CASTEL SANT’ANGELO (Antonella Giroldini)

Edificato intorno al 123 d.C. come sepolcro per l’imperatore Adriano e la sua famiglia, Castel Sant’Angelo ha un destino atipico nel panorama storico-artistico della capitale.
Mentre tutti gli altri monumenti di epoca romana vengono travolti, ridotti a rovine o a cave di materiali di spoglio da riciclare in nuovi, moderni edifici, il Castello – attraverso una serie ininterrotta di sviluppi e trasformazioni che sembrano scivolare l’una nell’altra senza soluzione di continuità – accompagna per quasi duemila anni le sorti e la storia di Roma.
Da monumento funerario ad avamposto fortificato, da oscuro e terribile carcere a splendida dimora rinascimentale che vede attivo tra le sue mura Michelangelo, da prigione risorgimentale a museo, Castel Sant’Angelo incarna nei solenni spazi romani, nelle possenti mura, nelle fastose sale affrescate, le vicende della Città Eterna dove passato e presente appaiono indissolubilmente legati.

La storia di Castel Sant’angelo coincide sostanzialmente con quella di Roma ed è impossibile scindere queste due entità così profondamente compenetrate: i mutamenti, i rivolgimenti, le miserie e le glorie dell’antica Urbe sembrano riflettersi puntualmente nella massiccia mole che da quasi duemila anni si specchia nelle pigre acque del Tevere.
Nasce come sepolcro voluto dall’imperatore Adriano in un’area periferica dell’antica Roma ed assolve questa sua funzione originaria fino al 403 d.C. circa, quando viene incluso nelle mura aureliane per volere dell’imperatore occidentale Onorio. Da questo momento inizia una ‘seconda vita’ nelle vesti di castellum, baluardo avanzato oltre il Tevere a protezione della città. Numerose famiglie romane se ne contendono il possesso, che sembra garantire una posizione di preminenza nell’ambito del confuso ordinamento dell’Urbe: sarà roccaforte del senatore Teofilatto, dei Crescenzi, dei Pierleoni e degli Orsini. E’ proprio un papa Orsini – Niccolò III – a far realizzare il Passetto di Borgo, che collega il Vaticano al Castello, in una continuità fisica ed ideale.
Nel 1367 le chiavi dell’edificio vengono consegnate a papa Urbano V, per sollecitare il rientro della Curia a Roma dall’esilio avignonese. Da questo momento in poi Castel Sant’Angelo lega inscindibilmente le sue sorti a quelle dei pontefici, che lo adattano a residenza in cui rifugiarsi nei momenti di pericolo. Grazie alla sua struttura solida e fortificata ed alla sua fama di imprendibilità il Castello ospita l’Archivio ed il Tesoro Vaticani, ma viene adattato anche a tribunale e prigione.
Con il cambiamento di funzione, l’aspetto e l’impianto del Castello vengono rimodellati attraverso una lunghissima serie di interventi che si snodano nel corso di quattro secoli. Nuove strutture si assommano a quelle preesistenti, alterandole, modificandone la funzione, talvolta cancellandole, in un processo di trasformazioni ininterrotte che sembrano scivolare l’una nell’altra senza soluzione di continuità.
La storia lunghissima e variegata dell’edificio, con le sue mille metamorfosi sembra essersi sedimentata nel complicato intrico di sotterranei, ambienti, logge, scale e cortili che costituiscono l’attuale assetto del Castello.
La struttura originaria e le successive superfetazioni si compenetrano, sovrapponendosi e fondendosi l’una con le altre, e dando vita ad un organismo sfaccettato e complesso, carico di valenze simboliche e di stratificazioni storiche. 

FRASCATI (Antonella Giroldini)

Frascati è un antico comune dei Castelli Romani. È famosa in tutto il mondo per le sue belle ville, i vini bianche delle sue colline, la sua vicinanza alla capitale, e la bellezza dei suoi paesaggi. Frascati si può visitare in ogni periodo dell’anno, certi che saprà regalarvi emozioni uniche; le visite culturali, le passeggiate nei boschi, per visitare l’antico Tusculum, la vista sulla capitale, l’intensa vita notturna. Il nome di Frascati, probabilmente ha radici etrusche, presenti nell’area già nel V secolo AC. In seguito, molte ricche famiglie romane, costruirono bellissime ville in tutta la zona. Nei secoli successivi, Frascati intensificò i rapporti con Roma, fino ad essere patria di numerosi Papi, seconda solo a Roma.

Contigliano (Antonella Giroldini)

Il paese di Contigliano domina da un colle la parte terminale della valle Cupa ed è ubicato tra i monti Sabini e la valle reatina.
L’antico nome di Contigliano deriva dalla villa di Marco Fabio Quintiliano, famoso oratore e retore del I sec. d.C., amico e consigliere di Marco Flavio Vespasiano, originario della Sabina. Quando l’oratore si ritirò dal pubblico insegnamento visse nel proprio ager Quintilianus che si popolò di case, costituendo un primo nucleo di abitazioni.

Del 1157 è il primo ricordo di un centro fortificato denominato castrum Quintilianum. Il castrum dipendeva da Rieti che esercitava il controllo per la sua posizione strategica. Nel 1501 vi fu l’attacco del cavaliere Vitellozzo Vitelli che capitanava una schiera di soldati d’avventura, mentre si recava verso L’Aquila, al servizio di Cesare Borgia. Il condottiero attaccò Contigliano poichè la città gli aveva negato le vettovaglie per il suo esercito e perchè una donna lo aveva colpito con una grossa pietra ferendolo leggermente.
Il paese chiuso tra Porta dei Santi (con portale originale) e Porta Codarda conserva ancora l’antico nucleo circondato in parte da Mura Medioevali in parte da case serrate tra loro come a volerlo difendere.
I numerosi palazzi cinquecenteschi e seicenteschi gli conferiscono un aspetto statuario ed austero.
Contigliano Alta è ricca di viuzze e di gradinate, che con un alternarsi di archi e di scalette giungono nella parte più alta caratterizzata dall’imponente struttura della Collegiata di S. Michele Arcangelo, iniziata per volontà delle famiglie locali nel 1683 e portata a termine del 1747. La chiesa è caratterizzata da una navata unica sulla quale si aprono quattro cappelle laterali, numerosi sono gli affreschi e i dipinti del XVII e XVIII sec., tra i quali l’Arcangelo Gabriele del reatino Filippo Zucchetti (1710), la Caduta di Simon Mago del romano Francesco Ricci (1764). All’interno si può osservare il coro e l’organo ligneo del XVIII sec. intagliato da Venanzio di Nanzio di Pescocostanzo.
Nella zona a nord del paese sono i ruderi della Chiesa di S. Giovanni luogo suggestivo dal quale si ammira il paesaggio della conca reatina, a ridosso della quale  il paese nel corso della storia si è sviluppato. Il luogo più antico è costituito dai resti della Chiesa di S. Lorenzo che sorge al di fuori della città in aperta campagna, mentre sulla strada per Greccio si nota l’imponente struttura dell’Abbazia Cistercense di S. Pastore fondata nel 1255 come attestavano due lapidi oggi non più in loco. L’Abbazia ricoprì un ruolo fondamentale tra il XIII e XIV sec. ma ben presto iniziò la parabola discendente che la portò alla rovina dei suoi beni terreni e architettonici. Dalla chiesa a forma di croce latina divisa in tre navate si manifesta la semplicità e la linearità dell’arte cistercense; sul chiostro si affacciano gli ambienti più importanti per la vita monastica: la sacrestia, la splendida aula capitolare, caratterizzata da una doppia volta a crociera costolonata e il parlatorio. Al di sopra si sviluppa l’appartamento commendatario dove, ancora oggi, sono visibili, in parte, gli affreschi.
Contigliano fu caro al famoso Baritono Mattia Battistini che fece costruire una villa ed una tomba gentilizia, dove oggi riposano le sue spoglie e quelle della consorte, in località Collebaccaro (frazione di Contigliano). Il baritono nato a Roma nel 1856 seppe farsi amare per le sue doti vocali e per l’eleganza con la quale interpretava i suoi personaggi. Fu ammirato in molti teatri d’Europa ma soprattutto in Russia. Con la città di San Pietroburgo è stato formalizzato un gemellaggio per ricordare, con convegni e spettacoli, il baritono.

Montasola (Antonella Giroldini)

 

 

Basta fare una passeggiata lungo il torrente L’aia per vedere nei pressi della località Piane Marmi, resti di monumenti funerari d’età romana Nell’alto medioevo Montasola ha l’aspetto del tipico paese medioevale con al centro un’azienda patronale, all’epoca gestita dai monaci farfensi, introno alla quale si snodano una moltitudine di case coloniche.
Negli anni a Montasola appaiono nomi quali Papa Stefano IV nell’817, Imperatori quali Lotario nell’840 e Ludovico II nell’857.
All’inizio del secolo X ai monaci farfensi subentra il castellum de lori che nel XII secolo viene assoggettato alla Santa Sede alla quale doveva un censuo di 181 libre.
Dall’accordo tra Enrico VI e Celestino III, il quale ridava al controllo pontificio una notevole parte del patrimonio, nacque il castrum di Montasola come testimonia un’epigrafe murata sulla facciata della chiesa.
Nel 1278 gli abitanti di Montasola giurarono fedeltà ed omaggio a papa Nicolò II. Nella seconda metà del XIV secolo Montasola si ribellò al dominio pontificio e divenne terra bandita.
In seguito fu occupata nel 1368 da Luca Savelli, poi il castello fu infeudato a Francesco e Bucio Orsini, figli del defunto rettore del patrimonio Giordano, morto nel 1365 a seconda generazione, mascolina, con la possibilità di successione delle donne a determinate condizioni, da parte di Papa Urbano V.
Montasola fu retta dagli Orsini fino agli inizi del 1400, quando venne assegnata a Battista Savelli. Nel 1463 Papa Pio II tolse Montasola a Giacomo Savelli e la vedette a Giorgio Cesarini, ai fratelli Della Valle e a Marcello Rustici.
Cinque anni dopo i Savelli riscattarono Montasola che fu nuovamente sequestrata alla famiglia baronale romana nel 1501 dal Papa Alessandro VI e concessa in vicariato a Giovanni Paolo Orsini.
Alla morte del Papa i Savelli recuperarono Montasola che in seguito venne acquistata definitivamente dalla Camera Apostolica. Nel 1853 Montasola divenne comune autonomo con 474 abitanti dei quali 359 vivevano in campagna e 115 nel paese, 106 le famiglie 103 le case.
La chiesa era sempre dedicata ai SS. Pietro e Tommaso, c’erano una bottega di merci diverse, una di liquori, una di ferri lavorati, 3 osterie, un caffè una rivendita di sale e tabacchi un forno, un macello, un muratore, un ebanista, un carrettiere, dei calzolai, 3 sarti una sarta un medico e la farmacia Colletti.

Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia (Antonella Giroldini)

In mostra sculture di epoca greco-romana, etrusca e medievale.

Non serve arrivare fino a Roma per ammirare sculture e oggetti di età romana, etrusca e medievale, tra cui una replica della celeberrima statua di Athena Parthenos di Fidia e una copia del Colosso di Rodi.

A pochi passi dall’uscita del porto, nel cuore della città, è infatti situato il museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia, allestito nella settecentesca palazzina di Papa Clemente XIII.

Il prezzo più pregiato del museo, ad ingresso gratuito, è sicuramente la replica romana dell’Athena Parthenos di Fidia (la cui testa è esposta al Louvre di Parigi) dalla metà del II sec. d.C..

Ma all’interno del museo, che si articola su tre piani, sono esposte altre sculture importanti tra cui alcune teste marmoree, di cui una raffigurante l’imperatore Marco Aurelio da giovane, e una statua di Apollo, copia marmorea di epoca romana (I sec. d.C.) di un capolavoro greco.

Studi recenti sull’originale opera hanno supposto che si trattasse del Colosso di Rodi, una delle sette meraviglie del mondo eseguita tra il 304 e il 293 a.C. da Carete di Lindo e crollata a causa del terremoto che sconvolse l’isola nel 228 a.C.

MONTENERO SABINO (Antonella Giroldini)

Montenero Sabino è un piccolo borgo dalla forma allungata, una striscia di case tra i monti del Reatino che si stende dalla massiccia Chiesa di San Cataldo Vescovo al fiero Castello Orsini. Un borgo cristallizzato nel tempo, nel cuore di una natura straordinaria, nonché la patria dei gustosissimi maccheroni a fezze.

Tra i boschi di lecci e querce delle montagne sabine si adagia, a metà tra due torrenti, Montenero Sabino, un piccolo borgo di 300 abitanti dalla curiosa struttura a lisca di pesce.

Sviluppatosi su uno sperone di roccia in un territorio dalla natura particolarmente suggestiva, si estende lungo un’unica strada principale, la quale è affiancata da due strette file di abitazioni e va dal Castello Orsini alla Chiesa di San Cataldo Vescovo.

Il nome di “Montenero” sembra essergli stato attribuito per via della presenza di pietre focaie. Nella zona, infatti, si trovavano due cave: in una veniva estratta pietra focaia di tipo nero, nell’altra pregiata pietra focaia per fucili. Questo materiale era già utilizzato nella Preistoria, e il paese è stato rinomato per tale attività estrattiva fino agli inizi del Novecento.

Il nucleo originario del paese risale all’XI secolo, quando furono costruiti il castello e le mura, ma nei secoli successivi entrambi furono ampliati e il Castello fu trasformato in Palazzo Baronale, con i due bei torrioni merlati visibili ancora oggi. Molte famiglie si avvicendarono per il suo possesso; tuttavia, oggi è ricordato come “Castello Orsini”, dal nome della famiglia a cui appartenne nel Quattrocento.

Per immergersi nell’atmosfera del tempo, immancabile è una visita al paese durante la Giornata Medievale di Montenero Sabino, nel mese di agosto. Oltre ad assistere ad esibizioni di falconeria, tiro con l’arco e lancio di coltelli ed asce, si ammira la sfilata di un corteo storico e si possono visitare, nella magnifica cornice del castello, le botteghe delle antiche arti e mestieri.

Dal lato opposto rispetto al castello, l’altro edificio che cattura l’attenzione del visitatore è la chiesa dedicata a San Cataldo Vescovo, patrono di Montenero Sabino. La chiesa conserva resti dell’antico edificio medievale ed è stata restaurata nel Settecento. All’interno è decorata con splendidi stucchi e affreschi barocchi, e ospita la statua lignea della Madonna della Maternità.

Il sottosuolo del paese, inoltre, nasconde un vecchio acquedotto ancora impiegato ad uso agricolo.

PALMAROLA (Antonella Giroldini)

Si trova a circa 10 km ad ovest di Ponza ed è la terza isola per grandezza dell’arcipelago ponziano, dopo Ponza e Ventotene. Chiamata anche “la Forcina” per la sua forma, prende in realtà il nome dalla palma nana, unica palma originaria dell’Europa, che cresce selvatica sulla sua superficie. L’isola era nota in antichità col nome Palmaria.

A Palmarola fu esiliato e morì papa Silverio, Santo patrono del comune di Ponza che viene festeggiato il 20 giugno. Lo scoglio di San Silverio accoglie sulla sua sommità una piccola cappella che la tradizione popolare narra sia sorta sui resti della forzata residenza del Santo.

L’isola è una riserva le e, grazie al suo aspetto incontaminato e alla varietà delle sue coste, è considerata una tra le più belle isole del mondo. Abitata solo nel periodo estivo, diventa luogo di ritiro per i ponzesi che si rifugiano nelle case grotta, tipiche abitazioni scavate nella roccia di Palmarola.

L’abitudine di rifugiarsi nelle case-grotte è molto antica ed affonda le sue radici nella necessità di sfuggire ai pirati, durante il secolo XVIII. In un testo dell’Accademia Pontaniana è ricordato che: “Giovanni Tagliamonte di Ponza, morto in età di centotrè anni, andava spesso da Ponza a Palmarola e mi raccontò vari di simili scontri coi corsari accaduti a lui non meno che ad altri Ponzesi nei dintorni di quest’ isola. Egli aveva un’antica grotta tagliata nella rupe per abitazione vicino al piccolo porto di Palmarola (oggi Grotta Tagliamonte) ma per paura dei pirati passava molte delle sue notti sulla montagna in qualche grotta senza far fuoco per non essere loro scoperto dal fumo.”

COLLELUNGO SABINO (Antonella Giroldini)

Il territorio di Collelungo Sabino è incluso nell’AREA DEL DOP “SABINA” ricadente nell’ambito della Provincia di Rieti. L ‘areale della zona di produzione del Dop Sabina (delimitata con decreto 29 maggio 95 MIPAF),in provincia di Rieti comprende il territorio dell’antica Sabina, ovvero , 25 comuni in provincia di Rieti e 15 in Provincia di Roma.

Il paesaggio e’ caratterizzato dalla presenza di impianti di olivi secolari e dal tipico modello d’insediamento umano detto “incastellamento”. Il territorio e’ lambito dal fiume Tevere a sud, e’ attraversato dal rapido e breve fiume Farfa e diviso al centro dai Monti sabini. La regione Sabina fu culla dell’ antico omonimo popolo, che contribuì alla nascita e alle fortune di Roma.