SCHEGGINO (Antonella Giroldini)

E’ il paese che vive in più stretta simbiosi con il fiume Nera: le acque lambiscono i caseggiati e il canale artificiale spartisce l’abitato creando una ” liquida suggestione” . Attorno al triangolare castello dominato dall’alta torre , rimangono solo alcuni resti delle robuste mura. La duecentesca Chiesa di S. Nicola , completamente ricostruita alla fine del ‘500, conserva affreschi alquanto deperiti del 1526 – 53. Va ricordato inoltre che grande notorietà deriva a Scheggino per la sua ricchissima e decisamente pregiata di tartufi.

 

ARRONE (Antonella Giroldini)

Verso Terni nella valle oltre Ferentillo si incontra Arrone, castello di poggio sulla sinistra del Nera che ricoprì un ruolo di primaria importanza nel medioevo come punto di controllo della variabilità per Rieti. L’abitato di più recente formazione si sviluppa fuori del perimetro castellano e ha come fulcro generatore la chiesa di S. Maria Assunta : dal portale quattrocentesco si accede alle tre navate con affreschi di Francesco Cozza, Jacopo Siculo , Vincenzo Tamagni e Giovanni da Spoleto; tra gli arredi, pregevoli sculture in terracotta invetriata del ‘500.

La via del Castello sale alla cosiddetta Terra, il nucleo castellano più antico al quale si accede per la porta ogivale. Vi sorge la chiesa di S. Giovanni Battista, eretta nel XIV – XV secolo in stile gotico e dotato di una vivace decorazione ad affresco che impreziosisce la tribuna poligonale.

ABBAZIA DI S. PIETRO IN VALLE (Antonella Giroldini)

Il poggio del monte Solenne, su sorge l’abbazia , era già stato scelto come sede di un cenobio eremitico quando, nel 720, Faroaldo II, duca di Spoleto, si ritirò in questi luoghi fondando il nucleo conventuale benedettino. Dopo le distruzioni compiute dai saraceni ( fine IX secolo) , Ottone III diede avvio alla campagna di restauro portata a termine dal successore Enrico II; l’edificio attuale è frutto di un ripristino compiuto negli anni Trenta del ‘900 e si presenta composto da un’aula unica coperta a capriate, molto sviluppata in lunghezza, che riecheggia modelli d’oltralpe come cluny o St. Michael di Hildesheim. La maestosa torre campanaria, datata alla seconda metà dell’XI secolo (epoca alla quale risalirebbero anche le sculture dei Ss. Pietro e Paolo che ornano il portale meridionale)  si rifà a modelli romani con contaminazioni lombarde. el 1995 si è concluso il restauro del complesso ciclo di affreschi che decora le pareti della navata, considerato uno dei grandi monumenti della pittura romantica in Italia ( fine XII – inizi XIII secolo). La decorazione è organizzata su 4 registri: i primi 3 con scene del vecchio e nuovo testamento; l’ultimo, fortemente mutilo, era occupato probabilmente da elementi ornamentali e da immagini votive; ogni singola scena è illusionisticamente inquadrata da una finta galleria scandita da colonnine tortili e commentata da un titulus esplicativo. L’abside centrale è interamente ricoperta da un grande affresco disposto su tre registri e attribuito al Maestro Eggi  ( 1445 circa) ; di notevole interesse è l’altare maggiore, raro esempio di arte longobarda firmato ” Ursus Magester”. Nel transetto destro è custodito il cosiddetto sarcofago di Faroaldo II, urna romana che avrebbe ospitato le spoglie del fondatore ; sul fondo del transetto si trovano altri sarcofagi ascrivibili sempre al III secolo a. Cristo. L’ex convento, di proprietà privata, è adibito a struttura ricettiva e congressuale.