VENOSA (Antonella Giroldini)

Fu un antica sede vescovile, ora unita a Melfi. Quando il poeta Quinto Orazio Flacco vi nacque, nel 65 a.C.  a Venusia, colonia romana, già città sannita, passava la via Appia, di cui poi Traiano spostò il tracciato più a nord. La città sta al margine orientale della plaga montuosa del Vulture, su un pianoro, fondo di un remotissimo lago, scavato dai valloni che scendono verso nord alla fiumana. Nel centro antico ” l’aria del passato” vi è ” dolorosamente bella” per le geometrie quasi prevaricanti del castello quattrocentesco, l’abbazia normanna della trinità, le rovine romane, l’aver riempiegato le pietre.

Da visitare: i Castello, fatto erigere nel 1470 da Pirro del Balzo, signore di Venosa, è una costruzione a pianta quadrata con torri angolari cilindriche, un tempo usate come segrete per i prigionieri.

La Cattedrale, severa architettura eretta dal 1470 al 1502 in sostituzione di quella più antica demolita anche pee ricavarne materiale per la costruzione del Castello.

Casa di Orazio: così sono tradizionalmente detti i  resti a pianta semicircolare appartenenti al calidarium di una domus patrizia del sec. II d.C. sotto il lastricato della strada, resti di mosaico composto in tessere in bianco e nero raffigurante animali marini.

Abbazia della SS. Trinità:  uno dei più singolari e interessanti monumenti dell’Italia meridionale, è un suggestivo complesso isolato nella campagna alle porte di Venosa, formata da tre parti distinte: la chiesa vecchia, la sede abbaziale e l’incompiuta chiesa nuova. Di origine paleocristiana, il complesso abbaziale fu ampliato in periodo normanno, consacrato nel 1059 , e successivamente ingrandito dai benedettini agli inizi del XI sec che tuttavia non ultimarono i la

vori.