Trilussa Palace e la Sua Spa (Antonella Giroldini)

Il Trilussa Palace Hotel Wellness & Spa di Roma mette a disposizione in formula esclusiva e privata dei propri ospiti 3 aree Wellness & Spa a tema: Domus (60m2) è il centro benessere ispirato agli antichi splendori di Roma; Moon (100m2) è la Spa emozionale, dotata di nuove tecnologie che creano un’atmosfera di grande effetto; Maya (100m²) ispirata alla cultura della  popolazione precolombiana.
Nelle tre aree benessere aperte h 24 su prenotazione, troverete docce emozionali, sauna, bagno turco, piscina idromassaggio e sala relax. A completare l’offerta delle nostre Spa a Trastevere è possibile acquistare voucher regalo e organizzare eventi speciali come compleanni, addio al nubilato e anniversari.

IMMERSA NEI SUOI SCENARI SUGGESTIVI DI VILLA ADRIANA, CON DOCCE EMOZIONALI, SAUNABAGNO TURCOPISCINA IDROMASSAGGIO DI 8 M² LA DOMUS SPA A TEMA DEL TRILUSSA WELLNESS & SPA È IL LUOGO IDEALE PER IL RELAX DEL CORPO E DELLA MENTE.
UN AMBIENTE UNICO ED ORIGINALE CHE PROIETTA LA MENTE IN UNO SPAZIO SUGGESTIVO E UNA SOLUZIONE PERFETTA PER CHI VUOLE EVADERE IMMERGENDOSI NEGLI ANTICHI SPLENDORI DI ROMA.
LA DOMUS SPA PUÒ ANCHE ESSERE RISERVATA IN MODO PRIVATO PER CELEBRARE UN ADDIO AL NUBILATO O AL CELIBATO, UN ANNIVERSARIO E UN EVENTO PRIVATO DA RICORDARE.

AL 58 (Antonella Giroldini)

Costruita nel 1967 da Domenico, detto Chicco, all’altezza del cinquantottesimo chilometro della via Aurelia ed a pochi metri dalle onde del mare, la palafitta del Ristorante AL58 si trova sulla riva, a poca distanza dal centro urbano di Santa Marinella e conservando lo stile di vecchia semplicità marinara.

Nata inizialmente come piccolo bar e stabilimento balneare, la struttura ha saputo evolversi nel corso degli anni ’80 prima in panineria e poi in un ristorante che è il fiore all’occhiello dell’attività di famiglia generazione dopo generazione.

Permeati dall’aria di salsedine e dai rumori della risacca, realizziamo le ricette originali di Rita, figlia di un noto pescatore dilettante, preparando piatti caserecci della tradizione marinara con un tocco di raffinatezza ed in una cucina familiare.

I bagni di Gong costituiscono un’esperienza che smuove nel profondo e può portare gioia e pace.

Bagni di Gong: cosa sono

suoni e i canti hanno da sempre accompagnato le culture più antiche di tutte le latitudini durante particolari celebrazioni.

L’uso del canto e di strumenti musicali ha costituito una parte importante per raggiungere stati di raccoglimento, per celebrare la gioia e, in generale, ha trovato impiego in molti rituali di passaggio, per sottolineare determinati sentimenti e indurre particolari condizioni emotive e fisiche.

Si pensi alle messe cantate, ai mantra del buddismo e dello yoga, al suono di tamburi e altri strumenti a percussione nelle culture popolari.

Le stesse campane delle chiese costituiscono uno strumento musicale e vibrazionale per indurre, e comunicare, determinati stati in chi le ascolta.

bagni di Gong sono costituiti da sessioni di immersione totale nel suono prodotto da questi piatti metallici, a volte di dimensioni molto grandi, utilizzati anticamente nelle culture orientali per accompagnare la meditazione e cerimonie religiose, e oggi scoperti anche dalle popolazioni occidentali.

Lo scopo e il risultato dell’ascolto del suono di Gong, e quindi dell’immersione in un bagno di Gong, è l’induzione dello stato di profonda e totale calma che investe corpo e mente. Partecipare a un bagno di Gong permette di superare lo stress, calmare le tensioni, e mettersi in contatto profondo con se stessi e con la propria interiorità.

Molti templi buddisti accompagnano le sessioni di preghiera al suono di Gong e campane.

Durante un bagno di Gong ci si trova immersi in questi suoni che producono onde a bassa frequenza, molto vicine alla frequenza che le onde cerebrali emettono quando ci si trova in stato di profonda meditazione, di calma totale e nei momenti di passaggio tra il sonno e la veglia, in quel particolare interregno in cui si è consapevoli della realtà fuori di noi ma anche in contatto con la propria parte inconscia e istintiva.

Bagni di Gong, come funzionano

Il bagno di Gong avviene in un luogo tranquillo, spesso in gruppi di persone, stando sdraiati o comunque in posizione rilassata, in modo che questa onda sonora possa “bagnare” tutto il corpo in condizione di riposo e di apertura e disponibilità.

La durata varia dalla mezzora ai 60 minuti. Vi è solitamente un momento di raccoglimenti prima, e dopo, e può essere seguito da una condivisione dell’esperienza.

La percussione dei Gong, lenta e ritmata, intervallata da momenti di breve silenzio, viene eseguita con rispetto e riverenza: non si suona il gong forsennatamente, ma si attende che la vibrazione del suono si esaurisca lentamente e con il proprio tempo, prima di suonare una nuova nota o un insieme di note, si lascia il tempo al corpo e alla mente di assorbirne la vibrazione.

Il bagno di Gong è un’esperienza che coinvolge ogni muscolo: il corpo è costituito da acqua, e l’acqua dentro il corpo di ciascuno di noi vibra sulle stesse frequenze delle note suonate dai Gong utilizzati. Il corpo viene massaggiato dalle vibrazioni che invadono l’aria, e risente, tanto quando la mente, del benessere che deriva dal risuonare e dal sintonizzarsi con le loro frequenze.

I bagni di Gong, oltre a rilassare, permettono di accedere a parti della propria psiche nascoste e poco frequentate: possono riemergere ricordi, oppure apparire immagini, si possono avere pensieri di ogni tipo, e intuizioni circa la risoluzione di problemi. Si ritiene che i bagni di gong riportino alla superficie anche traumi passati, che rivitalizzino l’innata gioia che alberga in ciascuno e che la vita ci ha portato a seppellire, e che permetta quindi di guarire.

Il bagno di Gong è, per chi partecipa con disponibilità e apertura, uno strumento terapeutico in cui il corpo massaggiato dal suono si rilassa e mette a tacere la mente logica, le convinzioni limitanti e i meccanismi automatici con cui si risponde alle esperienze.

Questo permette di attingere ad un più ampio spettro di soluzioni e pensieri, più costruttivi, più intuitivi.

Il bagno di Gong è una esperienza che può smuovere molto dal punto di vista emotivo, perciò è importante essere preparati e fiduciosi, accoglienti nei confronti dell’esperienza, disponibili a lasciarsi andare, ed essere accompagnati da operatori che sappiano suonare i Gong a secondo della situazione in cui si trovano a operare.

CASTELLI ROMANI (Antonella Giroldini)

Non fatevi ingannare dal nome, non si tratta di antichi castelli scozzesi situati sulle cime delle nebbiose highlands, bensì dei più sinuosi Colli Albani su cui sorgono ben 13 cittadine note, per l’appunto, come Castelli Romani.
Luoghi di villeggiatura dei signori fin dai tempi dell’Impero, ancora oggi sono una delle mete preferite dai romani nelle torride giornate estive.
Da non perdere sicuramente Frascati, dominata dalla cinquecentesca Villa Aldobrandini, la cui splendida facciata svetta, con i suoi giardini all’italiana, sull’intera cittadina.
Se preferite invece uno stile più medievale, vi consigliamo di visitare, nella vicina Grottaferrata, l’Abbazia greca di San Nilo, fondata nel 1004 da monaci provenienti dalla Calabria bizantina.
Ma i Castelli Romani sono famosi anche per le cittadine che sorgono sui laghi di origine vulcanica, come Castel Gandolfo, residenza estiva del Papa, che affaccia sul Lago di Albano. Quando la stagione lo permette, vale la pena fare qui un bel bagno e magari rilassarsi in uno dei tanti caffè che costeggiano il lago.
Per un suggestivo panorama sul verde e sull’azzurro circostanti, ma anche per un assaggio di storia romana, non perdete la deliziosa Nemi. Questa cittadina domina dall’alto l’omonimo lago, sulle cui rive sorge il Museo delle Navi Romane, costruito da Mussolini per ospitare due antiche navi romane scoperte in fondo al lago quando fu parzialmente prosciugato tra il 1927 e il 1932.
Al di là di ville, antiche rovine e panorami mozzafiato, i Castelli Romani sono noti per la cucina e per il vino bianco che proprio in queste zone viene prodotto. La particolarità di questi posti sono le fraschette, caratteristici locali ricavati il più delle volte da vecchie cantine, dove è possibile gustare a buon prezzo vino, olive, formaggi, porchetta e piatti tipici romani. Famosa per le fraschette è sicuramente Ariccia, le cui vie e piazzette d’estate si popolano di tavoli all’aperto, ma anche le altre località non sono da meno: Monte Porzio Catone, Montecompatri, Rocca Priora, Colonna, Rocca di Papa, Marino, Albano Laziale e Genzano… c’è l’imbarazzo della scelta!

 

CASTEL SANT’ANGELO (Antonella Giroldini)

Edificato intorno al 123 d.C. come sepolcro per l’imperatore Adriano e la sua famiglia, Castel Sant’Angelo ha un destino atipico nel panorama storico-artistico della capitale.
Mentre tutti gli altri monumenti di epoca romana vengono travolti, ridotti a rovine o a cave di materiali di spoglio da riciclare in nuovi, moderni edifici, il Castello – attraverso una serie ininterrotta di sviluppi e trasformazioni che sembrano scivolare l’una nell’altra senza soluzione di continuità – accompagna per quasi duemila anni le sorti e la storia di Roma.
Da monumento funerario ad avamposto fortificato, da oscuro e terribile carcere a splendida dimora rinascimentale che vede attivo tra le sue mura Michelangelo, da prigione risorgimentale a museo, Castel Sant’Angelo incarna nei solenni spazi romani, nelle possenti mura, nelle fastose sale affrescate, le vicende della Città Eterna dove passato e presente appaiono indissolubilmente legati.

La storia di Castel Sant’angelo coincide sostanzialmente con quella di Roma ed è impossibile scindere queste due entità così profondamente compenetrate: i mutamenti, i rivolgimenti, le miserie e le glorie dell’antica Urbe sembrano riflettersi puntualmente nella massiccia mole che da quasi duemila anni si specchia nelle pigre acque del Tevere.
Nasce come sepolcro voluto dall’imperatore Adriano in un’area periferica dell’antica Roma ed assolve questa sua funzione originaria fino al 403 d.C. circa, quando viene incluso nelle mura aureliane per volere dell’imperatore occidentale Onorio. Da questo momento inizia una ‘seconda vita’ nelle vesti di castellum, baluardo avanzato oltre il Tevere a protezione della città. Numerose famiglie romane se ne contendono il possesso, che sembra garantire una posizione di preminenza nell’ambito del confuso ordinamento dell’Urbe: sarà roccaforte del senatore Teofilatto, dei Crescenzi, dei Pierleoni e degli Orsini. E’ proprio un papa Orsini – Niccolò III – a far realizzare il Passetto di Borgo, che collega il Vaticano al Castello, in una continuità fisica ed ideale.
Nel 1367 le chiavi dell’edificio vengono consegnate a papa Urbano V, per sollecitare il rientro della Curia a Roma dall’esilio avignonese. Da questo momento in poi Castel Sant’Angelo lega inscindibilmente le sue sorti a quelle dei pontefici, che lo adattano a residenza in cui rifugiarsi nei momenti di pericolo. Grazie alla sua struttura solida e fortificata ed alla sua fama di imprendibilità il Castello ospita l’Archivio ed il Tesoro Vaticani, ma viene adattato anche a tribunale e prigione.
Con il cambiamento di funzione, l’aspetto e l’impianto del Castello vengono rimodellati attraverso una lunghissima serie di interventi che si snodano nel corso di quattro secoli. Nuove strutture si assommano a quelle preesistenti, alterandole, modificandone la funzione, talvolta cancellandole, in un processo di trasformazioni ininterrotte che sembrano scivolare l’una nell’altra senza soluzione di continuità.
La storia lunghissima e variegata dell’edificio, con le sue mille metamorfosi sembra essersi sedimentata nel complicato intrico di sotterranei, ambienti, logge, scale e cortili che costituiscono l’attuale assetto del Castello.
La struttura originaria e le successive superfetazioni si compenetrano, sovrapponendosi e fondendosi l’una con le altre, e dando vita ad un organismo sfaccettato e complesso, carico di valenze simboliche e di stratificazioni storiche.