Posticciola (Antonella Giroldini)

Sorge nei pressi dell’area archeologica dell’antica città Trebula Mutuesca (oggi Monteleone Sabino) e potrebbe costituirne il nucleo originario pre-romano; questa ipotesi è supportata dai numerosi resti architettonici romani nella zona, visibili dalle strade cittadine più esterne sulle pendici dei monti limitrofi, e simboleggiate dall’antico Ponte romano, detto Ponte vecchio, raggiungibile con una breve passeggiata scendendo dal paese. Anticamente stazione di posta e luogo di transito della transumanza, conserva bene l’impianto di paese medievale sabino.

La prima testimonianza storica del paese risale all’898, ma l’attuale nome sembra di origine più recente: ne abbiamo nota nel 1844 e sembra derivare dall’unione dei nomi dei due paesi limitrofi Posta e Roccucciola. Della località furono signori la famiglia Brancaleoni poi i Belloni che si estinsero nei Cavalletti che la tennero fino all’eversione della feudalità.

Comune a sé stante fino al 1876, da quell’anno è aggregato al comune di Rocca Sinibalda.

Oltre al già ricordato Ponte vecchio, fuori dall’abitato, il paese conserva un fortilizio, appartenuto alla famiglia Mareri in epoca medievale fino al 1600, con una parentesi in cui appartenne ai Colonna. Il palazzo, in seguito passato di mano in mano sotto il dominio di altri casati fino all’Ottocento, versò quindi in stato di abbandono fino a quando la famiglia Solivetti lo restaurò. Il fortilizio non è visitabile ma compare all’improvviso passeggiando per le strette vie del paese, alcune scavate direttamente nella rocciaLa chiesa di Santa Maria Assunta Immacolata sorge al centro del paese e da lì partono le processioni delle cerimonie religiose. Fino a pochi anni fa conservava un organo del Catarinozzi, una volta appartenente al monastero di S. Agnese di Rieti, e nell’Ottocento regalato alla Chiesa di Posticciola. La Chiesa dal 1824 svolse l’attività di avviamento dei fanciulli ai primi anni di seminario, ma una lapide trovata nel giardino pensile della chiesa, e datata 1644.

Il Castello del Poggio di Guardea (Antonella Giroldini)

Il Castello del Poggio di Guardea, situato sulla sommità del colle che sovrasta l’attuale Guardea, concepito in funzione difensiva, fu costruito nel 1034 su una preesistente rocca bizantina del VII sec.
Edificato dai Normanni, con il restauro cinquecentesco ad opera dell’architetto Antonio da Sangallo il Giovane,il Castello addolcisce le sue forme con lo splendore del portico, dei loggiati e delle scalinate la forza e la solidità delle più antiche mura perimetrali, diventando di forma rettangolare. L’ala sud e quella ovest si sviluppano formando un patio interno: il “piccolo tesoro” del Castello del Poggio.
L’evoluzione del Castello si ferma qui e la sua funzione rimane prevalentemente abitativa ed agricola.

Dentro le mura merlate ci sono sette piccole case e le fondamenta di molte altre dirute, lo circondavano a cerchio nel lato di nord-ovest.
Il castello è composto dalla residenza della Signoria con l’antistante fortezza e le sue mura merlate che racchiudono le abitazioni degli antichi mercenari. La Rocca è divisa dalla fortezza e da una corte interna.
Un terzo cerchio di solidissime mura, chiude tutt’intorno il tratto sud-est ed è interrotto soltanto dal portone d’ingresso. Nelle sue linee architettoniche semplici ed artistiche insieme, rappresenta, per la impareggiabile posizione panoramica, per i pregi di molte rifiniture, per l’eleganza del cortile interno e per molte altre particolari caratteristiche, un “unicum” da annoverare fra le rarità italiane.

Per quanto ci tramanda la storia, il Castello di Guardea è tra i più antichi d’Italia, fu probabilmente fondato come feudo imperiale ma fu successivamente assorbito nel XII secolo dal vicino “Status Alviani” feudo della Chiesa, divenendo l’avamposto chiave per la sua difesa verso i monti che lo separavano da Todi.
Il complesso occupa il crinale di un colle di dimensione molto evidente che domina l’abitato di Guardea con una presenza paesaggistica ed ambientale di ottimo rilievo.

Nel 1981, dopo essere stato in vendita per dieci anni, ridotto in pessime condizioni, fu acquistato nuovamente da privati e restaurato con impegno di molti anni dagli attuali comproprietari, il Dr. Tommasi Aleandro, sua moglie Irene Fabi e il Dr.Marco Pica, insieme all’Architetto Franco Della Rosa.
Per la sua particolare connotazione storico-architettonica il Ministero dei beni Culturali ed Ambientali ha concesso al Castello il vincolo di Monumento Nazionale, in quanto rappresenta un “caratteristico esempio di architettura militare con più difese avanzate spiraliforme, e per l’importanza storica delle vicende che ivi si sono verificate“.

ll Castello del Poggio è segnalato fra le 24 Dimore storiche dell’Umbria da salvare in sede internazionale.
Attualmente, oltre alla funzione abitativa (ospita nove nuclei familiari) è la sede italiana del prestigioso Club di Budapest, importante organismo internazionale che si occupa dello sviluppo della coscienza civile. Inoltre è la sede del Circolo La Rondine, sede territoriale della Legambiente.
Nel 2001, il Comune di Guardea in collaborazione con il Club di Budapest e alcuni artisti eresse, a Guardea, una grande opera scultorea-architettonica, l’Arco della Coscienza Planetaria, simbolo della fratellanza universale.

 

Abbazia di S. Antimo (Antonella Giroldini)

Attraversando un territorio segnato dai vigneti Biondi e Santi, si raggiunge questa straordinaria abbazia benedettina, solitaria tra gli olivi, per tradizione fondata da Carlo Magno. Fiorente nel XII secolo, al 1188 data l’attuale chiesa costruita dai monaci nel sito di una preesistente. In travertino e alabastro, è elegante edificio romanico con influenze francesi e lombarde.

Nella Valle dei Calanchi (Antonella Giroldini)

I calanchi sono delle particolari forme di erosione create dagli agenti atmosferici, in particolare dalle acque pluviali, nelle argille del Pliocene depositate in più riprese dall’oceano, soprattutto attorno a due milioni di anni fa. Osservando la rupe su cui poggia Civita di Bagnoregio si possono notare le diverse stratificazioni geologiche, dal basso verso l’alto troviamo basamenti calcarei e argille sabbiose, su queste poggiano ulteriori sabbie e conglomerati.

Questo territorio di alto valore naturalistico, denominato Forre della Teverina, è compreso nei Comuni di Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Celleno, Civitella d’Agliano, Graffignano e Lubriano. In esso sono presenti notevoli testimonianze del periodo etrusco. Un’escursione di 12 km per oltre 550 metri di dislivello, di difficoltà impegnativa, attraversando la Valle dei Calanchi da Lubriano a Civita di Bagnoregio.

 

CAPENA (Antonella Giroldini)

 

L’attuale città di Capena che si differenzia dall’antica Capena sul colle della Civitucola, ha anch’essa origini molto antiche. Il suo nucleo primitivo che attualmente viene chiamato in parte “la Rocca” e in parte “Paraterra” è costituito da un imponente tallone di tufo, con pareti molto scoscese. Il luogo ha una storia particolare: esso infatti non è stato abitato in modo continuativo ma, come è avvenuto anche in altri paesi arroccati, era frequentato nei periodi di insicurezza (guerre, invasioni), proprio grazie alle sue difese naturali, mentre durante epoche di pace e tranquillità era meno abitato. Le tracce della sua frequentazione risalgono addirittura alla Preistoria: si trovano infatti testimonianze e tracce di vita a Paraterra e lungo le pareti dello sperone. Questo è chiaramente dovuto alla conformazione del luogo che offriva grotte per abitazione, numerosi corsi d’acqua nella valle e molta fauna. Si hanno tracce del periodo romano in un Colombario situato sulla parete di tufo a picco, a Sud-Ovest, in località Paraterra.

Attorno al nucleo medioevale si sviluppò la parte Rinascimentale, con la sistemazione della Rocca dove furono aperte due piazzette e fu costruita una chiesa, ora diroccata, dedicata a S. Michele Arcangelo, di cui si conserva l’elegante portale di marmo con un’iscrizione sull’architrave che riporta anche la data di costruzione, 1477: “MCCCLXXVII – T(empore) – SIXTI PP IIII”. Nella chiesa si trovavano molti affreschi di cui non ne rimangono adesso che poche tracce. Testimonianze di rifacimenti negli ambienti sottostanti la chiesa consistono nell’apertura di finestre, su una delle quali si nota la data di tali lavori: 1642. Durante questo periodo fu ampliato e sistemato il poderoso Palazzo dei Monaci.

Bomarzo (Antonella Giroldini)

Il piccolo borgo sorge su uno sperone tufaceo, raccolto intorno al palazzo Orsini che strapiomba sull’avvallamento in fondo al quale si trova il parco dei mostri di Bomarzo. In uno degli antichi magazzini del palazzo si trova il Museo delle sculture che espone più di cento sculture iperspaziali di Attilio Pirelli, realizzate dal 1960 in poi.

Il Duomo risale nella costruzione attuale al XVI secolo e custodisce un sarcofago paleocristiano e affreschi cinquecenteschi di impronta fiorentina.

Civita di Bagnoregio (Antonella Giroldini)

Appendice irrinunciabile della visita di Bagnoregio, la si raggiunge con una passeggiata – di 1 km circa- che ha inizio tra il belvedere del convento dei Minori. Percorrendo un viadotto pedonale alto sulla campagna circostante, si giunge alla frazione , abitata oggi da poche decine d persone, che è il nucleo più antico di Bagnoregio. Al borgo, minacciato da piccole ma continue frane che erodono lo sperone tufaceo su cui sorge ( da qui il noto appellativo di ” città che muore”), si accede per la porta di S. Maria o del Cassero, con loggetta a tre arcate, che ingloba un’apertura di epoca etrusca ricavata nel tufo. Lungo le viuzze si ammirano colonne romane, cippi funerari, eleganti portali medievali e rinascimentali. La Chiesa di S. Donato, che fu cattedrale di Bagnoregio, fino al 1699, è un edificio medioevale rimaneggiato : la facciata è seicentesca, il campanile del XII secolo. L’interno a tre navate custodisce un Crocefisso ligneo della scuola di Donatello, teche in avorio, reliquiari e arredi sacri di pregio; sulla parete d’ingresso tabernacolo del 1599; alle pareti laterali, affreschi del secolo XVI.