, lasciandola tuttavia libera di vivere nella sua dimora boschiva. Spinta dal suo amore e dall’animo pacifico e giusto di lui, arrivò persino a condividere con Numa i misteri degli Dei e del mondo degli spiriti. Numa, ci racconta la leggenda, trascrisse gli insegnamenti della sua sposa, ma le tavole che custodivano tali segreti non furono mai ritrovate.  Alla morte del sovrano, che si spense alla veneranda età di ottanta anni, la Ninfa si disperò e vagò nei boschi in cui aveva passeggiato assieme al suo amato.  Gli dei ebbero pietà di lei e decisero di trasformarla in una fonte che divenne sacra. Alla fonte Egeria identificata con la sorgente presso Porta Capena venivano offerti sacrifici delle donne in dolce attesa per propiziare il parto…. Ancora oggi molte persone si riuniscono per venerare l’acqua come elemento divino e di divinazione.

I Luoghi della leggenda Nel cuore della capitale, al Parco della Caffarella, è possibile ripercorrere parte di questa bellissima storia. Il bosco sacro è situato vicino l’ingresso Appia Pignatelli. Notevolmente più piccolo di come appariva agli occhi di Numa, ha sicuramente conservato lo stesso fascino di un tempo. I sentieri da percorrere nel parco sono tantissimi, dalle rive dell’Almone passando per il Ninfeo di Egeria fino ad arrivare alla fonte vera e propria. La ninfa Egeria era adorata anche nei pressi del lago di Nemi, insieme a Diana. Un’altra versione del mito, infatti, racconta che fu proprio la Dea a trasformare la ninfa nella fonte, commossa dalla tristezza di Egeria.

Come possiamo entrare in contatto con la nostra parte divina? Con la nostra unicità?

Nel narrare questa leggenda voglio mettere l’accento sulla natura di Egeria che rappresenta un contatto tra gli uomini e gli Dei. Un giorno a contatto con la natura, immerso negli elementi naturali: acqua, aria, terra e fuoco può riportarci a contatto all’essenziale e alla nostra vera essenza. Per chi è a Roma un’esperienza potente potrebbe essere quella di andare a visitare i luoghi della leggenda.

ESPERIENZA DI TRAVEL COACH (Antonella Giroldini)

Ilaria Vigo

 

DALLA CONFUSIONE AD UNA NUOVA MISSIONE
Testimonianza di Antonella Travel Coach Juniore anno 2022

Cara Ilaria, la mia motivazione al momento dell’iscrizione era piuttosto confusa ma sostanzialmente aveva a che fare con la voglia di sentirmi viva con la voglia di trovare qualcosa che mettesse a frutto le mie passioni.

Oggi penso di avere più chiaro quello che davvero mi piace e mi fa sentire in pace e realizzata : valorizzare l’Italia ; ho ritrovare la gioia di scoprire e di viaggiare. Ho imparato a sentire i luoghi ed a connettermi con loro. Alla fine di questo secondo anno spero di riuscire a trovare una seconda fonte di reddito da esercitare con la mia passione più grande: il viaggio.

Foto scattata durante la settimana di RoleGame in Irlanda. Pozzo di San Patrizio, Gortmore, Co. Tipperary, Irlanda 

Mostra meno

— presso St Patricks.

DALLA CONFUSIONE AD UNA NUOVA MISSIONE
Testimonianza di Antonella Travel Coach Juniore anno 2022



Cara Ilaria, la mia motivazione al momento dell’iscrizione era piuttosto confusa ma sostanzialmente aveva a che fare con la voglia di sentirmi viva con la voglia di trovare qualcosa che mettesse a frutto le mie passioni.

Oggi penso di avere più chiaro quello che davvero mi piace e mi fa sentire in pace e realizzata : valorizzare l’Italia ; ho ritrovare la gioia di scoprire e di viaggiare. Ho imparato a sentire i luoghi ed a connettermi con loro. Alla fine di questo secondo anno spero di riuscire a trovare una seconda fonte di reddito da esercitare con la mia passione più grande: il viaggio.

Foto scattata durante la settimana di RoleGame in Irlanda. Pozzo di San Patrizio, Gortmore, Co. Tipperary, Irlanda 

— presso St Patricks.

Grosseto, Terra d’Acqua (Antonella Giroldini)

Mi piace la vibrazione di queste due parole vicine: terra ed acqua!

Questa estate ho voglia di mare, ma non solo: mi stuzzica l’idea di partecipare ad un percorso di crescita personale, di fare un’esperienza di gruppo. Esigenze diverse e difficili da conciliare: voglia di relax e necessità di mettermi in gioco.
Ascolto il mio dialogo interno per vedere cosa ne uscirà. L’unico posto che mi consente di conciliare entrambe le esigenze è il Glamping Terre di Sacra, a Chiarone/Capalbio (Sud della Toscana), 120 chilometri da Roma che si percorrono in meno di 2 ore. Imbocco l’Aurelia ed in meno di due ore sono lì!
L’idea non mi fa impazzire. È un luogo troppo vicino a casa, troppo conosciuto, troppo “banale”. Per sceglierlo dovrei abbandonare il copione che seguo da anni: per me “viaggiare veramente“ vuol dire andare lontano, in un paese estero, e non tornare mai due volte nello stesso posto. Questa volta scelgo di abbandonare il mio copione ed ascolto i miei bisogni.

Ed ecco il mio stimolo, la guida che fa per me: “GROSSETO, terra d’acqua – Edizioni Effigi.

Mi piace il titolo, mi piace la copertina, mi piace la fotografia … Lo scelgo di pancia, con i sensi. Mi piace la vibrazione di queste due parole vicine: terra ed acqua! Bene, ancora una volta mi ascolto, nessuna aspettativa, nessuna performance, solo quello che evocano in me queste due parole: natura, contatto con gli elementi e vita all’aria aperta.

Sono scettica, molto scettica! Sarà davvero possibile seguire l’incoraggiamento dello scrittore francese Marcel Proust: “ Le vrai voyage ce n’est pas de chercher des nouveaux paysages mais un nouveau regard “ ( Viaggiare è guardare al mondo con occhi sempre nuovi)?

Quando scegli un viaggio da cosa ti fai guidare? Quale delle tue parti sceglie la meta, quale compra il biglietto e fa la valigia?

Conoscendo bene la parte di me che giudica l’ovvio, i luoghi di prossimità, le scelte “facili”, quasi che viaggiare valesse la pena esclusivamente macinando km e km, mi domando, ripensando al libro di Ilaria Vigo “Travel Coaching – Dis – orientarsi e scoprire la Magia della Vita”, come posso risvegliare in me la Meraviglia e DARMI NUOVI OCCHI per incontrare con spirito nuovo questo luogo conosciuto?
Mentre mi preparo prenotare mi continuo a chiedere se sarà possibile, chissà se ne sarò capace? e soprattutto chissà che tipo di vacanza mi aspetterà se questa estate deciderò di restare a due passi da Roma?

Con queste domande mi accingo a partire per la mia ultima settimana di vacanza.
La Travel Book Coach che è in me prende subito il timone e si mette alla ricerca di un “libro di ispirazione”. Chissà che qualche viaggiatore prima di me, non abbia saputo cogliere l’essenza di questo luogo e non mi sappia regalare nuove suggestioni e spunti per trasformare quella che nella mia mente è stata catalogata e bollata come vacanza scontata e banale, in un viaggio dai colori e dai sapori “vividi”.

L’Oasi si è fatta portavoce di un messaggio universale che incita tutti a non essere più sfruttatori dell’ambiente dove si vive o si opera, ma suoi custodi responsabili. Non più padroni della natura ma suoi protettori.

Inizio a sfogliare il libro con calma, senza fretta e sento forte il richiamo all’acqua: “colpisce in Maremma, l’immensità dello spazio, gli incontaminati tesori naturali e l’intensità dei colori, un’isola in terra ferma …
… Lido costiero e terra di conquista, di sfruttamento delle risorse e di città fantasma, ha sviluppato una cultura legata ad umili mestieri, ma radicati nel carattere forte ed ombroso della gente, che ha sopperito con l’orgoglio, l’abilità manuale e la creatività, alle difficoltà ambientali. Una cultura povera, in cui i gesti quotidiani del vivere diventano un’arte strettamente ancorata alle origini contadine, ai mestieri, emblemi dell’essere tutt’uno con la terra, di cui seduce l’essenzialità e la genuinità in ogni espressione.
Ogni viaggio in Maremma è sinonimo di natura, cultura, escursioni, relax e buona cucina. Un palcoscenico unico dove il tempo si è fermato. La Maremma terra d’acque: mare, golfo, laguna, stagni, fiumi, paludi, canali ed infine coltivi e da
qui, si immagina l’intera architettura paesaggistica, cui alludono le parole di Roberto Ferretti: “questa è la storia di un grande lago salato, dove ora pascolano i buoi, un tempo navigavano barche e luccicavano città”. Proprio intorno all’antico Lago di Prile, si può ricomporre l’identità culturale della Maremma… museo a “cielo aperto” dove l’acqua ha determinato sia il prosperare di città e borghi, sia il degrado ambientale dovuto all’incuria, nonché l’oggetto di colossali bonifiche di colmata che ne cancellarono l’identità del lago. Fino a quando la natura si è presa la propria rivincita cominciando di nuovo a pulsare forte e viva…”

All’arrivo ho voglia di incontrare questo territorio come si fa con un nuovo “amico” entrato nella mia vita. Non ho fretta di sapere tutto, rallento e mi concedo il lusso di fare attenzione ai particolari e di dedicargli spazio e tempo, valorizzando quello che mi colpisce. Metto da parte la mia guida e lascio che il luogo si sveli a suo modo.

Ogni giorno un’emozione e sensazione nuova mi guidano nel vivere il luogo!

Siamo immersi completamente nella natura ma allo stesso tempo abbiamo tutte le comodità. Siamo in un campeggio di lusso con tende in stile safari africano di una bellezza raffinata ed a due
passi dal mare; ma il Glamping non offre solo questo ma è una vera e propria porta aperta sull’habitat degli dell’Oasi WWF. Siamo, infatti, nel mezzo dell’oasi tra il lago salmastro e la duna sabbiosa, una cornice unica per questa vacanza. Si respira un profondo amore e rispetto da parte degli ospiti e dello staff per questo posto. Sembra quasi che il messaggio e lo spirito con cui è stato creato sia entrato profondamente nel DNA di questa terra.

L’Oasi si è fatta portavoce di un messaggio universale che incita tutti a non essere più sfruttatori dell’ambiente dove si vive o si opera, ma suoi custodi responsabili. Non più padroni della natura ma suoi protettori.

Ancora oggi al centro dell’Oasi WWF, lo staff si prende cura di tartarughe e cicogne ed altri migratori che hanno bisogno di aiuto. Questa zona è un luogo affascinante ed un’opportunità unica per vivere a pieno il rapporto con il mare. Ci sono Chilometri di spiaggia bellissima con le dune in riva al mare. dal profondo guizzano delfini, pesci, mostri marini, balzando di gioia per festeggiare il loro padrone”. 

S.A.C.R.A. (Società Anonima Capalbio Redenta Agricola), infatti, è nata con la missione di rilevare
la proprietà che si estendeva dal castello di Capalbio al mare e fondare redimere il
comprensorio attorno al lago di Burano. Del resto già le antiche leggende del luogo ci
narrano di questo spirito indomito del popolo grossetano da sempre impegnato a “fare
della Maremma un giardino” – La storia fantastica di Ximenes

La spiaggia è un’immensa distesa di sabbia con le dune in riva al mare, lunghissima con km di spiaggia libera, ampia e ben tenuta. Il mare è bello, non hai i colori della Sardegna, ma solo perché la sabbia in quella zona è scura. Ogni giorno, peraltro, il mare regala sfumature di blue diverse a seconda dell’energia con cui si “sveglia”. Un azzurro intenso nelle limpide giornate di sole ed un blu profondo e cupo quando la giornata è ombrosa ed il sole si cela dietro le nuvole. Ogni giorno si può godere il mare in modo diverso a seconda della energia e delle emozioni che vogliamo goderci. Mi regalo un giorno di pieno relax nella spiaggia attrezzata con lettini comodi ed un pranzo in pieno stile biologico ed un aperitivo godendosi un meraviglioso tramonto sul mare.

Mi regalo, poi, un’alba su una spiaggia libera e incontaminata a nord dello stabilimento balneare. Nel silenzio mi alzo e raggiungo la spiaggia libera per i nudisti. Mi godo la solitudine, il silenzio e alle prime luci dell’alba ed un bagno purificante che mi regala una sensazione di libertà e di contatto pieno con la natura. Questa terra dal fascino selvaggio sa di libertà.

Così come letto nella mia guida di viaggio “sembrava difficile scoprire lo spazio e la luce di un’altra Maremma. E invece, in queste pagine, nuovi colori, nuove angolature e nuovi punti di vista sono diventati segni di storia, tradizioni, costumi, paesaggi. Sono diventati luoghi mai scoperti prima, antichi e inesplorati nel medesimo istante, esistenti da sempre eppure riaffiorati come un sigillo di cui si era persa la memoria.

Visitando Grosseto e i suoi dintorni, il lettore si avvia pe strade d’acqua dimenticate, sentieri avvolti di
suggestione, di silenzio e di tranquillità; eppure, lidi vivaci e accoglienti e passa, di sorpresa in sorpresa, per
l’improvviso apparire di personaggi, storie, paesaggi, animali e tanti tipi di vegetazione. Aspetti inediti di
questa terra di confine”.

Questo legame forte con l’acqua traspare anche nelle leggende del luogo ci raccontano storie di
amori tra Ninfe, Fiumi e nascita di creature marine – La leggenda di Ombrone e di Narba e le
meduse di Albarese

Non era stato per nulla facile scegliere l’ovvio e guardare ciò che percepivo come scontato come se lo “vedessi” per la prima volta, ma alla fine sono riuscita a cambiare prospettiva.

  • E per te come sarebbe mollare i programmi e le aspettative?
  • Cosa potresti scoprire di te se “incontrassi” luogo in pieno “stile Travelcoaching”?
  • Ti è mai capitato di sentire forte lo spirito di un luogo che hai visitato?
  • Come è stato sentirne
    l’energia e farti guidare dalle sensazioni che ti ha trasmesso?

Con un sorriso scanzonato e la gratitudine nel cuore ripeto a fior di labbra questa frase del nostro Guru improbabile: “Ci sono posti da visitare che solo pochi fortunati riescono a vedere”.

Ed eccola qui la mia scoperta di questa fine estate: una vacanza, quella che sulla carta si presenta ai miei occhi come una “banale” vacanza al mare, a pochi km dalla mia Roma, nella tranquilla Capalbio si trasforma in un’occasione di scoperta di me stessa e di profondo incontro con il luogo e con gli “ospiti” del luogo. Nel mio caso, sfida raccolta!

Da accanita lettrice, da organizzatrice puntigliosa, da ossessiva e compulsiva scrittrice di programmi di viaggio, mi sono lasciata guidare dalle sensazioni ed ho scoperto che il luogo varia e si offre a noi a seconda di come lo vediamo e di come ci sentiamo. È bastato cambiare prospettiva.
Qualche giorno prima di arrivare al Glamping ho iniziato a sfogliare la mia guida su Grosseto, ma ho sentito che era il momento di accantonare la lettura per lasciarmi guidare dall’energia del luogo. Cambiare prospettiva, cambiare la modalità di approccio al viaggio, rallentare, osservare il luogo con gli occhi della meraviglia e aprirmi all’incontro con l’altro grazie al sorriso hanno reso questo luogo e questa vacanza un incredibile prisma di emozioni.

Con un sorriso scanzonato e la gratitudine nel cuore ripeto a fior di labbra questa frase del nostro Guru improbabile: “Ci sono posti da visitare che solo pochi fortunati riescono a vedere”.

Questa volta grazie alle nuove modalità sono tra i fortunati!

Ritroverò la voglia di scoprire le storie di questo luogo dopo qualche giorno che sono a Roma con la voglia di tornare a esplorare le vie dell’acqua e le sue leggende.

Al nostro prossimo incontro selvaggia e cangiante Maremma!

LA LEGGENDA DI OMBRONE (Antonella Giroldini)

Miti e leggende nascoste d’Italia: La leggenda di Ombrone

Scoprire l’Italia Segreta attraverso le sue leggende

La maremma è una terra intimamente legata all’acqua e Grosseto e la sua provincia sono terre uniche per
bellezza da sempre al fiume Ombrone. Come scriveva Claudio Rutilio Namaziano nel De reditu suo…

“Tocchiamo l’Ombrone: non è un trascurabile fiume che nella foce al sicuro accoglie le trepide navi: accessibile si offre il suo letto alle onde che scorrono piane ogni volta che sul mare una furiosa tempesta”.

Per proteggere il territorio furono costruiti argini che costeggiano il fiume, quasi fino al mare. Essi protessero
la campagna e la città dalle piene. Oggi questi argini sono amminamenti per piacevoli passeggiate. Una ricca vegetazione di salici, ontani, pioppi, leggeri, ariosi, fruscianti di vento e fitti canneti che nascondono fagiani e anatre selvatiche.

Storia tratta dal libro: “GROSSETO, terra d’acqua – Edizioni Effigi.”

Di questo libro mi piace il titolo, mi piace la copertina, mi piace la fotografia … Lo scelgo di pancia, con i sensi. Mi piace la vibrazione di queste due parole vicine: terra ed acqua! Bene, ancora una volta mi ascolto,nessuna aspettativa, nessuna performance, solo quello che evocano in me queste due parole: natura, contatto con gli elementi e vita all’aria aperta.

La leggenda che narra dell’amore di Ombrone e Ambra ci rimanda alla nascita degli isolotti e approdi lungo il fiume.

“Ombrone si innamorò follemente di Ambra, bellissima ninfa dagli occhi verdi. Ma la ninfa lo fuggì.
Per liberarsi di questo amore il fiume chiese aiuto a Diana Umbronensis, che mutò Ambra in un’isoletta, ma
Ombrone continuò ad amarla perdutamente. La circondò con la spuma più candida, vi sostò nelle notti di luna per abbracciarla fino a quando il pianto del fiume si innalzò in canto.

Ancora oggi sembra che esso la invochi e l’isoletta sarà ormai ridotta alle proporzioni di un grosso sasso in
mezzo all’acqua. Chissà che non sia una delle pietre affioranti che si vedono emergere nei mulinelli intorno
alla Steccaia?”

Per vivere in stile Travel Coaching questo luogo ti invito a passeggiare lentamente lungo gli argini di questa strada ponendo attenzione a ciò che ti accende lo sguardo. Dirigendoti verso le anse dell’Ombrone dove sorgono gli abitati di Istia e della Grancia oppure continuando a sud di Principina, dove a Bocca d’Ombrone si iniziano a scorgere le prime immagini del Parco Naturale della Maremma per finire proseguendo in direzione di Castiglione della Pescaia dove ci si immerge nel silenzioso paradiso della Riserva Naturale della Diaccia Botrona ( luogo di un’altra leggenda).
Potrai arrivare fino, alla Steccaia, luogo dove viene catturato il flusso dell’Ombrone per immetterlo nel canale. Diversivo della bonifica, attraverso l’imponente opera idraulica di Ponte Tura. Circondata da una rigogliosa vegetazione e una piramide d’acqua che sta a ricordare la inaugurazione del canale.

In sintonia con la storia che ti ho appena raccontato, come potrà questo luogo aiutarti nel comprendere il senso dell’amore? Il fiume, la natura selvaggia che allo stesso tempo è stata protetta dall’uomo, quale suggestione potrebbe accendere in te? 

In fondo la voce dell’ombrone è sempre lì, prona a condurti in un’altra dimensione dove nuove emozioni possono affiorare.

COME MAI IL TRAVEL COACHING USA MITI & LEGGENDE?

La narrazione mitologica ha il potere di inviare svariati messaggi e di attivare il paragone tra il noto e qualcosa che non conosciamo ancora. Il potere evocativo del mito sta nell’usare il racconto come grimaldello per far si che il luogo trasmetta al viaggiatore nuove ispirazioni filosofiche che facilitano un nuovo approccio alla scoperta di sé. Il luogo diventa, quindi, un Setting Trasformativo in grado di offrire a chi viaggia, anche grazie alla narrazione mitologica, un’amplificazione di significati, e la scoperta di soluzioni sorprendenti a volte anche un po’ magiche. Questa dimensione dominata dall’emotività, dalle sensazioni, dalle risonanze apre la porta al potenziale di ognuno di noi.

” MAI PIU’ SENZA TORINO (Antonella Giroldini)

Diario di due “extracomunitari” alla scoperta di Torino.

Ci si può inammorare di un luogo e/o di una città tanto da esserne richiamati irresistibilmente? Si può essere “ammaliati” tanto da eleggerlo a “posto dell’anima”? A me è accaduto! Ed il luogo del mio cuore, la mia affinità elettiva è Torino.

Il libro che vi presento questo mese è una speciale e originale guida di Torino, un libro che mi ha conquistato e che forse non avrei mai scelto se non fosse stato regalato dalla mia specialissima guida di Torino, un romano doc, trasferitosi per circa 10 anni nella prima capitale d’Italia.

Mai più senza Torino. Due «extracomunitari» molto speciali alla scoperta della città – Ed. LA STAMPA Espress

I due protagonisti, Jasmina Tesanovic, un artista attivista serba e Brace Sterling, un artista cyberpunk americano ci presentano la città. Questo libro è un po’ guida e un po’ diario, ma è soprattutto una raccolta di racconti sinceri, a volte divertenti a volte drammatici, altre volte grotteschi, altre ancora comici. 

Il modo in cui i nostri due globalisti vivono e visitano la città ci permette di sperimentare una modalità leggera e lenta del viaggio, libera dal programmato e dal previsto.

Un diario sui generis di una coppia insolita di «extracomunitari» famosi e privilegiati, che vivono a Torino e girano il mondo, seguendo una filosofia di vita che consente loro di essere felici e agili nel XXI secolo: essere globalisti, vivere senza patria, senza bagaglio, senza una madrelingua.

Questa lettura regala uno spaccato originale non solo su Torino ma su chi sono e come viaggiano i globalisti.  Ce lo raccontano bene i nostri due protagonisti: “… non siamo turisti a Torino, non siamo emigrati a Torino, ma siamo globalisti a Torino: cioè siamo mobili e, nonostante ciò, qui non abbiamo un’auto. …anche se Torino è la città della produzione delle macchine abbiamo deciso di non averne una. … non avere un’auto è come abbandonare un bagaglio troppo grosso. È un modo di fare la valigia del futuro alla Calvino: con leggerezza e precisione. Giriamo la città solo con i nostri corpi. Usiamo i tram, i bus, i treni…

Tram e bus in città sono pieni di veri torinesi: vecchi, studenti, operai, poveri ed emigrati che vogliono diventare autentici locali. Come globalisti che vivono nei bus e tram incontriamo il fior fiore di gente di Torino ed è uno dei rari posti dove si possono guardare i torinesi per mezz’ora di fila senza imbarazzo. Spesso e volentieri parliamo delle direzioni e dei biglietti con gli altri; …una volta però un tranviere ci ha scacciati al capolinea: ma cosa fate ancora seduti, non ho mica tutto il giorno da perdere! Ma noi abbiamo tutto il giorno da perdere! Ma noi abbiamo tutto il giorno da passare nei tram, non ci dispiace: al contrario! Per questo siamo molto infelici quando certi giorni i numeri dei bus cambiano e spariscono…. 

Come ha fatto il 56 a diventare 55 di domenica? Perché il metrò non va da nessuna parte che ci serva davvero? perché le tre stazioni Porta Nuova, Porta Susa e Dora non sono collegate bene? E alla fine: Torino è perseguitata dallo spettro del futuro chiamato Treno ad Alta Velocità. Come turisti ci piace l’idea; come torinesi, no; come globalisti sappiamo che porterà qui una massa di gente come noi…”

Bruce e Jasmina ci mostrano cosa può accadere nel lasciarsi disorientare dall’imprevisto e rapire dal fascino del luogo fino trasformare un appuntamento che sarebbe dovuto durare solo 15 giorni, “sarebbe diventato (ma all’epoca io non potevo saperlo) un autentico processo di “integrazione”. L’immersione totale e felice di un texano e di una serba nella torinesità. Ma a loro insaputa, il vecchio fascino torinese stava lavorando sodo che alla fine dell’anno di residenza Bruce e Jasmina si scoprirono affetti dal “mal di Torino”, un morbo meno noto del similare “mal d’Africa”, ma non meno fatale. Un morbo i cui i sintomi sono facilmente riconoscibili: citiamo, tra i tanti la tendenza, dovunque ci si trovi, a guardarsi intorno alla ricerca della Mole; le violente crisi di depressione che squassano il corpo e la mente dopo una settimana senza gianduiotti; l’irritabilità irrefrenabile allorché si viene sorpresi dalla pioggia in una città senza portici”. 

Scorrendo i loro racconti è quasi naturale entrare in modalità “viaggio/esploratore”. Per dirla con le parole di Gabriele Ferraris nella Prefazione: “non potrebbero mai essere pigri, vanno sempre fuori a vedere quello che Torino ha da dirti e da darti. Il nostro diario della città e nella città, di come è cambiata con noi: the city always on the move!”. 

E soprattutto scopriamo che i nostri protagonisti sono lietamente partecipi e complici del crogiuolo multietnico di San Salvario, il quartiere dove hanno scelto di vivere “ci siamo trasferiti in una zona nuova d Torino: San Salvario. E ‘un posto famoso, anzi famigerato: ne abbiamo sentito parlare come di un luogo pieno di stranieri che potevano scipparci o ammazzati. Così siamo andati a cercarli. Facendolo però, abbiamo scoperto che siamo noi stessi gli stranieri pericolosi…. 

…. La gente parla una dozzina di lingue e beve le bevande tipiche di cinque posti diversi. Non ci sono americani nel nostro vicinato; un paio di serbi sì, ma a San Salvario i cinesi danno da mangiare ai libanesi, i peruviani riforniscono i somali, e i turchi fanno la pizza agli italiani siciliani. Non si incontrano molti turisti vicino a casa nostra. Perché dovrebbero esserci? Cosa c’è di interessante nel vedere i propri connazionali, se non invidiarli di essere cittadini di Torino? Da abitanti locali abbiamo delle difficoltà a spiegare il nostro amore per San Salvario e Torino: semplicemente se non esistesse dovremmo inventarla…” 

E affrontano così il loro rapporto con la città:

“… Ogni giorno è diverso da quello di prima, sempre una nuova avventura…”

Quella che doveva essere una semplice rubrica – Globalisti a Torino – si è trasformata in questo libro ma ancor prima, per dirla con le loro parole, in rubrica che “è sempre stata speciale, per la Sua intima aura confessionale: ha il tono di quando ci parliamo mentre camminiamo insieme per le strade del mondo. Viaggiare ci piace tanto, ma viaggiare insieme è ciò che preferiamo. Perché i nostri punti di vista, di un uomo texano e di una donna serba, combinano un nuovo punto di vista totale, superiore ai singoli punti di vista. 

Abbiamo talenti diversi nel confrontarci con il mondo, per viverci. Jasmina è brava con le lingue, la gente, le espressioni, le attività, mentre Bruce è a suo agio con le mappe, l’architettura. L’ingegneria, le infrastrutture. Viaggiare da soli a volte è triste, ma farlo insieme diventa un’avventura, un modo di vedere il mondo con due occhi invece che con uno solo. …”

Mi affascina questo dialogo tra i due protagonisti che si dipana durante tutto il viaggio e che mi permette di vedere la città e i suoi risvolti sotto diversi punti di vista. Jasmina e Bruce viaggiano all’interno della città ma contemporaneamente viaggiano anche nell’immagine che ciascuno di loro fotografa di Torino.  Del resto, ognuno di loro per esperienze, cultura e vissuto, “fotografa” alcuni aspetti della realtà attraverso una lente che ingrandisce e focalizza alcuni particolari, mettendoli in primo piano e ne “sfuoca” altri, lasciandoli sullo sfondo. Dal loro confronto e dialogo nasce non solo la scoperta del luogo, della sua essenza ma al contempo anche scoperta di loro stessi grazie all’esplorazione di sé, dell’altro e del luogo. 

Che tipo di viaggiatore sei?

  • Preferisci viaggiare da solo, al tuo ritmo, assecondando i tuoi tempi, ascoltando i tuoi silenzi?
  • Preferisci viaggiare con un compagno con cui scambiare opinioni, confrontare impressioni e vivere le esperienze?
  • Se dovessi affrontare un viaggio in solitaria partiresti, comunque o rinunceresti? Come ti organizzeresti?
  • Ti intriga la sfida, la novità oppure avresti più remore e paure nell’affrontare l’ignoto da solo?
  • Come reagisci ad un cambio di programma? Sai cogliere l’opportunità che un imprevisto può rappresentare?
  • Come scegli di vivere la città? La visiti a piedi? Gli incontri con gli abitanti li vivi a pieno, li cerchi? Cerchi bar, ristoranti o locali frequentati dalle persone del posto?  

Man mano che vediamo Bruce e Jasmina che proseguono la loro conoscenza con la città, scopriamo anche gli ingredienti che ci mettono nel condire il loro viaggio: CURIOSITA’, ENTUSIASMO E MERAVIGLIA.

Bruce e Jasmina ci guidano alla scoperta delle cento Torino che fanno la Torino di oggi. Hanno lo sguardo esperto di chi osserva da sempre il mondo, hanno la curiosità dell’intelligenza e l’entusiasmo dei neofiti. Figli e profeti di un mondo senza più confini, sanno davvero trovare la meraviglia in un incontro per strada, in uno scorcio insolito, nelle piccole cose quotidiane.   E spesso vedono cose che neppure i torinesi di vecchia data sanno vedere. (Dalla prefazione di Gabriele Ferraris).

Mi chiedo…

Come sarebbe incontrare il mondo con questi tre nuovi strumenti? Cosa potrei davvero scoprire di me se mi lasciassi permeare da un luogo, da un incontro, da un esperienza così come hanno fatto Bruce e Jasmina con Torino? I quali al momento di lasciare Torino erano già torinesizzati al punto da decidere di mettere radici nella città che più di ogni altra essi, globalisti giramondo, si sentivano di chiamare “casa” e che gli ha consentito di vivere qualcosa che per loro stessa ammissione non possono dimenticare

Ma quello che non possiamo dimenticare è che non si può nemmeno comprare è il momento della libertà nell’attimo in cui abbiamo trasceso la cultura e natura per diventare altre persone che altrimenti non avremmo mai l’opportunità di essere”

Ti voglio salutare con questa riflessione:
Torino è una città unica in Italia grazie al fatto che il centro della città è pianificato razionalmente. Con una geometria calcolata molto precisamente. Come diceva Calvino: è la regolarità delle strade della città che permette ai cittadini di essere eccentrici”.
Per questo mi sono sorte queste domande per lasciar spazio al Travel Coaching metodo LilaLand © di attivarti nuovi occhi anche quando e se leggerai questo libro:
Come sarebbe se viaggiando in un luogo ti abbandonassi al dis-orientamento al punto da concederti la libertà di scoprire chi realmente sei?
Ti sei mai concesso in un viaggio, in una città, in un luogo di vivere la tua unica eccentricità? Cosa ti ha svelato di te che non avevi mai creduto possibile? 

IL GHIOTTONE ERRANTE (Antonella Giroldini)

La primavera nonostante tutto è arrivata e con lei il risveglio dei sensi: la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto sono le nostre finestre sul mondo e sulle relazioni. Aprirle ci permette di scoprire il mondo, di iniziare una fantastica avventura che ci consente di sperimentarci e di scoprire l’ambiente e noi stessi!

Scritto negli anni Trenta da un giornalista, Monelli, e un suo vecchio amico, il pittore e disegnatore Novello, narra di un singolare tour da un capo all’altro della nostra penisola, tra colori, profumi e, soprattutto, sapori dei prodotti e dei piatti della tradizione nostrana.

IL GHIOTTONE ERRANTE VIAGGIO GASTRONOMICO ATTRAVERSO L’ITALIA – ED. SLOW FOOD EDITORE

Perché l’ho scelto?  Il titolo: “Il ghiottone errante” mi ha subito evocato l’idea che si possa vivere un’avventura a zonzo per l’Italia, conoscendola attraverso i suoi cibi. Ciò che mi ha stimolato la fantasia è che il cibo regionale racconti molto del temperamento e del modo di approcciare il mondo e la realtà degli abitanti di un luogo. E non sono stata delusa!

Cosa puoi scoprire dell’Italia attraverso il gusto?

Il vero regalo di questo delizioso volume è che mette fame di vita, di buon cibo, di gioia e di godimento. Monelli, quando assapora una pietanza, un buon vino o un liquore tipico lo fa con tutti i sensi, certamente con il gusto, ma anche con la vista, l’olfatto e il tatto. Entra in connessione piena con il luogo in cui si trova.

Per continuare la lettura, alcune domande di attivazione

Lo sapevi che la motivazione e il piacere vanno di pari passo? Uno degli elementi che caratterizzano il viaggiare in Travel Coaching è l’uso del piacere come porta di accesso alla propria unicità. E quindi ti invito a tornare in quei momenti in cui il piacere ha fatto da bussola per il tuo peregrinare, proprio come per gli autori di questo libro. 

  • Qual è stato il momento in cui hai scoperpo un nuovo sapore? Dove ti trovavi? Con chi eri?
  • Successivamente quali associazioni si sono create nella tua mente quando lo hai rimangiato? 
  • Quando sei felice cosa ti piace mangiare per celebrare?
  • Quando sei triste qual è il tuo Comfort Food?
  • Quando scegli un ristorante, quali sono le caratteristiche che ti guidano nella scelta?
  • Se dovessi scrivere una guida dei tuoi cibi o luoghi preferiti, come li assoceresti? 

A queste domande segue un percoso fatto di cibi e luoghi. Descrizioni in cui potrai avere la sensazione di compiere un viaggio attraverso il piacere del gusto.

Il viaggio a dispetto di quanto comunemente ci si potesse aspettare inizia nella stagione estiva e non autunnale perché l’Italia, come dalle parole di Monelli stesso: “dai passi d’Appennino in giù è un paese subtropicale, ed ha tutta una scienza del mangiare quando fa caldo, di bevande per l’arsura, di cibi refrigeranti “.

QUANDO TI PIACEREBBE COMINCIARE IL TUO VIAGGIO ALL’INSEGNA DEL GUSTO?

Nella narrazione di Monelli sembra quasi di sentire il refrigerio dalla calura estiva nella Laguna Veneziana, dove la popolazione gusta il cibo più estivo per eccellenza: “il pesce in saòr che si mangia nelle osterie veneziane, in fondo ad una piazzetta morta di sonno o davanti alla laguna di piombo? Rallegra la bocca ed esilera lo stomaco un fresco salmastro fatto si una salsa di aceto e cipolla nobilmente commisti a uva sultanina e pignoli; e vi par di consumare quelle sfoglie, quelle sardelle in un angolo di caverna marina. Beveteci sopra vino di soave e Conegliano secco, che appanna il vetro della caraffa, ed uscirete dalla trattoria, ardendo in cielo la canicola, con l’alacre passo delle passeggiate invernali”.

Leggendo una descrizione di tal genere anche i miei sensi si sono allertati e mi è quasi sembrato di sentire in gola scendere quel fresco vino sentire la pelle d’oca come quando nella canicola estiva finalmente un pergolato all’ombra ci regala la tregua dal sol leone.  Un po’ come raccontano i nostri protagonisti di alcune osterie lungo il Ticino

Così ci siamo messi in giro. Ma ahimè, uno di noi due è astemio, e non ha il mondo più ladro stomacuzzo del suo, e soffre di mal di denti per giunta. Tutta la fatica cadrà sulle spalle dell’altro; sessanta battaglie lo proveranno, oltre alle scaramucce delle merende e della prima colazione”.

E che dire del racconto di una sera estiva lungo i Navigli, dove la descrizione dei colori di un minestrone estivo diventa occasione per un parallelo artistico, paragonando il piatto ad un quadro di Boldini“Siamo lungo il placido Naviglio, una sera di un giorno che fu afoso…. Ecco il minestrone freddo; fra il riso si sbandierano le sue tinte vivaci in gara con quelle della sera, rosso di carote, verde di verze, verde di piselli, avorio di patate, bruno di fagioli, roseo di pomodori; è compatto e succinto, rifresca le viscere, vi stivate il cibo e vi pare di bere alla fonte. Levate gli occhi a quel cielo di battaglia, lo mirate riflesso nell’acqua ferma del Naviglio, vi sentite in comunione con quei colori, li bevete con gli occhi, mangiate il paesaggio. E mentre a poco a poco la sera cancella le fiamme e tutto compone in una serenità cinerea, viene a rallegrarvi la vista ancor prima che il palato la piccata al pomodoro e funghi, rosea e grigi, delicata come un quadro di Boldini……E il momento che compare sulla tavola il gorgonzola, pallido figlio delle caverne scavate nei fianchi dei monti o delle umide cantine, col verde della putrefazione che macula la sua pasta d’avorio antico….spalmiamo questa pasta densa sul pane ; il suo gusto è dispettoso e fiero, e ridesta i precordi dal torpore che vi avevano indotto le fini carni, i gonfi risi, i pingui condimenti”.

Altre volte il racconto diventa quasi fiabesco ed entra in contatto con le leggende del territorio, come cune volte sembra quasi che il racconto diventi quasi fiabesco, come nella narrazione del centerbe di Tocco Casuria: “Dicono che lo distilla un mago scontroso, e lo dà solo a chi gli va a genio. Grande alchimista, ad ogni modo. Se mangiando peperoni e maccheroni alla chitarra ingoiammo l’Abruzzo, bevendo di questa preziosa pietra liquida ci mettiamo in comunione con la grande montagna, con tutto il massiccio di roccia nobile e di gelo splendente che sorge a custodire il cuore d’Italia. Cent’erbe, tutte dei trepidi prati delle altezze; se ne distilla una linfa veemente, mordente, di gagliardissimo aroma, che scatena in bocca la bufera, penetra in tormenta nel cuore…”.

Ed in altri casi il cibo diventa pretesto per raccontare il carattere degli abitanti o la storia della loro origine, come nel caso di Modena o di Sabaudia: “…siamo ancora sbalorditi di questa provincia di Modena dove tutto è grasso tranne lo spirito degli abitanti che è aguzzo e storico, come già annunciò il Carducci.”; “…a Sabaudia … in questa eclettica provincia abbiamo fatto adunata nello stomaco di tutte le province d’Italia, come fuori abbiamo risentito tutti i dialetti. Tagliatelle alla bolognese, pesce alla veneta, pollastrino alla romana, gelati alla siciliana, serviti da un garzone napoletano. Gustosissimo pasto, condito non da questo o quell’intingolo celebrato, ma dalla gioia, dall’esaltazione delle cose vendute; e bevendo un vino piemontese in cui non avevamo chiesto il nome ci sentivamo nelle vene la serenità del risanato crepuscolo”.

O un modo per regalarci dei pittoreschi scorci come nel racconto del pesto di Sestri Levante, del cibo tipico dei vicoli romani’ o della variopinta “napoletanità”. 

Sestri Levante è una delle spiagge più belle del mondo. Il bello di Sestri è questo: che sulla riva accanto ai bagnanti stanno i pescatori; e stanno in secco gozzi e latini e i belli e grandi leudi, velieri possenti e d’alto bordo, bravi a prendere l’alto mare con ogni vento e vanno per vino all’Elba e per fave in Sardegna, e non sono molti anni che bordeggiavano per acciughe sulle coste d’Africa… Allora vennero le trenette al pesto; e ci parve di parve di pascolare da un molle prato primaverile, umido e gonfio di germogli…”;

“… a Roma non si deve mangiare che dove va il popolo; Roma capitale della civiltà moderna ha una cucina più plebea del mondo. Da caprai, da pastori di bufale, da butteri, da navicellai. La cucina romana è saporitissima, aggressiva, policroma; ma è rusticana; e Roma imperiale, papale, diplomatica, quando vuole mangiare di gusto, va a chiedere le ricette al ghetto degli ebrei o ai vicoli della plebe. Questa cucina si manifesta nelle vastissime matrone di Trastevere dai deretani che tappano i vicoli, nell’idioma succoso, sbracato, tranquillaccio, provato sul palato prima di essere fuori, nell’animo altero, strafottente, chiassoso, del popolo. Ama aromi infatti, genuini, forti. Condisce tutto col porco, poco con l’olio, pochissimo col burro: i condimenti classici sono strutto, lardo, guanciale, ventresca… Guardate i piatti di carne, trippa, milza, pagliata (d’orribile aspetto; ma sono interiora di vitellino da latte); e la polpa di tutti gli armenti accampati intorno alle rovine degli acquedotti per la campagna, abbacchio allo spiedo, abbacchio sopra la brace, capretto. Un grande odore selvatico corre le vie solo a nominare questi piatti. E i formaggi sono di pecora molto olente o di bufale selvagge. E i dolci son materiali. Gnocchi di latte, maritozzi, pangiallo, terzetti di Rieti, a basa di noci miele e pepe, serviti su foglie di alloro”;

i napoletani sono sobri, perché sono meridionali, poveri e filosofi razionali. Ma per loro il mangiare e bere è pretesto di svago di vita, di spettacolo colorito. Tutte le strade della Napoli popolare sono solo una strepitosa osteria. D’ogni parte invitano i venditori di cibarie, e per umile che sia la merce è esaltata, stamburata, offerta con seduzioni o provocazioni. …le merci vengono fino in mezzo alle grosse forme di formaggio biondo ingombrando il transito come i carretti della verdura con l’asinello che grufola in un cestone di rifiuti. …i carretti delle verdure sono orti ambulanti … tutto è colore e gridio, il primo cibo penetra qui per gli occhi ….

Valle d’Aosta, Valtellina, Valsàssina, sono 4 o 5 giorni che non abbiamo dinanzi agli occhi che gioghi e vette e campi di ghiaccio e nell’orecchio il fragore dei torrenti ruinosi; son luoghi questi da cercarci le glorie culinarie d’Italia, con tante osterie stravaccate lungo i laghi e i fiumi della pianura , lungo i mari caldi, nel fianco di colli agevoli?…. E abbiamo scoperta con grata sorpresa che non si mangia meno bene fra i monti che al piano. …. La carbonata comparve, spezzatino di manzo in una salsa violacea. Aveva il colore delle ceneri del Vesuvio, la tristezza delle nuvole perse; pareva ci avessero versato dentro una bottiglietta d’inchiostro ordinario. Esitammo, poi ci tuffammo. E la carbonata si rivelò sapidissima cosa, intrisa in cipolla e vino cotto farina e non so quanti sapori di pascolo. Mangiammo con impegno; e ci dava il tempo u vino onesto e colorato. Poi ci rinverginò la bocca il liquore fatto con l’Artemisia glaciais, il genepì; e c’invase un tepore di sole come fossimo sdraiati sul prato sotto il nevaio, risentimmo il gusto della terra umida, delle erbe alpine, della neve primavera. Genepì, liquore dei vecchi alpinisti, quasi quasi per te rinnegammo la grappa”.

Quanto siamo disposti a sperimentare questa ricerca del “gusto”?

Prima di lanciarti nella lettura del libro ti lascio con alcune riflessioni: il cibo entra nella vita di ognuno di noi, così come in quella di chi racconta la storia, perché gli uomini passano un bel po’ del loro tempo a mangiare e bere o a non poterlo fare. Lo fanno in maniera diversa a seconda di chi sono, dove sono e con chi sono ed è curioso notare le differenze in questo senso in un libro ambientato in Italia, negli anni Trenta, nella Sicilia di oggi o in un’isola che non c’è. E tu come lo fai?

Se il piacere potessimo trovarlo anche nel nostro quotidiano?

Quali descrizioni ti hanno evocato sensazioni piacevoli, quali ti hanno acceso i sensi? Quali cibi ti hanno disgustato? Quali ti hanno fatto venire “l’acquolina in bocca”? 

Di tutte le informazioni che hai letto quali ti sono rimaste più impresse?

Prova a metterle nero su bianco sul tuo quaderno di viaggio e, osservandole, rispondi a questa domanda: tu come assapori il cibo, il mondo, la vita?

Ti è piaciuto il libro?

Ti ha fatto venire voglia di un viaggio gastronomico?

E’ il momento di scegliere un posto speciale a te vicino per vivere a pieno l’esperienza gastronomica attraverso tutti i tuoi sensi?

Chissà che tu non scopra oltre al gusto nuove modalità di contatto e magari si attivino nuove modalità di viaggio che risuonano dentro ogni viaggiatore Dis – orientato.

TRAVEL BOOK COACH …SACRO ROMANO GRA (Antonella Giroldini)

Il GRA non è una strada come le altre. “È la spina dorsale di un territorio in perenne fermento, un vulcano attivo che produce la sua lava, fatta d’identità perdute e riconquistate, territori strappati, luoghi in attesa, domande inevase e qualche mistero …”

SACRO ROMANO GRA” DI NICOLÒ BASSETTI, SAPO MATTEUCCI, EDITO DA QUODLIBET HUMBOLDT

Voglia di viaggiare tanta ma freno a mano ancora un po’ tirato ed allora che fare? Lanciarsi in quello che offre il territorio di prossimità e farne un’avventura!

Pensando alla massima di Marcel Proust : “ viaggiare non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, ho scelto questo libro di cui ti parlerò in chiave Travel Coaching.

Questo libro ci suggerisce un modo nuovo di procedere lungo le strade conosciute, un po’ come fanno i nostri protagonisti, percorrendo il GRA. Del resto loro stessi all’interno del testo ci spiegano in questo modo il titolo evocativo: “Il titolo Sacro romano GRA allude alla ricerca cavalleresca di un elemento numinoso e trascendente. Talismano di un altro mondo (sacro significa anche separato)”

Cosa puoi scoprire del tuo territorio cambiando modalità?

Mi piace l’idea alla base di questo libro di mettere in primo piano e prestare attenzione al GRA, il Grande Raccordo Anulare, 70 chilometri della più lunga autostrada urbana d’Italia, luogo mai riconosciuto come protagonista dello sviluppo della Capitale, ma che più di ogni altro ne riassume i caratteri e la complessità.

Prima alcune domande di attivazione

C’è qualche luogo nella tua città che “bazzichi” quotidianamente ma non vedi? Ovvero un posto, una strada o semplicemente il percorso che quotidianamente ti porta da casa a lavoro che percorri in velocità ma non ti dai il tempo di vedere, gustare e vivere?

E se gli dedicassi tempo?

Se come in una caccia al tesoro “scovassi” i particolari, cosa potrebbero svelarti di te portandoli in primo piano?

Questo libro è il racconto di un viaggio a piedi e con altri mezzi (autobus, metropolitana, treno) alla scoperta del territorio lungo il Grande Raccordo Anulare. Il viaggio compiuto dai protagonisti è di 300 kminterrotto e ripreso con tappe di diversa durata (un giorno, una settimana, talvolta un mese), condotto con un unico unico must essere “pronti a ogni deviazione, abbiamo puntato sulla tendenza e lo smarrimento metodico”.

Il libro è la narrazione dell’incontro di strade antiche e nuove e del dialogo con le persone che abitano questi luoghi “dove l’antico si è annodato al contemporaneo e l’abbandonato è stato riciclato… metamorfosi perenni che non permettono alcuna definizione certa. Tutto cambia velocemente nei territori del Raccordo”.

Il camminare è anche questo parte fondamentale della narrazione e dell’esperienza. Il rallentare consente di scoprire la natura selvaggia e incontaminata, ma anche di scoprire con occhio nuovo quelli che solo apparentemente sembrano non-luoghi, e che invece visti da vicino, al ritmo lento di 4 km all’ora sono oasi, isole, storie, e persone. Anche senza conoscere Roma e i luoghi raccontati, il libro fa riflettere e fa venir voglia di vederle queste borgate e queste periferie, camminandoci dentro.

Ed è così che nella lettura ci avventuriamo nelle cave romane di tufo rosso che hanno ospitato carnevali ottocenteschi; il mondo lunare di Malagrotta, la più grande discarica d’Europa; la fattoria modello di Mussolini; i piccoli e grandi accampamenti; le tombe pop del Cimitero Laurentino; la guerra per le anguille sul Tevere; le vecchie borgate dei braccianti e le gigantesche architetture sociali; le transumanze dei pastori e le oasi equatoriali.

Quasi tutti i personaggi protagonisti dei racconti hanno rivelato una grande capacità di sperimentare e inventare, radicata nei luoghi in cui vivevano; per molti una scelta, per altri una necessità. Ma la differenza non è poi così netta.

Ed è così che ad esempio, lungo l’Appia Antica (prima tratto – Vis et Vitus) mentre si va verso il suburbio di oggi percorrendo la più bella via di ieri ci si imbatte in una freccia – “Gruppo Storico Romano” – Quando si arriva ci si trova nel castrum dei legionari, fra un nugolo di pertiche acuminate, elmi e loriche. Ci si trova nel quartier generale dell’archeologia sperimentale, come la chiamano i personaggi che l’hanno inventata, perché ricreano oggetti funzionanti e modi di vita dell’antica Roma, utilizzando direttamente le fonti dei classici, da Polibio a Tacito a Svetonio. E loro stessi ci svelano la loro attività: Facciamo anche escursioni mirate. L’ultima alla Cloaca Massima, forse la più bella fogna al mondo. Ricoperta di marmo accoglie egregiamente le copiose direzioni del centro storico”.

E proseguendo lungo il secondo tratto dell’Appia Antica, all’incrocio con il vicolo delle Sette Chiese, chiedendo informazioni a un benzinaio, i nostri “viaggiatori urbani” incappano in una specie di gabbiotto trasparente, una specie di stambugio dell’universale. Ci sono lucchetti per motorini, catene, cavi elettrici, grattugie, bicchieri. Tutto o quasi in copia unica, come un “abat – jour in stile alessandrino”, una stampa di “Roma desaparecida”. “Meno male c’ho sta passione dell’antiquariato del recente, che mi permette di arrotondare. Vendo anche in conto vendita e ho un magazzino all’aperto, qui dietro con le frasche, con la roba che non sente la pioggia: vasi, giocattoli di plastica, tubi di gomma. E ‘quasi tutto usato e garantito da me, ma qualcosa è nuovo: le biciclette inglesi che vengono dal catalogo con la raccolta punti della Q8 e qualche gioco ancora incartato, come lo Scarabeo o la dama portatile. Massimo mi racconta che a questa latitudine il lavoro è molto bello e interessante, perché l’incrocio è davvero importante… È bastardo con le sue precedenze per chi gira da sinistra. Di solito si rispetta l’Ardeatina, ma poi ti becca quello che viene diritto da via delle Sette Chiese, ch’è un po’ storta… ho testimoniato almeno in una quarantina d’incidenti, propendendo per il concorso di colpa. La sera dopo la chiusura, ci facciamo un campari soda o uno spritz, però con l’aperol. Gli amici portano qualcosa a turno e si ferma anche qualche automobilista. … Massimo, il benzinaio – trovarobe – testimone oculare seriale.

Nel viaggio in Travel coaching Rallentare, dis-orientarsi, fermarsi a parlare con gli sconosciuti, scoprire storie mai ascoltate è parte integrante del processo di metamorfosi del viaggiatore. 

Questo libro ci suggerisce un modo nuovo di procedere lungo le strade conosciute, un po’ come fanno i nostri protagonisti, percorrendo il GRA. Del resto loro stessi all’interno del testo ci spiegano in questo modo il titolo evocativo: “Il titolo Sacro romano GRA allude alla ricerca cavalleresca di un elemento numinoso e trascendente. Talismano di un altro mondo (sacro significa anche separato)”.

Quanto siamo disposti a sperimentare questa ricerca del “separato”? di quello che è ancor sullo sfondo, per portarlo in piano?

Quanto siamo disposti a rischiare? Uscendo dal binario, dal tracciato, dal seminato per raggiungere quel che sembra a portata di mano, ovvio, scontato? Perché a volte raggiungere ciò che è a portata di mano può rivelarsi un’impresa ancora più ardua che quella di prendere un volo per andare altrove.

Siamo disposti ad affidarci all’istinto e riprendere, ricominciare, tentare di nuovo a scoprire quello che possono offrirci le strade “conosciute”? 

E se anche noi procedessimo lentamente in macchina, contemplando quello che c’è fuori dal finestrino? E se in questa perlustrazione del “noto”, guardando e immaginando, ci permettessimo di fantasticare e di incuriosirci, fermandoci quando vediamo qualcosa che c’ispira, imboccando la prima uscita, cosa potremmo incontrare?

“appena fuori dal grande nastro d’asfalto, comincia un intreccio diabolico di capillari, sottopassi e strade che spesso finiscono contro un muro, oppure ti portano chilometri in fuori”.

E se la magia dell’altrove potessimo trovarla anche nel nostro quotidiano?

Seguendo fino in fondo il progetto di questo gruppo di lavoro ti suggerisco la visione del “documentario/film che è stato tratto dal libro stesso e che ha vinto a Venezia.

Magari già questa visione potrebbe evocare in te qualcosa e chissà che non risuoni in te la Metamorfosi , parola di antica memoria e che i nostri esploratori usano per sintetizzare la loro esperienza di viaggio metropolitano: “ Le terre del Raccordo, che abbiamo attraversato con la mappa della regione e la bussola del caso. Non sapremmo sintetizzarla se non tornando al vecchio Ovidio . L’Unica parola che ci viene in mente è metamorfosi, cambiamento: nulla muore nell’infinito mondo, credi a me, ma cambia faccia”. In questo viaggio, non nell’antichità, bensì nella contemporaneità, abbiamo sentito che queste categorie temporali si frantumavano e si ricostruivano, come le macerie del moderno e la prepotenza dell’antico. Siamo finiti dentro un pack di epoche ma anche di spazi contrastanti, in cui ogni lastrone cozza, si accosta, si sfalda o va alla deriva”.

Per concludere lascio a te due parole: meraviglia e tesoro.

Con l’augurio che gli occhi della meraviglia ti portino a trovare un tesoro anche nel tuo viaggio quotidiano.

Ti è piaciuto il libro?

Di tutte le informazioni che hai letto quali ti sono rimaste più impresse?

Quali hanno attivato in te il desiderio di scoprire terre conosciute?

Comincia da oggi ad esplorare il luogo che abiti e condividi con noi le tue scoperte sul gruppo facebook “Viaggiare in Travel Coaching”.

Travel Book Coach blog Viaggiare con l’Astrologia 3.0 (Antonella Giroldini)

Dimmi chi sono … e se ciò che è in alto ci aiutasse a scoprire chi siamo ed il nostro stile di viaggio?

In questo mese di nuovi inizi, propositi, desideri e speranze, voglio accompagnarti a scoprire un libro che ti darà una nuova visione dell’Oroscopo. Ed in pieno stile Travel Coaching ti consentirà di fare un viaggio in 12 tappe                      (i dodici segni) all’interno di te stesso. 

Oroscopo Letterario – cinema, musica e letteratura per un nuovo sguardo sulle stelle – Fabbri Editori – NiNa Segatori

Un libro che ci accompagna a leggere i movimenti dei pianeti in chiave astrologica ma non per prevedere il futuro, quanto piuttosto per approfondire la personalità umana e per capire chi siamo e cosa possiamo diventare.

L’’Oroscopo Letterario è, infatti, una particolare forma astrologica che coniuga stelle e citazioni d’autore, e ci accompagna grazie alle frasi dei parolieri di film, delle canzoni e libri a scoprire e/o ritrovare una parte di noi.

Con quale segno puoi viaggiare nel prossimo anno?

Questo mese potrai allenarti a vedere il mondo attraverso diversi punti di vista, in pieno stile Travel Coaching.

Prima alcune domande di attivazione

Questa astrologia 3.0 tra parole e citazioni ci invita a sperimentarci con lo Zodiaco.

Un viaggio metaforico in 12 tappe rilette in puro stile Travel Coaching, dove ogni tappa corrisponde a un segno zodiacale, che porta con sé una propria energia e delle caratteristiche.

Partendo da queste che ne pensi di esplorare il tuo modo di approcciare e abitare il mondo? di relazionarti con il tuo ambiente e di scoprire che stile di relazione hai e soprattutto che tipo di viaggiatore sei?

Partendo dalle parole chiave che caratterizzano ogni segno ti va di ascoltarti? Quale ti risuona?

Facciamo un gioco? Partendo dalla descrizione del tuo segno quale esperienza di viaggio ti “appartiene” e quale potrebbe essere una meta ideale per sperimentarti nel prossimo anno?

Ariete: Io Sono

Toro: Io mi nutro

Gemelli: Ho fame

“l’Attila dello zodiaco che impugnando la spada del Dio Marte, si fa strada nel mondo. … . “Io sono” dice l’Ariete e in due parole è racchiuso il suo intero universo.

È arrivata la primavera e, con essa la vita. L’Ariete è questo: uno slancio vitale di audacia e forza”.

Le sue parole chiave: energia, vitalità, sprezzo per il pericolo, lotta per l’affermazione di sé e dei propri desideri, impulso, virilità (ed una forte energia maschile anche nelle donne) che lo rendono un viaggiatore pronto ad accogliere le sfide.

Quale viaggio gli si addice?

Il survival day, un giorno di sfide adrenaliniche.  Al motto di PER VINCERE SENZA ESSERE VINTI.

E con uno sguardo alle previsioni 2022 , per un segno proiettato verso il  futuro con la grinta e l’intraprendenza per dare una svolta alla propria vita, quale meta potrebbe fargli toccare con mano la voglia di guardare avanti e non al passato?

Se scegliessi di partire con questa energia quale meta di viaggio potremme diventare alleata ?

Toro: Io mi nutro

è il germoglio che cresce, diventa arbusto e fiorisce. “Ha fame di nutrimento. ….. “Io mi nutro e nutro”. Il Toro ama tutto ciò che è godimento dei sensi: il tocco, i profumi, i suoni armoniosi, il sapore, le immagini.

Le sue parole d’ordine sonosoddisfazione costante di tutti i piaceri che la vita può offrire. È fisico, passionale e pieno di desiderio.

Un viaggiatore che ama essere circondato da oggetti semplici ma piacevoli, intento a godersi tutto il piacere che la vita può offrire.

Come non immaginarlo intento a seguire qualche tour enogastromico ? Lui passeggia mentre il cane fa il lavoro di ricerca e dopo si gode un piatto di ottime tagliatelle con generosa grattata di tartufo invitando i suoi amici alla tavola! 

Il Suo motto:  GODERE FINO IN FONDO. 

I nati sotto il segno del Toro sono destinati a un 2022 caratterizzato dal ritmo slow.

Quale meta potresti scegliere che ti accompagni a scoprire che, se non si ha fretta, ci si può imbattere in piccole e meravigliose chicche che possono dare una svolta positiva alla propria esistenza?

Gemelli: Ho fame

“Ha un’intelligenza veloce, in grado di pensare a mille cose al secondo, utilizzando contemporaneamente la ragione e l’intuito.

Una mente aperta, che non concepisce giudizi e pregiudizi.

Il Gemelli è uninsaziabile curioso… ha sempre fame di novità”.

È un viaggiatore che ha costante bisogno di movimento, di essere attivo, di conoscere e capire, di essere in relazione con altri. Ed allora lo immagino con una mappa aperta ed il naso in su in cerca di segni e di torri mentre gironzola, scoprendo una città d’arte, magari Alba. Il Suo motto: PER ASSAPORARE, SCOPRIRE, CAMMINARE.

Con queste premesse, quale potrebbe essere una città ideale da visitare? Cosa potresti scoprire cominciando a viaggiare come un gemelli?

Di cosa hai davvero bisogno per affrontare l’anno?

Partendo dalle suggestioni che ci sta regalando Nina Segatori con il suo libro, stiamo attivando la possibilità di un viaggio metaforico :

si nasce (Ariete), si cresce (Toro), ci si guarda intorno (Gemelli), si mettono radici (Cancro), si forma la personalità ( Leone), che si concretizza nella pratica ( Vergine), ci si confronta con gli altri ( Bilancia), si scoprono i propri limiti ( Scorpione), si superano  ( Sagittario),  si arriva in alto ( Capricorno) , si guarda in basso per avere una visione delle cose da un’ altra prospettiva (Acquario)  e infine si “eleva” a un’altra dimensione trascendente (Pesci).

Ecco il percorso dell’animo umano, con i pro e i contro. “io sogno”, dice il Pesci, un verbo, in cui è racchiuso il senso della vita”.

Cancro: la sicurezza

È unsegno che ha un “bisogno profondo di stabilità, che lo lega al concetto di passato….

…. Amare significa dare sicurezza, essere dolce, gentile e comprensivo. Nutrire”.

Al Suo interno vive un essere ipersensibiledelicatovulnerabile al punto di essere spesso quasi “dipendente” dalle persone a cui vuole bene.

È un viaggiatore che ama la coccola degli amici, della famiglia. Ritrovarsi insieme per condividere e portare a casa dolci ricordi.

Come ti immagino?

In cammino, circondato da persone amorevoli.

Il Suo motto: PER SENTIRSI COCCOLATI E DOLCEMENTE COINVOLTI.

Quale meta puoi pensare per assaporare con calma e serenità ed apprendere gli insegnamenti del Cancro?

Leone: la fiducia

Pragonato al Sole, il pianeta più grande, il più luminoso e caldo; quello che permette la vita sulla Terra. Se si spegne lui, ogni cosa muore….

Grande amore per la vita, fiducia nei propri mezziquell’ottimismo che non lo fa mollare mai”.

È un entusiastapassionale, autoreferenziale e bisognoso dell’attenzione degli altri, egocentrico ma generoso, arrogante ma divertente, È un insieme esplosivo di emozioni. 

Un territorio con  mille sfaccettature lo farà sentire a suo agio.

Ho pensato per te, viaggiatore del Leone, una ricerca di panchine giganti: ti serviva un trono, sei d’accordo?

Il Suo motto: PER SALIRE SUL “TRONO” E PERDERSI NEL REGNO CHE HA CONQUISTATO

A questo segno ben si abbina il rigore e più in generale mete ben organizzate e “facili” da visitare grazie all’efficienza dei servizi.

Vergine: Io analizzo

È il classificatore dello zodiaco.” Io analizzo” dice la Vergine, un verbo che non si riflette solo sul mondo esterno, ma anche e soprattutto in quello interiore…”

Di solito è più l’equilibrio interiore che cercano, piuttosto che quello esteriore.

La cosa buona è che ha un animo da bambino, anche nella meticolosità risulta tenera: resta umana e proprio per questo ispira fiducia ed empatia”.

Caro viaggiatore della Vergine, la SPA è l’ambiente ideale per sciogliere tensioni e godere accantonando per un po’ i doveri! Pronti? Preparate la valigia! 

Per spezzare la catena dei doveri, quali luogo potrebbe fare da cornice?

L’autointervista di viaggio

Per spezzare un po’ la lettura e il viaggio che stai compiendo attraverso di essa abbiamo pensato di farti giorcare un pò con una autointervista in versione Travel Coahing?

Cosa potrebbe accadere alla tua vita se cominciassi a  viaggiare come il tuo Segno opposto?

Cosa cambierebbe nel tuo stile di viaggio?

Quali parti di te avrebbero finalmente voce?

Quali risorse si attiverebbero?

Dove ti porterebbe quest’anno?

Con quale segno ti piacerebbe andare in viaggio?

Bilancia: Io valuto

Per vivere a pieno la bellezza della vita bisogna vivere in armonia. Ecco perché per lei trovare un equilibrio tra tutte le diversità è importante… sono proprio gli opposti ad avere qualcosa che li accomuna, per cui invece di combattersi farebbero meglio a integrarsi.

Questo significa evolversi e farlo armonicamente “io valuto “dice la Bilancia e in quella valutazione c’è un oceano di alternative e punti di vista in cerca di stabilità, in cui nuotano i suoi pregi e i suoi difetti “.

 Il Suo motto: PERDEGUSTARE CON GLI OCCHI E CON IL PALATO.

I Bilancini in cerca di grandi soddisfazioni amorose, quali mete possono aiutarli a vivere  momenti di romanticismo?

Dopo anni in cui è stato molto difficile viaggiare. Vale la pena preparare le valigie per reinnamorarsi: di sé stessi e della vita.

Scorpione: Io seduco

Nella sua natura si mescolano sensibilità, intelligenza e passione.

Un essere marino che si è adattato alla vita sulla terraferma, trasformando la propria natura. ..È affascinante proprio perché complesso “Io seduco” dice lo Scorpione… Sa che tutto ha un inizio e una fine, …muore e rinasce ogni giorno.

La trasformazioneè una delle caratteristiche più ammalianti del suo fascino….

Il dinamismo che li caratterizza è agitazione, irrequietezza, movimento, elettricità”.

La comprensione del mondo per lui passa da sensazioni ed intuizioni e non da ragionamenti logici e razionali. Il viaggio ideale è uello dove  troverà appagamento alle sue sensazioni. Ed affascinerà i suoi amici con le sue deduzioni. 

Lo Scorpione è caratterizzato da molti viaggi mentali, tanto vale fare le valigie verso una destinazione che, per come è fatta, stimola l’immaginazione e l’illusione di sentirsi davvero fuori dalla realtà, ed allora pronti via: Che Direzione prenderete?

Sagittario: viaggio

Come una rondine, volatile socievole che abita ovunque nel pianeta e che non tocca quasi mai terra. È fuoco ma non può vivere senza aria.

Il viaggio per questo segno non è per forza qualcosa di letterale, il più delle volte è metaforico. Scoprire nuove culture non significa necessariamente volare in Cambogia e passare un mese a stretto contatto con la popolazione, vuol dire fare esperienzefrequentando gente diversa, che può essere un turista che arriva in Italia. 

È il viaggiatore che vive di curiosità e voglia di esplorare la realtà. Ha fiducia in ciò che troverà e potrà realizzare. La sua vita si basa sul desiderio di fare sempre un passo più avanti. Seguire le sue aspirazioni e trasformare ogni sogno in una realtà.

Il Suo motto: PORTARE A CASA RICETTE NUOVE PER STUPIRE GLI AMICI.

I nati sotto il segno del Sagittario meritano un anno particolarmente prospero dal punto di vista delle finanze. Vale la pena prendere in considerazione un viaggio oltreoceano, cosa ne pensi? Dove andresti con un sagittario?

Da Travel Book Coach ti invito a fermarti un’attimo ed ascoltare cosa ha attivato in te la lettura dei primi segni zodiacali e in quali luoghi del mondo o qali modalità di viaggio hai potuto scoprire fino ad ora..

E se qualche volta ti senti smarrito o in empisse, ti lascio uqesta citazione di Susanna Tamaro – Sagittario:

“quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo “

Capricorno: io guido

Il genitore ed il fanciullo. Dentro di sé albergano sia l’uno che l’altro. Quello che il Capricorno fa non è altro che esprimere sé stesso attraverso il proprio lavoro. Che spesso è duro e ricco di sacrifici, ma quando porta alla vetta, il panorama ripaga ogni sforzo. Ha la testa, la volontà, l’intelligenza e il carismache lo portano esattamente dove vuole arrivare”.

Siccome la serietà è uno dei temi di base per il Capricorno, l’ho pensato come guida di un gruppo di amici in bici! Mappa da seguire, tabella di marcia definita da lui da rispettare. Ma intorno una bellezza mozzafiato e tante tappe goderecce per stemperare la serietà. Che ne dici? Salta in sella!

Il Suo motto:  PERDERSI E SCOPRIRE NUOVI SENTIERI.

Andare alla scoperta di una meta fresca e vivace, un luogo ideale, insomma, per sentirsi parte di un mondo.

Quale meta suggeriresti ad un capricorno?

Aquario: io conosco

Un fiocco di stoffa al centro di una fune, le cui estremità sono tirate in direzione opposte, da esigenze molto diverse tra loro: la necessità di evolvere da una parte e quella di autodisciplinarsi dall’altra. Dove sta la verità? Come si trova l’equilibrio? La risposta è semplice in teoria…. Sta nelle nuove regole: “io conosco

La sua è una mente innovativa al servizio sociale, che sfida le regole della consuetudine e del conformismo per essere pienamente sé stessa e permette al mondo sfruttare il suo potenziale.

Che tipo di viaggiatore è l’Acquario? Sorprenderà i suoi compagni di viaggio con una visione unica del paesaggio. Con l’acuta osservazione delle perle nascoste. Scarpe comode, mi raccomando! Il Suo motto: PER MODULARE I GIORNI, PER SCANDIRE I PASSI CON I PENSIERI E PERDERSI NELLA BELLEZZA.

Per questo segno in cerca di leggerezzadedichiamo un anno in cui godere dei piaceri della vita.

Alla base di tutto questo quale meta sceglieresti per un Acquario?

Pesci: io sento

n lui c’è tutta la consapevolezza possibile, di ciò che è corporeo e di ciò che non lo è come se potesse entrare e uscire a suo piacimento dalla dimensione onirica che in quella reale”.

I Pesci sono molto a loro agio nel mondo dell’immaginario. La loro vita è scandita e sintonizzata con il mondo delle emozioni. Tutto ciò che ha a che fare e che abita nel mondo della fantasia e dell’immaginario li fa sentire bene.  Loro hanno spiccate sensazioni e vivono “sentendo”.

Per lui ho pensato ad una mappa di puntini colorati da unire con una veloce Vespa. Inebriandoti di paesaggi ed immaginando mondi fantastici abitati da grandi figure. Hai provato già l’emozione? Il casco e la Vespa sono pronti, manchi solo tu! 

Per un segno così eclettico più che un luogo si può parlare di modalità: che tipo di viaggio ti viene in mente?

Ti è piaciuto questo libro?

Cosa ti ha incuriosito?

Potrebbe diventare un tuo compagno di viaggio? Quali spunti potresti prendere dalla sua lettura?

Per chiudere ti lascio questa frase:

Appena puoi inizia il tuo viaggio che sia metaforico dentro di te come quello della Vergine, uno alla ricerca della sperimentazione di vissuti ed esperienze come quello del Sagittario o infine uno attraverso l’immaginazione o l’aspetto onirico come i Pesci…

Ciò che importa davvero è quello di  PERDERTI, SCOPRITI, RI-SCOPRITI E DIS- ORIENTARTI… per raggiungere le stelle!