MATMATA ( Antonella Giroldini)

Il villaggio di Matmata “il” villaggio trogloditico per eccellenza, a tutt’oggi ancora abitato da berberi ed è meta di folle di turisti: è una tappa imperdibile. Rannicchiato entro un ampia conca circondata dalle alture del Dahar, il villaggio è stato interamente costruito sotto terra sia per mancanza di materiali da costruzione , sia per difendersi dai rigori del clima e dalle incursioni dei pedoni. Ogni casa si organizza attorno a una fossa a cielo aperto di diametro compreso tra 5 e 10 m e di uguale profondità . Visti dall’alto , i circa 700 crateri scavati nel terreno suolo argilloso dei monti Matmata, conferiscono al villaggio un aspetto lunare.

All’uscita nord del villaggio si ammira uno splendido panorama sui rilievi della regione.

Rocca dei Borgia a Subiaco (Antonella Giroldini)

La Rocca abbaziale, anche detta “Rocca dei Borgia”, fu costruita verso la fine dell’XI secolo dall’abate Giovanni V. Fu concepita come castello feudale, allo scopo di instaurare il dominio monastico su Subiaco; per questo sorse sulla cima di una collina, in una posizione dalla quale fosse possibile tenere sotto controllo l’intero castello sublacense e in particolare i ribelli. Fu munita di fortificazioni, carceri, una torre di avvistamento, stanze, appartamenti e una piccola chiesa dedicata a San Tommaso.
La costruzione subì danni a causa del terremoto nel 1349, venne saccheggiata e danneggiata anche dai sublacensi e per molti anni non fu abitabile.
Nel 1476 la Rocca fu restaurata dal card. Rodrigo Borgia, che la dotò inoltre di una torre quadrangolare munita di merlature, feritoie, carceri e trappole, allo scopo di difendere la parte più antica della costruzione. Il card. Rodrigo e la sua famiglia abitarono alla Rocca e, secondo alcuni storici, qui nacquero nel 1476 e nel 1480 Cesare e Lucrezia Borgia, figli di Rodrigo e della sua amante Vannozza Caetani.

Dopo il card. Rodrigo la Commenda passò al card. Giovanni Colonna e ad altri membri del suo casato. Durante il dominio della potente famiglia, a causa dei rapporti difficili con la Santa Sede, Subiaco fu teatro di scontri fra gli eserciti e la Rocca fu in parte demolita dall’esercito pontificio.
Nel 1778 l’architetto Pietro Camporese, per volere di Pio VI, effettuò dei lavori di restauro che però eliminarono gli elementi che rendevano la Rocca un castello medievale: la torre venne dimezzata, eliminata la trappola e le carceri; il nucleo occidentale venne dotato dell’imponente orologio. La costruzione diventava così un palazzo moderno, adatto a essere utilizzato come residenza dell’abate commendatario. Vi alloggiarono anche i papi Pio II, Pio VI, Gregorio XVI e Pio IX.

Dopo la soppressione della Commenda (1915) la Rocca abbaziale venne affidata all’abate di Santa Scolastica e non fu più usata come residenza.
L’intero complesso architettonico è costituito da tre fabbricati distinti, diversi anche per epoca di costruzione. Salendo al secondo piano dell’edificio centrale si raggiungono le sette camere che costituiscono gli appartamenti Braschi. Gli affreschi che ricoprono le pareti delle prime tre sale riproducono i Castelli Abbaziali, risalgono alla seconda metà del Settecento e sono opera di Liborio Coccetti e dei fratelli Zuccari. La quinta camera, cui si accede attraverso un transetto, era la sala del trono dell’abate commendatario. Delle decorazioni e dei dipinti originari, oggi restano gli affreschi della volta, dove si trova il trionfo di Pio VI, circondato da sette figure allegoriche rappresentanti la Pace, la Giustizia, la Fede, la Fortezza, la Sapienza, la Purezza e la Prudenza. Sotto il cornicione si può ammirare una serie di scene del Vecchio Testamento.

La settima camera era la camera da letto dell’abate. È divisa in due ambienti; nel primo sono presenti, oltre al trionfo di Pio VI, affreschi di motivi mitologici e sacri e tre piccoli affreschi riproducenti   Gesù che conferisce il primato a San Pietro, Gesù che cammina sulle acque e San Pietro che risuscita un morto. Nel secondo ambiente, dove si trovava il letto dell’abate, si trova una splendida volta impreziosita da nove affreschi tra i quali spicca, al centro, la Gloria di Dio e dei Santi.


Dalla sala del trono si scende al primo piano dell’edificio, dove si trovano gli appartamenti Colonna-Macchi e la cappella palatina. Nel salone Colonna, anche detto salone “dei banchetti”, si trova una volta affrescata con al centro uno stemma in pietra del casato.
Scendendo ancora alcuni gradini si accede alle stanze restaurate dall’ultimo commendatario, il card. Luigi Macchi. Da queste si raggiunge la cappella palatina, ottagonale, in stile neoclassico-barocco, con presbiterio quadrato. Al centro di una cornice a raggiera si trova un quadro della Madonna del Buon Consiglio, alla quale la cappella è dedicata. Sull’altare in marmi policromi un ciborio in marmo giallo è impreziosito da lapislazzuli e smeraldi. Il card. Macchi fece restaurare la cappella nel 1899, come ricorda l’epigrafe marmorea sulla porta, coronata da uno stemma del commendatario.

 

Parco Naturale di Monte Cucco (Antonella Giroldini)

Nei comuni di Fossato di Vico, Sigillo, Costacciaro, Scheggia e Pascelupo, si estende per oltre 10.000 ettari, quest’area naturale di tutela regionale che, mostrando un’eccezionale ricchezza di vegetazione , fauna e giacimenti geologici, giunge fino al confine con le Marche. Il vero cuore del comprensorio è il massiccio calcareo del Monte Cucco, che con la Sua forma conica domina le terre umbro – marchigiane. Gli amanti delle escursioni potranno trovare in questa zona il loro ” paradiso”, oltre ad ammirare affascinanti fenomeni di carsismo e le numerose sorgenti e forre scavate dalla forza dei torrenti. Tra queste è spettacolare quella del Rio Freddo: un canyon inciso per la lunghezza di 5 km e una profondità di circa 200 m. Il massiccio del monte Cucco, oltre alla spettacolarità panoramica, ha una collocazione tale , rispetto ai venti e alle correnti termiche, da renderlo particolarmente adatto per lo sport del volo libero e del deltaplano.

 

 

Imboccata da Sigillo la strada panoramica che in 9 km risale le pendici del monte, si giunge nella Val di Ranco, tra boschi e praterie ideali per tranquille passeggiate. Ma la vera attrattiva di questa zona è la grotta  di Monte Cucco.

Garbatella (Antonella Giroldini)

Attorno al 1920 la breve stagione di successi conosciuta dall’area industriale Ostiense – Portuense appariva già avviata a conclusione, ma ciò non scoraggiò la realizzazione della Garbatella, quartiere modello di edilizia popolare pensato per il ceto operaio e contraddistinto da bassa densità edilizia e ampie zone verdi, caratteristiche oggi perdute.

La Visita alla città di Rocchettine (Antonella Giroldini)

Rocchette e Rocchettine sorgono quindi nel punto in cui la valle subisce un forte restringimento, a strapiombo sulle acque del torrente. L’ambiente intorno alle fortificazioni è sicuramente uno dei più suggestivi che si possono incontrare nella Sabina del versante tiberino, ricco di boschi e di corsi d’acqua.

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Rocchettine mantiene meglio conservate le sue fortificazioni originarie, ma subisce un graduale abbandono. Successivamente, intorno alla rocca abbandonata sorgerà un piccolo nucleo di case che ben presto subirà un progressivo spopolamento. Da questo periodo in poi le già scarse notizie sulle vicende di Rocchettine diventano praticamente nulle, come se la fortezza fosse scomparsa dal novero sia storico che geografico. Dobbiamo fare un consistente balzo temporale e giungere all’età moderna per ritrovare documenti che ci informano delle sorti di questo affascinante luogo. Così, i le notizie ci portano nel novembre del 1817 quando, in seguito ad un’opera di riorganizzazione dell’area Sabina, il Cardinal Consalvi con un decreto assegna al comune di Torri in Sabina il territorio in cui ricadono sia Rocchette che Rocchettine.

FORTE MICHELANGELO -CIVITAVECCHIA (Antonella Giroldini)

La costruzione, uno dei più insigni edifici militari di epoca rinascimentale , è a pianta rettangolare , delimitata dai quattro torrioni cilindrici angolari di S. Ferma, S. Sebastiano, S. Giovanni e S. Colombano con maschio ottagonale alto m 23. Fu iniziato per ordine di Giulio II della Rovere , che intendeva  mettere al sicuro il porto cittadino dalle incursioni di pirati , e primo direttore dei lavori fu Bramante nel 1508, seguito da Antonio da Sangallo il Giovane e infine nel 1535 da Sangallo il Giovane e infine nel 1535 da Michelangelo. Molto bello anche l’ampio cortile interno, con fronti decorate.

 

Anghiari (Antonella Giroldini)

Bandiera Arancione del TCI, il borgo medievale della Val Tiberina Toscana fu definitivamente consacrato alleato e testimone della civiltà fiorentina nel 1440, in seguito alla famosa battaglia vinta sulle milizie viscontee. Edifici medievali e palazzi rinascimentali  si affacciano sui ripidi vicoli  e sulle piazzette del centro.

 

Atollo di Contoy (Antonella Giroldini)

Un’escursione assolutamente imperdibile per chi soggiorna ad Isla Mujeres è quella nel vicino atollo di Contoy, un’isola definita come un vero e proprio paradiso, un atollo da sogno, un santuario della natura, un luogo in cui la fauna e flora è assolutamente incontaminata, un’atmosfera da sogno, degno dei migliori documentari di National Geographic.

Distante solo 45 minuti da Isla Mujeres, può essere raggiunto in barca o catamarano e prevede un’escursione completa di un intero giorno che include colazione, visite guidate e pranzo a base di pesce sulla spiaggia di Contoy.

Contoy è un’isola speciale, non è possibile pernottare sull’isola, essendo una riserva super protetta, al fine di proteggerla, è permessa la visita di solo 30 persone al giorno, non ci si può addentrare nell’entroterra se non seguendo un percorso stabilito dai pochi biologi che si impegnano costantemente nello studio e protezione dell’habitat dell’isola.

Si tratta di un’occasione unica per visitare le splendide bellezze naturali dell’isola o semplicemente per rilassarsi in una delle zone più incontaminate e paradisiache del mar dei caraibi.

 

UN TUFFO NEL CENOTE (Antonella Giroldini)

Nello Yucatán si trovano spiagge bellissime intorno a Cancún, Playa Del Carmen e Tulum. Se cerchi qualcosa di diverso dalle solite distese assolate pullulanti di bikini, punta sui piccoli specchi d’acqua turchese dove si dice che i maya comunicassero con gli dèi.

In questi luoghi riposti, nuoterai in acque ricche di minerali all’interno di grotte incantate o sotto un cielo contornato di giungla e ti sentirai sospeso nel tempo.

I cenote sono piscine naturali formate dallo sprofondamento del suolo calcareo e spesso sono la porta d’accesso a un mondo sotterraneo di piccoli bacini idrici nascosti. Molti conservano acqua dolce meticolosamente filtrata dal terreno, così pura da poter vedere i pesciolini che pascolano in profondità. Anche i cenote all’aperto hanno acque limpide e spesso vi si trovano alghe ricche di vitamine e sali minerali: balsamo e nutrimento per la pelle. Chi ama le fotografie subacque sarà entusiasta, perché si possono fare scatti di alta qualità.

I maya veneravano i cenote, perché erano una risorsa d’acqua dolce nei periodi di siccità. Infatti, il nome cenote significa ‘pozzo sacro’. Costruivano i loro villaggi intorno ad essi e li consideravano una porta d’accesso per parlare con le divinità. Il loro approccio con i cenote era sempre di grande rispetto. Oggi nuotare in queste acque ha il sapore di un tuffo indietro nel tempo, tra enormi piante tropicali e monumenti capaci di sfidare il cielo con le loro pareti.

Per me non è stato possibile rinunciare a una doccia rinfrescante in queste acque cristalline….

Cenote Yokdzonot, vicino a Chichén Itzá

Non è facile scoprire il Cenote Yokdzonot. La sua fama è oscurata da un altro, più famoso, che s’incontra a 10 minuti d’auto dalla piramide di Chichén Itzá. Le donne maya che si prendono ancora oggi amorevolmente cura del cenote mantengono lo spirito di cooperazione che ha ispirato la nascita del parco. Ogni pietra del sentiero che scende alla piscina è stata posta a mano.

Potresti essere l’unico a nuotare nello Yokdzonot, o al massimo dovrai spartire il momento con pochi fortunati, mentre piccoli pesci guizzeranno sotto di te e un colibrì spiccherà il volo.

Cenote Dos Ojos, vicino a Tulum

Il nome significa ‘due occhi’ e indica le due piscine di questo complesso: una blu e tersa, l’altra scura e caveronosa. Entrambi sono ben tenuti, ma è il cenote scuro il grande protagonista, per la possibilità di fare snorkelling in assenza di luce. Il noleggio dell’attrezzatura da immersione comprende una torcia sufficiente a farti vedere le stalattiti che ti circondano. Può essere molto claustrofobico là sotto, ma è divertente vedere i fasci di luce che penetrano l’acqua tersa. Un’esperienza da abbinare alle suggestive piramidi di Tulum.

Si può fare snorkelling anche nell’altro cenote: mentre guardi l’acqua cristallina, la luce penetra nelle profondità, il tuo corpo si rilassa e il tempo sembra scorrere più lentamente.

Cenote Azul, vicino a Tulum e Playa Del Carmen

Non ci sono attrattive extra né folla al Cenote Azul, solo l’ambiente circostante. Il luogo ha il fascino di un antico parco tematico. Ve ne sono di più grandi e di più intriganti, ma qui avrai lo spettacolo tutto per te.

Dando una sbirciata attraverso le terse acque turchesi, ti renderai conto della fauna tropicale sottostante. Un mondo perfetto per le esplorazioni dei subacquei. Anche i bambini possono divertirsi nuotando nei pressi di una piccola parete di roccia. Chi è meno in forma ha a disposizione piccole vasche, sentieri da percorrere a piedi e posti traquilli per fermarsi a sgranocchiare qualcosa.

Per il trasferimento da Playa Del Carmen o Tulum puoi approfittare di minivan piuttosto convenienti.

Cenote Samulá, vicino a Valladolid e Chichén Itzá

Ecco un ottimo soggetto fotografico, dotato di luci artificiali che illuminano in modo suggestivo le cavità delle grotte. L’ambientazione è perfetta per vivere l’esperienza. Il momento migliore è quando volgi lo sguardo al cielo e vedi le lunghe radici degli alberi che spuntano dal terreno, nel tuo caso dalla sommità della grotta. Questi alberi sfruttano per vivere proprio l’acqua del cenote. La luce del sole filtra dall’ingresso, creando un fascio di luce. Intanto, i pesci gatto nuotano intorno ai tuoi piedi e i pipistrelli volano intorno. Ti sentirai molto umile di fronte a questo spettacolo della natura.

Un sentiero scende verso il cenote attraverso le rocce. L’acqua è così limpida che lascia scorgere ogni cosa in profondità.

Cenote Ponderosa, vicino a Playa Del Carmen

I misteri abbondano al Ponderosa (noto anche come Jardín del Edén): qui i maya facevano sacrifici umani e gettavano nell’acqua offerte d’oro e di giada. Che cosa si muove sott’acqua? Forse sono solo pesci, che emergono dalle cavità sotterranee. Ma chi lo sa… Il cenote è profondo 15 metri. Noleggia l’attrezzatura subacquea e tenta la fortuna in cerca di antichi tesori o di conchiglie fossili.

Il vasto cenote è parzialmente coperto da una parete di roccia ed è in parte delimitato dalla foresta pluviale. Puoi tuffarti dalla sporgenza rocciosa (attenzione a non finire in acque basse) e nuotare verso il laghetto d’acqua dolce per lo snorkeling. Il cenote si trova in fondo a una valle di alberi che trattengono l’umidità. È suggestivo pensare che non molto è cambiato da quando gli antichi venivano qui per comunicare con gli dèi.

Grutas de Loltún, vicino a Chichén Itzá e Tulúm

Non rinunciare a vedere il paese delle meraviglie sotterraneo dei maya solo perché non ami gli spazi angusti o nuotare. Alle Grutas (grotte) puoi godere della vista di un cenote senza bagnarti.

Le Grutas de Loltún sono le più grandi caverne dello Yucatán e consentono di percorrere sentieri spettacolari nel sottosuolo ‘monumentale’. Le guide ti porteranno a visitare cavità che riportano ancora i segni dei disegni realizzati migliaia di anni or sono. Dal soffitto affiorano le radici degli alberi sovrastanti e le stalattiti e stalagmiti formano imponenti colonne.