ORVIETO (Antonella Giroldini)

La città d’Urbiveto è alta e strana, scriveva a metà Trecento Fazio degli Uberti, evocando quest’atmosfera di città antichissima e misteriosa che alimenta da secoli il mito di Orvieto. Il carattere dominante è dato dalla simbiosi tra l’imponente piattaforma tufacea e la città costruita, un continuum tra muro naturale e mura artificiali.

Fu certamente la visione di questa grande rupe ad attirare i primi abitatori d’epoca villanoviana, di cui sono rimaste solo esigue tracce.

 

La Rocca dell’Albornoz, innalzata per ordine del cardinale Albornoz nel 1364, su progetto degli architetti militari di Montemarte e Giovanni Orsini, è stata sistemata a giardino pubblico con ingresso presso la stazione della funicolare.

Al tempo del sacco di Roma Clemente VII si rifugiò a Orvieto e, per garantire il rifornimento di acqua alla Rocca in caso di assedio, fece costruire il pozzo già detto della Rocca. L’opera fu affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane, che ideò una singolare struttura cilindrica a doppia elica che aveva lo scopo di creare due percorsi indipendenti e non comunicanti.