SETTEFRATI (Antonella Giroldini)

Settefrati e la Valle di Canneto

Sorge su una montagna preappenninica ad Est della Valle di Comino, nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il borgo medioevale, dalla tipica pianta circolare, è dominato da un’alta torre. E’ sorto sui resti di “Vicus”, antico insediamento preromano e deve il suo nome ai monaci benedettini, che vollero così ricordare i sette figli di Santa Felicita uccisi a Roma durante le persecuzioni contro i Cristiani, nel 164 d.C.

L’ampia ed elegante Piazza del Municipio è un importante punto di ritrovo per i cittadini ed i turisti che visitano Settefrati. Sulla Piazza, caratterizzata da selciato in sanpietrini, affacciano la Sede del Comune e la Chiesa di Santo Stefano. Accanto alla Chiesa si sviluppa una bella scalinata che salendo termina davanti ad un maestoso tiglio. Al centro della piazza si apre una fontana costruita in ricordo del miracolo compiuto dalla Madonna del Canneto, apparsa ad una giovane pastorella, che fece sgorgare l’acqua dalla roccia

Le prime popolazioni che in epoca storica stabilirono la loro residenza nel territorio del comune furono quelle Osche e Umbre, ed in particolare i Volsci, Aurunci, Equi e Sanniti che trovarono in alta Valle di Comino un luogo di incontri.

Alla prima epoca storica (V-VI Sec. a.C.) risale il culto della Dea Mefiti ed il Centro religioso presso le sorgenti del Melfa, in Valle di Canneto, con il tempio dedicato alla stessa dea di cui recenti ritrovamenti hanno accettato l’esistenza.

Il primo insediamento abitativo, di cui restano tracce nell’area dell’attuale centro storico, è quello della città di Vicus, la cui origine si fa risalire ad epoca immediatamente successiva alla distruzione, da parte dei romani, cella città di Cominium (in lingua Osca significa “Luogo di incontro”) nel 293 a.C.

Durante il periodo della dominazione di Roma, la Valle di Canneto mantenne il carattere di luogo d’incontro per le popolazioni dell’Alto Sangro e del Basso Lazio, e di cen­tro religioso, come attestato dall’importanza che continua ad avere il Santuario-OracoIo della Dea Mefiti.

Intorno al V sec. d.C. il primitivo nome di Vicus viene sostituito con Settefrati (abbreviazione di Sette Fratelli) e il tempio presso le sorgenti del Melfa passa dal culto pa­gano a quello cristiano della Madonna di Canneto e da al­lora ha sempre mantenuto le caratteristiche di importante centro religioso per le popolazioni del Lazio, Abruzzo, Mo­lise e Campania.

Dopo la dominazione romana subì le invasioni dei Vi­sigoti, il dominio degli Ostrogoti e Longobardi e, fra l’881 e il 916, numerose scorrerie dei Saraceni. Dall’inizio del IV sec. fino al XII, il territorio fece parte come possedimento dell’Abbazia di San Vincenzo e dell’Abbazia di Montecassino, subendo l’influenza e la colonizzazione dei monaci benedettini.

Con l’affievolirsi della potenza dei Benedettini, il terri­torio di Settefrati fu retto feudalmente  da varie famiglie mentre si succedevano nella regione i domini normanno, svevo, angioino, del Regno di Sicilia; a questa epoca risal­gono gran parte dei resti di fortificazioni ancora esistenti sulla rocca di Settefrati.

Nel 1815 il territorio entra a far parte del Regno delle Due Sicilie ed il regime feudale che, si può dire, si man­tenne fino all’avvento del Regno d’Italia, ostacolò il pro­gresso dell’agricoltura; le misere condizioni dei contadini fino all’inizio di questo secolo furono inoltre tali da favorire il brigantaggio.

 Nel XV sec. il centro subì nume­rosi saccheggi e distruzioni da parte di milizie aragonesi.

Nel 1654 un violento terremoto distrusse quasi total­mente l’abitato che fu poi temporaneamente abbandonato con la peste del 1656.   

Le costruzioni risalgono,  per la maggior parte, ai secc. XVIII e XIX nella loro forma attuale, ma in molti degli edifici sono ancora visibili le strutture originarie e particolari ar­chitettonici medievali. 

Sono anche presenti resti di bastioni e una torre del Xll-XIll sec., nonché resti di murature anteriori, forse anche di epoca pre-romana.

Di notevole importanza è la Chiesa della Madonna del­le Grazie, del sec. X, con soffitto a cassettoni intarsiato e dorato con raffigurante nell’atrio la Visione di Frate Alberico (visione che avrebbe dato a Dante l’ispirazione per la “Divina Commedia”) e nell’interno pitture di Marco di San Germano.

Di notevole importanza religiosa e archeologica è la Valle di Canneto, presso le sorgenti del Melfa, ove, durante i lavori di captazione delle acque per l’alimentazione dell’ acquedotto degli Aurunci, nel 1958, furono portati alla luce, a 12 mt. di profondità, notevoli reperti archeologici (sta­tuette raffiguranti la dea Mefiti risalenti al V-IV sec. a.C., monete di  epoca repubblicana (111 sec. a.C.), tegole ecc.).  

… il Casino Rosso … (Antonella Giroldini)

Il Casino Rosso è un casino di caccia settecentesco, Fino agli anni cinquanta era abitato e adibito ad “azienda agricola”, nella tenuta circostante si allevavano animali e si coltivava la terra. Il restauro è avvenuto nel rispetto della struttura originaria, gli ambienti sono semplici ma ricercati per offrire agli ospiti una dimensione familiare e accogliente. Il casale è disponibile anche per essere utilizzato come location per set fotografici e cinematografici.

I viaggi di Jupiter (Antonella Giroldini)

L’intero scopo e la bellezza del viaggio consistevano proprio nell’ignorare ciò che sarebbe accaduto , eppure non riuscivo a fare in meno di predisporre tutto con un ampio anticipo. La mia mente si trasforma in un caleidoscopio di scenari evocati dall’immaginario futuro….

….mi presi tutto il tempo necessario, sicuro che in qualche modo ce l’avrei fatta, deciso a non viaggiare mai più alla velocità di qualcun altro . Dopo due disastri per lo stesso motivo dovevo aver imparato la lezione…

…quanto accadeva durante il viaggio , le persone che conoscevo, tutto ciò era puramente accidentale . Ancora non avevo capito che proprio le interruzioni erano il viaggio ..

Non faccio altro che complicarmi le cose, da solo. Come se mi legassi l’anima in tanti modi pensai con una punta di tristezza…

..era ormai chiaro che il viaggio – l’intera idea del viaggio – fosse intimamente legato alla mia lotta contro la paura. Mi ero lanciato in un viaggio intorno al mondo, ma stavo compiendo anche un altro viaggio : un grande viaggio : un grande viaggio di scoperta nel mio subconscio. E tremai al pensiero dei mostri che avrei potuto incontrare dentro di me..

…lo strumento vitale del cambiamento è il distacco, e viaggiare da solo rappresenta un vantaggio immenso. In una fase di mutamento , i due aspetti di una persona esistono simultaneamente : come nel caso del bruco che si trasforma in farfalla, hai in te l’immagine di quello che stai per essere , ma chi ti conosce bene, vede soltanto com’eri. Non sono disposti a riconoscere il cambiamento. E, con le azioni cercano di riportarti alle vecchie, familiari abitudini. Sarebbe un’impresa disperata tentare di diventare un dio tra amici e parenti, così come un uomo non potrà mai diventare un eroe per il suo scudiero. Era agghiacciante rendersi conto che le doti sentimentali più apprezzate dalla gente, come la lealtà , la costanza e l’affetto, sono proprio quelle che impediscono il cambiamento . Sono state escogitate per compensare la mortalità! Gli antichi dei non le hanno mai adottate

SCHEGGINO (Antonella Giroldini)

E’ il paese che vive in più stretta simbiosi con il fiume Nera: le acque lambiscono i caseggiati e il canale artificiale spartisce l’abitato creando una ” liquida suggestione” . Attorno al triangolare castello dominato dall’alta torre , rimangono solo alcuni resti delle robuste mura. La duecentesca Chiesa di S. Nicola , completamente ricostruita alla fine del ‘500, conserva affreschi alquanto deperiti del 1526 – 53. Va ricordato inoltre che grande notorietà deriva a Scheggino per la sua ricchissima e decisamente pregiata di tartufi.

 

ORIANA – una donna (Antonella Giroldini)

….. non avrai molto tempo per capire e fare le cose. Il tempo che ci danno, quella cosa chiamata vita, dura troppo poco. E così bisogna che tutto accada molto in fretta…

Tosca ha una natura più dolce di Edoardo, ma anche lei da sempre tratta Oriana come un’ adulta, insegnandole che la vita è una guerra continua, che si vince soltanto con la tenacia: ” Mia madre un giorno, camminavo suo sassi, esclamò: coraggio, va avanti! Prendimi in collo, risposi, c’è i sassi. E lei: il mondo è pieno d sassi, te ne accorgerai presto”…..

…quel periodo della mia vita è, in quel senso, un lunghissimo inverno trascorso nell’inutile attesa d’un po’ di calore..

…una volta mi disse: ” attenta, sei brava, non ti farai amici nel nostro ambiente, fatto da tutte prime donne che alle donne vogliono concedere poco . Anzi, nulla. Il fatto è che quello che vuoi te lo pigli, senza aspettare che te lo concedano, e questo ti creerà non poche antipatie” . …

… l’alba sul Bosforo la acceca: ” il cielo era ancora scuro  sopra di noi ma ad est, dove c’è il Mar di Marmara, l’orizzonte sembrava infuocato e fiammate rosso porpora, gialle e viola squarciavano l’azzurro sfumando verso lato in lucide lingue rosa. Osserva dall’alto l’Anatolia, poi le montagne dell’Armenia, infine un deserto infinito : ” non c’era erba, ne alberi, ne fiumi, ne laghi sulla sponda deserta, sembrava di volare sopra un desolato paesaggio lunare, e questo era l’Iran. Dopo 3 ore di terra bruna e collinosa intravedemmo, come un premio, l’altipiano di Teheran…

Curiosamente, lei che diventerà una grande viaggiatrice, ha paura di volare…

…..Fino a quel momento non ha fatto che pensare alla carriera, ma davanti a questo collega si ferma, per la prima volta colpita dall’incontro con un uomo. Non è preparata a quello che sta per vivere , ma no sa come si fa…

….respingevo chi si innamorava di me, mi proibivo di innamorarmi. E certo sofrii, feci soffrire: ma non gettai l’ancora. Non gettai l’ancora nemmeno quando mi regalai al mio primo amore. Del resto il primo amore non fu gioioso. Servì solo a farmi intuire che amare significa costituirsi con i polsi ammanettati..

…… L’infinito viaggiare – Claudio Magris….. (Antonella Giroldini)

Tutte le cose fondamentali – l’amore, la felicità, la sofferenza – accadono per caso o per grazia, quando si lasciano cadere le briglie e ci lasciamo portare dalla vita come un bastone nelle mani di un viandante. Se, andando così incontro a ciò che capita, si ricevono doni inattesi, ci si abbandona lietamente all’esistenza, fiduciosi nella sua magnanimità e pronti a credere che essa provveda meglio di noi a ciò di cui abbiamo bisogno. …

…il viaggio – nel mondo e sulla carta – è di per sè continuo preambolo, un preludio a qualcosa che deve sempre ancora venire e sta sempre dietro l’angolo; partire, fermarsi, tornare indietro e disfare le valigie , annotare sul taccuino il paesaggio che, mentre lo si attraversa, fugge, si sfalda e si ricompone come una sequenza cinematrografica, con le sue dissolvenze e riassettamenti, o come vun volto che muta nel mondo…..

…viaggiare …è …anche un differire la morte; rimandare il più possibile l’arrivo, l’incontro con l’essenziale, come la prefazione differisce la vera e propria lettura il momento del bilancio definitivo e del giudizio. Viaggiare non per arrivare ma per viaggiare, per arrivare più tardi possibile, per arrivare possibilmente mai…

…forse è soprattutto nei viaggi che ho conosciuto…….; quella vita autosufficiente, libera, appagata…Il possesso presente della propria vita, la capacità di vivere l’attimo, ogni attimo e non solo quelli privilegiati ed eccezionali, senza sacrificarlo al futuro, senza annientarlo nei progetti e nei programmi, senza considerarlo semplicemente un momento da far passare presto per raggiungere qualcosa d’altro. Quasi sempre, nella propria esistenza, si hanno troppe ragioni per sperare che essa passi il più rapidamente possibile, che il presente diventi quanto più velocemente futuro, che il domani arrivi quanto prima…..Nel viaggio, ignoti fra gente ignota, si impara in senso forte a essere Nessuno, si capisce concretamente di essere Nessuno.

…..l’avventura più rischiosa , difficile e seducente si svolge a casa ; è la che si gioca la vita, la capacità o incapacità di amare e di costruire, di avere e dare felicità, di crescere con coraggio o rattrappirsi nella paura; è la che ci si mette a rischio..”