Mostra lego a Roma (Antonella Giroldini)

Per la prima volta a è stata inaugurata a Roma e rimarrà aperta fino al mese di febbraio. Si tratta della mostra intitolata ‘The Art of the Brick’, la quale ha come protagonisti i LEGO ed è curata da Fabio Di Gioia. Presso il S.E.T. – Spazio Eventi Tirso di Roma ha aperto i battenti lo scorso 28 ottobre l’esposizione di oltre 80 opere fatte con i mattoncini da Nathan Sawaya. Le creazioni del celebre artista statunitense sono state realizzate con oltre un milione di LEGO e sono visibili in uno spazio di 1.200 mq dove i sogni di molti di noi sono stati realizzati. La mostra capitolina, che rimarrà allestita fino al prossimo 14 febbraio, è di quelle da vedere con tutta la famiglia, specie in presenza di bambini. La CNN l’ha persino definita come una delle dieci esposizioni imperdibili al mondo e noi ce l’abbiamo a quattro passi da casa.

Il gioco si incontra con l’arte ed il risultato sono opere che stupiscono tutti e quasi prendono vita, come nel caso di ‘Yellow’, che rappresenta l’uomo che tira fuori ciò che ha dentro; oppure che ‘Think’, una testa umana dal quale fuoriescono i pensieri. Fra i capolavori esposti a Roma abbiamo il ‘Sistema Solare’ con tutti i pianeti ed un enorme dinosauro, ma anche riproduzioni di celebri dipinti quali la Gioconda di Leonardo o l’Urlo di Munch o il Bacio di Klimt; e ancora statue come il David di Michelangelo o la Nike di Samotracia. Insomma, ce n’è per tutti i gusti, ma vediamo le info sulla visita.

Castel Di Sangro (Antonella Giroldini)

La Aufidena dei Sanniti è oggi un importante centro industriale e commerciale. Vi nacque il pittore Teofilo Patini, ricordato da un busto sulla facciata del Municipio. Accanto è la Chiesa dell’Annunziata, rifacimento moderno della costruzione del 1430 distrutta dalla guerra, che conserva una bella facciata barocca. Il monumento più interessante è la Chiesa di S. Maria Assunta, sorta nel X secolo, ampliata nell’XI e rifatta dopo terremoti nel XIII e nel XVIII. Fu visitata da Carlo Martello, Celestino V, S. Bernardino da Siena e S. Giovanni da Capestrano; oggi ha aspetto in buona parte barocco. Un viottolo sale in 20 minuti ai ruderi del castello, affiancato da pochi resti delle fortificazioni sannite e della chiesa di San Giovanni Battista.

 

PACENTRO (Antonella Giroldini)

Protetto dal monte Morrone, su un ripiano che domina la conca, è un centro medievale di piccole nobili dimore , dove è bello passeggiare respirando un’atmosfere antica. Il profilo urbano è caratterizzato dalle torri del castello dei Cantelmo, che contesero il borgo ai Caldarola; appartengono poi agli Orsini, ai Colonna e ai Barberini. Restaurato da alcuni anni, il castello è tra i più suggestivi dell’Abruzzo. A pianta quadrilatera, cinto da un fossato , è sorvegliato da tre slanciate torri quadrate; la cinta esterna, più tarda, ha tre torri cilindriche. Poco sotto il castello , la parrocchiale di S. Maria Maggiore, del tardo Cinquecento, ha uno snello campanile e una bella facciata in pietra, alla quale è stato aggiunto nel 1603 un elegante portale . Seicentesca anche la fontana di piazza. Nel centro storico è la chiesa di S.Marcello , fondata nel 1407 e restaurata nel 1166. Ai margini, in fondo a via S. Francesco, è invece la Chiesa dell’Immacolata , del convento dei Minori Osservanti, con chiostro decorato da affreschi seicentesco.

 

Pescocostanzo (Antonella Giroldini)

 

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Affacciata sui pascoli del Quarto Grande e del Quarto del Barone, l’antica e nobile Pescocostanzo è uno dei centri più interessanti dell’Abruzzo interno. Feudo dei Colonna, poi dei Silvestri e dei Testa, ha conosciuto una fase di prosperità tra XV e XVIII secolo, quando vi lavorarono artisti lombardi come lo scultore Cosimo Fanzago, il pittore Tanzio da Varallo e abruzzesi come Norberto Cicco per il marmo e Santo Di Rocco per il ferro. Nacque a Pescocostanzo l’intagliatore Ferdinando Mosca, autore del soffitto di S. Bernardino all’Aquila. Pescocostanzo ha subito gravi danni durante la seconda guerra mondiale ma la ricostruzione non ha modificato il centro storico. Al di là dei pur numerosi edifici d’interesse artistico e monumentale, va osservata la particolare qualità diffusa dell’edilizia pescolana: quasi tutte le abitazioni di carattere tradizionale hanno la scala esterna (“vignale”), orientata al riparo dal vento, portali, finestre, cornicioni in pietra scolpita, come in pietra sono lastricate le strade del paese.

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Entrando nella villa, lungo la strada che porta verso il centro si incontrano la chiesa e il convento di Gesù e Maria. Questo severo complesso progettato da Cosimo Fanzago per ospitare i Francescani è arricchito da fastosi arredi barocchi. All’interno, lo scenografico altare maggiore si deve il disegno di Fanzago.

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Monumento davvero eccezionale, la basilica collegiata di S. Maria del Colle si leva alta su una scalinata sulla quale si affaccia anche la chiesa di S. Maria del Suffragio dei Morti, con sfarzosi arredi barocchi nell’XI secolo e abbattuta dal terremoto del 1456, la collegiata fu  ricostruita alla fine del Quattrocento e ingrandita nel secolo successivo, quando si realizzarono anche facciata e portale attuali, aperti sul fianco destro. L’interno, a cinque navate, è impreziosito dal magnifico soffitto ligneo a cassettoni, intagliato e dorato.

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Una bella prospettiva si apre verso la triangolare piazza del Municipio, accogliente e armonioso spazio dotato della tradizionale fontana e dominato dalla torretta del Palazzo municipale, di impianto cinquecentesco. Accanto a questo è il palazzo del Governatore, sul cui spigolo spicca lo stemma cinquecentesco degli Asburgo di Spagna. Spicca per l’eleganza dell’architettura l’ex monastero di S. Scolastica, progettato da Cosimo Fanzago e per ciò detto palazzo Fanzago. Sorprendenti le mensole di legno che sorreggono il tetto, intagliate a rappresentare dei draghi. Una scalinata sale alla collina del Pesco, dov’era il primo nucleo del paese. Oggi ospita un belvedere e la chiesa di S. Antonio Abate.

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Proseguendo alla sinistra del municipio, nel corso Roma, si entra nel quartiere più interessante del borgo, sorto tra il XVI e il XVIII secolo, del quale si consiglia la visita sia per i palazzi patrizi che testimoniano del periodo di maggiore prosperità di Pescocostanzo, sia per le abitazioni tradizionali dei secoli XVI e XVII, dalla particolare tipologia con la loggia e scala esterna.

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