COMPLESSO RUPESTRE DI MATERA (Antonella Giroldini)

I Sassi sono ulteriormente arricchiti dal fascino delle chiese rupestri, luoghi mistici dove la religiosità ha determinato l’evoluzione della vita umana, vissuta in ambienti scavati nella roccia, spesso dotati di decori architettonici raffinati e affascinanti affreschi con elementi di arte orientale.

Nei due rioni dei Sassi, Caveoso e Barisano, è possibile visitare molte chiese rupestri caratterizzate da peculiarità differenti: dalla imponenza di San Pietro Barisano, spesso usata per concerti musicali alla varietà e ricchezza nell’iconografia di Santa Lucia alle Malve.

Di grande fascino e suggestione, il complesso rupestre del Convicinio di Sant’Antonio accoglie i visitatori attraverso un elegante portale che immette in un cortile rettangolare, sul quale si affacciano quattro chiese con caratteristiche diverse. Domina il Sasso Caveoso il masso roccioso del Monterrone, all’interno del quale si trovano le chiese di Santa Maria de Idris e San Giovanni, che formano, attraverso un cunicolo interno, un unico complesso chiesastico. Caratterizzata da una facciata in muratura ingentilita da arcatelle ogivali e lesene è la chiesa di Santa Maria de Armenis, attualmente sede di interessanti mostre d’arte.

Un piccolo gioiello dell’arte rupestre materana è offerto dalla chiesa di Santa Barbara, ricca di preziosi affreschi e caratterizzata dalla originale iconostasi. Obbligata una visita al complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, dove, nei suggestivi spazi scavati nella roccia è ospitata ogni anno, a cura dei soci del circolo culturale La Scaletta, una mostra di scultura internazionale che ha già visto esposte, nelle precedenti edizioni, le opere di grandi artisti come Artuto Martini, Duilio Cambellotti e Pericle Fazzini.

Matera ( Antonella Giroldini)

Il torrente Gravina di Matera porta le sue acque al Bradano e al golfo di Taranto, La parte moderna della città sta sul ripiano; l’antica è sul ciglio e sui fianchi della gravina, divisa dalla spina su cui sorge il Duomo in conche: il Sasso Barisano a nord e il Sasso Caveoso a sud. Qui le abitazioni scoscendono in un labirintico sovrapporsi, scavate interamente o parzialmente nella rupe, talune solo con la facciata costruita in muratura, altre senza nemmeno quella, con i percorsi che portano alle dimore più in alto sul tetto delle inferiori, inconsueto e sofferto paesaggio urbano di radici antiche, le cui condizioni, forse in passato quadro accettabile di vita sociale, sono progressivamente degradate. Descritti da Carlo Levi nel suo Cristo si è fermato a Eboli, i Sassi materani, incubo della cultura meridionalista del dopoguerra, sono stati svuotati con tre apposite leggi del 1952, 1958, 1967, che trasferirono la popolazione nei villaggi appositamente costruiti di La Martella e Borgo Venusio. Per il recupero di questo patrimonio architettonico unico si è dovuto attendere una nuova legge speciale e il riconoscimento da parte dell’Unesco dei Sassi materani come Patrimonio dell’Umanità.