MONTOPOLI IN SABINA (Antonella Giroldini)

Caratterizzato da un Borgo medioevale graziosissimo ed accogliente che si affaccia sul Monte Soratte, Montopoli di Sabina si estende su un vasto territorio collinoso che va dall’abitato di Passo Corese a quello di Poggio Mirteto e a est, dal fiume Tevere a ovest al torrente Farfa. Qui l’habitat ospita la Riserva Naturale Tevere-Farfa, di particolare risalto per la varietà della flora e la fauna è un paradiso di importanza ambientale per gli amanti del birdwatching, dove è possibile effettuare gite in battelli ecologici sul Tevere, oltre alle consuete passeggiate lungo il fiume con aree attrezzate. Il territorio di Montopoli offre passeggiate tra il verde della vegetazione, scampagnate lungo il fiume Farfa il cui corso si snoda tra la vegetazione di rara bellezza, reso ancora più agibile grazie alla pista ciclabile comunale di recentissima realizzazione. Sono possibili magnifiche escursioni tra boschi e prati dei monti circostanti sparsi intorno e tra i paesi della Bassa Sabina. Una breve vacanza come un week-end o una semplice visita in questi luoghi offre un’ esplorazione di un territorio ricco di diverse sfumature, fatte di testimonianze storiche disseminate lungo il territorio, bellezze paesaggistiche e gentile ospitalità accompagnata da specialità culinarie condite dal rinomato Olio Extra Vergine di oliva.

Mompeo (Antonella Giroldini)

Mompeo è un comune montano situato nel Lazio, nella provincia di Rieti. Nel suo territorio la principale frazione del luogo è quella di Madonna del Mattone.

Probabilmente sorto sul territorio già occupato dalla Villa di Gneo Pompeo, la Sua storia è legata all’Abbazia di Farfa, di cui fu pertinenza dal IX sec.

I Crescenzi possedettero il feudo nel 1050, passò quindi ai Savelli e poi agli Orsini che ne tennero la signoria per circa cinque secoli. Nel 1635 Mompeo pervenne ai banchieri fiorentini Capponi che ne furono proprietari sino al 1646, allorché fu venduto ai marchesi Naro di Roma e da questi, per successione, passò ai Patrizi. La signoria Naro rappresentò per Mompeo un’epoca di intenso rinnovamento urbanistico, con grandi opere di ristrutturazione ed abbellimento del centro storico, il rifacimento delle strade, la costruzione della porta d’accesso al borgo e l’imponente colonnato antistante. L’antico Palazzo Orsini nel XVII secolo venne trasformato e dotato di spettacolari giardini.

Salisano (Antonella Giroldini)

Salisano (m. 460), in provincia di Rieti, si trova alle pendici del Monte Ode (m. 932) e si erge sulla cima di un promontorio dalle falde molto scoscese dove si scopre un complesso panorama molto suggestivo nella parte meridionale, e dirimpetto, su di un’altra sommità, c’è Mompeo (antico “Fondus Pompeianus”) diviso da Salisano dalla profonda “Gola di Rosciano”: Sulla valle dell’omonimo fosso si alza un piccolo promontorio, e sporgendo tra i cespugli selvatici, si vedono i resti della torre e mura di quello che fu, poiché abbandonato, l’abitato di Rocca Baldesca.
Salisano appartiene al territorio abitato dai Sabini, antichissimo popolo di stirpe italica e discendente dagli Osci.

 

Il primo territorio occupato dai Sabini era quello delle valli dell’Alto Appennino lungo il fiume “Aternus” presso Amiternum, occupando col tempo la valle Reatina e scendendo fino alla confluenza dell’Aniene nel Tevere. La loro caratteristica di popolo guerriero e colonizzatore li spinse a cercare una maggiore espansione, continuando a conquistare le regioni volsche dell’Italia meridionale, fondendosi con gli abitanti originali e proseguendo sulla costa occidentale fino a sottomettere anche la Campania verso il 440 a.C..
Cicerone e Virgilio elogiarono questo popolo per la dedizione all’agricoltura nonché all’arte della guerra; e per la loro semplicità contadina unita ad un profondo senso religioso. Il paesaggio appenninico conformato da un insieme eterogeneo di montagne, promotori e valli, determinò l’organizzazione del loro territorio. I centri abitati, più che in città agglomerate che centralizzassero il potere e l’uso del territorio, erano disseminati nella campagna, formando “città” composte da diversi villaggi. Tale caratteristica diede origine all’espressione di: “tota Sabina Civitas”.
In questo modo il popolo acquistò anche un profondo senso di autonomia e libertà, affidando il potere ad un duce soltanto nei momenti di guerra. Molti storici attribuiscono a questa mancanza di unità politica il fatto che i Sabini, pur possedendo un grandissimo valore militare, facilmente furono soggiogati dai Romani. Una volta conquistati insieme agli Etruschi ed ai Latini, essi formarono i tre gruppi etnici che molto contribuirono a consolidare la grandezza di Roma; i Sabini soprattutto per la loro potenza militare e colonizzatrice. Il territorio, oltre ad offrire una urbanizzazione rurale ottima per la produzione agricola, era prediletto come luogo di riposo e di villeggiatura per cui vi sorsero costruzioni di numerose e splendide ville. Dopo Costantino, l’Italia fu divisa in 17 province e la Sabina fu incorporata in quella denominata “Tuscia et Umbria”. Arroccato su di un monte scosceso Salisano è un piccolo comune situato sulla via Tancia a 36 Km dal capoluogo e a 60 Km da Roma. E’ una meta per tutti coloro che amano la tranquillità e il dolce clima collinare; inoltre il paese offre, per gli amanti dello sport e della vita all’aria aperta, impianti sportivi. Nelle zone circostanti è possibile praticare il trekking e brevi escursioni in montagna; visite guidate alla riscoperta di località di antica memoria storica come Roccabaldesca, convento di S. Diego, Torrette e Torracce ed infine visite organizzate alla centrale idroelettrica dell’Acea situata nel territorio di Salisano ed inaugurata nel 1940, che sfrutta le acque del Peschiera e delle Capore producendo energia elettrica e convogliandole verso la capitale.

LABRO (Antonella Giroldini)

Nel corso del ‘200 Labro si unì al contado di Rieti e ne seguì le vicende. Questa storia affascinante si legge, ancora oggi, negli edifici conservati attraverso un restauro attento e rigoroso.

Nel borgo si entra attraverso la Porta Reatina, sormontata da un bell’arco a tutto sesto; lo scenario che si presenta, dopo averla attraversata rigorosamente a piedi, è quello di un inerpicarsi di stradine di pietra fiancheggiate da palazzi, dove ogni particolare architettonico ci parla del passato.  In via  Vittorio Emanuele risalta una bella finestra guelfa ed una porta con bugnato a rilievo che nell’architrave ha la scritta: “actionum gloria finis”.    Nel cuore del paese si trovano le tre porte incastonate in mura che formano una piccola aula, dalle quali si dipartono tre arterie che si snodano nel paese; una di esse conduce al palazzo Nobili Vitelleschi la cui visita riserva mirabili sorprese, da un arredo ben curato ad un archivio completo della famiglia stessa.  Proseguendo verso la parte alta del paese si arriva alla Chiesa Santa Maria  eretta in collegiata nel 1508.  Dopo la Chiesa si arriva nella parte più alta del paese dove è presente uno splendido teatrino, cornice di raffinate rappresentazioni, dal quale si può ammirare un emozionante panorama  che si perde all’orizzonte sul lago di Piediluco.

Fuori del paese, presso il cimitero ci sono la Chiesa di Santa Maria della Neve e un antico convento dei Francescani Osservanti che si insediarono alla fine del XVII secolo. Oggi il complesso, accuratamente restaurato, permette di ammirare l’antico e il moderno in perfetta simbiosi.

Altre perle di questo posto sono palazzo Crispolti con un bellissimo giardino interno e una antica fonte del XV secolo.

Labro gode di un ampio panorama: i monti innevati del gruppo del Terminillo ad Est, il lago di Piediluco ad Ovest, la strada statale che si inerpica per Leonessa, Cascia, Norcia; crescono il castagno, l’alloro “nobilis”; nelle valli, il vento fruga i prati e fa palpitare le spighe.

Le antiche case, i nobili palazzi sono stati ristrutturati negli ultimi anni dall’architetto Ivan Van Mossevelde; per merito di questo architetto l’inconfondibile silhouette si staglia nuovamente, nitida, nell’azzurro, con i suoi originali contorni. Sopravvissuta e restituita intatta dopo tante calamità, merita di essere conosciuta quale rara testimonianza dell’indole e del paesaggio degli italiani.