Presepe Dipinto di Carotenuto (Antonella Giroldini)

Percorrendo le strette vie del centro storico cittadino, svoltando verso il Duomo di Salerno , cattureranno la nostra attenzione: l’imponente Cattedrale, la principale attrazione turistica della città, il tempio di Pomona, risalente all’età Romana ed infine da non perdere il Presepe dipinto di Carotenuto, patrimonio cittadino, costituito da sagome  in legno raffiguranti un nuovo mondo , una sorta di piccolo borgo antico di un’Italia che oggi non esiste più: scene di affetti familiari che ispirano commozione.

12 dicembre del 1982, in un centro storico ancora profondamente scosso dai danni del terremoto del 1980 e dalla successiva “diaspora” di una consistente parte dei suoi abitanti, si avvia la realizzazione di quello che è, a tutti gli effetti, uno dei “monumenti moderni” della città di Salerno.
Per iniziativa dell’artista Mario Carotenuto, dell’allora parroco della Cattedrale, don Giovanni Toriello, e degli amici della Bottega di San Lazzaro, prende quindi avvio la realizzazione del presepe dipinto, a grandezza naturale, ad opera del M° Mario Carotenuto.
L’allestimento è ospitato nella Sala San Lazzaro, un’aula rettangolare caratterizzata da colonne di spoglio, posta ai piedi del fronte monumentale della Cattedrale di San Matteo e si compone di 86 figure dipinte su sagome lignee riproducenti personaggi reali.

Le sagome infatti sono state dipinte dal vero e raffigurano personaggi provenienti dal Centro Storico che affiancano le riproduzioni di artisti, personaggi storici, politici e religiosi.

Il Presepe è in costante ampliamento e l’ultima figura, che va ad affiancarsi ai vari Alfonso Gatto, Vincenzo De Luca, Mons. Pollio, Mons. Pierro, Alfonso Menna etc, è il critico d’arte Filiberto Menna,, inserito il 3 gennaio 2015. Proprio quest’ultimo, tra i primi visitatori dell’allestimento nel gennaio del 1983, lasciò la seguente dedica sull’Albo d’Oro dei visitatori: “Non abbiate paura. Continuate, questa è un’opera straordinaria, controcorrente e attuale”.

IL BRAVO GRUPPO DEI “PICARIELLI” HA MUSICATO E SCENEGGIATO LA LEGGENDA DELLA BELLA ANTONELLA (Antonella Giroldini)

 

TESTO
Bella figliola ca lloc nce biv
t’abbagn’ ‘a vocc ‘a sta funtana
ta truvà lloc ‘o juorn just
rind’ e primm’ juorn’ ra aust.
Antonella giovana e bella
‘e margherita era l’ancella
teneva ‘na sora traditora
ca ce rumpett ‘o sogn’ r’amore.

Antonella niente teneve
vuleve Raimondo pe’ ‘nnamurat
ma rind’ ‘e tiemp’ in cui nascett’
a ess’ l’amor ce fui negat’
RIT.
A STA FUNTANA…lascia ca scorr’
sul sei gocce ponn’ abbastà
CU CHELLI LACRIME…antonella
a te l’amore te fa truvà
A STA FUNTANA…Miezz’ Saliern
sul sei gocce ponn’ abbastà
CU CHELLI LACRIME…’a giovan’ ancella
a te l’amore te fa truvà.

Bella figliola ca staije a Saliern’
e vai girann pe’ sta città
canusc’ ‘a leggenda e vai cammenan’
pecchè l’amore tu vuò truvà.
Sai che Antonella a chella funtana
a te t’aspetta pe’ t’aiuta
quann’ ‘e bevut’ aspiett’ nu poc’
piensa all’ammor e a u’ tuoije ‘nnamurat
Antonella fu sfurtunata
ma oggi a te te fà realizzà,
nu desiderie ‘e chell’ ammor
ch’essa è putut’ sul sugnà

 

MURI D’AUTORE SALERNO (Antonella Giroldini)

Tutto ha avuto inizio nell’ottobre 2014 quando Alice Pasquini, 34enne artista romana di rilevanza internazionale, realizzò a Salerno un’opera pittorica lungo la scalinata “dei Mutilati” che si snoda tra via Velia e piazza Principe Amedeo. Fu il primo di una lunga serie di murales che negli anni hanno avuto l’obiettivo di rendere un omaggio non convenzionale alla poetica di Alfonso Gatto, l’intellettuale salernitano scomparso in un incidente stradale 40 anni fa.

La Fondazione Alfonso Gatto, presieduta dal nipote del poeta, Filippo Trotta, con la direzione artistica “senza portafogli” di GreenPino, alias Pino Roscigno, hanno avuto il merito indiscusso di portare, come si diceva una volta in segno di ribellione, “la fantasia al potere”. E dai versi di Gatto si sono “allargati” a quelli dei maggiori poeti contemporanei, da Alda Merini, Dylan Thomas, Paul Eluard, Salvatore Quasimodo fino a Totò, Massimo Troisi e Salvatore Di Giacomo.

I muri sono diventati così enormi lavagne a cielo aperto, “muri d’autore”, in cui la poesia si materializza in attrazione turistica. E fa fare pace a tanti studenti con l’ingenerosamente odiosa letteratura italiana. Prima i fogliettini con i versi di Gatto, e non solo, attaccati ai muri sbrecciati del vicolo della Neve, la caratteristica stradina del centro storico più volte cantata dal poeta, poi l’intervento più massiccio di creatività sulle pareti di vico San Bonosio, dove ha trovato casa la Fondazione Gatto. Fino a quello che è stato il compimento di un vero e proprio percorso di “street art”, che ha visto coinvolti, a titolo assolutamente gratuito, una trentina di writers, tra i più celebrati e contesi. Eccolo il rione dimenticato delle Fornelle, l’altra immagine di Salerno che vuole essere europea, tornato a nuova vita attraverso il rincorrere dei versi arzigogolati con lo spray da un muro all’altro.

Ci sono voluti quasi otto mesi per affrescarlo così. Ci hanno lavorato duro Greenpino, Valeriano Forte e tutti gli altri artisti, compreso Mario Carotenuto, l’ultranovantenne pittore orgoglio di Salerno e grande amico di Alfonso Gatto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, specialmente degli abitanti delle Fornelle che adesso parlano del loro quartiere gonfiandosi il petto. E ora? Cosa succede? «Abbiamo tante altre idee in programma – dice Roscigno – ma tutto dipende dalla possibilità di intercettare piccoli fondi per poter continuare». «Vorremmo lanciare un progetto Erasmus sui Muri d’autore – anticipa Filippo Trotta – favorire scambi culturali tra istituti che organizzano iniziative come la nostra in altri paesi europei». E poi ci dice in un orecchio quanto è costata finora tutta l’operazione Fornelle: «Tremila euro». Sì, avete capito bene, nella Campania dei grandi eventi, che battono cassa per fior di quattrini, c’è chi produce cultura, anche colorata, con i bruscolini. «Per giunta – aggiunge Trotta – si tratta di fondi privati, dalle istituzioni fino ad oggi non abbiamo ricevuto neanche un centesimo».

La leggenda della Bella Antonella ed il segreto per realizzare i sogni d’amore (Antonella Giroldini)

Esiste una antica leggenda per gli innamorati, a Salerno: si tratta della storia della bella Antonella e della fontana in via San Benedetto, accanto al palazzo che ospita il Museo Archeologico Provinciale. Non tutti conoscono la vicenda d’amore di Antonella, una delle damigelle della regina Margherita di Durazzo, e il nobile Raimondo. La regina, rifugiatasi a Salerno dopo l’uccisione del marito Carlo III, aveva ricostruito parte del Castel Terracena e ne aveva fatto la sua dimora. Un giorno il figlio di Margherita, Ladislao, di ritorno dalla guerra, si fermò a salutare la madre, insieme a numerosi guerrieri, tra cui vi era Raimondo. Nei pressi della fontana accanto al Palazzo, i due giovani si innamorarono perdutamente, ma una damigella invidiosa avvertì Ladislao dell’accaduto. Poichè Antonella era ragazza umile non risultava “degna” di Raimondo, agli occhi del figlio della regina. Antonella fu, così, rinchiusa nel vicino monastero di San Michele, mentre Raimondo fu inviato in guerra. Dopo due anni, il re, per premiare il valore dimostrato da Raimondo, gli diede il permesso di convolare a nozze con la sua amata Antonella.

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Nell’anno 1412, durante una terribile epidemia di peste, intanto, la regina si ammalò. Il figlio accorse al suo capezzale accompagnato da Raimondo e dalla sua sposa: Margherita nel vederla la accusò di non essere Antonella ma la sua perfida gemella Vanna che si era a lei sostituita per sposare Raimondo. Svelò che Antonella, invece, si trovava, anch’essa moribonda nella stanza contigua a quella della regina. Raimondo riuscì appena in tempo per rivedere la sua amata che spirò tra le sue braccia. Il povero Raimondo, spogliatosi di tutti i suoi averi, si rivestì con un saio e iniziò a vagare per la città e poi tra i monti e le valli circostanti alla ricerca della sua amata, perdendo il senno. Accanto ai resti del castello c’è ancora la fontana presso la quale s’incontrarono la prima volta i due sventurati giovani: secondo la leggenda, se una ragazza, nel mese di agosto, dopo essersi bagnata le labbra e aver sussurrato la formula (Anima della fontanella di Margherita, La regina bella, caccia le lacrime di Antonella, tradita dall’infame gemella), vedesse arrestarsi il getto d’acqua e dopo poco cadere solo sei gocce (le lacrime di Antonella ndr),  le basterà raccoglierle e conservarle per veder avverato il suo sogno d’amore. Provare per credere.

 

“Cuoppo di Pesce” (Antonella Giroldini)

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Per gli appassionati del cibo di strada, Salerno e la costiera amalfitana offrono da qualche anno una deliziosa variante marinaresca: è il cosiddetto “cuoppo di mare”, piatto tradizionale tornato oggi prepotentemente di moda.
Un gustoso cartoccio di frittura di pesce fresco, da gustare “ipso facto” mentre ancora scotta, in napoletano si direbbe frienn magnann,  appena appena insaporito da un pizzico di sale e pepe.
Al suo interno anellini di calamari, alici, gamberi, paranza, ma anche polpi, frutti di mare, pizzette di alghe, avvolti, come vuole la tradizione risalente al dopoguerra, nella carta gialla, quella del pane fresco, per intenderci, perfetta per assorbire l’olio. Così confezionata, la frittura di pesce diventa un ottimo finger food da gustare con calma passeggiando tra le vie del centro storico di Salerno, in questo periodo rese ancora più suggestive grazie alle luminarie d’artista.
Anche quest’anno infatti, in occasione delle festività natalizie, la città si è rivestita di luce richiamando con le sue luminarie d’autore folle di turisti stupefatti.
Passeggiando tra draghi, folletti, fatine colorate,  tappeti volanti, slitte e costellazioni di pianeti, come resistere all’invitante tentazione delle bancarelle e delle numerose cuopperie del centro  antico che offrono a pochi euro (il prezzo si aggira tra i 3 e i 5 euro) un delizioso spuntino a base di croccante frittura di pesce magari accompagnato da un buon bicchiere di vino?

Come molti altri piatti del passato tornati attuali, il cuoppo è divenuto ormai l’assoluto protagonista della movida salernitana,  soppiantando panini e kebab,  anche grazie ad alcune manifestazioni che l’hanno promosso e fatto conoscere al grande pubblico.