LA CAPOEIRA (Antonella Giroldini)

La Capoeira sarebbe nata da una danza rituale africana, poi trasformata dagli schiavi del Brasile in un mezzo per difendersi dai padroni, che la proibirono e la bandirono dalle baracche in cui erano alloggiati gli schiavi .

Più tardi , nel tentativo di mascherare questo atto di sfida agli occhi delle autorità, la capoeira diventò una specie di danza acrobatica. Il battimani e il suono del Berimbau, servirono in origine ad avvisare gli schiavi del fatto che il padrone si stava avvicinando: poi vennero integrati nella danza per mantenere il ritmo.

Unisce forme di lotta, del gioco della danza. I movimenti sono fluidi e circolari, i lottatori sempre giocosi e rispettosi mentre si scambiano finti colpi.

Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia (Antonella Giroldini)

La Palude di Torre Flavia è una zona umida di grande importanza per la tutela dell’avifauna migratoria e per la conservazione di un ultimo lembo dell’antica maremma laziale.

La zona umida è formata da un terreno argilloso-limoso ricco di materiale organico di origine vegetale che da luogo a un tappeto di sostanza organica in putrefazione responsabile della formazione del fango nerastro. Lembi residuali di una antica duna sabbiosa separano la palude dal mare. Un molo di origine artificiale collega attualmente alla costa i ruderi dell’antica Torre Flavia, rimasta isolata a circa 80 metri dalla spiaggia a causa del fenomeno dell’erosione costiera qui molto accentuato.
Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia si estende lungo la costa, tra Cerveteri e Ladispoli, in alcuni tratti separato dal mare da un esiguo accumulo sabbioso e in altri raggiunto dal mare, che mette a nudo parte dei sedimenti anticamente originatisi dal lento accumulo di materia organica proveniente da residui di piante, alghe e animali morti, costituita da un fango molto scuro. Il paesaggio è quello delle aree umide costiere, che in passato erano diffuse lungo le coste laziali, quando esisteva un vasto sistema di acquitrini e paludi salmastre. Dietro la spiaggia (oggetto di intensa erosione ed arretramento), corre un cordone dunale, che delimita la palude vera e propria. Questa è formata da piscine, stagni e canali, inframmezzati da lingue di terra, coperte da un fitto e inaccessibile cannucceto, che penetra fino al cuore della palude.
Parte dell’area sommersa è oggetto di attività produttiva, grazie alla presenza di un impianto di pescicoltura sostenibile, la cui gestione contribuisce alla manutenzione della Palude.
All’inizio del secolo le bonifiche e la più recente urbanizzazione di Campo di Mare (anni 60′), hanno progressivamente ridotto la grande palude originaria, fino agli attuali 37 ettari. E’ così iniziato, per la Palude, un periodo di abbandono e di degrado a cui l’azione della Provincia di Roma, in collaborazione con il WWF Lazio, sta cercando di porre freno.
L’area è una Zona di Protezione Speciale (SIC IT 6030020), che fa parte della Rete Natura 2000 individuata dal Ministero dell’Ambiente, secondo la direttiva 79/409/CEE “Uccelli”. Nella zona antistante di mare aperto è anche presente un Sito di Importanza Comunitaria (“Secche di Torre Flavia” SIC IT 6000009; Dir. 92/43/CEE “Habitat”) che tutela le praterie di Posidonia oceanica.

Todi (Antonella Giroldini)

” Todi, è una città in posizione difficile per il turista, ma nient’affatto scomoda per il viaggiatore”, così Edward Hutton  la definizione nel 1905. E ancora oggi Todi stupisce per il suo ardito adattarsi al colle e per i suoi bastioni intatti che si innalzano su uno zoccolo verde di olivi, in una posizione che per secoli ha rappresentato un elemento di difesa. La vocazione recente della cittadina è saldamente turistico – culturale, grazie a un rilancio in ambito internazionale supportato dal Todi Festival, che si svolge dal 1987 tra agosto e settembre.

Il peculiare rapporto tra l’insediamento e il suo sito è testimoniato dal complesso sistema di regimazione idrica, antico come la città  e formato da pozzi e cunicoli, che dimostra come sia possibile trasformare uno svantaggio  idro – geomorfologico in un valore ambientale e strategico. Il nucleo più antic di Todi corrisponde all'”arce” umbro – etrusca, posta a cavallo delle due vette del colle e chiusa dal primo giro di mura, che nel nome “tular”, confine, sottolinea la primaria caratteristica della città. Entrata nell’orbita politica romana, divenne, in età augustra ” Colonia Julia Fida Tuder”.

Fra il XII e il XIV secolo la città conosce il momento di massimo sviluppo politico – economico, che determina una decisa espansione urbana verso il contado lungo gli assi della viabilità preesistente. Si formano così i quattro borghi, tre dei quali ricompresi nel terzo giro delle mura e diventati parte integrante  della ” forma urbis”, immutata fino al 1950 circa.

L’itinerario parte dalla centrale piazza del Popolo e ripercorre la forma murata dal centro verso le tre braccia di espansione. La maggiore è strutturata alla confluenza delle vie principali. Via Salaria conduce ai rioni occidentali , lacerati dalle profonde trasformazioni.

Per raggiungere S. Fortunato dal palazzo dei Priori si segue via Mazzini fino a piazza Jacopone, e continuando un po’ a destra si arriva alla scenografica piazza Umberto I, dominata da un’ampia e alta scalinata che sale alla chiesa.

Da porta Aurea proseguendo a sinistra in via S. Maria in Camuccia si incontra la chiesa omonima. Proseguendo fino in fondo alla via, a destra, dopo porta Catena, si entra nel borgo Ulpiano, quartiere duecentesco che si sviluppa fino a porta Romana.

Borgo Nuovo: Cresciuto fuori dalla porta S. Prassede agli inizi del ‘200, si sviluppa in ripida pendenza tra tipiche costruzioni medievali un tempo destinate agli artigiani , scandite dagli insediamenti religiosi posti alle due estremità della via per Perugia, spina dorsale del borgo. Al monastero delle Clarisse venne annessa la Chiesa di S. Francesco al Borgo, rinnovata nei secoli XVII e XIX. Poco più avanti sorge il complesso della SS. Annunziata, con Annunciazione di Corrado Giacquinto; la via si conclude alla porta Perugina, la meglio conservata della terza cinta.

PENISOLA DI REYKJANES (Antonella Giroldini)

La penisola di Reykjanes si fa sempre più spettacolare via via che ci si allontana dalla statale che collega l’aeroporto internazionale di Keflavik a Reykjavik . Vi troverete non soltanto la Laguna Blu, la maggior attrattiva turistica del paese, ma altre mete bellissime e interessanti , molte delle quali intorno a vulcani attivi. I centri più vivaci sono Keflavik, una cittadina senza fronzoli, e la vicina Njardivik , ma i deliziosi villaggi dei pescatori di Gardur e Sandgerdi, battuti dal vento ,si trovano pochi minuti a est dell’aeroporto, su un piccolo sperone di terra verso sud . ovest, e sono l’ideale per il whale – watching . Il resto della penisola, dalla spettacolare Rykjanestà a sud ovest fino alla riserva naturalistica di Reykjanesfolkvangur a nord – est, è una terra incontaminata di crateri vulcanici multicolori, laghi minerali, sorgenti termali ribollenti, aspre montagne e campi di lava lungo la costa.

La penisola di Rykjanes è un Geoparco Globale tutelato dall’UNESCO, istituito per studiare e proteggere l’insolita geologia della regione ( lava a cuscino, dorsali oceaniche, placche tettoniche a contatto e quattro sistemi vulcanici) e cultura locale.

Lago Trasimeno (Antonella Giroldini)

Se siete curiosi di scoprire quante tonalità di verde esistono in natura fermatevi sul Trasimeno, dove ne troverete più di 100 varietà affiancate a una policromia naturale che spazia dal giallo tenue della primula a quello acceso del giglio acquatico, al rosso vivace del frutto del corniolo a quello aranciato del ” lilium bulbiferum”. Il lago Trasimeno è per estensione il maggiore d’Italia peninsulare e il quarto del Paese. Circondato da un fascia pianeggiante e da un anello di dolci colline, dove i boschi si alternano campi di girasole, di mais, vigneti e distese di olivi, con la sua natura laminare richiama una grande quantità di uccelli. Il lago nasce, infatti, dal riempimento di una depressione tettonica e non supera mai la profondità di 6 metri, con un ricambio di acque molto lento, tanto da farne una delle zone umide più fragili e preziose del nostro paese.

Vero paradiso per gli appassionati di botanica e di avifauna. Si osservano con facilità famiglie di cormorani scivolare sull’acqua, mentre il nibbio bruno sta in agguato tra i canneti e il pendolino mostra la sua livrea di colori tenui ed eleganti. Se si ha un po’ di fortuna si può assistere al tuffo spettacolare del falco pescatore. Le acque sono popolate da numerose specie autoctone come il luccio, il cavedano e la scardola

Dal marzo 1995 è stato istituito il Parco naturale regionale del Lago Trasimeno, con l’intento di tutelare e valorizzare il bacino lacustre e il delicato ambiente che lo circonda.

Isla Mujeres (Antonella Giroldini)

Esistono poche attrazioni turistiche ad Isla Mujeres, l’ «Isola delle Donne», a soli 15 minuti di barca da Cancún. Tuttavia, la bellezza del luogo sta proprio qui: i visitatori la raggiungono per rilassarsi, starsene in panciolle su un’amaca a sorseggiare un margarita ghiacciato, cullati dal dondolio delle palme. È meraviglioso anche concedersi una nuotata nelle acque turchesi del Mar dei Caraibi, oppure guardare il tramonto dalla spiaggia, assaporando un piatto di pesce fresco.

Negli anni Settanta, mentre Cancún si sviluppava rapidamente come paradiso vacanziero dei Caraibi, la piccola isola al largo della costa divenne un rifugio per hippy. Oggi Isla Mujeres è la meta scelta dai turisti che hanno il tempo di visitare soltanto una delle isole messicane: meno affollata di Cozumel, offre tuttavia più opportunità di svago di Holbox. Noleggiando un golf cart potrà esplorare in un solo giorno tutta l’isola, lunga 7 chilometri, passando dalla popolare Playa Norte, nella parte settentrionale, al piccolo tempio maya all’estremità meridionale dell’isola.

La Spada nella Roccia (Antonella Giroldini)

La spada nella Roccia infissa nel 1180 da Galgano Guidotti sull’Eremo di Montesiepi. Questo fu l’unico miracolo in vita di San Galgano, ma a distanza di oltre ottocento anni è ancora visibile.

Una straordinaria quanto sconosciuta reliquia del XII secolo, una spada nella roccia italiana.

Si tratta del corrispondente italiano della leggenda della spada nella roccia di re Artù, ma con note differenti: mentre la spada nella roccia venne estratta dal giovane Artù, questa spada venne conficcata nella roccia da San Galgano.

Si parla di uno dei luoghi più suggestivi della Toscana, a trenta chilometri da Massa Marittima, in provincia di Siena si trova la Rotonda di Montesiepi, così è chiamato il complesso dell’Eremo con la sua spada nella roccia, comprende anche le rovine di un’antichissima Abbazia Cistercense purtroppo in pessime condizioni, eretta nel 1182 nel posto dove San Galgano visse l’ultimo anno e lì dove infisse la sua spada nella roccia. L’Abbazia Cistercense fu eretta successivamente, attorno al 1218.

Purtroppo però dopo un paio di secoli cadde in rovina e, addirittura, il Commendatario Girolamo Vitelli, nel 1550, ne vendette il tetto in piombo.

Ci furono poi vari tentativi di ripristinare il convento ma, nel 1789, l’Abbazia venne sconsacrata e decadde definitivamente. Oggi le sue suggestive rovine infondono profonde emozioni, oramai si può mirare soltanto la sua struttura, oggi il suo soffitto sono le stelle ed il suo pavimento è un soffice prato verde.