MAREMMA (Antonella Giroldini)

Miti e leggende nascoste d’Italia: La storia fantastica di Ximenes

Scoprire l’Italia Segreta attraverso le sue leggende

In una notte di luna piena, un pastore dormiva nella pineta insieme alla figlia Elena. Al risveglio,
mancavano tre pecore, finite al di là della palude. L’uomo cominciò ad avanzare in quel lembo infernale e
spuntò una ninfa, che si dissolse lasciando un folletto che disse: “E’ l’incantesimo di un mago cattivo
rifiutato dalla bella ninfa, che ha trasformato la Maremma in un orrido regno e i tuoi animali stanno
muovendo verso la reggia del Sir”. Il folletto scomparve inghiottito dalle acque. Al mattino, come per
incanto, la palude era alle loro spalle e vicino una alta casa rossa. L’uomo entrò raccontò l’accaduto alla
persona che vi trovò. Non finì neppure che il padrone di quella casa ben tenuta disse: Lei non sa chi sono
io? Sono l’acerrimo nemico del mag, sono Leonardop Ximenes e mi dedico alla bonifica di queste terre “.
Rassicurato l’uomo uscì a cercare la piccola Elena. Ma della figlia non c’era traccia. Improvvisamente
sghignazzando nell’aria comparve il mago Sir Disperato, l’uomo con l’aiuto dello Ximenes si mise alla
ricerca della piccina. Nelle tenebre, un esercito di lucciole indicò la piccola e le tre pecorelle che le stavano
intorno per riscaldarla.
Che fine abbiano fatto l’uomo, la bambina e il gregge nessuno lo ha più saputo. Del signor Leonardo
Ximenes sappiamo, invece, che continuò la sua opera per fare della Maremma un giardino.

Storia tratta dal libro: “GROSSETO, terra d’acqua – Edizioni Effigi.”

Di questo libro mi piace il titolo, mi piace la copertina, mi piace la fotografia … Lo scelgo di pancia, con i sensi. Mi piace la vibrazione di queste due parole vicine: terra ed acqua! Bene, ancora una volta mi ascolto,nessuna aspettativa, nessuna performance, solo quello che evocano in me queste due parole: natura, contatto con gli elementi e vita all’aria aperta.

La leggenda e la nascita della Daccia Botrona ci regalano una storia di resilienza e trasformazione, di come gli abitanti del grossetano hanno fatto sì che la palude da zona difficile e ostica si trasformasse in risorsa. Quale momento difficile o difficoltà hai saputo trasformare in opportunità?

Questa storia fantastica si lega alla Riserva Naturale Diaccia Botrona. È quanto rimane dell’antico Lago Prile, prima che le colossali “colmate” ne cancellassero la fisionomia. All’interno di questa zona umida, è stata istituita un’oasi di protezione della fauna che oggi rappresenta un serbatoio di biodiversità di inestimabile valore.

Settecento ettari di “palude” di eccezionale bellezza a ridosso della pineta. Un ambiente primordiale, con distese di canne ed erbe, canali e acquitrini dove acqua, terra e cielo si fondono. Un paesaggio ineguagliabile che si perde all’orizzonte di un silenzio ovattato. Regno di moltissime specie di uccelli migratori come:

il falco di palude, l’albanella reale, l’airone bianco, il falco pescatore, il nibbio, la garzetta, l’airone rosso, il fenicottero rosa, oltre a numerosi pesci, rettili e mammiferi, che è possibile osservare dagli appositi capanni.
In mezzo allo specchio d’acqua la settecentesca casa Ximenes dal nome del progettista, serviva al controllo
delle acque ed oggi è sede di un Museo Multimediale.

COME MAI IL TRAVEL COACHING USA MITI & LEGGENDE?

La narrazione mitologica ha il potere di inviare svariati messaggi e di attivare il paragone tra il noto e qualcosa che non conosciamo ancora. Il potere evocativo del mito sta nell’usare il racconto come grimaldello per far si che il luogo trasmetta al viaggiatore nuove ispirazioni filosofiche che facilitano un nuovo approccio alla scoperta di sé. Il luogo diventa, quindi, un Setting Trasformativo in grado di offrire a chi viaggia, anche grazie alla narrazione mitologica, un’amplificazione di significati, e la scoperta di soluzioni sorprendenti a volte anche un po’ magiche. Questa dimensione dominata dall’emotività, dalle sensazioni, dalle risonanze apre la porta al potenziale di ognuno di noi.

SORANO (Antonella Giroldini)

Bandiera Arancione del Tci, il borgo medievale abbarbicato su una rupe tufacea propone immagini di forte suggestione dai due versanti su cui è adagiato: a ovest i volumi cubici e allungati delle case torri, a picco sulla valle , a est il ritmo orizzontale del sovrapporsi di tetti e facciate lungo i vicoli che scendono a tornanti. Si staglia al centro la sagoma del settecentesco Sasso Leopoldino, razionalizzazione a colpi di scalpello del blocco tufaceo attorno a cui è organizzato il paese. : abitato in età etrusca e romana, fu castello aldobrandesco quindi contea ursinea e infine, dal 1608 , parte del granducato di Toscana.

Ai piedi della fortezza si trova il borgo cui si accede dalla porta di Sopra . Tra palazzetti con finestre incorniciate e bei portali pugnati, si raggiunge la parrocchiale che posteriormente conserva tratti dell’impianto medioevale. Si scende per un dedalo di vicoli, archetti, scale esterne, logge, profonde cantine scavate nel tufo, attraversando il rione del vecchio ghetto e uscendo dall’abitato per la porta dei Merli; da qui si scende fino al fiume Lente , oltre il quale iniziano le vie cave.

SOVANA (Antonella Giroldini)

E’ l’immagine di “città di Geremia” quella associata ormai da tempo a questo altopiano tufaceo, dove, tra il VII e il VI secolo a. C., fiorì un importante centro etrusco e poi romano, nel medioevo sede vescovile e capitale della contea aldobrandesca. La decadenza, iniziata nel XV secolo, divenne irreversibile dopo il saccheggio senese del 1410. La Rocca duecentesca, di cui oggi si possono vedere i resti della torre del cassero e le mura perimetrali, era il cardine del sistema difensivo costruito  dalla cinta muraria medievale. Piazza del Pretorio , cuore del centro medievale, è definita a destra del duecentesco Palazzo pretorio, e della loggetta del Capitano; di fronte il profilo atipico del palazzo dell’Archivio, con campanile a vela e orologio; sulla sinistra la chiesa di S. Maria Maggiore, cui si accede dal fianco destro poiché l’ingresso principale è stato inglobato nel seicentesco palazzo Bourbon del Monte.