Come Viaggia la VERGINE (Antonella Giroldini)

Vergine (23 /08 – 22/09)

Fidarsi e Affidarsi per spezzare il senso del dovere….

Citazione: “Raccontami le storie che ami inventare, spaventami (…) conquistami. Inventami dammi un’altra identità stordiscimi. Disarmami e infine colpisci abbracciami ed ubriacami di ironia e sensualità”.   – Parole di Burro – Carmen Consoli

La Vergine è un segno che presenta molte sfaccettature. Ha bisogno di stabilità, ma anche di movimento. È saldo a terra eppure desidera volare. È pragmatico, ma mentale

Di solito è più l’equilibrio interiore che cercano, piuttosto che quello esteriore.

Dentro il suo cuore e la sua testa c’è caos per cui alla fine è anche molto divertente, un po’ goffa e piuttosto ironica. Spesso se ne viene fuori con battute inaspettate, gusti musicali particolari, idee strambe che strappano una risata di gusto. Ed è bella perché è così: affidabile anche quando non sembra.

Tende a sfuggire da tutto ciò che smuove il suo animo, perché i sentimenti non possono essere controllati e perciò li teme”, ma la sua freddezza “è solo apparente e le serve per sopportare un’emotività così fuori controllo da non poter essere gestita.

Ed allora, caro viaggiatore della Vergine, tu che chiedi davvero troppo a ste stesso, come puoi sfuggire al logorio della vita quotidiana? Affidati e fatti portare per mano da qualcuno ti bendi e ti prenda per mano e porti nella bella laguna veneta, dove il paesaggio tranquillo è animato da un’operatività affascinante che potrebbe rilassarvi. Nulla è meglio dell’acqua per ritrovare un ritmo più naturale.

Come Viaggia il LEONE (Antonella Giroldini)

Leone (23 /07 – 22/08)

Lasciare andare tutto il trascurabile per fare spazio l’eccezionale!

Citazione: “Sayin. Rise up to the the lighht in the sky. Yeah watch the light lift your heart up burn your flame through the night. “(Alzati/ verso la luce / Lascia che la luce accenda il tuo cuore/ Brucia la tua fiamma nella notte)Spirit – Beyoncè  

La quinta tappa dello Zodiaco ci fa scoprire i nostri talenti, ed infatti l’elemento che governa il Leone è il Sole. Un segno caratterizzato dal grande amore per la vita, dalla fiducia nei propri mezzi e quell’ottimismo che non lo fa mollare mai!!!

È un entusiasta, passionale, autoreferenziale e bisognoso dell’attenzione degli altri, egocentrico ma generoso, arrogante ma divertente, È un insieme esplosivo di emozioni.

Un segno che porta in sé tutte le sfumature della passione fino a viverle in maniera teatrale e che ha un grande bisogno di azione e di stimoli intellettuali che potrebbero tradursi anche in gran belle avventure e nuove amicizie, dove ci porterà in viaggio?

Molto probabilmente raggiungerà la Sicilia, terra di amore, di grandi storie e di sapori intensi, sotto il sole accecante, all’ombra di una bella pergola o navigando nel blu del suo mare.

E gustando a pieno la vita non rinuncerà certo all’ esplosione di gusto e sapori… ed eccolo, quindi, ad ordinare pasta alla norma, caponata, cous cous di pesce e cannoli siciliani.

E tu sei pronto a gettarti a capofitto nella vita e sei pronto a vivere a pieno (qui e ora) tutto ciò che ogni viaggio in travel coach ti può offrire! 

Come Viaggia il TORO (Antonella Giroldini)

Toro (20 /04 – 20/05)

Viaggiare con tutti i sensi attivi!

Citazione: “Lascerò che sia il tempo a decidere chi sei per me. Lascerò all’istinto e dal buio tutto tornerà limpido” Laura Pasini e Kylie Minogue – Limpido.

Il Toro ama tutto ciò che è godimento dei sensi: il tocco, i profumi, i suoni armoniosi, il sapore, le immagini.

Tra gli obiettivi della sua esistenza c’è la soddisfazione costante di tutti i piaceri che la vita può offrire. È fisico, presente, spesso anche fantasioso, perché ogni pensiero va concretizzato, immagine e azione sono una cosa sola, non avrebbe senso fantasticare e basta”.

Un viaggiatore che ama essere circondato da oggetti semplici ma piacevoli, intento a godersi tutto il piacere che la vita può offrire. Ama godere del buono e del bello. Un tour enogastronomico in Toscana lo alletterebbe parecchio. Ascoltare una story-telling enologica assaporando la natura circostante è un ideale viaggio ideale per il Toro.

Se poi a questo uniamo un sito che sia anche meta termale troviamo la meta ideale per il Toro che ama essere coccolato e deliziato attraverso massaggi, immersioni in acqua sulfurea e saune. In Italia, le terme non mancano. Dal Trentino alla Sicilia è possibile scegliere il sito termale più adatto alle proprie esigenze.

E tu sei pronto a viaggiare con i cinque sensi all’ erta, vivendo e sentendo così a 360 gradi te stesso, i luoghi che stai visitando e l’esperienza di viaggio…. Perché conoscere con i sensi, abbandonando il filtro della mente consente di vivere appieno l’esperienza!

Come Viaggia l’ARIETE (Antonella Giroldini)

Ariete (21 /03 – 19/04)

Viaggiare per superare i propri i limiti: affrontare le sfide e vincere!

Citazione: “ti proteggerò dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo (…) ed io. Avrò cura di te” Franco Battiato – La cura.

Il viaggio all’interno dello Zodiaco inizia dall’ Ariete.  Per capire l’essenza di questo segno, bisogna immaginare un terreno incolto, illuminato da un raggio di sole e sotto la terra umida, un seme si fa coraggio e germoglia. L’Ariete è questo: uno slancio vitale di audacia e forza.

Tutta la sua energia è concentrata nell’esplosione, nella partenza a razzo… ogni cosa è qui e ora, vuole tutto e subito, non ha un minuto da perdere. Lo scopo della sua vita è ardere, il fine ultimo della sua esistenza è appunto, esistere. “Io sono” dice l’Ariete.

Quale viaggio gli si addice ad un segno così energico, dinamico e caratterizzato da un bisogno estremo di mettersi sempre alla prova?

La montagna è la sua meta ideale! Lo immagino sulle Dolomiti, per una vacanza a pieno ritmo: scalate, passeggiate, arrampicate e vie ferrate lungo i costoni ripidi e rocciosi. E dopo una giornata di imprese e gite, come recupera le energie? Seduto stanco ma compiaciuto e soddisfatto davanti al lago di Braies con la consapevolezza che sì, di essere bravo,  ma che lo spettacolo che la natura sa donare rimane comunque irraggiungibile da eguagliare, anche per un iron – man come lui!

 E tu? Sei pronto a lanciarti nelle sfide adrenaliniche, magari organizzando una giornata low cost a contatto con la natura, sai sfidare i tuoi limiti? Hai voglia di raccogliere il guanto della sfida dell’Ariete che si muove al motto : “ PER VINCERE SENZA ESSERE VINTI”?

” MAI PIU’ SENZA TORINO (Antonella Giroldini)

Diario di due “extracomunitari” alla scoperta di Torino.

Ci si può inammorare di un luogo e/o di una città tanto da esserne richiamati irresistibilmente? Si può essere “ammaliati” tanto da eleggerlo a “posto dell’anima”? A me è accaduto! Ed il luogo del mio cuore, la mia affinità elettiva è Torino.

Il libro che vi presento questo mese è una speciale e originale guida di Torino, un libro che mi ha conquistato e che forse non avrei mai scelto se non fosse stato regalato dalla mia specialissima guida di Torino, un romano doc, trasferitosi per circa 10 anni nella prima capitale d’Italia.

Mai più senza Torino. Due «extracomunitari» molto speciali alla scoperta della città – Ed. LA STAMPA Espress

I due protagonisti, Jasmina Tesanovic, un artista attivista serba e Brace Sterling, un artista cyberpunk americano ci presentano la città. Questo libro è un po’ guida e un po’ diario, ma è soprattutto una raccolta di racconti sinceri, a volte divertenti a volte drammatici, altre volte grotteschi, altre ancora comici. 

Il modo in cui i nostri due globalisti vivono e visitano la città ci permette di sperimentare una modalità leggera e lenta del viaggio, libera dal programmato e dal previsto.

Un diario sui generis di una coppia insolita di «extracomunitari» famosi e privilegiati, che vivono a Torino e girano il mondo, seguendo una filosofia di vita che consente loro di essere felici e agili nel XXI secolo: essere globalisti, vivere senza patria, senza bagaglio, senza una madrelingua.

Questa lettura regala uno spaccato originale non solo su Torino ma su chi sono e come viaggiano i globalisti.  Ce lo raccontano bene i nostri due protagonisti: “… non siamo turisti a Torino, non siamo emigrati a Torino, ma siamo globalisti a Torino: cioè siamo mobili e, nonostante ciò, qui non abbiamo un’auto. …anche se Torino è la città della produzione delle macchine abbiamo deciso di non averne una. … non avere un’auto è come abbandonare un bagaglio troppo grosso. È un modo di fare la valigia del futuro alla Calvino: con leggerezza e precisione. Giriamo la città solo con i nostri corpi. Usiamo i tram, i bus, i treni…

Tram e bus in città sono pieni di veri torinesi: vecchi, studenti, operai, poveri ed emigrati che vogliono diventare autentici locali. Come globalisti che vivono nei bus e tram incontriamo il fior fiore di gente di Torino ed è uno dei rari posti dove si possono guardare i torinesi per mezz’ora di fila senza imbarazzo. Spesso e volentieri parliamo delle direzioni e dei biglietti con gli altri; …una volta però un tranviere ci ha scacciati al capolinea: ma cosa fate ancora seduti, non ho mica tutto il giorno da perdere! Ma noi abbiamo tutto il giorno da perdere! Ma noi abbiamo tutto il giorno da passare nei tram, non ci dispiace: al contrario! Per questo siamo molto infelici quando certi giorni i numeri dei bus cambiano e spariscono…. 

Come ha fatto il 56 a diventare 55 di domenica? Perché il metrò non va da nessuna parte che ci serva davvero? perché le tre stazioni Porta Nuova, Porta Susa e Dora non sono collegate bene? E alla fine: Torino è perseguitata dallo spettro del futuro chiamato Treno ad Alta Velocità. Come turisti ci piace l’idea; come torinesi, no; come globalisti sappiamo che porterà qui una massa di gente come noi…”

Bruce e Jasmina ci mostrano cosa può accadere nel lasciarsi disorientare dall’imprevisto e rapire dal fascino del luogo fino trasformare un appuntamento che sarebbe dovuto durare solo 15 giorni, “sarebbe diventato (ma all’epoca io non potevo saperlo) un autentico processo di “integrazione”. L’immersione totale e felice di un texano e di una serba nella torinesità. Ma a loro insaputa, il vecchio fascino torinese stava lavorando sodo che alla fine dell’anno di residenza Bruce e Jasmina si scoprirono affetti dal “mal di Torino”, un morbo meno noto del similare “mal d’Africa”, ma non meno fatale. Un morbo i cui i sintomi sono facilmente riconoscibili: citiamo, tra i tanti la tendenza, dovunque ci si trovi, a guardarsi intorno alla ricerca della Mole; le violente crisi di depressione che squassano il corpo e la mente dopo una settimana senza gianduiotti; l’irritabilità irrefrenabile allorché si viene sorpresi dalla pioggia in una città senza portici”. 

Scorrendo i loro racconti è quasi naturale entrare in modalità “viaggio/esploratore”. Per dirla con le parole di Gabriele Ferraris nella Prefazione: “non potrebbero mai essere pigri, vanno sempre fuori a vedere quello che Torino ha da dirti e da darti. Il nostro diario della città e nella città, di come è cambiata con noi: the city always on the move!”. 

E soprattutto scopriamo che i nostri protagonisti sono lietamente partecipi e complici del crogiuolo multietnico di San Salvario, il quartiere dove hanno scelto di vivere “ci siamo trasferiti in una zona nuova d Torino: San Salvario. E ‘un posto famoso, anzi famigerato: ne abbiamo sentito parlare come di un luogo pieno di stranieri che potevano scipparci o ammazzati. Così siamo andati a cercarli. Facendolo però, abbiamo scoperto che siamo noi stessi gli stranieri pericolosi…. 

…. La gente parla una dozzina di lingue e beve le bevande tipiche di cinque posti diversi. Non ci sono americani nel nostro vicinato; un paio di serbi sì, ma a San Salvario i cinesi danno da mangiare ai libanesi, i peruviani riforniscono i somali, e i turchi fanno la pizza agli italiani siciliani. Non si incontrano molti turisti vicino a casa nostra. Perché dovrebbero esserci? Cosa c’è di interessante nel vedere i propri connazionali, se non invidiarli di essere cittadini di Torino? Da abitanti locali abbiamo delle difficoltà a spiegare il nostro amore per San Salvario e Torino: semplicemente se non esistesse dovremmo inventarla…” 

E affrontano così il loro rapporto con la città:

“… Ogni giorno è diverso da quello di prima, sempre una nuova avventura…”

Quella che doveva essere una semplice rubrica – Globalisti a Torino – si è trasformata in questo libro ma ancor prima, per dirla con le loro parole, in rubrica che “è sempre stata speciale, per la Sua intima aura confessionale: ha il tono di quando ci parliamo mentre camminiamo insieme per le strade del mondo. Viaggiare ci piace tanto, ma viaggiare insieme è ciò che preferiamo. Perché i nostri punti di vista, di un uomo texano e di una donna serba, combinano un nuovo punto di vista totale, superiore ai singoli punti di vista. 

Abbiamo talenti diversi nel confrontarci con il mondo, per viverci. Jasmina è brava con le lingue, la gente, le espressioni, le attività, mentre Bruce è a suo agio con le mappe, l’architettura. L’ingegneria, le infrastrutture. Viaggiare da soli a volte è triste, ma farlo insieme diventa un’avventura, un modo di vedere il mondo con due occhi invece che con uno solo. …”

Mi affascina questo dialogo tra i due protagonisti che si dipana durante tutto il viaggio e che mi permette di vedere la città e i suoi risvolti sotto diversi punti di vista. Jasmina e Bruce viaggiano all’interno della città ma contemporaneamente viaggiano anche nell’immagine che ciascuno di loro fotografa di Torino.  Del resto, ognuno di loro per esperienze, cultura e vissuto, “fotografa” alcuni aspetti della realtà attraverso una lente che ingrandisce e focalizza alcuni particolari, mettendoli in primo piano e ne “sfuoca” altri, lasciandoli sullo sfondo. Dal loro confronto e dialogo nasce non solo la scoperta del luogo, della sua essenza ma al contempo anche scoperta di loro stessi grazie all’esplorazione di sé, dell’altro e del luogo. 

Che tipo di viaggiatore sei?

  • Preferisci viaggiare da solo, al tuo ritmo, assecondando i tuoi tempi, ascoltando i tuoi silenzi?
  • Preferisci viaggiare con un compagno con cui scambiare opinioni, confrontare impressioni e vivere le esperienze?
  • Se dovessi affrontare un viaggio in solitaria partiresti, comunque o rinunceresti? Come ti organizzeresti?
  • Ti intriga la sfida, la novità oppure avresti più remore e paure nell’affrontare l’ignoto da solo?
  • Come reagisci ad un cambio di programma? Sai cogliere l’opportunità che un imprevisto può rappresentare?
  • Come scegli di vivere la città? La visiti a piedi? Gli incontri con gli abitanti li vivi a pieno, li cerchi? Cerchi bar, ristoranti o locali frequentati dalle persone del posto?  

Man mano che vediamo Bruce e Jasmina che proseguono la loro conoscenza con la città, scopriamo anche gli ingredienti che ci mettono nel condire il loro viaggio: CURIOSITA’, ENTUSIASMO E MERAVIGLIA.

Bruce e Jasmina ci guidano alla scoperta delle cento Torino che fanno la Torino di oggi. Hanno lo sguardo esperto di chi osserva da sempre il mondo, hanno la curiosità dell’intelligenza e l’entusiasmo dei neofiti. Figli e profeti di un mondo senza più confini, sanno davvero trovare la meraviglia in un incontro per strada, in uno scorcio insolito, nelle piccole cose quotidiane.   E spesso vedono cose che neppure i torinesi di vecchia data sanno vedere. (Dalla prefazione di Gabriele Ferraris).

Mi chiedo…

Come sarebbe incontrare il mondo con questi tre nuovi strumenti? Cosa potrei davvero scoprire di me se mi lasciassi permeare da un luogo, da un incontro, da un esperienza così come hanno fatto Bruce e Jasmina con Torino? I quali al momento di lasciare Torino erano già torinesizzati al punto da decidere di mettere radici nella città che più di ogni altra essi, globalisti giramondo, si sentivano di chiamare “casa” e che gli ha consentito di vivere qualcosa che per loro stessa ammissione non possono dimenticare

Ma quello che non possiamo dimenticare è che non si può nemmeno comprare è il momento della libertà nell’attimo in cui abbiamo trasceso la cultura e natura per diventare altre persone che altrimenti non avremmo mai l’opportunità di essere”

Ti voglio salutare con questa riflessione:
Torino è una città unica in Italia grazie al fatto che il centro della città è pianificato razionalmente. Con una geometria calcolata molto precisamente. Come diceva Calvino: è la regolarità delle strade della città che permette ai cittadini di essere eccentrici”.
Per questo mi sono sorte queste domande per lasciar spazio al Travel Coaching metodo LilaLand © di attivarti nuovi occhi anche quando e se leggerai questo libro:
Come sarebbe se viaggiando in un luogo ti abbandonassi al dis-orientamento al punto da concederti la libertà di scoprire chi realmente sei?
Ti sei mai concesso in un viaggio, in una città, in un luogo di vivere la tua unica eccentricità? Cosa ti ha svelato di te che non avevi mai creduto possibile? 

IL GHIOTTONE ERRANTE (Antonella Giroldini)

La primavera nonostante tutto è arrivata e con lei il risveglio dei sensi: la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto sono le nostre finestre sul mondo e sulle relazioni. Aprirle ci permette di scoprire il mondo, di iniziare una fantastica avventura che ci consente di sperimentarci e di scoprire l’ambiente e noi stessi!

Scritto negli anni Trenta da un giornalista, Monelli, e un suo vecchio amico, il pittore e disegnatore Novello, narra di un singolare tour da un capo all’altro della nostra penisola, tra colori, profumi e, soprattutto, sapori dei prodotti e dei piatti della tradizione nostrana.

IL GHIOTTONE ERRANTE VIAGGIO GASTRONOMICO ATTRAVERSO L’ITALIA – ED. SLOW FOOD EDITORE

Perché l’ho scelto?  Il titolo: “Il ghiottone errante” mi ha subito evocato l’idea che si possa vivere un’avventura a zonzo per l’Italia, conoscendola attraverso i suoi cibi. Ciò che mi ha stimolato la fantasia è che il cibo regionale racconti molto del temperamento e del modo di approcciare il mondo e la realtà degli abitanti di un luogo. E non sono stata delusa!

Cosa puoi scoprire dell’Italia attraverso il gusto?

Il vero regalo di questo delizioso volume è che mette fame di vita, di buon cibo, di gioia e di godimento. Monelli, quando assapora una pietanza, un buon vino o un liquore tipico lo fa con tutti i sensi, certamente con il gusto, ma anche con la vista, l’olfatto e il tatto. Entra in connessione piena con il luogo in cui si trova.

Per continuare la lettura, alcune domande di attivazione

Lo sapevi che la motivazione e il piacere vanno di pari passo? Uno degli elementi che caratterizzano il viaggiare in Travel Coaching è l’uso del piacere come porta di accesso alla propria unicità. E quindi ti invito a tornare in quei momenti in cui il piacere ha fatto da bussola per il tuo peregrinare, proprio come per gli autori di questo libro. 

  • Qual è stato il momento in cui hai scoperpo un nuovo sapore? Dove ti trovavi? Con chi eri?
  • Successivamente quali associazioni si sono create nella tua mente quando lo hai rimangiato? 
  • Quando sei felice cosa ti piace mangiare per celebrare?
  • Quando sei triste qual è il tuo Comfort Food?
  • Quando scegli un ristorante, quali sono le caratteristiche che ti guidano nella scelta?
  • Se dovessi scrivere una guida dei tuoi cibi o luoghi preferiti, come li assoceresti? 

A queste domande segue un percoso fatto di cibi e luoghi. Descrizioni in cui potrai avere la sensazione di compiere un viaggio attraverso il piacere del gusto.

Il viaggio a dispetto di quanto comunemente ci si potesse aspettare inizia nella stagione estiva e non autunnale perché l’Italia, come dalle parole di Monelli stesso: “dai passi d’Appennino in giù è un paese subtropicale, ed ha tutta una scienza del mangiare quando fa caldo, di bevande per l’arsura, di cibi refrigeranti “.

QUANDO TI PIACEREBBE COMINCIARE IL TUO VIAGGIO ALL’INSEGNA DEL GUSTO?

Nella narrazione di Monelli sembra quasi di sentire il refrigerio dalla calura estiva nella Laguna Veneziana, dove la popolazione gusta il cibo più estivo per eccellenza: “il pesce in saòr che si mangia nelle osterie veneziane, in fondo ad una piazzetta morta di sonno o davanti alla laguna di piombo? Rallegra la bocca ed esilera lo stomaco un fresco salmastro fatto si una salsa di aceto e cipolla nobilmente commisti a uva sultanina e pignoli; e vi par di consumare quelle sfoglie, quelle sardelle in un angolo di caverna marina. Beveteci sopra vino di soave e Conegliano secco, che appanna il vetro della caraffa, ed uscirete dalla trattoria, ardendo in cielo la canicola, con l’alacre passo delle passeggiate invernali”.

Leggendo una descrizione di tal genere anche i miei sensi si sono allertati e mi è quasi sembrato di sentire in gola scendere quel fresco vino sentire la pelle d’oca come quando nella canicola estiva finalmente un pergolato all’ombra ci regala la tregua dal sol leone.  Un po’ come raccontano i nostri protagonisti di alcune osterie lungo il Ticino

Così ci siamo messi in giro. Ma ahimè, uno di noi due è astemio, e non ha il mondo più ladro stomacuzzo del suo, e soffre di mal di denti per giunta. Tutta la fatica cadrà sulle spalle dell’altro; sessanta battaglie lo proveranno, oltre alle scaramucce delle merende e della prima colazione”.

E che dire del racconto di una sera estiva lungo i Navigli, dove la descrizione dei colori di un minestrone estivo diventa occasione per un parallelo artistico, paragonando il piatto ad un quadro di Boldini“Siamo lungo il placido Naviglio, una sera di un giorno che fu afoso…. Ecco il minestrone freddo; fra il riso si sbandierano le sue tinte vivaci in gara con quelle della sera, rosso di carote, verde di verze, verde di piselli, avorio di patate, bruno di fagioli, roseo di pomodori; è compatto e succinto, rifresca le viscere, vi stivate il cibo e vi pare di bere alla fonte. Levate gli occhi a quel cielo di battaglia, lo mirate riflesso nell’acqua ferma del Naviglio, vi sentite in comunione con quei colori, li bevete con gli occhi, mangiate il paesaggio. E mentre a poco a poco la sera cancella le fiamme e tutto compone in una serenità cinerea, viene a rallegrarvi la vista ancor prima che il palato la piccata al pomodoro e funghi, rosea e grigi, delicata come un quadro di Boldini……E il momento che compare sulla tavola il gorgonzola, pallido figlio delle caverne scavate nei fianchi dei monti o delle umide cantine, col verde della putrefazione che macula la sua pasta d’avorio antico….spalmiamo questa pasta densa sul pane ; il suo gusto è dispettoso e fiero, e ridesta i precordi dal torpore che vi avevano indotto le fini carni, i gonfi risi, i pingui condimenti”.

Altre volte il racconto diventa quasi fiabesco ed entra in contatto con le leggende del territorio, come cune volte sembra quasi che il racconto diventi quasi fiabesco, come nella narrazione del centerbe di Tocco Casuria: “Dicono che lo distilla un mago scontroso, e lo dà solo a chi gli va a genio. Grande alchimista, ad ogni modo. Se mangiando peperoni e maccheroni alla chitarra ingoiammo l’Abruzzo, bevendo di questa preziosa pietra liquida ci mettiamo in comunione con la grande montagna, con tutto il massiccio di roccia nobile e di gelo splendente che sorge a custodire il cuore d’Italia. Cent’erbe, tutte dei trepidi prati delle altezze; se ne distilla una linfa veemente, mordente, di gagliardissimo aroma, che scatena in bocca la bufera, penetra in tormenta nel cuore…”.

Ed in altri casi il cibo diventa pretesto per raccontare il carattere degli abitanti o la storia della loro origine, come nel caso di Modena o di Sabaudia: “…siamo ancora sbalorditi di questa provincia di Modena dove tutto è grasso tranne lo spirito degli abitanti che è aguzzo e storico, come già annunciò il Carducci.”; “…a Sabaudia … in questa eclettica provincia abbiamo fatto adunata nello stomaco di tutte le province d’Italia, come fuori abbiamo risentito tutti i dialetti. Tagliatelle alla bolognese, pesce alla veneta, pollastrino alla romana, gelati alla siciliana, serviti da un garzone napoletano. Gustosissimo pasto, condito non da questo o quell’intingolo celebrato, ma dalla gioia, dall’esaltazione delle cose vendute; e bevendo un vino piemontese in cui non avevamo chiesto il nome ci sentivamo nelle vene la serenità del risanato crepuscolo”.

O un modo per regalarci dei pittoreschi scorci come nel racconto del pesto di Sestri Levante, del cibo tipico dei vicoli romani’ o della variopinta “napoletanità”. 

Sestri Levante è una delle spiagge più belle del mondo. Il bello di Sestri è questo: che sulla riva accanto ai bagnanti stanno i pescatori; e stanno in secco gozzi e latini e i belli e grandi leudi, velieri possenti e d’alto bordo, bravi a prendere l’alto mare con ogni vento e vanno per vino all’Elba e per fave in Sardegna, e non sono molti anni che bordeggiavano per acciughe sulle coste d’Africa… Allora vennero le trenette al pesto; e ci parve di parve di pascolare da un molle prato primaverile, umido e gonfio di germogli…”;

“… a Roma non si deve mangiare che dove va il popolo; Roma capitale della civiltà moderna ha una cucina più plebea del mondo. Da caprai, da pastori di bufale, da butteri, da navicellai. La cucina romana è saporitissima, aggressiva, policroma; ma è rusticana; e Roma imperiale, papale, diplomatica, quando vuole mangiare di gusto, va a chiedere le ricette al ghetto degli ebrei o ai vicoli della plebe. Questa cucina si manifesta nelle vastissime matrone di Trastevere dai deretani che tappano i vicoli, nell’idioma succoso, sbracato, tranquillaccio, provato sul palato prima di essere fuori, nell’animo altero, strafottente, chiassoso, del popolo. Ama aromi infatti, genuini, forti. Condisce tutto col porco, poco con l’olio, pochissimo col burro: i condimenti classici sono strutto, lardo, guanciale, ventresca… Guardate i piatti di carne, trippa, milza, pagliata (d’orribile aspetto; ma sono interiora di vitellino da latte); e la polpa di tutti gli armenti accampati intorno alle rovine degli acquedotti per la campagna, abbacchio allo spiedo, abbacchio sopra la brace, capretto. Un grande odore selvatico corre le vie solo a nominare questi piatti. E i formaggi sono di pecora molto olente o di bufale selvagge. E i dolci son materiali. Gnocchi di latte, maritozzi, pangiallo, terzetti di Rieti, a basa di noci miele e pepe, serviti su foglie di alloro”;

i napoletani sono sobri, perché sono meridionali, poveri e filosofi razionali. Ma per loro il mangiare e bere è pretesto di svago di vita, di spettacolo colorito. Tutte le strade della Napoli popolare sono solo una strepitosa osteria. D’ogni parte invitano i venditori di cibarie, e per umile che sia la merce è esaltata, stamburata, offerta con seduzioni o provocazioni. …le merci vengono fino in mezzo alle grosse forme di formaggio biondo ingombrando il transito come i carretti della verdura con l’asinello che grufola in un cestone di rifiuti. …i carretti delle verdure sono orti ambulanti … tutto è colore e gridio, il primo cibo penetra qui per gli occhi ….

Valle d’Aosta, Valtellina, Valsàssina, sono 4 o 5 giorni che non abbiamo dinanzi agli occhi che gioghi e vette e campi di ghiaccio e nell’orecchio il fragore dei torrenti ruinosi; son luoghi questi da cercarci le glorie culinarie d’Italia, con tante osterie stravaccate lungo i laghi e i fiumi della pianura , lungo i mari caldi, nel fianco di colli agevoli?…. E abbiamo scoperta con grata sorpresa che non si mangia meno bene fra i monti che al piano. …. La carbonata comparve, spezzatino di manzo in una salsa violacea. Aveva il colore delle ceneri del Vesuvio, la tristezza delle nuvole perse; pareva ci avessero versato dentro una bottiglietta d’inchiostro ordinario. Esitammo, poi ci tuffammo. E la carbonata si rivelò sapidissima cosa, intrisa in cipolla e vino cotto farina e non so quanti sapori di pascolo. Mangiammo con impegno; e ci dava il tempo u vino onesto e colorato. Poi ci rinverginò la bocca il liquore fatto con l’Artemisia glaciais, il genepì; e c’invase un tepore di sole come fossimo sdraiati sul prato sotto il nevaio, risentimmo il gusto della terra umida, delle erbe alpine, della neve primavera. Genepì, liquore dei vecchi alpinisti, quasi quasi per te rinnegammo la grappa”.

Quanto siamo disposti a sperimentare questa ricerca del “gusto”?

Prima di lanciarti nella lettura del libro ti lascio con alcune riflessioni: il cibo entra nella vita di ognuno di noi, così come in quella di chi racconta la storia, perché gli uomini passano un bel po’ del loro tempo a mangiare e bere o a non poterlo fare. Lo fanno in maniera diversa a seconda di chi sono, dove sono e con chi sono ed è curioso notare le differenze in questo senso in un libro ambientato in Italia, negli anni Trenta, nella Sicilia di oggi o in un’isola che non c’è. E tu come lo fai?

Se il piacere potessimo trovarlo anche nel nostro quotidiano?

Quali descrizioni ti hanno evocato sensazioni piacevoli, quali ti hanno acceso i sensi? Quali cibi ti hanno disgustato? Quali ti hanno fatto venire “l’acquolina in bocca”? 

Di tutte le informazioni che hai letto quali ti sono rimaste più impresse?

Prova a metterle nero su bianco sul tuo quaderno di viaggio e, osservandole, rispondi a questa domanda: tu come assapori il cibo, il mondo, la vita?

Ti è piaciuto il libro?

Ti ha fatto venire voglia di un viaggio gastronomico?

E’ il momento di scegliere un posto speciale a te vicino per vivere a pieno l’esperienza gastronomica attraverso tutti i tuoi sensi?

Chissà che tu non scopra oltre al gusto nuove modalità di contatto e magari si attivino nuove modalità di viaggio che risuonano dentro ogni viaggiatore Dis – orientato.

VIAGGIARE CON IL SEGNO DEI PESCI (Antonella Giroldini)

(20 /02 – 20/03)

Fare rafting immersi tra le correnti dei i torrenti emozionali

Citazione: “io ti sento passarmi nella schiena. La vita non è in rima per quello che ne so”.

Soundtrack – Ti sento – Luciano Ligabue

I Pesci sono molto a loro agio nel mondo dell’immaginario. La loro vita è scandita e sintonizzata con il mondo delle emozioni.

Tutto ciò che ha a che fare e che abita nel mondo della fantasia e dell’immaginario li fa sentire bene. Loro hanno spiccate sensazioni e vivono “sentendo”.

👉Dove si dirige un segno d’acqua, dolce, sensibile e sognatore?

Come l’acqua siete veloci, scorrete. Ma questa fluidità che vi contraddistingue è anche sinonimo di facile influenzabilità.

🎯Scegliere un luogo dove andare in vacanza, per voi dei Pesci, può sembrare un’impresa!

Ed allora vi invito a guardarvi dentro e scegliere una meta in cui stare bene!

Per voi che siete governati dal mistico Nettuno, ho pensato al Il lago D’Orta che potrà essere fonte di ispirazione e serenità allo stesso tempo. Ameno e Orta San Giulio saranno luoghi che sapranno restituirvi l’incanto del silenzio e la gioia delle piccole cose.

Siete pronti a viaggiare come il nostro amico Pesci?

Vi divertirete a gironzolare tra i paesi adagiati lungo il perimetro del Lago e ad ascoltare le voci nei vicoli, ammirare la pienezza della vita di paese, perdersi camminando tra piazzette e botteghe.

😍Come vi trovereste a viaggiare perdendovi nel romanticismo del lungo lago ed apprezzare lo scorrere lento della vita e l’ispirazione malinconica e inspiegabile che solo il lago sa trasmettere? E magari sognare seduti su una panchina fronte lago, tra le pagine di Gianni Rodari, Italo Calvino e Gabriele Salvatores?

COME VIAGGIA L’ACQUARIO … (Antonella Giroldini – Travel Book Coach)

Acquario (21 /01 – 20/02)

l’equilibrista che viaggia alla ricerca dell’evoluzione

Citazione: “ho fatto un patto. Sai, con le mie emozioni. Le lascio vivere e loro non mi fano fuori” Vasco Rossi – Manifesto futurista della nuova umanità .

Iniziamo il nostro viaggio con il segno dell’Acquario.  

Un segno impegnato in un tiro fune tra due esigenze molto diverse tra loro: la necessità di evolvere da una parte e quella di autodisciplinarsi dall’altra.

Una mente innovativa al servizio sociale, che sfida le regole della consuetudine e del conformismo per essere pienamente sé stessa e permette al mondo sfruttare il suo potenziale. Un segno libero, indipendentemente e lontano dall’omologazione, capace di una forte caparbietà e che vive ragionando con la propria testa e combattendo per le proprie idee.

Dove sta la verità? Come si trova l’equilibrio? La risposta è semplice in teoria, sta nelle nuove regole: “io conosco” dice l’acquario. 

E quale viaggio potrebbe intraprendere un segno che ha una visione del presente e del futuro diversa dal pensiero comune.

Al motto di: “SCANDIRE I PASSI CON I PENSIERI E PERDERSI NELLA BELLEZZA” … me lo immagino su e giù per i sentieri della Valle da Aosta per allontanarsi dagli altri e avvicinarsi a sé stesso!!!

E non dimeniamoci però della natura socievole di questo segno che grazie al suo spirito di condivisione può essere un’ottima guida per guida, che sorprenderà i suoi compagni di viaggio con una visione unica del paesaggio. Con l’acuta osservazione delle perle nascoste. Scarpe comode, se lo volete seguire. Dopo una giornata immersi nel silenzio ristoratore della natura, no stupitevi se terminerete la giornata ad un’allegra tavolata. L’Acquario non potrà che terminare la giornata con  i suoi compagni di viaggio cenando con pappardelle al ragù di cinghiale, Tartiflette , fonduta valdostana e tanto Genepy.

E tu se dovessi immaginarti a viaggiare come un Acquario, te la sentiresti di affrontare un viaggio in solitaria? magari anche solo una giornata di trekking a contatto con la natura o ti immagini più propenso a guidare un gruppo per i sentieri di montagna?

ST. PETER’S SPA Un’oasi di benessere nel cuore di Roma (Antonella Giroldini)

A noi questa esperienza l’ hanno regalata con un cofanetto Smart box.

Felici di provare subito non appena abbiamo scoperto che era a pochi passi da casa. Tutti i  DAY SPA includono uno o più trattamenti e l’accesso all’area del bagno romano (comprensivo di piscina interna riscaldata, sauna, bagno turco, vasca idromassaggio ed area relax con lettini ed angolo tisana) senza limiti di orario dalle 09:00 alle 19:30.  

Che si tratti di una breve pausa di benessere o di un pacchetto con diversi trattamenti, dedicati una giornata di puro relax alla St. Peter’s Spa.

Ci fa davvero PIACERE rilassarci con sauna, bagno turco e una tisana sdraiati e coccolati da una saporita crostata