TERME DI POMPEO (Antonella Giroldini)

Le Terme Pompeo, a Ferentino (FR) vantano una tradizione secolare. Dalla metà del Diciannovesimo Secolo ad oggi, guidate dalla famiglia Pompeo, le terme si sono costantemente evolute per unire i servizi termali classici alle nuove esigenze della vita sociale, sviluppando così competenze nel beauty e nel fitness e creando percorsi SPA di eccellenza esaltati dalle proprietà dell’acqua termale.
Oltre agli spazi dedicati alle cure termali, il complesso si avvale di un’area Beauty, una Fitness, una Thermal SPA, l’Hotel Fontana Olente e il ristorante gourmet Le Antiche Vasche, per offrire servizi sempre più completi e di qualità.

THERMAE: Da oltre 160 anni (1854) le acque solfureo-bicarbonato-calciche delle Terme Pompeo sono un mezzo terapeutico efficacissimo nella prevenzione e nella cura di molte patologie dermatologiche, dell’apparato respiratorio, dell’apparato osteoarticolare e del sistema circolatorio.
Le Terme Pompeo sono convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale (SSN), classificate al 1° livello Super.

BEAUTY: a trattamenti esclusivi realizzati con metodologie all’avanguardia e prodotti innovativi, frutto della più avanzata ricerca nel campo della cosmesi, è dedicata l’accogliente area Beauty delle Terme Pompeo.
Alla presenza di professionisti del benessere si possono effettuare cure estetiche tonificanti, dimagranti, detossinanti, snellenti e antistress. Per soddisfare totalmente il desiderio di benessere di ognuno, vengono studiati programmi personalizzati e percorsi integrati di beauty, thermae, fitness e relax che permettono di raggiungere uno stato di forma ottimale anche a chi ha un solo giorno da dedicarsi.

FITNESS : un centro wellness integrato all’avanguardia, un luogo esclusivo in cui prendersi cura della propria forma fisica. Uno staff tecnico altamente specializzato crea programmi su misura basati sui reali bisogni clienti, analizzandone le abitudini motorie, lo stile di vita,  il tipo di alimentazione, monitorando in modo scientifico il metabolismo e la qualità del sonno per raggiungere rapidamente dei risultati certi e misurabili.

THERMAL SPA: è l’area benessere per eccellenza. Qui l’acqua purifica e rigenera e ci riporta a quello stato di benessere primordiale raggiungibile solo attraverso esclusive esperienze sensoriali.
Al suo interno: piscina termale lunga circa 15 metri, larga 6 metri con una profondità costante di 137 cm e una temperatura di circa 28°-29°, vasca idromassaggio  di  forma semicircolare, l’acqua ha una profondità di circa 110 cm e una temperatura di circa 32°-34°, dotata di cascate termali è un luogo esclusivo in cui rilassarsi e ritrovare un benessere psicofisico, il Percorso Kneipp termale è un percorso di circa 10 metri, profondo 0,8 m. in acqua termale che aiuta a migliorare la circolazione e tonificare i tessuti, i bagni di vapore termale e aromatico contribuiscono alla purificazione e detossinazione del corpo quindi a rendere la pelle più tonica e favorendo un’immediata sensazione di benessere e rilassamento, l’idromassaggio con olii essenziali dove è possibile raggiungere l’armonia psicofisica, allentando le tensioni e liberando la mente.

HOTEL FONTANA OLENTE: all’interno del parco delle Terme Pompeo, è una struttura moderna e funzionale che accoglie i visitatori con ambienti eleganti e camere spaziose, tutte arredate con gusto e funzionalità e dotate di comfort di livello: wifi gratuito anche nelle aree comuni, aria condizionata, cassaforte, minibar, tv color lcd 26 pollici, canali Sky,  asciugacapelli, scrittoio, telefono con linea diretta, ecc.

IL RISTORANTE LE ANTICHE VASCHE:
Ambiente sobrio e raffinato con ampi spazi all’aperto per l’estate, il ristorante “Le Antiche Vasche”, all’interno dell’ Hotel, offre una cucina caratterizzata da prodotti locali genuini e ancora artigianali, abbinando sempre soluzioni gastronomiche di qualità ad una accurata selezione dei vini delle migliori cantine.

Come raggiungerci: le Terme Pompeo distano 70 km da Roma e 120 km da Napoli.

da NORD
– Autostrada A1 MI/NA uscita Ferentino – procedere verso Ferentino S.S. Casilina direzione Frosinone Km 76,00

da SUD
– Autostrada A1 MI/NA Ferentino – procedere verso Ferentino S.S. Casilina direzione Frosinone Km 76,00

Itinerari: la Ciociaria è una terra ospitale che offre una varietà di paesaggi e ambienti naturali. A chi non la conosce, suggeriamo ITINERARI STORICI: la visita alle Città Fortificate (Città di Saturno): Ferentino-Anagni-Alatri,Veroli-Arpino; ARCHEOLOGICI: Frosinone- Ceprano-Fregellae-Cassino-Castro dei Volsci-Minturno-Gaeta; VISITE AI MONASTERI: Montecassino-Casamari-Trisulti-Subiaco-Fossanova;CASTELLI: Fumone – Torre Cajetani – Ninfa- Sermoneta; PERCORSI NATURALISTICI: Parco Nazionale d’Abruzzo versante laziale – Parco Nazionale del Circeo; MARE :Sperlonga-Sabaudia-Terracina-San Felice Circeo-Isole Pontine); MONTAGNA: Campo Catino e Filettino.

IL SANTUARIO SANTA MARIA DEL CANNETO (Antonella Giroldini)

Nei pressi del santuario, alle sorgenti del Melfa, nel 1958 furono rinvenuti i resti di un tempio dedicato alla dea Mefite, con monete ed ex voto fittili risalenti al III secolo a.C.
                                                   
Nel 1974, a meno di un chilometro dal centro abitato, in località Casa Firma furono rinvenute alcune sepolture con vasellame e una piccola moneta divisionale, oltre ai resti di un pavimento in mattoncini a spina di pesce: il tutto probabilmente appartenente a una villa rustica romana risalente all’epoca tardo-imperiale.

Il Santuario di Canneto (nome ufficiale Basilica pontificia minore di Maria Santissima di Canneto) sorge nel territorio di Settefrati a 1030 m s.l.m., a circa 10 chilometri di strada carrozzabile dal centro del paese. L’attuale edificio di culto conserva scarsissime testimonianze delle epoche precedenti.

La facciata della Basilica in pietra con ingresso centrale e due entrate laterali. Dinanzi alla facciata si apre un portico con cinque arcate e campate voltate a crociera. Il portone principale è inquadrato dalla cornice del vecchio portale, realizzata durante i restauri del 1857, con un’ epigrafe in latino che documenta quei lavori, posta sull’architrave. La sopraelevazione centrale della facciata è sormontata da un timpano, recante al centro lo stemma della basilica. Il portone principale, realizzato nel 2015 in bronzo, riporta in rilievo la statua della Madonna di Canneto venerata dai pellegrini

La facciata risale agli anni venti del secolo scorso, e tutto il resto del santuario è stato completamente rifatto negli anni settanta, con una linea architettonica che ha dato luogo a molte polemiche circa l’effetto devastante che l’insieme rappresenta per il paesaggio.

Altri interventi (abside e trono marmoreo della Madonna) erano stati effettuati nel secondo dopoguerra. Nel piano sotterraneo del santuario sono conservati pochi elementi architettonici del secolo scorso, tra cui il vecchio portale di ingresso su cui un’iscrizione tramanda la memoria del rifacimento compiuto nel 1857 per la munificenza del re Ferdinando II di Borbone, e una discreta collezione di ex voto.

La statua della Madonna di Canneto

Molto più antica è la statua di legno di tiglio, rivestita più recentemente da un manto di seta ricamato in oro e incoronata con una corona d’oro, anch’essa recente. Il Bambino è tenuto a sinistra. Secondo gli studiosi la statua, che in origine aveva una postura seduta in trono e teneva il Bambino al centro, potrebbe risalire al XII o XIII secolo ed essere inquadrata nell’arte medievale abruzzese.

La proibizione di spostare la statua, sancita dalla leggenda del Capo della Madonna e dell’appesantimento, e quindi dell’espressa volontà della Vergine di non essere allontanata da Canneto, fu interrotta nel 1948, quando fu portata in pellegrinaggio nei paesi disastrati dagli eventi della guerra, quasi a confortare le popolazioni. Una seconda peregrinatio si è avuta nel 2000 in occasione del Giubileo del 2000 e la terza importante dal 27 settembre 2014 al 26 luglio 2015 quando la Vergine Bruna ha attraversato tutte le parrocchie della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo e alcune parrocchie che partecipano al pellegrinaggio del 22 agosto della diocesi di Isernia-Venafro.

Il pellegrinaggio al santuario di Canneto si svolge durante tutta la buona stagione, e tocca il suo culmine ad agosto. Il 18 agosto una riproduzione della statua viene portata in processione da Settefrati al santuario, per tornarvi il 22, sempre processionalmente.

A parte le visite individuali, i fedeli, per antica tradizione, giungono a Canneto organizzati in “compagnie”, precedute dai loro stendardi, più o meno numerose (da poche decine fino a 400 o 500 membri). Provengono dai paesi del Cassinate, del Sorano, della province di Roma, Latina, Caserta, Isernia, L’Aquila. Alcune arrivano a piedi, lungo i sentieri dei monti; di recente il pellegrinaggio a piedi ha conosciuto un certo revival, anche ad opera delle nuove generazioni.

Il pomeriggio del 21 agosto tutte le compagnie presenti sfilano in una grandiosa processione eucaristica che si reca verso le sorgenti del Melfa. Dal 21 pomeriggio comincia il ritorno verso casa: quelle che passano da Settefrati la mattina del 22 sono solite sfilare anche in paese recandosi nella chiesa parrocchiale. In passato i pellegrini compivano nel santuario o nei dintorni diversi rituali, oggi presenti in forma residuale, ma non scomparsi del tutto.

All’arrivo molti usavano fare gli ultimi metri in ginocchio, e quando lasciavano la chiesa camminavano a ritroso per non voltare le spalle alla Vergine. Altre consuetudini erano da una parte la ricerca delle “stellucce” della Madonna alla sorgente di Capodacqua, dove si diceva ci fossero le schegge che l’anello della Signora aveva lasciato a contatto con la roccia, quando aveva fatto sgorgare l’acqua, e dall’altra la “comparanza” che si acquistava immergendosi con i piedi nell’acqua e compiendo alcuni gesti e formule predefiniti e recitando il Pater, Ave, Gloria tenendosi per mano. A questa pratica, a testimonianza di quanto fosse radicata nelle popolazioni, allude in una sua poesia Libero de Libero.  Queste usanze sono in genere documentate dal racconto degli osservatori o dalle disposizioni delle autorità ecclesiastiche che manifestano una certa preoccupazione per gli aspetti superstiziosi e paganeggianti di alcune di esse.

I pellegrini provenienti dall’area sorana associavano la venerazione della Madonna di Canneto con quella di San Domenico di Sora, popolarmente definiti fratello e sorella. Le spoglie di San Domenico, custodite sulla sponda del Fibreno, venivano visitate sulla via del ritorno: questo itinerario è testimoniato anche da una pagina di Cesare Pascarella che sottolinea gli aspetti pittoreschi dell’abbigliamento.

La Valle di Canneto, fitta di boschi prevalentemente di faggio, nella sua parte più alta è zona di riserva integrale del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Rappresenta una propaggine della Valle di Comino incuneata tra i contrafforti del Massiccio del Meta, e costituisce un percorso naturale dall’area laziale del bacino del Liri verso il bacino del Sangro, in Abruzzo, e, attraverso l’altopiano del Meta, verso il bacino del Volturno in Molise.

Questa posizione ottimale come via di transito ha fatto sì che la  valle assumesse fin dall’epoca pre-romana un ruolo importante per la confluenza e gli scambi delle popolazioni di ambedue i versanti dell’Appennino: ruolo accentuato dalla presenza di miniere di ferro il cui sfruttamento, iniziato nell’antichità, è proseguito fino alla metà del XIX secolo.

SETTEFRATI (Antonella Giroldini)

Settefrati e la Valle di Canneto

Sorge su una montagna preappenninica ad Est della Valle di Comino, nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il borgo medioevale, dalla tipica pianta circolare, è dominato da un’alta torre. E’ sorto sui resti di “Vicus”, antico insediamento preromano e deve il suo nome ai monaci benedettini, che vollero così ricordare i sette figli di Santa Felicita uccisi a Roma durante le persecuzioni contro i Cristiani, nel 164 d.C.

L’ampia ed elegante Piazza del Municipio è un importante punto di ritrovo per i cittadini ed i turisti che visitano Settefrati. Sulla Piazza, caratterizzata da selciato in sanpietrini, affacciano la Sede del Comune e la Chiesa di Santo Stefano. Accanto alla Chiesa si sviluppa una bella scalinata che salendo termina davanti ad un maestoso tiglio. Al centro della piazza si apre una fontana costruita in ricordo del miracolo compiuto dalla Madonna del Canneto, apparsa ad una giovane pastorella, che fece sgorgare l’acqua dalla roccia

Le prime popolazioni che in epoca storica stabilirono la loro residenza nel territorio del comune furono quelle Osche e Umbre, ed in particolare i Volsci, Aurunci, Equi e Sanniti che trovarono in alta Valle di Comino un luogo di incontri.

Alla prima epoca storica (V-VI Sec. a.C.) risale il culto della Dea Mefiti ed il Centro religioso presso le sorgenti del Melfa, in Valle di Canneto, con il tempio dedicato alla stessa dea di cui recenti ritrovamenti hanno accettato l’esistenza.

Il primo insediamento abitativo, di cui restano tracce nell’area dell’attuale centro storico, è quello della città di Vicus, la cui origine si fa risalire ad epoca immediatamente successiva alla distruzione, da parte dei romani, cella città di Cominium (in lingua Osca significa “Luogo di incontro”) nel 293 a.C.

Durante il periodo della dominazione di Roma, la Valle di Canneto mantenne il carattere di luogo d’incontro per le popolazioni dell’Alto Sangro e del Basso Lazio, e di cen­tro religioso, come attestato dall’importanza che continua ad avere il Santuario-OracoIo della Dea Mefiti.

Intorno al V sec. d.C. il primitivo nome di Vicus viene sostituito con Settefrati (abbreviazione di Sette Fratelli) e il tempio presso le sorgenti del Melfa passa dal culto pa­gano a quello cristiano della Madonna di Canneto e da al­lora ha sempre mantenuto le caratteristiche di importante centro religioso per le popolazioni del Lazio, Abruzzo, Mo­lise e Campania.

Dopo la dominazione romana subì le invasioni dei Vi­sigoti, il dominio degli Ostrogoti e Longobardi e, fra l’881 e il 916, numerose scorrerie dei Saraceni. Dall’inizio del IV sec. fino al XII, il territorio fece parte come possedimento dell’Abbazia di San Vincenzo e dell’Abbazia di Montecassino, subendo l’influenza e la colonizzazione dei monaci benedettini.

Con l’affievolirsi della potenza dei Benedettini, il terri­torio di Settefrati fu retto feudalmente  da varie famiglie mentre si succedevano nella regione i domini normanno, svevo, angioino, del Regno di Sicilia; a questa epoca risal­gono gran parte dei resti di fortificazioni ancora esistenti sulla rocca di Settefrati.

Nel 1815 il territorio entra a far parte del Regno delle Due Sicilie ed il regime feudale che, si può dire, si man­tenne fino all’avvento del Regno d’Italia, ostacolò il pro­gresso dell’agricoltura; le misere condizioni dei contadini fino all’inizio di questo secolo furono inoltre tali da favorire il brigantaggio.

 Nel XV sec. il centro subì nume­rosi saccheggi e distruzioni da parte di milizie aragonesi.

Nel 1654 un violento terremoto distrusse quasi total­mente l’abitato che fu poi temporaneamente abbandonato con la peste del 1656.   

Le costruzioni risalgono,  per la maggior parte, ai secc. XVIII e XIX nella loro forma attuale, ma in molti degli edifici sono ancora visibili le strutture originarie e particolari ar­chitettonici medievali. 

Sono anche presenti resti di bastioni e una torre del Xll-XIll sec., nonché resti di murature anteriori, forse anche di epoca pre-romana.

Di notevole importanza è la Chiesa della Madonna del­le Grazie, del sec. X, con soffitto a cassettoni intarsiato e dorato con raffigurante nell’atrio la Visione di Frate Alberico (visione che avrebbe dato a Dante l’ispirazione per la “Divina Commedia”) e nell’interno pitture di Marco di San Germano.

Di notevole importanza religiosa e archeologica è la Valle di Canneto, presso le sorgenti del Melfa, ove, durante i lavori di captazione delle acque per l’alimentazione dell’ acquedotto degli Aurunci, nel 1958, furono portati alla luce, a 12 mt. di profondità, notevoli reperti archeologici (sta­tuette raffiguranti la dea Mefiti risalenti al V-IV sec. a.C., monete di  epoca repubblicana (111 sec. a.C.), tegole ecc.).  

… il Casino Rosso … (Antonella Giroldini)

Il Casino Rosso è un casino di caccia settecentesco, Fino agli anni cinquanta era abitato e adibito ad “azienda agricola”, nella tenuta circostante si allevavano animali e si coltivava la terra. Il restauro è avvenuto nel rispetto della struttura originaria, gli ambienti sono semplici ma ricercati per offrire agli ospiti una dimensione familiare e accogliente. Il casale è disponibile anche per essere utilizzato come location per set fotografici e cinematografici.

ALATRI (Antonella Giroldini)

Alatri è sempre una bella scoperta per chi non la conosce. Si rimane ancora sorpresi, e allo stesso tempo affascinati, nello scoprire quanti piccoli gioielli l’Italia nasconda nel suo territorio. Spesso li troviamo immersi nella vegetazione più rigogliosa, per poi vederli spuntare da rocche improvvise o da scogli scoscesi che arrivano fino al profondo mare. Il centro della nostra penisola è ricchissimo di questi piccole perle architettoniche, ma poi scopriamo che lo è anche il sud, e poi il nord. Il Lazio è una di queste terre, fertile di natura e di cultura. Verso il confine con l’Abruzzo, nella pittoresca regione della Ciociaria, alle pendici dei Monti Ernici e posta su una piccola collina, sorge Alatri, in provincia di Frosinone, di circa 29.000 abitanti, uno dei più interessanti centri storici d’Italia.

Secondo la mitologia romana, il dio Saturno, essendo stato spodestato da Giove e cacciato dal Monte Olimpo, giunse in queste terre fondato Alatri ed altre città vicine, chiamate “città saturnie”. Secondo un’alta leggenda, furono invece i Ciclopi a fondare Alatri, gli unici in grado di costruire le sue possenti mura. La storia ha accompagnato questo bel borgo fino a noi, nel corso del tempo, preservandone numerose testimonianze archeologiche. Le prime a richiedere attenzione sono le possenti e misteriose Mura megalitiche di Alatri, alte fino a 20 metri, lunghe 3 km e dotate di cinque porte, il tanto che serviva all’Acropoli per essere difesa. L’Acropoli di Alatri, conosciuta anche come Civita, è ancora lì a farsi ammirare da tutti e lo fa sin dal VI secolo a.C. da quando l’area era abitata dalle popolazioni italiche, gli Ernici, di cui tuttavia si hanno notizie più certe solo dal IV secolo a.C. Insieme a Veroli, Anagni e Ferentino, l’allora Aletrium formò una Lega difensiva contro i Volsci ed i Sanniti e nel 530 si alleò con Roma, confermando inoltre l’influenza etrusca nella zona (attestato anche dai ritrovamenti archeologici). Desta nell’animo maggiore ammirazione dello stesso Colosseo”, diceva Gregorovius, illustre storico tedesco, quando davanti ai suoi occhi si stagliano le impressionanti imponenti mura e si chiedeva:  “e se, meravigliati, domandiamo quale arte meccanica fosse in grado di sovrapporre pezzi di roccia tanto grossi, ancor meno comprendiamo come tale arte fosse in grado di connettere tali massi pluriangolari l’un l’altro con tanta precisione da evitare il minimo vuoto fra di essi e da costruire il più perfetto mosaico gigante”. In effetti le mura di Alatri sono tra i monumenti più misteriosi d’Italia, una triplice cinte muraria all’interno della quale si sono successivamente formati altri monumenti di uguale interesse storico, ma ben più recenti. Incredibile notare che queste mura erano conosciute anche al di là del Mediterraneo, e per la precisione in Mesopotamia, così come confermano le scritte su alcune tavolette d’argilla del 1700 a.C. rinvenute alla fine degli anni ’30 dello scorso secolo; si trattava forse di un’altra Alatri? O di due città, una nata a seguito dell’altra per via della stessa civiltà? Certo la coincidenza è forte ed è ancora oggetto d’intenso studio. Le culture monolitiche continuano a riempire di mistero la storia del mondo e dell’Italia, così come quella nuragica della Sardegna ed altre formatesi nel resto della penisola. Ciò che è nota è la loro propensione ai movimenti degli astri e dei pianeti ed anche le mura di Alatri possiedono un orientamento astronomico (per esempio l’allineamento al solstizio d’estate) ben preciso. Le mura comprendono diverse porte d’accesso, tra cui due in particolare destano maggiore attenzione: la Porta Maggiore, con un pesante architrave di grandi dimensioni, e la Porta Minore, che al contrario della prima presenta alcune incisioni di tipo epigrafico e di rito fallico. Molte delle testimonianze presenti nell’Acropoli sono d’origine romana, la città infatti venne sconfitta da Roma nel 306 a.C. e costretta ad accettarne la cittadinanza. Divenne presto un municipium, e continuò in questa posizione per tutto il periodo imperiale. Al di là dell’Acropoli, che spesso troviamo indicata anche come Pelasgica (poligonale), in quanto attribuita ai popoli pre-ellenici, detti anche Pelasgi (termine per con il quale s’intendeva anche la civiltà micenea), vanno segnalati monumenti ed opere d’arte estremamente importanti e suggestive. Tra le via di S. Francesco, corso Vittorio Emanuele e Corso Cavour, troviamo l’imponente mole del Palazzo Gottifredo, costruito intorno alla metà del XIII secolo: un complesso in stile romanico costituito da un grande edificio a torre che va a formare il nucleo essenziale del palazzo. Nella parte dell’edificio che si affaccia lungo il Corso Vittorio Emanuele c’è un portale ad arco ogivale, tipicamente gotico, ingresso principale alla torre. La torre di Palazzo Gottifredo è stata restaurata nel 1930 per ospitare il Museo Civico Archeologico di Alatri, inaugurato nel 1934. Non si manchi una visita all’interno del museo, per ammirare in particolare alcune antiche iscrizioni d’epoca romana: la cosiddetta ‘Dedizione al Penati’, scoperta in Piazza delle Rose nel 1921 e originaria del I secolo a.C., e quella che è conosciuta come ‘antica iscrizione di Alatri, nella quale si descrive il lavoro svolto dal censore Lucio Betilienus Varo (circa 130-120 a.C.) e risalente al II secolo a.C. Nello stesso museo si ammira anche il pavimento a mosaico policromo decorato nel I secolo a.C. La Basilica Concattedrale di Alatri è un altro sito di sicuro interesse, dedicata a San Paolo apostolo e risalente al X secolo. Si trova situata proprio al centro dell’Acropoli Civita, nell’esatto punto in cui prima sorgeva un tempio pagano dedicato a Saturno ed un altare appartenente alla cultura Ernica. Nel 1228 nella cattedrale si è verificato il miracolo dell’Ostia incarnata, uno dei quattro miracoli eucaristici (gli altri situati a Bolsena, a Lanciano e a Siena), oggi conservata nell’apposita cappella della cattedrale e nota ai fedeli con il nome di ‘porziuncola’. Non lontano, si ammira un altro interessante edificio religioso, la chiesa di Santa Maria Maggiore, probabilmente uno dei monumenti più rappresentativi di Alatri. Sorta nel V secolo, probabilmente sulle rovine di un tempio vetusto consacrato alla dea Venere, la chiesa fu ampliata in epoca romanica e ristrutturata nel XIII secolo. Splendido il disegno della facciata mono-cuspidata, con le tre porte d’accesso e l’originalissimo traforo del rosone, riccamente decorato. Questo stesso traforo riporta un’incisione ancora oggi rimasta misteriosa e recante le parole “Christus Rex Imperat Vivus Notam Eius Voluntatem Alatrium Impleat” verosimilmente potrebbe essere legata alle parole sacre che i crociati riportavano nel proprio scudo durante i viaggi in Terrasanta e indicante la vittoria del Cristo Re ed il ruolo di Alatri ‘nel compiere la volontà che le è stata rivelata’. Nella chiesa è inoltre custodita un’opera lignea bizantina nota come la Madonna di Costantinopoli. Eretta insieme al vicino Convento dell’ordine francescano nella seconda metà del Duecento, troviamo anche la bella chiesa di San Francesco, che conserva ancora oggi un portale ad arco acuto e rosone a colonnine radiali. L’interno è stato trasformato in epoca barocca ed è delizioso, preserva oltre ad una ricca suppellettile lignea, una pregevole ‘Deposizione’ di scuola napoletana del Seicento e la preziosa reliquia del mantello di S. Francesco, donato alla città nel 1222. Se è possibile si ammiri anche il singolare labirinto di Alatri, situato nella zona del chiostro, un misterioso affresco del XIII secolo  probabilmente creato per coprire dipinti ben più antichi, ma che ancora non si è avuto modo di analizzare. Alatri è veramente un luogo speciale, intriso di mistero ma anche di tanta grazia e vivacità culturale.  Durante le festività natalizie, tra il 26 ed il 30 dicembre nel Rione Piagge, si assiste alla suggestiva realizzazione del Presepe Vivente d’Alatri, organizzato dagli Acclamatores di San Sisto, con il patrocinio del Comune.  Durante la Pasqua di Alatri viene celebrata la Passione Vivente del Venerdì Santo, la più antica manifestazione religiosa della città. L’origine di tale evento si perde nella notte dei tempi, mentre la formula attuale si è certamente consolidata alla fine del Settecento con le Missioni di San Paolo della Croce in Ciociaria. Durante l’estate non si manchi la partecipazione al tradizionale Festival del folcklore, una manifestazione multietnica che richiama ogni anno partecipanti da tutto il mondo. L’ospitalità culinaria e la cucina alatrense non passano ovviamente inosservati, si prediligano i ristoranti a conduzione familiare, estremamente caratteristici e genuini. Nei dintorni visitate Paliano, Fregellae e Frosinone.