Autore: anto1973giroagiroldini
Palazzo Zevallos Stigliano (Antonella Giroldini)
Le Gallerie di Napoli sono state oggetto nel 2014 di un intervento di riallestimento che vede attualmente esposte oltre 120 opere, attraverso le quali è possibile ripercorrere le vicende fondamentali delle arti figurative in città in un arco cronologico che dagli esordi del Seicento si spinge sino ai primi anni del Novecento.
La prima destinazione a scopi museali di un’area del piano nobile di Palazzo Zevallos Stigliano – sede storica della Banca a Napoli dal 1898 -– risale al 2007, all’indomani di un accurato intervento di restauro sui cicli decorativi ottocenteschi.
L’apertura al pubblico delle Gallerie nasce dall’intento di Intesa Sanpaolo di valorizzare e condividere con la cittadinanza un nucleo di opere tratte dalle proprie collezioni d’arte, prima fra tutte il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio.
Il nuovo allestimento, secondo il progetto espositivo curato da Fernando Mazzocca, ha arricchito le Gallerie con nuclei di opere di grande significato storico e valore artistico appartenenti al contesto culturale del Sud Italia, in particolare di ambito napoletano, provenienti dalle raccolte già costituite dagli istituti di credito – per lo più il Banco di Napoli e la Banca Commerciale Italiana – poi confluiti in Intesa Sanpaolo.
L’attuale itinerario museale si articola in spazi più estesi e propone un’antologia in grado di tratteggiare, per grandi linee, un profilo delle vicende salienti della pittura a Napoli nel corso del Sei e Settecento, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606, fino ai fasti della civiltà borbonica.
Spiccano fra le opere esposte il Martirio di sant’Orsola, capolavoro estremo dello stesso Caravaggio (eseguito nel 1610 pochi mesi prima della morte), Giuditta decapita Oloferne, derivazione attribuita al fiammingo Louis Finson da un perduto originale ancora del Merisi, Sansone e Dalila di Artemisia Gentileschi, tre scene bibliche di Bernardo Cavallino, il San Giorgio di Francesco Guarini, il Ratto di Elena di Luca Giordano, Agar nel deserto di Francesco Solimena e due celebri opere di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto.
Il percorso nella veduta e nel paesaggio, che ha avuto a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento, ha una premessa settecentesca: quattro dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno. In una prima sezione dedicata alle vedute e alla Scuola di Posillipo, la serie delle piccole tele di Anton Smink Pitloo, e ancora i dipinti di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Domenico Morelli, Federico Rossano, Edoardo Dalbono, Edoardo Franceschini, Gioacchino Toma, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, permettono di seguire l’eccezionale vicenda di un genere declinato in successive fasi sperimentali, che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.
Dalla Scuola di Posillipo, dove matura la grande eredità del paesaggismo del Grand Tour, si approda al naturalismo legato alla pratica en plein air della Scuola di Resina, sino alle esperienze più individuali di fine secolo. Una successiva sezione consente di puntare l’obiettivo sulla rappresentazione della città attraverso gli interni degli edifici monumentali, le strade e le scene di vita moderna che avvenivano negli spazi della socialità, come l’ippodromo, la villa comunale e il mercato.
Le opere di Vincenzo Gemito, infine, formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti del grande artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che, dagli anni Settanta dell’Ottocento agli anni Venti del secolo successivo, documentano la sua straordinaria parabola artistica: un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata da profondi squilibri psichici, che comportarono lunghe interruzioni dell’attività creativa.
Non solo spazio museale
Non solo spazio museale, le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano si propongono quale realtà dinamica, divenendo luogo di riferimento nel contesto sociale e culturale in cui sono inserite, attraverso una ricca programmazione di appuntamenti, esposizioni temporanee, concerti, simposi e convegni condotti in collaborazione con le più importanti istituzioni culturali sia locali sia, più in generale, italiane ed europee.
La presenza delle Gallerie nel territorio, segnata da una costante crescita del numero di visitatori e dai frequentatissimi laboratori didattici, si è imposta in modo graduale attraverso varie attività che hanno come riferimento temi precisi: il Palazzo e la sua storia, gli illustri proprietari che si sono succeduti, le prestigiose collezioni d’arte custodite nei secoli, i personaggi che vi hanno lavorato (Luca Giordano, Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Farinelli, solo per citarne alcuni).
Il Palazzo ospita numerose iniziative dedicate a tematiche di carattere musicologico, filologico-letterario e storico-artistico
Per gli appuntamenti musicali, realizzati in collaborazione con istituti di riconosciuta fama, l’intento, ove possibile, è quello di abbandonare una logica di eventi occasionali fini a se stessi e di dar loro una cornice tematica ben definita nonché strettamente legata alla cultura del territorio: la produzione musicale commissionata dall’aristocrazia napoletana per le dimore storiche in età moderna.
Le Gallerie ospitano mostre ricorrenti incentrate su nuclei collezionistici o su singole opere delle raccolte della Banca, consentendo una loro più ampia conoscenza e favorendo nel contempo approfondimenti di carattere storico, critico, attributivo. Gli studiosi e i cultori hanno a disposizione un deposito dove sono conservate le opere non esposte, nonché un laboratorio di restauro attrezzato con le più moderne tecnologie.
Le Gallerie hanno sviluppato una singolare esperienza di didattica museale che mira ad avvicinare il pubblico alla comprensione del mondo dell’arte. La proposta didattica è rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, in modo gratuito, nonché agli adulti, per i quali si prevedono visite guidate, incontri e laboratori.
Le immersioni nel Mar Rosso (Antonella Giroldini)
SANTO DOMINGO (Antonella Giroldini)
Bagnoregio (Antonella Giroldini)
La località è l’ antica “Balneum Regis”, nome che deriva dalle acque termali della zona. Fu dapprima possesso dello stato della Chiesa, poi di Orvieto e quindi feudo dei Monaldeschi. Qui sono nati san Bonaventura, uno dei maggiori filosofi e teologi del medioevo, e romanziere Bonaventura Tecchi. Per la porta Albana si entra nel nucleo storico, nel quale, presso piazza Cavour, è la Cattedrale, dedicata a S. Nicola, che fu iniziata nel 1581 e che custodisce la Bibbia di san Bonaventura e il Santo Braccio, reliquiario d’argento del XV secolo. La chiesa di S. Agostino risale all’XI, ma venne trasformata nel XIV e restaurata nel XIX; l’interno a unica navata con tetto a capriate; custodisce affreschi tre – quattrocenteschi e, dietro l’altare maggiore, un Crocefisso ligneo del XIV secolo. Il chiostro del vicino seminario fu eretto su disegno di Michele Sanmicheli.
Dal belvedere , suggestivo panorama della Civita.
Arezzo (Antonella Giroldini)
L’armonia che impronta il tessuto urbano di Arezzo è tale, che passeggiare da una all’altra delle somme opere d’arte che la città contiene, riveste interesse non minore della visita di quegli stessi capolavori. un fascino che è la naturale conseguenza della capacità, mantenutasi nei secoli , di crescere con equilibrio, vivendo senza travaglio le differenti fasi di sviluppo ( ben otto cinte murarie furono realizzate a difesa della città). E’ del Duecento la più fulgida fase comunale.
Due Passi per New York (Antonella Giroldini)
Il Lago di Bolsena (Antonella Giroldini)
Invaso di origine vulcanica e detto anticamente ” Lacus Volsiniensis”, si trova a 305 m sul livello del mare, ha una superficie di 114 km quadrati, un perimetro di 43 km e una profondità attorno ai 150 m. Noto per la bellezza e la buona qualità delle acque che ne garantisce la pescosità fornisce ancora oggi le anguille già da Dante ricordate, coregoni, carpe, tinche. Le isole che emergono a poca distanza dalla riva sud – occidentale dell’invaso sono probabili resti di crateri vulcanici secondari e ne è vietata la visita senza autorizzazione, in quanto proprietà privata (escursioni partono da Capodimonte e Bolsena) .
ALATRI (Antonella Giroldini)
Alatri è sempre una bella scoperta per chi non la conosce. Si rimane ancora sorpresi, e allo stesso tempo affascinati, nello scoprire quanti piccoli gioielli l’Italia nasconda nel suo territorio. Spesso li troviamo immersi nella vegetazione più rigogliosa, per poi vederli spuntare da rocche improvvise o da scogli scoscesi che arrivano fino al profondo mare. Il centro della nostra penisola è ricchissimo di questi piccole perle architettoniche, ma poi scopriamo che lo è anche il sud, e poi il nord. Il Lazio è una di queste terre, fertile di natura e di cultura. Verso il confine con l’Abruzzo, nella pittoresca regione della Ciociaria, alle pendici dei Monti Ernici e posta su una piccola collina, sorge Alatri, in provincia di Frosinone, di circa 29.000 abitanti, uno dei più interessanti centri storici d’Italia.
Secondo la mitologia romana, il dio Saturno, essendo stato spodestato da Giove e cacciato dal Monte Olimpo, giunse in queste terre fondato Alatri ed altre città vicine, chiamate “città saturnie”. Secondo un’alta leggenda, furono invece i Ciclopi a fondare Alatri, gli unici in grado di costruire le sue possenti mura. La storia ha accompagnato questo bel borgo fino a noi, nel corso del tempo, preservandone numerose testimonianze archeologiche. Le prime a richiedere attenzione sono le possenti e misteriose Mura megalitiche di Alatri, alte fino a 20 metri, lunghe 3 km e dotate di cinque porte, il tanto che serviva all’Acropoli per essere difesa. L’Acropoli di Alatri, conosciuta anche come Civita, è ancora lì a farsi ammirare da tutti e lo fa sin dal VI secolo a.C. da quando l’area era abitata dalle popolazioni italiche, gli Ernici, di cui tuttavia si hanno notizie più certe solo dal IV secolo a.C. Insieme a Veroli, Anagni e Ferentino, l’allora Aletrium formò una Lega difensiva contro i Volsci ed i Sanniti e nel 530 si alleò con Roma, confermando inoltre l’influenza etrusca nella zona (attestato anche dai ritrovamenti archeologici). Desta nell’animo maggiore ammirazione dello stesso Colosseo”, diceva Gregorovius, illustre storico tedesco, quando davanti ai suoi occhi si stagliano le impressionanti imponenti mura e si chiedeva: “e se, meravigliati, domandiamo quale arte meccanica fosse in grado di sovrapporre pezzi di roccia tanto grossi, ancor meno comprendiamo come tale arte fosse in grado di connettere tali massi pluriangolari l’un l’altro con tanta precisione da evitare il minimo vuoto fra di essi e da costruire il più perfetto mosaico gigante”. In effetti le mura di Alatri sono tra i monumenti più misteriosi d’Italia, una triplice cinte muraria all’interno della quale si sono successivamente formati altri monumenti di uguale interesse storico, ma ben più recenti. Incredibile notare che queste mura erano conosciute anche al di là del Mediterraneo, e per la precisione in Mesopotamia, così come confermano le scritte su alcune tavolette d’argilla del 1700 a.C. rinvenute alla fine degli anni ’30 dello scorso secolo; si trattava forse di un’altra Alatri? O di due città, una nata a seguito dell’altra per via della stessa civiltà? Certo la coincidenza è forte ed è ancora oggetto d’intenso studio. Le culture monolitiche continuano a riempire di mistero la storia del mondo e dell’Italia, così come quella nuragica della Sardegna ed altre formatesi nel resto della penisola. Ciò che è nota è la loro propensione ai movimenti degli astri e dei pianeti ed anche le mura di Alatri possiedono un orientamento astronomico (per esempio l’allineamento al solstizio d’estate) ben preciso. Le mura comprendono diverse porte d’accesso, tra cui due in particolare destano maggiore attenzione: la Porta Maggiore, con un pesante architrave di grandi dimensioni, e la Porta Minore, che al contrario della prima presenta alcune incisioni di tipo epigrafico e di rito fallico. Molte delle testimonianze presenti nell’Acropoli sono d’origine romana, la città infatti venne sconfitta da Roma nel 306 a.C. e costretta ad accettarne la cittadinanza. Divenne presto un municipium, e continuò in questa posizione per tutto il periodo imperiale. Al di là dell’Acropoli, che spesso troviamo indicata anche come Pelasgica (poligonale), in quanto attribuita ai popoli pre-ellenici, detti anche Pelasgi (termine per con il quale s’intendeva anche la civiltà micenea), vanno segnalati monumenti ed opere d’arte estremamente importanti e suggestive. Tra le via di S. Francesco, corso Vittorio Emanuele e Corso Cavour, troviamo l’imponente mole del Palazzo Gottifredo, costruito intorno alla metà del XIII secolo: un complesso in stile romanico costituito da un grande edificio a torre che va a formare il nucleo essenziale del palazzo. Nella parte dell’edificio che si affaccia lungo il Corso Vittorio Emanuele c’è un portale ad arco ogivale, tipicamente gotico, ingresso principale alla torre. La torre di Palazzo Gottifredo è stata restaurata nel 1930 per ospitare il Museo Civico Archeologico di Alatri, inaugurato nel 1934. Non si manchi una visita all’interno del museo, per ammirare in particolare alcune antiche iscrizioni d’epoca romana: la cosiddetta ‘Dedizione al Penati’, scoperta in Piazza delle Rose nel 1921 e originaria del I secolo a.C., e quella che è conosciuta come ‘antica iscrizione di Alatri, nella quale si descrive il lavoro svolto dal censore Lucio Betilienus Varo (circa 130-120 a.C.) e risalente al II secolo a.C. Nello stesso museo si ammira anche il pavimento a mosaico policromo decorato nel I secolo a.C. La Basilica Concattedrale di Alatri è un altro sito di sicuro interesse, dedicata a San Paolo apostolo e risalente al X secolo. Si trova situata proprio al centro dell’Acropoli Civita, nell’esatto punto in cui prima sorgeva un tempio pagano dedicato a Saturno ed un altare appartenente alla cultura Ernica. Nel 1228 nella cattedrale si è verificato il miracolo dell’Ostia incarnata, uno dei quattro miracoli eucaristici (gli altri situati a Bolsena, a Lanciano e a Siena), oggi conservata nell’apposita cappella della cattedrale e nota ai fedeli con il nome di ‘porziuncola’. Non lontano, si ammira un altro interessante edificio religioso, la chiesa di Santa Maria Maggiore, probabilmente uno dei monumenti più rappresentativi di Alatri. Sorta nel V secolo, probabilmente sulle rovine di un tempio vetusto consacrato alla dea Venere, la chiesa fu ampliata in epoca romanica e ristrutturata nel XIII secolo. Splendido il disegno della facciata mono-cuspidata, con le tre porte d’accesso e l’originalissimo traforo del rosone, riccamente decorato. Questo stesso traforo riporta un’incisione ancora oggi rimasta misteriosa e recante le parole “Christus Rex Imperat Vivus Notam Eius Voluntatem Alatrium Impleat” verosimilmente potrebbe essere legata alle parole sacre che i crociati riportavano nel proprio scudo durante i viaggi in Terrasanta e indicante la vittoria del Cristo Re ed il ruolo di Alatri ‘nel compiere la volontà che le è stata rivelata’. Nella chiesa è inoltre custodita un’opera lignea bizantina nota come la Madonna di Costantinopoli. Eretta insieme al vicino Convento dell’ordine francescano nella seconda metà del Duecento, troviamo anche la bella chiesa di San Francesco, che conserva ancora oggi un portale ad arco acuto e rosone a colonnine radiali. L’interno è stato trasformato in epoca barocca ed è delizioso, preserva oltre ad una ricca suppellettile lignea, una pregevole ‘Deposizione’ di scuola napoletana del Seicento e la preziosa reliquia del mantello di S. Francesco, donato alla città nel 1222. Se è possibile si ammiri anche il singolare labirinto di Alatri, situato nella zona del chiostro, un misterioso affresco del XIII secolo probabilmente creato per coprire dipinti ben più antichi, ma che ancora non si è avuto modo di analizzare. Alatri è veramente un luogo speciale, intriso di mistero ma anche di tanta grazia e vivacità culturale. Durante le festività natalizie, tra il 26 ed il 30 dicembre nel Rione Piagge, si assiste alla suggestiva realizzazione del Presepe Vivente d’Alatri, organizzato dagli Acclamatores di San Sisto, con il patrocinio del Comune. Durante la Pasqua di Alatri viene celebrata la Passione Vivente del Venerdì Santo, la più antica manifestazione religiosa della città. L’origine di tale evento si perde nella notte dei tempi, mentre la formula attuale si è certamente consolidata alla fine del Settecento con le Missioni di San Paolo della Croce in Ciociaria. Durante l’estate non si manchi la partecipazione al tradizionale Festival del folcklore, una manifestazione multietnica che richiama ogni anno partecipanti da tutto il mondo. L’ospitalità culinaria e la cucina alatrense non passano ovviamente inosservati, si prediligano i ristoranti a conduzione familiare, estremamente caratteristici e genuini. Nei dintorni visitate Paliano, Fregellae e Frosinone.
Città della Pieve (Antonella Giroldini)
Non lontana dal confine con la Toscana, sorge su un panoramico rilievo del sistema collinare, a 509 metri d’altitudine . Avamposto fortificato con la Tuscia longobarda, ha svolto nel secoli un ruolo politico – territoriale marginale che ha permesso uno sviluppo storico – culturale autonomo di cui si avverte eco nella qualità urbana, monumentale e artistica. La campagna attorno all’abitato era costellata di piccoli insediamenti rurali di epoca etrusca ellenistica, mentre in città non sono state ritrovate testimonianze di frequentazione anteriore all’età alto – medioevale . A causa del crescente impaludamento della Valichiana, l’insediamento si attestò sul punto più alto del colle, attorno alla pieve dei Ss. Gervasio e Protasio, di epoca longobarda. Ancora oggi la cittadina colpisce immediatamente per l’intenso colore del cotto, eco dell’antica specializzazione locale nella fabbricazione dei mattoni.
La strada di accesso al centro urbano, fuori dalla cinta muraria e della porta del Vecciano, è segnata dalla Chiesa di S. Maria dei Servi. Costeggiando le mura si sale fino al largo della Vittoria, dove si apriva la porta medievale del Prato o di S. Francesco, demolita nel 1914. Di fronte, si erge la chiesa di S. Francesco e, accanto, l’oratorio benedettino di S. Bartolomeo. L’ingresso in città in questo punto è dominato dalla Rocca, di fronte alla quale si affaccia la chiesa del Gesù.

