Pio Monte della Misericordia (Antonella Giroldini)

Il Pio Monte della Misericordia è una delle più importanti e antiche istituzioni benefiche napoletane, di ispirazione cattolica, nata per l’esercizio delle sette opere di misericordia corporale e che ancora oggi , grazie alla generosità degli associati , prosegue ininterrottamente la sua attività.

l’Istituzione , fondata nel 1602 da sette nobili napoletani, ha sede nello storico palazzo progettato dal regio architetto Francesco Picchiarotti , che nasconde al suo interno l’elegante chiesa barocca a pianta centrale dove si ammira, la grande tela di Caravaggio le Opere di Misericordia e altri capolavori di pittura , come il dipinto di Battistello Caracciolo la Liberazione di San Pietro, tra le più alte testimonianze del naturalismo napoletano , e statue allegoriche in faccia ad Andrea Falcone.

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Al primo piano, le suggestive sale dell’appartamento storico custodivano la Quadreria con il considerevole nucleo di dipinti e bozzetti di Francesco De Mura, artista del ‘ 700 napoletano; ed inoltre opere di insigni pittori italiani e stranieri del Cinquecento all’Ottocento, tra cui Ribera, Giordano, Pitloo, Stanzione, Vaccaro , Fracanzano, Santafede, van Somer.

 

Palazzo Zevallos Stigliano (Antonella Giroldini)

Le Gallerie di Napoli sono state oggetto nel 2014 di un intervento di riallestimento che vede attualmente esposte oltre 120 opere, attraverso le quali è possibile ripercorrere le vicende fondamentali delle arti figurative in città in un arco cronologico che dagli esordi del Seicento si spinge sino ai primi anni del Novecento.

La prima destinazione a scopi museali di un’area del piano nobile di Palazzo Zevallos Stigliano – sede storica della Banca a Napoli dal 1898 -– risale al 2007, all’indomani di un accurato intervento di restauro sui cicli decorativi ottocenteschi.

L’apertura al pubblico delle Gallerie nasce dall’intento di Intesa Sanpaolo di valorizzare e condividere con la cittadinanza un nucleo di opere tratte dalle proprie collezioni d’arte, prima fra tutte il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio.

Il nuovo allestimento, secondo il progetto espositivo curato da Fernando Mazzocca, ha arricchito le Gallerie con nuclei di opere di grande significato storico e valore artistico appartenenti al contesto culturale del Sud Italia, in particolare di ambito napoletano, provenienti dalle raccolte già costituite dagli istituti di credito – per lo più il Banco di Napoli e la Banca Commerciale Italiana – poi confluiti in Intesa Sanpaolo.

L’attuale itinerario museale si articola in spazi più estesi e propone un’antologia in grado di tratteggiare, per grandi linee, un profilo delle vicende salienti della pittura a Napoli nel corso del Sei e Settecento, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606, fino ai fasti della civiltà borbonica.

Spiccano fra le opere esposte il Martirio di sant’Orsola, capolavoro estremo dello stesso Caravaggio (eseguito nel 1610 pochi mesi prima della morte), Giuditta decapita Oloferne, derivazione attribuita al fiammingo Louis Finson da un perduto originale ancora del Merisi, Sansone e Dalila di Artemisia Gentileschi, tre scene bibliche di Bernardo Cavallino, il San Giorgio di Francesco Guarini, il Ratto di Elena di Luca Giordano, Agar nel deserto di Francesco Solimena e due celebri opere di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto.

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Il percorso nella veduta e nel paesaggio, che ha avuto a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento, ha una premessa settecentesca: quattro dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno. In una prima sezione dedicata alle vedute e alla Scuola di Posillipo, la serie delle piccole tele di Anton Smink Pitloo, e ancora i dipinti di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Domenico Morelli, Federico Rossano, Edoardo Dalbono, Edoardo Franceschini, Gioacchino Toma, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, permettono di seguire l’eccezionale vicenda di un genere declinato in successive fasi sperimentali, che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.

Dalla Scuola di Posillipo, dove matura la grande eredità del paesaggismo del Grand Tour, si approda al naturalismo legato alla pratica en plein air della Scuola di Resina, sino alle esperienze più individuali di fine secolo. Una successiva sezione consente di puntare l’obiettivo sulla rappresentazione della città attraverso gli interni degli edifici monumentali, le strade e le scene di vita moderna che avvenivano negli spazi della socialità, come l’ippodromo, la villa comunale e il mercato.

Le opere di Vincenzo Gemito, infine, formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti del grande artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che, dagli anni Settanta dell’Ottocento agli anni Venti del secolo successivo, documentano la sua straordinaria parabola artistica: un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata da profondi squilibri psichici, che comportarono lunghe interruzioni dell’attività creativa.

Non solo spazio museale

Non solo spazio museale, le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano si propongono quale realtà dinamica, divenendo luogo di riferimento nel contesto sociale e culturale in cui sono inserite, attraverso una ricca programmazione di appuntamenti, esposizioni temporanee, concerti, simposi e convegni condotti in collaborazione con le più importanti istituzioni culturali sia locali sia, più in generale, italiane ed europee.

La presenza delle Gallerie nel territorio, segnata da una costante crescita del numero di visitatori e dai frequentatissimi laboratori didattici, si è imposta in modo graduale attraverso varie attività che hanno come riferimento temi precisi: il Palazzo e la sua storia, gli illustri proprietari che si sono succeduti, le prestigiose collezioni d’arte custodite nei secoli, i personaggi che vi hanno lavorato (Luca Giordano, Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Farinelli, solo per citarne alcuni).

Il Palazzo ospita numerose iniziative dedicate a tematiche di carattere musicologico, filologico-letterario e storico-artistico

Per gli appuntamenti musicali, realizzati in collaborazione con istituti di riconosciuta fama, l’intento, ove possibile, è quello di abbandonare una logica di eventi occasionali fini a se stessi e di dar loro una cornice tematica ben definita nonché strettamente legata alla cultura del territorio: la produzione musicale commissionata dall’aristocrazia napoletana per le dimore storiche in età moderna.

Le Gallerie ospitano mostre ricorrenti incentrate su nuclei collezionistici o su singole opere delle raccolte della Banca, consentendo una loro più ampia conoscenza e favorendo nel contempo approfondimenti di carattere storico, critico, attributivo. Gli studiosi e i cultori hanno a disposizione un deposito dove sono conservate le opere non esposte, nonché un laboratorio di restauro attrezzato con le più moderne tecnologie.

Le Gallerie hanno sviluppato una singolare esperienza di didattica museale che mira ad avvicinare il pubblico alla comprensione del mondo dell’arte. La proposta didattica è rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, in modo gratuito, nonché agli adulti, per i quali si prevedono visite guidate, incontri e laboratori.

 

La flagellazione di Cristo ( Antonella Giroldini)

Eccoci nuovamente in compagnia di Caravaggio, il quale realizzò moltissime opere nel corso della sua vita molto movimentata e nella relativa carriera artistica. Il quadro che andremo ad analizzare oggi ha ancora come una volta per soggetto la figura di Cristo, come è avvenuto per il quadro “Ecce Homo” e anche “Incoronazione di spine.

L’opera, o meglio le opere che andremo ad analizzare oggi sono intitolate entrambe “Flagellazione di Cristo”, e sono due versioni realizzate sempre da Caravaggio, ma che risiedono in due luoghi differenti e che hanno delle differenze stilistiche importanti e che cercheremo di scoprire all’interno di questo articolo.

Data di produzione: 1607-1608

Dimensioni: 286 x 213 cm

Dove si trova: Museo nazionale di Capodimonte, Napoli

La prima versione del quadro “Flagellazione di Cristo” che andremo a scoprire è la versione risiedente a Napoli ed è una delle più grandi tele che Caravaggio ha realizzato mentre si trovava a Napoli.

Questo Caravaggio a Napoli è molto interessante ed essendo destinata al pubblico, Caravaggio decise di fare un lavoro molto interessante, cercando di donare maggiore realismo alla scena e di mettere in secondo piano invece l’aspetto più sacro della vicenda.

Si può notare che nello sfondo scuro della flagellazione di Cristo Caravaggio ci sono: al centro Gesù bloccato attorno alla colonna, un torturatore che invece sulla destra sta cercando di bloccarlo, e quello sulla sinistra che dà supporto al primo torturatore; aguzzando bene la vista è possibile notare che ai piedi della colonna è presente un terzo uomo che in posizione chinata, aiuta gli altri due a bloccare il prigioniero alla colonna.

Restando sempre su questi uomini che stanno bloccando Cristo, è possibile notare che sono stati rappresentati quasi come se avessero una smorfia sul proprio volto, come quasi se stessero effettuando un lavoro contro la loro volontà e sembra tra l’altro che non siano addestrati o preparati a fare ciò che stanno facendo.

Il corpo di Cristo è il punto più luminoso dell’opera, in netto contrasto con l’oscurità che domina la tela e che immerge i corpi dei torturatori; non solo luci ed ombre, ma anche i movimenti mettono in contrasto le figure: se da una parte sembra che Cristo sia in una leggera torsione e sembri quasi muoversi, dall’altra parte gli uomini sono stati rappresentati in una posizione statica, fissa e ben precisa.

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Napoli, Trattoria Nennella. 60 anni di cucina di casa nei Quartieri Spagnoli (Antonella Giroldini)

IMG_8462 IMG_8463 IMG_8464 IMG_8465 IMG_8466 IMG_8467Sono a Napoli per una trasferta di lavoro. Siamo fortunate e finiamo di lavorare alle 14. Abbiamo a disposizione un po’ di tempo e prima di prendere il treno per tornare a casa, ci concediamo un pasto ed un esperienza divertente da Nennella nel cuore dei quartieri Spagnoli.

l’antipasto napoletano, veri crocchè ed arancini come quelli di mammà.

Per i primi l’offerta è varia e appetitosa e cambia con la stagione: pasta e patate con la provola, pasta e fagioli, pasta e ceci, pasta e lenticchie, pasta e piselli, spaghetti olive e capperi, la cd”puttanesca”, al filetto di pomodoro e profumato basilico, minestra di scarole e fagioli, vermicelli con i “lupini”, (vongole comuni, diverse da quelle veraci, ma, altrettanto saporite) e ancora la pasta al forno, il gattò di patate, la lasagna, e gli immancabili ragù e genovese. Quest’ultima è prerogativa di Nennella 2, da sola sbuccia 40 kg di cipolle bionde, spandendo il profumo per tutto il vicolo, sceglie la carne giusta, nessuno deve intromettersi.

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Altrettanto ricca la lista dei secondi, fragranti “alicelle” di Pozzuoli indorate e fritte, baccalà, pollo arrosto, “tracchie” (spuntature di maiale) arrostite, polpette fritte o al sugo, polpette di ricotta, mozzarella di bufala freschissima, mozzarella “in carrozza” o alla caprese. I contorni ci riportano all’incredibile fantasia dei napoletani  di cucinare le verdure in ogni modo: i classici “friarielli” saltati in padella con peperoncino, peperoni in padella o al “grattè”, parmigiana di melanzane, funghi trifolati, peperoncini verdi fritti al pomodoro, fagiolini, patate e carote lesse, patate fritte o al forno, spinaci e broccoli. Il pane è cotto a legna in uno dei forni storici della zona collinare della città, viene ritirato in due infornate per averlo sempre fresco, al mattino e nel primo pomeriggio.

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Per il caffè pochi passi e avrete solo l’imbarazzo della scelta su Via Roma.

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Il servizio è essenziale e più veloce di Mcdonald, in compenso per 10 euro (dico dieci) mangerete, serviti a tavola, dall’antipasto alla frutta, un decoroso aglianico e piedi rosso sfuso di Monte di Procida. Qui, come nella migliore tradizione napoletana, “il cucinato” è anche da asporto, per circa 8 euro porterete a casa un pasto completo bevande escluse.Un vero affare, non solo per la cucina e il valore incalcolabile di una tradizione che continua, ma anche, per la straordinaria atmosfera di verace e ironica napoletanità, per niente folkloristica, che si respira a casa di Nennella, dove si fa anche la raccolta differenziata…

Trattoria Nennella dal 1949 Vico Lungo Teatro Nuovo 103 Tel.081 41 43 38 Aperto: pranzo e cena Chiuso: domenica Ferie: 20 gg. ad agosto, 25, 26 e 31 dicembre