ROCCASECCA DEI VOLSCI (Antonella Giroldini)

Si narra che dopo la distruzione di Privernum romana una parte degli abitanti fuggiaschi si sia ritirata sul vicino colle “Castrum Crucis”, formando il primo nucleo odierno abitato di Roccasecca Dei Volsci. Nel 1125 nella Cronaca di Fossanova troviamo menzionato il castello di Roccasecca fra quelli sottomessi da Onorio II, le cui truppe la distrussero una prima volta. Appartenente poi alla famiglia Frangipane e nel secolo XIII passò ai potenti De Ceccano. Nel 1495 fu distrutta una seconda volta dai soldati di Carlo VIII. Nel 1536 i Conti vendettero Roccasecca ai Carafa, i quali dopo appena due anni la rivendettero ai Massimo. Dopo qualche secolo di relativa tranquillità, i Massimo vendettero Roccasecca nel 1761 al marchese Angelo Gabrielli, a cui restò fino alle generale soppressione dei feudi.

Le sue origini medioevali sono chiaramente impresse nel tessuto urbanistico, che segue la tradizione insediativa classica: strade strette e case ordinate di architettura povera mantengono alcune strutture ed elementi decorativi medievali (portali, cortili, cimase) addossate per formare uno schieramento difensivo compatto. Verso l’alto, il fulcro del paese è rappresentato dalla Piazza Umberto I nella quale sorgono le chiese e il Palazzo Signorile Feudale.

ABBAZIA DI FOSSANOVA (Antonella Giroldini)

L’abbazia di Fossanova si trova nel comune di Priverno, 5 km a sud del centro urbano, ai confini con il comune di Sonnino, in provincia di Latina.
L’abitato sito tutt’intorno ha l’aspetto di vicus e prende il nome da una cloaca che nei primi tempi del piccolo borgo era chiamata Fossa Nova.
L’abbazia, figlia dell’abbazia di Altacomba e la cui costruzione durò dal 1163 al 1208, è un perfetto esempio di transizione dal romanico al gotico; l’interno è spoglio o quasi di affreschi (ne rimangono, alcuni brandelli sulle pareti) secondo l’austero stile dei monaci cistercensi.
Raggiunse il massimo splendore durante tutto il XIII secolo, a partire dal secolo successivo comincerà un lento declino che terminerà nel XIX secolo con la trasformazione del complesso abbaziale in borgo rurale.
Fu dapprima monastero benedettino e successivamente, per volere di Innocenzo II, fu concessa ai cistercensi che la edificarono nelle forme attuali.

l nucleo principale è costituito dalla Chiesa con il Chiostro su cui ruotano il Refettorio, la Sala Capitolare, l’Infermeria dei monaci e la Casa dell’Abate, dove morì San Tommaso d’Aquino nel 1274; ancora oggi in chiesa se ne conserva la semplice tomba vuota (il corpo fu trasferito dai domenicani a Tolosa alla fine del XIV secolo) composta da una lastra di marmo o travertino rettangolare.
La chiesa abbaziale, dedicata a S. Maria, fu consacrata da Innocenzo III nel 1208; si presenta di una spettacolare e severa grandiosità; la facciata (che doveva essere preceduta da un portico) è semplice ma maestosa, con portale fortemente strombato.
Il portale è poi costituito da un arco a sesto acuto nella cui lunetta è ripreso il motivo del rosone, mentre nella parte inferiore, un mosaico cosmatesco sostituisce un’iscrizione dedicata a Federico Barbarossa.
Al di sopra del portale riccamente decorato, la sobria facciata è adornata da un grande rosone. Originariamente, esso era più piccolo: di questa precedente versione resta una traccia che sembra coronare l’attuale.
Ventiquattro colonnine binate, sui cui capitelli si impostano archetti a sesto acuto, funzionano da armatura della vetrata intermessa.
L’oculus ottagonale al centro del frontone è un rifacimento di uno originario che doveva essere simile a quello dell’abside.
La possanza della facciata è accentuata dall’esposizione dei potenti contrafforti.

La struttura della chiesa, costruita interamente in travertino, è basilicale.
Ha pianta cruciforme; il braccio longitudinale, che si sviluppa secondo un asse mediano è diviso in tre navateda sette pilastri congiunti da arcate a sesto acuto, poi è attraversato perpendicolarmente dal transetto.
Le navate sono coperte da volte a crociera, all’incrocio fra la navata centrale ed il transetto sorge il tiburio o torre lanterna, a pianta ottagonale,ricostruito dopo che un fulmine lo distrusse nel 1595, elevato di due piani e sormontato dalla lanterna, che sostituiva il campanile.
Le campane si suonavano nel sito del coro con funi che pendevano davanti l’altare maggiore.
Lo spoglio interno esalta lo stile gotico-cistercense.
La navata centrale, scandita nella prima parte da sette campate rettangolari, termina nel presbiterio e nell’abside che formano un unico corpo rettangolare.
Il sistema dei sostegni è formato da massicci pilastri rettangolari.
Le arcate che conducono dalla navata mediana a quelle laterali sono rette da semicolonne.
Altre semicolonne pensili (cioè poste su una mensola a distanza dal suolo) salgono a portare gli archi trasversi della navata centrale.
Nei due bracci, invece, sono ricavate quattro cappelline: dalle due alla sinistra dell’altare scende la scala con la quale i monaci dal dormitorio passavano direttamente in chiesa.
Una cornice di semplice fattura, tipicamente borgognona, corre lungo i due lati della navata centrale a spezzare il verticalismo dell’ambiente.
Il Chiostro era il luogo riservato al passeggio e alla meditazione dei frati ed intorno ad esso si sviluppavano i principali ambienti del monastero.
Di particolare interesse è il lato antistante il Refettorio per le forme delle colonnine e per l’edicola costruita a protezione di un lavabo, la cui base riutilizza una pietra miliare dell’antica via Appia.
Su un lato del Chiostro si apre la Sala Capitolare, uno degli ambienti più importanti del monastero, dove i monaci si riunivano ogni mattina per leggere un capitolo della Regola di S. Benedetto e per discutere delle questioni più importanti.
La Sala è coperta da una doppia volta a crociera, che si appoggia a semipilastri a fascio addossati alle pareti e a due pilastri al centro.
Il Refettorio, dove i monaci si riunivano per il pasto, è l’ambiente più vasto dopo la chiesa.
Il tetto è sostenuto da cinque archi a sesto acuto; sulla parete destra si trova il pulpito, al quale si accede mediante una scalinata di pietra.
A ridosso della porta d’ingresso vi è a destra un’apertura dalla quale le vivande venivano passate direttamente dalla cucina al refettorio.
Subito fuori il nucleo principale si sviluppano l’Infermeria dei conversi (oggi sala per attività culturali), la Foresteria (sede del Museo Medievale), i resti di quello che fu l’Ospizio per i pellegrini, la Grangia e le Stalle.

NINFA E CORI (Antonella Giroldini)

In autunno, splendida iniziativa la visita del  Giardino di Ninfa e le bellezze del Comune di Cori.

E’ stato possibile visitare  il Giardino di Ninfa e le bellezze del Comune di Cori. Per l’occasione sono stati  aperti al pubblico: il complesso monumentale di Sant’Oliva, l’Oratorio dell’Annunziata, il Tempio di Ercole, il Lago di Giulianello (15′ di auto da Cori + 15′ a piedi). Le visite guidate per il centro storico di Cori partono dal Museo della Città e del Territorio, presso il Complesso monumentale di Sant’Oliva.

Il Giardino di Ninfa, immerso tra i monti Lepini ed agro pontino, vicino alla città di Latina, è una meraviglia naturale che è stato classificato dal New York Times tra i più belli e romantici giardini del mondo. Il nome Ninfa ha origine da un piccolo tempio all’interno del giardino dedicato alle Ninfe Naiadi di epoca romana, divinità delle acque sorgive. Una meraviglia naturale che si trova a pochi chilometri dalla città di Latina nelle vicinanze di Norma e Sermoneta.

 

PONZA (Antonella Giroldini)

PONZA

Ponza è un’isola meravigliosa, la più grande e turistica tra le Isole Pontine. E’ anche uno dei Borghi più belli della Provincia di Latina e del Lazio ed un posto con un’infinità di cose da vedere.

Qui sotto trovate una selezione delle cose più belle da vedere a Ponza, con le spiagge migliori, quelle da raggiungere a piedi, i vigneti, gli hotel con vista, i musei, le cose da fare, i trekking ed i ristoranti imperdibili dell’isola.

A lei Eugenio Montale dedicò alcuni versi definendola un paradiso in terra. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, ma Ponza è ancora un paradiso, se si sa dove andare.

L‘interno dell’isola è montuoso e solcato dalle mulattiere che portano all’area vulcanica che è il cuore di Ponza. L’ideale è percorrerle a piedi prima del tramonto, oppure in bicicletta, se si hanno gambe allenate.

La zona del porto è la prima che vedrete arrivando a Ponza. Il colpo d’occhio non è niente male, ma non accontentatevi. Proseguendo oltre il porto turistico ed il centro storico si incontra il Borgo di Santa Maria dove c’è un porticciolo e l’isola diventa un po’ meno a misura di turista. Dove Ponza si restringe e si fa striscia sottile inizia la zona di Le Forna, la parte più selvaggia ed elevata.

Qui ci sono i posti meno turistici, le case costano meno e le spiagge sono meno affollate. Questa zona dell’isola merita di essere visitata centimetro per centimetro facendo passeggiate nell’interno e scoprendo i vari sentieri.

COSA VEDERE A PONZA

Cosa vedere a Ponza? Ponza è famosa per le spiagge bianche e l’acqua turchese. Il mare a Ponza è uno dei più belli del Mediterraneo, con fondali ricchi di vita, relitti e grotte che sono il paradiso dello snorkeling e del diving. L’isola conta 40 km di costa frastagliata che forma insenature e baie, calette e spiagge, scogliere bianche, faraglioni e grotte sommerse.

Ma Ponza non è solo mare. L’isola è stata abitata sin dal tempo dei romani e dei greci prima. I resti del passato sono ben visibili ed è meraviglioso scoprirli uno ad uno. Ci sono due necropoli romane, grotte artificiali, i resti di due sontuose ville imperiali e tante cisterne disseminate sul territorio, di cui la più famosa è la Cisterna Romana della Dragonara.

Qui sotto ci sono nel dettaglio tutti posti più belli da vedere a Ponza, quelli da vedere se piove e i posti per girare Ponza a piedi o con i bambini.

La cima del Monte Guardia è il punto più alto dell’isola da cui il panorama sull’arcipelago e su Ponza è meraviglioso. Qui si trova anche il faro di Ponza (che presto sarà trasformato in un albergo con 4 suite) ed i resti di una necropoli romana. Purtroppo la passeggiata fino al Faro al momento è chiusa al pubblico, ma potete rifarvi sorseggiando un ottimo Faro della Guardia Casale del Giglio, ottenuto da un vigneto eroico di uve biancolella.

Dalla località Le Forna (a nord dell’isola) si vede lo Scoglio della tartaruga che si chiama così perché assomiglia proprio ad una testuggine. Dalla chiesa di Le Forna si raggiunge a piedi percorrendo un sentiero facile e breve, da dove avrete accesso ad una memorabile caletta.

Camminando su un sentiero sterrato poco lontano dallo Scoglio della Tartaruga si arriva alle piscine naturali di Ponza: un paradiso in cui fare il bagno in 3 piscine naturali. Due sono delimitate dalla roccia, una è aperta verso il mare. In alta stagione possono essere molto affollate. In questo caso potrete affittare una canoa oppure un pedalò al vicino stabilimento il Falco ed andare all’esplorazione di punti più selvaggi e meno frequentati intorno alle piscine naturali.

GROTTA DI ULISSE

La Grotta di Ulisse si trova vicino alle Grotte di Pilato. L’antro è piccolo ma grazie ad una particolare piccola apertura in alto si creano fantastici giochi di luce che illuminano l’acqua di un colore azzurro intenso. Si visita con un tour in barca dal porto oppure a nuoto con maschera e boccaglio!

A Bagno Vecchio, nella zona orientale dell’isola, c’è una necropoli romana che si affaccia su una delle spiagge più belle di Ponza. La spiaggia di Bagno Vecchio è nota anche come La Parata. Ripetuti crolli hanno in parte distrutto la necropoli, ma è ancora visitabile, con un breve e piacevole trekking (anche se il sentiero non è ben segnato). E’ consigliato invece raggiungere la spiaggia solo via mare perché il sentiero dalle necropoli in poi si fa impraticabile.

FARAGLIONI DEL CALZONE MUTO

Il Faraglione del Calzone muto si trova quasi di fronte al Bagno Vecchio. E’ una roccia solitaria ed aguzza che ricorda un po’ la forma di un pantalone, o almeno così sembrava nell’800 quando prese questo nome. Secondo la tradizione popolare un marinaio muto volendo lanciare il suo grido di gioia alla vista di quel meraviglioso paesaggio e non potendo gridare lanciò i suoi pantaloncini sullo scoglio che ne presero la forma: la forma di calzone del muto.

  • FARAGLIONI DELLA MADONNA

I Faraglioni della Madonna si raggiungono solo via mare anche se un tempo erano collegati alla terra ferma e facevano parte della mastodontica villa estiva di Augusto a Ponza. Sul faraglione c’è una cappella scavata nella roccia dedicata alla Madonna della Salvazione e che dà il nome al posto.

Ci si arriva via mare percorrendo un breve sentiero dopo l’approdo, ma anche via terra con una mulattiera (a piedi in 40 minuti dal porto). Il Fieno è l’unica zona agricola di Ponza dove si coltivano legumi ed antichi vitigni. Insieme al Pizzicato (una piccola area a terrazze sul porto di Ponza) è l’unico punto dell’isola dove si produce il vino di Ponza da uve che hanno le loro radici nella dominazione borbonica e che stanno rinascendo in questi ultimi anni dopo tanta incuria. Da Punta Fieno si vede il giallo del tufo di Chiaia di Luna, il bianco accecante di Punta Bianca ed il verde di Palmarola.

  • GIARDINO BOTANICO DI PONZA

A Ponza c’è un giardino botanico nato per raccogliere e salvaguardare le specie mediterranee, soprattutto fiori. E’ un posto perfetto in cui passare un pomeriggio a Ponza con i bambini, ma anche solo per rilassarsi apprezzando il panorama meraviglioso sul mare imparando qualcosa sui fiori delle nostre terre.

  • MUSEO DEL SANTA LUCIA

Gli appassionati di relitti che non sono dei sub esperti hanno pane per i loro denti al Museo del Santa Lucia, il piroscafo affondato il 24 luglio del 1943 a largo di Ventotene. La nave collegava le isole Pontine e la terra ferma ed a largo di Ventotene fu colpita da una bomba che costò la vita a 65 persone. Il museo raccoglie reperti e foto del relitto e della nave prima della tragedia.

Capo Bianco è il tratto di costa più incredibile dell’isola. Qui la roccia è di un bianco abbagliante ed ospita tra le sue fenditure il Falco Pellegrino. Fellini si innamorò di questo posto e ci girò alcune scene del Satyricon. Si può esplorare solo via mare (in canoa o in barca) raggiungendo anche una piccola caletta protetta dal costone. L’escursione in barca a remi lungo la parete rocciosa è pensata apposta per il birdwatching.

La Piana di Punta Incenso si raggiunge a piedi con una bella e facile passeggiata che parte dal capolinea dell’autobus di Punta Incenso, di fronte al Ristorante Zia Anna. Da Punta Incenso poi si può raggiungere a piedi Cala Gaetano. Un tempo si riusciva a scendere anche a Cala Felci dopo avere ammirato l’incredibile panorama dell’Incenso, ma oggi il sentiero non è più agibile.

CENTRO STORICO DI PONZA

Ponza Porto ha case colorate con colori a pastello, ristoranti di pesce fresco, pescherecci e gozzi ormeggiati. E’ la zona in cui si esce la sera e dove si trovano la maggior parte degli hotel. Proprio sopra al porto inizia il centro storico di Ponza fatto di viottoli e scalette che scendono al porto e salgono al belvedere (zona Scotti).

Il cuore del centro storico di Ponza è via Pisacane dove ci sono la maggior parte dei locali, dei negozi per comprare cose e dei ristoranti migliori dell’isola.

 

PALMAROLA (Antonella Giroldini)

Si trova a circa 10 km ad ovest di Ponza ed è la terza isola per grandezza dell’arcipelago ponziano, dopo Ponza e Ventotene. Chiamata anche “la Forcina” per la sua forma, prende in realtà il nome dalla palma nana, unica palma originaria dell’Europa, che cresce selvatica sulla sua superficie. L’isola era nota in antichità col nome Palmaria.

A Palmarola fu esiliato e morì papa Silverio, Santo patrono del comune di Ponza che viene festeggiato il 20 giugno. Lo scoglio di San Silverio accoglie sulla sua sommità una piccola cappella che la tradizione popolare narra sia sorta sui resti della forzata residenza del Santo.

L’isola è una riserva le e, grazie al suo aspetto incontaminato e alla varietà delle sue coste, è considerata una tra le più belle isole del mondo. Abitata solo nel periodo estivo, diventa luogo di ritiro per i ponzesi che si rifugiano nelle case grotta, tipiche abitazioni scavate nella roccia di Palmarola.

L’abitudine di rifugiarsi nelle case-grotte è molto antica ed affonda le sue radici nella necessità di sfuggire ai pirati, durante il secolo XVIII. In un testo dell’Accademia Pontaniana è ricordato che: “Giovanni Tagliamonte di Ponza, morto in età di centotrè anni, andava spesso da Ponza a Palmarola e mi raccontò vari di simili scontri coi corsari accaduti a lui non meno che ad altri Ponzesi nei dintorni di quest’ isola. Egli aveva un’antica grotta tagliata nella rupe per abitazione vicino al piccolo porto di Palmarola (oggi Grotta Tagliamonte) ma per paura dei pirati passava molte delle sue notti sulla montagna in qualche grotta senza far fuoco per non essere loro scoperto dal fumo.”