IL GIARDINO DELLE PEONIE (Antonella Giroldini)

IL GIARDINO DELLE PEONIE DI VITORCHIANO si trova nelle vicinanze di Viterbo, a settanta chilometri da Roma, ai piedi dei Colli Cimini.

E’ conosciuto anche con il nome Centro Botanico Moutan, raccoglie oltre 250.00 piante, tra cui circa 600 differenti varietà di peonie, alle quali fanno da cornice lecci, cipressi, querce ed ulivi secolari.

Si estende su quindici ettari circondati dalla natura fascinosa della Tuscia, in un ambiente dal forte impatto storico-artistico.

Non c’è da andare lontano per scoprire giardini fantasiosi del XVI secolo, antichi borghi arroccati su speroni di roccia, palazzi e città medioevali.

Nello stesso giorno della tua visita al Centro Botanico Moutan riesci a visitare uno dei seguenti luoghi:

  • Vitorchiano
  • Villa Lante a Bagnaia
  • Parco dei Mostri Bomarzo
  • Villa Farnese di Caprarola
  • Viterbo
  • Civita di Bagnoregio

I GIARDINI DELLA LANDRIANA (Antonella Giroldini)

A sud di Roma e a pochi chilometri dal mare di Tor San Lorenzo, si trovano i Giardini della Landriana, creati dalla Marchesa Lavinia Taverna e dall’architetto paesaggista Russel Page a partire dai primi anni ’60. Il Giardino nacque poco a poco insieme alla nascita delle piante nacque anche una passione che era destinata a trasformare un semplice spazio verde, in uno dei più belli e raffinati giardini mediterranei di tutta Italia.

ROCCA AL VECCE (Antonella Giroldini)

L’abitato di Roccalvecce ha origini antichissime. Fu sicuramente un insediamento Etrusco come dimostrano i ritrovamenti in tutta la zona circostante di tombe risalenti al VIII e al VII secolo a.C. Successivamente divenne un “castrum romano” come testimoniano le tracce di opus reticulatum presenti nelle fondamenta del castello. Durante tutto il 1200 e gli inizi del 1300 il castello fu proprietà di vari Signori, il più famoso tra questi, Ponzio, fu un condottiero agli ordini della nobile famiglia Monaldeschi di Bagnorea (l’attuale Bagnoregio). Dopo circa 100 anni di alterne vicende e scontri tra condottieri di ventura il castello divenne proprietà della potente famiglia Viterbese dei Gatti. Nel 1498 5/6 del castello passarono in mano a Giulio e Ottaviano Colonna, Patrizi romani, e il restante un sesto a Francesco Chigi, nobile Senese. Nel 1555 Camillo Colonna, figlio di Ottaviano, lo cedette ad Alberto Baglioni i cui figli, Vincenzo e Paolo, trovatisi in gravi difficoltà economiche, nel 1642, furono costretti a vendere a Prospero Costaguti, patrizio genovese e cittadino romano. Successivamente nel 1685 Giovanni Giorgio Costaguti acquistò il rimanente 1/6 del castello ancora di proprietà della famiglia Chigi. Da allora fino ad oggi il Castello di Roccalvecce è sempre stato proprietà della famiglia Costaguti.

L’etimologia

Esistono due tesi predominanti che spiegano l’origine della parola “Roccalvecce”. Durante il Medioevo intorno al 1200/1300 Roccalvecce si chiamava “Rocca del Veccio” ed era costituita unicamente da un corpo di guardia e una torre di avvistamento. Gli storici ritengono che “Il Veccio” fosse il nome del condottiero di ventura che l’aveva edificata. Infatti in quel periodo storico avvenivano spesso guerre tra la Repubblica di Siena, lo Stato Pontificio e la città di Viterbo. La “Rocca del Veccio” si trovava proprio al confine tra i due Stati e grazie alla sua posizione strategica ricopriva una importante funzione di avamposto militare sulla Via “Teverina”. Nel 1254 gli allora Signori di Roccalvecce si sottomettevano, con atto di soggezione, al dominio del comune di Viterbo. Da Allora si susseguirono numerosi altri atti in cui i castellani di Roccalvecce ribadivano la propria sudditanza al comune di Viterbo. Agli inizi del 1400 il castello di Roccalvecce entrò a far parte in piante stabile del patrimonio di S.Pietro. Tuttavia essendo ancora un presidio al confine tra Stato Pontificio e Repubblica di Siena divenne stazione di guardia per gendarmi pontifici svizzeri, le famose “Guardie Svizzere”. Questa presenza potrebbe aver dato origine alla definizione “Rocca Helvetica” poi tramutata nella parola Roccalvecce. Questa teoria è confutata anche da una lapide marmorea presente all’interno della chiesa del castello.

CELLENO … IL BORGO FANTASMA

A pochi chilometri da Civita di Bagnoregio, detta anche la città che muore, c’è un borgo bellissimo, che pochi conoscono.

È Celleno, un borgo arroccato su uno sperone di tufo nella provincia di Viterbo, non lontano neppure da Orvieto, che molto ha in comune con il più noto borgo laziale, uniti entrambi da un triste destino e da vicende comuni.

Celleno fu prima colpito da epidemie, poi da frane, eventi terribili avvenuti in anni non precisati, e infine distrutto da un terremoto nel 1931. Fatto sta che dalla fine del 1800 fu abbandonato. Oggi è considerato un borgo fantasma.
Il nuovo borgo di Celleno fu ricostruito non molto lontano negli Anni ’30, oggi si contano poco meno di 1500 abitanti.

Il borgo abbandonato è ancora un intricato dedalo di viuzze che portano fin su a quel che resta dell’antico castello, dopo aver superato la scenografica via del Ponte, stradine su cui si affacciano piccole case prive d’intonaco e resti di palazzi in pietra di basalto. Il catello ne ha passate di tutti i colori: conobbe le alterne vicende della rivalità tra famiglie di Guelfi e Ghibellini; nel XV secolo divenne possedimento della famiglia Gatti e poi fu un feudo degli Orsini, famiglia dalla quale prende ancora il nome.

L’assenza di manutenzione ha risparmiato solo la parte architettonicamente più pregevole dell’abitato, quella intorno a piazza del Comune. Qui si trovano il Castello degli Orsini, la chiesa di San Carlo del XVII secolo, la chiesa di San Donato del 1200 e altri palazzi.

Il borgo di Celleno è stato selezionato dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) tra i suoi beni e nelle giornate dedicate alle aperture straordinarie vengono organizzate visite guidate a cura del Gruppo FAI Giovani di Viterbo e dagli Apprendisti Ciceroni del Liceo “Buratti” Unitus.

AGRITURISMO PARCO DEL CIMIMINO (Antonella Giroldini)

Informazioni

Il Parco dei Cimini è Situato a 800 metri s.l.m. tra la riserva naturale del lago di Vico e le pendici del Monte Cimino, cornice naturale perfetta per un ricevimento con i fiocchi. È nato nel 1998, dalla volontà di trasformare i prodotti biologici dell’antica Azienda Agricola di famiglia, preparandoli alla vendita e alla trasformazione in piatti unici. Un’incantevole Bio lago fa da contorno all’ambiente naturale in cui si trova.

Spazi e capienza

Il grande salone completamente vetrato, in grado di ospitare fino a 350 persone, è dotato di un panorama spettacolare sulla natura caratterizzato dal giardino all’inglese e dal bosco. All’arrivo, attraversando la pineta, si nota che questa location è una vera oasi di pace, in grado di accogliere con estrema attenzione e cura sposi e invitati.

Il Garden Party, adiacente al parco del Biolago, alle pendici del Monte Cimino, accoglie invece 150 persone comodamente sedute.

Servizi offerti

La struttura, seppure calata nel verde della montagna, è dotata di tutta la professionalità del caso, atta a soddisfare i desideri più nascosti di una coppia che non intende rinunciare a nulla nel giorno più importante della propria vita, il tutto personalizzabile in base ai desideri da realizzare. Tra i servizi disponibili, figurano:

  • menù personalizzati;
  • scelta della mise en place;
  • ingresso nel parco con carrozza d’epoca;
  • osservazione astronomica per l’intrattenimento degli ospiti;
  • intrattenimento con rapaci nell’attesa del taglio della torta;
  • spettacolo pirotecnico con taglio della torta sul bordo lago;
  • intrattenimento bambini con clown professionisti;
  • allestimento floreale e dei tavoli;
  • allestimento personalizzato delle sale;
  • stampa menù;
  • camere per gli sposi e gli invitati.

Ristorazione

Il menù proposto offre una scelta di prelibatezze, tipiche della cucina locale. I piatti, curati nei minimi particolari, sono stati selezionati grazie alla consulenza dello chef Angelo Biscotti, docente della Boscolo Etoile Academy.
Le pietanze sono sì prelibate ma, nel segno della tradizione, le nostre porzioni sono ancora abbondanti.

Altri spazi

Il biolago, che sorge adiacente alla struttura, di eccezionale suggestione, ha una splendida terrazza panoramica, per l’organizzazione di ogni tipo d’incontro, sopratutto quello dei matrimonio.

Fiore all’occhiello della struttura è il Centro Astronomico con osservatorio e planetario di 60 posti.

Altri servizi

  • Biopiscina con solarium;
  • allestimento romantico con pasti in camera;
  • parco avventura, tiro con l’arco, campo da calcetto;
  • visita alla fattoria didattica e avvicinamento ai rapaci;
  • massaggi;
  • ristorante alla carta;
  • campi estivi per i più piccoli.

Ubicazione

Situato nel centro di una vallata, l’agriturismo si trova nel versante ovest del Monte Cimino (Viterbo), nel cuore di un parco boscoso prevalentemente di pini e castagni.

Gli sportivi e gli amanti dell’aria pura potranno praticare trekking e mountain bike negli splendidi dintorni.

VITORCHIANO (Antonella Giroldini)


A un quarto d’ora d’auto da Viterbo, Vitorchiano stupisce per l’integrità del suo nucleo antico ed infatti non è considerato solo uno dei centri storici più belli di tutta la provincia di Viterbo ma è proprio censito tra i borghi più belli d’Italia e le abitazioni sembrano un tutt’uno con lo sperone di roccia vulcanica che le sostiene.
Ecco perché Vitorchiano è stato soprannominato il Borgo sospeso.
Questa parte della provincia di Viterbo in antichità è stata infatti modellata dall’azione dei vulcani che hanno creato depositi di materiali che compattandosi hanno formato le rupi su cui sorgono tanti borghi della Tuscia. Ma Vitorchiano è particolare proprio perché il banco di peperino, fratturato in enormi massi, sostiene gli edifici costruiti direttamente sulla roccia. Guardando la rupe lateralmente sembra proprio che Vitorchiano sia stata costruita in un solo giorno per quanto le case arroccate e a strapiombo si fondano con la roccia lavica, in perfetta armonia con la sottostante Valle del Vezza, i suoi torrenti e tutto il paesaggio circostante ricco di boschi di querce, frassini, faggi, olmi e castagni.

Cosa vedere a Vitorchiano: i consigli della guida turistica


Una visita guidata a Vitorchiano parte proprio dall’esterno delle mura, dove è possibile ammirare la doppia cinta perfettamente conservata che divide la zona rinascimentale da quella medievale, costruita sfruttando gli antichi tracciati etruschi e ogni viuzza è un’esplosione di colori di fiori che risaltano sulla pietra grigia di peperino.
Vitorchiano è una vera e propria terrazza sulla natura circostante: tanti affacci permettono di godere della bellezza delle forre che circondano tutto l’abitato.
Durante la visita guidata di Vitorchiano ci soffermeremo a visitare la chiesa di Santa Maria, antica chiesa Matrice, ma troveremo, fontanelavatoiporte urbiche e palazzi nobiliari importanti come quello “del Vescovo”. Visiteremo le preziose sale del Palazzo del Comune e saliremo sulla torre civica per ammirare dall’alto un panorama straordinario.
Durante il tour di Vitorchiano ti parlerò di Santa Rosa, la patrona di Viterbo che fu esiliata nel 1250 in questo paese e dove compì due miracoli: la restituzione della vista mediante preghiera ed apposizione delle mani ad una fanciulla di nome Delicata e la conversione di un’eretica “la maga” mediante la prova del fuoco.
Ma durante il tour ti accorgerai che ci sono tantissimi stemmi S.P.Q.R. e non è un caso! La città di Vitorchiano per quasi 800 anni fu un feudo di Roma a cui gli abitanti hanno giurato fedeltà in cambio di protezione e aiuti. Ancora oggi è possibile ammirare la Guardia del Campidoglio nelle manifestazioni ufficiali del comune di Roma abbigliata con i costumi che, secondo la tradizione, furono disegnati da Michelangelo Buonarroti. Ma perché questo attaccamento e questa fedeltà alla città eterna? Beh i motivi sono davvero incredibili e te li racconterò durante la visita guidata di Vitorchiano!
E sai che a Vitorchiano ci sono tantissimi profferli? Cosa sono? Sono delle scale esterne in pietra, tipiche dell’architettura della provincia di Viterbo, particolarissime e con diverse funzioni che ti svelerò durante il tour guidato e la più monumentale si trova ai margini della rupe, in posizione isolata, ed è proprio la scala della cosiddetta casa del Rabbino, ad indicare la presenza in passato di una comunità ebraica anche a Vitorchiano.
E se pensi che Vitorchiano sia un borgo semi abbandonato come molti altri in Italia, questa volta ti sbagli. Gli abitanti fanno di tutto per renderlo sempre più conosciuto dai visitatori, amano il loro paese e addobbano di fiori ogni terrazzo, ogni angolo. Sono presenti botteghe artigiane e ristorantini ricavati all’interno delle antiche case medievali dove è possibile gustare le eccellenze enogastronomiche del territorio come le castagne, le nocciole, i funghi, pregiati oli extravergini oliva, ottimi viniformaggi di pecora e di mucca, prosciutti e salumi.

FESTA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Antonella Giroldini)

Nel fine settimana esplode Vitorchiano (il piccolo centro inserito nella prestigiosa lista dei “Borghi più belli d’Italia”) grazie alla ripresa – dopo due anni di stop decretati dalla pandemia da coronavirus – della tradizionale festa di San Michele Arcangelo che ha la capacità di intrecciare sacro e profano.

Domenica 8, si è onora il santo con la solenne processione (ore10) che raggiungerà il santuario, accompagnata dalle Confraternite e dalla Banda. Alle 12, l’omaggio floreale alle Confraternite e concerto della Banda.

Il MOAI DI VITORICHIANO (Antonella Giroldini )

Anche in Italia si trova un Moai,  uno dei pochi esistenti al mondo fuori dall’Isola di Pasqua.  Si trova a Vitorchiano, un borgo di origine etrusca, a pochi chilometri da Viterbo. Questo il Moai non lo sa e fissa il paese dalla sua sistemazione del belvedere. Il Moai di Vitorchiano non è antico: è stato scolpito nel 1990 da undici indigeni Maori dell’Isola di Pasqua, invitati dalla trasmissione RAI “Alla ricerca dell’Arca“, a realizzare uno dei più fantastici programmi di “gemellaggio” culturale. Poiché gli originali Moai dell’isola di Pasqua si stanno deteriorando, la televisione di Stato si adoperò per scovare una pietra vulcanica simile a quella delle cave dell’Isola di Pasqua per poterne costruire uno nuovo. La trovò proprio qui: un enorme blocco di peperino del peso di trenta tonnellate. Fu scolpito, con asce manuali e pietre taglienti, da undici indigeni maori della famiglia Atanm, provenienti dall’isola di Rapa Nui (Cile). “Il Moai – spiegarono i costruttori dopo aver danzato intorno al blocco di peperino che a poco a poco prendeva forma – è una scultura sacra: porta prosperità al luogo che osserva, a patto che non venga mai spostato. Se viene mosso dal punto in cui viene scolpito, provoca grandi sciagure.”