Villa Metafora – Andrea De Carlo ( Antonella Giroldini)

 ..Poi in quel luglio infuocato del 2005 gli era capitato di osservare dal mare Villa Metaphora, e benchè versasse in uno stato di penoso abbandono, se ne era innamorato a prima vista, come potrebbe succedere con una donna difficile dalle qualità straordinarie . E’ così che è nata la faccenda: un sentimento che diventa un idea che diventa un dato di fatto che si concatena ad altri dati di fatto, diventando più complicato e pesante a ogni passaggio….IL BARONE DIEDE ALLA RESIDENZA IL NOME DI VILLA METAPHORA, CONSIDERANDOLA UN’ALLEGORIA DEL CONTINUO ALLONTANARSI DELL’OGGETTO DI OGNI DESIDERIO ….

……Lascia qui il rumore del mondo, per tornare al suono dei tuoi pensieri…

…da dispensatore di attenzione è diventato un mendicante di risposte, intrappolato in un reticolo di troppe parole, troppi gesti, troppe richieste di contatto. E più si rendeva conto di quello che succedeva, più ha profuso sforzi, ottenendo alla fine solo saturazione, mancanza di effetto..

…ha ormai migliaia di casi in archivio, … Il fatto è che non c’è incoraggiamento, pressione, esempio, sollecitazione , allenamento, insistenza, che possa servire a cambiare un carattere o una predisposizioni. Cero, chiunque è in grado di modificare temporaneamente il proprio modo di fare, per accontentare qualcuno…L’altro registra i cambiamenti, ne gioisce, va a raccontarli in giro, se ne vanta, li celebra. Si sente una persona fortunata e speciale, attribuisce i risultati alla propria capacità di comprensione, alla propria dolcezza o fermezza, alla propria pazienza, alla propria costanza. Peccato che i cambiamentinon siabo affatto tali, ma semplici adeguamenti momentanei dettati da ragioni opportunistiche…Appena la minaccia è passata. la femmina è conquistata….Unico vero mododi cambiare una persona è cambiarla, nel senso di sostituirla con un altra …..

….il fatto è che proprio non ha la natura dell’animale da branco

Viaggiare ( Antonella Giroldini)

…si torna a casa. Molti amici mi chiedono come mai non mi stanco di viaggiare tanto e spesso così lontano. Ci si stanca invece a casa , nella propria città e nel proprio mondo, stritolati da assilli e doveri trafitti da mille frecce quotidiane banalmente velenose, oppressi dagli idoli della propria tribù. Inoltre è a casa che si gioca , in bene e in male, la vita, la felicità e l’infelicità, la passione e il destino…

…il viaggio, anche il più appassionato, è sempre pausa, fuga, irresponsabilità, riposo da ogni vero rischio. Si torna dunque a casa, al mondo adulto, serioso, invadente….

…ad ogni viaggio, ad ogni partenza, alcuni sensi si acuiscono e altri si ottundono. Ad assopirsi sono le antenne della sospettosa e ansiosa sorveglianza quotidiana, di solito pronte a registrare i segnali di tutto ciò che può minacciare l’ordine e il dominio dal piccolo mondo in nostro potere; partire è anche lasciarsi andare, mollare la zavorra, socchiudere gli occhi come quando si guarda il sole, pigliare quel che viene. Si risveglia la percezione dei colori, degli odori, della superficie liscia o ruvida delle cose, di dettagli anche insignificanti. Una città si rivela pure nel riverbero delle sue nuvole, nella qualità della sua luce, nell’indugiare dei suoi tramonti o nel precipitare del suo buio.

IL CUORE A DUE CILINDRI (Antonella Giroldini)

colui che non sente la musica pensa che chi danza è matto ..

L’amore al quale faccio riferimento è un sentimento molto più complesso, qualcosa che si nasconde negli angoli più profondi e sconosciuti dalla nostra anima. Un’emozione che va ben oltre la marca e il motore della nostra moto, una sensazione che stava annidata lì, ben prima che qualcosa ci spingesse a diventare un motociclista, o per lo meno a provarci . un sentimento strano e sovversivo , sempre pronto a saltare fuori e a prenderci per la gola, facendolo quasi sempre nel momento meno opportuno…la mia moto era anche il mezzo per cercare di capire chi ero veramente ….la mia harley , da mito, diventava puro mezzo, vero tramite per scoprire me stesso…in effetti, non sono molti quelli che arrivano a possedere una harley seguendo una naturale evoluzione, passando cioè verso una lunga serie di moto che li fanno maturare portandoli verso the real thing. Ma tutto ciò non ha alcuna importanza; ciò che conta davvero è che, a partire da un certo giorno della vostra vita , senza motivo iniziate a pensare più o meno ossessivamente ad un HD. Quest’oscura e impellente concupiscenza motociclistica capita soprattutto con le HD e la ragione, ancora oggi ignota a tutti, va cercata tra le misteriose alchimie dell’innamoramento , piuttosto che nelle fredde valutazioni di marketing o nelle più razionali logiche tecniche. E non potrebbe che essere così, visto che le harley sono moto che nessuno si comprerebbe mai. Innanzitutto, costano molto più che le loro pari, di solito  hanno prestazoni inferiori, sono certamente più pesanti, portano subito a ebollizione i polpaccidella vostra fidanzata e consumano una cifra…la potete incrociare ferma a un semaforo o vederne una bella foto.magari ne individuate una al vostro ufficio e poco alla volta vi scoprite a cercarla ogni mattina. Quello è il momento in cui il seme ha trovato un nido nel vostro cuore e comiuncia a germogliare….quella di vedervela nel garage è di solito l’immagine più seducente, forse perché l’innamoramento significa innanzi tutto possesso: è come lo struggente desiderio di possedere una ragazza, di poterla considerare la vostra ragazza. Ed è allora che iniziate a sognarvi di telefonarle e di trovarla disponibile di passarla a prendere e trovarla li ad aspettarvi sotto il portone. Da quando inizierete a immaginare la nuova HD che vi aspetta silenziosa nella penombra del vostro garage, la vostra anima sarà perduta per sempre e la vostra mente non avrà più alcun potere su di lei…

La cosa che mi aveva colpito era la sua linea incredibilmente femminile. Il posteriore era molto largo, con grandi borse rigideche parevano dilagare in mezzo al negozio. Gli scarichi cromati con i finali fish – tail sembravano correre rasoterra lungo la linea di galleggiamento di quella che mi pareva una corazzata più che una motocicletta. Poi all’improvviso le linee della moto si stringevano come la vita di una danzatrice di flamenco per concentrarsi su una sottile sella di pelle nera, lunga e curva, che consentiva a malapena il posto per le chiappe del guidatore. Dopo la sella, il profilosi allargava di nuovo con il serbatoio da diciotto libri, meravigliosamente rotondeggiante. Il colore nero e compatto con poche cromature, era molto elegante e lanciava riflessi scuri. Questo incredibile equilibrio di forme rotonde e femminili terminava con un manubrio bikini- bar, esageratamente largo , ma che incorniciava il fanale cromatocon uno stile old school. Non era un oggetto del desiderio, era puro desiderio sotto forma di motocicletta. Era la moto che chiunque avrebbe desiderato ed era lì davanti a me….

Chissà se gli ingegneri che lo crearono lo avrebbero immaginato : due normali motocilindri fatti funzionare in coppia per ottenere una doppia potenza, che girano a un ritmo che ricorda quello di un battito cardiaco, ed erogano potenza e adrenalina come null’altro al mondo. I due pistoni si muovono in fase e il peso dell’albero di trasmissione e dei leveraggi consente l’erogazione continua della famosa coppia a bassi regimi caratteristica delle harrley. Le vibrazioni che per anni gli estimatori hanno chiamato good vibrations e il rumore dei gas nelle marmitte di scarico si trasforma in un cupo rombo di tuono sono altri elementi c he hanno fatto entrare i motori harley nella leggenda . Dio creò il fulmine, i motociclisti il tuono …

A volte sono proprio le cose apparentemente più assurde che mi hanno aiutato a ritrovare viva dentro di me una piccola scheggia di follia che conserva nel mio cuore, ma che troppo spesso fa fatica a riemergere. Una parte preziosa , che non vorrei mai perdere, la voglia di tornare un po’ ragazzo, di dimenticare tutto, di fare qualcosa insieme ai miei amici, di accettare una sfida e di prendermi qualche rischio . HARLEY – DAVIDSON : IF HAD TO EXPLAIN YUO WOULDN’T UNDERSTAND….

…Con il passare degli anni ho maturato un mio stile, che condivido con i pochi amici con cui continuo a viaggiare costantemente: chiariamo subito che nonostante tutto, continuiamo ad appartenere alla categoria dei motociclisti indisciplinati. Questo è dato da una serie di motivi, non ultimo che siamo sempre almeno in due sulla moto: noi alla guida e , sul sellino del passeggero, il nostro ego ( quest’ultimo  parecchio pesante) …

….ma non è cosi cazzo : sotto gessati e le scarpe nere stringate, il mio cuore ardeva di passione e vedevo l’avventura attendermi dietro ogni angolo di strada…

E’ incredibile quanto una moto e una ragazza possano assomigliarsi. Ad esempio mi piacciono quelle che non sono da guidare ma che, una volta capite, sono semplici e sincere. Quelle che sei tu a farle partire si accendono subito, ma con gli altri fanno le bizze. Quelle che una volta accese non le spegneresti più. Quelle generose, che non ti stancano mai, e quelle che devi sempre fare attenzione a non abbassare troppo la guardia. Quelle un po’ ribelli, che richiedono polso ed esperienza, ma che quando le cose si mettono male non ti molleranno in mezzo alla strada. Quelle da cui c’è sempre da imparare qualcosa. Quelle che quando pensi di averle domate, ti rendi conto che invece sei tu ad esserne diventato schiavo.

Di entrambe amo le forme molto femminili e a volte spudoratamente, mi piace guardarle quando sono in mezzo agli altri e quando esco con loro mi piace che la gente le ammiri.

Amo talvolta stupirle con piccole sorprese; accessori che non aggiungono nulla alla loro bellezza originale ma che ne esaltano le caratteristiche essenziali, perché il loro stile è sobrio e non hanno bisogno di trucchi. Non le ho scelte a caso, ma sono arrivato a poco a poco , dopo tante esperienze, dopo aver provato e riprovato. Non è stato facile conquistarle, a volte ho rischiato di perderle, di svegliarmi un mattino e non trovarle più.

L’amore per le moto e per le donne è unico: per questo ho una sola moto e una sola donna. Tutte e due pericolosamente simili.

Gli uomini devono avere un futuro e le donne un passato: il ragionamento vale anche per le motociclette, anche se Oscar Wilde probabilmente non ci aveva pensato …

La mia teoria è che un po’ di ruggine può essere molto affascinante : le ferite i segni che la strada ha lasciato su una moto sono la mappa preziosa che è sbagliato cancellare con una mano di vernice.

La mia medicina per quanto la banca, i capi, e i francesi superavano il mio livello di sopportazione era un viaggio con i miei amici. Il problema non stava nella mia vita di tutti i giorni, nella mia famiglia o nel lavoro. Non era voglia di fuggire il mio presente, ma sapevo che nel profondo la mia anima custodiva una scheggia fatta di rock’n’roll e di curve in terza piena che a volte reclamavano la mia presenza per un po’. La moto è il mio modo personale di affondare le cose, e non necessariamente il meno faticoso.  La moto per me è uno stato mentale : la consapevolezza del fatto che, qualsiasi cosa stia facendo, io resto un motociclista. C’è sempre un angolo del mio cervello impercettibile sintonizzato sul quel mezzo a due ruote. Penso alle modifiche da apportare, ai prossimi viaggi, alle ultime sensazioni provate in sella. E aggiungo che non amo le moto in generale: amo la mia moto, quella che ho scelto e che mi identifica perfettamente, che mi fa sentire completo. E ‘ robusta anche se non va fortissimo , è affidabile e generosa , ha una storia e grandi significati legati al passato . Ha un estetica originale, perché l’ho trasformata piano piano.

Probabilmente perché non c’è nulla da capire , solo lasciarsi andare al piacere  di guidare un mezzo perfetto  che però ha bisogno di te per funzionare, proprio come tu hai bisogno dei tuoi amici per essere te stesso .

Scheggia by Roberto Parodi (Antonella Giroldini)

 in effetti era uno strano personaggio Scheggia : molto di ciò che faceva era in contrasto con quello che era diventato , e spesso cavalcava questa  incoerenza come se cercasse a tutti i costi di provocare un cortocircuito per far saltare tutto e ricominciare da capo. La specialità di scheggia era quella di sembrare l’opposto di quello che era ..

…infatti una moto non deve abituare alle comodità , ma liberarci da esse . E’ un potentissimo strumento di immaginazione e di sogno … quella moto gli piaceva perché aveva ancora dentro di sé l’idea di essenzialità ereditata dagli anni 70..ed allora  così doveva ritornare, maledizione …Scheggia incominciò il suo processo di purificazione dalla moto , ma applicandolo anche a se stesso. La moto si alleggerì nel corso degli anni e anche le sue idee si chiarirono, o per lo meno diventarono più definite

…Fedro era la componente celebrale e imprevedibile del loro gruppo, una variabile non controllabile e spesso deviante, uno spirito libero e pericoloso..

…visto che il motociclista deve lasciarsi attraversare dal viaggio , e non attraversarlo. 

Scheggia : in effetti era uno strano personaggio Scheggia : molto di ciò che faceva era in contrasto con quello che era diventato , e spesso cavalcava questa  incoerenza come se cercasse a tutti i costi di provocare un cortocircuito per far saltare tutto e ricominciare da capo. La specialità di scheggia era quella di sembrare l’opposto di quello che era ..

…infatti uns moto non deve abituare alle comodità , ma liberarci da esse . E’ un potentissimo strumento di immaginazione e di sogno … quella moto gli piaceva perché aveva ancora dentro di sé l’idea di essenzialità ereditata dagli anni 70..ed allora  così doveva ritornare, maledizione …Scheggia incominciò il suo processo di purificazione dalla moto , ma applicandolo anche a se stesso. La moto si alleggerì nel corso degli anni e anche le sue idee si chiarirono, o per lo meno diventarono più definite

…Fedro era la componente celebrale e imprevedibile del loro gruppo, una variabile non controllabile e spesso deviante, uno spirito libero e pericoloso..

…visto che il motociclista deve lasciarsi attraversare dal viaggio , e non attraversarlo. 

Vedi, le moto sono come le donne, quando pensi di avere imparato a dominarle, ti rendi conto che erano a portare avanti il gioco.

Sono come noi tuareg: padroni dello spazio, imperatori del nulla, esploratori di terre che nessuno vuole e che nessuno reclama…lo spettacolo è sempre di fronte ai loro occhi : è la grandezza della natura riservata soltanto a loro

La mia frizione non funzionava benissimo ultimamente, rifletteva Scheggia. Chissà, forse anch’io non lavoro bene come mediatore . sono troppo duro, brusco, non agevolo i cambi di stato, i passaggi che la vita mi chiede. Questa frizione che non va, sembra proprio una metafora della mia vita in quest’ultimo mese. Io e Daniele, il mio meccanico – filosofo , le abbiamo provate tutte: regolando , registrando, stringendo e allentando , cambiando olio e tirando i leveraggi delle marce, ma niente da fare. Ne io ne lei avevamo alcuna intenzione di riprendere a funzionare come si deve. La frizione era dura, brusca, improvvisa. Proprio come quando discutevo per ore senza arrivare da nessuna parte. Quando le cose non vanno bisogna mettersi tranquilli e riprendere tutto daccapo . lui lavorava veloce e tranquillo e intanto parlavamo di quello che capitava nella vita, di come bisognerebbe prenderle, magari . E la frizione piano piano veniva rimontata con nuove molle, più morbide, che avrebbero lasciato cambiare con più dolcezza la stessa che poco per volta avrei dovuto mettere anche nelle mie cose , con un po’ più di distacco, di tranquillità , anche di generosità , perché no .

Ma si, certo. Figurati, con Scheggia e Raniero abbiamo la follia e il cuore : non posiamo perdere..

Esistono molti tipi di deserto , pensava scheggia, ma i più desolati sono quelli dove non c’è sabbia, sono quelli della nostra mente, quelli che cu circondano quando le cose incominciano ad andare male, quelli che leggiamo negli occhi di chi ci saluta ma guarda altrove, di chi stringe la mano morbidamente ma sorride in modo strano, di chi dice di credere in noi e sta già pensando come fregarci….

La mente pone il motociclista in uno stato psicofisico particolare, fatto di atarassia e di attenzione al tempo stesso

Libertà totale. Libertà significa possibilità, potere, e assenza di vincoli, soprattutto mentali , che ti portano ad avere scrupoli ,, no basta, con questi vincoli , basta legami , obblighi , relazioni con il modo passato

….i nostri viaggi erano canovacci su cui dipingere la nostra avventura, modificando i programmi nel corso della vacanza, ma restava qualcosa che dovevamo portare a termine, in qualche modo. Così, ogni volta che accendevamo i motori ripartivano, io sentivo sempre una  sensazione di vuoto dentro dio me. Mi mancava l’intimità , la vicinanza, la condivisione assoluta con la gente, con quei posti

Qualcuno diceva che un uomo deve avere un futuro, e una signora un passato

…. Elias Canetti….. (Antonella Giroldini)

Rimanevo volentieri da solo in silenzio . Il silenzio è stato uno degli incontri più affascinanti e misteriosi di quel periodo, tanto che ancora oggi non posso più farne a meno. Il silenzio è una della abitudini della mia nuova vita. Perché è stato il silenzio, la relazione intima con la natura e la sua contemplazione , a regalarmi l’incontro con una parte di me

…. Mal di Torino…. (Antonella Giroldini)

..non è solo il classico odio e amore , e non è solo una specie di male di vivere….è un male relativo. o meglio un male misterioso. ..

…..è un eterno stato di irrequietezza che negli ultimi anni si è reso sempre più palpabile fino a trasformarsi nel tratto distintivo ci rende torinesi tutti gli effetti senza dimenticare ospiti quelli Torino sono solo passaggio o in visita e poi tornano indietro toccati da questa malia…Torino era ed ancora la mia conchiglia per ascoltare il mare. roma invece sud centro pura astrazione tutta  concentrata alla potenza di qualcosa troppo grande indefinito. ….alzare lo sguardo al cielo significa perdersi una cupola celeste sconfinata ellittica senza un inizio fine. perché paesaggio romano non contempla margine delle montagne delimitare ne tracciare banale alternarsi del sole con luna: chiude come gigantesco pop- up….non intravedevo nessuna via fuga…. alla sua centralità suo ventre molle traffico turisti le auto blu monumenti archeologici partiti papi motorette colori della magica

Fabio Volo “A cosa servono i desideri” (Antonella Giroldini)

…. tra le pagine che ho trovato queste parole di Khalil Gibran:

La mia casa mi dice:” Non lasciarmi, perché qui dimora il passato”.  E la strada mi dice : Vieni e seguimi, perché sono il tuo futuro”.  E io dico alla casa e alla strada: “Non ho passato, non ho futuro. Se resto, c’è un andare nel mio rimanere; e se vado, c’è un restare nel mio andarmene. Solo l’amore e la morte mutano tutte le cose”.

Le cose magiche, le cose che stupiscono, che lasciano il segno accadano quasi sempre dalla nostra comfort zone.

“Una nave in porto è al sicuro, ma è per questo che le navi sono state costruite” (John A. Shedd)

“Porto con me le ferite di tutte le battaglie che ho evitato” (Fernando Pessoa)

Dovevo avere il coraggio di partire, andare nel mondo in cerca della mia famiglia, non quella biologica, quella elettiva.

“C’è un momento in cui la giovinezza si perde. E’ il momento in cui si perdono gli altri. Bisogna saperlo accettare. Ma è un momento duro”. (Albert Camus)

Lasciare gli affetti, allontanarmi dalle persone a cui ero legato era difficile, mi creava un disaggio profondo, che cresceva quando chi era intorno a me mi diceva: ” Chi ti credi di essere? Pensi di essere meglio di noi? “.

Il mio disagio mi faceva vergognare di me stesso , mettendomi in imbarazzo , perché pensavo nascondesse l’egoismo e la presunzione di chi crede che il mondo abbia in serbo per lui qualcosa di diverso dal destino che gli è toccato per nascita.

C’è voluto del tempo per capire che il mio disagio era una forma di amore vero, reale, verso la mia persona. C’è voluto del tempo per imparare che l’egoista non è chi ama se stesso ma chi si ” occupa” solo di se stesso.

Come lui, nemmeno io mi sono fatto frenare dall’amore per i miei genitori e per gli amici. Non era solo la rabbia o la voglia di un riscatto sociale a darmi coraggio, ma il desiderio di godere, amare, respirare la vita fino in fondo.

Dovevo lasciare andare anche gli ultimi ormeggi che mi tenevano legato a una vecchia idea di me. Dovevo solo diventare ciò che ero già, anche se non era del tutto chiaro ai miei occhi .

Una volta compiuto il grande passo, ho subito capito che avrei deluso quelli che avevo intorno perché stavo diventando una persona diversa, a loro sconosciuta, lontana dall’idea che avevano di me.

Deludere chi ci vuole bene è un passo difficile da sostenere , ma in quel momento era necessario.

Ero partito come un maratoneta che correva in compagnia dei suoi amici e dei suoi familiari . Mentre correvo avevo capito di avere una buona gamba e di poter andare più veloce. Avevo deciso di seguire la mia forza. Dopo un po’ di strada mi ero accorto di aver staccato il gruppo, mi ero girato e mi ero scoperto solo. Loro erano indietro, li vedevo ridere tutti insieme , e io ero solo con me stesso. Era accaduto quello che avevo sempre temuto: la solitudine si era impossessato di me.

” tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera. Bisogna conoscere se stessi. E anche se questo non servisse a trovare la verità, servirebbe almeno a regolare la propria vita; e non c’è niente di più giusto. (Blaise Pascal)

 

 

 

ITACA di Costantino Kavafis (Antonella Giroldini)

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Henry David Thoreau Walden

..se ci muoviamo con fiducia in direzione dei nostri sogni e ci sforziamo di vivere la vita che abbiamo immaginato, incontreremo un successo inaspettato nelle ore comuni. Ci lasceremo certe cose alle spalle, supereremo un confine invisibile: intorno a noi e dentro di noi cominceranno a sorgere leggi nuove, universali e più liberali

IL BRAVO GRUPPO DEI “PICARIELLI” HA MUSICATO E SCENEGGIATO LA LEGGENDA DELLA BELLA ANTONELLA (Antonella Giroldini)

 

TESTO
Bella figliola ca lloc nce biv
t’abbagn’ ‘a vocc ‘a sta funtana
ta truvà lloc ‘o juorn just
rind’ e primm’ juorn’ ra aust.
Antonella giovana e bella
‘e margherita era l’ancella
teneva ‘na sora traditora
ca ce rumpett ‘o sogn’ r’amore.

Antonella niente teneve
vuleve Raimondo pe’ ‘nnamurat
ma rind’ ‘e tiemp’ in cui nascett’
a ess’ l’amor ce fui negat’
RIT.
A STA FUNTANA…lascia ca scorr’
sul sei gocce ponn’ abbastà
CU CHELLI LACRIME…antonella
a te l’amore te fa truvà
A STA FUNTANA…Miezz’ Saliern
sul sei gocce ponn’ abbastà
CU CHELLI LACRIME…’a giovan’ ancella
a te l’amore te fa truvà.

Bella figliola ca staije a Saliern’
e vai girann pe’ sta città
canusc’ ‘a leggenda e vai cammenan’
pecchè l’amore tu vuò truvà.
Sai che Antonella a chella funtana
a te t’aspetta pe’ t’aiuta
quann’ ‘e bevut’ aspiett’ nu poc’
piensa all’ammor e a u’ tuoije ‘nnamurat
Antonella fu sfurtunata
ma oggi a te te fà realizzà,
nu desiderie ‘e chell’ ammor
ch’essa è putut’ sul sugnà