ALBEROBELLO (Antonella Giroldini)

Alberobello, in Puglia, con i suoi Trulli è uno dei 54 siti italiani inseriti dall’Unesco nella World Heritage List.
Il nome deriva dal tardo greco τρούλος, ovvero “cupola” e indica delle antiche costruzioni coniche in pietra a secco di origine preistorica. La pietra usata per le costruzioni era ricavata dalle rocce calcaree dell’altopiano delle Murge.

Alberobello, cittadina dell’entroterra barese, rappresenta senz’altro la capitale dei Trulli: il centro storico è integralmente costituito da questi particolari edifici di forma piramidale che lo rendono unico al mondo.

La pianta del trullo è approssimativamente circolare; sulla base di roccia naturale si innesta la pesante muratura in calce.
Generalmente i trulli sono unità modulari: gli ambienti interni sono distribuiti intorno al vano centrale. Lo spessore delle mura e la scarsa presenza di finestre assicurano un ottimale equilibrio termico: calore in inverno e fresco in estate.
Il tetto è composto da una pseudo-cupola di lastre calcaree orizzontali posizionate in serie concentriche sempre più piccole – le cosiddette “chianche” (all’interno) e le più sottili “chiancarelle” (all’esterno).
Importantissima la chiave di volta, spesso decorata con motivi di carattere esoterico, spirituale o propiziatorio. Ingegnosa la presenza di un cornicione sporgente dal tetto utilizzato per la raccolta delle acque piovane in apposite cisterne.
I trulli sono un esempio unico di costruzione antica che sopravvive ed è utilizzata ancora oggi. Visitare la stupenda Alberobello è come fare un viaggio in un paese senza tempo.

MIGLIONICO (Antonella Giroldini)

Alto sulla cresta fra Bradano e Basento, il borgo domina il lago di San Giulianoe le vallate intorno.

Nel centro dell’abitato la Chiesa Madre, di origine molto antica, ha un portale a ogiva della fine del sec XIII, il campanile è romanico con bassorilievi e portale rinascimentale. Tra le opere custodite all’interno. L’Assunzione di Maria di Tintoretto, all’altare maggiore e tomba dell’arcivescovo Marino de Paolis da Caivano.

Castello del Malconsiglio. In posizione dominante all’ingresso del paese, è un massiccio edificio a pianta quadrata con tre torri quadrate e tre circolari, di probabile impianto normanno – svevo. E’ noto perché vi si riunivano i baroni del regno per simulare un atto di sottomissione a Ferdinando I d’Aragona, in attesa che giungessero gli aiuti del papa.

 

 

 

 

 

VENOSA (Antonella Giroldini)

Fu un antica sede vescovile, ora unita a Melfi. Quando il poeta Quinto Orazio Flacco vi nacque, nel 65 a.C.  a Venusia, colonia romana, già città sannita, passava la via Appia, di cui poi Traiano spostò il tracciato più a nord. La città sta al margine orientale della plaga montuosa del Vulture, su un pianoro, fondo di un remotissimo lago, scavato dai valloni che scendono verso nord alla fiumana. Nel centro antico ” l’aria del passato” vi è ” dolorosamente bella” per le geometrie quasi prevaricanti del castello quattrocentesco, l’abbazia normanna della trinità, le rovine romane, l’aver riempiegato le pietre.

Da visitare: i Castello, fatto erigere nel 1470 da Pirro del Balzo, signore di Venosa, è una costruzione a pianta quadrata con torri angolari cilindriche, un tempo usate come segrete per i prigionieri.

La Cattedrale, severa architettura eretta dal 1470 al 1502 in sostituzione di quella più antica demolita anche pee ricavarne materiale per la costruzione del Castello.

Casa di Orazio: così sono tradizionalmente detti i  resti a pianta semicircolare appartenenti al calidarium di una domus patrizia del sec. II d.C. sotto il lastricato della strada, resti di mosaico composto in tessere in bianco e nero raffigurante animali marini.

Abbazia della SS. Trinità:  uno dei più singolari e interessanti monumenti dell’Italia meridionale, è un suggestivo complesso isolato nella campagna alle porte di Venosa, formata da tre parti distinte: la chiesa vecchia, la sede abbaziale e l’incompiuta chiesa nuova. Di origine paleocristiana, il complesso abbaziale fu ampliato in periodo normanno, consacrato nel 1059 , e successivamente ingrandito dai benedettini agli inizi del XI sec che tuttavia non ultimarono i la

vori.

 

COMPLESSO RUPESTRE DI MATERA (Antonella Giroldini)

I Sassi sono ulteriormente arricchiti dal fascino delle chiese rupestri, luoghi mistici dove la religiosità ha determinato l’evoluzione della vita umana, vissuta in ambienti scavati nella roccia, spesso dotati di decori architettonici raffinati e affascinanti affreschi con elementi di arte orientale.

Nei due rioni dei Sassi, Caveoso e Barisano, è possibile visitare molte chiese rupestri caratterizzate da peculiarità differenti: dalla imponenza di San Pietro Barisano, spesso usata per concerti musicali alla varietà e ricchezza nell’iconografia di Santa Lucia alle Malve.

Di grande fascino e suggestione, il complesso rupestre del Convicinio di Sant’Antonio accoglie i visitatori attraverso un elegante portale che immette in un cortile rettangolare, sul quale si affacciano quattro chiese con caratteristiche diverse. Domina il Sasso Caveoso il masso roccioso del Monterrone, all’interno del quale si trovano le chiese di Santa Maria de Idris e San Giovanni, che formano, attraverso un cunicolo interno, un unico complesso chiesastico. Caratterizzata da una facciata in muratura ingentilita da arcatelle ogivali e lesene è la chiesa di Santa Maria de Armenis, attualmente sede di interessanti mostre d’arte.

Un piccolo gioiello dell’arte rupestre materana è offerto dalla chiesa di Santa Barbara, ricca di preziosi affreschi e caratterizzata dalla originale iconostasi. Obbligata una visita al complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, dove, nei suggestivi spazi scavati nella roccia è ospitata ogni anno, a cura dei soci del circolo culturale La Scaletta, una mostra di scultura internazionale che ha già visto esposte, nelle precedenti edizioni, le opere di grandi artisti come Artuto Martini, Duilio Cambellotti e Pericle Fazzini.

I SASSI DI MATERA (Antonella Giroldini)

Sono due agglomerati di antiche abitazioni abbarbicate le une alle altre scavate nel tufo di una profonda gravina che dietro un apparente ” disordine primordiale “nascondono accorgimenti e soluzioni tecniche sofisticate. L’insieme costituisce una trama urbana complessa unica nel suo genere, in cui colpisce non tanto il numero infinito delle grotte, ma la varietà delle forme e l’intrecciarsi dei passaggi, dei prolungamenti in tufo, delle innumerevoli terrazze. La maggior parte delle abitazioni , spesso raccolte attorno a piccole piazzole con cisterne, ha in muratura solo la facciata mentre i resto è scavato nella roccia; le strette e tortuose strade passano sovente sopra le case, in un suggestivo labirinto di muretti e ripide scalinate. Considerati negli anni 50 – 60  del Novecento ” una vergogna nazionale”, i Sassi divennero simbolo dell’inarrestabile degrado del mondo contadino meridionale e furono oggetto di un trasferimento di massa degli abitanti in moderni anonimi quartieri periferici. Oggi questa antichissima forma insediativa, legalmente diffusa anche in Nord Africa, in Anatolia e nel vicino Oriente è stata inserita nella Lista Unesco del Patrimonio dell’Umanità; sono inoltre iniziati importanti interventi volti alla salvaguardia del recupero funzionale del suggestivo complesso, nel quale molte unità bonificate sono tornate ad essere abitate.

Scesi nel Sasso Caveoso per le vie Casalnuovo, si sbocca in un piazzale in fondo al quale prospetta la seicentesca chiesa di S. Pietro Caveoso, eretta su un precedente edificio e ampliata nel 1752. Dalla piazza, dominata dalla rupe detta monte Ennone  con la piccola chiesa di S. Maria de Idris quasi interamente scavata nella roccia , bella è la vista sulla gravina. La strada panoramica prosegue sull’orlo della stessa gravina, aggirando lo sperone sopra il quale si innalza il Duomo e addentrandosi quindi nel Sasso Barisano, il più costruito dei due agglomerati.