Isla Mujeres (Antonella Giroldini)

Esistono poche attrazioni turistiche ad Isla Mujeres, l’ «Isola delle Donne», a soli 15 minuti di barca da Cancún. Tuttavia, la bellezza del luogo sta proprio qui: i visitatori la raggiungono per rilassarsi, starsene in panciolle su un’amaca a sorseggiare un margarita ghiacciato, cullati dal dondolio delle palme. È meraviglioso anche concedersi una nuotata nelle acque turchesi del Mar dei Caraibi, oppure guardare il tramonto dalla spiaggia, assaporando un piatto di pesce fresco.

Negli anni Settanta, mentre Cancún si sviluppava rapidamente come paradiso vacanziero dei Caraibi, la piccola isola al largo della costa divenne un rifugio per hippy. Oggi Isla Mujeres è la meta scelta dai turisti che hanno il tempo di visitare soltanto una delle isole messicane: meno affollata di Cozumel, offre tuttavia più opportunità di svago di Holbox. Noleggiando un golf cart potrà esplorare in un solo giorno tutta l’isola, lunga 7 chilometri, passando dalla popolare Playa Norte, nella parte settentrionale, al piccolo tempio maya all’estremità meridionale dell’isola.

La Spada nella Roccia (Antonella Giroldini)

La spada nella Roccia infissa nel 1180 da Galgano Guidotti sull’Eremo di Montesiepi. Questo fu l’unico miracolo in vita di San Galgano, ma a distanza di oltre ottocento anni è ancora visibile.

Una straordinaria quanto sconosciuta reliquia del XII secolo, una spada nella roccia italiana.

Si tratta del corrispondente italiano della leggenda della spada nella roccia di re Artù, ma con note differenti: mentre la spada nella roccia venne estratta dal giovane Artù, questa spada venne conficcata nella roccia da San Galgano.

Si parla di uno dei luoghi più suggestivi della Toscana, a trenta chilometri da Massa Marittima, in provincia di Siena si trova la Rotonda di Montesiepi, così è chiamato il complesso dell’Eremo con la sua spada nella roccia, comprende anche le rovine di un’antichissima Abbazia Cistercense purtroppo in pessime condizioni, eretta nel 1182 nel posto dove San Galgano visse l’ultimo anno e lì dove infisse la sua spada nella roccia. L’Abbazia Cistercense fu eretta successivamente, attorno al 1218.

Purtroppo però dopo un paio di secoli cadde in rovina e, addirittura, il Commendatario Girolamo Vitelli, nel 1550, ne vendette il tetto in piombo.

Ci furono poi vari tentativi di ripristinare il convento ma, nel 1789, l’Abbazia venne sconsacrata e decadde definitivamente. Oggi le sue suggestive rovine infondono profonde emozioni, oramai si può mirare soltanto la sua struttura, oggi il suo soffitto sono le stelle ed il suo pavimento è un soffice prato verde.

LA SCARZUOLA (Antonella Giroldini)

Convento francescano fondato da S. Francesco d’Assisi nel 1218, il quale vi piantò un cespuglio d lauro e di rose e fonte d’acqua, deve il suo nome a una pianta palustre, la Scarza che  il Santo utilizzò per costruirsi una capanna. L’abside della Chiesa custodisce un affresco della prima metà del XIII secolo che ritrae S, Francesco in lievitazione.

Nel 1956 il complesso conventuale venne acquistato e restaurato dall’ architetto milanese Tommaso Buzzi, che progettò ed edifico tra il 1958 ed il 1978 a fianco del convento la Sua città ideale, concepita come macchina teatrale. La città Buzziana, che comprende un insieme di 7 teatri, ha al suo culmine l’Acropoli: una montagna di edifici costruiti da una numerosa serie di archetipi che, vuoti all’interno e dotati di tanti scomparti come in un termitaio, rivelano molteplici prospettive. Una relazione di tipo iniziatico viene a stabilirsi tra il convento e le fabbriche del teatro, sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni.

 

Subiaco (Antonella Giroldini

Il borgo medievale cinto da monti boscosi, è arroccato nella valle dell’Aniene. Il nome ha origine dal latino ” Sublaqueum”, termine indicante la grande villa di Nerone che si specchiava in un lago artificiale; ancora oggi, sulla riva destra del fiume – alle porte dell’abitato – si riconoscono resti di un complesso termale e, sulla riva sinistra, pochi avanzi di ninfeo , relativi entrambi alla residenza neroniana .

Subiaco è meta di pellegrinaggio per l’opera di S. Benedetto  da Norcia e dei suoi monaci. Qui , alla fine del V secolo il giovane Benedetto si ritirò nella grotta oggi nota come Sacro Speco; convinto a lasciare l’eremo dopo tre anni, dalla sorella gemella scolastica, dettò le regole fondamentali dell’ordine benedettino.

Domina la cittadina la Rocca abbaziale , castello medievale costruito tra il 1703 e il 1077dell’abate Giovanni V e, dopo terremoti ed eventi bellici, restaurata radicalmente ne 1476 dal cardinale spagnolo Rodrigo Borgia che la fortificò e vi risiedette. Restauri radicali furono compiuti nel ‘700 e oggi la Rocca è sede di un centro di studi benedettini, conserva affreschi di Liborio Coccetti e degli Zuccari. Poco lontano, nei pressi della piazzetta della Pietra Sprecata, si trova la neoclassica chiesa di S. Maria della Valle, sul cui altare maggiore è posta una venerata immagina quattrocentesca.

La cattedrale di S. Andrea nella piazza omonima, è una costruzione neoclassica eretta tra il 1766 e 1789 e conserva, nell’abside, un Crocefisso ligneo del ‘500.

 

 

PARCO DEI MOSTRI DI BOMARZO (Antonella Giroldini)

A 1 km dal centro di Bomarzo, in un ampio parco dai confini irregolari divenuto privato e risistemato a partire dagli anni ’50, il letterato e condottiero Vicino Orsini fece realizzare, tra il 1552 e il 1580, all’architetto Pirro Ligorio un originale insieme di giardini, di edifici e di sculture che ancora oggi è una sfida all’interpretazione del  visitatore; il complesso si riferisce nelle frequenti realizzazioni artistiche “stupefacenti” protobarocche. Passeggiando per il parco si incontrano: un tempietto dorico ottagonale dedicato a Giulia Farnese, con un portale ornato da un timpano vuoto; un gigantesco vaso, un mascherone dall’enorme bocca spalancata e con grandi occhi e naso rincagnato; un elefante in battaglia, probabile riferimento all’arte orientale come drago in lotta con veltri. Notevoli anche la casetta inclinata, la tartaruga colossale sormontata da obelisco, la statua di una donna opulenta con testa sormontata da un vaso, il gigante che squadra una donna, una statua di Nettuno appoggiata a un muro ciclopico, una rozza balena, una sfinge, un arpia, degli orsi e dei cerberi infernali, una serpe bifida e un mascherone infernale sovrastato da un globo ornato da motivi araldici degli Orsini da Castello.

 

Poppi (Antonella Giroldini)

Borgo nel cuore del Casentino, in cima a un colle isolato. E’ centro di fondazione medioevale, a lungo sotto le dipendenze dei Conti Guidi che vi eressero alla fine XII il Castello, poi ricostruito nel 1274 e ampliato nel 1291. Suggestivo il cortile delle pareti ricoperte di stemmi gentilizi, con belle scalinate e ballatoi.

PENTEDATTILO (Antonella Giroldini)

ovvero 5 dita. Con i suoi cinque strani pinnacoli, sembra davvero una gigantesca mano di roccia arenaria che sovrasta il borgo, frazione di Melito di Porto Salvo, uno dei più caratteristici e suggestivi della Calabria dal punto di vista paesaggistico e architettonico, mirabile esempio dell’adattamento dell’insediamento alla natura del terreno. Aggrappato a declivio di una rupe rossastra con straordinario effetto scenografico, è un labirinto di stradine, tetti, case in pietra con archi e balconi, ridotto a una sorta di paese fantasma per il trasferimento dei suoi abitanti nei recenti quartieri sorti a valle.