ORIANA – una donna (Antonella Giroldini)

….. non avrai molto tempo per capire e fare le cose. Il tempo che ci danno, quella cosa chiamata vita, dura troppo poco. E così bisogna che tutto accada molto in fretta…

Tosca ha una natura più dolce di Edoardo, ma anche lei da sempre tratta Oriana come un’ adulta, insegnandole che la vita è una guerra continua, che si vince soltanto con la tenacia: ” Mia madre un giorno, camminavo suo sassi, esclamò: coraggio, va avanti! Prendimi in collo, risposi, c’è i sassi. E lei: il mondo è pieno d sassi, te ne accorgerai presto”…..

…quel periodo della mia vita è, in quel senso, un lunghissimo inverno trascorso nell’inutile attesa d’un po’ di calore..

…una volta mi disse: ” attenta, sei brava, non ti farai amici nel nostro ambiente, fatto da tutte prime donne che alle donne vogliono concedere poco . Anzi, nulla. Il fatto è che quello che vuoi te lo pigli, senza aspettare che te lo concedano, e questo ti creerà non poche antipatie” . …

… l’alba sul Bosforo la acceca: ” il cielo era ancora scuro  sopra di noi ma ad est, dove c’è il Mar di Marmara, l’orizzonte sembrava infuocato e fiammate rosso porpora, gialle e viola squarciavano l’azzurro sfumando verso lato in lucide lingue rosa. Osserva dall’alto l’Anatolia, poi le montagne dell’Armenia, infine un deserto infinito : ” non c’era erba, ne alberi, ne fiumi, ne laghi sulla sponda deserta, sembrava di volare sopra un desolato paesaggio lunare, e questo era l’Iran. Dopo 3 ore di terra bruna e collinosa intravedemmo, come un premio, l’altipiano di Teheran…

Curiosamente, lei che diventerà una grande viaggiatrice, ha paura di volare…

…..Fino a quel momento non ha fatto che pensare alla carriera, ma davanti a questo collega si ferma, per la prima volta colpita dall’incontro con un uomo. Non è preparata a quello che sta per vivere , ma no sa come si fa…

….respingevo chi si innamorava di me, mi proibivo di innamorarmi. E certo sofrii, feci soffrire: ma non gettai l’ancora. Non gettai l’ancora nemmeno quando mi regalai al mio primo amore. Del resto il primo amore non fu gioioso. Servì solo a farmi intuire che amare significa costituirsi con i polsi ammanettati..

Villa Metafora – Andrea De Carlo ( Antonella Giroldini)

 ..Poi in quel luglio infuocato del 2005 gli era capitato di osservare dal mare Villa Metaphora, e benchè versasse in uno stato di penoso abbandono, se ne era innamorato a prima vista, come potrebbe succedere con una donna difficile dalle qualità straordinarie . E’ così che è nata la faccenda: un sentimento che diventa un idea che diventa un dato di fatto che si concatena ad altri dati di fatto, diventando più complicato e pesante a ogni passaggio….IL BARONE DIEDE ALLA RESIDENZA IL NOME DI VILLA METAPHORA, CONSIDERANDOLA UN’ALLEGORIA DEL CONTINUO ALLONTANARSI DELL’OGGETTO DI OGNI DESIDERIO ….

……Lascia qui il rumore del mondo, per tornare al suono dei tuoi pensieri…

…da dispensatore di attenzione è diventato un mendicante di risposte, intrappolato in un reticolo di troppe parole, troppi gesti, troppe richieste di contatto. E più si rendeva conto di quello che succedeva, più ha profuso sforzi, ottenendo alla fine solo saturazione, mancanza di effetto..

…ha ormai migliaia di casi in archivio, … Il fatto è che non c’è incoraggiamento, pressione, esempio, sollecitazione , allenamento, insistenza, che possa servire a cambiare un carattere o una predisposizioni. Cero, chiunque è in grado di modificare temporaneamente il proprio modo di fare, per accontentare qualcuno…L’altro registra i cambiamenti, ne gioisce, va a raccontarli in giro, se ne vanta, li celebra. Si sente una persona fortunata e speciale, attribuisce i risultati alla propria capacità di comprensione, alla propria dolcezza o fermezza, alla propria pazienza, alla propria costanza. Peccato che i cambiamentinon siabo affatto tali, ma semplici adeguamenti momentanei dettati da ragioni opportunistiche…Appena la minaccia è passata. la femmina è conquistata….Unico vero mododi cambiare una persona è cambiarla, nel senso di sostituirla con un altra …..

….il fatto è che proprio non ha la natura dell’animale da branco

Viaggiare ( Antonella Giroldini)

…si torna a casa. Molti amici mi chiedono come mai non mi stanco di viaggiare tanto e spesso così lontano. Ci si stanca invece a casa , nella propria città e nel proprio mondo, stritolati da assilli e doveri trafitti da mille frecce quotidiane banalmente velenose, oppressi dagli idoli della propria tribù. Inoltre è a casa che si gioca , in bene e in male, la vita, la felicità e l’infelicità, la passione e il destino…

…il viaggio, anche il più appassionato, è sempre pausa, fuga, irresponsabilità, riposo da ogni vero rischio. Si torna dunque a casa, al mondo adulto, serioso, invadente….

…ad ogni viaggio, ad ogni partenza, alcuni sensi si acuiscono e altri si ottundono. Ad assopirsi sono le antenne della sospettosa e ansiosa sorveglianza quotidiana, di solito pronte a registrare i segnali di tutto ciò che può minacciare l’ordine e il dominio dal piccolo mondo in nostro potere; partire è anche lasciarsi andare, mollare la zavorra, socchiudere gli occhi come quando si guarda il sole, pigliare quel che viene. Si risveglia la percezione dei colori, degli odori, della superficie liscia o ruvida delle cose, di dettagli anche insignificanti. Una città si rivela pure nel riverbero delle sue nuvole, nella qualità della sua luce, nell’indugiare dei suoi tramonti o nel precipitare del suo buio.

IL CUORE A DUE CILINDRI (Antonella Giroldini)

colui che non sente la musica pensa che chi danza è matto ..

L’amore al quale faccio riferimento è un sentimento molto più complesso, qualcosa che si nasconde negli angoli più profondi e sconosciuti dalla nostra anima. Un’emozione che va ben oltre la marca e il motore della nostra moto, una sensazione che stava annidata lì, ben prima che qualcosa ci spingesse a diventare un motociclista, o per lo meno a provarci . un sentimento strano e sovversivo , sempre pronto a saltare fuori e a prenderci per la gola, facendolo quasi sempre nel momento meno opportuno…la mia moto era anche il mezzo per cercare di capire chi ero veramente ….la mia harley , da mito, diventava puro mezzo, vero tramite per scoprire me stesso…in effetti, non sono molti quelli che arrivano a possedere una harley seguendo una naturale evoluzione, passando cioè verso una lunga serie di moto che li fanno maturare portandoli verso the real thing. Ma tutto ciò non ha alcuna importanza; ciò che conta davvero è che, a partire da un certo giorno della vostra vita , senza motivo iniziate a pensare più o meno ossessivamente ad un HD. Quest’oscura e impellente concupiscenza motociclistica capita soprattutto con le HD e la ragione, ancora oggi ignota a tutti, va cercata tra le misteriose alchimie dell’innamoramento , piuttosto che nelle fredde valutazioni di marketing o nelle più razionali logiche tecniche. E non potrebbe che essere così, visto che le harley sono moto che nessuno si comprerebbe mai. Innanzitutto, costano molto più che le loro pari, di solito  hanno prestazoni inferiori, sono certamente più pesanti, portano subito a ebollizione i polpaccidella vostra fidanzata e consumano una cifra…la potete incrociare ferma a un semaforo o vederne una bella foto.magari ne individuate una al vostro ufficio e poco alla volta vi scoprite a cercarla ogni mattina. Quello è il momento in cui il seme ha trovato un nido nel vostro cuore e comiuncia a germogliare….quella di vedervela nel garage è di solito l’immagine più seducente, forse perché l’innamoramento significa innanzi tutto possesso: è come lo struggente desiderio di possedere una ragazza, di poterla considerare la vostra ragazza. Ed è allora che iniziate a sognarvi di telefonarle e di trovarla disponibile di passarla a prendere e trovarla li ad aspettarvi sotto il portone. Da quando inizierete a immaginare la nuova HD che vi aspetta silenziosa nella penombra del vostro garage, la vostra anima sarà perduta per sempre e la vostra mente non avrà più alcun potere su di lei…

La cosa che mi aveva colpito era la sua linea incredibilmente femminile. Il posteriore era molto largo, con grandi borse rigideche parevano dilagare in mezzo al negozio. Gli scarichi cromati con i finali fish – tail sembravano correre rasoterra lungo la linea di galleggiamento di quella che mi pareva una corazzata più che una motocicletta. Poi all’improvviso le linee della moto si stringevano come la vita di una danzatrice di flamenco per concentrarsi su una sottile sella di pelle nera, lunga e curva, che consentiva a malapena il posto per le chiappe del guidatore. Dopo la sella, il profilosi allargava di nuovo con il serbatoio da diciotto libri, meravigliosamente rotondeggiante. Il colore nero e compatto con poche cromature, era molto elegante e lanciava riflessi scuri. Questo incredibile equilibrio di forme rotonde e femminili terminava con un manubrio bikini- bar, esageratamente largo , ma che incorniciava il fanale cromatocon uno stile old school. Non era un oggetto del desiderio, era puro desiderio sotto forma di motocicletta. Era la moto che chiunque avrebbe desiderato ed era lì davanti a me….

Chissà se gli ingegneri che lo crearono lo avrebbero immaginato : due normali motocilindri fatti funzionare in coppia per ottenere una doppia potenza, che girano a un ritmo che ricorda quello di un battito cardiaco, ed erogano potenza e adrenalina come null’altro al mondo. I due pistoni si muovono in fase e il peso dell’albero di trasmissione e dei leveraggi consente l’erogazione continua della famosa coppia a bassi regimi caratteristica delle harrley. Le vibrazioni che per anni gli estimatori hanno chiamato good vibrations e il rumore dei gas nelle marmitte di scarico si trasforma in un cupo rombo di tuono sono altri elementi c he hanno fatto entrare i motori harley nella leggenda . Dio creò il fulmine, i motociclisti il tuono …

A volte sono proprio le cose apparentemente più assurde che mi hanno aiutato a ritrovare viva dentro di me una piccola scheggia di follia che conserva nel mio cuore, ma che troppo spesso fa fatica a riemergere. Una parte preziosa , che non vorrei mai perdere, la voglia di tornare un po’ ragazzo, di dimenticare tutto, di fare qualcosa insieme ai miei amici, di accettare una sfida e di prendermi qualche rischio . HARLEY – DAVIDSON : IF HAD TO EXPLAIN YUO WOULDN’T UNDERSTAND….

…Con il passare degli anni ho maturato un mio stile, che condivido con i pochi amici con cui continuo a viaggiare costantemente: chiariamo subito che nonostante tutto, continuiamo ad appartenere alla categoria dei motociclisti indisciplinati. Questo è dato da una serie di motivi, non ultimo che siamo sempre almeno in due sulla moto: noi alla guida e , sul sellino del passeggero, il nostro ego ( quest’ultimo  parecchio pesante) …

….ma non è cosi cazzo : sotto gessati e le scarpe nere stringate, il mio cuore ardeva di passione e vedevo l’avventura attendermi dietro ogni angolo di strada…

E’ incredibile quanto una moto e una ragazza possano assomigliarsi. Ad esempio mi piacciono quelle che non sono da guidare ma che, una volta capite, sono semplici e sincere. Quelle che sei tu a farle partire si accendono subito, ma con gli altri fanno le bizze. Quelle che una volta accese non le spegneresti più. Quelle generose, che non ti stancano mai, e quelle che devi sempre fare attenzione a non abbassare troppo la guardia. Quelle un po’ ribelli, che richiedono polso ed esperienza, ma che quando le cose si mettono male non ti molleranno in mezzo alla strada. Quelle da cui c’è sempre da imparare qualcosa. Quelle che quando pensi di averle domate, ti rendi conto che invece sei tu ad esserne diventato schiavo.

Di entrambe amo le forme molto femminili e a volte spudoratamente, mi piace guardarle quando sono in mezzo agli altri e quando esco con loro mi piace che la gente le ammiri.

Amo talvolta stupirle con piccole sorprese; accessori che non aggiungono nulla alla loro bellezza originale ma che ne esaltano le caratteristiche essenziali, perché il loro stile è sobrio e non hanno bisogno di trucchi. Non le ho scelte a caso, ma sono arrivato a poco a poco , dopo tante esperienze, dopo aver provato e riprovato. Non è stato facile conquistarle, a volte ho rischiato di perderle, di svegliarmi un mattino e non trovarle più.

L’amore per le moto e per le donne è unico: per questo ho una sola moto e una sola donna. Tutte e due pericolosamente simili.

Gli uomini devono avere un futuro e le donne un passato: il ragionamento vale anche per le motociclette, anche se Oscar Wilde probabilmente non ci aveva pensato …

La mia teoria è che un po’ di ruggine può essere molto affascinante : le ferite i segni che la strada ha lasciato su una moto sono la mappa preziosa che è sbagliato cancellare con una mano di vernice.

La mia medicina per quanto la banca, i capi, e i francesi superavano il mio livello di sopportazione era un viaggio con i miei amici. Il problema non stava nella mia vita di tutti i giorni, nella mia famiglia o nel lavoro. Non era voglia di fuggire il mio presente, ma sapevo che nel profondo la mia anima custodiva una scheggia fatta di rock’n’roll e di curve in terza piena che a volte reclamavano la mia presenza per un po’. La moto è il mio modo personale di affondare le cose, e non necessariamente il meno faticoso.  La moto per me è uno stato mentale : la consapevolezza del fatto che, qualsiasi cosa stia facendo, io resto un motociclista. C’è sempre un angolo del mio cervello impercettibile sintonizzato sul quel mezzo a due ruote. Penso alle modifiche da apportare, ai prossimi viaggi, alle ultime sensazioni provate in sella. E aggiungo che non amo le moto in generale: amo la mia moto, quella che ho scelto e che mi identifica perfettamente, che mi fa sentire completo. E ‘ robusta anche se non va fortissimo , è affidabile e generosa , ha una storia e grandi significati legati al passato . Ha un estetica originale, perché l’ho trasformata piano piano.

Probabilmente perché non c’è nulla da capire , solo lasciarsi andare al piacere  di guidare un mezzo perfetto  che però ha bisogno di te per funzionare, proprio come tu hai bisogno dei tuoi amici per essere te stesso .

Scheggia by Roberto Parodi (Antonella Giroldini)

 in effetti era uno strano personaggio Scheggia : molto di ciò che faceva era in contrasto con quello che era diventato , e spesso cavalcava questa  incoerenza come se cercasse a tutti i costi di provocare un cortocircuito per far saltare tutto e ricominciare da capo. La specialità di scheggia era quella di sembrare l’opposto di quello che era ..

…infatti una moto non deve abituare alle comodità , ma liberarci da esse . E’ un potentissimo strumento di immaginazione e di sogno … quella moto gli piaceva perché aveva ancora dentro di sé l’idea di essenzialità ereditata dagli anni 70..ed allora  così doveva ritornare, maledizione …Scheggia incominciò il suo processo di purificazione dalla moto , ma applicandolo anche a se stesso. La moto si alleggerì nel corso degli anni e anche le sue idee si chiarirono, o per lo meno diventarono più definite

…Fedro era la componente celebrale e imprevedibile del loro gruppo, una variabile non controllabile e spesso deviante, uno spirito libero e pericoloso..

…visto che il motociclista deve lasciarsi attraversare dal viaggio , e non attraversarlo. 

Scheggia : in effetti era uno strano personaggio Scheggia : molto di ciò che faceva era in contrasto con quello che era diventato , e spesso cavalcava questa  incoerenza come se cercasse a tutti i costi di provocare un cortocircuito per far saltare tutto e ricominciare da capo. La specialità di scheggia era quella di sembrare l’opposto di quello che era ..

…infatti uns moto non deve abituare alle comodità , ma liberarci da esse . E’ un potentissimo strumento di immaginazione e di sogno … quella moto gli piaceva perché aveva ancora dentro di sé l’idea di essenzialità ereditata dagli anni 70..ed allora  così doveva ritornare, maledizione …Scheggia incominciò il suo processo di purificazione dalla moto , ma applicandolo anche a se stesso. La moto si alleggerì nel corso degli anni e anche le sue idee si chiarirono, o per lo meno diventarono più definite

…Fedro era la componente celebrale e imprevedibile del loro gruppo, una variabile non controllabile e spesso deviante, uno spirito libero e pericoloso..

…visto che il motociclista deve lasciarsi attraversare dal viaggio , e non attraversarlo. 

Vedi, le moto sono come le donne, quando pensi di avere imparato a dominarle, ti rendi conto che erano a portare avanti il gioco.

Sono come noi tuareg: padroni dello spazio, imperatori del nulla, esploratori di terre che nessuno vuole e che nessuno reclama…lo spettacolo è sempre di fronte ai loro occhi : è la grandezza della natura riservata soltanto a loro

La mia frizione non funzionava benissimo ultimamente, rifletteva Scheggia. Chissà, forse anch’io non lavoro bene come mediatore . sono troppo duro, brusco, non agevolo i cambi di stato, i passaggi che la vita mi chiede. Questa frizione che non va, sembra proprio una metafora della mia vita in quest’ultimo mese. Io e Daniele, il mio meccanico – filosofo , le abbiamo provate tutte: regolando , registrando, stringendo e allentando , cambiando olio e tirando i leveraggi delle marce, ma niente da fare. Ne io ne lei avevamo alcuna intenzione di riprendere a funzionare come si deve. La frizione era dura, brusca, improvvisa. Proprio come quando discutevo per ore senza arrivare da nessuna parte. Quando le cose non vanno bisogna mettersi tranquilli e riprendere tutto daccapo . lui lavorava veloce e tranquillo e intanto parlavamo di quello che capitava nella vita, di come bisognerebbe prenderle, magari . E la frizione piano piano veniva rimontata con nuove molle, più morbide, che avrebbero lasciato cambiare con più dolcezza la stessa che poco per volta avrei dovuto mettere anche nelle mie cose , con un po’ più di distacco, di tranquillità , anche di generosità , perché no .

Ma si, certo. Figurati, con Scheggia e Raniero abbiamo la follia e il cuore : non posiamo perdere..

Esistono molti tipi di deserto , pensava scheggia, ma i più desolati sono quelli dove non c’è sabbia, sono quelli della nostra mente, quelli che cu circondano quando le cose incominciano ad andare male, quelli che leggiamo negli occhi di chi ci saluta ma guarda altrove, di chi stringe la mano morbidamente ma sorride in modo strano, di chi dice di credere in noi e sta già pensando come fregarci….

La mente pone il motociclista in uno stato psicofisico particolare, fatto di atarassia e di attenzione al tempo stesso

Libertà totale. Libertà significa possibilità, potere, e assenza di vincoli, soprattutto mentali , che ti portano ad avere scrupoli ,, no basta, con questi vincoli , basta legami , obblighi , relazioni con il modo passato

….i nostri viaggi erano canovacci su cui dipingere la nostra avventura, modificando i programmi nel corso della vacanza, ma restava qualcosa che dovevamo portare a termine, in qualche modo. Così, ogni volta che accendevamo i motori ripartivano, io sentivo sempre una  sensazione di vuoto dentro dio me. Mi mancava l’intimità , la vicinanza, la condivisione assoluta con la gente, con quei posti

Qualcuno diceva che un uomo deve avere un futuro, e una signora un passato