Luci di Natale ad Anzio (Antonella Giroldini)

Anzio si illumina per le feste natalizie. Con l’accensione delle luminarie e con l’attivazione del trenino dedicato ai bambini, nonostante il maltempo, entra nel vivo il programma della terza edizione del Natale sul Mare di Anzio, pianificato dall’Assessore alle attività produttive, spettacolo e turismo Valentina Salsedo, insieme al Sindaco, Candido De Angelis.Con l’Assessore Salsedo, presenti in Piazza Pia per l’accensione delle luminarie il Consigliere Regionale Fabio Capolei ed il Consigliere Comunale Davide Gatti.Mercoledì 8 dicembre dalle 15.30 in Piazza Pia e dalle 16.00 in Piazza Lavinia, tanti eventi ed accensione degli alberi di Natale.

Trilussa Palace e la Sua Spa (Antonella Giroldini)

Il Trilussa Palace Hotel Wellness & Spa di Roma mette a disposizione in formula esclusiva e privata dei propri ospiti 3 aree Wellness & Spa a tema: Domus (60m2) è il centro benessere ispirato agli antichi splendori di Roma; Moon (100m2) è la Spa emozionale, dotata di nuove tecnologie che creano un’atmosfera di grande effetto; Maya (100m²) ispirata alla cultura della  popolazione precolombiana.
Nelle tre aree benessere aperte h 24 su prenotazione, troverete docce emozionali, sauna, bagno turco, piscina idromassaggio e sala relax. A completare l’offerta delle nostre Spa a Trastevere è possibile acquistare voucher regalo e organizzare eventi speciali come compleanni, addio al nubilato e anniversari.

IMMERSA NEI SUOI SCENARI SUGGESTIVI DI VILLA ADRIANA, CON DOCCE EMOZIONALI, SAUNABAGNO TURCOPISCINA IDROMASSAGGIO DI 8 M² LA DOMUS SPA A TEMA DEL TRILUSSA WELLNESS & SPA È IL LUOGO IDEALE PER IL RELAX DEL CORPO E DELLA MENTE.
UN AMBIENTE UNICO ED ORIGINALE CHE PROIETTA LA MENTE IN UNO SPAZIO SUGGESTIVO E UNA SOLUZIONE PERFETTA PER CHI VUOLE EVADERE IMMERGENDOSI NEGLI ANTICHI SPLENDORI DI ROMA.
LA DOMUS SPA PUÒ ANCHE ESSERE RISERVATA IN MODO PRIVATO PER CELEBRARE UN ADDIO AL NUBILATO O AL CELIBATO, UN ANNIVERSARIO E UN EVENTO PRIVATO DA RICORDARE.

RAMA (Antonella Giroldini)

Può un luogo farti conoscere le tue radici?

Questo mese voglio parlarvi di un libro che vi accompagnerà a vedere i luoghi da una prospettiva differente, in pieno stile Travel Coaching.

Rama antica città celtica – Piemonte megalitico tra storia e leggenda – Edizioni l’età dell’Acquario.

Poco più di 150 pagine, che partono dall’intuizione di Barbadoro “senza la conoscenza delle nostre radici siamo impreparati ad affrontare il futuro che ci attende” . Parole che mi hanno spinto ad andare oltre l’ovvio ed a far emergere quanto c’è sullo sfondo.

Prima alcune domande di attivazione

Conosciamo le nostre radici?

Siamo sicuri che la storia che ci è stata narrata sulla base delle informazioni fornite dalla cultura in cui siamo nati e cresciuti sia quella vera e che rispecchi il nostro vero sentire e la nostra natura?

In questi ultimi due anni un po’ per scelta e po’ per necessità ho viaggiato solo sul territorio nazionale, scoprendo e visitando luoghi per me inusuali. Quest’ estate sulle tracce di storie e ricordi famigliari ho scelto un territorio piemontese, la Val di Susa. Da questa prima visita è scaturita una forte curiosità per quei luoghi e per la loro storia.

Visitando la valle ho notato la presenza di reperti simili a quelli della tradizione celtica come i menhir, i dolmen e le ruote solari. L’incontro con questi luoghi e con le loro tradizioni mi ha risvegliato la curiosità e a domandarmi: come sono arrivati i megaliti in Piemonte? Quei reperti così simili a quelli presenti in Bretagna da quali popoli sono stati portati? E soprattutto sono stati portati da qualcuno o sono frutto di un antico sapere delle popolazioni autoctone del luogo?

Rispondendo a questa suggestione, mi sono messa alla ricerca di un testo che mi parlasse del legame tra Celti, Druidi ed i territori Piemontesi. Ed è così che questo libro è arrivato.

In questo testo, Giancarlo Barbadoro, archeologo indipendente, negli anni ’70, indaga l’origine dell’Europa e del Piemonte, chiedendosi se la nostra storia sia così come ce la siamo fino ad ora raccontata o se le nostre origini provengano da un popolo misterioso, i Celti, scomparso nel nulla ma che ha lasciato vistosi indizi della presenza: i reperti megalitici.

Seguire la metodologia con cui Barbadoro dipana la sua ricerca è come seguire un filo conduttore che può portare anche il viaggiatore a trovare la chiave di incredibili scoperte che riguardano sé stesso e la sua storia.

Partendo da suggestioni e narrazioni il viaggiatore, stimolato e disposto a partire, grazie all’incontro con i luoghi e i territori, scopre elementi che caratterizzano l’ambiente circostante e che catturano la Sua attenzione.

Nel viaggio in Travel coaching questo passaggio equivale all’accensione dei propri desideri e l’attivazione verso nuove modalità di viaggio.

Diventa così possibile per ognuno di noi partire, così come fa Barbadoro, da un mito, per poi scoprire che il mito nasconde e/o svela qualcosa di reale.  Siamo disposti a farsi che i miti ci suggeriscano, nuove mete che una volta raggiunte e vissute nel contattato pieno dei nostri 5 sensi ci facciano scoprire una uova narrazione di noi stessi.

Partendo da una leggenda popolare, Barbadoro, indaga sulla reale esistenza di una fantomatica città del Piemonte, Rama, scomparsa secoli orsono e relegata, secondo l’archeologia tradizionale, a puro frutto della fantasia popolare ( un pò come Atlantite o Avalon ).

Seguendo miti e leggende Barbadoro scopre che le “Mura di Rama” esistono davvero in Val di Susa sul Roccia Melone!

Secondo la leggenda, la città di Rama è legata al mito di Fetonte, una creatura semidivina che in tempi molto antichi precipitò dal cielo. Lo smeraldo che adornava la sua fronte si staccò cadendo sulla terra. Altre creature semidivine lo raccolsero modellandolo in forma di coppa. Questa coppa rappresentava l’allegoria della conoscenza, Il suo smarrimento rappresenta lo smarrimento umano. Questa coppa altro non è che la coppa del Graal (che viene dall’acronimo GRAAL, Gnosi Recepta Ab Antiqua Luce, ovvero “conoscenza ricevuta da una luce antica” ) che, molti secoli più tardi, nella città di Camelot in Armonica, re Artù cercò di ritrovare, aiutato dal druido Merlino e dai dodici cavalieri che riunì in cerchio attorno alla Tavola Rotonda”.

Le leggende, quindi, narrano che Rama fu uno dei luoghi dove venne conservato per un certo periodo il Graal.

Da Travel Book Coach ti invito a fermarti un’attimo ed ascoltare cosa ha attivato in te la lettura di questo mito. Se potessi partire oggi per la Val di Susa, quali emozioni ti accompagnerebbero? Cosa ti piacerebbe scoprire, percepire o semplicemente vivere?

Nel secolo scorso i dati raccolti confermarono l’esistenza di Rama, una città megalitica che si ergeva sulle falde della montagna del Roc Maol, l’antico monte Rocciamelone. Nella Valle di Susa, di questa antica città rimangono ancora molte testimonianze megalitiche, tuttora visibili. Dappertutto esistono dolmen e menhir di ogni dimensione, in valle e sulle pendici del monte Musinè.

A Villar Focchiardo si può osservare una grande pietra coricata su cui sono state raffigurate le tre fasi di luna. Nella stessa zona, a San Didero, esiste il complesso megalitico delle ruote solari. Sulle pendici del Musinè è stata trovata una stele di cospicue dimensioni raffigurante una dea madre.

Sul pianoro denominato Pian Focero, o anche “il piano dei fuochi”, è stato rinvenuto un tempio solare, dove i druidi andavano ad osservare le stelle. Con l’avvento dei Romani il culto antico legato alla ruota d’oro si concentrò nel labirinto del tempio sotterrane, le cui grotte si estendevano su un’area compresa tra la Val di Susa e il fiume Po. Secondo la leggenda, il culto druidico avrebbe quindi continuato a persistere in queste grotte e sarebbe ancora presente ai giorni nostri.

Molto probabilmente dietro questi miti arcaici vi sono anche le ragioni storiche e culturali che hanno contribuito a fare di Torino la città del Graal. Non c’è quindi da stupirsi che le credenze medievali indichino il nascondiglio del Graal proprio nel sottosuolo torinese. Esiste anche la credenza popolare secondo cui nelle statue che adornano la chiesa della Gran Madre di Torino, sul Po, sono celati elementi simboli segreti, la cui decifrazione consentirebbe di individuare il luogo esatto della città dove è nascosto il Graal.

Il libro termina con schede informative che consentono di individuare con facilità le zone di interesse dei megaliti del Piemonte, che non rimane che andare a scoprire.

Come diceva il mio amato padre…

“studia, leggi, ma non dimenticare di andare a vedere con i tuoi occhi se quello che ti hanno raccontato è così come dicevano…

E se la leggenda del Graal, i simboli della Gran Madre di Torino, e i dolmen vi hanno incuriosito … la Val di Susa è una meta che vi potrà regalare un viaggio alla scoperta delle radici ancestrali che risuonano dentro ogni viaggiatore Dis – orientato.

Ti è piaciuto questo libro?

Di tute le informazioni che hai letto quali ti sono rimaste più impresse?

Quali hanno attivato in te il desiderio di partire?

Prova a metterle nero su bianco sul tuo quaderno di viaggio e, osservandole, rispondi a questa domanda: cosa potrò ricevere della mia storia dal mio viaggio in Val di Susa?

Lo sapevi he LiLaLand ha creato un viaggio di soli 5 giorni in questa valle?

Il nome di questo viaggio è…

Rama: quando il sogno diventa realtà

Un percoso magico e mistico per svelare le risorse e sbloccare il potenziale che ti permetterà di realizzare il tuo sogno.

Continua a seguirci per scoprire prima di tutti quando partirà questo viaggio magico e nel frattempo Il libro di Barbadoro ti potrà sicuramente accompagnare nella tua preparazione.

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Rama antica città celtica – Piemonte megalitico tra storia e leggenda | Travel Book Coach

SACRA DI S. MICHELE (Antonella Giroldini)

La Sacra di San Michele è un’antichissima abbazia costruita tra il 983 e il 987 sulla cima del monte Pirchiriano, a 40 km da Torino. Riconosciuto monumento simbolo della Regione Piemonte e anche il luogo che ha ispirato lo scrittore Umberto Eco per il best-seller Il nome della Rosa. Dall’alto dei suoi torrioni si possono ammirare il capoluogo piemontese e un  panorama mozzafiato della Val di Susa.  All’interno della Chiesa principale della Sacra, risalente al XII secolo, sono sepolti membri della famiglia reale di Casa Savoia.

Dedicata al culto dell’Arcangelo Michele, difensore della fede e popolo cristiano, la Sacra di San Michele s’inserisce all’interno di una via di pellegrinaggio lunga oltre 2000km che va da Mont Saint-Michel, in Francia, a Monte Sant’Angelo, in Puglia.

Religione, storia, arte e cultura, alla Sacra di San Michele, si mostrano agli occhi di visitatori di ogni età con grande impatto e immediatezza.

Ci si gode anzitutto il percorso nel verde e, a mano a mano che si sale, lo splendido panorama e l’imponente massiccio della facciata. Una volta raggiunto l’ingresso dell’Abbazia, la Sacra è pronta a svelare alcuni dei suoi elementi più suggestivi: la statua di San Michele Arcangelo creata dallo scultore altoatesino Paul dë Doss-Moroder, lo Scalone dei Morti con il Portale dello Zodiaco e la leggendaria Torre della Bell’Alda.

Durante le visite speciali del primo sabato del mese (al momento sospese) si possono ammirare anche  il museo del quotidiano che raccoglie oggetti d’uso di altri tempi, la biblioteca che conta circa 10.000 volumi, le antiche sale di Casa Savoia e, ancora, sepolcri, archi, portali e opere pittoriche da scoprire, accompagnati dai fedeli volontari.

SETTEFRATI (Antonella Giroldini)

Settefrati e la Valle di Canneto

Sorge su una montagna preappenninica ad Est della Valle di Comino, nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il borgo medioevale, dalla tipica pianta circolare, è dominato da un’alta torre. E’ sorto sui resti di “Vicus”, antico insediamento preromano e deve il suo nome ai monaci benedettini, che vollero così ricordare i sette figli di Santa Felicita uccisi a Roma durante le persecuzioni contro i Cristiani, nel 164 d.C.

L’ampia ed elegante Piazza del Municipio è un importante punto di ritrovo per i cittadini ed i turisti che visitano Settefrati. Sulla Piazza, caratterizzata da selciato in sanpietrini, affacciano la Sede del Comune e la Chiesa di Santo Stefano. Accanto alla Chiesa si sviluppa una bella scalinata che salendo termina davanti ad un maestoso tiglio. Al centro della piazza si apre una fontana costruita in ricordo del miracolo compiuto dalla Madonna del Canneto, apparsa ad una giovane pastorella, che fece sgorgare l’acqua dalla roccia

Le prime popolazioni che in epoca storica stabilirono la loro residenza nel territorio del comune furono quelle Osche e Umbre, ed in particolare i Volsci, Aurunci, Equi e Sanniti che trovarono in alta Valle di Comino un luogo di incontri.

Alla prima epoca storica (V-VI Sec. a.C.) risale il culto della Dea Mefiti ed il Centro religioso presso le sorgenti del Melfa, in Valle di Canneto, con il tempio dedicato alla stessa dea di cui recenti ritrovamenti hanno accettato l’esistenza.

Il primo insediamento abitativo, di cui restano tracce nell’area dell’attuale centro storico, è quello della città di Vicus, la cui origine si fa risalire ad epoca immediatamente successiva alla distruzione, da parte dei romani, cella città di Cominium (in lingua Osca significa “Luogo di incontro”) nel 293 a.C.

Durante il periodo della dominazione di Roma, la Valle di Canneto mantenne il carattere di luogo d’incontro per le popolazioni dell’Alto Sangro e del Basso Lazio, e di cen­tro religioso, come attestato dall’importanza che continua ad avere il Santuario-OracoIo della Dea Mefiti.

Intorno al V sec. d.C. il primitivo nome di Vicus viene sostituito con Settefrati (abbreviazione di Sette Fratelli) e il tempio presso le sorgenti del Melfa passa dal culto pa­gano a quello cristiano della Madonna di Canneto e da al­lora ha sempre mantenuto le caratteristiche di importante centro religioso per le popolazioni del Lazio, Abruzzo, Mo­lise e Campania.

Dopo la dominazione romana subì le invasioni dei Vi­sigoti, il dominio degli Ostrogoti e Longobardi e, fra l’881 e il 916, numerose scorrerie dei Saraceni. Dall’inizio del IV sec. fino al XII, il territorio fece parte come possedimento dell’Abbazia di San Vincenzo e dell’Abbazia di Montecassino, subendo l’influenza e la colonizzazione dei monaci benedettini.

Con l’affievolirsi della potenza dei Benedettini, il terri­torio di Settefrati fu retto feudalmente  da varie famiglie mentre si succedevano nella regione i domini normanno, svevo, angioino, del Regno di Sicilia; a questa epoca risal­gono gran parte dei resti di fortificazioni ancora esistenti sulla rocca di Settefrati.

Nel 1815 il territorio entra a far parte del Regno delle Due Sicilie ed il regime feudale che, si può dire, si man­tenne fino all’avvento del Regno d’Italia, ostacolò il pro­gresso dell’agricoltura; le misere condizioni dei contadini fino all’inizio di questo secolo furono inoltre tali da favorire il brigantaggio.

 Nel XV sec. il centro subì nume­rosi saccheggi e distruzioni da parte di milizie aragonesi.

Nel 1654 un violento terremoto distrusse quasi total­mente l’abitato che fu poi temporaneamente abbandonato con la peste del 1656.   

Le costruzioni risalgono,  per la maggior parte, ai secc. XVIII e XIX nella loro forma attuale, ma in molti degli edifici sono ancora visibili le strutture originarie e particolari ar­chitettonici medievali. 

Sono anche presenti resti di bastioni e una torre del Xll-XIll sec., nonché resti di murature anteriori, forse anche di epoca pre-romana.

Di notevole importanza è la Chiesa della Madonna del­le Grazie, del sec. X, con soffitto a cassettoni intarsiato e dorato con raffigurante nell’atrio la Visione di Frate Alberico (visione che avrebbe dato a Dante l’ispirazione per la “Divina Commedia”) e nell’interno pitture di Marco di San Germano.

Di notevole importanza religiosa e archeologica è la Valle di Canneto, presso le sorgenti del Melfa, ove, durante i lavori di captazione delle acque per l’alimentazione dell’ acquedotto degli Aurunci, nel 1958, furono portati alla luce, a 12 mt. di profondità, notevoli reperti archeologici (sta­tuette raffiguranti la dea Mefiti risalenti al V-IV sec. a.C., monete di  epoca repubblicana (111 sec. a.C.), tegole ecc.).  

… il Casino Rosso … (Antonella Giroldini)

Il Casino Rosso è un casino di caccia settecentesco, Fino agli anni cinquanta era abitato e adibito ad “azienda agricola”, nella tenuta circostante si allevavano animali e si coltivava la terra. Il restauro è avvenuto nel rispetto della struttura originaria, gli ambienti sono semplici ma ricercati per offrire agli ospiti una dimensione familiare e accogliente. Il casale è disponibile anche per essere utilizzato come location per set fotografici e cinematografici.