Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia (Antonella Giroldini)

La Palude di Torre Flavia è una zona umida di grande importanza per la tutela dell’avifauna migratoria e per la conservazione di un ultimo lembo dell’antica maremma laziale.

La zona umida è formata da un terreno argilloso-limoso ricco di materiale organico di origine vegetale che da luogo a un tappeto di sostanza organica in putrefazione responsabile della formazione del fango nerastro. Lembi residuali di una antica duna sabbiosa separano la palude dal mare. Un molo di origine artificiale collega attualmente alla costa i ruderi dell’antica Torre Flavia, rimasta isolata a circa 80 metri dalla spiaggia a causa del fenomeno dell’erosione costiera qui molto accentuato.
Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia si estende lungo la costa, tra Cerveteri e Ladispoli, in alcuni tratti separato dal mare da un esiguo accumulo sabbioso e in altri raggiunto dal mare, che mette a nudo parte dei sedimenti anticamente originatisi dal lento accumulo di materia organica proveniente da residui di piante, alghe e animali morti, costituita da un fango molto scuro. Il paesaggio è quello delle aree umide costiere, che in passato erano diffuse lungo le coste laziali, quando esisteva un vasto sistema di acquitrini e paludi salmastre. Dietro la spiaggia (oggetto di intensa erosione ed arretramento), corre un cordone dunale, che delimita la palude vera e propria. Questa è formata da piscine, stagni e canali, inframmezzati da lingue di terra, coperte da un fitto e inaccessibile cannucceto, che penetra fino al cuore della palude.
Parte dell’area sommersa è oggetto di attività produttiva, grazie alla presenza di un impianto di pescicoltura sostenibile, la cui gestione contribuisce alla manutenzione della Palude.
All’inizio del secolo le bonifiche e la più recente urbanizzazione di Campo di Mare (anni 60′), hanno progressivamente ridotto la grande palude originaria, fino agli attuali 37 ettari. E’ così iniziato, per la Palude, un periodo di abbandono e di degrado a cui l’azione della Provincia di Roma, in collaborazione con il WWF Lazio, sta cercando di porre freno.
L’area è una Zona di Protezione Speciale (SIC IT 6030020), che fa parte della Rete Natura 2000 individuata dal Ministero dell’Ambiente, secondo la direttiva 79/409/CEE “Uccelli”. Nella zona antistante di mare aperto è anche presente un Sito di Importanza Comunitaria (“Secche di Torre Flavia” SIC IT 6000009; Dir. 92/43/CEE “Habitat”) che tutela le praterie di Posidonia oceanica.

I SASSI DI MATERA (Antonella Giroldini)

Sono due agglomerati di antiche abitazioni abbarbicate le une alle altre scavate nel tufo di una profonda gravina che dietro un apparente ” disordine primordiale “nascondono accorgimenti e soluzioni tecniche sofisticate. L’insieme costituisce una trama urbana complessa unica nel suo genere, in cui colpisce non tanto il numero infinito delle grotte, ma la varietà delle forme e l’intrecciarsi dei passaggi, dei prolungamenti in tufo, delle innumerevoli terrazze. La maggior parte delle abitazioni , spesso raccolte attorno a piccole piazzole con cisterne, ha in muratura solo la facciata mentre i resto è scavato nella roccia; le strette e tortuose strade passano sovente sopra le case, in un suggestivo labirinto di muretti e ripide scalinate. Considerati negli anni 50 – 60  del Novecento ” una vergogna nazionale”, i Sassi divennero simbolo dell’inarrestabile degrado del mondo contadino meridionale e furono oggetto di un trasferimento di massa degli abitanti in moderni anonimi quartieri periferici. Oggi questa antichissima forma insediativa, legalmente diffusa anche in Nord Africa, in Anatolia e nel vicino Oriente è stata inserita nella Lista Unesco del Patrimonio dell’Umanità; sono inoltre iniziati importanti interventi volti alla salvaguardia del recupero funzionale del suggestivo complesso, nel quale molte unità bonificate sono tornate ad essere abitate.

Scesi nel Sasso Caveoso per le vie Casalnuovo, si sbocca in un piazzale in fondo al quale prospetta la seicentesca chiesa di S. Pietro Caveoso, eretta su un precedente edificio e ampliata nel 1752. Dalla piazza, dominata dalla rupe detta monte Ennone  con la piccola chiesa di S. Maria de Idris quasi interamente scavata nella roccia , bella è la vista sulla gravina. La strada panoramica prosegue sull’orlo della stessa gravina, aggirando lo sperone sopra il quale si innalza il Duomo e addentrandosi quindi nel Sasso Barisano, il più costruito dei due agglomerati.

GARGONZA (Antonella Giroldini)

Poco distante dalla statale 73, a circa 8 km in direzione Siena, sulla sommità di un poggio boscoso e panoramico sorge il minuscolo borgo castellano di Gargonza, utilizzato come residence e centro congressi. E’  luogo di grande suggestione : attraverso un portale del ‘200, all’interno della mura, tra le piccole case di pietra, deliziosa piazzetta su cui prospetta la romanica chiesa di Ss Tiburzio e Susanna

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Duomo di Salerno (Antonella Giroldini)

La Cattedrale di San Matteo a Salerno, o Duomo di Salerno, fu fondata da Roberto il Guiscardo e consacrata da Papa Gregorio VII, ufficialmente inaugurata nel marzo 1084. L’attuale struttura risale al terremoto del 5 giugno 1688, quando è stata completamente ricostruita. L’ingresso principale è stato modificato, il suo cortile è circondato da un passaggio coperto sostenuto da ventotto colonne semplici con archi e una serie di tombe romane intorno alle mura. Sul lato meridionale della cattedrale si trova il campanile che risale al XII secolo.

La cattedrale di Salerno presenta una pianta articolata in un corpo longitudinale a tre navate con uno orizzontale, il transetto, con tre absidi e quadriportico. Il primo elemento di novità è dato dalla forma della cripta ad aula con lo spazio scandito da colonne e con le absidi in corrispondenza con quelle del transetto superiore. La cripta custodisce le spoglie mortali di San Matteo. La leggenda della traslazione vuole che le reliquie siano state portate a Salerno da Gisulfo I nel X secolo ed in seguito nel 1081, quando fu costruita la nuova cattedrale dedicata all’evangelista, furono deposte nella cripta destinata a custodirle.

La decorazione scultorea di tutto il Duomo di Salerno è caratterizzata da una forte presenza di animali: a partire dall’ingresso, vi troviamo un leone e una leonessa che allatta il suo piccolo, simboli della potenza e della carità della chiesa; l’architrave raffigura oltre al traliccio di vite, i datteri beccati dagli uccelli, un’allusione al nutrimento spirituale dell’anima ed inoltre, la scimmia ed il leone posti agli estremi che simboleggiano, rispettivamente, l’eresia e la verità della chiesa; ma anche all’interno propone elementi decorativi con animali propri del patrimonio medievale: leoncini, cavalli, centauri.

 

La città del travertino… parlante (Antonella Giroldini)

Ascoli è edificata sul travertino, ovvero un particolare marmo che si trova nel territorio e che offre scenari davvero unici. Piazza del Popolo è considerata una della più belle d’Italia, e non è possibile andare ad Ascoli senza ammirarla. In stile rinascimentale, è letteralmente incorniciata da un loggiato con 59 archi e palazzetti rinascimentali con portici e merlature. Tutta la pavimentazione è in lastre di travertino che, dopo la pioggia, assumono un suggestivo effetto a specchio. E il travertino, ad Ascoli, dal periodo umanistico è diventato parlante, grazie all’incisione sugli architravi delle porte dei palazzi di frasi, motti e proverbi, colti o dettati dalla saggezza popolare, religiosi o irriverenti, in latino e in volgare. Oggi se ne possono leggere oltre cento, in una sorta di vero e proprio testo che si può leggere lungo le ‘rue’ del centro storico.

 

Su questo straordinario specchio della città o salotto che dir si voglia si potrebbe scrivere pagine e pagine. La sintesi che qui riportiamo ricorda solamente la straordinaria armonia architettonica di questa piazza rettangolare, tutta di travertino, sovrastata dalla maestosa facciata del Palazzo dei Capitani del Popolo (all’interno la Sala degli Stemmi, un vero e proprio scrigno), le mura della chiesa di San Francesco, i palazzi rinascimentali, i portici e le logge. La piazza assunse la configurazione architettonica attuale nei primi anni del XVI secolo: ultimata la costruzione del colonnato nel 1509, si dette la possibilità ai privati di costruire e sopraelevare i fabbricati seguendo rigorosamente alcune regole, come l’elevazione di un solo piano oltre il colonnato e l’utilizzo degli stessi materiali edili (travertino per le finestre e mattoni rossicci per le volte e le case).

SALVADOR DE BAHIA : CIDADE ALTA ( Antonella Giroldini)

Le zone più frequentate sono la Ciudade Alta e la parte meridionale della Ciudade Baixa, dove si concentra la maggior parte delle cose interessanti da vedere.

Nella Ciudade Alta, da vedere :

  • Chiesa e convento di San Francesco (Igreja e Convento de São Francisco). Chiesa barocca con annesso convento dell’ordine terziario; si trova sulla piazza centrale dello storico Barrio Pelourinho che prende il nome dal palo dove venivano frustati gli schiavi.
  • Cattedrale (Catedral-Basílica Primacial de São Salvador). Chiesa barocca, con interno spoglio ma bel soffitto in legno.
  • Museu de cidade. Museo molto interessante che raccoglie tutte le statue delle divinità del candomblé.
  • Convento del Carmelo (Carmo). Convento cinquecentesco convertito di recente ad albergo di lusso.
  • Fundação Casa de Jorge Amado
  • Igreja de Nossa Senhora do Rosário dos Pretos
  • Palácio Rio Branco
  • Igreja da Ordem Terceira de São Francisco
  • Museu Afro-Brasileiro

MONTICCHIELLO (Antonella Giroldini)

Una strada alternativa, di grande interesse paesistico, per Montepulciano è quella, in parte “bianca”, che passa per Monticchiello, borgo medieval, cinto da mura, con torri e un cassero del XII secolo, coevo della parrocchiale che custodisce vari affreschi trecenteschi. La località è nota per l’annuale rassegna del ” Teatro povero”.

FABRO (Antonella Giroldini)

Fabro è la meta ideale per quel turista che predilige le bellezze paesagistiche ed i soggiorni rilassanti. E’infatti possibile organizzare nel verde che circonda il paese, delle lunghe e salutari passeggiate e aver così la possibilità di attraversare quelle terre la cui fertilità dona spontaneamente il pregiato tartufo umbro. All’interno del paese sono degne di nota la Chiesa parrocchiale di San Martino, eretta nel XIX secolo, e l’ottocentesco Palazzo Comunale, il cui progetto viene attribuito all’architetto perugino Guglielmo Calderini.

Il castello di Fabro, parte del territorio comunale di Fabro, è posizionato su un panoramico colle ( m. 364) a est del torrente Chiani. Di matrice fortificata, con caratteristica forma a mandorla, fu fondato intorno al Mille e restaurato nel Quattrocento e ancora nel Cinquecento. L’intervento progettuale cinquecentesco è opera di Antonio da Sangallo il Giovane (Firenze 1484- Terni 1564).
Il complesso, oggi di proprietà privata, mostra una struttura ancora in gran parte integra con possente e compatta cinta muraria e grande torrione cilindrico.
Il castello fu feudo dei Filippeschi dalla fondazione fino al 1313; passò poi ai Monaldeschi e nel 1488 a Cesario Bandini di Città della Pieve, i cui eredi a causa delle lotte di potere con la città di Orvieto, furono costretti ad andarsene nel 1494.
In seguito divenne roccaforte di grande importanza per lo stato pontificio.
Nel XVII secolo la località divenne comune con i propri Statuti mentre nel 1817 apparteneva ai marchesi Antinori.
A causa della distruzione dell’ archivio comunale, conservato nel Palazzo Comunale della cittadina, sono andate perduta la maggior parte delle memorie storiche del castello.