Montefalco (Antonella Giroldini)

Domina da un colle di 472 metri la pianura del Topino e del Clitunno la “patria” del Sagrantino, offrendo tutt’intorno dei panorami di straordinaria bellezza, tanto da meritarsi l’appellativo di “ringhiera dell’Umbria”. Per l’elevata qualità turistica oltre che ambientale, Montefalco è stata insignita della bandiera arancione del TCI.

 

La simbiosi di questa cittadina con il territorio che la circonda non è solo di natura estetica , per i caratteristici assi viari che dalla piazza circolare si protendono a stella verso la valle , ma anche economica e politica.

Si entra in città da porta S. Agostino, aperta nelle mura medievali, e imboccato corso Mameli, asse portante del borgo del Castellare, si raggiunge la rotonda piazza centrale. Da qui si può scendere per vicoli fino a S. Bartolomeo, per gettare uno sguardo verso il borgo più basso di S. Leonardo; via dei Vasari racconta ancora della produzione tipica locale di vasi e terraglie. Risaliti in piazza, si imbocca la via Ringhiera Umbra, asse del Rione di Colle Mora, dove la chiesa di S. Francesco è l’elemento saliente della visita. Da porta della Rocca si può godere uno splendido panorama verso la valle del Topino e la Piana di Clitunno. Il viale Matteotti costeggia le mura medioevali che fanno la guida fino al borgo di S. Leonardo, concluso da porta Spoleto. A quasi un km e mezzofuori porta, lungo viale Marconi, si visita la Chiesa di S. Fortunato.

 

Contigliano (Antonella Giroldini)

Il paese di Contigliano domina da un colle la parte terminale della valle Cupa ed è ubicato tra i monti Sabini e la valle reatina.
L’antico nome di Contigliano deriva dalla villa di Marco Fabio Quintiliano, famoso oratore e retore del I sec. d.C., amico e consigliere di Marco Flavio Vespasiano, originario della Sabina. Quando l’oratore si ritirò dal pubblico insegnamento visse nel proprio ager Quintilianus che si popolò di case, costituendo un primo nucleo di abitazioni.

Del 1157 è il primo ricordo di un centro fortificato denominato castrum Quintilianum. Il castrum dipendeva da Rieti che esercitava il controllo per la sua posizione strategica. Nel 1501 vi fu l’attacco del cavaliere Vitellozzo Vitelli che capitanava una schiera di soldati d’avventura, mentre si recava verso L’Aquila, al servizio di Cesare Borgia. Il condottiero attaccò Contigliano poichè la città gli aveva negato le vettovaglie per il suo esercito e perchè una donna lo aveva colpito con una grossa pietra ferendolo leggermente.
Il paese chiuso tra Porta dei Santi (con portale originale) e Porta Codarda conserva ancora l’antico nucleo circondato in parte da Mura Medioevali in parte da case serrate tra loro come a volerlo difendere.
I numerosi palazzi cinquecenteschi e seicenteschi gli conferiscono un aspetto statuario ed austero.
Contigliano Alta è ricca di viuzze e di gradinate, che con un alternarsi di archi e di scalette giungono nella parte più alta caratterizzata dall’imponente struttura della Collegiata di S. Michele Arcangelo, iniziata per volontà delle famiglie locali nel 1683 e portata a termine del 1747. La chiesa è caratterizzata da una navata unica sulla quale si aprono quattro cappelle laterali, numerosi sono gli affreschi e i dipinti del XVII e XVIII sec., tra i quali l’Arcangelo Gabriele del reatino Filippo Zucchetti (1710), la Caduta di Simon Mago del romano Francesco Ricci (1764). All’interno si può osservare il coro e l’organo ligneo del XVIII sec. intagliato da Venanzio di Nanzio di Pescocostanzo.
Nella zona a nord del paese sono i ruderi della Chiesa di S. Giovanni luogo suggestivo dal quale si ammira il paesaggio della conca reatina, a ridosso della quale  il paese nel corso della storia si è sviluppato. Il luogo più antico è costituito dai resti della Chiesa di S. Lorenzo che sorge al di fuori della città in aperta campagna, mentre sulla strada per Greccio si nota l’imponente struttura dell’Abbazia Cistercense di S. Pastore fondata nel 1255 come attestavano due lapidi oggi non più in loco. L’Abbazia ricoprì un ruolo fondamentale tra il XIII e XIV sec. ma ben presto iniziò la parabola discendente che la portò alla rovina dei suoi beni terreni e architettonici. Dalla chiesa a forma di croce latina divisa in tre navate si manifesta la semplicità e la linearità dell’arte cistercense; sul chiostro si affacciano gli ambienti più importanti per la vita monastica: la sacrestia, la splendida aula capitolare, caratterizzata da una doppia volta a crociera costolonata e il parlatorio. Al di sopra si sviluppa l’appartamento commendatario dove, ancora oggi, sono visibili, in parte, gli affreschi.
Contigliano fu caro al famoso Baritono Mattia Battistini che fece costruire una villa ed una tomba gentilizia, dove oggi riposano le sue spoglie e quelle della consorte, in località Collebaccaro (frazione di Contigliano). Il baritono nato a Roma nel 1856 seppe farsi amare per le sue doti vocali e per l’eleganza con la quale interpretava i suoi personaggi. Fu ammirato in molti teatri d’Europa ma soprattutto in Russia. Con la città di San Pietroburgo è stato formalizzato un gemellaggio per ricordare, con convegni e spettacoli, il baritono.

Tenuta di Corbara (Antonella Giroldini)

 

Antica proprietà dei Conti Montemarte, la Tenuta di Corbara è oggi un elegante agriturismo in stile albergo diffuso nel cuore dell’Umbria a pochi chilometri da Todi, Orvieto, Assisi e Spoleto e distante solo 1 ora da Roma.
Il territorio su cui oggi si estende la Tenuta, e la vasta azienda agricola che ne è parte integrante, è di circa 1.100 ettari mentre la struttura, unica per la sua composizione e tra le più belle dell’Umbria per la sua posizione,  è composta da 6 casali in pietra (alcuni dotati di piscina). Il fulcro centrale è il Podere Il Caio dove è situato l’ampio ed elegante ristorante, mentre tutti intorno sorgono gli altri casali caratterizzati da un attento lavoro di restauro che coniuga l’originario spirito contadino con raffinatezza ed eleganza.
Immersa in una secolare vegetazione, circondata da vigneti, uliveti e terreni coltivati la Tenuta di Corbara mette a disposizione dei suoi ospiti  un grandioso territorio tutto da scoprire , assaporare, esplorare ed eccellenze quali olio, vino, miele.
Un luogo straordinario dove regnano armonia e tranquillità, lontano dai rumori e dallo stress quotidiano, che permetterà di ritrovare il benessere

Sei casali in pietra e le stanze del Caio e del Podere Ponticello, 1 ristorante in grado di ospitare fino a 180 persone, 3 piscine, un porto romano  (sito archeologico sotto l’egida dei Beni Culturali), 140 ettari di terreno dedicati ai vigneti, oltre 3000 alberi di olivo: questi sono alcuni dei numeri che caratterizzano la Tenuta di Corbara.

Atmosfere calde, ambienti accoglienti, raffinata cucina umbra e la bellezza mozzafiato degli scenari naturali ai quali è possibile aggiungere attività sportive (mountain bike, percorsi di trekking, gite a cavallo), corsi di ceramica e cucina, indimenticabili passeggiate nelle città d’arte vicine (Orvieto, Todi, Civita di Bagnoregio), visite alle cantine e al piccolo bioparco.
Un’ospitalità unica, di antica tradizione, dove si intrecciano con sapiente maestria natura, storia, arte e gastronomia. Un’esperienza straordinaria in una cornice suggestiva, tutta da vivere ed assaporare.

ssere e il buon umore e riscoprire il contatto con la natura

 

 

 

Montasola (Antonella Giroldini)

 

 

Basta fare una passeggiata lungo il torrente L’aia per vedere nei pressi della località Piane Marmi, resti di monumenti funerari d’età romana Nell’alto medioevo Montasola ha l’aspetto del tipico paese medioevale con al centro un’azienda patronale, all’epoca gestita dai monaci farfensi, introno alla quale si snodano una moltitudine di case coloniche.
Negli anni a Montasola appaiono nomi quali Papa Stefano IV nell’817, Imperatori quali Lotario nell’840 e Ludovico II nell’857.
All’inizio del secolo X ai monaci farfensi subentra il castellum de lori che nel XII secolo viene assoggettato alla Santa Sede alla quale doveva un censuo di 181 libre.
Dall’accordo tra Enrico VI e Celestino III, il quale ridava al controllo pontificio una notevole parte del patrimonio, nacque il castrum di Montasola come testimonia un’epigrafe murata sulla facciata della chiesa.
Nel 1278 gli abitanti di Montasola giurarono fedeltà ed omaggio a papa Nicolò II. Nella seconda metà del XIV secolo Montasola si ribellò al dominio pontificio e divenne terra bandita.
In seguito fu occupata nel 1368 da Luca Savelli, poi il castello fu infeudato a Francesco e Bucio Orsini, figli del defunto rettore del patrimonio Giordano, morto nel 1365 a seconda generazione, mascolina, con la possibilità di successione delle donne a determinate condizioni, da parte di Papa Urbano V.
Montasola fu retta dagli Orsini fino agli inizi del 1400, quando venne assegnata a Battista Savelli. Nel 1463 Papa Pio II tolse Montasola a Giacomo Savelli e la vedette a Giorgio Cesarini, ai fratelli Della Valle e a Marcello Rustici.
Cinque anni dopo i Savelli riscattarono Montasola che fu nuovamente sequestrata alla famiglia baronale romana nel 1501 dal Papa Alessandro VI e concessa in vicariato a Giovanni Paolo Orsini.
Alla morte del Papa i Savelli recuperarono Montasola che in seguito venne acquistata definitivamente dalla Camera Apostolica. Nel 1853 Montasola divenne comune autonomo con 474 abitanti dei quali 359 vivevano in campagna e 115 nel paese, 106 le famiglie 103 le case.
La chiesa era sempre dedicata ai SS. Pietro e Tommaso, c’erano una bottega di merci diverse, una di liquori, una di ferri lavorati, 3 osterie, un caffè una rivendita di sale e tabacchi un forno, un macello, un muratore, un ebanista, un carrettiere, dei calzolai, 3 sarti una sarta un medico e la farmacia Colletti.

Eremi e Monasteri su Monte Cucco: Badia dei Ss. Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli (Antonella Giroldini)

L’area montana del parco regionale del Monte Cucco è pregevole dal punto di vista naturalistico ma anche per la ricchezza di eremi e monasteri , in parte abbandonati ma in grado comunque di testimoniare l’intensa attività monastica nella zona.

Alla confluenza con il Rio Freddo  con il Sentino, sul confine tra Umbria e Marche, si incontra l’interessante Badia dei Ss. Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli , fondata dai Benedettini, con chiesa del 1286.

PONZA (Antonella Giroldini)

PONZA

Ponza è un’isola meravigliosa, la più grande e turistica tra le Isole Pontine. E’ anche uno dei Borghi più belli della Provincia di Latina e del Lazio ed un posto con un’infinità di cose da vedere.

Qui sotto trovate una selezione delle cose più belle da vedere a Ponza, con le spiagge migliori, quelle da raggiungere a piedi, i vigneti, gli hotel con vista, i musei, le cose da fare, i trekking ed i ristoranti imperdibili dell’isola.

A lei Eugenio Montale dedicò alcuni versi definendola un paradiso in terra. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, ma Ponza è ancora un paradiso, se si sa dove andare.

L‘interno dell’isola è montuoso e solcato dalle mulattiere che portano all’area vulcanica che è il cuore di Ponza. L’ideale è percorrerle a piedi prima del tramonto, oppure in bicicletta, se si hanno gambe allenate.

La zona del porto è la prima che vedrete arrivando a Ponza. Il colpo d’occhio non è niente male, ma non accontentatevi. Proseguendo oltre il porto turistico ed il centro storico si incontra il Borgo di Santa Maria dove c’è un porticciolo e l’isola diventa un po’ meno a misura di turista. Dove Ponza si restringe e si fa striscia sottile inizia la zona di Le Forna, la parte più selvaggia ed elevata.

Qui ci sono i posti meno turistici, le case costano meno e le spiagge sono meno affollate. Questa zona dell’isola merita di essere visitata centimetro per centimetro facendo passeggiate nell’interno e scoprendo i vari sentieri.

COSA VEDERE A PONZA

Cosa vedere a Ponza? Ponza è famosa per le spiagge bianche e l’acqua turchese. Il mare a Ponza è uno dei più belli del Mediterraneo, con fondali ricchi di vita, relitti e grotte che sono il paradiso dello snorkeling e del diving. L’isola conta 40 km di costa frastagliata che forma insenature e baie, calette e spiagge, scogliere bianche, faraglioni e grotte sommerse.

Ma Ponza non è solo mare. L’isola è stata abitata sin dal tempo dei romani e dei greci prima. I resti del passato sono ben visibili ed è meraviglioso scoprirli uno ad uno. Ci sono due necropoli romane, grotte artificiali, i resti di due sontuose ville imperiali e tante cisterne disseminate sul territorio, di cui la più famosa è la Cisterna Romana della Dragonara.

Qui sotto ci sono nel dettaglio tutti posti più belli da vedere a Ponza, quelli da vedere se piove e i posti per girare Ponza a piedi o con i bambini.

La cima del Monte Guardia è il punto più alto dell’isola da cui il panorama sull’arcipelago e su Ponza è meraviglioso. Qui si trova anche il faro di Ponza (che presto sarà trasformato in un albergo con 4 suite) ed i resti di una necropoli romana. Purtroppo la passeggiata fino al Faro al momento è chiusa al pubblico, ma potete rifarvi sorseggiando un ottimo Faro della Guardia Casale del Giglio, ottenuto da un vigneto eroico di uve biancolella.

Dalla località Le Forna (a nord dell’isola) si vede lo Scoglio della tartaruga che si chiama così perché assomiglia proprio ad una testuggine. Dalla chiesa di Le Forna si raggiunge a piedi percorrendo un sentiero facile e breve, da dove avrete accesso ad una memorabile caletta.

Camminando su un sentiero sterrato poco lontano dallo Scoglio della Tartaruga si arriva alle piscine naturali di Ponza: un paradiso in cui fare il bagno in 3 piscine naturali. Due sono delimitate dalla roccia, una è aperta verso il mare. In alta stagione possono essere molto affollate. In questo caso potrete affittare una canoa oppure un pedalò al vicino stabilimento il Falco ed andare all’esplorazione di punti più selvaggi e meno frequentati intorno alle piscine naturali.

GROTTA DI ULISSE

La Grotta di Ulisse si trova vicino alle Grotte di Pilato. L’antro è piccolo ma grazie ad una particolare piccola apertura in alto si creano fantastici giochi di luce che illuminano l’acqua di un colore azzurro intenso. Si visita con un tour in barca dal porto oppure a nuoto con maschera e boccaglio!

A Bagno Vecchio, nella zona orientale dell’isola, c’è una necropoli romana che si affaccia su una delle spiagge più belle di Ponza. La spiaggia di Bagno Vecchio è nota anche come La Parata. Ripetuti crolli hanno in parte distrutto la necropoli, ma è ancora visitabile, con un breve e piacevole trekking (anche se il sentiero non è ben segnato). E’ consigliato invece raggiungere la spiaggia solo via mare perché il sentiero dalle necropoli in poi si fa impraticabile.

FARAGLIONI DEL CALZONE MUTO

Il Faraglione del Calzone muto si trova quasi di fronte al Bagno Vecchio. E’ una roccia solitaria ed aguzza che ricorda un po’ la forma di un pantalone, o almeno così sembrava nell’800 quando prese questo nome. Secondo la tradizione popolare un marinaio muto volendo lanciare il suo grido di gioia alla vista di quel meraviglioso paesaggio e non potendo gridare lanciò i suoi pantaloncini sullo scoglio che ne presero la forma: la forma di calzone del muto.

  • FARAGLIONI DELLA MADONNA

I Faraglioni della Madonna si raggiungono solo via mare anche se un tempo erano collegati alla terra ferma e facevano parte della mastodontica villa estiva di Augusto a Ponza. Sul faraglione c’è una cappella scavata nella roccia dedicata alla Madonna della Salvazione e che dà il nome al posto.

Ci si arriva via mare percorrendo un breve sentiero dopo l’approdo, ma anche via terra con una mulattiera (a piedi in 40 minuti dal porto). Il Fieno è l’unica zona agricola di Ponza dove si coltivano legumi ed antichi vitigni. Insieme al Pizzicato (una piccola area a terrazze sul porto di Ponza) è l’unico punto dell’isola dove si produce il vino di Ponza da uve che hanno le loro radici nella dominazione borbonica e che stanno rinascendo in questi ultimi anni dopo tanta incuria. Da Punta Fieno si vede il giallo del tufo di Chiaia di Luna, il bianco accecante di Punta Bianca ed il verde di Palmarola.

  • GIARDINO BOTANICO DI PONZA

A Ponza c’è un giardino botanico nato per raccogliere e salvaguardare le specie mediterranee, soprattutto fiori. E’ un posto perfetto in cui passare un pomeriggio a Ponza con i bambini, ma anche solo per rilassarsi apprezzando il panorama meraviglioso sul mare imparando qualcosa sui fiori delle nostre terre.

  • MUSEO DEL SANTA LUCIA

Gli appassionati di relitti che non sono dei sub esperti hanno pane per i loro denti al Museo del Santa Lucia, il piroscafo affondato il 24 luglio del 1943 a largo di Ventotene. La nave collegava le isole Pontine e la terra ferma ed a largo di Ventotene fu colpita da una bomba che costò la vita a 65 persone. Il museo raccoglie reperti e foto del relitto e della nave prima della tragedia.

Capo Bianco è il tratto di costa più incredibile dell’isola. Qui la roccia è di un bianco abbagliante ed ospita tra le sue fenditure il Falco Pellegrino. Fellini si innamorò di questo posto e ci girò alcune scene del Satyricon. Si può esplorare solo via mare (in canoa o in barca) raggiungendo anche una piccola caletta protetta dal costone. L’escursione in barca a remi lungo la parete rocciosa è pensata apposta per il birdwatching.

La Piana di Punta Incenso si raggiunge a piedi con una bella e facile passeggiata che parte dal capolinea dell’autobus di Punta Incenso, di fronte al Ristorante Zia Anna. Da Punta Incenso poi si può raggiungere a piedi Cala Gaetano. Un tempo si riusciva a scendere anche a Cala Felci dopo avere ammirato l’incredibile panorama dell’Incenso, ma oggi il sentiero non è più agibile.

CENTRO STORICO DI PONZA

Ponza Porto ha case colorate con colori a pastello, ristoranti di pesce fresco, pescherecci e gozzi ormeggiati. E’ la zona in cui si esce la sera e dove si trovano la maggior parte degli hotel. Proprio sopra al porto inizia il centro storico di Ponza fatto di viottoli e scalette che scendono al porto e salgono al belvedere (zona Scotti).

Il cuore del centro storico di Ponza è via Pisacane dove ci sono la maggior parte dei locali, dei negozi per comprare cose e dei ristoranti migliori dell’isola.

 

ITACA di Costantino Kavafis (Antonella Giroldini)

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia (Antonella Giroldini)

In mostra sculture di epoca greco-romana, etrusca e medievale.

Non serve arrivare fino a Roma per ammirare sculture e oggetti di età romana, etrusca e medievale, tra cui una replica della celeberrima statua di Athena Parthenos di Fidia e una copia del Colosso di Rodi.

A pochi passi dall’uscita del porto, nel cuore della città, è infatti situato il museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia, allestito nella settecentesca palazzina di Papa Clemente XIII.

Il prezzo più pregiato del museo, ad ingresso gratuito, è sicuramente la replica romana dell’Athena Parthenos di Fidia (la cui testa è esposta al Louvre di Parigi) dalla metà del II sec. d.C..

Ma all’interno del museo, che si articola su tre piani, sono esposte altre sculture importanti tra cui alcune teste marmoree, di cui una raffigurante l’imperatore Marco Aurelio da giovane, e una statua di Apollo, copia marmorea di epoca romana (I sec. d.C.) di un capolavoro greco.

Studi recenti sull’originale opera hanno supposto che si trattasse del Colosso di Rodi, una delle sette meraviglie del mondo eseguita tra il 304 e il 293 a.C. da Carete di Lindo e crollata a causa del terremoto che sconvolse l’isola nel 228 a.C.