I SEGRETI DI PARIGI – CORRADO AUGIAS (Antonella Giroldini)

… la consapevolezza degli eventi storici e culturali è esattamente ciò che distingue l’accorto viaggiatore dal turista “per caso”…..le osservazioni contenute nel piccolo libro di Perec… mi ha fatto capire come cogliere la dimensione nascosta delle cose , come avvicinarsi alla sostanza segreta dei monumenti e delle opere d’arte: vedere non basta, vedere non è capire, anzi vedere può essere quasi niente se l’atto fisico del guardare non s’accompagna alla consapevolezza della possibile dimensione latente degli oggetti….

….in termini molto semplici, quello che bisogna capire è che qualunque viaggio non vale nemmeno i soldi del biglietto se non ci si mette nelle condizioni di percepire le relazioni nascoste sotto la superficie delle cse…

CASTEL SANT’ANGELO (Antonella Giroldini)

Edificato intorno al 123 d.C. come sepolcro per l’imperatore Adriano e la sua famiglia, Castel Sant’Angelo ha un destino atipico nel panorama storico-artistico della capitale.
Mentre tutti gli altri monumenti di epoca romana vengono travolti, ridotti a rovine o a cave di materiali di spoglio da riciclare in nuovi, moderni edifici, il Castello – attraverso una serie ininterrotta di sviluppi e trasformazioni che sembrano scivolare l’una nell’altra senza soluzione di continuità – accompagna per quasi duemila anni le sorti e la storia di Roma.
Da monumento funerario ad avamposto fortificato, da oscuro e terribile carcere a splendida dimora rinascimentale che vede attivo tra le sue mura Michelangelo, da prigione risorgimentale a museo, Castel Sant’Angelo incarna nei solenni spazi romani, nelle possenti mura, nelle fastose sale affrescate, le vicende della Città Eterna dove passato e presente appaiono indissolubilmente legati.

La storia di Castel Sant’angelo coincide sostanzialmente con quella di Roma ed è impossibile scindere queste due entità così profondamente compenetrate: i mutamenti, i rivolgimenti, le miserie e le glorie dell’antica Urbe sembrano riflettersi puntualmente nella massiccia mole che da quasi duemila anni si specchia nelle pigre acque del Tevere.
Nasce come sepolcro voluto dall’imperatore Adriano in un’area periferica dell’antica Roma ed assolve questa sua funzione originaria fino al 403 d.C. circa, quando viene incluso nelle mura aureliane per volere dell’imperatore occidentale Onorio. Da questo momento inizia una ‘seconda vita’ nelle vesti di castellum, baluardo avanzato oltre il Tevere a protezione della città. Numerose famiglie romane se ne contendono il possesso, che sembra garantire una posizione di preminenza nell’ambito del confuso ordinamento dell’Urbe: sarà roccaforte del senatore Teofilatto, dei Crescenzi, dei Pierleoni e degli Orsini. E’ proprio un papa Orsini – Niccolò III – a far realizzare il Passetto di Borgo, che collega il Vaticano al Castello, in una continuità fisica ed ideale.
Nel 1367 le chiavi dell’edificio vengono consegnate a papa Urbano V, per sollecitare il rientro della Curia a Roma dall’esilio avignonese. Da questo momento in poi Castel Sant’Angelo lega inscindibilmente le sue sorti a quelle dei pontefici, che lo adattano a residenza in cui rifugiarsi nei momenti di pericolo. Grazie alla sua struttura solida e fortificata ed alla sua fama di imprendibilità il Castello ospita l’Archivio ed il Tesoro Vaticani, ma viene adattato anche a tribunale e prigione.
Con il cambiamento di funzione, l’aspetto e l’impianto del Castello vengono rimodellati attraverso una lunghissima serie di interventi che si snodano nel corso di quattro secoli. Nuove strutture si assommano a quelle preesistenti, alterandole, modificandone la funzione, talvolta cancellandole, in un processo di trasformazioni ininterrotte che sembrano scivolare l’una nell’altra senza soluzione di continuità.
La storia lunghissima e variegata dell’edificio, con le sue mille metamorfosi sembra essersi sedimentata nel complicato intrico di sotterranei, ambienti, logge, scale e cortili che costituiscono l’attuale assetto del Castello.
La struttura originaria e le successive superfetazioni si compenetrano, sovrapponendosi e fondendosi l’una con le altre, e dando vita ad un organismo sfaccettato e complesso, carico di valenze simboliche e di stratificazioni storiche. 

FRASCATI (Antonella Giroldini)

Frascati è un antico comune dei Castelli Romani. È famosa in tutto il mondo per le sue belle ville, i vini bianche delle sue colline, la sua vicinanza alla capitale, e la bellezza dei suoi paesaggi. Frascati si può visitare in ogni periodo dell’anno, certi che saprà regalarvi emozioni uniche; le visite culturali, le passeggiate nei boschi, per visitare l’antico Tusculum, la vista sulla capitale, l’intensa vita notturna. Il nome di Frascati, probabilmente ha radici etrusche, presenti nell’area già nel V secolo AC. In seguito, molte ricche famiglie romane, costruirono bellissime ville in tutta la zona. Nei secoli successivi, Frascati intensificò i rapporti con Roma, fino ad essere patria di numerosi Papi, seconda solo a Roma.

Eremi e Monasteri su Monte Cucco: Badia dei Ss. Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli (Antonella Giroldini)

L’area montana del parco regionale del Monte Cucco è pregevole dal punto di vista naturalistico ma anche per la ricchezza di eremi e monasteri , in parte abbandonati ma in grado comunque di testimoniare l’intensa attività monastica nella zona.

Alla confluenza con il Rio Freddo  con il Sentino, sul confine tra Umbria e Marche, si incontra l’interessante Badia dei Ss. Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli , fondata dai Benedettini, con chiesa del 1286.

LA PELOSETTA (Antonella Giroldini)

Piccola ma bellissima , la Pelosetta è una delle spiagge più belle di Stintino. Consiglio di recarsi al mattino presto per trovare un posto, proprio perché lo spazio a disposizione è molto ridotto . Addirittura gli ombrelloni vanno prenotati alcune settimane prima e ce ne sono in tutto una ventina.

I SEGRETI DI NEW YORK – CORRADO AUGIAS (Antonella Giroldini)

…ma poiché il nuovo processo è appena agli inizi, se si vuole davvero vedere e non solo” guardare” New York bisogna dare e cercare là dove non sono ancora distrutti o cancellati i segni della fatica e dell’usura, occorre ritrovare i luoghi dove il tempo trascorso ha depositato le sue tracce e continua a battere, come a Chinatown o a East Harlem. O luoghi ancora più lontani  come Red Hook, all’estremità meiridionale di Brooklyn, o certi angoli del Bronx o le isole della baia ancora non investite dallaa speculazione, luoghi dove la tangibile evidenza del passato rappresenta in un certo modo anche una garanzia per il futuro e dove la città con maggior generosità una parte della sua storia. E’ lì che New York continua a far sentire il sapore di come è stata un tempo mentre , per esempio, le torri di cristallo tra la Quarantesima e la Cinquantesima Strada sulla terza Avenue, tutte ugualmente nere , gelidamente uniformi, non hanno alcun tempo e rappresentano l’oggi: trent’anni fa non erano lì, tra altri trent’anni saranno certamente scomparse

LA CAPOEIRA (Antonella Giroldini)

La Capoeira sarebbe nata da una danza rituale africana, poi trasformata dagli schiavi del Brasile in un mezzo per difendersi dai padroni, che la proibirono e la bandirono dalle baracche in cui erano alloggiati gli schiavi .

Più tardi , nel tentativo di mascherare questo atto di sfida agli occhi delle autorità, la capoeira diventò una specie di danza acrobatica. Il battimani e il suono del Berimbau, servirono in origine ad avvisare gli schiavi del fatto che il padrone si stava avvicinando: poi vennero integrati nella danza per mantenere il ritmo.

Unisce forme di lotta, del gioco della danza. I movimenti sono fluidi e circolari, i lottatori sempre giocosi e rispettosi mentre si scambiano finti colpi.

Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia (Antonella Giroldini)

La Palude di Torre Flavia è una zona umida di grande importanza per la tutela dell’avifauna migratoria e per la conservazione di un ultimo lembo dell’antica maremma laziale.

La zona umida è formata da un terreno argilloso-limoso ricco di materiale organico di origine vegetale che da luogo a un tappeto di sostanza organica in putrefazione responsabile della formazione del fango nerastro. Lembi residuali di una antica duna sabbiosa separano la palude dal mare. Un molo di origine artificiale collega attualmente alla costa i ruderi dell’antica Torre Flavia, rimasta isolata a circa 80 metri dalla spiaggia a causa del fenomeno dell’erosione costiera qui molto accentuato.
Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia si estende lungo la costa, tra Cerveteri e Ladispoli, in alcuni tratti separato dal mare da un esiguo accumulo sabbioso e in altri raggiunto dal mare, che mette a nudo parte dei sedimenti anticamente originatisi dal lento accumulo di materia organica proveniente da residui di piante, alghe e animali morti, costituita da un fango molto scuro. Il paesaggio è quello delle aree umide costiere, che in passato erano diffuse lungo le coste laziali, quando esisteva un vasto sistema di acquitrini e paludi salmastre. Dietro la spiaggia (oggetto di intensa erosione ed arretramento), corre un cordone dunale, che delimita la palude vera e propria. Questa è formata da piscine, stagni e canali, inframmezzati da lingue di terra, coperte da un fitto e inaccessibile cannucceto, che penetra fino al cuore della palude.
Parte dell’area sommersa è oggetto di attività produttiva, grazie alla presenza di un impianto di pescicoltura sostenibile, la cui gestione contribuisce alla manutenzione della Palude.
All’inizio del secolo le bonifiche e la più recente urbanizzazione di Campo di Mare (anni 60′), hanno progressivamente ridotto la grande palude originaria, fino agli attuali 37 ettari. E’ così iniziato, per la Palude, un periodo di abbandono e di degrado a cui l’azione della Provincia di Roma, in collaborazione con il WWF Lazio, sta cercando di porre freno.
L’area è una Zona di Protezione Speciale (SIC IT 6030020), che fa parte della Rete Natura 2000 individuata dal Ministero dell’Ambiente, secondo la direttiva 79/409/CEE “Uccelli”. Nella zona antistante di mare aperto è anche presente un Sito di Importanza Comunitaria (“Secche di Torre Flavia” SIC IT 6000009; Dir. 92/43/CEE “Habitat”) che tutela le praterie di Posidonia oceanica.

Todi (Antonella Giroldini)

” Todi, è una città in posizione difficile per il turista, ma nient’affatto scomoda per il viaggiatore”, così Edward Hutton  la definizione nel 1905. E ancora oggi Todi stupisce per il suo ardito adattarsi al colle e per i suoi bastioni intatti che si innalzano su uno zoccolo verde di olivi, in una posizione che per secoli ha rappresentato un elemento di difesa. La vocazione recente della cittadina è saldamente turistico – culturale, grazie a un rilancio in ambito internazionale supportato dal Todi Festival, che si svolge dal 1987 tra agosto e settembre.

Il peculiare rapporto tra l’insediamento e il suo sito è testimoniato dal complesso sistema di regimazione idrica, antico come la città  e formato da pozzi e cunicoli, che dimostra come sia possibile trasformare uno svantaggio  idro – geomorfologico in un valore ambientale e strategico. Il nucleo più antic di Todi corrisponde all'”arce” umbro – etrusca, posta a cavallo delle due vette del colle e chiusa dal primo giro di mura, che nel nome “tular”, confine, sottolinea la primaria caratteristica della città. Entrata nell’orbita politica romana, divenne, in età augustra ” Colonia Julia Fida Tuder”.

Fra il XII e il XIV secolo la città conosce il momento di massimo sviluppo politico – economico, che determina una decisa espansione urbana verso il contado lungo gli assi della viabilità preesistente. Si formano così i quattro borghi, tre dei quali ricompresi nel terzo giro delle mura e diventati parte integrante  della ” forma urbis”, immutata fino al 1950 circa.

L’itinerario parte dalla centrale piazza del Popolo e ripercorre la forma murata dal centro verso le tre braccia di espansione. La maggiore è strutturata alla confluenza delle vie principali. Via Salaria conduce ai rioni occidentali , lacerati dalle profonde trasformazioni.

Per raggiungere S. Fortunato dal palazzo dei Priori si segue via Mazzini fino a piazza Jacopone, e continuando un po’ a destra si arriva alla scenografica piazza Umberto I, dominata da un’ampia e alta scalinata che sale alla chiesa.

Da porta Aurea proseguendo a sinistra in via S. Maria in Camuccia si incontra la chiesa omonima. Proseguendo fino in fondo alla via, a destra, dopo porta Catena, si entra nel borgo Ulpiano, quartiere duecentesco che si sviluppa fino a porta Romana.

Borgo Nuovo: Cresciuto fuori dalla porta S. Prassede agli inizi del ‘200, si sviluppa in ripida pendenza tra tipiche costruzioni medievali un tempo destinate agli artigiani , scandite dagli insediamenti religiosi posti alle due estremità della via per Perugia, spina dorsale del borgo. Al monastero delle Clarisse venne annessa la Chiesa di S. Francesco al Borgo, rinnovata nei secoli XVII e XIX. Poco più avanti sorge il complesso della SS. Annunziata, con Annunciazione di Corrado Giacquinto; la via si conclude alla porta Perugina, la meglio conservata della terza cinta.