La cucina di Zanzibar

……  In un isola dalle molteplici etnie, sulla rotta marittima asiatica, anche la cucina riflette ovviamente i suoi vari aspetti.A Zanzibar è possibile degustare specialità arabe, indiane, cinesi, swahili, nonché europee.

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Tra le specialità zanzibarine assaggiamo: il “Wali wa nazi”, del riso bollito nel latte di cocco. Vi è anche il frutto dell’albero del pane chiamato “Mashelisheli Ia nazi”; gli spiedini di carne chiamati “Mishaki Ua Niama” vengono cotti al momento su vacillanti barbecue. Tra i contorni, una specialità da non perdere è la “Mchica”, una varietà di spinaci dal forte sapore. Il pane locale è chiamato “Mkate” ed è molto buono, e si trovano anche le classiche “Chapati”, delle piccole focacce di origine indiana. Tra i dolci sono da provare i “Tambi”, realizzati a base di zucchero; i “Visheti”, preparati con farina, zucchero ed olio di cocco; i “Vipopoo”, delle simpatiche palline di farina e zucchero. Sull’isola sono presenti moltissime qualità di frutta, tutte a buon mercato. Tra le più saporite citiamo meloni, ananas, arance, papaye, 24 differenti tipi di manghi, 26 differenti tipi di banane (da provare quelle con la buccia rossa, acquistabili al mercato), passion fruits, bunghi (un dolcissimo frutto locale), mangostini, uva, mandarini molto saporiti. Vi sono poi i lychees, un frutto buonissimo, trasparente, i durian, le ciliege tropicali, i lime, i limoni, gli avogadi, le prugne indiane, i melograni, le mandorle indiane, gli star fruits, chiamati “carambol”, le star apple, gli aspri frutti del tamarindo, le mele malesi, i frutti dell’albero del pane, mangiabili cotti. Un discorso a parte meritano i cocchi, abbondantissimi, dal basso costo, nutrienti e dissetanti.

Il mare e l’anima di Zanzibar (Antonella Giroldini)

Forse Dio ha fatto sì che, dopo aver esposto nel mare uno dei suoi gioielli più belli, gli venisse dato dagli uomini un nome indimenticabile: “ZANZIBAR”, dal persiano “Zangh”, “nero” e “bar”, cioè “terra dei neri”.
L’arrivo a Zanzibar è piacevole. L’isola dall’alto appare coperta di vegetazione e l’aeroporto, privo d’inutili lussi, lascia intuire ciò che ci attende: un lembo d’Africa.
Una ventata d’aria calda ci investe in pieno volto, appena uscimmo dall’aereo. Caldo. Il respiro mozzato, come quando si prova un forte innamoramento, come quando si arriva in Africa.
Compiamo in poco tempo le formalità di rito e ci dirigiamo alla SPIAGGIA DI KINENGWA, una perla incastonata nel turchese dell’Oceano Indiano.image001Ed è tra le mete africane più seducenti; comprende le 2 isole principali Unguja e Pemba , più diverse piccole isole e atolli corallini.
Il suo nome evoca immagini di un paradiso esotico e sereno, pieno di palme di cocco, barriere coralline multicolori e, naturalmente, km e km di sabbie bianchissime lambite da acque cristalline.

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Iniziamo a prendere confidenza con l’isola e ci dirigiamo verso KIMKAZI, percorrendo una strada panoramica. E’ un piccolo villaggio di pescatori situato sul litorale meridionale dell’isola. Al nostro arrivo ci imbarchiamo a bordo di un battello di legno a motore, che ci conduce in alto mare, nella zona dove si trovano i delfini e nuotiamo con loro.

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Ci dirigiamo, poi, verso Chwaka che è il più grande insediamento lungo la costa nord – est, è un villaggio di pescatori sulla sponda occidentale della baia di Chwaka, grande insenatura circondata da mangrovie. A parte gli uomini e le donne che raccolgono crostacei e polpi su banchi di sabbia e sulle scogliere che emergono dalle acque poco profonde, la spiaggia è in gran parte deserta.

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Oltre alla spiaggia e alla baia, un’altra attrattiva è il mercato all’aperto alla strada sulla spiaggia. Un posto piuttosto tranquillo per buona parte del giorno che si anima con l’alta marea e nel tardo pomeriggi, quando i pescatori rientrano a bordo delle loro piroghe bglawa, per vedere il pescato del giorno. A nord del mercato c’è un gruppo di uomini intenti a intrecciare il vimini per catturare le aragoste; a sud del mercato, 100 metri dopo un gigantesco baobab alcuni artigiani costruiscono dhow di legno secondo metodi tradizionali.

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E prima di salutare il mare africano ci concediamo un NDIMENTICABILE GIORNATA DI MARE E SOLE NELLA BAIA DI MENAI: atolli tropicali e idilliache lingue di sabbia in uno sconfinato mare cristallino.

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Pranzo a base di grigliata di pesce fresco e crostacei.

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La giornata terminerà rientrando a vela con un meraviglioso tramonto zanzibarino.

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Ripartiamo con la sensazione che i giorni da dedicare a quest’avventura siano stati pochi, troppo pochi per essere riusciti a capire. Ma Zanzibar non chiede di essere capita, ma semplicemente compresa, nel senso di presa-con, con l’anima, con il cuore, con lo spirito del viaggiatore che osserva …..
Al nostro ritorno, sarà difficile è descrivere quello che abbiamo vissuto. Abbiamo vissuto tutto d’un fiato e siamo storditi al punto che ne siamo ubriache, e non riusciamo a raccontarle a chi non le ha vissute con noi… tutto sembra ridursi ad una semplice descrizione di fatti. Ma più dei fatti, conta l’emozione che s’è vissuta e rimane solo nostra…Ogni tanto ci fermiamo a ricordare il volto triste dell’ Africa, da vivere e non dimenticare che per ogni sorriso e per ogni colore c’è una mano tesa ed un vestito stracciato….
……E se noi siamo partiti benestanti, perché occidentali, siamo ritornati ricchissimi in quanto viaggiatori; viaggiatori in grado di osservare in silenzio, le visioni primitive e vere, in grado di ascoltare quello che l’Africa ha da dire. Ed è forse questa la ragione del viaggio……

…..E’ difficile abbandonare questo luogo, dove abbiamo ricordato che la vita è fatta anche di piccole cose, spesso indimenticabili. Sull’isola sicuramente abbiamo passato dei giorni meravigliosi, concedendoci qualche piccolo piacere in più, …perché spesso la felicità è proprio nella semplicità, nel cuore di un’ Africa più vera e sincera….
Ci siamo perse nelle strette vie della città antica al tramonto, mentre giunge l’ora della preghiera musulmana e la voce del muezzin riecheggia tra i vicoli; abbiamo vissuto il tramonto dalla spiaggia di Stone Town, con i “dhow”, che si tingono di arancione; abbiamo fotografato la gioia dei bambini che corrono scalzi dietro a giocattoli semplici; recarsi sulle spiagge della costa di est per ammirare l’alba, contemplando i colori del mare, chiedendosi come potrebbe essere diverso da ciò il Paradiso……..

Antonella Giroldini

PRISON ISLAND ( di Antonella Giroldini)

Dopo aver visitato Stone Town, salpiamo per PRISON ISLAND , che unisce in sé il fascino di un reef poco profondo da esplorare facendo snorkeling e la possibilità di accarezzare le testuggini giganti. ………

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A dispetto del suo nome non fu mai utilizzata come campo di quarantena per la febbre gialla.
Un sentiero dietro le rovine porta a un tratto di foresta, dove abita un branco di minuscole antilopi. Nel grande recinto dietro il ristorante è ospitata una colonia di testuggini giganti importato dall’atollo di Aldabra, nelle Seychelles alla fine dell’Ottocento

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Bel posto per qualche giorno di relax e per una fuga romantica !
A presto Zanzibar….
Antonella Giroldini

JONAZI FOREST – ZANZIBAR (Antonella Giroldini)

Dopo varie giornate di mare decidiami …… Ci dirigiamo verso JONAZI FOREST, immensa foresta di mogani per un’avventurosa passeggiata.

E’ una meta di richiamo della zona sud dell’isola. Ora è l’unica zona rimasta incontaminata con un sentiero naturalistico attraversato da una foresta primordiale abitata da una comunità di colobi rossi, scimmie minacciate di estinzione, che si avvistano con una certa frequenza.

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Ospita numerosi habitat, tra cui la foresta umida, la macchia arbustiva sempreverde, la palude a mangrovie e il prato umido salmastro, e una grande varietà di fauna selvatica che un tempo abitava tutta l’isola, comprese le scimmie di Sykes e i colobi rossi e alcune specie di antilopi , camaleonti e numerosi volatili.

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La foresta offre percorsi naturalistici per tutti i gusti, partendo da una comoda passeggiata di un oretta fino al trekking di mezza giornata.

A Sud dell’ingresso alla riserva c’è il sentiero passerella tra le mangrovie di Pete- Jozani, si snoda tra boschetti di coralli, foreste di mangrovie e attraverso un ruscello che scorre nella parte settentrionale della Baia di Pete.

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In Africa si dice, giustamente: “le foreste precedono i popoli, i deserti li seguono … ”

Speriamo che in questo caso non sia così!!!!!

Antonella Giroldini

 

I Portoni di Zanzibar (di Antonella Giroldini)

La tradizionale moderazione che caratterizza l’architettura islamica contava ben poco per gli abitanti più ricchi di Stone Town, al culmine della sua espansione a metà Ottocento. Le porte e gli infissi divennero gli strumenti preferiti per ostentare opulenza e fasto nelle abitazioni. Non a caso la porta più grande e pesante di Zanzibar protegge l’ingresso alla House of Wonders, il palazzo delle meraviglie del sultano banghash, il cui interno conserva altri dodici splendidi esemplari di porte intarsiate.

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L’arte dell’intarsio delle porte vanta una lunga e rinomata tradizione in tutto il mondo mussulmano, dove è possibile ammirare porte realizzate in stili profondamente diversi, riccamente intarsiate di simboli che rimandano a epoche ben anteriori all’avvento dell’islam. image003Molte delle porte originali di Stone Town hanno più di 150 anni . La loro longevità, che spesso supera quella delle case stesse si deve alla durezza del legno con cui sono state realizzate, capace di resistere all’azione delle termiti, dell’acqua e del tempo. Il legno veniva ricavato da alcune specie arboree locali, tra cui l’albero dei jackfruit o quello del pane, mentre il tek e il sesamo venivano importati persino dalle lontane terre dell’india ( l’uso del sesamo potrebbe spiegare la famosa frase “apriti sesamo”) . si dice che le borchie fossero state concepite per tenere a distanza gli elefanti più irrequieti. Già prima dell’Ottocento le borchie erano assurte a simbolo di protezione della casa, valore simbolico che viene incarnato anche dai comuni motivi di catene o funi , intagliati sulla cornice della porta per proteggere l’abitazione dalla malasorte e dal malocchio .
Le più elaborate sono le porte delle abitazioni. Suddivise in due battenti, quello maschile sulla destra e quello femminile sulla sinistra, molte avevano anche un ingresso più piccolo, ricavato nel battente sinistro, riservato ai bambini. Le più antiche, costruite in stile persiano o omanita, sono contraddistinte da cornici rettangolari intarsiate, massicci battenti lineari e architravi rettangolari, decorati con motivi geometrici e floreali. Nel corso degli anni, le cornici e gli architravi si fecero più ornati e complicati, spesso sormontati da un pannello semicircolare o ad arco in stile arabo. Nell’arco sono, di solito, presenti fregi rettangolari, che recano una data, il monogramma del proprietario e iscrizioni tratte dal Corano. Entrambi sono costellati da borchie in ottone. I motivi decorativi comprendono tra l’altro, immagini di pesci, il fumo e i fiori di loto simbolo della fertilità nell’Antico Egitto e della pace in India.
Più diffuse sono le porte in stile indiano, più lineare e minuto, molte delle quali oggi prive di archi e con intarsi più semplici , fungono da ingresso ai negozi. L’abbondanza dei motivi floreali suggerisce la presenza di Dio nell’universo naturale.

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Invariabilmente realizzate con legno tek le porte gujarati rappresentano una stupefacente variante dello stile indiano, contraddistinta dai battenti e cassettoni e dall’abbondanza di borchie e di cornici squisitamente intarsiate. image009

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JEEP SAFARI A ZANZIBAR (Antonella Giroldini)

image001Attraverso piste di terra rossa splendidamente in contrasto con il verde lussureggiante delle piante da frutta tropicale (mango, papaia, msheli-msheli, jackfruit, mandorlo indiano, chiodo di garofano) tra aranceti e palmeti, ci lanciamo alla scoperta di remoti villaggi di capanne, conosciuti per la lavorazione del cocco e dei suoi derivati e l’intaglio del legno…….

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Facciamo anche sosta al famoso mercato del pesce di Mkokotoni.

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Un posto piuttosto tranquillo per buona parte del giorno che si anima con l’alta marea e nel tardo pomeriggio, quando i pescatori rientrano a bordo delle loro piroghe ngalawa.

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Proseguiamo, quindi, in direzione di Nungwi e arriviamo al villaggio di pescatori che deve la sua fama ai costruttori di Dhow.

…A 100 metri dopo un gigantesco baobab, alcuni artigiani costruiscono dwon di legno secondo i metodi tradizionali (gli abitanti delle regioni dell’Africa Orientale sono esperti nell’arte della navigazione da almeno due millenni.

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Da qui raggiungiamo NUNGWI , la spiaggia più bella di tutta l’isola.

Gran parte della Costa del Nord – Est ,infatti,  mantiene tuttora una atmosfera di splendido isolamento.

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Arrivando da ovest, la vegetazione si fa più stentata, le palme da cocco, i baobab e i boschetti  di rovi prendono il posto delle lussureggianti di spezie dell’interno, prima di cedere il passo ad un’ampia lingua di sabbia bianca aperta sull’immensità turchese dell’Oceano Indiano, con sullo sfondo una fila di palme ondeggianti.

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E non possiamo che concordare con chi, secoli fa , ha scritto di questo posto : “Questo è il posto più bello che io abbia mai visto in tutta l’Africa , un luogo d’illusione dove nulla è come appare. Mi ha incantato”.   David Livingstone 1866.

Antonella Giroldini