The Art of the brick: DC Super Heroes (Antonella Giroldini)

The Art of the brick: DC Super Heroes – La mostra a Roma sarà ospitata, fino all’8 aprile 2018, presso Palazzo degli Esami a Trastevere. Per bambini e adulti che amano i LEGO, Nathan Sawaya – avvocato scopertosi artista – è una sorta di super eroe. Negli ultimi dieci anni ha infatti trasformato un semplice gioco in una forma di arte moderna, stimolando migliaia di giovani a lasciar correre la propria fantasia anche fuori dalla scatola di mattoncini.“The Art of the brick: DC Super Heroes – La mostra a Roma
«Come Superman, ognuno di noi ha una propria storia. Questa collezione mette in mostra proprio gli elementi della vita di un super eroe, compresi quelli che ci trascinano nel pieno dell‘avventura» spiega Nathan Sawaya. «Non vedo l’ora di tornare a Roma con THE ART OF THE BRICK: DC SUPER HEROES dopo il calore ricevuto con THE ART OF THE BRICK».

«Da bambino passavo intere domeniche mattina sul pavimento a giocare con i LEGO mentre guardavo i cartoni DC Super Friends» aggiunge l’artista. «Pensavo che i personaggi delle mie città di LEGO avessero dei super poteri tali da sconfiggere i nemici – che solitamente identificavo con le bambole di mia sorella. Per me, quindi, questa nuova mostra è un sogno che diventa realtà: è un onore aver potuto re-immaginare questi personaggi e le loro storie».

Palazzo degli Esami si trasforma così in una Gotham City di 2000 mq nel cuore di Roma, dove i visitatori potranno immergersi nell’incredibile atmosfera creata da Sawaya che, usando esclusivamente i mattoncini standard di LEGO, ha realizzato più di 120 opere originali, tra cui una Batmobile di dimensioni reali costruita con mezzo milione di pezzi.

DC SUPER HEROES è una mostra sorprendente perché mette assieme le qualità artistiche di Nathan Sawaya, che ha conquistato il pubblico italiano con THE ART OF THE BRICK a Roma e Milano, e il fantastico mondo dei Supereroi della DC» sottolinea Fabio Di Gioia, di LiveTree, curatore italiano della mostra. «È la combinazione fortunata della fantasia e capacità dell’artista con un mondo alternativo, nel quale proprio con gli eroi del bene e del male abbiamo combattuto da piccoli e ci siamo allenati a combattere nella lotta della vita».

“Grazie alla loro incredibile forza e dinamismo, gli eroi di Nathan si muovono in un universo che ci è noto e ci ispira, di cui conosciamo i caratteri e le regole. Anche in questo senso, ospitata da un’architettura senza tempo a Palazzo degli Esami, la mostra diviene una Gotham City reale nel cuore di Roma. Un luogo dove portare le nostre storie di grandi e piccoli e farle vivere per davvero» – conclude Di Gioia”

 

Isla Mujeres (Antonella Giroldini)

Esistono poche attrazioni turistiche ad Isla Mujeres, l’ «Isola delle Donne», a soli 15 minuti di barca da Cancún. Tuttavia, la bellezza del luogo sta proprio qui: i visitatori la raggiungono per rilassarsi, starsene in panciolle su un’amaca a sorseggiare un margarita ghiacciato, cullati dal dondolio delle palme. È meraviglioso anche concedersi una nuotata nelle acque turchesi del Mar dei Caraibi, oppure guardare il tramonto dalla spiaggia, assaporando un piatto di pesce fresco.

Negli anni Settanta, mentre Cancún si sviluppava rapidamente come paradiso vacanziero dei Caraibi, la piccola isola al largo della costa divenne un rifugio per hippy. Oggi Isla Mujeres è la meta scelta dai turisti che hanno il tempo di visitare soltanto una delle isole messicane: meno affollata di Cozumel, offre tuttavia più opportunità di svago di Holbox. Noleggiando un golf cart potrà esplorare in un solo giorno tutta l’isola, lunga 7 chilometri, passando dalla popolare Playa Norte, nella parte settentrionale, al piccolo tempio maya all’estremità meridionale dell’isola.

La Spada nella Roccia (Antonella Giroldini)

La spada nella Roccia infissa nel 1180 da Galgano Guidotti sull’Eremo di Montesiepi. Questo fu l’unico miracolo in vita di San Galgano, ma a distanza di oltre ottocento anni è ancora visibile.

Una straordinaria quanto sconosciuta reliquia del XII secolo, una spada nella roccia italiana.

Si tratta del corrispondente italiano della leggenda della spada nella roccia di re Artù, ma con note differenti: mentre la spada nella roccia venne estratta dal giovane Artù, questa spada venne conficcata nella roccia da San Galgano.

Si parla di uno dei luoghi più suggestivi della Toscana, a trenta chilometri da Massa Marittima, in provincia di Siena si trova la Rotonda di Montesiepi, così è chiamato il complesso dell’Eremo con la sua spada nella roccia, comprende anche le rovine di un’antichissima Abbazia Cistercense purtroppo in pessime condizioni, eretta nel 1182 nel posto dove San Galgano visse l’ultimo anno e lì dove infisse la sua spada nella roccia. L’Abbazia Cistercense fu eretta successivamente, attorno al 1218.

Purtroppo però dopo un paio di secoli cadde in rovina e, addirittura, il Commendatario Girolamo Vitelli, nel 1550, ne vendette il tetto in piombo.

Ci furono poi vari tentativi di ripristinare il convento ma, nel 1789, l’Abbazia venne sconsacrata e decadde definitivamente. Oggi le sue suggestive rovine infondono profonde emozioni, oramai si può mirare soltanto la sua struttura, oggi il suo soffitto sono le stelle ed il suo pavimento è un soffice prato verde.

VELVET CABARET AL SALONE MARGHERITA (Antonella Giroldini)

Il celebre marchio Micca Club celebra il decimo anno di attività e allestisce, al Salone Margherita, per la seconda stagione, cinque spettacoli con un repertorio che va dai primi anni del XX secolo fino agli anni ‘50: “Velvet Cabaret” (9-16-23-30 novembre), “Swinglesque” (7-14-21 dicembre), “1920’s” (11-18-25 gennaio), “Lost Vegas Burlesque Show” (1-8-15 febbraio) ed “Elisir” (22-29 febbraio e 7-14 marzo). Si tratta di serate esclusive con musica live, note performer di burlesque, cantanti, ballerini, funamboli e maghi.

Micca Club presenta
VELVET CABARET
Lunedì Burlesque al Salone Margherita
Spettacolo dal Vivo di Burlesque con Cena, Aperitivo & Cocktail Bar

Si alternano le performer di burlesque: Sophie D’Ishtar, Candy Rose, Scarlett Martini, Vesper Julie e Giuditta Sin. L’unico rappresentante al maschile del boylesque, Gonzalo De Laverga. E ancora le cantanti Gigì e Vera Dragone, il quintetto jazz “I Velvettoni” (Edoardo Simeone al Pianoforte e Arrangiamenti, Vincenzo Meloccaro al Sax e Clarinetto, Gino Binchi alla Batteria, Nicola Ronconi al Contrabbasso e Giacomo Ronconi alla Chitarra) e il corpo di ballo Criss Bluebelle & The Velvelettes diretto da Cristina Pensiero.

La storia del burlesque nasce tra Parigi e Londra alla fine del XIX secolo nei Café Chantant proprio come il Salone Margherita e “Lunedì al Burlesque Café” è la storia che si ripete in tutto e per tutto, creando una serata esclusiva, una esperienza unica nel suo genere, con musica live, corpo di ballo, performer di burlesque, cantanti, funamboli e maghi.

“Velvet Cabaret” propone un viaggio nel tempo delle grandi dive, accompagnati da un presentatore d’eccezione, una live band, uno strepitoso cast e tanti ospiti di fama internazionale, per serate frizzanti e coinvolgenti in una fresca e dinamica interpretazione di brani inediti e di repertorio vintage. Un’esperienza che porta direttamente dentro il mondo della Roma della rivista, nella Germania culturale dei primi anni ‘20, nella Broadway delle Ragazze di Ziegfeld.

Appena si entra nel salone Margherita si viene avvolti in un’atmosfera incantata, quasi come avviene a Owen Wilson in “Midnight in Paris”, il film di Woody Allen, ambientato nella Parigi degli anni ’20. Ragazze sorridenti in costume ti accolgono nella sala rosso vermiglio, animata da uomini in cilindro, donne in abito da sera e illusionisti. La nobiltà si accomoda in galleria, ove su tavolini con lampada d’epoca viene loro servita la cena, il popolino fa la corte al buffet e sorseggia, al bancone del bar, deliziosi drink all’assenzio, cercando di dimenticare gli affanni della vita che scorre all’esterno.

Quando gli animi sono lieti e gli appetiti satolli, si spengono le luci e si anima la scena. Signore e signori, il varietà! Il direttore artistico e produttore Alessandro Casella fa gli onori di casa e lascia alternare sul palco i numeri di Sophie D’Ishtar e Candy Rose, star del burlesque, disciplina per la quale il Micca Club ha istituito una vera e propria scuola d’arte. Accompagnato dal sottofondo musicale live del quintetto jazz “I Velvettoni”, lo svestimento delle leggiadre fanciulle è alternato ai frizzanti intermezzi del corpo di ballo “Criss Bluebelle & The Velvelettes” diretto da Cristina Pensiero, e dal macchiettista “Mirkaccio”. La serata scivola via piacevole, senza pretese, raggiungendo l’obiettivo di intrattenerci e ricordarci che, ogni tanto, un po’ di leggerezza è salvifica.

La serata prevede la possibilità di cenare seduti nel comodi palchi privè affacciati sul palco, oppure con un’apericena da degustare nella sale Belle Epoque adiacenti alla platea. Anche per questa stagione il cocktail bar è affidato al Master Mixology, Emanuele Broccatelli, bar manager del R Bar (Majestic Hotel, Via Veneto). Le serate si arricchiscono poi del Temporary Restaurant dello chef Ben Hirst che delizierà il pubblico con prestigiose cene servite nei palchi privé e nelle sontuose Sale Belle Epoque. Una nuova sfida per uno dei più famigerati chef, che ha lavorato nei migliori ristoranti stellati d’ Europa (al fianco di Fergus Henderson, Pierre Koffmann, Michel Rochedy, Gualtiero Marchesi), a Roma al RistorArte vegetariano di Via Margutta, all’Enoteca Ferrara al fianco di Mary Paolilo, sino ad aprire il suo noto ristorante Necci al Pigneto.

 

VILLA SCIARRA (Antonella Giroldini)

Affacciata sulle pendici del Gianicolo, Villa Sciarra è una delle più gradevoli ville di Roma; contenuta nelle dimensioni, mantiene l’aspetto di un luogo familiare e accogliente, adorna di statue e manufatti architettonici. Proprietà dei Barberini dalla metà del XVII secolo e quindi di Maffeo Sciarra, venne trasformata nel 1902 dal nuovo proprietario, Giorgio Wurts, secondo il gusto neobarocco in auge in quel periodo, e consegnata nel 1930 dagli eredi a Benito Mussolini. Nel primo decennio del 2000 sono stati effettuati restauri che hanno riportato all’antico splendore il casino nobile, le diverse fontane che adornano la villa, (la fontana dei satiri, la fontana di Diana ed Endimione etc.), il grazioso ninfeo eclettico, l’esedra arborea, uno degli angoli più suggestivi della villa.

Dove si trova: Municipio I, Rione XIII -Trastevere
Epoca: XVII – XX secolo
Estensione: 63.500 mq
Ingressi: via Calandrelli, via Dandolo, via delle Mura Gianicolensi

L’area in cui si trova la villa, tenuta fin dai tempi antichi ad orti e giardini, fu acquisita nel 1575 da Mons. Innocenzo Malvasia che vi edificò il Casino Malvasia, ora nel terreno di proprietà dell’Accademia Americana.
La costruzione delle Mura Gianicolensi, condotta sotto il pontefice Urbano VIII nel 1642-44, valorizzò notevolmente il complesso trasformandolo in villa urbana.
Nel 1647 venne donata da Domenico Vaini “vita natural durante” al cardinale Antonio Barberini, già proprietario del Casino Malvasia, mentre nel 1710 fu venduta al Cardinale Pietro Ottoboni che la mantenne con grande raffinatezza e cura fino alla sua morte (1740). Il suo interesse per la villa lo indusse a far realizzare tre nuovi giardini, ad ampliare la coltivazione di piante da frutto, ortaggi, piante ornamentali ed esotiche, e a promuovere alcuni importanti scavi nel nell’area del tempio siriaco (1720).
Divenuta di proprietà degli Sciarra, la villa fu ingrandita e abbellita con l’acquisto dell’orto Crescenzi (1811) e la realizzazione di diversi manufatti di servizio.
Nel 1849, all’epoca della Repubblica Romana, il Casino Barberini e l’adiacente Casino Malvasia, vennero fortemente danneggiati dai combattimenti tra le truppe italiane, guidate da Giuseppe Garibaldi e le truppe francesi. I Barberini restaurarono il Casino nelle forme originarie, ma la proprietà venne definitivamente persa da Maffeo II Sciarra in seguito a speculazioni finanziarie sbagliate. Il terreno intorno alla villa venne quindi diviso in lotti e destinato ad area edificabile, mentre la villa, dopo tumultuose vicende, comuni a gran parte delle villa romane, fu acquistata il 15 maggio 1902 da Giorgio Wurts, un americano appassionato di giardini, e da sua moglie Henrietta Tower, ricca ereditiera di Filadefia.
I Wurts, nell’intento di ricreare ricreare lo scenario di una villa barocca italiana, sistemarono nel parco le celebri statue settecentesche in arenaria, provenienti dal Castello Visconti di Brignano d’Adda, nel bergamasco. Argomento dei gruppi scultorei – simboleggiato da temi quali la personificazione dei Mesi, di Apollo e Dafne, Pan e Siringa, Diana ed Endimione – il succedersi delle stagioni e delle attività produttive della terra. Nel 1906 si avviò il progetto per la costruzione del Castelletto in stile neogotico, realizzato nel 1908-1910, mentre nel 1908 vennero iniziati i lavori per la realizzazione degli ingressi di Via Calandrelli. Nel 1910 viene aggiunto al progetto della nuova recinzione un belvedere a loggiato scoperto con sottostante ninfeo, oggi solo parzialmente conservato.
Nel 1930, dopo la morte del marito, Henrietta Wurts donò la villa a Benito Mussolini, ponendo la condizione che fosse destinata a parco pubblico.
Nel corso del 2004-2005 sono stati effettuati interventi di restauro del verde del parco.