CASTELLO DI DUINO (Antonella Giroldini)

Il Castello di Duino, di proprietà dei Principi della Torre e Tasso, è stato costruito nel 1300 sulle rovine di un avamposto romano.
Si presenta all’esterno come una costruzione composita e massiccia che domina il golfo di Trieste. Al suo interno, custodisce importanti capolavori d’arte e raffinati cimeli storici. Nel corso dei secoli ha ospitato numerosi personaggi illustri: tra gli altri, il poeta R.M. Rilke, Elisabetta d’Austria (la famosa Sissi), l’arciduca Massimiliano d’Asburgo e la moglie Carlotta del Belgio.
La visita al castello e al suo giardino permette di ammirare il fortepiano suonato da Franz Liszt, la scala Palladio, il panorama sul Golfo di Trieste che si gode dall’alto della torre, i bastioni a picco sul mare e il Bunker costruito nel 1943 dalla Kriegsmarine tedesca.

La dimora storica propone:
Percorso di visita attraverso 18 sale che raccontano, con preziosi arredi e numerosi documenti, la storia della famiglia Torre e Tasso e il parco con la sua varietà di flora mediterranea.
Durata: 1 ora e mezza
Partecipanti: individuali e gruppi di min. 10 persone
Modalità: tutti i giorni, tranne il martedì.Prenotazione obbligatoria con almeno una settimana di anticipo
Visita alle rovine di Castel Vecchio, primo nucleo fortificato costruito nell’XI secolo. Sotto la rocca, a picco sul mare, uno scoglio che ricorda nella forma una donna avvolta in un mantello vi farà scoprire la leggenda della Dama Bianca.
Durata: 1 ora
Partecipanti: per gruppi di min. 10 persone
Modalità: apertura da concordare al momento della prenotazione
Location per ricevimento matrimoni, cene di gala, eventi privati e aziendali.
Mostre d’arte, riprese fotografiche e cinematografiche.
Eventi culturali e musicali di alto livello.

Orario
da novembre alla seconda metà di marzo: aperto solo nei weekend dalle 9.30 alle 16.00
(durante la settimana solo su prenotazione per gruppi con almeno 25 persone)
chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio

dal 17 marzo al 31 marzo: 9.30-16.00
da aprile a settembre: 9.30-17.30
dal 1 al 16 ottobre: 9.30-17.00
dal 17 ottobre ai primi di novembre: 9.30-16.00
giornata di chiusura: martedì

Ingresso:
Intero 8 €
Ridotto 6 €
Visite guidate da prenotare in anticipo con costo supplementare

Castel Vecchio (l’Antica Rocca dell’XI Secolo) è visitabile solo su prenotazione

CASTELLO DI DUINO
Località Duino 32
34011 Duino-Aurisina – TS
Tel. +39 040 208120
visite@castellodiduino.it
info@castellodiduino.it
http://www.castellodiduino.it
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SAN VITO LO CAPO (Antonella Giroldini)

San Vito Lo Capo è un paesino tutto bianco nella provincia nord di Trapani. Il mare è meraviglioso tanto da essere paragonato a quello dei Caraibi. Un viaggio a San Vito Lo Capo è una meravigliosa esperienza per chi ama il mare e la natura, infatti, il paese è incastonato tra due luoghi naturali considerati i più belli d’Italia: la Riserva dello Zingaro e la Riserva di Monte Cofano. In questa guida vogliamo soffermarci sulle spiagge: belle, ampie e bagnate da un mare spettacolare.

 

La spiaggia del centro di San Vito Lo Capo è un enorme arenile libero lungo tre chilometri. La sabbia è bianca ed il mare cristallino con fondali abbastanza bassi. Il litorale di San Vito Lo Capo è delimitato a oriente dal Monte Monaco ed ad Ovest dal faro. Anche se la maggior parte della spiaggia è libera, sono presenti alcuni stabilimenti balneari dotati di tutti i comfort.

Nelle vicinanze di San Vito Lo Capo si trova il golfo di Castellammare, a dominare questo golfo è Scopello, una località ideale per gli amanti delle immersioni subacquee. A caratterizzare il paesaggio di Scopello sono i due faraglioni, che si immergono in un mare dalle mille sfumature del blu. A Scopello ci sono ottime spiagge dove trascorrere le giornate estive, come Guidaloca, formata da ciottoli e da un mare limpido. Non mancano le piccole baie nascoste, come Cala Mazzo, raggiungibile solo attraverso un sentiero non asfaltato. Altre spiagge sono accessibili solo tramite imbarcazioni, come Cala Bianca, Cala Rossa e Punta Pispisa.

7 chilometri di costa immersi nella natura selvaggia. Questa è la Riserva dello Zingaro, dove si susseguono baie, calette e grotte bagnate da un mare veramente fantastico. L’ingresso alla riserva costa 3 euro a persona e potrete scendere nelle varie calette, alcune più agevoli ed altre più impervie. La prima spiaggia della Riserva entrando dal comune di San Vito è la Tonnara dell’Uzzo dove ci sono due spiaggette di ciottoli, una raggiungibile solo via mare, mentre più avanti a Cala Capreria il mare è ideale per chi ama le immersioni o lo snorkeling. Non lontano si può accedere alla Grotta dell’Uzzo, uno siti archeologici preistorici più importanti di tutta la Sicilia. Un’altra grotta meravigliosa è quella dei Cavalli, dove si ammirano pitture rupestri e si può accedere anche ad una piccola spiaggetta. Altre Cale meravigliose della Riserva dello Zingaro sono Cala Beretta, Cala Marinella, Cala Varo e Punta della Capreria.

 

LAGO DI SCANNO (Antonella Giroldini)

Il lago di Scanno è uno di questi posti in Italia che pochi conoscono, e che anche per questo resta un luogo speciale che vale la pena scoprire. Diventato il lago più grande in Abruzzo dopo il prosciugamento del Fucino, il lago di Scanno è un bellissimo specchio d’acqua incastonato tra i Monti Marsicani, a 922 metri d’altitudine. È lungo 1722 metri e largo 700, con una profondità massima di 32 metri. Ma soprattutto, ha una caratteristica che infiamma l’immaginazione di tutti: è un lago a forma di cuore.

L’origine del lago è naturale. Si tratta infatti di un antico lago di sbarramento formatosi in seguito al distacco di una frana dal Monte Genzana. Secondo un’antica leggenda, però, il lago di Scanno si sarebbe formato in seguito a un combattimento tra i romani e Re Battifolo, un sovrano del posto. Quando questi stava per essere sopraffatto, invocò l’aiuto del mago Bailardo che con un incantesimo fece coprire d’acqua il campo nemico. Un’altra leggenda vede invece protagonista la bellissima fata Angiolina, di cui si era invaghito tale Pietro Baialardo, che ordinò il suo rapimento. Per sfuggire ai rapitori, la fatina fece in modo che sotto i loro piedi si materializzasse un lago, nel quale sprofondarono.

Non ci sono vere e proprie spiagge, ma declivi del terreno più o meno dolci consentono di raggiungerne comunque le sponde con relativa comodità. Le acque color verde smeraldo del lago sono balneabili. Nel lago di Scanno il nuoto è un’esperienza unica, ma è possibile anche noleggiare barche e pedalò per un tour più comodo. Il lago è attrezzato con un’area di sosta per camper. È consentita anche la pesca!

La Chiesa della Madonna del Lago, dedicata a Santa Maria dell’Annunziata, è stata edificata nel 1702 sulla sponda meridionale del lago, proprio sul luogo in cui si trovava una sacra immagine della Madonna, dispensatrice di miracoli e meta di pellegrinaggi. L’interno della chiesetta è stato ristrutturato all’inizio del XX secolo in stile neogotico, con affreschi di pittori del posto.

La chiesa conservava inoltre un’antica statua della Madonna del Lago, che è stata però trafugata nel 1979. Quella attualmente esposta è una copia successiva, realizzata subito dopo il furto da un artista scannese.

LAGO DEL MATESE (Antonella Giroldini)

Formatosi diversi milioni di anni fa, ha un fondo impermeabile che permette l’accumulo delle acque provenienti dai monti che lo circondano. Questo particolare fondale si è formato in seguito alla dissoluzione della roccia calcarea (per questo si parla di lago carsico), i cui resti insolubili si sono depositati sul fondo. A tutto ciò, nel corso dei millenni, si sono aggiunte anche le ceneri del Vulcano di Roccamonfina e dei Campi Flegrei, oltre a sedimenti di origine argillosa e organica. È così che è nato il Lago del Matese. Da allora viene costantemente alimentato da alcune sorgenti presenti lungo la sponda Nord (poco visibili poiché coperte da detriti ghiaiosi) e da piccoli torrenti stagionali, generati dalle abbondanti precipitazioni autunnali e dallo scioglimento delle nevi, che sono molto attivi dall’ autunno alla primavera.

Sempre nei pressi della sponda Nord (in località San Michele) si erge Monterone, una piccola collinetta che, nel periodo invernale-primaverile, con l’innalzamento del livello delle acque si trasforma in isolotto. Purtroppo, i suoi margini si rimpiccioliscono sempre più a causa dell’azione dell’acqua.

Data la natura carsica del territorio, lungo la sponda Sud sono presenti degli “inghiottitoi naturali”: Scennerato (il più grande), Brecce, Caporale e Bufalara. Esiste una connessione tra l’inghiottitoio dello Scennerato e la sorgente del Torano (un torrente che nasce e attraversa il comune di Piedimonte Matese), confermata da alcuni test effettuati prima e durante i lavori del 1920. Per evitare ingenti perdite d’acqua, molto preziosa perché ancora oggi alimenta la locale Centrale Elettrica, l’uomo ha ostruito diversi di questi inghiottitoi naturali con colate di cemento e argini artificiali.
Il Lago del Matese, oltre ad assicurare i vantaggi che finora abbiamo elencato, ha anche delle finalità biologiche dettate da madre natura. Infatti le sue acque sono popolate da tante specie di pesci e anfibi, mentre in superficie vive una grandissima varietà di volatili e piccoli mammiferi.
Nel periodo di fine estate, il lago e soprattutto il suo esteso canneto diventano un vero e proprio “dormitorio” e fonte di nutrimento per centinaia di migliaia di uccelli migratori (tra cui spicca per numero la rondine) che approfittano di questo habitat per cibarsi e riposare prima di riprendere il lungo viaggio che ogni anno compiono per spostarsi dall’ Africa verso l’Europa.

Ankara (Antonella Giroldini)

Una giornata è sufficiente per la visita della città, innanzitutto vale la pena di visitare il Museo delle Città Anatoliche, che nel 1997 ha vinto il 1° Premio come migliore Museo Europeo , per poi compiere il giro della cittadella e della città vecchia. Il resto della mattinata sarà dedicato al Museo Etnografico, importante testimonianza del ricco folclore turco. Nel pomeriggio si potranno visitare il tempio di Augusto e di Roma e le terme romane. In seguito si raggiungerà , nel settore sud – ovest, il mausoleo di Ataturk, dal quale si gode il panorama dell’intera città.

Il Museo delle Civiltà Anatoliche è di eccezionale interesse per la ricchezza delle collezioni che vi sono conservate e che abbracciano tutte le civiltà succedutasi nell’Asia Minore. Pregevole soprattutto quelle di arte e artigianato ittita e quelle relative al Neolitico, risalenti fino al VII millennio a.C

Gabes (Antonella Giroldini)

Raccolta al centro del suo golfo – un tempo chiamata “Piccola Sirte” – Gabes costituisce una tappa facoltativa ma piacevole fra il Sahel e il Sud Tunisino. La città ha la fortuna di possedere una delle più belle e vaste oasi del Paese, alimentata dalla ouadi Gabes.

Percorrendola in carrozzella , osserverete il tradizionale sistema di coltivazione su tre livelli ( palme, alberi da frutto e cereali) e sentirete in sottofondo il gorgoglio dell’acqua nei canali dell’irrigazione. Ritroverete i prodotti di questa agricoltura nelle botteghe del suq, in particolare la polvere di hennè , specialità e vanto della città. Il suo palmeto non deve far dimenticare che Gabes è anche il più importante centro tunisino della coltivazione di hennè e melagrano

E’ una delle maggiori oasi della Tunisia e una delle più singolari del Maghreb perché si stende fino a 20 m dal mare .

 

SEGESTA (Antonella Giroldini)

Il sito archeologico di Segesta sorge su di una collina alle spalle del golfo di Castellammare. Fu fondata dagli Elimi, divenendo una delle principali città del bacino del Mediterraneo, rivale della vicina Selinunte. Nel 409 a.C. con l’aiuto dei Cartaginesi riesce a prevalere su Selinunte, ma nel 307 a.C., viene distrutta dal siracusano (alleato di Selinunte) Agatocle per poi rinascere dalle proprie ceneri con i romani. Per il periodo successivo non si hanno notizie certe su Segesta, anche se continuò ad essere abitata nel Medioevo come attestano i ritrovamenti del Castello Normanno e di una piccola basilica triabsidata (poi abbandonata e ricostruita come eremo nel XV sec.). Il tempio di Segesta è il migliore monumento ritrovato, sorge su una collina ed è circondato da un’ampia vallata. Il tempio dorico conserva quasi intatte le 36 colonne, tuttavia si pensa che forse non sia stato completato a causa della mancanza di una cella interna e delle scanalature delle colonne. Alcuni studiosi affermano che il tempio è completo così com’è, cioè un peristilio pseudo-templare. Inoltre non è certa la destinazione d’uso del tempio infatti, non è stato ritrovato nessun reperto di tipo religioso. Il teatro sorge sul monte Barbaro, raggiungibile attraverso un percorso in salita dal quale si può godere una vista incredibile. Prima di arrivare al teatro si possono ammirare i resti dell’Eremo di S. Leone con una sola abside, costruito su un precedente edificio triabsidato e, alle spalle, le rovine del castello normanno. Il teatro sorge su un pendio roccioso, costituito da un perfetto emiciclo di 63 m di diametro. Ogni estate il teatro si riempie di spettatori pronti ad assaporare le grandi tragedie e commedie che avvincevano gli Antichi, godendo di una vista spettacolare che da sul Golfo di Castellammare.

 

RAVENNA (Antonella Giroldini)

Bella, colta ed elegante, città di santi, banchieri e re. Questa è Ravenna, in Emilia Romagna, la seconda città più grande d’Italia per estensione. Questa affascinante città a pochi chilometri dal mare, vanta otto monumenti dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità tra cui spicca la Basilica di San Vitale, capolavoro dell’arte bizantina del VI secolo.

I suoi capolavori paleocristiani custodiscono stupendi mosaici, in particolare nel Mausoleo di Galla Placidia. Ma questo vale anche per il Mausoleo di Teodorico e per il Battistero Neoniano, detto degli Ortodossi, che presenta una magnifica cupola di mosaici policromi al pari del Battistero degli Ariani.
Anche la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, eretta per il culto ariano, e solo successivamente consacrata al cattolicesimo (nel VI secolo) ha le pareti della navata centrale interamente ricoperte da mosaici, ma si distingue ancora di più per il suo portico cinquecentesco e il raro campanile cilindrico del IX secolo. Stupendi mosaici adornano pure l’abside e la Cappella Arcivescovile della famosa Basilica di San Vitale mentre il santo patrono della città rappresentato in mezzo a un paesaggio campestre musivo è glorificato nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe.

Sono proprio queste pregevoli e uniche decorazioni a mosaico, l’elemento comune che ha dato a Ravenna il titolo di “città dei mosaici”.

Poco distante da Ferrara e dal parco divertimenti di Mirabilandia, Ravenna è caratterizzata da una ricca vita mondana, e i molti turisti che vi si recano a visitarla la usano spesso come punto di partenza per esplorare la costa su cui si affaccia e per visitare l’entroterra dove gustare i tradizionali piatti della cucina romagnola. Da Ravenna si raggiungono facilmente il Parco Regionale del Delta del Po dell’Emilia-Romagna e le Valli di Comacchio, entrambe oasi naturalistiche. Viceversa è spesso il punto d’arrivo di chi soggiornando a Cervia e dintorni, si reca a Ravenna anche solo per un giorno, ad assaporarne la storia millenaria.

MUGGIA (Antonella Giroldini)

Una località dalle fattezze istro-venete.

Nell’ultimo lembo d’Italia la costa pare ripiegarsi su se stessa: qui si apre la Baia di Muggia, caratteristica località dalle fattezze istro-venete. Approdando nella pittoresca darsena, pare quasi di entrare dentro le calli e le piazzette. L’atmosfera di stampo veneziano non si respira solo grazie alle architetture: anche il dialetto, i costumi e le tradizioni gastronomiche lasciano trapelare un intenso passato condiviso con la Serenissima.

Guardando Muggia dal mare, le bianche pietre d’Istria e le case colorate creano un armonico tutt’uno con il verdeggiante ambiente carsico. A incorniciarla, sette chilometri di costa e una corona di colli che dominano panoramicamente una vasta zona, sia italiana che istriana.
Storia
Prima dell’anno Mille, Muggia sviluppò a valle, nel porticciolo, un piccolo centro che fu chiamato Borgolauro: in questo nuovo borgo, nel Duecento, nacque il Comune di Muggia. Di quest’epoca sono il duomo e il palazzo comunale, ricostruito nel Novecento.

Ma lassù, in alto, sul promontorio che sovrasta il porto, si parla una storia ancora più antica: ne sono prova i resti dei castellieri protostorici di Santa Barbara e di Muggia Vecchia, dove si erge la romanica Basilica di Muggia Vecchia (IX secolo), unica testimonianza, insieme ai resti delle mura, di un passato romano e medievale. Da qui, si gode di un magnifico panorama sul Golfo di Trieste.

Il Castello di Muggia, invece, risale al Trecento, pur essendo stato rimaneggiato più volte nel corso dei secoli. Un tempo coronava la munita cerchia muraria intorno alla città. La curiosità è che gli abitanti di Muggia hanno via via usato i suoi originari blocchi di pietra arenaria per costruire le proprie abitazioni.

Ancora oggi in questa cittadina si respira un’aria particolare, passeggiando nelle caratteristiche calli e nella splendida piazza Marconi, cuore pulsante della cittadina, oppure sostando nel Mandracchio ad osservare i pescatori intenti nel loro lavoro.
E poi ci sono confortevoli e ombreggiati stabilimenti balneari, a Muggia e dintorni. Molto suggestivo è il porticciolo sito nella località di San Bartolomeo.

Da non perdere il Carnevale di Muggia o “Carneval de Muja”, con origini classiche della tradizione veneziana e con influssi della penisola istriana: un grande spettacolo che ogni anno propone carri allegorici e maschere coloratissime. La sfilata si svolge la domenica con la premiazione della compagnia più bella ed originale.

 

ABBAZIA DI S. PIETRO IN VALLE (Antonella Giroldini)

Il poggio del monte Solenne, su sorge l’abbazia , era già stato scelto come sede di un cenobio eremitico quando, nel 720, Faroaldo II, duca di Spoleto, si ritirò in questi luoghi fondando il nucleo conventuale benedettino. Dopo le distruzioni compiute dai saraceni ( fine IX secolo) , Ottone III diede avvio alla campagna di restauro portata a termine dal successore Enrico II; l’edificio attuale è frutto di un ripristino compiuto negli anni Trenta del ‘900 e si presenta composto da un’aula unica coperta a capriate, molto sviluppata in lunghezza, che riecheggia modelli d’oltralpe come cluny o St. Michael di Hildesheim. La maestosa torre campanaria, datata alla seconda metà dell’XI secolo (epoca alla quale risalirebbero anche le sculture dei Ss. Pietro e Paolo che ornano il portale meridionale)  si rifà a modelli romani con contaminazioni lombarde. el 1995 si è concluso il restauro del complesso ciclo di affreschi che decora le pareti della navata, considerato uno dei grandi monumenti della pittura romantica in Italia ( fine XII – inizi XIII secolo). La decorazione è organizzata su 4 registri: i primi 3 con scene del vecchio e nuovo testamento; l’ultimo, fortemente mutilo, era occupato probabilmente da elementi ornamentali e da immagini votive; ogni singola scena è illusionisticamente inquadrata da una finta galleria scandita da colonnine tortili e commentata da un titulus esplicativo. L’abside centrale è interamente ricoperta da un grande affresco disposto su tre registri e attribuito al Maestro Eggi  ( 1445 circa) ; di notevole interesse è l’altare maggiore, raro esempio di arte longobarda firmato ” Ursus Magester”. Nel transetto destro è custodito il cosiddetto sarcofago di Faroaldo II, urna romana che avrebbe ospitato le spoglie del fondatore ; sul fondo del transetto si trovano altri sarcofagi ascrivibili sempre al III secolo a. Cristo. L’ex convento, di proprietà privata, è adibito a struttura ricettiva e congressuale.