La cucina di Zanzibar

……  In un isola dalle molteplici etnie, sulla rotta marittima asiatica, anche la cucina riflette ovviamente i suoi vari aspetti.A Zanzibar è possibile degustare specialità arabe, indiane, cinesi, swahili, nonché europee.

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Tra le specialità zanzibarine assaggiamo: il “Wali wa nazi”, del riso bollito nel latte di cocco. Vi è anche il frutto dell’albero del pane chiamato “Mashelisheli Ia nazi”; gli spiedini di carne chiamati “Mishaki Ua Niama” vengono cotti al momento su vacillanti barbecue. Tra i contorni, una specialità da non perdere è la “Mchica”, una varietà di spinaci dal forte sapore. Il pane locale è chiamato “Mkate” ed è molto buono, e si trovano anche le classiche “Chapati”, delle piccole focacce di origine indiana. Tra i dolci sono da provare i “Tambi”, realizzati a base di zucchero; i “Visheti”, preparati con farina, zucchero ed olio di cocco; i “Vipopoo”, delle simpatiche palline di farina e zucchero. Sull’isola sono presenti moltissime qualità di frutta, tutte a buon mercato. Tra le più saporite citiamo meloni, ananas, arance, papaye, 24 differenti tipi di manghi, 26 differenti tipi di banane (da provare quelle con la buccia rossa, acquistabili al mercato), passion fruits, bunghi (un dolcissimo frutto locale), mangostini, uva, mandarini molto saporiti. Vi sono poi i lychees, un frutto buonissimo, trasparente, i durian, le ciliege tropicali, i lime, i limoni, gli avogadi, le prugne indiane, i melograni, le mandorle indiane, gli star fruits, chiamati “carambol”, le star apple, gli aspri frutti del tamarindo, le mele malesi, i frutti dell’albero del pane, mangiabili cotti. Un discorso a parte meritano i cocchi, abbondantissimi, dal basso costo, nutrienti e dissetanti.

IL MERCATO CENTRALE DI FIRENZE (Antonella Giroldini)

IL PRIMO PIANO
IN PRIMO PIANO

Il Mercato Centrale Firenze nasce da un’idea di Umberto Montano che con Claudio Cardini ha dato vita al progetto che restituisce a Firenze uno dei luoghi più significativi della città: il primo piano del mercato coperto di San Lorenzo. Il progetto diventa realtà nella primavera del 2014, a celebrare i 140 anni dell’architettura in ferro e vetro eretta nel 1874 ad opera dell’architetto Mengoni – autore anche del mercato di S. Ambrogio e della più celebre Galleria Vittorio Emanuele di Milano.

 

UN LUOGO
UNICO

Il Mercato Centrale Firenze non solo ricollega la città ad uno spazio rimasto deserto per tanti anni ma dà corpo ad una visione quanto mai attuale e necessaria: ripopolare un pezzo importantissimo e vitale del centro di Firenze con botteghe tradizionali che restituiscono centralità agli artigiani del gusto. Pane e pasticceria, pesce fresco, fritto e polpette, frutta e verdure, carne e salumi, mozzarella di bufala, formaggi, cioccolato e gelato, pasta fresca, enoteca, lampredotto, tramezzini: tutte le botteghe sono condotte da commercianti artigiani con in comune la passione per la loro professione.

UN POSTO
CHE INTRATTIENE

Oltreché per fare normalmente la spesa, al Mercato Centrale Firenze si può stare a sedere in uno dei 500 posti a disposizione per mangiare qualcosa, con la certezza di poter contare sulla genuinità: tutti gli operatori sottoscrivono un disciplinare di qualità e tutti i piatti preparati all’interno del Mercato vengono cucinati utilizzando solo le materie prime che sono in vendita all’interno del Mercato stesso.
Il tutto per rendere il Mercato Centrale Firenze il luogo ideale per ogni momento della giornata, dalle 10 di mattina fino a mezzanotte.
Firenze, da sempre scenario dell’eccellenza e dell’autenticità gastronomica, vede tornare gli artigiani e le loro botteghe protagonisti del buon mangiare.

LE BOTTEGHE
DELLE COSE BUONE

Aperto tutti i giorni ad un’esperienza del gusto, del tempo, e del divertimento, il Mercato Centrale Firenze è una grande piazza coperta dove autenticità, spontaneità e tradizione sono protagoniste. Ogni bottega è il luogo ideale per fare la spesa e ritrovare il cibo vero, sincero e al giusto prezzo che la Toscana e l’Italia sanno offrire.

Cucinare con il “vulcanesimo” (di Antonella Giroldini)

Cucinare con il “vulcanesimo”

Gironzolando per le Azzorre ci rendiamo conto che il vulcanesimo fa parte della storia e del Dna di queste isole. Esistono ancora circa una dozzina di vulcani attivi nelle isole di Sao Miguel, Terceira, Graciosa, Sao Jeorge, Pico e Faial , che manifestano fenomeni di attività secondaria, come fumarole e acque termali. Per questo nelle isole si trovano crateri spenti ricoperti di manti erbosi, grotte, caverne, sorgenti termali, laghi formatisi nelle bocche dei crateri, oppure spettacolari lagune nel mare.

Nell’isola di Sao Miguel sfruttando le fumarole assistiamo alla cottura e preparazione del Cozido à portuguesa – Stufato di manzo, pollo e salsiccia con riso e verdure in brodo. Uno spettacolo di piatto e soprattutto molto divertente il modo in cui assistiamo e “ partecipiamo alla preparazione!!!

Arriviamo nel posto convenuto e notiamo subito che il terreno è disseminato da piccole montagnole di terra. Ci spiegano che dobbiamo scegliere un buco del terreno ancora libero e inserirci la nostra pentola del Cozido. A questo punto ricopriamo la pentola con un mucchietto di terra e andiamo a fare il giro dell’isola. Mentre noi gironzoliamo per lungo e largo per l’isola il nostro pranzo si cuocerà grazie al calore del terreno.

image001Tornati alla base siamo curiosi: il nostro piatto sarà pronto?

Ci sembra quasi di participare ad una sorta di rito ancestrale.

Bisogna liberare la pentola dal terreno che la ricopre ed estrarre la pentolaccia collente dal terreno.

…..Mentre la nostra guida si mette in posa con fare vezzoso e anche noi non ci risparmiamo le classiche foto ricordo!

image003…le persone serie liberano il nostro pranzo dalla “prigionia vulcanica” ….. e dopo aver spalato a colpi di vanga tutta la terra che ricopre il nostro gustoso piatto … due nostri compagni di viaggio agguantano il nostro gustusissimo pranzo!

image005E dopo averlo gustato….non posso che condividere con tutti la fantastica RICETTA :

  • 400 g. di zampini di maiale
  • 400 g. di testina di vitello
  • 400 g. di ossette di vitello (taglio corrispondente alle costine)
  • 400 g. di coda di manzo
  • 400 g. di punta di petto di manzo
  • 200 g. di lardo magro o di pancetta non affumicata
  • 200 g. di salsiccia piccante
  • 200 g. di salsiccia con sangue di maiale o sanguinaccio
  • 400 g. di fagioli secchi
  • 500 g. di cavolo verza
  • 400 g. di fagiolini
  • 400 g. di patate, preferibilmente patatine novelle
  • 300 g. di cavoletti di Brussels
  • 200 g. di carote
  • 2 gambe di sedano
  • 2 foglie di alloro
  • sale e pepe q.b.
  • 500 g. di riso

In questa ricetta non vi diamo le porzioni, e i pesi devono essere considerate come indicativi, ma come il nostro bollito va fatto per un gran numero di commensali.

Preparazione

  1. Mettete in ammollo i fagioli 24 ore prima, usando acqua piovana oppure acqua filtrata dalle brocche a carbone, tipo Brita. Cuoceteli in abbondate acqua.
  2. Cuocete i vari tipi di carne in un gran pentolone di acqua leggermente salata, e aromatizzata con sedano, carote e alloro. Togliete i vari pezzi mano a mano che saranno cotti. Conservate il brodo.
  3. Cuocete le verdure, dopo averle pulite, lavate e tagliate a pezzi, nel brodo.
  4. Lessate il riso a parte in abbondante acqua salata.
  5. Servite le carni, tagliate a pezzi, e le verdure distribuite su uno o più vassoi, dopo averle riscaldate a bagnomaria. Portate in tavola il riso e i fagioli in ciotole separate oppure assieme al resto. Bagnate con poco brodo caldo i vari ingredienti. I commensali poi potranno condire ulteriormente le varie componenti del bollito con sale e pepe, e se paice anche con olio e aceto.

Gli ingredienti per il bollito misto portoghese possono essere variati, aggiungendo per esempio codini e orecchie di maiale, altri tipi di insaccati, mezza gallina, altri tipi di cavoli, carote, o eliminandone qualcuno di quelli elencati prima.