TRAVEL BOOK COACH …SACRO ROMANO GRA (Antonella Giroldini)

Il GRA non è una strada come le altre. “È la spina dorsale di un territorio in perenne fermento, un vulcano attivo che produce la sua lava, fatta d’identità perdute e riconquistate, territori strappati, luoghi in attesa, domande inevase e qualche mistero …”

SACRO ROMANO GRA” DI NICOLÒ BASSETTI, SAPO MATTEUCCI, EDITO DA QUODLIBET HUMBOLDT

Voglia di viaggiare tanta ma freno a mano ancora un po’ tirato ed allora che fare? Lanciarsi in quello che offre il territorio di prossimità e farne un’avventura!

Pensando alla massima di Marcel Proust : “ viaggiare non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, ho scelto questo libro di cui ti parlerò in chiave Travel Coaching.

Questo libro ci suggerisce un modo nuovo di procedere lungo le strade conosciute, un po’ come fanno i nostri protagonisti, percorrendo il GRA. Del resto loro stessi all’interno del testo ci spiegano in questo modo il titolo evocativo: “Il titolo Sacro romano GRA allude alla ricerca cavalleresca di un elemento numinoso e trascendente. Talismano di un altro mondo (sacro significa anche separato)”

Cosa puoi scoprire del tuo territorio cambiando modalità?

Mi piace l’idea alla base di questo libro di mettere in primo piano e prestare attenzione al GRA, il Grande Raccordo Anulare, 70 chilometri della più lunga autostrada urbana d’Italia, luogo mai riconosciuto come protagonista dello sviluppo della Capitale, ma che più di ogni altro ne riassume i caratteri e la complessità.

Prima alcune domande di attivazione

C’è qualche luogo nella tua città che “bazzichi” quotidianamente ma non vedi? Ovvero un posto, una strada o semplicemente il percorso che quotidianamente ti porta da casa a lavoro che percorri in velocità ma non ti dai il tempo di vedere, gustare e vivere?

E se gli dedicassi tempo?

Se come in una caccia al tesoro “scovassi” i particolari, cosa potrebbero svelarti di te portandoli in primo piano?

Questo libro è il racconto di un viaggio a piedi e con altri mezzi (autobus, metropolitana, treno) alla scoperta del territorio lungo il Grande Raccordo Anulare. Il viaggio compiuto dai protagonisti è di 300 kminterrotto e ripreso con tappe di diversa durata (un giorno, una settimana, talvolta un mese), condotto con un unico unico must essere “pronti a ogni deviazione, abbiamo puntato sulla tendenza e lo smarrimento metodico”.

Il libro è la narrazione dell’incontro di strade antiche e nuove e del dialogo con le persone che abitano questi luoghi “dove l’antico si è annodato al contemporaneo e l’abbandonato è stato riciclato… metamorfosi perenni che non permettono alcuna definizione certa. Tutto cambia velocemente nei territori del Raccordo”.

Il camminare è anche questo parte fondamentale della narrazione e dell’esperienza. Il rallentare consente di scoprire la natura selvaggia e incontaminata, ma anche di scoprire con occhio nuovo quelli che solo apparentemente sembrano non-luoghi, e che invece visti da vicino, al ritmo lento di 4 km all’ora sono oasi, isole, storie, e persone. Anche senza conoscere Roma e i luoghi raccontati, il libro fa riflettere e fa venir voglia di vederle queste borgate e queste periferie, camminandoci dentro.

Ed è così che nella lettura ci avventuriamo nelle cave romane di tufo rosso che hanno ospitato carnevali ottocenteschi; il mondo lunare di Malagrotta, la più grande discarica d’Europa; la fattoria modello di Mussolini; i piccoli e grandi accampamenti; le tombe pop del Cimitero Laurentino; la guerra per le anguille sul Tevere; le vecchie borgate dei braccianti e le gigantesche architetture sociali; le transumanze dei pastori e le oasi equatoriali.

Quasi tutti i personaggi protagonisti dei racconti hanno rivelato una grande capacità di sperimentare e inventare, radicata nei luoghi in cui vivevano; per molti una scelta, per altri una necessità. Ma la differenza non è poi così netta.

Ed è così che ad esempio, lungo l’Appia Antica (prima tratto – Vis et Vitus) mentre si va verso il suburbio di oggi percorrendo la più bella via di ieri ci si imbatte in una freccia – “Gruppo Storico Romano” – Quando si arriva ci si trova nel castrum dei legionari, fra un nugolo di pertiche acuminate, elmi e loriche. Ci si trova nel quartier generale dell’archeologia sperimentale, come la chiamano i personaggi che l’hanno inventata, perché ricreano oggetti funzionanti e modi di vita dell’antica Roma, utilizzando direttamente le fonti dei classici, da Polibio a Tacito a Svetonio. E loro stessi ci svelano la loro attività: Facciamo anche escursioni mirate. L’ultima alla Cloaca Massima, forse la più bella fogna al mondo. Ricoperta di marmo accoglie egregiamente le copiose direzioni del centro storico”.

E proseguendo lungo il secondo tratto dell’Appia Antica, all’incrocio con il vicolo delle Sette Chiese, chiedendo informazioni a un benzinaio, i nostri “viaggiatori urbani” incappano in una specie di gabbiotto trasparente, una specie di stambugio dell’universale. Ci sono lucchetti per motorini, catene, cavi elettrici, grattugie, bicchieri. Tutto o quasi in copia unica, come un “abat – jour in stile alessandrino”, una stampa di “Roma desaparecida”. “Meno male c’ho sta passione dell’antiquariato del recente, che mi permette di arrotondare. Vendo anche in conto vendita e ho un magazzino all’aperto, qui dietro con le frasche, con la roba che non sente la pioggia: vasi, giocattoli di plastica, tubi di gomma. E ‘quasi tutto usato e garantito da me, ma qualcosa è nuovo: le biciclette inglesi che vengono dal catalogo con la raccolta punti della Q8 e qualche gioco ancora incartato, come lo Scarabeo o la dama portatile. Massimo mi racconta che a questa latitudine il lavoro è molto bello e interessante, perché l’incrocio è davvero importante… È bastardo con le sue precedenze per chi gira da sinistra. Di solito si rispetta l’Ardeatina, ma poi ti becca quello che viene diritto da via delle Sette Chiese, ch’è un po’ storta… ho testimoniato almeno in una quarantina d’incidenti, propendendo per il concorso di colpa. La sera dopo la chiusura, ci facciamo un campari soda o uno spritz, però con l’aperol. Gli amici portano qualcosa a turno e si ferma anche qualche automobilista. … Massimo, il benzinaio – trovarobe – testimone oculare seriale.

Nel viaggio in Travel coaching Rallentare, dis-orientarsi, fermarsi a parlare con gli sconosciuti, scoprire storie mai ascoltate è parte integrante del processo di metamorfosi del viaggiatore. 

Questo libro ci suggerisce un modo nuovo di procedere lungo le strade conosciute, un po’ come fanno i nostri protagonisti, percorrendo il GRA. Del resto loro stessi all’interno del testo ci spiegano in questo modo il titolo evocativo: “Il titolo Sacro romano GRA allude alla ricerca cavalleresca di un elemento numinoso e trascendente. Talismano di un altro mondo (sacro significa anche separato)”.

Quanto siamo disposti a sperimentare questa ricerca del “separato”? di quello che è ancor sullo sfondo, per portarlo in piano?

Quanto siamo disposti a rischiare? Uscendo dal binario, dal tracciato, dal seminato per raggiungere quel che sembra a portata di mano, ovvio, scontato? Perché a volte raggiungere ciò che è a portata di mano può rivelarsi un’impresa ancora più ardua che quella di prendere un volo per andare altrove.

Siamo disposti ad affidarci all’istinto e riprendere, ricominciare, tentare di nuovo a scoprire quello che possono offrirci le strade “conosciute”? 

E se anche noi procedessimo lentamente in macchina, contemplando quello che c’è fuori dal finestrino? E se in questa perlustrazione del “noto”, guardando e immaginando, ci permettessimo di fantasticare e di incuriosirci, fermandoci quando vediamo qualcosa che c’ispira, imboccando la prima uscita, cosa potremmo incontrare?

“appena fuori dal grande nastro d’asfalto, comincia un intreccio diabolico di capillari, sottopassi e strade che spesso finiscono contro un muro, oppure ti portano chilometri in fuori”.

E se la magia dell’altrove potessimo trovarla anche nel nostro quotidiano?

Seguendo fino in fondo il progetto di questo gruppo di lavoro ti suggerisco la visione del “documentario/film che è stato tratto dal libro stesso e che ha vinto a Venezia.

Magari già questa visione potrebbe evocare in te qualcosa e chissà che non risuoni in te la Metamorfosi , parola di antica memoria e che i nostri esploratori usano per sintetizzare la loro esperienza di viaggio metropolitano: “ Le terre del Raccordo, che abbiamo attraversato con la mappa della regione e la bussola del caso. Non sapremmo sintetizzarla se non tornando al vecchio Ovidio . L’Unica parola che ci viene in mente è metamorfosi, cambiamento: nulla muore nell’infinito mondo, credi a me, ma cambia faccia”. In questo viaggio, non nell’antichità, bensì nella contemporaneità, abbiamo sentito che queste categorie temporali si frantumavano e si ricostruivano, come le macerie del moderno e la prepotenza dell’antico. Siamo finiti dentro un pack di epoche ma anche di spazi contrastanti, in cui ogni lastrone cozza, si accosta, si sfalda o va alla deriva”.

Per concludere lascio a te due parole: meraviglia e tesoro.

Con l’augurio che gli occhi della meraviglia ti portino a trovare un tesoro anche nel tuo viaggio quotidiano.

Ti è piaciuto il libro?

Di tutte le informazioni che hai letto quali ti sono rimaste più impresse?

Quali hanno attivato in te il desiderio di scoprire terre conosciute?

Comincia da oggi ad esplorare il luogo che abiti e condividi con noi le tue scoperte sul gruppo facebook “Viaggiare in Travel Coaching”.

…. viaggio quindi sono ….

Come nel caso del bruco che si trasforma in farfalla, hai in te l’immagine di quello che stai per essere , ma chi ti conosce bene, vede soltanto com’eri. Non sono disposti a riconoscere il cambiamento. E, con le azioni cercano di riportarti alle vecchie, familiari abitudini. Sarebbe un’impresa disperata tentare di diventare un dio tra amici e parenti, così come un uomo non potrà mai diventare un eroe per il suo scudiero. Era agghiacciante rendersi conto che le doti sentimentali più apprezzate dalla gente, come la lealtà , la costanza e l’affetto, sono proprio quelle che impediscono il cambiamento . Sono state escogitate per compensare la mortalità! Gli antichi dei non le hanno mai adottate
Da “ I viaggi di Jupiter”

Lo Zen e l’Arte della manutenzione della motocicletta (Antonella Giroldini)

Le strade migliori non collegano mai niente con nient’altro e c’è sempre un altra strada che ti ci porta più in fretta …

….Forse la sua solitudine era il risultato della sua intelligenza, o forse ne era la causa ; comunque l’una era inscindibile dall’altra. Una misteriosa intelligenza solitaria…

…Quella frase ” viaggiare è meglio che arrivare” mi ritorna in mente e non se ne va. Quando raggiungo una meta temporanea come questa vengo colto da un senso di depressione e devo subito prefiggermi un obiettivo

…l’affermazione di Cromwell “nessuno si spinge mai tanto in alto quanto colui che ignora la propria meta si adattava perfettamente alle circostanze….

….certe volte penso che l’idea che la mente di una persona sia accessibile a quella di un altra è soltanto una finzione verbale , un modo di dire, un ipotesi che fa sembrare plausibile una specie di scambio tra creature fondamentalmente estranee, quando invece il rapporto fra due perdonaree è, in ultima analisi, insondabile. Lo sforzo di scandagliare la mente in un altro distorce l’immagine che ne riceviamo….

…Qualsiasi lavoro tu faccia, se trasformi in arte ciò che stai facendo, con ogni probabilità scoprirai di essere divenuto per gli altri una persona interessante e non un oggetto. Questo perché le tue decisioni , fatte tenendo conto della Qualità, cambiano anche te. Meglio: non solo cambiano te e il lavoro , ma cambiano anche gli altri, perché la Qualità è come un’onda…

…..i greci vedevano il futuro come qualcosa che ci arriva alle spalle , mentre il passato si allontana davanti a noi.

…. Mal di Torino…. (Antonella Giroldini)

..non è solo il classico odio e amore , e non è solo una specie di male di vivere….è un male relativo. o meglio un male misterioso. ..

…..è un eterno stato di irrequietezza che negli ultimi anni si è reso sempre più palpabile fino a trasformarsi nel tratto distintivo ci rende torinesi tutti gli effetti senza dimenticare ospiti quelli Torino sono solo passaggio o in visita e poi tornano indietro toccati da questa malia…Torino era ed ancora la mia conchiglia per ascoltare il mare. roma invece sud centro pura astrazione tutta  concentrata alla potenza di qualcosa troppo grande indefinito. ….alzare lo sguardo al cielo significa perdersi una cupola celeste sconfinata ellittica senza un inizio fine. perché paesaggio romano non contempla margine delle montagne delimitare ne tracciare banale alternarsi del sole con luna: chiude come gigantesco pop- up….non intravedevo nessuna via fuga…. alla sua centralità suo ventre molle traffico turisti le auto blu monumenti archeologici partiti papi motorette colori della magica

Rolf Potts “VAGABONDING – l’arte di girare il mondo”

il vagabonding mira alla ricerca dell’avventura nella vita normale e della vita normale nell’avventura. E’ un atteggiamento, un interesse amichevole verso la gente, i luoghi e la cosa che fa di una persona un esploratore nel senso più vero e più pieno del termine.

il vagabonding non è uno stile di vita, ne una moda, ma soltanto una maniera insolita di guardare alla vita, un adeguamento di valori a cui segue un azione. E, più di ogni altra cosa, il vagabonding ha a che fare con il tempo, il nostro unico bene, e con il modo in cui decidiamo di impiegarlo…..

la maggior parte di noi non ha mai preso i voti eppure scegliamo di vivere come questi monaci, ancorandoci a cose o a carriera o usando il futuro come una specie di fintro rituale che giustifica il presente, finendo così per sprecare la parte migliore della vita a far soldi per godere di una dubbia libertà nella parte meno preziosa della vita stessa. Ci diciamo che vorremmo mollare tutto per esplorare il mondo attorno a noi, ma il momento adatto sembra non arribìvare mai . Così pur avendo a disposizione un numero sconfinato di possibilità non ne scegliamo nessuna. Ci adagiamo nella nostra esistenza e ci aggrappiamo in maniera ossessiva alle nostre certezze domestiche, dimebticandoci perchè le avevamo volute.

Il vagabonding comincia dal momento in cui smettete di trovare delle scuse e iniziate a mettere da parte il denaro.

Nonostante tutte le straordinarie esperienze che ci attendono in terre lontane la parte significativa del viaggio comincia sempre a casa, con un investimento personale nelle meraviglie a venire.

il fatto di mollare tutto non significa rinunciare ad andare avanti, cambiare direzione non perchè qualcosa mon va d’accordo con noi , bensì perchè voi non andate d’accordo con qualcosa.In altre parole non è una protesta,ma una scelta positiva, e non è una stasi nel percorso di un individuo, bensì un passo in una direzione migliore. Mollare qualcosa che sia un lavoro o un’ abitudine, significa svoltare e accertarsi di essere ancora in cammino verso i propri sogni…

Dopo anni di battaglia ci renderemo conto che non siamo noi a metterci in viaggio , ma è il viaggio a mettersi dentro di noi ….

Leggendo Andrea Bocconi…ho trovato il senso del mio viaggiare

Leggendo questo libro mi sono detta : “Antonella GIroldini per te il viaggio è questo : una droga che risveglia i sensi e ti stupisce…..

Non si sta bene che altrove” ha detto qualcuno …. Da sempre anime inquiete trovano nel viaggio un momento in cui la vita vibra a frequenze inconsuete. L’inaspettato, lo sperdersi, ci fa sentire più vivi, attiva sensi, sconquassa i pregiudizi …..lo spaesamento rompe gli schemi mentali in cui incaselliamo il mondo… Nessuno ci conosce, nessuno connette il nostro volto a una storia , a un nome . La vecchia identità non funziona più veniamo visti e guardati in modo nuovo, vediamo e guardiamo il mondo in modo nuovo. Può essere un momento per cercare un io più vero, più profondo,oltre i trucchi e le convenzioni …. Oppure possiamo esplorare altre vite possibili ….