TORRITA TIBERINA (Antonella Giroldini)

Questo comune è situato nel Lazio, in provincia di Roma e conta circa 900 abitanti.
Posto su di un’altura della Valle Tiberina, Torrita Tiberina ha origini antichissime e lo stesso nome diriva dalle numerose torri che fortificavano la zona.
Dopo essere appartenuto ai Savelli, il borgo fu proprietà degli Orsini e dei Torlonia.

Da Visitare:
Il borgo medievale è dominato dalla possente mole del Castello Baronale, eretto nel 1.200 e oggi proprietà comunale.
Le antiche origini di Torrita Tiberina sono documentate dai ritrovamenti di alcuni resti di murature romane in località Celli e Bardacchini.
Sul territorio comunale si trova un’importante riserva naturale regionale, chiamata Tevere Farfa, in cui trovano ospitalità alcune specie di uccelli acquatici e numerose varietà di piante rare.

 

MAURITIUS: LA PIROGUE (Antonella Giroldini)

Il primo resort ad avere i battenti a Mauritius ha la stessa gestione dell’adiacente Sugar Beach, ma un atmosfera completamente diversa. Mentre il Sugar Beach è arredato come una residenza coloniale. La Pirogue opta per il fascino dei villaggi di pescatori, ed ha deliziosi villini disposti a gruppi in semicerchio lungo 500 mdi una spettacolare spiaggia di piaggia. Sebbene qualcuno potrebbe ritenere che il resort stia iniziando a mostrare i suoi anni, per la maggior parte degli ospiti La Pirogue rappresenta tuttora l’emblema dell’ospitalità sulle spiagge di Mauritius.

 

TRIESTE (Antonella Giroldini)

Trieste offre molti luoghi da visitare e itinerari per scoprire i vari aspetti della città, di interesse sia per il turista che per i triestini. Uno degli svantaggi di vivere in una città così bella è infatti l’estrema difficoltà nel distinguere i normali itinerari da quelli turistici!

Un buon modo per conoscere Trieste è fare una passeggiata che comincia dalla piazza principale di Trieste, piazza dell’unità d’Italia, storicamente chiamata piazza Grande, un ambiente rettangolare di vaste dimensioni, chiuso su tre lati da magnifici palazzi mentre il quarto si affaccia direttamente sul mare, il cui attuale aspetto risale al diciannovesimo secolo.
Sul fondo della piazza sorge il Municipio, edificato nel 1877 da Giuseppe Bruni: esso è contraddistinto da una serie di arcate e da una torre con orologio, sopra la quale le statue di due mori, noti in città con il nome di Micheze e Jacheze, battono le ore.
Ai lati della piazza stessa sorgono edifici degni di nota: Palazzo Modello (progetto del Bruni) Casa Stratti (che ospita uno dei caffè storici della città, il Caffè degli Specchi), il Palazzo del Governo oggi sede della Prefettura, il palazzo del Lloyd Triestino (oggi sede della Presidenza della Giunta Regionale, costruito tra il 1880 e il 1883 su progetto dell’architetto H. von Ferstel per l’allora Lloyd austroungarico di navigazione a vapore; sulla facciata rappresentazioni allegoriche raffiguranti il mare e la navigazione), l’Hotel Diuchi d’Aosta di Geiringer ed il barocco Palazzo Pitteri, progettato da U. Moro nel 1790.

Nell’angolo a destra troviamo la colonna sulla cui sommità si erge la statua di Carlo VI, l’imperatore d’Austria che concesse a Trieste lo status di Porto Franco. Al centro, proprio di fronte al Municipio, vi è la “Fontana dei quattro continenti” (1751- 1754) su disegno del Mazzoleni: le statue rappresentano i 4 continenti allora conosciuti. Sulla sommità è invece rappresentata la Fama, che sovrasta Trieste, adagiata sulle rocce del Carso e attorniata dalle ricchezze frutto dei commerci.
Se da piazza Unità, seguendo le rive, prendiamo a destra, ci inoltriamo nel quartiere noto come Borgo Teresiano, il cui nome deriva dalla sua fondatrice, Maria Teresa d’Austria. Per far fronte alle accresciute necessità dei triestini, l’imperatrice fece bonificare la zona delle antiche saline e sui terreni sottratti al mare, attorno al Canal Grande (oggi più noto con il nome di Canale di Ponterosso), trafficato molo mercantile, sorse un rione completamente nuovo, di stile neoclassico. All’inizio fu abitato principalmente da mercanti e commercianti: al piano terra trovavano sistemazione i magazzini, al primo le stanze padronali, al secondo gli uffici ed al quarto le stanze dei domestici; caratteristiche abitative ancora facilmente riscontrabili, specie nei grandi portoni e negli ampi atri oltre che nelle piccole finestrelle dei sottotetti, chiaro segno che li abitava era di estrazione sociale inferiore. Il rapido sviluppo richiamo un grande numero di artisti le cui opere abbelliscono ancora oggi molti dei palazzi cittadini.

Tra i palazzi degni di nota e proseguendo la passeggiata nella direzione già indicata, va ricordato “Palazzo Carciotti”, fatto costruire dal mercante greco Demetrio Carciotti su progetto dell’architetto Matteo Pertsch, prospiciente il mare e facilmente riconoscibile dalla sua cupola azzurra e dal colonnato in facciata, oggi sede della Capitaneria di Porto.
Risalendo il canale a lato del palazzo si giunge alla chiesa di S. Antonio Taumaturgo, realizzata in stile neoclasisco dell’architetto Pietro Nobile nella prima metà dell’800. Ai tempi della sua realizzazione il canale, interrato in tempi successivi, raggiungeva la base della scalinata posta in facciata.
Scendendo nuovamente lungo la riva destra del canale si incontra la chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione, realizzata in stile neobizantino, con le sue inconfondibili cupole celesti.
Ritornando verso piazza dell’Unità attraverso parte della zona pedonale, di via Dante e via san Nicolò, si giunge in Piazza della Borsa, la cui toponomastica deriva dall’omonimo palazzo, oggi sede della Camera di Commercio, edificato su progetto del Mollari nel 1806, la cui facciata, contraddistinta da un colonnato dorico richiama quella di un tempio greco. Tra le statue allegoriche poste alla sommità, vi sono raffigurati anche la città di Trieste ed il Danubio.
A sinistra della Borsa vi è il massiccio palazzo del Tergesteo, sorto tra il 1840 ed il 1842 ad opera dell’architetto ed ingegnere triestino, ma di origine belga, F. Bruyn, progettato per fungere da centro destinato al commercio. Durante la guerra fu destinato a deposito, con conseguente deterioramento delle strutture originarie, ristrutturate soltanto negli anni ’50 e non fedelmente all’originale.
A destra della borsa vi è invece Casa Rusconi, uno dei pochi esempi di architettura barocca a Trieste.
L’intera piazza è dominata dalla statua di Leopoldo I, imperatore d’Austria.
Sempre in piazza della Borsa, vi è anche un felice esempio di Art Nouveau, ad opera di Max Fabiani, esponente di spicco del movimento artistico-archittetonico Liberty a Trieste: Casa Bartoli. La semplicità strutturale associata alla razionalità ben rispondeva alle diverse esigenze: le grandi vetrate contraddistinguono i locali commerciali, mentre la veranda con il giardino d’inverno separava la parte pubblica da quella privata. Una curiosità ancora: l’ingresso non si trova in facciata bensì in una piccola rientranza sul lato sinistro.
Attraversando la Galleria del Tergesteo, sede di eleganti negozi e di un raffinato bar, si giunge di fronte al Teatro comunale giuseppe Verdi, costruito in stile neoclassico su progetto del Pertsch, allievo del Piermarini, e dal cui più celebre Teatro alla Scala il Pertsch prese ispirazione. Attualmente all’interno del teatro ha luogo annualmente la stagione lirica nei mesi invernali ed il festival dell’operetta durante quelli estivi. Nell’autunno del 2004 è stato inaugurato, dopo lunghi restauri, il ridotto del teatro.

Castello di Brolio (Antonella Giroldini)

Il complesso costruito nel 1041 è storico quartier generale dei Ricasoli e punta di diamante del sistema di difesa messo a punto dai fiorentini contro l’eterno nemico senese. Tutto in mattoni rossi, deve l’attuale aspetto agli interventi voluti nel 1835 da Bettino Ricasoli che fece trasformare l’antica fortezza, secondo il gusto del revival gotico del tempo forse estraneo nel risultato all’architettura locale. Da secoli anche importante azienda vitivinicola si deve proprio al Barone di ferro la definizione della formula del Chianti Classico: uve sangiovese, canaiolo e un po’ di malvasia. si possono visitare le nuovissime cantine, con sale degustazione, il castello e i giardini.

 

 

Museo d’Arte Sacra a San Gimignano (Antonella Giroldini)

Nella raccolta piazza Pecori, in alcuni ambienti del Palazzo della Prepositura, espone opere provenienti dal Duomo e da Chiese del territorio tra cui i dipinti di Benozzo Gozzoli, Matteo Rosselli e Bartolo di Fredi e sculture di Benedetto da Maiano, Pietro Torriggiani e Francesco di Valbrino. Inoltre, paramenti e oreficerie sacri e antifonari miniati da Nicolò di Ser Sozzo Tagliacci e da Lippo Vanni.

 

Vienna (Antonella Giroldini)

Il terzo uomo non c’è più. E’ sparita la Vienna polverosa, melanconica, male illuminata, qua e là semidiroccata, affascinantissima e trascurata come l’avevamo conosciuta fin dentro gli anni Sessanta e Settanta.

La Vienna di oggi ha un altro volto, recente, luminoso, restaurato, ricco. Non più facciate scrostate e cadenti, non più vetrine da paese dell’Est, non più selciati sconnessi,  finestre senza vetri, cornicioni sbilenchi. Ogni casa è ridipinta , rifatti gli stucchi, ridorati i fregi, lustrati i portoni, le strade selciate di fresco e illuminate al punto giusto, i negozi di massimo lusso, fiorite le aiuole, curati i prati, pettinati parchi e giardini.

Non fosse per il profilo dei palazzi d’altri tempi, per il numero degli antichi monumenti, per la densità di chiese e musei, si avrebbe la sensazione , per la ricchezza delle strade e delle piazze, per il lusso dei caffè dei ristoranti , di essere in qualche città della Germania. Ma poi basta soltanto tirar su la testa e dare un occhiata alle finestre per capire che si è a Vienna . Solo qui, solo in Austria – e in qualche palazzo di Bolzano e Parma – i vetri si aprono all’infuori e non c’è ombra di scuri o persiane. E basta guardare le insegne delle strade – almeno quelle sopravvissute alle guerre – scritte in gotico , per rendersi conto che non siamo a Monaco né a Bolzano. Oppure controllare dentro ai cortili le verande di vetro , specie di terrazze chiuse alla bell’e meglio allo scopo di ingrandire le stanze per sapere subito dove si trova…A Vienna ancora non regna incontrastato quell’odore di salsiccia misto a pommes frites che solitamente stagna identico in tutte le metropoli del mondo che sta a nord dell’Italia. Qui l’odor di dolce prevale : sono krapfen e torte, cornetti o pani zuccherati, a volte – è vero – in mediocre versione turistica e tuttavia il loro profumo orienta e ambienta come la salsedine in una città di mare.

La città ha conservato una miracolosa dote che al pari suo forse soltanto Roma possiede. Assimila e coinvolge nella sua atmosfera suntuosa, brillante, internazionale e cosmopolita, e tuttavia insieme domestica, intima, quasi familiare. Ovvio che , come succede per tutti i luoghi di cui ci si vuole appropriare, Vienna bisogna conquistarla a piedi o in tram , in bicicletta, seguendo le orme dei sui abitanti , sedendosi nei caffè, passeggiando nei parchi, andando ai mercati.