ATENE ..E L’ ACROPOLI (Antonella Giroldini)

Considerata la culla della Grecia classica, è una vera fortezza naturale, costituita dalla sommità tabulare di una collina che strapiomba da ogni lato, tranne nel breve sperone a ovest. Su questa superficie corrispondente a meno di tre ettari sorse la città sacra, con i santuari e i templi che custodivano il tesoro ateniese. Qui gli artisti greci eressero in epoche diverse un complesso di edifici senza uguali al mondo, simbolo e maggior testimonianza della loro civiltà.  Dichiarata Dall’UNESCO Patrimonio  dell’Umanità, l’Acropoli ancora oggi affascina per il valore storico e la bellezza senza tempo dei suoi templi che, sebbene privati di rilievi e sculture e spesso ingabbiati nelle impalcature dei necessari lavori di restauro, si stagliano solenni contro il cielo di Atene. Sulla spianata senz’ombra, la luce è spesso abbagliante e il sole diventa rovente nelle ore più calde del giorno. Pertanto , nei mesi estivi, si consiglia di salire all’Acropoli nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.

Cucina di Salvador de Bahia (Antonella Giroldini)

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Come molte altre cose, in Brasile il cibo è una fonte di piacere. Il cibo è incredibilmente buono quasi ovunque. Ancora più notevole è la capacità dei brasiliani di scegliere cosa, dove, quando e cosa mangiare.

Di sicuro, il pasto includerà arroz e fagioli, gli alimenti base della dieta brasiliana. Entrambi sono cotti con aglio e cipolla. Al riso vengono aggiunti pomodori, e ai fagioli foglie di alloro, e in alcuni casi pancetta. Sopra i fagioli , spruzzate un po’ di farina di manioca ,saltata nel burro e talvolta saltata con burro e pancetta. La carne alla griglia, chiamata churrasco, costituisce il coronamento del pasto: la carne di pollo, manzo o maiale è cosparsa di sale e messa sullo spiedo ed arrostire lentamente direttamente sul fuoco.

E’ da sottolineare il fatto che, anche nei ristoranti, il cibo viene servito in stile familiare, ovvero con abbondanti porzioni in piatti comuni.

Le origini africane della cucina di Bahia appaiono evidenti dai tre ingredienti principali: il latte di cocco, il piccante peperone malagueta e l’olio dendè, un estratto di color rosso – arancione di una palma originaria dell’Africa occidentale. Il delizioso stufato a base di frutti di mare chiamato moqueca include questi tre ingredienti ed è una classica specialità di Bahia.

AGRITURISMO TORRE SPAGNOLA (Antonella Giroldini)

Circondata dall’aspro e suggestivo paesaggio murgico, al confine tra la Puglia e la Basilicata, è ubicata “Torre Spagnola” una delle masserie più rappresentative del territorio appulo-lucano. Deve la sua denominazione alla possente torre merlata, eretta nel periodo in cui il territorio era controllato dalla Corona di Spagna.
“Torre Spagnola” ebbe un valore strategico per il controllo delle vie di comunicazione del Materano con il territorio Pugliese.

La torre fu costruita presumibilmente tra il 1560 ed il 1600 per volontà del Capitano Giuseppe Trullos, nipote del vescovo di Castellamare Giovanni Trullos, trasferitosi nel 1560 a Matera. Lo stesso Giuseppe nel 1603 acquistò il diritto di riscuotere le gabelle e fece della torre un posto di esattoria. I Trullos si imparentarono con la famiglia Ulmo di Matera il cui ultimo discendente si indebitò e si giocò tutto il patrimonio. In punto di morte pensando di pagare il fio di questa sua vita dissoluta per conquistarsi il Paradiso donò questa proprietà ai Domenicani. “Torre Spagnola” con i Domenicani, che l’hanno tenuta fino alla fine del 1700, si trasformò in un tenimento produttivo agricolo, con la costruzione di nuove strutture adeguate al nuovo indirizzo cerealicolo-zootecnico. Ai Domenicani, espropriati per le leggi Napoleoniche del 1806, successero nel primo decennio dell’800 i Marchesi Ferrante di Ruffano. Nel 1840 fu acquistata dal Duca Malvezzi. Proprio i Malvezzi creano la vera e propria masseria di servizio, adibita all’attività cerealicola ed all’addestramento dei cavalli, che venivano venduti all’esercito borbonico, oltre che dei cavalleggeri (soldati a cavallo). Le incursioni dei briganti costrinsero i proprietari a fortificare la Masseria, che continuerà a svolgere, fino ai primi anni del nostro secolo, un ruolo di difesa delle campagne e della produzione agricola. Nel 1938 la Masseria fu venduta a Michele Paradiso di Matera e successivamente nel 1968 alla famiglia Dimauro di Santeramo in Colle che la possiede tutto’ora.
L’Azienda agrituristica “Torre Spagnola” dista solo pochi kilometri da Matera, la famosa “Città dei Sassi”, su un altopiano, inserito in un ambiente rilassante in ogni periodo dell’anno. Il complesso offre, per tutto l’arco dell’anno, quattro differenti tipologie di camere, per un totale di 18 posti letto, variamente arredate. La cucina permette di gustare ricchi piatti tipici, con prodotti derivati nella quasi totalità dalla produzione agricola locale. Il servizio di ristorazione è realizzato anche a beneficio di gruppi esterni ed in occasione di eventi quali cerimonie e convegni.
E’ facilmente raggiungibile da Matera, percorrendo prima la S.S. 7 in direzione Laterza e deviando poi sulla provinciale per Gioia del Colle all’altezza del kartodromo, fino all’innesto della strada privata che porta a Torre Spagnola.

I Pescatori di Orbetello (Antonella Giroldini)

In una calda serata di fine luglio abbiamo mangiato nella Laguna di Orbetello.

Abbiamo mangiato veramente bene, piatti abbondanti, ben conditi e molto saporiti, pesce freschissimo e cucina toscana di alta qualità. In particolare i primi erano tutti buoni.
Per non parlare della vista del tramonto sulla laguna…un’atmosfera davvero piacevole.

Il posto è spartano, pertanto, bisogna adattarsi a “stoviglie di plastica” , ed ad un servizio self service, ma ci tornerei assolutamente.

LA SCARZUOLA (Antonella Giroldini)

Convento francescano fondato da S. Francesco d’Assisi nel 1218, il quale vi piantò un cespuglio d lauro e di rose e fonte d’acqua, deve il suo nome a una pianta palustre, la Scarza che  il Santo utilizzò per costruirsi una capanna. L’abside della Chiesa custodisce un affresco della prima metà del XIII secolo che ritrae S, Francesco in lievitazione.

Nel 1956 il complesso conventuale venne acquistato e restaurato dall’ architetto milanese Tommaso Buzzi, che progettò ed edifico tra il 1958 ed il 1978 a fianco del convento la Sua città ideale, concepita come macchina teatrale. La città Buzziana, che comprende un insieme di 7 teatri, ha al suo culmine l’Acropoli: una montagna di edifici costruiti da una numerosa serie di archetipi che, vuoti all’interno e dotati di tanti scomparti come in un termitaio, rivelano molteplici prospettive. Una relazione di tipo iniziatico viene a stabilirsi tra il convento e le fabbriche del teatro, sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni.