Lago di Corbara (Antonella Giroldini)

Il corso del Tevere dal ponte di Montemolino, a monte di Todi , fino al bacino artificiale del lago di Alviano è stato istruito in Parco fluviale del Tevere. L’importanza faunistica e vegetazione è notevole, così come l’offerta delle strutture ricettive e ricreativo sportive. Seguendo la statale 448 di Baschi si attraversa l’aspra gola del Forello, catalogata tra i biotipi di maggiore interesse dell’area. Si raggiungono così le rive frastagliate del lago di Corbara, ampio bacino artificiale incassato nella valle.

Lago Trasimeno (Antonella Giroldini)

Se siete curiosi di scoprire quante tonalità di verde esistono in natura fermatevi sul Trasimeno, dove ne troverete più di 100 varietà affiancate a una policromia naturale che spazia dal giallo tenue della primula a quello acceso del giglio acquatico, al rosso vivace del frutto del corniolo a quello aranciato del ” lilium bulbiferum”. Il lago Trasimeno è per estensione il maggiore d’Italia peninsulare e il quarto del Paese. Circondato da un fascia pianeggiante e da un anello di dolci colline, dove i boschi si alternano campi di girasole, di mais, vigneti e distese di olivi, con la sua natura laminare richiama una grande quantità di uccelli. Il lago nasce, infatti, dal riempimento di una depressione tettonica e non supera mai la profondità di 6 metri, con un ricambio di acque molto lento, tanto da farne una delle zone umide più fragili e preziose del nostro paese.

Vero paradiso per gli appassionati di botanica e di avifauna. Si osservano con facilità famiglie di cormorani scivolare sull’acqua, mentre il nibbio bruno sta in agguato tra i canneti e il pendolino mostra la sua livrea di colori tenui ed eleganti. Se si ha un po’ di fortuna si può assistere al tuffo spettacolare del falco pescatore. Le acque sono popolate da numerose specie autoctone come il luccio, il cavedano e la scardola

Dal marzo 1995 è stato istituito il Parco naturale regionale del Lago Trasimeno, con l’intento di tutelare e valorizzare il bacino lacustre e il delicato ambiente che lo circonda.

Amelia (Antonella Giroldini)

In caratteristica posizione sulla cima di un poggio calcareo tra le valli del Tevere e del Nera, Amelia può vantare una continuità d’insediamento a partire dall’età umbra. L’abitato storico è tra i più interessanti dell’Umbria meridionale per la diffusa qualità ambientale e per la stratificazione e giustapposizione di architetture di pregio dal romantico al Settecento, esaltate dalla bellezza della campagna circostante, celebrata nell’antichità per le sue mele terapeutiche, le pere e i salici. Fondata leggendariamente nel 1134 a.C., nel III secolo a.C. venne cinta di un’ampia cerchia di mura, per poi diventare municipio romano in un’area molto fertile disseminata di ville agricole.

 

L’ex convento della Madonna di Costantinopoli, dimora storica e residenza d’epoca (Antonella Giroldini)

L’ex convento della Madonna di Costantinopoli, nel cuore del centro Italia, è stato trasformato in dimora storica e residenza d’epoca grazie a un importante progetto di restauro. Un lavoro che ha inserito negli ambienti tecnologie di ultima generazione mantenendo intatta l’atmosfera originale. Ne è un esempio la vasca Seaside che si trova in una delle suite del piano terra, con affaccio diretto sul parco e sulla piscina, all’interno di un salone che conserva intatti l’antico camino e le strutture in legno.

L’hotel è oggi una lussuosa struttura a 4 stelle in prossimità a Cascata delle Marmore, Actrivo Park e Università degli Studi di Perugia.

Il centro città è a 1 km dall’hotel. Duomo di Spoleto, Ponte delle Torri e Museo Archeologico Statale di Spoleto sono situati a 1200 metri dall’hotel.

Di Perugia-Sant’Egidio può essere raggiunto in 45 minuti d’auto da Residenza D’Epoca Madonna Di Costantinopoli.

L’hotel offre 12 camere. Tutte sono dotate di un patio, un caminetto e un salottino. Tutte le camere dispongono di pavimento piastrellato e arredi datati.

Il menù del ristorante offre cucina regionale.

ORVIETO (Antonella Giroldini)

La città d’Urbiveto è alta e strana, scriveva a metà Trecento Fazio degli Uberti, evocando quest’atmosfera di città antichissima e misteriosa che alimenta da secoli il mito di Orvieto. Il carattere dominante è dato dalla simbiosi tra l’imponente piattaforma tufacea e la città costruita, un continuum tra muro naturale e mura artificiali.

Fu certamente la visione di questa grande rupe ad attirare i primi abitatori d’epoca villanoviana, di cui sono rimaste solo esigue tracce.

 

La Rocca dell’Albornoz, innalzata per ordine del cardinale Albornoz nel 1364, su progetto degli architetti militari di Montemarte e Giovanni Orsini, è stata sistemata a giardino pubblico con ingresso presso la stazione della funicolare.

Al tempo del sacco di Roma Clemente VII si rifugiò a Orvieto e, per garantire il rifornimento di acqua alla Rocca in caso di assedio, fece costruire il pozzo già detto della Rocca. L’opera fu affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane, che ideò una singolare struttura cilindrica a doppia elica che aveva lo scopo di creare due percorsi indipendenti e non comunicanti.