Fabio Volo “A cosa servono i desideri” (Antonella Giroldini)

…. tra le pagine che ho trovato queste parole di Khalil Gibran:

La mia casa mi dice:” Non lasciarmi, perché qui dimora il passato”.  E la strada mi dice : Vieni e seguimi, perché sono il tuo futuro”.  E io dico alla casa e alla strada: “Non ho passato, non ho futuro. Se resto, c’è un andare nel mio rimanere; e se vado, c’è un restare nel mio andarmene. Solo l’amore e la morte mutano tutte le cose”.

Le cose magiche, le cose che stupiscono, che lasciano il segno accadano quasi sempre dalla nostra comfort zone.

“Una nave in porto è al sicuro, ma è per questo che le navi sono state costruite” (John A. Shedd)

“Porto con me le ferite di tutte le battaglie che ho evitato” (Fernando Pessoa)

Dovevo avere il coraggio di partire, andare nel mondo in cerca della mia famiglia, non quella biologica, quella elettiva.

“C’è un momento in cui la giovinezza si perde. E’ il momento in cui si perdono gli altri. Bisogna saperlo accettare. Ma è un momento duro”. (Albert Camus)

Lasciare gli affetti, allontanarmi dalle persone a cui ero legato era difficile, mi creava un disaggio profondo, che cresceva quando chi era intorno a me mi diceva: ” Chi ti credi di essere? Pensi di essere meglio di noi? “.

Il mio disagio mi faceva vergognare di me stesso , mettendomi in imbarazzo , perché pensavo nascondesse l’egoismo e la presunzione di chi crede che il mondo abbia in serbo per lui qualcosa di diverso dal destino che gli è toccato per nascita.

C’è voluto del tempo per capire che il mio disagio era una forma di amore vero, reale, verso la mia persona. C’è voluto del tempo per imparare che l’egoista non è chi ama se stesso ma chi si ” occupa” solo di se stesso.

Come lui, nemmeno io mi sono fatto frenare dall’amore per i miei genitori e per gli amici. Non era solo la rabbia o la voglia di un riscatto sociale a darmi coraggio, ma il desiderio di godere, amare, respirare la vita fino in fondo.

Dovevo lasciare andare anche gli ultimi ormeggi che mi tenevano legato a una vecchia idea di me. Dovevo solo diventare ciò che ero già, anche se non era del tutto chiaro ai miei occhi .

Una volta compiuto il grande passo, ho subito capito che avrei deluso quelli che avevo intorno perché stavo diventando una persona diversa, a loro sconosciuta, lontana dall’idea che avevano di me.

Deludere chi ci vuole bene è un passo difficile da sostenere , ma in quel momento era necessario.

Ero partito come un maratoneta che correva in compagnia dei suoi amici e dei suoi familiari . Mentre correvo avevo capito di avere una buona gamba e di poter andare più veloce. Avevo deciso di seguire la mia forza. Dopo un po’ di strada mi ero accorto di aver staccato il gruppo, mi ero girato e mi ero scoperto solo. Loro erano indietro, li vedevo ridere tutti insieme , e io ero solo con me stesso. Era accaduto quello che avevo sempre temuto: la solitudine si era impossessato di me.

” tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera. Bisogna conoscere se stessi. E anche se questo non servisse a trovare la verità, servirebbe almeno a regolare la propria vita; e non c’è niente di più giusto. (Blaise Pascal)

 

 

 

ITACA di Costantino Kavafis (Antonella Giroldini)

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Henry David Thoreau Walden

..se ci muoviamo con fiducia in direzione dei nostri sogni e ci sforziamo di vivere la vita che abbiamo immaginato, incontreremo un successo inaspettato nelle ore comuni. Ci lasceremo certe cose alle spalle, supereremo un confine invisibile: intorno a noi e dentro di noi cominceranno a sorgere leggi nuove, universali e più liberali

IL BRAVO GRUPPO DEI “PICARIELLI” HA MUSICATO E SCENEGGIATO LA LEGGENDA DELLA BELLA ANTONELLA (Antonella Giroldini)

 

TESTO
Bella figliola ca lloc nce biv
t’abbagn’ ‘a vocc ‘a sta funtana
ta truvà lloc ‘o juorn just
rind’ e primm’ juorn’ ra aust.
Antonella giovana e bella
‘e margherita era l’ancella
teneva ‘na sora traditora
ca ce rumpett ‘o sogn’ r’amore.

Antonella niente teneve
vuleve Raimondo pe’ ‘nnamurat
ma rind’ ‘e tiemp’ in cui nascett’
a ess’ l’amor ce fui negat’
RIT.
A STA FUNTANA…lascia ca scorr’
sul sei gocce ponn’ abbastà
CU CHELLI LACRIME…antonella
a te l’amore te fa truvà
A STA FUNTANA…Miezz’ Saliern
sul sei gocce ponn’ abbastà
CU CHELLI LACRIME…’a giovan’ ancella
a te l’amore te fa truvà.

Bella figliola ca staije a Saliern’
e vai girann pe’ sta città
canusc’ ‘a leggenda e vai cammenan’
pecchè l’amore tu vuò truvà.
Sai che Antonella a chella funtana
a te t’aspetta pe’ t’aiuta
quann’ ‘e bevut’ aspiett’ nu poc’
piensa all’ammor e a u’ tuoije ‘nnamurat
Antonella fu sfurtunata
ma oggi a te te fà realizzà,
nu desiderie ‘e chell’ ammor
ch’essa è putut’ sul sugnà

 

MAURITIUS …SEGA’ (Antonella Giroldini)

Il segà è una potente combinazione di musica e danza, ideata dagli schiavi africani come diversivo alle ingiustizie che subivano quotidianamente. Al termine di una dura giornata di lavoro nei campi di canna da zucchero, le coppie ballavano il segà intorno ai falò sulla spiaggia, accompagnati dal ritmo dei tamburi.

La sabbia non consentiva di muoversi agevolmente e per questa ragione ancora oggi il segà si balla senza staccare i piedi da terra. . Le movenze del resto del corpo compensano tale immobilità, e il risultato quando tutti si infervorano nella danza può essere estremamente erotico. Si possono cogliere affinità con la salsa latinoamericana. La danza è tradizionalmente accompagnata dal suno del ravanne, un tamburo realizzato con la pelle di capra. La musica inizia lentamente e si trasforma poco a poco in un ritmo pulsante.

 

Tiziano Terzani ” un altro giro do giostra”

riuscire a guardarsi con gli occhi di un sè serve sempre…

viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio, un viaggio involontario, non previsto …, per il quale non mi ero in alcun modo preparato….

l’arte ci consola, ci solleva, l’arte ci orienta. l’arte ci cura..

viaggiare. il piacere di una vita……la ragione di tutto quel muoversi, di quell’andare continuamente fuori in cerca di qualcosa era semplice: io non avevo niente dentro di me. Ero vuoto. Vuoto come è vuota una spugna, pronta però a riempirsi di quello in cui è tuffata. …viaggiare mi esaltava, mi ricaricava, mi dava da pensare, mi faceva vivere…

in tutta la vita ho sempre avuto un problema col noi, con quel naturale tentativo che l’uomo è solito fare per sentirsi parte di una comunità..

ROSSO ISTANBUL (Antonella Giroldini)

Gli aeroporti sono fatti per uscire in fretta, riaccendendo il cellulare, nell’attesa di una chiamata che non arriva; o per aspettare un volo in ritardo, con l’ipad acceso, senza neppure la curiosità di guardare in faccia chi ti è seduto accanto

Amore. Checos’ho imparato sull’ amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. O forse, più semplicemente, quello che ho imparato e imparo sull’amore è quello che racconto nei miei film, in tutti i miei film. E cioè che non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato , perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più. Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati . Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno . Ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente. A volte succede: ed è inutile, resistere, negare , o combattere.

Ho imparato che l’amore non è solo sesso: è molto, molto di più . Ho imparato che l’amore non sa ne leggere ne scrivere. Che nei sentimenti siamo guidati da leggi misteriose, forse destino o forse un miraggio, comunque qualcosa di imperscrutabile e inspiegabile. Perché, in fondo, non esiste mai un motivo per cui ti innamori. Succede e basta. E’ un entrare nel mistero: bisogna superare il confine , varcare la soglia . E cercare di rimanerci, in questo mistero, il più a lungo possibile.

Stai calmo e comincia una rivoluzione!

Nella vita bisogna non fermarsi mai al giudizio degli altri, non tener conto della malvagità e dei pettegolezzi della gente. Bisogna cercare di capire le debolezze delle persone che amiamo e che ci amano, e perdonarle per il dolore che possono averci arrecato . perché ciò che davvero conta è l’essenza dei sentimenti , non ciò che appare…

Lo sapevi che in Giappone, quando si riparano le ceramiche, non si nasconde il danno ma

Lo si sottolinea, riempiendo d’oro le linee di frattura ? perché credono che quando una cosa ha subito un danno e ha una storia diventi più bella…

Non era più la 40enne soigee’, i capelli in ordine e la manicure perfetta. La donna indaffarata, sempre di corsa, sempre al cellulare , un’intera vita sotto controllo. Adesso esra in alto mare, senza radar, senza sapere bene la posizione sulla mappa. Ma non si sentiva affogare, nuotava e basta. Viveva in un interminabile presente: il passato non contava, e nemmeno il futuro sembrava avere più alcuna importanza..

Nessuno le aveva mai portato il caffè a letto: un gesto così semplice, tenero ma anche sensuale. Caffè e desiderio