ROCCA AL VECCE (Antonella Giroldini)

L’abitato di Roccalvecce ha origini antichissime. Fu sicuramente un insediamento Etrusco come dimostrano i ritrovamenti in tutta la zona circostante di tombe risalenti al VIII e al VII secolo a.C. Successivamente divenne un “castrum romano” come testimoniano le tracce di opus reticulatum presenti nelle fondamenta del castello. Durante tutto il 1200 e gli inizi del 1300 il castello fu proprietà di vari Signori, il più famoso tra questi, Ponzio, fu un condottiero agli ordini della nobile famiglia Monaldeschi di Bagnorea (l’attuale Bagnoregio). Dopo circa 100 anni di alterne vicende e scontri tra condottieri di ventura il castello divenne proprietà della potente famiglia Viterbese dei Gatti. Nel 1498 5/6 del castello passarono in mano a Giulio e Ottaviano Colonna, Patrizi romani, e il restante un sesto a Francesco Chigi, nobile Senese. Nel 1555 Camillo Colonna, figlio di Ottaviano, lo cedette ad Alberto Baglioni i cui figli, Vincenzo e Paolo, trovatisi in gravi difficoltà economiche, nel 1642, furono costretti a vendere a Prospero Costaguti, patrizio genovese e cittadino romano. Successivamente nel 1685 Giovanni Giorgio Costaguti acquistò il rimanente 1/6 del castello ancora di proprietà della famiglia Chigi. Da allora fino ad oggi il Castello di Roccalvecce è sempre stato proprietà della famiglia Costaguti.

L’etimologia

Esistono due tesi predominanti che spiegano l’origine della parola “Roccalvecce”. Durante il Medioevo intorno al 1200/1300 Roccalvecce si chiamava “Rocca del Veccio” ed era costituita unicamente da un corpo di guardia e una torre di avvistamento. Gli storici ritengono che “Il Veccio” fosse il nome del condottiero di ventura che l’aveva edificata. Infatti in quel periodo storico avvenivano spesso guerre tra la Repubblica di Siena, lo Stato Pontificio e la città di Viterbo. La “Rocca del Veccio” si trovava proprio al confine tra i due Stati e grazie alla sua posizione strategica ricopriva una importante funzione di avamposto militare sulla Via “Teverina”. Nel 1254 gli allora Signori di Roccalvecce si sottomettevano, con atto di soggezione, al dominio del comune di Viterbo. Da Allora si susseguirono numerosi altri atti in cui i castellani di Roccalvecce ribadivano la propria sudditanza al comune di Viterbo. Agli inizi del 1400 il castello di Roccalvecce entrò a far parte in piante stabile del patrimonio di S.Pietro. Tuttavia essendo ancora un presidio al confine tra Stato Pontificio e Repubblica di Siena divenne stazione di guardia per gendarmi pontifici svizzeri, le famose “Guardie Svizzere”. Questa presenza potrebbe aver dato origine alla definizione “Rocca Helvetica” poi tramutata nella parola Roccalvecce. Questa teoria è confutata anche da una lapide marmorea presente all’interno della chiesa del castello.

VITORCHIANO (Antonella Giroldini)


A un quarto d’ora d’auto da Viterbo, Vitorchiano stupisce per l’integrità del suo nucleo antico ed infatti non è considerato solo uno dei centri storici più belli di tutta la provincia di Viterbo ma è proprio censito tra i borghi più belli d’Italia e le abitazioni sembrano un tutt’uno con lo sperone di roccia vulcanica che le sostiene.
Ecco perché Vitorchiano è stato soprannominato il Borgo sospeso.
Questa parte della provincia di Viterbo in antichità è stata infatti modellata dall’azione dei vulcani che hanno creato depositi di materiali che compattandosi hanno formato le rupi su cui sorgono tanti borghi della Tuscia. Ma Vitorchiano è particolare proprio perché il banco di peperino, fratturato in enormi massi, sostiene gli edifici costruiti direttamente sulla roccia. Guardando la rupe lateralmente sembra proprio che Vitorchiano sia stata costruita in un solo giorno per quanto le case arroccate e a strapiombo si fondano con la roccia lavica, in perfetta armonia con la sottostante Valle del Vezza, i suoi torrenti e tutto il paesaggio circostante ricco di boschi di querce, frassini, faggi, olmi e castagni.

Cosa vedere a Vitorchiano: i consigli della guida turistica


Una visita guidata a Vitorchiano parte proprio dall’esterno delle mura, dove è possibile ammirare la doppia cinta perfettamente conservata che divide la zona rinascimentale da quella medievale, costruita sfruttando gli antichi tracciati etruschi e ogni viuzza è un’esplosione di colori di fiori che risaltano sulla pietra grigia di peperino.
Vitorchiano è una vera e propria terrazza sulla natura circostante: tanti affacci permettono di godere della bellezza delle forre che circondano tutto l’abitato.
Durante la visita guidata di Vitorchiano ci soffermeremo a visitare la chiesa di Santa Maria, antica chiesa Matrice, ma troveremo, fontanelavatoiporte urbiche e palazzi nobiliari importanti come quello “del Vescovo”. Visiteremo le preziose sale del Palazzo del Comune e saliremo sulla torre civica per ammirare dall’alto un panorama straordinario.
Durante il tour di Vitorchiano ti parlerò di Santa Rosa, la patrona di Viterbo che fu esiliata nel 1250 in questo paese e dove compì due miracoli: la restituzione della vista mediante preghiera ed apposizione delle mani ad una fanciulla di nome Delicata e la conversione di un’eretica “la maga” mediante la prova del fuoco.
Ma durante il tour ti accorgerai che ci sono tantissimi stemmi S.P.Q.R. e non è un caso! La città di Vitorchiano per quasi 800 anni fu un feudo di Roma a cui gli abitanti hanno giurato fedeltà in cambio di protezione e aiuti. Ancora oggi è possibile ammirare la Guardia del Campidoglio nelle manifestazioni ufficiali del comune di Roma abbigliata con i costumi che, secondo la tradizione, furono disegnati da Michelangelo Buonarroti. Ma perché questo attaccamento e questa fedeltà alla città eterna? Beh i motivi sono davvero incredibili e te li racconterò durante la visita guidata di Vitorchiano!
E sai che a Vitorchiano ci sono tantissimi profferli? Cosa sono? Sono delle scale esterne in pietra, tipiche dell’architettura della provincia di Viterbo, particolarissime e con diverse funzioni che ti svelerò durante il tour guidato e la più monumentale si trova ai margini della rupe, in posizione isolata, ed è proprio la scala della cosiddetta casa del Rabbino, ad indicare la presenza in passato di una comunità ebraica anche a Vitorchiano.
E se pensi che Vitorchiano sia un borgo semi abbandonato come molti altri in Italia, questa volta ti sbagli. Gli abitanti fanno di tutto per renderlo sempre più conosciuto dai visitatori, amano il loro paese e addobbano di fiori ogni terrazzo, ogni angolo. Sono presenti botteghe artigiane e ristorantini ricavati all’interno delle antiche case medievali dove è possibile gustare le eccellenze enogastronomiche del territorio come le castagne, le nocciole, i funghi, pregiati oli extravergini oliva, ottimi viniformaggi di pecora e di mucca, prosciutti e salumi.

CAPRAROLA (Antonella Giroldini)

La storia della cittadina è in stretta relazione ai Farnese e al palazzo – fortezza che vi fecero costruire nel XVI secolo. Il feudo di Caprarola infatti venne scelto da Alessandro Farnese per la costruzione di una villa residenziale. E’ bandiera arancione del Touring.

Il Palazzo Farnese fu iniziato nel 1530, per incarico di Alessandro Farnese, da Antonio da San Gallo il Giovane, che gli diede la caratteristica forma pentagonale e l’aspetto di una dimora fortificata. Il compimento venne affidato al Vignola. Numerosi furono gli artisti chiamati a lavorare ai prestigiosi cicli iconoclastici che ornano gli interni tra i quali Federico e Taddeo Zuccari.

 

SAN MARTINO AL CIMINO (Antonella Giroldini)

Paese di antiche tradizioni turistiche situato in posizione panoramica alle falde dei monti Cimini, fu possesso dell’abbazia di Farfa e poi dei Cistercensi, diventando nel 1644 feudo della famiglia Pamphilj.

La Chiesa di S. Martino è una importante ed evoluta costruzione cistercense di forme gotiche, dalla monumentale facciata chiusa tra due torri seicentesche a cuspide piramidale e con abside poligonale a contrafforti.