VASCO AL CIRCO MASSIMO (Antonella Giroldini)

È partito lo scorso 20 maggio il tour che sta portando Vasco Rossi nei principali stadi italiani dopo due anni di stop forzato dovuto alla pandemia. I primi due appuntamenti si sono svolti in una location nuova di zecca, la Trentino Music Arena di Trento. Sono seguite Milano, Imola, Firenze e Napoli,  mentre lo scorso weekend è stata la volta dell’atteso doppio appuntamento al Circo Massimo di Roma. Oltre 70mila a giornata i presenti al concerto evento che, come per tutto il Vasco Non Stop Live 2022, ha privilegiato l’ultimo lavoro Siamo Qui.

L’amore l’amoreLa pioggia alla domenica, Siamo qui, Tu ce l’hai con me, Una canzone d’amore buttata via e XI comandamento, i brani che il “Komandante” esegue regolarmente dal disco in questa tournée, con il resto della scaletta a dividersi tra classici più o meno recenti. C’è Sally e Siamo Solo Noi, c’è Albachiara e C’è chi dice no, ma anche Gli Spari Sopra, con queste ultime due ad acquistare una connotazione pacifista, la prima sostenuta con un bel «Fuck the war! Stop the war!», la seconda dedicata a tutti coloro che stanno soffrendo a causa della guerra in Ucraina.

Non poteva mancare Siamo Soli e in scaletta ha trovato inoltre posto una Toffee in versione simil unplugged. Qualche chicca 80s? Amore aiuto da Vado al massimo va sicuramente segnalata.

Scaletta

  • XI comandamento
  • L’uomo più semplice
  • Ti prendo e ti porto via
  • Se ti potessi dire
  • Senza parole
  • Amore… aiuto
  • …Muoviti!
  • La pioggia alla domenica
  • Un senso
  • L’amore l’amore
  • Interludio 2022
  • Tu ce l’hai con me
  • C’è chi dice no
  • Gli spari sopra
  • …..Stupendo
  • Siamo soli
  • Una canzone d’amore buttata via
  • Ti taglio la gola
  • Rewind
  • Delusa
  • Eh… già
  • Siamo qui

Bis

  • Sballi ravvicinati del terzo tipo
  • Toffee
  • Sally
  • Siamo solo noi
  • Vita spericolata / Canzone
  • Albachiara

RIAPERTURA DEL PLANETARIO A ROMA (Antonella Giroldini)

l Planetario di Roma torna in attività dal 22 aprile 2022, dopo importanti lavori di riqualificazione del suo apparato tecnologico. Con una cupola di 14 metri e 98 posti a sedere è uno dei più grandi planetari d’Italia.

La sua storia quasi centenaria, che risale al 1928, lo rende il più antico planetario del mondo al di fuori della Germania.

Il Planetario è allestito in una grande sala all’interno del Museo della Civiltà Romana.

Una web serie sulla storia del museo, approfondimenti sulle mostre organizzate, attività e giochi per bambini da svolgere online. Questo e molto altro nella sezione Museo digitale, per conoscere e approfondire la storia e il patrimonio del museo direttamente da casa.

Questa sezione, sempre aggiornata, raccoglie tutte le risorse digitali realizzate per raccontare il Museo e la sua collezione per superare i limiti spaziali e scoprire la bellezza del patrimonio culturale con un semplice click

WATERFRONT … (Antonella Giroldini)

IL GIARDINO DELLE PEONIE (Antonella Giroldini)

IL GIARDINO DELLE PEONIE DI VITORCHIANO si trova nelle vicinanze di Viterbo, a settanta chilometri da Roma, ai piedi dei Colli Cimini.

E’ conosciuto anche con il nome Centro Botanico Moutan, raccoglie oltre 250.00 piante, tra cui circa 600 differenti varietà di peonie, alle quali fanno da cornice lecci, cipressi, querce ed ulivi secolari.

Si estende su quindici ettari circondati dalla natura fascinosa della Tuscia, in un ambiente dal forte impatto storico-artistico.

Non c’è da andare lontano per scoprire giardini fantasiosi del XVI secolo, antichi borghi arroccati su speroni di roccia, palazzi e città medioevali.

Nello stesso giorno della tua visita al Centro Botanico Moutan riesci a visitare uno dei seguenti luoghi:

  • Vitorchiano
  • Villa Lante a Bagnaia
  • Parco dei Mostri Bomarzo
  • Villa Farnese di Caprarola
  • Viterbo
  • Civita di Bagnoregio

I GIARDINI DELLA LANDRIANA (Antonella Giroldini)

A sud di Roma e a pochi chilometri dal mare di Tor San Lorenzo, si trovano i Giardini della Landriana, creati dalla Marchesa Lavinia Taverna e dall’architetto paesaggista Russel Page a partire dai primi anni ’60. Il Giardino nacque poco a poco insieme alla nascita delle piante nacque anche una passione che era destinata a trasformare un semplice spazio verde, in uno dei più belli e raffinati giardini mediterranei di tutta Italia.

ROCCA AL VECCE (Antonella Giroldini)

L’abitato di Roccalvecce ha origini antichissime. Fu sicuramente un insediamento Etrusco come dimostrano i ritrovamenti in tutta la zona circostante di tombe risalenti al VIII e al VII secolo a.C. Successivamente divenne un “castrum romano” come testimoniano le tracce di opus reticulatum presenti nelle fondamenta del castello. Durante tutto il 1200 e gli inizi del 1300 il castello fu proprietà di vari Signori, il più famoso tra questi, Ponzio, fu un condottiero agli ordini della nobile famiglia Monaldeschi di Bagnorea (l’attuale Bagnoregio). Dopo circa 100 anni di alterne vicende e scontri tra condottieri di ventura il castello divenne proprietà della potente famiglia Viterbese dei Gatti. Nel 1498 5/6 del castello passarono in mano a Giulio e Ottaviano Colonna, Patrizi romani, e il restante un sesto a Francesco Chigi, nobile Senese. Nel 1555 Camillo Colonna, figlio di Ottaviano, lo cedette ad Alberto Baglioni i cui figli, Vincenzo e Paolo, trovatisi in gravi difficoltà economiche, nel 1642, furono costretti a vendere a Prospero Costaguti, patrizio genovese e cittadino romano. Successivamente nel 1685 Giovanni Giorgio Costaguti acquistò il rimanente 1/6 del castello ancora di proprietà della famiglia Chigi. Da allora fino ad oggi il Castello di Roccalvecce è sempre stato proprietà della famiglia Costaguti.

L’etimologia

Esistono due tesi predominanti che spiegano l’origine della parola “Roccalvecce”. Durante il Medioevo intorno al 1200/1300 Roccalvecce si chiamava “Rocca del Veccio” ed era costituita unicamente da un corpo di guardia e una torre di avvistamento. Gli storici ritengono che “Il Veccio” fosse il nome del condottiero di ventura che l’aveva edificata. Infatti in quel periodo storico avvenivano spesso guerre tra la Repubblica di Siena, lo Stato Pontificio e la città di Viterbo. La “Rocca del Veccio” si trovava proprio al confine tra i due Stati e grazie alla sua posizione strategica ricopriva una importante funzione di avamposto militare sulla Via “Teverina”. Nel 1254 gli allora Signori di Roccalvecce si sottomettevano, con atto di soggezione, al dominio del comune di Viterbo. Da Allora si susseguirono numerosi altri atti in cui i castellani di Roccalvecce ribadivano la propria sudditanza al comune di Viterbo. Agli inizi del 1400 il castello di Roccalvecce entrò a far parte in piante stabile del patrimonio di S.Pietro. Tuttavia essendo ancora un presidio al confine tra Stato Pontificio e Repubblica di Siena divenne stazione di guardia per gendarmi pontifici svizzeri, le famose “Guardie Svizzere”. Questa presenza potrebbe aver dato origine alla definizione “Rocca Helvetica” poi tramutata nella parola Roccalvecce. Questa teoria è confutata anche da una lapide marmorea presente all’interno della chiesa del castello.

CELLENO … IL BORGO FANTASMA

A pochi chilometri da Civita di Bagnoregio, detta anche la città che muore, c’è un borgo bellissimo, che pochi conoscono.

È Celleno, un borgo arroccato su uno sperone di tufo nella provincia di Viterbo, non lontano neppure da Orvieto, che molto ha in comune con il più noto borgo laziale, uniti entrambi da un triste destino e da vicende comuni.

Celleno fu prima colpito da epidemie, poi da frane, eventi terribili avvenuti in anni non precisati, e infine distrutto da un terremoto nel 1931. Fatto sta che dalla fine del 1800 fu abbandonato. Oggi è considerato un borgo fantasma.
Il nuovo borgo di Celleno fu ricostruito non molto lontano negli Anni ’30, oggi si contano poco meno di 1500 abitanti.

Il borgo abbandonato è ancora un intricato dedalo di viuzze che portano fin su a quel che resta dell’antico castello, dopo aver superato la scenografica via del Ponte, stradine su cui si affacciano piccole case prive d’intonaco e resti di palazzi in pietra di basalto. Il catello ne ha passate di tutti i colori: conobbe le alterne vicende della rivalità tra famiglie di Guelfi e Ghibellini; nel XV secolo divenne possedimento della famiglia Gatti e poi fu un feudo degli Orsini, famiglia dalla quale prende ancora il nome.

L’assenza di manutenzione ha risparmiato solo la parte architettonicamente più pregevole dell’abitato, quella intorno a piazza del Comune. Qui si trovano il Castello degli Orsini, la chiesa di San Carlo del XVII secolo, la chiesa di San Donato del 1200 e altri palazzi.

Il borgo di Celleno è stato selezionato dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) tra i suoi beni e nelle giornate dedicate alle aperture straordinarie vengono organizzate visite guidate a cura del Gruppo FAI Giovani di Viterbo e dagli Apprendisti Ciceroni del Liceo “Buratti” Unitus.

Come viaggia il CANCRO (Antonella Giroldini)

Cancro (21 /06 – 22/07)

Viaggiare all’insegna del confort!

Citazione: “No. Non avere paura quando vai a dormire solo se la stanza sembra vuota e se senti il cuore in gola non avere paura mi prenderò cura io di te” – Non avere paura – Tommaso Paradiso

Chi entra nella vita del Cancro si sente a casa. È un segno che ha un bisogno profondo di stabilità, che lo lega al concetto di passato. Il vissuto, chi era e tutti i ricordi accumulati nella vita, sono lo scoglio su cui si sente ancorato.

È un viaggiatore che ama la coccola degli amici, della famiglia. Ritrovarsi insieme per condividere e portare a casa dolci ricordi.

La vacanza ideale per i cancerini deve essere scelta con la giusta attenzione perché è un segno molto legato alle sue cose, anche quando si tratta di una camera di hotel. Amano l’accoglienza di un alloggio e i comfort durante il viaggio.

Ischia potrebbe essere la meta ideale per una personalità sensibile legata alle tradizioni. I viaggiatori di questo segno, amanti del buon gusto e dello shopping saranno conquistati da questa meta. Li troveremo a passeggiare lungo le boutique di lusso e i piccoli negozietti degli artigiani sul porto di Sant’Angelo d’Ischia o a fare lunghe passeggiate al chiaro di luna lungo Il sentiero di Montevico, che scende dal cimitero di Lacco Ameno verso la spiaggia delle Monache.

E voi siete pronti a seguire i nostri cancerini e scegliere che vi assicuri un’accoglienza squisita e vi prometta confort sotto tutte le sue forme?