I Portoni di Zanzibar (di Antonella Giroldini)

La tradizionale moderazione che caratterizza l’architettura islamica contava ben poco per gli abitanti più ricchi di Stone Town, al culmine della sua espansione a metà Ottocento. Le porte e gli infissi divennero gli strumenti preferiti per ostentare opulenza e fasto nelle abitazioni. Non a caso la porta più grande e pesante di Zanzibar protegge l’ingresso alla House of Wonders, il palazzo delle meraviglie del sultano banghash, il cui interno conserva altri dodici splendidi esemplari di porte intarsiate.

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L’arte dell’intarsio delle porte vanta una lunga e rinomata tradizione in tutto il mondo mussulmano, dove è possibile ammirare porte realizzate in stili profondamente diversi, riccamente intarsiate di simboli che rimandano a epoche ben anteriori all’avvento dell’islam. image003Molte delle porte originali di Stone Town hanno più di 150 anni . La loro longevità, che spesso supera quella delle case stesse si deve alla durezza del legno con cui sono state realizzate, capace di resistere all’azione delle termiti, dell’acqua e del tempo. Il legno veniva ricavato da alcune specie arboree locali, tra cui l’albero dei jackfruit o quello del pane, mentre il tek e il sesamo venivano importati persino dalle lontane terre dell’india ( l’uso del sesamo potrebbe spiegare la famosa frase “apriti sesamo”) . si dice che le borchie fossero state concepite per tenere a distanza gli elefanti più irrequieti. Già prima dell’Ottocento le borchie erano assurte a simbolo di protezione della casa, valore simbolico che viene incarnato anche dai comuni motivi di catene o funi , intagliati sulla cornice della porta per proteggere l’abitazione dalla malasorte e dal malocchio .
Le più elaborate sono le porte delle abitazioni. Suddivise in due battenti, quello maschile sulla destra e quello femminile sulla sinistra, molte avevano anche un ingresso più piccolo, ricavato nel battente sinistro, riservato ai bambini. Le più antiche, costruite in stile persiano o omanita, sono contraddistinte da cornici rettangolari intarsiate, massicci battenti lineari e architravi rettangolari, decorati con motivi geometrici e floreali. Nel corso degli anni, le cornici e gli architravi si fecero più ornati e complicati, spesso sormontati da un pannello semicircolare o ad arco in stile arabo. Nell’arco sono, di solito, presenti fregi rettangolari, che recano una data, il monogramma del proprietario e iscrizioni tratte dal Corano. Entrambi sono costellati da borchie in ottone. I motivi decorativi comprendono tra l’altro, immagini di pesci, il fumo e i fiori di loto simbolo della fertilità nell’Antico Egitto e della pace in India.
Più diffuse sono le porte in stile indiano, più lineare e minuto, molte delle quali oggi prive di archi e con intarsi più semplici , fungono da ingresso ai negozi. L’abbondanza dei motivi floreali suggerisce la presenza di Dio nell’universo naturale.

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Invariabilmente realizzate con legno tek le porte gujarati rappresentano una stupefacente variante dello stile indiano, contraddistinta dai battenti e cassettoni e dall’abbondanza di borchie e di cornici squisitamente intarsiate. image009

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Zanzibar ….Freddie Mercury (Antonella Giroldini)

Farok Bulsara, meglio noto con il nome di Freddie Mercury, estroso cantante e leader del gruppo glam- rock dei Queen, nacque a Stone Town il 5 settembre 1946, da un’abbiente famiglia parsi, seguace della dottrina di Zoroastro, proveniente dall’India. A 9 anni fu mandato a studiare i n India e non tornò mai più a Zanzibar. Terminati gli studi di grafica a Londra, nel 1970 fondò i Queen e si calò nel suo personaggio . Ironia della sorte , considerando che la sua famiglia fuggì da Zanzibar in seguito alla sanguinosa Rivoluzione del 1964, la celebre canzone dei Queen ” Bohemian Rhapsody”, che contiene la frase”nel nome di Dio , lo lascerai fuggire?”, fu adottata proprio dai secessionistidell’isola, che chiedevano l’indipendenza della Tanziana continentale.

Ci sono diverse case nella zona Shangani in cui si dice che Freddie abbia abitato, ma la più credibile è l’edificio che oggi ospita il Camlur’s Restaurant. Se siete proprio interessati a mettervi sulle tracce delle radici del cantante, il Mercury’s Restaurant di Minzingani Road è il posto migliore per fare domande.

Frieddie Mercury morì il 24 novembre 1991, il giorno dopo aver rivelato pubblicamente la sua battaglia contro l’AIDS.

Stone Town… viaggio in Africa (di Antonella Giroldini)

E’ il cuore culturale e storico dell’Africa, è il luogo in cui l’Africa incontra l’oriente. Stone Town è probabilmente la città più affascinante e ricca di atmosfera a sud del Sahara. Per molti aspetti ricorda le medine arabo e nord africano, con il loro labirinto di viuzze tortuose, bazar e mercati animati, ex palazzi e grandiose residenze arabe che impregnano la città di una sensazione magica e ultraterrena.

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Nonostante l’abbandono seguito all’indipendenza, la configurazione e il tessuto originale della città sono rimasti in pratica intatti e questo è questo è l’esempio più completo degli insediamenti Swahili che castellano le isole e la costa dell’Africa Orientale.
Gran parte delle città fu costruita nell’Ottocento al culmine dell’attività dei dhow. Si possono ancora vedere le misere celle sottostanti l’ultimo mercato degli schiavi così come due palazzi, ma fortezza omanita del primo settecento, stile persiano.

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La fusione di culture si legge nei visi dei suoi abitanti africani, indiani, arabi, europei e ogni possibile combinazione intermedia.
L’anima di Stone Town è di essere cosmopolita, la capacità di assopire e mescolare influenze esterne. Secondo la definizione dell’Unesco che l’ha inserita nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel dicembre 2000, la città è un’eccezionale espressione materiale di fusione e armonizzazione culturale.
Di forma grosso modo triangolare, il centro storico è delimitato dai due lati dall’Oceano Indiano e a est da creek road. Le centinaia di stradine, la maggior parte delle quali non supera i 2-3 metri di larghezza, raramente seguono una linea retta per un tratto superiore alla larghezza di un edificio, quindi il modo migliore per andare alla scoperta della città è a piedi. Durante il giorno non ci sono problemi di sicurezza mentre è meglio prestare attenzione nelle ore notturne.
I principali monumenti sono i bagni in puro stile persiano, la cattedrale di San Giuseppe costruita a cavallo tra ottocento e novecento, la cattedrale anglicana Church of Christ, che sorge ove ebbe luogo l’ultimo mercato degli schiavi dell’Africa, di cui ancora si possono visitare le celle.

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Le principali aree commerciali, un’ accozzaglia di negozi e bancarelle a mò di bazar o suk arabo si trovano lungo o a ridosso di Horumzi e Gizenga Street e Change Bazaar.

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E’ proprio il labirinto di stradine e viottoli che costituisce la principale attrazione della città, un dedalo di dimore stinte, moschee e vicoli tortuosi , che imprevedibilomente sfociano in piazzette semirovinate, venditori ambulanti , di notte gremite di gente che si da appuntamento per gustare un caffè al bar.

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Stone Town è un autentica miniera d’oro per i cercatori di souvenirs, con centinaia di negozietti in cui è possibile acquistare una straordinaria quantità di oggetti di artigianato , sia arabi che indiani e prodotti locali. Tra i prodotti locali vanno ricordati gli articoli fi gioielleria, argenteria, e i pesantu bauli costellati di borchie in ottone.

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Alla prossima avventura Africana !!!!

Antonella Giroldini