Il Castello Arechi di Salerno (Antonella Giroldini)

 

Il Castello Arechi di Salerno è un castello medievale, situato ad un’altezza di circa 300 metri sul livello del mare, con vista sulla città e sul golfo. È denominato Arechi perché la costruzione di questa fortificazione è associata, per tradizione, al duca longobardo Arechi II.
La più antica fase di costruzione, secondo alcune indagini archeologiche, risale al VI secolo ed è opera di artigiani goto-bizantini al periodo di Narsete. Altri studiosi invece hanno dichiarato che il primo forte sul colle Bonadies è stato costruito nel terzo secolo, in epoca tardo romana. Il castello, però, ha assunto grande importanza militare nel XVIII secolo, con il principe longobardo Arechi II che, anche se non ha introdotto importanti modifiche al forte, ne ha fatto il  sistema di difesa della città. Nel 774 questo principe esaminò la posizione strategica della città di Salerno e ne fece la residenza della corte del Ducato di Benevento. Infatti, la città rappresentava una testa di ponte per il commercio e per controllare gli scambi con altre regioni del Mediterraneo. Di qui la sua attenzione alle fortificazioni: il castello divenne il vertice di un sistema di difesa a triangolo, le pareti ricadevano lungo i pendii della collina Bonadies cingendo tutta l’antica Salernum verso il mare.

Il castello è costituito da una sezione centrale protetta da torri, unite tra di loro con una cinta muraria merlata. Al periodo normanno-angioino appartiene la torre della Bastiglia, su una collina che sovrasta il monte Bonadies a nord; costruita per assicurare il controllo del castello sul medesimo versante, fu così chiamata nell’800 perché ritenuta erroneamente una prigione, mentre le carceri si trovavano all’interno dello stesso castello.

Dopo un lungo periodo di abbandono seguente l’unità d’Italia, il castello, mentre di proprietà privata ed abitato da una famiglia di fattori, divenne, nel 1960, per volontà del Presidente Girolamo Bottiglieri, di proprietà della Provincia di Salerno, che iniziò i lavori di restauro.
Recentemente (2001) è stato riaperta la vicina Bastiglia. Il 1° marzo del 1992, Poste Italiane ha dedicato un francobollo.

Il castello di Arechi è una location d’epoca perfetta per festeggiare eventi e matrimoni eleganti e di lusso con panorami mozzafiato da ammirare mentre si pranza nel ristorante allestito all’interno della struttura. È possibile, inoltre, organizzare ricevimenti e congressi grazie alla grande sala espositiva.

Nel corpo centrale del castello vi è un piccolo museo, che colleziona per lo più antiche ceramiche e monete. All’interno dello stesso potrete prenotare la vostra visita guidata e godere di una magnifica vista del golfo di Salerno da uno dei punti più alti della città.

POGGIO MIRTETO (Antonella Giroldini)

L’abitato al centro di una ricca zona agricola con fiorenti attività commerciali, è ricordato sin dal X secolo come possedimento dell’abbazia di Farfa; nel XVI fu feudo dei Farnese, poi degli Orsini e, dopo essere passato ai Mattei e ai Bonaccorsi, entrò nei possedimenti pontifici. E’ anche sito di villeggiatura. Il borgo medievale, cinto da mura trecentesche solo in parte conservate e dallo stretto reticolo di suggestive viuzze, occupa parte più elevata dell’insediamento, che ha nella duecentesca chiesa di S.Paolo.

Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia (Antonella Giroldini)

La Palude di Torre Flavia è una zona umida di grande importanza per la tutela dell’avifauna migratoria e per la conservazione di un ultimo lembo dell’antica maremma laziale.

La zona umida è formata da un terreno argilloso-limoso ricco di materiale organico di origine vegetale che da luogo a un tappeto di sostanza organica in putrefazione responsabile della formazione del fango nerastro. Lembi residuali di una antica duna sabbiosa separano la palude dal mare. Un molo di origine artificiale collega attualmente alla costa i ruderi dell’antica Torre Flavia, rimasta isolata a circa 80 metri dalla spiaggia a causa del fenomeno dell’erosione costiera qui molto accentuato.
Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia si estende lungo la costa, tra Cerveteri e Ladispoli, in alcuni tratti separato dal mare da un esiguo accumulo sabbioso e in altri raggiunto dal mare, che mette a nudo parte dei sedimenti anticamente originatisi dal lento accumulo di materia organica proveniente da residui di piante, alghe e animali morti, costituita da un fango molto scuro. Il paesaggio è quello delle aree umide costiere, che in passato erano diffuse lungo le coste laziali, quando esisteva un vasto sistema di acquitrini e paludi salmastre. Dietro la spiaggia (oggetto di intensa erosione ed arretramento), corre un cordone dunale, che delimita la palude vera e propria. Questa è formata da piscine, stagni e canali, inframmezzati da lingue di terra, coperte da un fitto e inaccessibile cannucceto, che penetra fino al cuore della palude.
Parte dell’area sommersa è oggetto di attività produttiva, grazie alla presenza di un impianto di pescicoltura sostenibile, la cui gestione contribuisce alla manutenzione della Palude.
All’inizio del secolo le bonifiche e la più recente urbanizzazione di Campo di Mare (anni 60′), hanno progressivamente ridotto la grande palude originaria, fino agli attuali 37 ettari. E’ così iniziato, per la Palude, un periodo di abbandono e di degrado a cui l’azione della Provincia di Roma, in collaborazione con il WWF Lazio, sta cercando di porre freno.
L’area è una Zona di Protezione Speciale (SIC IT 6030020), che fa parte della Rete Natura 2000 individuata dal Ministero dell’Ambiente, secondo la direttiva 79/409/CEE “Uccelli”. Nella zona antistante di mare aperto è anche presente un Sito di Importanza Comunitaria (“Secche di Torre Flavia” SIC IT 6000009; Dir. 92/43/CEE “Habitat”) che tutela le praterie di Posidonia oceanica.

I SASSI DI MATERA (Antonella Giroldini)

Sono due agglomerati di antiche abitazioni abbarbicate le une alle altre scavate nel tufo di una profonda gravina che dietro un apparente ” disordine primordiale “nascondono accorgimenti e soluzioni tecniche sofisticate. L’insieme costituisce una trama urbana complessa unica nel suo genere, in cui colpisce non tanto il numero infinito delle grotte, ma la varietà delle forme e l’intrecciarsi dei passaggi, dei prolungamenti in tufo, delle innumerevoli terrazze. La maggior parte delle abitazioni , spesso raccolte attorno a piccole piazzole con cisterne, ha in muratura solo la facciata mentre i resto è scavato nella roccia; le strette e tortuose strade passano sovente sopra le case, in un suggestivo labirinto di muretti e ripide scalinate. Considerati negli anni 50 – 60  del Novecento ” una vergogna nazionale”, i Sassi divennero simbolo dell’inarrestabile degrado del mondo contadino meridionale e furono oggetto di un trasferimento di massa degli abitanti in moderni anonimi quartieri periferici. Oggi questa antichissima forma insediativa, legalmente diffusa anche in Nord Africa, in Anatolia e nel vicino Oriente è stata inserita nella Lista Unesco del Patrimonio dell’Umanità; sono inoltre iniziati importanti interventi volti alla salvaguardia del recupero funzionale del suggestivo complesso, nel quale molte unità bonificate sono tornate ad essere abitate.

Scesi nel Sasso Caveoso per le vie Casalnuovo, si sbocca in un piazzale in fondo al quale prospetta la seicentesca chiesa di S. Pietro Caveoso, eretta su un precedente edificio e ampliata nel 1752. Dalla piazza, dominata dalla rupe detta monte Ennone  con la piccola chiesa di S. Maria de Idris quasi interamente scavata nella roccia , bella è la vista sulla gravina. La strada panoramica prosegue sull’orlo della stessa gravina, aggirando lo sperone sopra il quale si innalza il Duomo e addentrandosi quindi nel Sasso Barisano, il più costruito dei due agglomerati.

GARGONZA (Antonella Giroldini)

Poco distante dalla statale 73, a circa 8 km in direzione Siena, sulla sommità di un poggio boscoso e panoramico sorge il minuscolo borgo castellano di Gargonza, utilizzato come residence e centro congressi. E’  luogo di grande suggestione : attraverso un portale del ‘200, all’interno della mura, tra le piccole case di pietra, deliziosa piazzetta su cui prospetta la romanica chiesa di Ss Tiburzio e Susanna

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