Lisbona … Castello de Sao George (Antonella Giroldini)

 

Il Castello offre una stupenda vista sulla città . Fu fondato dai visigoti nel V secolo , fortificato dai mori nel IX secolo, saccheggiato dai cristiani nel XII secolo e utilizzato come residenza reale del XIV al XVI secolo – e come prigione durante tutto questo lungo periodo.

L’edificio consiste in una serie di cortili aperti , pieni di alberi e di uccelli canori e i visitatori possono salire sulle mura e passeggiare sui bastioni . All’interno di una delle torri una camera oscura offre un affascinante panorama a 360 gradi della città, con spettacoli ogni mezz’ora.

 

Schenna (Antonella Giroldini)

A 5 km ad est da Merano, Schenna è il luogo in cui si ritirò l’arciduca Giovanni d’Austria che visse con la moglie morganatica nel castello trecentesco. Sono esposti una raccolta di armi, cimeli di guerra e quadri, mobili antichi . Nel cortile interno si tengono concerti ed eventi teatrali.

Il Castello Arechi di Salerno (Antonella Giroldini)

 

Il Castello Arechi di Salerno è un castello medievale, situato ad un’altezza di circa 300 metri sul livello del mare, con vista sulla città e sul golfo. È denominato Arechi perché la costruzione di questa fortificazione è associata, per tradizione, al duca longobardo Arechi II.
La più antica fase di costruzione, secondo alcune indagini archeologiche, risale al VI secolo ed è opera di artigiani goto-bizantini al periodo di Narsete. Altri studiosi invece hanno dichiarato che il primo forte sul colle Bonadies è stato costruito nel terzo secolo, in epoca tardo romana. Il castello, però, ha assunto grande importanza militare nel XVIII secolo, con il principe longobardo Arechi II che, anche se non ha introdotto importanti modifiche al forte, ne ha fatto il  sistema di difesa della città. Nel 774 questo principe esaminò la posizione strategica della città di Salerno e ne fece la residenza della corte del Ducato di Benevento. Infatti, la città rappresentava una testa di ponte per il commercio e per controllare gli scambi con altre regioni del Mediterraneo. Di qui la sua attenzione alle fortificazioni: il castello divenne il vertice di un sistema di difesa a triangolo, le pareti ricadevano lungo i pendii della collina Bonadies cingendo tutta l’antica Salernum verso il mare.

Il castello è costituito da una sezione centrale protetta da torri, unite tra di loro con una cinta muraria merlata. Al periodo normanno-angioino appartiene la torre della Bastiglia, su una collina che sovrasta il monte Bonadies a nord; costruita per assicurare il controllo del castello sul medesimo versante, fu così chiamata nell’800 perché ritenuta erroneamente una prigione, mentre le carceri si trovavano all’interno dello stesso castello.

Dopo un lungo periodo di abbandono seguente l’unità d’Italia, il castello, mentre di proprietà privata ed abitato da una famiglia di fattori, divenne, nel 1960, per volontà del Presidente Girolamo Bottiglieri, di proprietà della Provincia di Salerno, che iniziò i lavori di restauro.
Recentemente (2001) è stato riaperta la vicina Bastiglia. Il 1° marzo del 1992, Poste Italiane ha dedicato un francobollo.

Il castello di Arechi è una location d’epoca perfetta per festeggiare eventi e matrimoni eleganti e di lusso con panorami mozzafiato da ammirare mentre si pranza nel ristorante allestito all’interno della struttura. È possibile, inoltre, organizzare ricevimenti e congressi grazie alla grande sala espositiva.

Nel corpo centrale del castello vi è un piccolo museo, che colleziona per lo più antiche ceramiche e monete. All’interno dello stesso potrete prenotare la vostra visita guidata e godere di una magnifica vista del golfo di Salerno da uno dei punti più alti della città.

POGGIO MIRTETO (Antonella Giroldini)

L’abitato al centro di una ricca zona agricola con fiorenti attività commerciali, è ricordato sin dal X secolo come possedimento dell’abbazia di Farfa; nel XVI fu feudo dei Farnese, poi degli Orsini e, dopo essere passato ai Mattei e ai Bonaccorsi, entrò nei possedimenti pontifici. E’ anche sito di villeggiatura. Il borgo medievale, cinto da mura trecentesche solo in parte conservate e dallo stretto reticolo di suggestive viuzze, occupa parte più elevata dell’insediamento, che ha nella duecentesca chiesa di S.Paolo.

Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia (Antonella Giroldini)

La Palude di Torre Flavia è una zona umida di grande importanza per la tutela dell’avifauna migratoria e per la conservazione di un ultimo lembo dell’antica maremma laziale.

La zona umida è formata da un terreno argilloso-limoso ricco di materiale organico di origine vegetale che da luogo a un tappeto di sostanza organica in putrefazione responsabile della formazione del fango nerastro. Lembi residuali di una antica duna sabbiosa separano la palude dal mare. Un molo di origine artificiale collega attualmente alla costa i ruderi dell’antica Torre Flavia, rimasta isolata a circa 80 metri dalla spiaggia a causa del fenomeno dell’erosione costiera qui molto accentuato.
Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia si estende lungo la costa, tra Cerveteri e Ladispoli, in alcuni tratti separato dal mare da un esiguo accumulo sabbioso e in altri raggiunto dal mare, che mette a nudo parte dei sedimenti anticamente originatisi dal lento accumulo di materia organica proveniente da residui di piante, alghe e animali morti, costituita da un fango molto scuro. Il paesaggio è quello delle aree umide costiere, che in passato erano diffuse lungo le coste laziali, quando esisteva un vasto sistema di acquitrini e paludi salmastre. Dietro la spiaggia (oggetto di intensa erosione ed arretramento), corre un cordone dunale, che delimita la palude vera e propria. Questa è formata da piscine, stagni e canali, inframmezzati da lingue di terra, coperte da un fitto e inaccessibile cannucceto, che penetra fino al cuore della palude.
Parte dell’area sommersa è oggetto di attività produttiva, grazie alla presenza di un impianto di pescicoltura sostenibile, la cui gestione contribuisce alla manutenzione della Palude.
All’inizio del secolo le bonifiche e la più recente urbanizzazione di Campo di Mare (anni 60′), hanno progressivamente ridotto la grande palude originaria, fino agli attuali 37 ettari. E’ così iniziato, per la Palude, un periodo di abbandono e di degrado a cui l’azione della Provincia di Roma, in collaborazione con il WWF Lazio, sta cercando di porre freno.
L’area è una Zona di Protezione Speciale (SIC IT 6030020), che fa parte della Rete Natura 2000 individuata dal Ministero dell’Ambiente, secondo la direttiva 79/409/CEE “Uccelli”. Nella zona antistante di mare aperto è anche presente un Sito di Importanza Comunitaria (“Secche di Torre Flavia” SIC IT 6000009; Dir. 92/43/CEE “Habitat”) che tutela le praterie di Posidonia oceanica.