MUSEO EGIZIO DI TORINO – FALSA PORTA DI UHEM -NEFERET (Antonella Giroldini)

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Dimensioni; 202,5x170x37 cm

Provenienza: Giza, scavi Schiapparelli, 1903

Una falsa porta è un insieme di stipiti e architravi di porta, scolpito sulla parete di una tomba per permettere al defunto di entrare e uscire. Inoltre era qui che i vivi potevano lasciare i cibi offerti per il sostentamento dei defunti, e dunque la falsa porta rappresentava il punto di contatto fra i vivi e i morti. Questa è scolpita in altorilievo, così che le figure e i testi in geroglifico spiccano nettamente sullo sfondo; proviene dalla tomba di una donna di nome Uhem – neferet, raffigurata sul blocco centrale poggiato sull’architrave doppio. Uhem – neferet è seduta a un tavolo montato su un piedistallo singolo, il cui piano è ricoperto di piani alti e sottili; le altre offerte di cibi sono identificate dai geroglifici. I testi riportati sull’architrave elencano i suoi titoli, chiamandola ” Beneamata Figlia del Re, privilegiata più della madre, Uhem – neferet”. La sua alta posizione sociale chiarisce come mai Uhem – neferet sia una delle pochissime donne  del tempo ad avere una tomba propria, senza dover dipendere da quella di un coniuge. Sugli stipiti sono visibili vari personaggi, fra i quali i figli della defunta( si noti il ragazzo nudo sullo stipite destro), che offrono canestri con cibarie, lini e sandali nell’ambito delle cerimonie funebri.

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BIENNALE VENEZIA 2013 – Paul Mc Carthy (Antonella Giroldini)

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Le sue opere si interrogano sul confine tra interno ed esterno e sono caratterizzate da un senso dell’eccesso che combina oscenità e filosofia, intrattenimento e violenza. McCarthy ha cominciato la sua carriera quando il Minimalismo era al suo culmine e sebbene molte sue opere mostrino poca affinità con quel movimento, l’artista gli riconosce la paternità del suo interesse per l’interno invisibile delle cose.

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In Children’s Anatomical Educational Figure, McCarthy presenta una bambola che appaga la nostra smania di vedere all’interno del corpo e incarna un altro dei suoi temi preferiti : i personaggi – archetipi . La figura, con un ampio sorriso da fumetto mentre dal suo ventre squarciato fuoriescono le viscere, si accompagna perfettamente ad altre sue rappresentazioni: Pinocchio, Braccio di Ferro, e Babbo Natale, personaggi che ha ritratto in video e performance in cui queste figure tipiche dell’immaginario infantile sono trasformate in creature con gli istinti più perversi.

La bambola, con i suoi reni penzolanti e le viscere flosce, ci rivela il lato macabro nel desiderio infantile di vedere e esplorare i segreti delle cose.

ISOLE CANARIE – LA GOMERA (Antonella Giroldini)

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 Vista dall’aereo, La Gomera appare come una fortezza impenetrabile circondata da ripide scogliere. Strade strettissime e serpeggianti corrono tra pareti rocciose e gole disseminate di puntini bianchi aggrappati a dirupi apparentemente inaccessibili. Ma una volta atterrati si scopre un paesaggio lussureggiante, scogliere maestose e stoiche formazioni rocciose formatesi in seguito all’antica attività vulcanica e scolpite dall’erosione. E quei puntini bianchi si rivelano incantevoli villaggi di case imbiancate a calce, mentre le scogliere impenetrabili sono interrotte ogni tanto da piccole baie e spiagge incontaminate. E’ un paradiso di bellezze naturali dove non troverete né spiagge né una sfrenata vita notturna tropicale. Il territorio è attraversato da numerosi sentieri ed esplorarli è per molti viaggiatori l’aspetto più piacevole della vacanza.

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Di solito si visita l’isola con una gita in giornata da Tenerife o da una delle altre isole, ma per scoprire veramente La Gomera un solo giorno non è sufficiente . Il territorio di questa minuscola isola, larga appena 25 km nel punto più ampio, rende impossibile qualsiasi collegamento in linea d’aria e richiede viaggi interminabili lungo strade strette e serpeggianti. Le agricoltura e il turismo sono le principali risorse economiche di La Gomera. Sulle ripide pendici delle gole si coltivano banane, viti, patate e grano, ma un numero sempre crescente di agricoltori sta abbandonando le coltivazioni per lavorare in alberghi, ristoranti o anche guide turistiche .

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Finora l’isola è riuscita a tenere a bada il turismo di massa, e la maggior parte delle sistemazioni è costituita da piccoli alberghi di campagna, pensiones a conduzione familiare , fattorie ristrutturate e appartamenti. Le più invitanti sono senza dubbio le casas rurales, molte delle quali furono abbandonate dagli emigrati e ristrutturate in seguito per i turisti.

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Passeggiare in una tranquilla pineta, salire sulla cima di una montagna per ammirare il panorama o saltellare come un elfo nella magica laurisilva del Parque Nactional de Garajonay. Il territorio di La Gomera è ideale per le escursioni e i sentieri che attraversano l’isola, sia all’interno sia all’esterno del parco, sono così numerosi e vari da rendere possibile una settimana di escursioni a piedi o in bicicletta.

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Il mercato bisettimanale di San Sebastian è un ottimo posto per scoprire i prodotti tipici dell’isola. Le specialità locali sono il miel de palma (miele di palma), uno sciroppo dolce preparato con la linfa della palma; l’almogrote, una pasta di formaggio di capra insaporita con pecorino e pomodoro da spalmare sul pane; e il queso gomero ( formaggio fresco di capra) , un formaggio fresco e cremoso preparato con il latte delle capre locali e servito con le insalate, come dessert o cotto alla griglia e marinato nel mojo, la famosa salsa della Canarie che è un’ altra delle specialità dell’isola.

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San Sebastian della Gomera: capoluogo economico, politico e storico dell’isola. Sam Sebastian è famosa soprattutto perché Cristoforo Colombo vi fece tappa durante il suo viaggio verso il Nuovo Mondo.

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Parque Nacional de Garajonay: è una giungla verde e impenetrabile che occupa il cuore di La Gomera e racchiude una delle più antiche foreste di allori che un tempo erano diffuse in tutto il Mediterraneo. Nel Parco vivono ben 400 specie di piante e quasi 1000 specie di invertebrati; i vertebrati sono soprattutto uccelli e lucertole. Poca luce riesce a penetrare attraverso le chiome degli alberi , consentendo a muschi e licheni di proliferare ovunque. Quassù, sul tetto dell’isola, i freddi alisei dell’Atlantico si incontrano con tiepide brezze, creando all’interno della fitta foresta una bruma costante, fenomeno talvolta chiamato “pioggia orizzontale”.

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Se si ha solo un giorno da trascorrere a La Gomera, vale la pena di trascorrerlo nel verde nord, dove le valli sono piene di piantagioni di banane e palme ondeggianti, le terrazze coltivate trasformano i pendii in opere d’arte geometriche e i villaggi di case imbiancate a calce sembrano usciti da un’altra epoca. A ogni curva ci si trova davanti un paesaggio da cartolina, ma le curatissime terrazze sono il  frutto del duro lavoro degli agricoltori locali, poiché la forte pendenza impedisce quasi sempre l’utilizzo dei macchinari.

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Vallehermoso : è veramente una bella valle, come dice il suo stesso nome. Su entrambi i lati della profonda gola che attraversa la città si stagliano piccole vette , e verdi pendii terrazzati e punteggiati di palme completano il quadro.

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Torino jazz festival – 28 Maggio 2015 / Martedì 2 Giugno 2015

 

 

 

 

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Per motivi personali mi trovo a Torino dal 30 maggio al 1 giugno 2015 e scopro per l’ennesima volta una città piena di vita e di avvenimenti interessanti….siam in pieno Jazz Festival.

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 Il Torino Jazz Festival – un grande racconto sul jazz e le sue atmosfere, dove si incontrano musica, arte, danza, teatro, libri e tanto altro – quest’anno è in contemporanea  con l’Expo di Milano e il settantesimo anniversario della Liberazione, quando il jazz tornò nel nostro Paese dopo i veti contro la musica nera posti dal fascismo.

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Il festival si apre il 28 maggio al Museo Egizio con il Sonic genome Project di Anthony Braxton. Dal 29 maggio al 1 giugno, in piazza San Carlo, nei consueti concerti gratuiti, si esibiscono: Hugh Masekela, Fabrizio Bosso e Randy Brecker. Si vola poi in oriente con lo spettacolo degli Shibusa Shirazu  e si cambia emisfero con il pianista Omar Sosa e il suo Quarteto AfroCubano.

Nello stesso periodo, per i palati fini, i concerti pomeridiani a pagamento propongono: James Newton, fiore all’occhiello della rassegna, che presenta la sua Passione Secondo Matteo, una produzione originale in esclusiva mondiale. Seguono Danilo Rea plays Strayhorn e David Murray, che sale sul palco assieme alla Lydian Sound Orchestra. Nel festival c’è spazio anche per la classe di Ron Carter, lo storico contrabbassista, e per una rassegna di concerti al nuovo auditorium del grattacielo San Paolo.

Il 2 giugno si tiene infine la consueta grande festa jazz, dal pomeriggio a notte fonda. Sul palco i maestri della Juilliard School e gran finale con una vera leggenda musicale e cinematografica: The Original Blues Brothers Band.

Ma il festival non si ferma qui. Oltre i concerti, presentazioni di libri e conferenze al Circolo dei lettori, una rassegna cinematografica in collaborazione con il Museo del Cinema, l’arte giovane del progetto Ars Captiva e le jam session notturne del Jazz Club Torino con i trombettisti Terell Stafford e Valery Ponomarev. La parte off, affidata al Fringe, offre un cartellone che da solo è un festival nel festival: tra gli artisti Bojan Z, Andy Sheppard, Francesco Bearzatti, Gavino Murgia, e i musicisti del festival X-Jazz di Berlino.

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Bello passeggiare per le vie di Torino con questa allegra atmosfera e vedere questa elegante città pervasa da un brivido e da emozioni e vibrazioni musicali….
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A presto bella e viva Torino!!!
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L’ALBERO MAGICO …SIMBOLO DELLE CANARIE (Antonella Giroldini)

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Uno degli alberi più curiosi che vedrete alle canarie è il drago delle Canarie che può raggiungere i 20 metri di altezza e vivere per secoli.

Sopravvissuto all’ultima glaciazione, ha un aspetto inconsueto e in qualche modo preistorico. La sua forma ricorda un gigantesco mazzo di fiori con il tronco e i rami e formare gli steli, che sviluppano verso in alto gruppi di foglie lunghe e strette dal colore verde argentato. A mano a mano che la pianta cresce ( tecnicamente non è un albero anche se viene sempre designata con questo appellativo) diventa sempre più pesante nella parte superiore, ma ha escogitato un sistema ingegnoso per mantenere il bilanciamento e trovare stabilità, quello di far crescere le radici sulla parte esterna del tronco, così da creare un secondo tronco più ampio.

A rendere ancora più strano il drago è la sua resina che ossidandosi assume una colorazione rossastra chiamata, come è facile immaginare, sangue di drago;  questo era già noto agli antichi romani che lo utilizzavano come colorante, e nel Medioevo era molto ricercato da maghi e alchimisti che gli attribuivano virtù terapeutiche. Nel Settecento era usato come mordente per il mogano.

All’epoca dei guanci sotto questo albero che veniva considerato magico si riuniva il Consiglio dei Nobili per amministrare la giustizia.

Il drago appartiene a una famiglia di almeno 80 specie sopravvissute all’era glaciale nelle zone tropicali e subtropicali del Vecchio Mondo, ed è uno degli ultimi rappresentanti della flora del Terziario