Castel Gandolfo (Antonella Giroldini)

Il visitatore che entra per la prima volta nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo non immagina certo di trovarsi di fronte ai cospicui resti di una delle più famose ville dell’antichità, l’Albanum Domitiani, la grandiosa residenza di campagna dell’imperatore Domiziano (81-96 d.C.), la quale si sviluppava per circa 14 chilometri quadrati dalla Via Appia fino a comprendere il lago Albano. Le Ville Pontificie si estendono sui resti della parte centrale della residenza, la quale includeva, secondo l’ipotesi formulata da insigni studiosi, anche l’Arx Albana, posta all’estremità della collina di Castel Gandolfo, dove ora si trova il Palazzo Pontificio, e che un tempo ospitava il centro dell’antica Albalonga.

La Villa di Domiziano era ubicata sul versante occidentale della collina, in posizione dominante sul mare Tirreno. Il pendio era stato tagliato in tre grandi ripiani digradanti verso il mare. Il primo, più in alto, comprendeva le abitazioni dei servi imperiali, i vari servizi e le cisterne, alimentate dalle sorgenti di Palazzolo – poste sulla sponda opposta del lago – mediante tre acquedotti, ancora in parte esistenti, che riforniscono la Villa papale e l’abitato di Castel Gandolfo. Sul ripiano mediano, delimitato a monte da un grande muraglione di sostruzione, interrotto da quattro ninfei a pianta alternatamente rettangolare e semicircolare, sorgevano il palazzo imperiale ed il teatro. Il ripiano inferiore comprendeva il criptoportico, la grande passeggiata coperta dell’imperatore, lungo in origine circa trecento metri. Il ripiano si spezzava poi in più terrazze successive, per lo più destinate a giardini, una delle quali comprendeva l’ippodromo.

In questa residenza, attrezzata anche per la stagione invernale, ricca di bellezze naturali e di sontuosi edifici, monumenti ed opere d’arte, Domiziano, il “calvo Nerone” come lo chiamava Giovenale, stabilì quasi in permanenza la sua dimora.

Alla morte di Domiziano la villa passò ai suoi successori, che però preferirono stabilire altrove le loro dimore. Adriano (117-138) vi trascorse qualche breve periodo in attesa che fosse portata a compimento la villa presso Tivoli e Marco Aurelio (161-180) vi si rifugiò per alcuni giorni durante la ribellione dell’anno 175. Alcuni anni dopo,Settimio Severo (193-211) vi installò, nella parte più a sud, i castra dei suoi fedelissimi legionari partici, i quali vi accamparono stabilmente con le loro famiglie.

Iniziava così la decadenza della villa imperiale i cui monumenti, già privati delle loro opere d’arte e di ogni prezioso ornamento, furono sistematicamente demoliti per impiegare marmi e laterizi nelle nuove costruzioni che diedero origine al primo nucleo abitativo della cittadina di Albano. Un altro insediamento, prevalentemente di agricoltori, si costituì a nord della villa sul crinale del lago verso “Cucuruttus” (l’attuale Montecucco) dando origine assai più tardi all’odierna Castel Gandolfo.

L’imperatore Costantino (306-337), che aveva allontanato dal territorio i turbolenti legionari partici con le loro famiglie, tra i benefici conferiti alla basilica di San Giovanni Battista, l’attuale cattedrale di Albano, includeva anche la possessio Tiberii Caesaris, cioè l’area della villa domizianea.

Fatta eccezione per alcune memorie di atti censuari o patrimoniali che si riferiscono a queste terre, la storia tace fino al XII secolo. Non così le spoliazioni di marmi e di opere d’arte che continuarono a lungo. Nel XIV secolo il saccheggio divenne sistematico, alla ricerca di marmi per la costruzione del duomo di Orvieto.

Lago di Albano (Antonella Giroldini)

Il lago di Albano, chiamato anche lago di Castegandolfo, si trova nel Parco dei Castelli Romani, a sud di Roma, ed è di origine vulcanica come il lago di Nemi da cui dista solo pochi chilometri in linea d’aria.

Il lago è noto per la sua bellezza; facilmente raggiungibile da Roma è immerso nel verde con molte zone ricche di boschi. È vicinissimo a note località dei Castelli Romani come Castel Gandolfo, che lo sovrasta specchiandosi nelle sue acque, e poco più lontani Marino e Rocca di Papa (a nord) e Albano, Ariccia e Genzano di Roma (a sud, lungo il percorso dell’Appia Nuova).

La zona è una delle mete preferite per le famose “gite fuori porta” dei romani; è ben collegata con Roma grazie alla via Appia e a tutti gli altri paesi dei Castelli con la panoramica Via dei Laghi che, unendo Velletri a Ciampino, passa sul versante nord del lago.

Abbiamo già citato i paesi in prossimità del lago di Albano che meritano tutti di essere visitati perché ricchi di punti d’interesse turistici, eventi ricorrenti ed anche per le loro specialità culinarie che vengono servite in moltissimi tipici ristoranti, osterie, agriturismo e fraschette. Per chi vuole fare attività fisica tutta l’area è anche ricca di percorsi per piacevolissime passeggiate che permetteranno di ammirare panorami unici veramente spettacolari.

Sulla superficie del lago è possibile praticare la vela e la canoa (alcuni circoli nautici sono presenti sul lungolago in direzione di Castegandolfo); sulle sue rive sono presenti anche vari stabilimenti balneari sorti negli ultimi anni in prossimità delle spiagge che si sono formate a causa del progressivo abbassamento del livello delle acque (oltre 3 mt).

 

IL CASTELLO DI TORRE ALFINA (Antonella Giroldini)

Il Castello di Torre Alfina, possente ed imperioso, forte delle sue maestose torri merlate, rivestite in pietra scura, è indiscutibilmente una delle più belle e affascinanti dimore storiche presenti sul territorio Umbro-Tosco-Laziale. Un luogo dove storia millenaria e antiche tradizioni tramandate nel tempo si fondono in un connubio, oltrepassano le mura del maniero fino a raggiungere e coinvolgere le strette viuzze e le case del borgo che si attorcigliano intorno ad esso.

La storia del borgo di Torre Alfina è un tutt’uno con quella del Castello che nasce nell’alto medioevo attorno ad una torre di avvistamento già esistente. Segue poi il primo nucleo di case, che nel corso dei secoli X e XI viene fortificato con una seconda cinta muraria, costituita per lo più dalle mura delle abitazioni oltre che da bastioni, e munita di più porte di accesso.
Il palazzo, costruito a ridosso della torre, è stato dimora dei signori di turno. Prima i Risentii (secolo XIII), poi i Monaldeschi di Orvieto, del ramo Cervara, che hanno dominato questo luogo dalla fine del 1200 fino alla seconda metà del 1600. In particolare dobbiamo a Sforza Cervara la ricostruzione in stile rinascimentale del primitivo castello medievale. Ai Monaldeschi della Cervara seguono i marchesi Bourbon del Monte, i quali tengono palazzo e proprietà per più di due secoli. Nel frattempo il borgo, che già dalla metà del ‘400 si governava in forma di comunità, diviene comune aggregato prima ad Orvieto e quindi ad Acquapendente. Con l’unità d’Italia passa definitivamente a frazione del Comune di Acquapendente, com’è tuttora.
Sul finire del 1800, tutte le proprietà signorili vengono acquistate dal Conte Edoardo Cahen, che si fregia del titolo di Marchese di Torre Alfina. Edoardo fa ristrutturare completamente il palazzo Monaldeschi: l’immensa mole di pietra cerca spazio anche in varie parti del paese che sono state completamente trasformate. Edoardo non vede il castello finito ma desidera essere seppellito nell’amato bosco-giardino del Sasseto, che lui stesso aveva reso agibile con sentieri costruiti tra gli scogli, in una tomba-mausoleo realizzata nello stesso stile neogotico del castello e come questo rivestito in basalto e rifinito in travertino. Completa l’opera il figlio di Edoardo, Teofilo Rodolfo, arredando il castello con estrema ricercatezza e realizzando un grande giardino al di sopra del bosco.

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IL CASTELLO DI TORRE ALFINA È APERTO AL PUBBLICO
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