La Masseria …Tragliatella

La Masseria è un azienda agricola con annesso agriturismo (solo Ristorazione), nella campagna romana, gestita dalla famiglia Caso.
L’agriturismo nasce nel 1999 da una lunga tradizione contadina da parte materna e di ristorazione da parte paterna, quindi si è fuso l’amore per la terra alla passione per la cucina. Tutto ciò che l’azienda produce viene servito sui nostri tavoli: verdura, olio, carne ovina, suina, bovina e animali da cortile con i loro derivati.
Anche prodotti come: il pane, la pasta all’uovo, il formaggio e le marmellate sono fatti in casa. Proponiamo una cucina tipicamente romana accompagnata da un clima famigliare e accogliente. Il menù è a prezzo fisso e a cena il venerdì, il sabato e la domenica si può scegliere tra menù di carne o di pizza.

CONTATTI

Via Crescentino 114 loc. Tragliatella, 00123, Roma (RM)06 30859282 – 338 711 02 42info@agriturismolamasseria.eu

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La cucina piemontese: piatti tipici di Torino e ristoranti migliori

piatti tipici di Torino sono sostanziosi ed elaborati. La varietà di pietanze che la cucina tradizionale piemontese offre al mondo è dovuta al fatto che la più umile tradizione contadina è stata arricchita di sapori ed ingredienti nobili, nel tempo in cui la famiglia reale dei Savoia si è stabilita in città.
Gli ingredienti raffinati più utilizzati sono il cioccolato, le nocciole, il marsala (per lo zabaione), tartufo e soprattutto la carne. È famosa quella di fassone, protagonista di molti gustosi piatti.


Tra quelli più gustosi assaggiati in Val di Susa

Bônèt

Passiamo ai dolci… e quindi come non citare il bônèt, dolce tipico torinese? Si tratta di un budino di antichissima tradizione piemontese. Il bônèt viene servito rigorosamente freddo ed è preparato con amaretti, cacao, latte, uova, rum e ricoperto di caramello… insomma, un dessert succulento!
Anticamente, veniva fatto in casa dalle nonne a base di Fernet (amaro), poiché quest’ultimo facilita la digestione. È perfetto da servire come ciliegina sulla torta dopo un pranzo ricco, magari sulla tavola imbandita in occasione di festa.

Vitello Tonnato

Un piatto antico e italianissimo che ci riporta immediatamente ai mitici anni Ottanta, periodo storico in cui era “l’antipasto per eccellenza” di qualunque pranzo o cena di festa. Nonostante il suo aspetto un po’ vintage, però, il vitello tonnato sta tornando decisamente di moda. Si tratta di una ricetta piemontese, di origine povera, nata probabilmente nel Cuneese all’inizio del XVIII secolo, ma la paternità del piatto viene rivendicata pure dalla Lombardia, dal Veneto e dell’Emilia. Si realizza con uno specifico taglio di carne, il girello di fassone, che viene prima marinato nel vino bianco, insieme agli odori (carota, sedano, cipolla e alloro), e poi lessato in acqua con il suo liquido di marinatura; una volta a cottura, la carne viene tagliata a fettine sottili, generosamente ricoperta con una salsa a base di tonno sott’olio, capperi, acciughe e tuorli sodi, e servita ben fredda come entrée o secondo piatto. Una curiosità: la ricetta originaria non prevedeva la presenza del tonno (probabilmente l’aggettivo “tonnato” stava ad indicare “cucinato alla maniera del tonno”); quest’ultimo fa la sua comparsa nella versione moderna della ricetta, ovvero quella proposta dal celebre Pellegrino Artusi nel suo libro Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene del 1891.

VALLE STRETTA (Antonella Giroldini)

In giro per le bellissime montagne che fanno da cornice al Piemonte si nascondo dei veri e propri angoli di paradiso. Uno di questi si trova nella zona della Val di Susa e più precisamente in Valle Stretta. La Valle Stretta, chiamata in francese Vallée Étroite e in piemontese Valëstrèita, è una valle franco-italiana che si trova nella zona compresa tra il piccolo comune francese di Névache, nel dipartimento delle Alte Alpi, e il comune di Bardonecchia, che fa parte della città metropolitana di Torino. Difatti, la valle fa geograficamente parte della Val di Susa, ma la parte superiore è passata, dal 1947, alla Francia e dunque il lago si trova in territorio francese.

Qui, ad appena un’ora di strada da Torino, incastonato come una pietra preziosa nella valli montane si trova il Lago Verde. L’affascinante specchio d’acqua a due passi da Bardonecchia deve il nome proprio al suo caratteristico e bellissimo color smeraldo.

La passeggiata per arrivare al Lago Verde inizia dalle grange della valle, vicino ai rifugi Re Magi e III Alpini. Una volta parcheggiata l’auto nello spazio dedicato potete intraprendere il sentiero che si fa largo tra grandi distese di fiori e prati verdi. Il tempo di percorrenza per arrivare al lago è di circa 45 minuti.

Seguendo le indicazioni per il Lago Verde, ci si incammina nel sentiero e una volta arrivati al bivio si gira verso destra fino ad arrivare ad un piccolo ponte di legno che attraversa il Rio della Valle Stretta. Da qui inizia la parte un po’ più faticosa, quella in salita, che non è però troppo lunga. Il percorso poi continua in un bosco di conifere dove inizia una discesa. Già da questo punto, tra i rami degli alberi, inizierete ad intravedere le meravigliose sfumature color smeraldo del Lago Verde.

Avete trovato il vostro angolo di paradiso, immerso nel verde e nel silenzio della montagna, cullati dai profumi e dai dolci suoni della natura dove poter passare qualche momento di relax e tranquillità.

I colori del lago sono davvero eccezionali e vanno dal verde smeraldo al blu. Nella trasparenza dell’acqua si può ammirare il fondale composto da tronchi di antichi larici, che aggiungono un altro pizzico di magia a questo lago che assomiglia tanto a quelli descritti nelle fiabe. Gnomi, folletti e fate dei boschi potrebbero far capolino da un momento all’altro.

Qui potete fermarvi a prendere il sole, bagnarvi i piedi nell’acqua fredda del lago, mangiare qualcosa all’ombra di un albero, scattare delle belle foto che vi ricorderanno il momento e godervi questo magico posto per un po’ di tempo prima di ritornare alla vita un po’ caotica di tutti i quotidiano.

Un’esperienza nella natura, tra colori incredibili e una pace irreale, che vale la pena di fare almeno una volta.

SUSA (Antonella Giroldini)

Gioiello delle Alpi Cozie, Susa è il fulcro dell’intera Valle che prende il nome proprio dalla città, la quale è capace di soddisfare egregiamente anche il turista più diffidente.

Tantissime le attrazioni artistiche e storiche, così come gli itinerari escursionistici e quelli ciclabili… per non parlare dell’enogastronomia!

Iniziamo col citare alcuni degli edifici storici della città, come il Castello della Contessa Adelaide e il Forte della Brunetta, la Torre del Parlamento e l’intero Borgo dei Nobili, che era abitato dalla nobiltà giunta a Susa al seguito dei Savoia.

Da visitare inoltre durante il soggiorno a Susa:

  • La Basilica di San Giusto, divenuta cattedrale nel 1772, costruita a Susa per volontà del marchese di Torino Olderico Manfredi, consacrata nel 1027 e divenne monastero benedettino.
  • Il Museo Diocesano di Arte Sacra. Situato presso la chiesa del Ponte, è tra i più importanti e significativi musei dell’arco Alpino che raccoglie ed espone collezioni d’arte datate tra il VI e il XIX sec.

Se poi volete conoscere le montagne che circondano la città, non avrete che l’imbarazzo della scelta: innumerevoli i sentieri che vi condurrano alle cime più conosciute e amate dai valsusini, primo tra tutti il Rocciamelone, ma anche il Sentiero Balcone GTA a forma di anello, il Sentiero dei Franchi e il Percorso 3V, e itinerari che interessano diversi altri comuni della Valle.

motociclisti che vogliono arrivare al Passo del Moncenisio fanno spesso e volentieri tappa a Susa, magari per un aperitivo prima di fare ritorno a casa. I locali e i ristoranti della città infatti sanno esattamente come esaltare profumi e sapori della Valle, ve ne accorgerete certamente.

CASCATE DI NOVALESA (Antonella Giroldini)

Le cascate di Novalesa sono dei giganti della natura. Si trovano in provincia di Torino.

Tra le bellezze naturali e paesaggistiche del nostro Piemonte non si può non citare le meravigliose cascate di Novalesa.A 60 chilometri da Torino, in ValCenischia, tra la Val Susa e il Colle del Moncenisio, si trova questo piccolo comune di poco o più di 500 abitanti.Novalesa, incastonata tra le Alpi Graie, presenta un significativo dislivello tra i monti, posti a 3.400/3.500 metri sopra il livello del mare, e il centro abitato del paese che si trova a 828 metri sul livello del mare.Questo suggestivo paesaggio è caratterizzato da versanti scoscesi che contribuiscono alla formazione di cascate piuttosto alte. Sei di queste cascate sono sempre visibili, mentre in periodo particolarmente piovosi si arriva ad ammirararne più di dieci.Tra le cascate più conosciute e frequentate ci sono quelle formate dal Rio Claretto e dal Torrente Marderello, entrambi affluenti del Cenischia.Nella stagione estiva, queste cascate, vengono utilizzate da chi pratica il torrentismo, mentre nei periodi invernali sono frequentati dagli arrampicatori su ghiaccio.Tuttavia, la quota non molto elevata di questi salti d’acqua, che non superano i mille metri, fa sì che il ghiaccio si formi solo nei periodi più freddo dell’inverno.Infatti, le difficoltà tecniche dell’arrampicata non sono particolarmente elevate, fatta eccezione per cosiddetta cascata del FungoMagico.Impossibile non citare la cascata Coda di Cavallo che in alcuni periodi dell’anno mostra la sua bellezza mozzafiato. Questa cascata si trova nei pressi dell’Abbazia benedettina di Novalesa, fondata nel 726.Insomma, tra i tanti gioielli della natura che la nostra regione può orgogliosamente vantare, le cascate di Novalesa rappresentano una vera e propria chicca per tutti gli amanti della natura.

no, in Val di Susa. Sei di queste sono sempre visibili, mentre in periodi particolarmente piovosi si arriva a vederne addirittura più di dieci.
Io oggi vi porterò ad ammirarne tre.

La prima la troviamo sulla strada che porta all’Abbazia di Novalesa. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio poco prima di un ponte. Proseguiamo ora a piedi, attraversiamo il ponticello, e poco dopo troviamo alla nostra destra un sentiero che entra nel bosco. Lo seguiamo senza grosse difficoltà, sale dolcemente ed è molto breve. Infatti, in poco meno di 15 minuti, ci troviamo a destinazione.

Eccola, la cascata del Rio Bard! Molto bella e suggestiva, se il rio ce lo permette lo possiamo attraversare per poi percorrere il giro ad anello e ritrovarci nel parcheggio tramite un bel sentiero pianeggiante. Altrimenti percorriamo nuovamente la strada dell’andata.

ABBAZIA DELLA NOVALESA (Antonella Giroldini)

l 30 gennaio 726 il nobile franco Abbone fonda il monastero di Novalesa dedicandolo ai santi Pietro ed Andrea. La comunità ha notevole sviluppo e diviene centro di preghiera, di operosità (agricoltura, assistenza ai pellegrini in transito) e di cultura (trascrizione di codici).
Il periodo più florido è il secolo nono, anche per la grande personalità dei suoi abati, come Eldrado, venerato ed in seguito santo. Verso il 906 il monastero è assalito e distrutto da una banda di Saraceni. I monaci si salvano rifugiando a Torino, donde passano nella Lomellina a costruirvi il monastero di Breme.

Dopo qualche decennio i villaggi della Valcenischia, Ferrera, Venaus, Novalesa con il suo monastero, che nel frattempo è stato riaperto, costituiscono una specie di minuscola diocesi autonoma che durerà per diversi secoli. Nel 1646 agli antichi Benedettini succedono i Cistercensi riformati di San Bernardo che vi rimangono fino al 1798, quando sono espulsi dal Governo provvisorio Piemontese.

Nel 1802 Napoleone affida all’abate Antonio Gabet e ad altri monaci Trappisti di Tamié (Savoia) la gestione dell’ospizio sul valico del Moncenisio, per assistere le truppe francesi in transito. Dopo la caduta di Napoleone, i monaci scendono, prendendo dimora nell’antico monastero. Nel 1821 si uniscono alla Congregazione Cassinese d’Italia.
Purtroppo, in seguito alla legge di soppressione del 29 maggio 1855 da parte del Governo Piemontese, i monaci sono costretti ad abbandonare l’abbazia. Gli edifici messi all’asta, sono trasformati in albergo per cure termali, la biblioteca concessa al seminario, i manoscritti trasferiti nell’archivio di stato di Torino. Dopo varie peripezie nel 1972 il complesso monastico è acquistato dalla Provincia di Torino, che la affida ai monaci Benedettini provenienti da Venezia. La vita comincia così a rifiorire.
Gli edifici conservano tracce di tutte le epoche passate. Nella chiesa costruita nel secolo XVIII, sulle fondamenta di quella romanica preesistente, si notano residui di affreschi tra i quali è da notare la lapidazione di Santo Stefano (secolo XI). Le due ali superstiti del chiostro sono del secolo XVI.

Abbazia di Novalesa
Frazione San Pietro, Novalesa
Tel. 0122.65.32.10
Visite Guidate
La Chiesa, il Chiostro e La Cappella di S. Eldrado: sabato e domenica dalle 9.00 alle 11.30

Ulteriori visite:
in luglio ed agosto durante i giorni feriali: visita guidata alle ore 10.30 e alle ore 16.30 per scolaresche e gruppi numerosi si effettuano visite con prenotazione il mercoledì ed il venerdì dalle ore 9.30 alle 11.30

La Chiesa è aperta, senza visite guidate, con orario:
giorni feriali 9.00 – 12.00 / 15.30 – 17.30
giorni festivi 9.00 – 12.00

Nota bene: con pioggia o neve abbondanti le visite possono essere sospese.

Per ulteriori informazioni visitate il sito de La Ressia
E-mail: info@laressia.it
Tel. 0122/653116.

HOTEL DELLA POSTA NOVALESA (Antonella Giroldini)

na lunga storia …

…accompagna chi entra .a gustare i nostri piatti. A Novalesa, 60Km da Torino, un ristorante accogliente gestito da una famiglia di ristoratori ormai da 6 generazioni. Secondo la tradizione degli antichi “locali della posta”, trovate locali per riposare e mangiare prima di ripartire per il viaggio, .

L’ospitalità, la cortesia, la cura nella preparazione dei piatti sono gli ingredienti che si trovano per completare le giornate di relax

NOVALESA (Antonella Giroldini)

Novalesa, molto vicino a Susa e ancora più al Moncenisio, vanta una posizione strategica che gli conferisce bellezza naturalistica ed estrema comodità per raggiungere le mete escursionistiche più attrattive della zona. Gli amanti della montagna e della storia di questo tratto di arco alpino non possono non dedicare una visita al Museo di vita montana, in Val Cenischia, dov’è possibile ammirare l’autentico aspetto di “casa” pronta ad accogliere chi vuole fare un tuffo nel passato.

Fino alla costruzione dell’attuale strada per il valico, voluta da Napoleone Bonaparte, il borgo di Novalesa costituiva il punto di arrivo della strada carrozzabile che giungeva da Torino e da esso si dipartiva la Strada Reale, una mulattiera percorribile tutt’oggi che conduceva al Moncenisio. Lungo l’antica via Maestra, ancora oggi cuore della comunità, si affacciavano numerosi alberghi, locande e luoghi di riferimento per i viaggiatori che qui sostavano.

Le tracce sono visibili non solo nelle architetture tradizionali delle case che prospettano lungo la via centrale del borgo e all’interno dei vicoli e delle corti ma anche da un notevole apparato di affreschi che ne abbellisce le facciate. Accanto alla chiesa parrocchiale è visibile il ciclo affrescato raffigurante i Vizi, le Virtù e le Pene Infernali, opera del maestro Gioffrey del 1714 riportando modelli iconografici ancora tardo medievali. A breve distanza troviamo la Casa degli Affreschi (XIV sec.), un antico albergo sulla cui facciata esterna è posta una teoria di stemmi di Casa Savoia e degli altri Stati europei dell’epoca, e l’albergo dove soggiornò anche Napoleone Bonaparte, l’Ecu de France / Epée Royale con l’ampio scalone con balaustrate in legno. Al termine della via Maestra la cappella di San Sebastiano (XVII secolo) ospita al proprio interno il presepe artistico permanente di Novalesa.

La parrocchiale di Santo Stefano (XIII secolo), ricostruita nel 1684, conserva numerose testimonianze d’arte che la rendono uno dei più significativi monumenti ecclesiastici della Valle di Susa. La parrocchiale custodisce eccezionali opere d’arte, tra tutte il raffinato polittico di fine Quattrocento attribuito al tolosano Anthoyne de Lhonye; e cinque dipinti donati nel 1805 da Napoleone Bonaparte all’Ospizio del Moncenisio e successivamente traslati: la Deposizione attribuita alla bottega cremonese di Giulio Campi; l’Adorazione dei Magi, copia di scuola del Rubens; l’Adorazione dei pastori di François Lemoyne (1721); la Crocifissione di San Pietro, copia antica dell’originale caravaggesco del 1601, e la Deposizione di Cristo dalla croce, replica da un originale di Dirck van Baburen, il Martirio di Santo Stefano del cheraschese Sebastiano Taricco. Nell’area presbiteriale è conservato uno dei manufatti più antichi dell’abbazia di Novalesa, l’urna reliquiario di S. Eldrado (XII sec.), un capolavoro di oreficeria mosano-renana.

Accanto alla parrocchiale, la cappella del SS. Sacramento (1597) ospita dal 2002 il Museo di Arte Religiosa Alpina, una delle sedi del Sistema Museale Diocesano: sono raccolti oreficeria, tessili e dipinti provenienti dalla parrocchiale e dalle cappelle del territorio di Novalesa.

L’abbazia dei S.S. Pietro e Andrea (726 d.C.) è situata a pochi chilometri dal borgo di Novalesa e sorge ai margini della via di transito per il colle del Moncenisio. Il percorso plurisecolare si legge attraverso gli edifici del complesso monastico che mostrano i segni delle vicende costruttive e decorative che si sono succedute dall’alto medioevo al XIX. Dal 2009, con l’apertura del Museo Archeologico, l’Abbazia di Novalesa è al momento uno dei complessi monastici europei di cui sono meglio note le strutture materiali entro le quali si è svolta nei secoli la vicenda spirituale della comunità.