COLLELUNGO SABINO (Antonella Giroldini)

Il territorio di Collelungo Sabino è incluso nell’AREA DEL DOP “SABINA” ricadente nell’ambito della Provincia di Rieti. L ‘areale della zona di produzione del Dop Sabina (delimitata con decreto 29 maggio 95 MIPAF),in provincia di Rieti comprende il territorio dell’antica Sabina, ovvero , 25 comuni in provincia di Rieti e 15 in Provincia di Roma.

Il paesaggio e’ caratterizzato dalla presenza di impianti di olivi secolari e dal tipico modello d’insediamento umano detto “incastellamento”. Il territorio e’ lambito dal fiume Tevere a sud, e’ attraversato dal rapido e breve fiume Farfa e diviso al centro dai Monti sabini. La regione Sabina fu culla dell’ antico omonimo popolo, che contribuì alla nascita e alle fortune di Roma.

 

FRASSO SABINO (Antonella Giroldini)

Grazioso borgo medievale cinto da verdi colline e da coltivazione di ulivi sorse tra la fine del sec. X e l’inizio del sec.XI sulla riva sinistra del fiume Farfa. Fino a poco tempo fa si pensava che il suo toponimo derivasse dai frassini che circondavano la zona, ma studi recenti hanno ipotizzato che, essendo in epoca romana un “posto di guardia”, la sua etimologia deriverebbe dal verbo latino “fraxare” che significa appunto “fare la guardia”.

Nell’XI secolo fu donato all’Abbazia di Farfa e in seguito divenne proprietà dei Brancaleoni e in seguito degli Sforza Cesarini, che lo ottennero grazie ad un matrimonio dopo una serie di lunghe dispute con la famiglia dei Savelli detenendone il possesso fino alla soppressione dei feudi. A quest’epoca risale la costruzione del maestoso castello che ancora oggi nonostante i numerosi rifacimenti, domina il centro del paese.

Luoghi da visitare:
Castello degli Sforza Cesarini, imponente edificio databile tra il XV e il XVI secolo è caratterizzato da una torre cilindrica angolare ornata di beccatelli. La struttura originaria è stata più volte rimaneggiata nel corso degli anni subendo notevoli danni alla torre e alle pitture degli appartamenti che sono state intonacate o distrutte.

Chiesa di S. Pietro in Vincoli, costruita agli inizi del XIII secolo presenta una piccola abside e tre navate, di cui quella destra nel XVII secolo è stata murata e trasformata in una serie di cappelle funebri annesse all’attiguo cimitero. L’interno è decorato con affreschi risalenti al XV secolo raffiguranti “l’Annunciazione”, la “Fuga in Egitto” e la “Disputa tra i Dottori”. La facciata a capanna si apre con un oculo quadrilobato scolpito con motivi decorativi e presenta un portale sormontato da una lunetta a sesto pieno Restaurata recentemente dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici per il Lazio, la chiesa è oggi adibita ad Auditorium per attività culturali.

Grotta dei Masacci, grandiosa tomba di epoca romana risalente al II sec. d. C., dichiarata nel 1916 monumento di interesse nazionale. Si può ammirare nel comprensorio di Osteria nuova, sotto l’edificio presente nella piana.

 

Girovagando per un Souk Egiziano ….Depilazione con Filo ( Antonella Giroldini)

Gironzolando in un Souk egiziano scopriamo un metodo singolare per depilare le sopracciglia !!!!

Con nostro sommo stupore scopriamo che tendendo un filo è possibile avere delle sopracciglia pulite e ordinate.

Tornate a casa scopriamo che  da un po’ di tempo a questa parte la Depilazione con Filo, originaria della Persia, è sempre più richiesta e ricercata anche in Occidente ed in Italia, ma perché? Vediamo di capire vantaggi e metodi di questa tecnica di depilazione di grande successo.

Il termine Depilazione con Filo, deriva dal nome originale Bandeabru, da cui Bande = filo e Abru = sopracciglia, ed è la tecnica indiana di eliminare la peluria delle sopracciglia attraverso un filo. Nacque tra le donne persiane che iniziavano ad effettuare questa pratica quando ritenute mature e pronte per il matrimonio.

Questa tecnica si sta oggi diffondendo anche in Italia, perché le prime pioniere ad averla provata giurano di esser rimaste soddisfattissime dai risultati: una pelle perfettamente liscia, sopracciglia ben delineate e senza sbavature, il tutto in maniera quasi del tutto indolore.

Per effettuare una depilazione orientale con filo, (che è differente dalla “ceretta orientale” che utilizza una ceretta zuccherata), viene impiegato un filo di cotone ritorto legato da un’estremità al collo dell’estetista o di chi depila. Il filo viene poi avvolto attorno al pelo strappandolo in maniera delicata ma dalla radice, quindi indebolendolo nel tempo. Il vantaggio maggiore però, è che il filo riesce ad avvolgere non solamente i peli uno per uno, bensì tutta la peluria sottile che può esservi sulla palpebra, o molto spesso sul labbro superiore (la zona “baffetti”). In questo modo quindi, il filo ripulisce tutta la zona anche dai peli sottilissimi in maniera molto semplice, differentemente da come farebbe invece una pinzetta, che difficilmente afferra i peli più sottili.

Rispetto ad una ceretta con la quale anche si riesce a ottenere l’effetto di assoluta liscezza ed eliminazione totale di peli e peluria, il vantaggio è quello igienico. La ceretta infatti spesso può creare micro lacerazioni, e non è raro vedere del sangue. In più essa è anche molto dolorosa e più invasiva in quanto si applica uno strappo su tutta la superficie della pelle che risulta anch’essa sollecitata. Il filo, invece, estirpa unicamente il pelo, senza far presa sulla pelle, quindi danneggiandola meno e provocando un dolore molto minore; in pratica si avverte solo un leggero pizzichio.

Un altro vantaggio di questa tecnica, è che, con il filo strappa in un sol colpo un’intera fila di peli, ottenendo quindi una delineatura molto più netta del sopracciglio, tant’è che pare particolarmente indicata per particolari forme delle sopracciglia come ad esempio quella “ad ali di gabbiano”.

ALBEROBELLO (Antonella Giroldini)

Alberobello, in Puglia, con i suoi Trulli è uno dei 54 siti italiani inseriti dall’Unesco nella World Heritage List.
Il nome deriva dal tardo greco τρούλος, ovvero “cupola” e indica delle antiche costruzioni coniche in pietra a secco di origine preistorica. La pietra usata per le costruzioni era ricavata dalle rocce calcaree dell’altopiano delle Murge.

Alberobello, cittadina dell’entroterra barese, rappresenta senz’altro la capitale dei Trulli: il centro storico è integralmente costituito da questi particolari edifici di forma piramidale che lo rendono unico al mondo.

La pianta del trullo è approssimativamente circolare; sulla base di roccia naturale si innesta la pesante muratura in calce.
Generalmente i trulli sono unità modulari: gli ambienti interni sono distribuiti intorno al vano centrale. Lo spessore delle mura e la scarsa presenza di finestre assicurano un ottimale equilibrio termico: calore in inverno e fresco in estate.
Il tetto è composto da una pseudo-cupola di lastre calcaree orizzontali posizionate in serie concentriche sempre più piccole – le cosiddette “chianche” (all’interno) e le più sottili “chiancarelle” (all’esterno).
Importantissima la chiave di volta, spesso decorata con motivi di carattere esoterico, spirituale o propiziatorio. Ingegnosa la presenza di un cornicione sporgente dal tetto utilizzato per la raccolta delle acque piovane in apposite cisterne.
I trulli sono un esempio unico di costruzione antica che sopravvive ed è utilizzata ancora oggi. Visitare la stupenda Alberobello è come fare un viaggio in un paese senza tempo.

ISLA SAONA (Antonella Giroldini)

Quest’isola da cartolina di 116 kmq è la gita di un giorno di molti turisti dei resort . Piccole imbarcazioni a remi sfiorano il mare calmo , mentre altre si spostano a una velocità che garantisce di non rovesciare il rum. Molti tour finiscono alla piscina naturale , una laguna chiusa da una lingua di sabbia con stelle marine. Mano Juan è un villaggio con tetti di sulla costa meridionale in cui musica ad alto volume e venditori di bevande fresche e realizzatori di treccine non saranno graditi a chi cerca la tranquillità . Per fuggire dalla folla, seguite un sentiero polveroso a ovest oltre la Laguna de los Flamencos fino al villaggio dei pescatori di Punta Gorda. Un secondo sentiero porta a 13 km a est fino a Cueva Cotubanamà.

 

Il GIARDINO DI VILLA D’ESTE ( Antonella Giroldini)

Dalla logia di Villa d’Este si ha una bella vista sul giardino che digrada a terrazze simmetriche ricco di fontane e giochi d’acqua. Dallo scalone si scende, passando dalla fontana di Bicchierone probabilmente berniniana, al suggestivo viale delle Cento Fontane, fiancheggiato da numerosi getti d’acqua e sculture. All’estremità destra del viale è la Fontana di Tivoli di Pirro Ligorio, detta anche dell’Ovato per la forma , che rappresenta la cascata di Tivoli, i monti circostanti e i fiumi Aniene ed Erculaneo simboleggiate da statue; all’estremità sinistra è la fontana di Roma o Rometta, riproduzione in miniatura di edifici dell’antica Roma. Continuando lungo il viale centrale si scende alla fontana dei Draghi, anch’essa del Ligorio, e quindi al piano ove si allineano tre peschiere. Sulla destra, in fondo, è la grande fontana dell’Organo, iniziata nel 1568 e terminata nel 1611, con monumentale prospetto architettonico; l’acqua azionava un organo idraulico completamente automatico, una delle meraviglie della Villa; cadendo, provocava per compressione un getto d’aria in grado di azionare un mantice, poi, passando da canne d’organo, emetteva suoni modulari da un cilindro, fatto ruotare dalla forza dell’acqua. Restaurato dopo anni di studi e lavori da parte di un gruppo di specialisti in idraulica, l’organo idraulico suona ogni due ore, a partire dalle 10,30, tutti i giorni. Il viale centrale termina alla rotonda dei Cipressi, ornata di alberi centenari, mentre altri giochi d’acqua sono in posizione più appartata. La fontana della Civetta, come la fontana dell’Organo, è animata da un fantasioso congegno idraulico che deriva da simili macchine d’epoca ellenistica. La spinta dell’acqua cadente muove una civetta che si avvicina a un gruppo di uccelli di bronzo, che, per la sua presenza, smette di cinquettare.