In Veliero alla volta dell’Asinara

In barca a vela

Con barca a vela privata si può accedere all’Area Marina Protetta (con navigazione esclusivamente a vela) e ormeggiare presso uno dei tanti campi boa, con preventiva comunicazione all’operatore Cormorano Marina (anche VHF). Dopo l’ormeggio alla boa si può sbarcare, con uso di piccoli tender, fino al molo più vicino. Munirsi di carte nautiche e fare attenzione a non navigare in zona A, indicata da segnali e boe di colore giallo.

Più facilmente, si puo’ anche noleggiare una barca charter a vela o un catamarano, che consente di navigare nelle acque dell’Area marina e di effettuare brevi soste di visita nei tre approdi dell’isola.

CALASCIO E ROCCA CALASCIO (Antonella Giroldini)

Al margine di Campo Imperatore, Calascio offre un bel panorama sulla piana di Navelli e sul Sirente. Nel centro storico, tra scalinate, stradette selciate e qualche vecchio edificio crollato per il sisma del 2009, meritano una visita la cinquecentesca parrocchiale di S. Nicla, con tele, affreschi e statue barocche, e il convento di S. Maria dei Cinquecento, una tela del Bedeschini e un ciborio settecentesco in legno, Dal paese , una stradina sale al borgo di Rocca Calascio, abbandonato nel dopoguerra e oggi in via di recupero. Alla sommità sono gli imponenti resti della rocca, tra i monumenti più noti dell’Abruzzo. Fondata intorno al mille , è stata dotata alla fine del XV secolo di quattro poderose torri cilindriche.

Minorca (Antonella Giroldini)

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Potendo starsene seduti sul non vertiginoso monte Toro, il più alto e miglior punto d’osservazione dell’isola, Minorca apparirebbe in tutta la sua bellezza : seconda delle isole Baleari, di fronte al golfo di Valencia, coronata da una ventina di isolotti disabitati, la sua piana è appena increspata da lievi ondulazioni verso nord, dove le coste sono accidentate , con insenature strette e profonde .

Forse per contraddire ancora una volta Maiorca , forse per predisposizione culturale, il turismo a Minorca è considerato un fenomeno inevitabile, una specie di antibiotico per curare una crisi economica che poteva diventare strutturale : qui gli insediamenti storici sono stati preservati e l’edilizia per il turismo è stata confinata su alcuni tratti di costa, dove sorgono ” urbanizaciones” confortevoli ma vagamente simili alle piramidi babilonesi.

SANTO STEFANO DI SESSANIO (Antonella Giroldini)

Per integrità del suo aspetto e la fusione con il contesto paesaggistico, il paese è il più interessante tra i borghi del versante meridionale del Gran Sasso. Rimasto abbandonato per decenni, è stato restaurato e riconvertito come turistico e alberghiero. Molti segni lasciati dai Medici, che per due secoli possedettero il borgo e l’intera baronia di Carapelle, dove fecero fiorire i commerci della lana. Lasciata l’auto nella parte bassa, si osserva la parrocchiale di S. Stefano, che conserva una statua lignea del santo e della Madonna in terracotta del XVI seclo, si supera una porta ad arco ogivale con stemma dei Medici e ci si infila tra le case in pietra addossate le une alle altre, collegate da paesaggi voltati e stradine lastricate. Si incontrano un palazzetto quattro – cinquecentesco coronato da una loggia e la chiesa di S. Maria in Ruvo. Dominava il centro il torrione merlato, simbolo del paese , crollato per il sisma. A nord dell’abitato è il santuario della Madonna delle Grazie, affacciato su un laghetto rotondo, reso irriconoscibile dal crollo del portichetto.

 

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Rodi (Antonella Giroldini)

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Secondo la mitologia la maggior parte tra le isole del Dodecaneso, separata  dalla costa turca dal breve stretto di Marmara, nacque dall’amore tra Helios e la ninfa Rhoda, da cui ebbe il nome. E al Dio Sole gli antichi abitanti di Rodi tributarono sempre grandi onori, arrivando a costruire un simulacro in bronzo alto oltre 30 metri considerato 30 m, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico . Boschi di conifere, e una lussureggiante vegetazione mediterranea, ma anche ampie coltivazioni di agrumi, viti e tabacco rivestono l’isola molto amata dai turisti europei per il clima straordinariamente mite e soleggiato che permette di sfruttare a lungo belle spiagge. Gli appassionati di storia troveranno qui importanti vestigia di un ricco passato, con resti archeologici di grande rilievo, monumenti che rimandano all’epoca in cui il quartier generale dei Cavalieri di S. Giovanni, architetture risalenti alla dominazione ottomana. Del periodo in cui Rodi venne annessa all’Italia restano numerosi edifici pubblici, costruiti nello stile dell’epoca, imponente e celebrativo.

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Nonostante i numerosi rifacimenti, conserva caratteri medievali la città murata che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Sulla punta più settentrionale dell’isola si allunga invece la città moderna, sorta a partire dal 1912, con monumenti architetture che ricordano la presenza italiana. Capoluogo dell’isola del Dodecaneso, Rodi sembra così avere due anime, unite però da un’identica vocazione turistica. Tra giardini profumati di rose e gelsomini, tra bouganvillee e paplme, sono infatti molti gli alberghi, i ristoranti, i caffè, animatissimi nella lunga estate dell’isola si allunga invece la città moderna sorta a partire dal 1912, con monumenti architetture che ricordano la presenza italiana. Capoluogo dell’isola e del Dodecaneso, Rodi, sembra così avere due anime, unite però da un’identica vocazione turistica. Tra giardini profumati di rose e gelsomini, tra buganville e palme, sono infatti, molti gli alberghi ristoranti, i caffè, animatissimi nella lunga estate dell’isola.

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Un’intatta e scenografica cerchia di mura di circa 4 km racchiude la città antica, carica di storia e ricca di testimonianze di un illustre passato. In vie lastricate, in piazze raccolte, palazzi e chiese che ricordano da vicino le forme e i modi del tardogotico francese o spagnolo, con i suoi decori fiammeggianti e gli arabeschi in pietra. Ma, oltre a questi miraggi di un lontano medioevo, anche atmosfere e sapori d’oriente, perché nella cerchia di alte mura è racchiuso il caratteristico quartiere turco. Visitati i principali monumenti, più che seguire un preciso itinerario ci si lasci trasportate da colori e profumi, per scoprire , passo dopo passo, scorci e angoli di fascino. Le mura sono un vero capolavoro dell’architettura militare del XV – XVI secolo.

 

Non più atmosfere medievali, piazze raccolte, fontane e minareti. Fuori dal nucleo fortificato la città moderna si allunga sul porticciolo e sul promontorio bordato di spiagge.

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I DERVISCI DANZANTI (Antonella Giroldini)

Rumi giunse in Turchia al seguito del padre, noto predicatore itinerante, che dall’Afghanistan si trasferì a Konya dove la presenza selgiuchide aveva cominciato ad attrarre artisti e persone di cultura legate al mondo islamico. Un discepolo del padre divenne la guida spirituale di Mevlana, istruendolo nelle discipline teologiche. A Konya fondò un ordine monastico mistico di ispirazione sufi. Oggi è considerato il padre di una mistica la cui pratica è accompagnata dalla musica. Per il mondo islamico, in particolare.  E’ un santo e un poeta il cui lirismo passionale culminò nella redazione del Mesnevi, un immenso poema di oltre 25000 versi redatto in persiano, che doveva contenere i fondamenti guida per lo spirito, da osservare nel cammino di ascesa a Dio. La confraternita dei dervisci rotanti è nota, appunto, per la danza rotante, ancora oggi tradizione e appannaggio degli appartenenti al gruppo, che si propone come il manifesto visivo e musicale della mistica scritta mevlevi.

Si apre con un canto solenne di lode al profeta accompagnato da un solo strumento musicale, il flauto. Al termine dell’ode entrano i dervisci ed effettuano tre giri della sala, a simboleggiare i 3 diversi modi di avvicinarsi a Dio: la contemplazione, la verità r l’unione. A questo punto i dervisci, gettano il nero mantello a sottolineare la loro restaurazione spirituale, iniziano a ruotare con la man destra puntata verso il cielo per ricevere la grazia divina, che viene portata in terra simbolicamente dalla mano sinistra orientata verso il basso. Ruotando vorticosamente su se stessi, i monaci più abili inarcano armoniosamente il corpo, spingendosi verso il centro della sala, riescono ad avvicinarsi spiritualmente a quell’unione mistica con Dio che è l’obiettivo della loro contemplazione.