I DERVISCI DANZANTI (Antonella Giroldini)

Rumi giunse in Turchia al seguito del padre, noto predicatore itinerante, che dall’Afghanistan si trasferì a Konya dove la presenza selgiuchide aveva cominciato ad attrarre artisti e persone di cultura legate al mondo islamico. Un discepolo del padre divenne la guida spirituale di Mevlana, istruendolo nelle discipline teologiche. A Konya fondò un ordine monastico mistico di ispirazione sufi. Oggi è considerato il padre di una mistica la cui pratica è accompagnata dalla musica. Per il mondo islamico, in particolare.  E’ un santo e un poeta il cui lirismo passionale culminò nella redazione del Mesnevi, un immenso poema di oltre 25000 versi redatto in persiano, che doveva contenere i fondamenti guida per lo spirito, da osservare nel cammino di ascesa a Dio. La confraternita dei dervisci rotanti è nota, appunto, per la danza rotante, ancora oggi tradizione e appannaggio degli appartenenti al gruppo, che si propone come il manifesto visivo e musicale della mistica scritta mevlevi.

Si apre con un canto solenne di lode al profeta accompagnato da un solo strumento musicale, il flauto. Al termine dell’ode entrano i dervisci ed effettuano tre giri della sala, a simboleggiare i 3 diversi modi di avvicinarsi a Dio: la contemplazione, la verità r l’unione. A questo punto i dervisci, gettano il nero mantello a sottolineare la loro restaurazione spirituale, iniziano a ruotare con la man destra puntata verso il cielo per ricevere la grazia divina, che viene portata in terra simbolicamente dalla mano sinistra orientata verso il basso. Ruotando vorticosamente su se stessi, i monaci più abili inarcano armoniosamente il corpo, spingendosi verso il centro della sala, riescono ad avvicinarsi spiritualmente a quell’unione mistica con Dio che è l’obiettivo della loro contemplazione.