MAURITIUS … ISOLA DEI CERVI (Antonella Giroldini)

Come spesso accade, la notevole fama raggiunta nel corso degli anni non ha del tutto giovato a questo luogo. Oggi questa pittoresca isola, un tempo abitata soltanto dai cerf (cervi importati dal sud est asiatico per il divertimento dei cacciatori), è affollata di procacciatori di clienti e di turisti intenti a crogiolarsi al sole tropicale o a rilassarsi immersi nelle sue acque cristalline. Forse la massa di gente chiassosa e l’atmosfera da campo estivo sono scoraggianti, però poche persone si rendono conto che l’isola vanta oltre 4 km di spiaggia di sabia , e che è sufficiente camminare per un km lungo la costa per scoprire un angolo di paradiso diverso.

Dubai : Deira Gold Souq (Antonella Giroldini)

Scintillanti Contrattazioni nel Deira Gold Souq.

Visitare il Deira Gold Souq alla sera per ammirare i meravigliosi gioielli e le gemme sfavillanti in tutto il loro splendore e i vicoli con grate in legno che brulicano di acquirenti.

Le Jumeirah Jane’ fanno da guida alle loro ospiti armate di lunghi elenchi, mentre le donne originarie dei paesi del Golfo acquistano gioielli per la dote delle figlie. Nei paesi del Golfo e del subcontinente indiano una buona dote prevede un’adeguata quantità d’oro. Nel giorno del matrimonio la sposa viene letteralmente coperta di gioielli elaborati e, dal momento che per tradizione l’oro donato a una sposa deve essere nuovo.

MAURITIUS : ORTO BOTANICO (Antonella Giroldini)

Una delle maggiori attrattive dell’isola, i giardini botanici di Pamplemousses ( situati a circa metà strada tra Grand Baie e Port Louis) sono una meta rilassante e piacevole e valgono sicuramente una visita per ammirare una profusione di piante endemiche e non. Altrettanto interessante è l’ex zuccherificio di Beau Plan, nei pressi , che è stato trasformato in un interessante museo.

Pamplemousses deve il suo nome agli alberi di agrumi simili a pompelmi che gli olandesi introdussero a Mauritius da Java. La cittadina ha un’ atmosfera tipicamente mauriziana – tranquilla, poco turistica e leggermente decadente – per cui vi sembrerà di essere lontanissimi da Grand Baie o da Trou aux Biches.

Dopo i Kew Gardens sono tra i giardini botanici più belli del mondo e una delle principali attrazioni turistiche di Mauritius.  Al momento non sono disponibili cartine dei giardini, perciò è consigliabile ingaggiare una delle guide esperte che si trovano subito dopo l’ingresso; su richiesta per chi ha problemi motori è possibile anche fare una escursione in golf buggy.

Al centro dei giardini si trova uno stagno pieno di ninfee giganti originarie del Sud America.

Le palme sono l’attrattiva principale dei giardini, grazie alla straordinaria varietà di forme e fogge. Particolarmente notevoli sono le tozze palme bottiglia, le altre palme reali e le palme talipot, che fioriscono una volta soltanto dopo quarant’anni di vita e poi muoiono. Le altre varietà includono la palma da rafia, la palma da zucchero, la palma della febbre, quella a ventaglio, e persino la cosiddetta palma della ceralacca o palma rossetto.

Un’altra caratteristica di rilievo dei giardini è la presenza di numerose  specie di avifauna.

Rocchette (Antonella Giroldini)

Rocchette si trova nel cuore della Sabina ed è quindi facilmente raggiungibile percorrendo l’autostrada A1 e uscendo al casello di Magliano Sabina. Dal casello si raggiunge dapprima l’abitato di Magliano per proseguire in direzione di Calvi dell’Umbria e scendere verso Montebuono.

Poco prima di giungere a Montebuono, ad un incrocio si devia a sinistra in direzione di Rocchette (la stessa strada porta a Vacone e Cottanello). Raggiunto quindi Rocchette, si oltrepassa, si lascia sulla sinistra un fontanone e, poco dopo, proseguendo in direzione Vacone, si imbocca una strada sterrata. Percorsi circa 100 metri si attraversa il ponte sul Fiume Laia e si giunge in breve a toccare una radura dove si può parcheggiare. La torre circolare è davanti a noi e l’accesso al borgo è senza via obbligata.

MAURITIUS : FLIC FLAC (Antonella Giroldini)

Nonostante il nome bizzarro e affascinante Flic en Flac non è esattamente il paradiso raffigurato sui siti internet delle agenzie di viaggi. Si pensa che il toponimo sia un alterazione del vecchio nome olandese Friend Landt Flaak , che significa terra libera e piatta, ovvero ciò che videro i primi esploratori nel XVIII secolo : una distesa magnifica e apparentemente infinita costa sabbiosa. Oggi tutta la zona è stata invasa da complessi di appartamenti, negozi di souvenir, uffici di cambio e alberghetti economici. Non tutto è perduto, però: la spiaggia è una delle più belle di Mauritius, e se soggiornerete in uno dei lussuosi resort nella zona di Wolmar , troverete spiagge stupende, straordinari siti di immersioni e alcuni ottimi ristoranti.

VILLA SCIARRA (Antonella Giroldini)

Affacciata sulle pendici del Gianicolo, Villa Sciarra è una delle più gradevoli ville di Roma; contenuta nelle dimensioni, mantiene l’aspetto di un luogo familiare e accogliente, adorna di statue e manufatti architettonici. Proprietà dei Barberini dalla metà del XVII secolo e quindi di Maffeo Sciarra, venne trasformata nel 1902 dal nuovo proprietario, Giorgio Wurts, secondo il gusto neobarocco in auge in quel periodo, e consegnata nel 1930 dagli eredi a Benito Mussolini. Nel primo decennio del 2000 sono stati effettuati restauri che hanno riportato all’antico splendore il casino nobile, le diverse fontane che adornano la villa, (la fontana dei satiri, la fontana di Diana ed Endimione etc.), il grazioso ninfeo eclettico, l’esedra arborea, uno degli angoli più suggestivi della villa.

Dove si trova: Municipio I, Rione XIII -Trastevere
Epoca: XVII – XX secolo
Estensione: 63.500 mq
Ingressi: via Calandrelli, via Dandolo, via delle Mura Gianicolensi

L’area in cui si trova la villa, tenuta fin dai tempi antichi ad orti e giardini, fu acquisita nel 1575 da Mons. Innocenzo Malvasia che vi edificò il Casino Malvasia, ora nel terreno di proprietà dell’Accademia Americana.
La costruzione delle Mura Gianicolensi, condotta sotto il pontefice Urbano VIII nel 1642-44, valorizzò notevolmente il complesso trasformandolo in villa urbana.
Nel 1647 venne donata da Domenico Vaini “vita natural durante” al cardinale Antonio Barberini, già proprietario del Casino Malvasia, mentre nel 1710 fu venduta al Cardinale Pietro Ottoboni che la mantenne con grande raffinatezza e cura fino alla sua morte (1740). Il suo interesse per la villa lo indusse a far realizzare tre nuovi giardini, ad ampliare la coltivazione di piante da frutto, ortaggi, piante ornamentali ed esotiche, e a promuovere alcuni importanti scavi nel nell’area del tempio siriaco (1720).
Divenuta di proprietà degli Sciarra, la villa fu ingrandita e abbellita con l’acquisto dell’orto Crescenzi (1811) e la realizzazione di diversi manufatti di servizio.
Nel 1849, all’epoca della Repubblica Romana, il Casino Barberini e l’adiacente Casino Malvasia, vennero fortemente danneggiati dai combattimenti tra le truppe italiane, guidate da Giuseppe Garibaldi e le truppe francesi. I Barberini restaurarono il Casino nelle forme originarie, ma la proprietà venne definitivamente persa da Maffeo II Sciarra in seguito a speculazioni finanziarie sbagliate. Il terreno intorno alla villa venne quindi diviso in lotti e destinato ad area edificabile, mentre la villa, dopo tumultuose vicende, comuni a gran parte delle villa romane, fu acquistata il 15 maggio 1902 da Giorgio Wurts, un americano appassionato di giardini, e da sua moglie Henrietta Tower, ricca ereditiera di Filadefia.
I Wurts, nell’intento di ricreare ricreare lo scenario di una villa barocca italiana, sistemarono nel parco le celebri statue settecentesche in arenaria, provenienti dal Castello Visconti di Brignano d’Adda, nel bergamasco. Argomento dei gruppi scultorei – simboleggiato da temi quali la personificazione dei Mesi, di Apollo e Dafne, Pan e Siringa, Diana ed Endimione – il succedersi delle stagioni e delle attività produttive della terra. Nel 1906 si avviò il progetto per la costruzione del Castelletto in stile neogotico, realizzato nel 1908-1910, mentre nel 1908 vennero iniziati i lavori per la realizzazione degli ingressi di Via Calandrelli. Nel 1910 viene aggiunto al progetto della nuova recinzione un belvedere a loggiato scoperto con sottostante ninfeo, oggi solo parzialmente conservato.
Nel 1930, dopo la morte del marito, Henrietta Wurts donò la villa a Benito Mussolini, ponendo la condizione che fosse destinata a parco pubblico.
Nel corso del 2004-2005 sono stati effettuati interventi di restauro del verde del parco.

Venezia …. andar per calli e campielli (Antonella Giroldini)

Venezia non ci sono vie o strade e nemmeno piazze o vicoli. A Venezia ci sono Calli, Campi e Campielli. L’unica cosa che non si discosta dalla tradizione della lingua italiana sono i Ponti. Anche a Venezia i Ponti si chiamano Ponti. Ma siccome Venezia ama distinguersi, di Ponti ne ha più di 340.

Ma l’urbanistica di Venezia riserva anche altre sorprese. Ad esempio ci sono le Fondamenta, le strade (ma non chiamatele mai così) che costeggiano i canali. Poi ci sono le Piscine, che al contrario di quanto si possa pensare non sono vasche per la pratica del nuoto, ma strade ricavate da interventi di interramento. Anche il Rio è diverso dal Canale. Il primo indica i corsi d’acqua (molti dei quali navigabili) del centro storico di Venezia che separano le insulae dove sorgono le abitazioni, i Canali invece sono le vere e proprie vie carrozzabili dai natanti che sono il principale mezzo di trasporto di Venezia. E come non ricordare il Sotopòrtego, i passaggi tra le Calli ricavati eliminando porzioni di case: attraverso i Sotopòrtego si accede alla Corte (piazzetta chiusa da edifici), o si uniscono Campi alle Fondamenta, o si accede direttamente ad una Riva. Ecco appunto ci mancava la Riva: sono così chiamati gli approdi lungo le sponde dei Canali o dei Rii.

Ma se queste vi sembrano stranezze non avete ancora visto niente. Perché è nei nomi propri di Calli, Campi, Campielli e Ponti che i veneziani hanno dato il meglio di sé. Vere e proprie stranezze che non hanno eguali.

Campi e Campielli di Venezia, piccole e grandi piazze

Un tempo quasi tutte le piazze d’Italia erano chiamate Campi. Oggi ne rimangono solo pochi fuori da Venezia (Campo de’ Fiori a Roma, Piazza del Campo a Siena), sostituiti appunto dalla denominazione piazza. Al contrario a Venezia non ci sono proprio le piazze – l’unica è Piazza San Marco – mentre ovunque si trovano Campi, che quando sono di piccole dimensioni diventano i Campielli.

I Campi si chiamano così perché una volta erano spazi verdi spesso coltivati o utilizzati per far pascolare il bestiame. Un tempo intorno ai Campi si sviluppava un’intensa attività sociale e commerciale, anche perché al centro del Campo spesso si trovava il pozzo con la classica vera, la struttura in mattoni su cui si applicava una carrucola per calare i secchi. Un po’ perché i pozzi vennero chiusi per l’arrivo dell’Acquedotto, un po’ perché al potere centrale spaventavano le aggregazioni di popolo (venne proibito di organizzare nei Campi manifestazioni, cerimonie, giochi, tornei e quant’altro) così nel tempo è venuta meno la funzione sociale del Campo.

Tra i campi più famosi e ampi della città possiamo citare Campo San Polo, il Campo più grande di Venezia, situato nell’omonimo Sestiere, Campo Santa Margherita in cui sorge la Scuola Grande dei Carmini e Campo Santi Giovanni e Paolo con la Scuola Grande di San Marco e la massiccia chiesa di Zanipòlo (come viene chiamata dai veneziani la Chiesa di San Giovanni e Paolo). Altre piazze (mai chiamarle così in pubblico!) importanti di Venezia sono Campo San Bartolomeo, molto vicino al Ponte di Rialto e al Fondaco dei Tedeschi e Campo San Trovaso a Dorsoduro vicinissimo allo squero omonimo, una delle poche officine-cantiere rimaste aperte per la costruzione delle Gondole. Infine, Campo della Salute vicino a Punta della Dogana, diventa molto famoso il 21 novembre in occasione della processione per la Festa della Madonna della Salute.

Una piccola curiosità: il Sestiere con il maggior numero di Campi è San Polo, ne conta ben 11. A Cannaregio se ne trovano 9, a Castello 2 e poi in tutti gli altri Sestieri, Dorsoduro, San Marco e Santa Croce, solamente uno.

I Ponti di Venezia

A Venezia ci sono circa 340 ponti, compresi quelli sulle grandi isole. Ma se pensate che i più famosi siano il Ponte di Rialto o quello dei Sospiri vi sbagliate. Ai ragazzini in gita scolastica a Venezia fa divertire il Ponte delle Tette nel Sestiere di Santa Croce. Il ponte sorge nella zona chiamata Carampane, l’antico quartiere a luci rosse di Venezia. Leggenda racconta che le signore delle case di tolleranza affacciate sul ponte cercassero di adescare gli uomini mostrando il seno nudo, da cui il nome del ponte nella toponomastica cittadina. Ma ciascuno dei 340 ponti di Venezia ha la sua storia da raccontare.

I ponti più originali di Venezia

Sul Ponte dei Pugni a Dorsoduro se le davano di santa ragione gli abitanti delle due frazioni separate dal Rio San Barnaba. Il Ponte dei Beretèri si chiama così perché in zona c’erano botteghe di berretti (cappelli). Il Ponte della Saponella a Cannaregio invece non ha nulla a che vedere con il sapone, ma con la Famiglia Saponello che abitava in zona. Il Ponte Storto nel Sestiere San Marco non è una struttura pericolante o malfatta, ma semplicemente un ponte che attraversa Rio della Verona in modo obliquo. Il Ponte della Donna Onesta a Dorsoduro ha invece origine sconosciuta. C’è chi dice che Onesta fosse il nome di una signora che abitava in zona, chi racconta invece che una poveretta violata si uccise per salvare la propria onestà, a chi invece piace affermare che una meretrice per dileggio degli sbirri amasse farsi chiamare Onesta.

I ponti più famosi di Venezia

Tra i ponti più importanti di Venezia si possono sicuramente ricordare quelli che attraversano il Canal Grande. Sono solo quattro di cui tre piuttosto recenti: il Ponte degli Scalzi tra Cannaregio e Santa Croce (chiamato anche della Stazione) che risale al 1934, il Ponte dell’Accademia tra San Marco e Dorsoduro è del 1933 e da allora aspetta di essere trasformato da ponte di legno in un ponte di pietra, e l’ultimo nato, il Ponte Della Costituzione, inaugurato nel 2008 per unire Cannaregio alla zona del Tronchetto, è un’opera moderna dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava.

Il quarto ponte sul Canal Grande è il bellissimo Ponte di Rialto tra i Sestieri di San Marco e San Polo. Il primo Ponte di Rialto risale al 1175, ma dopo rifacimenti e crolli la versione attuale è quella edificata nel 1591. Un dettaglio interessante del Ponte di Rialto riguarda la balaustra. E’ molto liscia perché milioni di mani l’hanno levigata nel corso dei secoli, ma al contempo è particolarmente resistente alle intemperie. Questo perché è realizzata con un materiale che oltre ad essere bianco e luminoso è molto resistente, la Pietra d’Istria, carbonato di calcio puro.

Ma forse il ponte più suggestivo di Venezia è il Ponte dei Sospiri. Si trova vicino a Piazza San Marco e collega Palazzo Ducale alle Prigioni Nuove. Su quel Ponte che scavalca Rio di Palazzo, migliaia di inquisiti e condannati ai tempi della Serenissima hanno trascinato le loro catene, tristi e affranti: dalle finestre del ponte i poveretti guardavano per l’ultima volta il cielo e l’acqua, sospirando.

Infine, il ponte forse più importante di Venezia, quello che unisce la città alla terraferma, il Ponte della Libertà. Si tratta di una struttura stradale e ferroviaria di 3800 metri che risale al 1846. All’epoca era utilizzato solo per il collegamento ferroviario, ma dal 1933 è anche stradale e pedonale (utilizzato anche come pista ciclabile). Dal ponte le macchine provenienti da Mestre arrivano ai grandi parcheggi di Piazzale Roma e del Tronchetto. I treni ovviamente giungono allo scalo ferroviario di Venezia Santa Lucia.

Una piccola curiosità: nel sestiere di Castello si trovano 88 ponti, a Cannaregio 75, a Dorsoduro 67, nel centralissimo Sestiere di San Marco 44, a Santa Croce 42 e a San Polo 16. Sull’isola della Giudecca i ponti a cavallo dei canali sono ‘solo’ 12.