MUSEO DEL CINEMA DI TORINO ( Antonella Giroldini)

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Il Museo Nazionale del Cinema, tra i più importanti al mondo per la ricchezza delle collezioni, ha sede all’interno della Mole Antonelliana, monumento simbolo della Città di Torino.  L’edificio è opera dell’architetto Alessandro Antonelli, concepita originariamente come sinagoga, venne iniziata nel 1863 e acquisita nel 1878dal Comune di Torino per farne un monumento all’unità nazionale. Ultimato nel 1889 era, con i suoi 167 metri e mezzo di altezza, l’edificio in muratura più alto d’Europa.

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Ciò che rende davvero unico il museo è la peculiarità del suo allestimento, sviluppato a spirale verso l’alto e articolato su più livelli espositivi, che investe il visitatore di continui e inattesi stimoli visivi e uditivi, proprio come capita quando si assiste alla proiezione di un film capace di coinvolgere ed emozionare.

In una cornice di scenografie, proiezioni e giochi di luce, arricchita dall’esposizione di fotografie, bozzetti e oggetti, i percorsi di visita danno vita a una presentazione spettacolare e consentono di scoprire in prima persona i segreti nascosti dietro la macchina da presa e le fasi che precedono la proiezione del film . Il museo racchiude e illustra tutta la storia del cinema in un itinerario fantastico e interattivo : dal teatro d’ombre e le prime affascinanti lanterne magiche che hanno costituito la preistoria della ” settima arte” , ai più spettacolari effetti speciali dei nostri giorni.

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Cuore del museo è la grande Aula del Tempio circondata da aree espositive dedicate ai grandi generi e temi della storia del cinema, dalla quale si accede alla Rampa Elicoidale che si snoda come una pellicola lungo le pareti dell’edificio ed è sede delle mostre temporanee. Contribuisce ad aumentare il fascino della visita la salita con l’Ascensore Panoramico che attraversa le aree espositive e la cupola per raggiungere la terrazza panoramica che si trova a 85 metri d’altezza; di li si può ammirare la vista dall’alto della città e l’arco alpino che la circonda.  L’ascensore venne messo in funzione nel 1961 in occasione della celebrazione del centenario dell’Unità d’Italia. Fu rinnovato nel 1999.

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Archeologia del Cinema ( Primo livello) – A metà dello scalone si accende al piano dedicato all’Archeologia del Cinema dove si possono visitare le otto sale tematiche per sperimentare in prima persona gli spettacoli ottici e i dispositivi che hanno segnato alcune tappe fondamentali per la nascita del cinema. Per conoscere il funzionamento degli apparecchi e scoprire i principi tecnici, si possono toccare ed esplorare con le mani i modelli visivo – tattili. E’ possibile percorrere la lunga sequenza di vetrine per ammirare la preziosa collezione del Museo Nazionale del Cinema e soffermarsi davanti ai video per scoprire i tesori conservati nei depositi.

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Aula del Tempio ( Secondo livello) – Cuore spettacolare del Museo è la grande Aula del Tempio circondata da aree espositive dedicate ai grandi generi e temi della storia del cinema : l’animazione, il cinema dell’assurdo, l’horror e il fantastico, il cinema degli specchi , i western il musical, la fantascienza, il cinema sperimentale e quella familiare, i melodrammi di amore e morte, il 3D. Infine, un’area dedicata al capolavoro del cinema muto italiano – Cabiria di Giovanni Pastore – e una Torino Città del Cinema.

Seduti sulla chaises longues si può inoltre assistere alla proiezione di tre film di montaggio, proiettati su schermi giganti : il primo è una selezione di immagini narrative e documentarie dedicate alla grande stagione del cinema muto torinese, gli altri due sono stati realizzati da Gianni Amelio con le migliori sequenze di ballo tratte dalla storia del cinema italiano (Ballabile in bianco e nero e Ballabile a colori).  A intervalli regolari, le proiezioni si interrompono per consentire un breve e suggestivo spettacolo di son et lumiere sulle pareti della cupola.

Macchina del Cinema (Terzo livello) –  è l’area espositiva dedicata alle diverse componenti e fasi dell’industria del film : la produzione, con un omaggio a una tra le più celebri case di produzione italiane, la Titanus , la regia , la sceneggiatura, gli attori e lo star system, i costumi di scena, la scenografia , gli storyboard, la sala cinematografica. Inattese scenografie , documenti di produzione , oggetti di scena, fotografie, bozzetti e montaggi di celebri sequenze, scandiscono il percorso di visita. Un video, appositamente realizzato da Davide Ferrario, introduce il visitatore ai segreti della fabbricazione di un film e alla scoperta del linguaggio cinematografico : le riprese, l’illuminazione, il montaggio, il sonoro, gli effetti speciali.

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Galleria dei Manifesti ( Quarto livello) – dalla Macchina del Cinema si accede alla Galleria dei Manifesti. Disposti in una serie di schemi fantasmagorici e colorati, di diversa grandezza, i manifesti ripercorrono la storia del cinema, i film e gli autori più rilevanti e illustrano l’evoluzione del gusto figurativo, della grafica e della cartellonistica pubblicitaria.

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Rampa Elicoidale ( Mostre Temporanee) – dall’aula del tempio si accede alla rampa che, come una pellicola su srotola a salire verso la cupola. E’ sede delle mostre temporanee e permette di ammirare dall’alto l’aula del tempio in una visione spettacolare e mozzafiato.

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TAMARA DE LEMPICKA – TORINO PALAZZO CHIABLESE ( dal 19 marzo al 30 agosto 2015) di Antonella Giroldini

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Questo week end Torino e la mostra organizzata al Polo Reale – Palazzo Chiablese ( Piazzetta Reale ) è stata davvero una piacevole sorpesea.

Le circa 100 opere espose si possono ammirare circa 100 opere in un percorso tematico che permette di conoscere nuovi aspetti della sua arte, in un percorso tematico per far conoscere nuovi aspetti della sua vita e del suo percorso artistico. L’esposizione è curata da Gioia Mori, promossa del comune di Torino e prodotta da 24 Ore Cultura.

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La bellezza di Tamara de Lempicka, l’eleganza che l’ha sempre contraddistinta, la sua vita mondana e romanzesca la rendono ancor oggi l’affascinante simbolo di un’epoca, una sorta di icona del lusso e dello charme; come pittrice Tamara è stata alunna di Maurice Denis e André Lothe – due artisti molto diversi, l’uno vicino ai Nabis, l’altro di formazione cubista. Da loro la pittrice eredita l’idea di arte come stile e come ornamento, come ricerca della perfezione estetica, frutto della ragione.

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Le figure ritratte da Tamara sono imponenti, monumentali, icone di un preciso momento storico eppure astratte da ogni riferimento temporale, assolute e possenti come statue antiche. Soprattutto nei nudi (tutti femminili, con qualche eccezione in Adamo ed Eva del 1932, e Nudo maschile (colletion Yves et Françoise Plantin) quest’ultimo in mostra.).

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Fin dagli esordi il suo interesse è rivolto all’arte del ritratto, che le permette di raffigurare i principali esponenti del bel mondo cittadino, creando immagini che sono diventate simbolo di un’epoca. Lo stile di Tamara trae origine dalla ricerca cubista ma risente profondamente anche della tradizione e, in linea con le nuove tendenze, della lezione di Ingres: un’ondata di classicismo percorre in questi anni la scena artistica europea, propagandosi attraverso l’opera e gli scritti di personaggi quali Severini, de Chirico e dello stesso Apollinaire.

 Tamara nasce nel 1898, a Varsavia, da Malvina Decler e da Boris Gorski, avvocato: il cognome de Lempcka lo erediterà dal suo primo marito. Trascorre l’infanzia a san Pietroburgo, Karisbd, Marienbad e Montecarlo. Ragazzina vivace e curiosa, segue la nonna in Italia dove ha l’occasione di visitare i musei di Firenze, Roma e Venezia, appassionandosi all’arte. Fin da giovane si distingue per i suoi atteggiamenti stravaganti: quando si innamora di Tadeusz Lempicki, suo futuro marito, gli si presenta a una festa vestita da contadina polacca, con un’oca al guinzaglio. Tadeusz è coinvolto nella controrivoluzione, e negli anni della Rivoluzione è costretto a trasferirsi a Parigi. In Francia Tamara ha modo di liberare:

La sua prima apparizione è al Salon d’Automne del 1922. Nel 1927 Tadeusz Lempicki, dal quale la pittrice ha avuto una figlia Kizette, parte per la Polonia.

Qui conoscerà un’altra donna e lascerà Tamara: non gli è facile sopportare gli atteggiamenti disinibiti della moglie, che si è fatta conoscere da tutta Parigi per la propria personalità. Tamara accoglie con disprezzo la fuga del marito e si vendica lasciando incompiuto il suo ritratto nella mano sinistra, mano della fede.

Mentre la sua carriera procede brillantemente, continua a frequentare l’alta società; tra i suoi numerosi corteggiatori (e corteggiatrici) c’è Gabriele D’Annunzio, del quale sarà ospite al Vittoriale. Nonostante la nomea di rubacuori del poeta, Tamara saprà resistergli, preferendogli un nobile, il barone Kuffner, che sposerà nel 1933. Alla fine degli anni trenta comincia il suo lento declino: Tamara soffre di crisi depressive, cerca conforto da uno psichiatra (che ritrarrà come Sant’Antonio): continua a dipingere e a esporre, ma già nel 1943 le si presentano i primi sintomi di arteriosclerosi. In vecchiaia si trasferisce a Houston, e in seguito a Cuernavaca, in Messico. La sua morte, nel 1980, le sue ceneri vengono sparse sul vulcano Popocatepeti.

Ad accogliere il visitatore, nella bella mostra torinese, è la Ragazza in verde, eccezionale prestito del Pompidou di Parigi, il quadro decreta il pieno riconoscimento ufficiale, acquistato nel 1932 dallo Stato francese per essere esposto nella sezione polacca del rinnovato Jeu de Paume.

Il percorso si apre con la sezione I mondi di Tamara de Limpicka: un’esplorazione attraverso tutte le case in cui ha vissuto tra il 1916 e il 1980, tra l’anno del suo matrimonio a San Pietroburgo e l’anno della sua morte a Cuernavaca.

I luoghi sono messi in relazione con la sua evoluzione artistica: dagli acquarelli del periodo russo, alla ritrattistica degli anni Venti realizzata nei suoi ateliers parigini, alle opere dipinte a Beverly Hills nella grande villa coloniale di King Vidor progettata dall’architetto Fallace Neff.

La seconda sezione, Madame la Baroness, Modern medievalist, prende il titolo da un articolo dei primi anni Quaranta uscito negli Stati Uniti, dove si parla del suo virtuosismo tecnico espresso soprattutto nelle nature morte. Tra le opere esposte,

La conchiglia uno straordinario trompe-l’oeil del 1941.

La terza sezione, The Artist’s Daughhter (titolo di un articolo americano del 1929), presenta quei dipinti che le porteranno i maggiori riconoscimenti: tra le opere esposte, Kizette al balcone, e la Comunicanda, prestiti del Pompidou e del Museo Roubaix.

Donna dalla natura ambivalente, a una condotta trasgressiva coincide un’insospettabile attenzione per la pittura “devozionale”: Madonne e santi, sono dipinti riuniti nella quarta sezione Sacre Visioni.

La quinta sezione, Dandy déco, racconta il costante rapporto della Lempicka con il mondo della moda, nato già nel 1921 quando faceva l’illustratrice per alcune prestigiose riviste.

Le confidenze del 1928, alla Sciarpa blu del 1930, allo straordinario Ritratto di Madame Pierrot con calle del 1931-1932. La ricchissima sezione della moda presenta anche le foto realizzate per una attività parallela svolta dall’artista fin dagli anni Trenta: quella di indossatrice, immortalata dai massimi fotografi di moda, da d’Ora a Joffé a Maywald.

Nella sesta sezione, Scandalosa Tamara, si affronta il tema della Coppia: da quella eterosessuale ripresa dal Bacio di Hayez, qui esposto in una versione ad acquarello, alle coppie lesbiche messe in relazione con alcuni documenti fotografici di Brassaï e Harlingue sui locali per sole donne dell’epoca.

La settima sezione – Le visioni amorose – racconta attraverso eccezionali nudi la delicata attenzione riservata a uomini e donne da lei amati: in mostra, l’unico nudo maschile da lei dipinto, e poi tutte le donne desiderate, con capolavori come La sottoveste rosa, La bella Rafala, Nudo con vele. Per la prima volta viene esposta anche la principale fonte pittorica dei suoi nudi: il dipinto Venere e Amore di Pontormo, in una versione cinquecentesca di manierista fiorentino.

Dalla ripresa dell’antico la Lempicka approda allo studio della moderna fotografia di nudo: gli scatti di Laure Albin Guillot e Brassaï che rendono evidente la sua ricerca sulle pose e sull’illuminazione da studio fotografico.

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INFORMAZIONI TECNICHE

Sede Palazzo Chiablese, piazza Castello, Torino

Periodo 19 marzo – 30 agosto 2015

Orari LUN 14.30 – 19.30 | MAR, MER, VEN, SAB, DOM 9.30 – 19.30 | GIO 9.30 – 22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.
Infoline 011.0240113
http://www.mostratamara.it
Prenotazioni: http://www.ticket.it/tamara

INGRESSO ALLA MOSTRA
€ 13,00 INTERO (audioguida esclusa)
€ 11,00 RIDOTTO (audioguida esclusa)

da giovedì 19 Marzo a domenica 30 agosto 2015
Torino (Torino)
Palazzo Chiablese
Piazza San Giovanni, 2
LUN 14.30 – 19.30 | MAR, MER, VEN, SAB, DOM 9.30 – 19.30 | GIO 9.30 – 22.30
ingresso a pagamento
€ 13,00 intero, € 11 ridotto
Info. 011 0240113
(clicca per ingrandire)
WEB
http://www.mostratamara.it

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Escursione alla Camosciara di Antonella Giroldini

La Camosciara è la parte più famosa e conosciuta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.image001

Il selvaggio anfiteatro rupestre del gruppo montuoso della Camosciara, dominato dal monte Sterpidalto e dal Balzo della Chiesa, è uno dei luoghi più noti e più importanti del Parco. Le impervie vette dell’anfiteatro, mai violate nel tempo, hanno permesso la sopravvivenza del Camoscio d’Abruzzo e dell’Orso Marsicano, oggi simbolo dell’Ente Parco. La strada che si stacca dalla statale per raggiungere la Camosciara è chiusa alle auto. Il suo fulcro è lo spettacolare anfiteatro naturale che, con le sue guglie e creste frastagliate di dolomia bianca e grigia, è molto simile nella struttura e nell’aspetto alle montagne dolomitiche alpine; l’area si estende verso valle fino al fiume Sangro e racchiude nel proprio contesto la zona di Riserva Integrale ove l’integrità del territorio merita la conservazione assoluta. Oggi è possibile godere del grandioso scenario percorrendo un comodo itinerario, a diretto contatto con la natura, fino alle Cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle, e usufruire dei molteplici servizi presenti nell’area: mountain bike, passeggiate a cavallo, trenino turistico, area pic-nic con punti fuoco, escursioni guidate.

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Antonella Giroldini

JEEP SAFARI A ZANZIBAR (Antonella Giroldini)

image001Attraverso piste di terra rossa splendidamente in contrasto con il verde lussureggiante delle piante da frutta tropicale (mango, papaia, msheli-msheli, jackfruit, mandorlo indiano, chiodo di garofano) tra aranceti e palmeti, ci lanciamo alla scoperta di remoti villaggi di capanne, conosciuti per la lavorazione del cocco e dei suoi derivati e l’intaglio del legno…….

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Facciamo anche sosta al famoso mercato del pesce di Mkokotoni.

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Un posto piuttosto tranquillo per buona parte del giorno che si anima con l’alta marea e nel tardo pomeriggio, quando i pescatori rientrano a bordo delle loro piroghe ngalawa.

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Proseguiamo, quindi, in direzione di Nungwi e arriviamo al villaggio di pescatori che deve la sua fama ai costruttori di Dhow.

…A 100 metri dopo un gigantesco baobab, alcuni artigiani costruiscono dwon di legno secondo i metodi tradizionali (gli abitanti delle regioni dell’Africa Orientale sono esperti nell’arte della navigazione da almeno due millenni.

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Da qui raggiungiamo NUNGWI , la spiaggia più bella di tutta l’isola.

Gran parte della Costa del Nord – Est ,infatti,  mantiene tuttora una atmosfera di splendido isolamento.

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Arrivando da ovest, la vegetazione si fa più stentata, le palme da cocco, i baobab e i boschetti  di rovi prendono il posto delle lussureggianti di spezie dell’interno, prima di cedere il passo ad un’ampia lingua di sabbia bianca aperta sull’immensità turchese dell’Oceano Indiano, con sullo sfondo una fila di palme ondeggianti.

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E non possiamo che concordare con chi, secoli fa , ha scritto di questo posto : “Questo è il posto più bello che io abbia mai visto in tutta l’Africa , un luogo d’illusione dove nulla è come appare. Mi ha incantato”.   David Livingstone 1866.

Antonella Giroldini