Castello di Brolio (Antonella Giroldini)

Il complesso costruito nel 1041 è storico quartier generale dei Ricasoli e punta di diamante del sistema di difesa messo a punto dai fiorentini contro l’eterno nemico senese. Tutto in mattoni rossi, deve l’attuale aspetto agli interventi voluti nel 1835 da Bettino Ricasoli che fece trasformare l’antica fortezza, secondo il gusto del revival gotico del tempo forse estraneo nel risultato all’architettura locale. Da secoli anche importante azienda vitivinicola si deve proprio al Barone di ferro la definizione della formula del Chianti Classico: uve sangiovese, canaiolo e un po’ di malvasia. si possono visitare le nuovissime cantine, con sale degustazione, il castello e i giardini.

 

 

ISLANDA IL GIRO DELL’ISOLA A TAVOLA (Antonella Giroldini)

Il pesce e l’agnello, davvero squisiti, saliranno subito ai primi posti della vostra hit parade dei piatti islandesi. Probabilmente v’incuriosirà anche il tasso di novità di alcuni cibi insoliti, come la carne di balena o di pulcinella di mare e perfino hakarl ( lo squalo groenlandese fermentato).

Tra i piatti gustati, da consigliare:

Skyr, formaggio vaccino fresco e cremoso , preparato con latte scremato simile allo yogurt. Si consuma così com’è , talvolta addolcito con zucchero e mirtilli, oppure è impiegato nella preparazione di dolci ( per esempio nel cheesecake, nella creme bruleè  e perfino nello skyramisu) e bevande.

Hangikjot , carne appesa, in genere agnello affumicato servito a fette sottili : è il piatto tradizionale natalizio.

Hardfiskur: friabili pezzi di eglefino essiccati al vento , in genere mangiati con il burro.

Hardifiskur: friabili pezzi di eglefino essiccati al vento , in genere mangiati con il burro.

Pylsur: gli hotdog islandesi, fatti con carne d’agnello , manzo e maiale e farciti di cipolla fritta e cruda, senape e remoulade.

Liquirizia: la liquirizia salata e quella ricoperta di cioccolato riempiono gli scaffali dei dolciumi nei supermercati.

Rugbraud: un ricco pane di segale nero. Viene cotto sottoterra sfruttando il calore geotermale.

 

 

…. IL BICERIN …. (Antonella Giroldini)

Bicerin, che in piemontese significa « bicchierino » è il nome di una tipica bevanda analcolica torinese che prende origine da un’altra bevanda del ‘700 dal nome “bavareisa” composta da caffé, cioccolato e creama di latte e servita in bicchierini tondi e trasparenti.

Il gusto avvolgente di questa bevanda con il suo mélange caldo di cioccolata e caffè ha conquistato il cuore dei torinesi e di molti personaggi illustri come Camillo Benso Conte di Cavour e lo scrittore Alexandre Dumas.

La bevanda si può trovare nei vari bar e caffè della città.

Gli ingredienti sono facili da individuare: caffè espresso caldo appena fatto, cioccolata fatta in casa e crema di latte (anche se in altri utilizzano panna montata, la ricetta originale prevede la crema di latte), ma sono le dosi della ricetta a variare e ad essere tenute segrete dal caffè torinese. Al contrario degli altri caffè o bevande calde, il bicerin non viene servito in tazza ma in bicchieri o calici di vetro che permettono di osservare le sfumature date dalla diversa densità e dal diverso colore degli ingredienti usati.

Nel 2001 il Bicerin è stato riconosciuto come “bevanda della tradizione piemontese” con la pubblicazione sul bollettino ufficiale della regione Piemonte.

La degustazione di questa delizia è tappa obbligata in un viaggio a Torino soprattutto per i più golosi. Non lasciatevi scappare questa bontà.

I Pescatori di Orbetello (Antonella Giroldini)

In una calda serata di fine luglio abbiamo mangiato nella Laguna di Orbetello.

Abbiamo mangiato veramente bene, piatti abbondanti, ben conditi e molto saporiti, pesce freschissimo e cucina toscana di alta qualità. In particolare i primi erano tutti buoni.
Per non parlare della vista del tramonto sulla laguna…un’atmosfera davvero piacevole.

Il posto è spartano, pertanto, bisogna adattarsi a “stoviglie di plastica” , ed ad un servizio self service, ma ci tornerei assolutamente.

La cucina di Zanzibar

……  In un isola dalle molteplici etnie, sulla rotta marittima asiatica, anche la cucina riflette ovviamente i suoi vari aspetti.A Zanzibar è possibile degustare specialità arabe, indiane, cinesi, swahili, nonché europee.

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Tra le specialità zanzibarine assaggiamo: il “Wali wa nazi”, del riso bollito nel latte di cocco. Vi è anche il frutto dell’albero del pane chiamato “Mashelisheli Ia nazi”; gli spiedini di carne chiamati “Mishaki Ua Niama” vengono cotti al momento su vacillanti barbecue. Tra i contorni, una specialità da non perdere è la “Mchica”, una varietà di spinaci dal forte sapore. Il pane locale è chiamato “Mkate” ed è molto buono, e si trovano anche le classiche “Chapati”, delle piccole focacce di origine indiana. Tra i dolci sono da provare i “Tambi”, realizzati a base di zucchero; i “Visheti”, preparati con farina, zucchero ed olio di cocco; i “Vipopoo”, delle simpatiche palline di farina e zucchero. Sull’isola sono presenti moltissime qualità di frutta, tutte a buon mercato. Tra le più saporite citiamo meloni, ananas, arance, papaye, 24 differenti tipi di manghi, 26 differenti tipi di banane (da provare quelle con la buccia rossa, acquistabili al mercato), passion fruits, bunghi (un dolcissimo frutto locale), mangostini, uva, mandarini molto saporiti. Vi sono poi i lychees, un frutto buonissimo, trasparente, i durian, le ciliege tropicali, i lime, i limoni, gli avogadi, le prugne indiane, i melograni, le mandorle indiane, gli star fruits, chiamati “carambol”, le star apple, gli aspri frutti del tamarindo, le mele malesi, i frutti dell’albero del pane, mangiabili cotti. Un discorso a parte meritano i cocchi, abbondantissimi, dal basso costo, nutrienti e dissetanti.

Osteria Da Gagliano (Antonella Giroldini9

Abbiamo trovato questo caratteristico localino appena arrivati nel centro si Sarteano. Delizioso ed accogliente l’interno ed i proprietari disponibili e gentilissimi, disponibili a darci anche informazioni turistiche.

Leggendo il menù non sappiamo da dove iniziare perché i piatti della tradizione sono molti e tutti appetitosi. Scegliamo come antipasti un tortino di carciofi e fave con pecorino e prosciutto e il radicchio all’aglio. Entrambi deliziosi….

Proseguiamo, poi, con due primi veramente gustosi: il farro biologico a risotto con asparagi e tartufi e gli stringozzi con pesto di face e mandorle.

 

Il Ristorante Le Primare (Antonella Giroldini)

Il ristorante le primare è il posto giusto per chi ama riscoprire i sapori della vera cucina romana tradizionale. la cucina casereccia, la gestione familiare e il luogo rustico, caldo ed accogliente fanno sì che alla piacevole esperienza “tutta da gustare” si unisca anche un piacevole momento da trascorrere in completo relax, immersi nella campagna della sabina, lontano dal caos della città. fetuccine fatte a mano, carbonara, gricia, cacio e pepe, amatriciana…sono soltanto alcuni dei nostri piatti forti, di cui vale la pena ricordare, anche la nostra pizza fritta (servita per antipasto insieme al tris di trippa alla romana, fagioli con cotiche e coratella) condita con prosciutto, lardo e verdure miste. altrettanto gustosi e meritevoli…sono i nostri secondi: pollo/coniglio alla cacciatora, abbacchio al forno, castrato in bianco o “all’ arrabbiatella”, spezzatino di cinghiale, arrosti…e tanto altro! il ristorante le primare offre la possibilità di mangiare al chiuso, magari quando è stagione davanti a un bel caminetto acceso…, e all’ aperto così potrete, qualora ne abbiate la necessità, portare con voi liberamente i vostri animali!