LABRO (Antonella Giroldini)

Nel corso del ‘200 Labro si unì al contado di Rieti e ne seguì le vicende. Questa storia affascinante si legge, ancora oggi, negli edifici conservati attraverso un restauro attento e rigoroso.

Nel borgo si entra attraverso la Porta Reatina, sormontata da un bell’arco a tutto sesto; lo scenario che si presenta, dopo averla attraversata rigorosamente a piedi, è quello di un inerpicarsi di stradine di pietra fiancheggiate da palazzi, dove ogni particolare architettonico ci parla del passato.  In via  Vittorio Emanuele risalta una bella finestra guelfa ed una porta con bugnato a rilievo che nell’architrave ha la scritta: “actionum gloria finis”.    Nel cuore del paese si trovano le tre porte incastonate in mura che formano una piccola aula, dalle quali si dipartono tre arterie che si snodano nel paese; una di esse conduce al palazzo Nobili Vitelleschi la cui visita riserva mirabili sorprese, da un arredo ben curato ad un archivio completo della famiglia stessa.  Proseguendo verso la parte alta del paese si arriva alla Chiesa Santa Maria  eretta in collegiata nel 1508.  Dopo la Chiesa si arriva nella parte più alta del paese dove è presente uno splendido teatrino, cornice di raffinate rappresentazioni, dal quale si può ammirare un emozionante panorama  che si perde all’orizzonte sul lago di Piediluco.

Fuori del paese, presso il cimitero ci sono la Chiesa di Santa Maria della Neve e un antico convento dei Francescani Osservanti che si insediarono alla fine del XVII secolo. Oggi il complesso, accuratamente restaurato, permette di ammirare l’antico e il moderno in perfetta simbiosi.

Altre perle di questo posto sono palazzo Crispolti con un bellissimo giardino interno e una antica fonte del XV secolo.

Labro gode di un ampio panorama: i monti innevati del gruppo del Terminillo ad Est, il lago di Piediluco ad Ovest, la strada statale che si inerpica per Leonessa, Cascia, Norcia; crescono il castagno, l’alloro “nobilis”; nelle valli, il vento fruga i prati e fa palpitare le spighe.

Le antiche case, i nobili palazzi sono stati ristrutturati negli ultimi anni dall’architetto Ivan Van Mossevelde; per merito di questo architetto l’inconfondibile silhouette si staglia nuovamente, nitida, nell’azzurro, con i suoi originali contorni. Sopravvissuta e restituita intatta dopo tante calamità, merita di essere conosciuta quale rara testimonianza dell’indole e del paesaggio degli italiani.

Lago del Salto (Antonella Giroldini)

Una strada panoramica non sempre agevole, che si stacca dalla Salaria poco prima di Cittaducale, porta, oltre Capradosso, in km 24,5 dal lago del Salto , ampio bacino artificiale dal frastagliato profilo che regola l’afflusso delle acque del fiume omonimo nella Conca reatina. Quando il lago venne creato scomparvero nelle acque i paesi di Borgo San Pietro, Tiglieto e Fiumata, ricostruiti più in alto sulla riva. L’invaso si trova nel Cicolano, terra di antico insediamento riscoperta dagli archeologi negli ultimi lustri grazie a numerose campagne di scavo. Il paese di Petrella Salto sulle pendici del Monte Moro è denominato dai ruderi della rocca Cenci.

CASTELLO DI BOCCHIGNANO

Nel cuore dell’Italia, a 50 km dalla Capitale, nelle immediate vicinanze dell’Abbazia Imperiale di Farfa, immerso in una natura ancora incontaminata, sorge quello che è uno dei più antichi e nobili castelli della Sabina.  Molto probabilmente furono gli stessi romani i primi a fortificare quello sperone di roccia in posizione altamente strategica, edificandovi uno dei loro castra, ma la struttura attuale è il frutto  di una evoluzione durata molti e molti secoli.

Oggi il Castello di Bucciniano si offre al visitatore in tutta la sua bellezza, ed il suo fascino risulta ancora più coinvolgente se si conoscono la sua storia millenaria, la sua cultura e le sue tradizioni.

 

 

 

Convento di Greccio (Antonella Giroldini)

Sorge a 2 km da Greccio, nota anche per la sorgente di acque minerali, ed è tra i luoghi francescani più suggestivi di tutta la Conca reatina: qui il santo di Assisi realizzò, secondo la tradizione , nel 1223 il primo presepio,  e davanti a esso celebrò messa. Nel convento, aggrappato alla roccia e immerso in un bosco di lecci, si vedranno la cappella del Presepio, scavata nella roccia, il dormitorio del santo, la chiesetta duecentesca di San Bonaventura e l’attiguo oratorio di S. Francesco , il dormitorio di S. Bonaventura, con le sue nude celle da cui si raggiunge la Grotta del beato Giovanni da Parma che, secondo la tradizione, vi soggiornò per 32 anni dopo l’accusa di eresia. La vista spazia su buona parte della Conca reatina.