SANTO STEFANO DI SESSANIO (Antonella Giroldini)

Per integrità del suo aspetto e la fusione con il contesto paesaggistico, il paese è il più interessante tra i borghi del versante meridionale del Gran Sasso. Rimasto abbandonato per decenni, è stato restaurato e riconvertito come turistico e alberghiero. Molti segni lasciati dai Medici, che per due secoli possedettero il borgo e l’intera baronia di Carapelle, dove fecero fiorire i commerci della lana. Lasciata l’auto nella parte bassa, si osserva la parrocchiale di S. Stefano, che conserva una statua lignea del santo e della Madonna in terracotta del XVI seclo, si supera una porta ad arco ogivale con stemma dei Medici e ci si infila tra le case in pietra addossate le une alle altre, collegate da paesaggi voltati e stradine lastricate. Si incontrano un palazzetto quattro – cinquecentesco coronato da una loggia e la chiesa di S. Maria in Ruvo. Dominava il centro il torrione merlato, simbolo del paese , crollato per il sisma. A nord dell’abitato è il santuario della Madonna delle Grazie, affacciato su un laghetto rotondo, reso irriconoscibile dal crollo del portichetto.

 

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