Monaco (Antonella Giroldini)

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E’ la città più amata dai tedeschi, quella in cui la maggioranza degli abitanti del Nord vorrebbe traferirsi, stando ai sondaggi. Ma per i bavaresi è soprattutto la loro capitale , quella dove sventolano le bandiere bianco – azzurre del Freistaat. Non è difficile capire il perché di tanto amore. Passeggiare per le tranquille vie del centro, visitando i celebri musei o sorseggiando un boccale di birra al fresco del Biergarten, la sensazione sarà sempre quella di trovarsi in una metropoli dal volto umano. La città sulle rive del fiume Isar ha saputo, infatti, creare un felice equilibrio, dove l’espansione industriale  non ha cancellato le origini rurali e l’attaccamento alle tradizioni ; si riflette nella partecipazione corale alle feste e nell’orgoglio con cui indossano i costumi tradizionali.

Senza dimenticare quel venticello follia che nel 900 ha trasformato Monaco in città prediletta per le sperimentazioni artistiche : da quelle pittoriche del Cavaliere azzurro e quella della scuola di Monaco di cinematografia.

 

 

Tulum e Cobà (Antonella Giroldini)

Piccoli ma suggestivi, i siti di Tulum e Cobà, entrambe nella Penisola dello Yucatan a circa un ora di auto l’uno dall’altro, sono sono tra i più visitati dai turisti che arrivano in Messico da tutto il mondo. Tulum si avvantaggia di una posizione davvero spettacolare, dato che il sito si eleva su un promontorio che sovrasta una bella spiaggia lambita dalle acque cristalline del Mar dei Caribi; per Cobà la cornice è quella di una fitta foresta, invasa dal verde di una vegetazione rigogliosa, dalla quale emerge tutt’ora solo in parte anche la imponente piramide Maya.

Villa d’Este (Antonella Giroldini)

Un bel portale sormontato da uno stemma indica l’ingresso alla residenza, costruita per il cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I d’Este, nella seconda metà del ‘500 da Pirro Ligorio trasformando un convento benedettino. I successivi proprietari, i cardinali Luigi e Alessandro d’Este , provvidero ad arricchire , nel ‘600, la villa, che fu poi degli Asburgo fino al 1918, quando venne acquistata dallo Stato italiano.

L’edificio principale mostra sobrie linee architettoniche e conserva sale decorate da affreschi cinquecenteschi, dovuti in prevalenza a Livio Agresti, Federico Zuccari e Girolamo Muziano.

 

Bolzano (Antonella Giroldini)

Dapprima venne a Bolzano ai piedi del monte Virgolo, a occupare la lingua di terra che segna la confluenza del Talvera nel fiume Isarco. Poi, un poco più a ovest, il borgo di Gries e infine la città ” italiana”, che saldò come una sorta di ponte i due comuni , distanti un paio di chilometri. E’ nella prima Bolzano che si nascondono i monumenti più importanti , mentre la ” ferita” del monumento piacentiniano e l’ampio quartiere nato dopo la prima guerra mondiale introducono a una delle stazioni climatiche più alla moda dell’impero asburgico tra fine ‘ 800 e gli inizi del ‘900.

VITORCHIANO (Antonella Giroldini)

Vitorchiano, antico centro a pochi km da Viterbo, è uno dei tanti ma graziosi borghi della Tuscia. Il bellissimo centro storico è caratterizzato dal color grigio del peperino e da vicoli, archetti, profferli e piazzette molto suggestive. Altrettanto suggestivi e, a volte inaspettati, i belvedere verso la forra del Fosso Acqua Fredda, affluente del Fiume Vezza.

Vitorchiano, inoltre, è situato ai piedi dei Monti Cimini ed è rinomato per le diverse attività legate all’estrazione ed alla lavorazione del peperino. Caratterizzato, quindi, da una paesaggio collinare ricco di boschi il territorio di Vitorchiano è solcato da innumerevoli ruscelli, in gran parte ancora incontaminati. Tutto questo, fa di questa zona, un ottimo habitat in cui trovano rifugio diverse specie di animali selvatici.

Le mura e i profferli
Molto interessanti sono le mura di Vitorchiano che delimitano a sud il borgo antico. Edificate intorno al 1200, si estendono per circa 250 metri e sono interrotte da torri a base quadrata. Nel lato est e in quello ovest, invece, sono delimitate da due torroni cilindrici. Nella torre centrale si apre, Porta Romana, che rappresenta l’unico ingresso al centro medievale del paese. La caratteristica di queste mura, oltre al fatto di essere in peperino, è quella di presentarsi orlate di merli a forcella con barbacani e feritoie.

Altra caratteristica tipica del borgo di Vitorchiano sono i così detti profferli. Questi consistono in scale esterne che, generalmente, portano ad una sorta di balcone da cui si accede all’abitazione. Il balcone è sostenuto, di solito, da un arco a sesto ribassato.
Il centro storico
Piazzale Umberto I si apre subito dopo Porta Romana ed è il punto di passaggio obbligato per accedere al borgo antico. Punto d’incontro tra la nuova e l’antica Vitorchiano, la piazza risulta ricca di monumenti quali il campanile della Chiesa della Trinità o di Sant’Amanzio, l’ex chiesa di San Giovanni Battista (risalente al XVI secolo) e attualmente utilizzata come luogo per di ritrovo per diverse iniziative culturali e la fontana Pubblica, realizzata tra il XVII-XVIII sec.
Tra gli altri monumenti di Vitorchiano possiamo consigliare la visita alla Chiesa di Sant’Amanzio e a quella di Santa Maria Assunta. Di un certo interesse sono anche la Casa del Podestà e il Palazzo Comunale e, poco fuori dall’abitato, il Monastero di Santa Maria delle Grazie.

Cosa visitare nei dintorni di Vitorchiano
Non lontano da Vitorchiano, compreso nel territorio di Bassano in Teverina (di cui resta peraltro un borgo fantasma oggi in via di ristrutturazione), si segnala la presenza del misterioso Lago Vadìmone, noto per essere stato teatro della battaglia che vide la vittoria definitiva dei romani sugli etruschi (IV sec. a. C.), e per la sua singolare caratteristica (non rara nel Lazio) di scomparire per lunghi periodi e poi di ricomparire improvvisamente.
Presso Vitorchiano, inoltre, si trova il meraviglioso Sacro Bosco o Parco dei Mostri di Bomarzo che – almeno nelle lunghe giornate di tarda primavera e d’estate – può essere perciò tranquillamente abbinato, in un unico itinerario, alla visita al caratteristico Moai raggiungibile da Vitorchiano, percorrendo Via Teverina per un breve tratto. Il Moai è una gigantesca statua, lavorata in peperino, alta sei metri, perfetta riproduzione dei famosissimi monoliti dalle sembianze umane che si trovano sull’Isola di Pasqua.

Informazioni Turistiche
Comune di Vitorchiano
Piazza S. Agnese, 16
Tel. +39 0761.37.37
Sito Web del comune
Pro Loco Vitorchiano
Tel. +39 331.57.67.708
Sito Web

Cortona (Antonella Giroldini)

Sull’alt contrafforte al margine orientale della Valdichiana, la città dal colore dell’arenaria si arrocca tra bruschi dislivelli in una parte soltanto della vasta area disegnata dalle mura etrusche. Il passato medievale e rinascimentale rimane nelle atmosfere , nel tessuto urbano, negli edifici monumentali e nel ricco patrimonio d’arte e cultura, che dal ‘400 al ‘600 ha qui visto protagonisti alcuni maggiori artisti italiani tra cui il fiorentino Beato Angelico , il cortonese Luca Signorelli e il pittore e architetto Pietro Berrettini , più noto come Pietro da Cortona.

 

Cerreto di Spoleto (Antonella Giroldini)

Vera e propria sentinella della Valerina, posta a guardia della parte più aspra della valle, Cerreto di Spoleto fu munito castello di cui rimangono avanzi delle fortificazioni erette a partire da XIII secolo e un alto torrione.

Nella parte bassa dell’abitato sorge il complesso monastico fortificato di S. Giacomo, di origine trecentesca e rinnovato all’interno alla fine del Cinquecento conservando i pregevoli affreschi quattrocenteschi che decorano le pareti .

Gubbio (Antonella Giroldini)

 

“Oh smeraldo eugubino”, così Mecenate definì la città di pietra che si staglia ai piedi del ripido monte Ingino, quasi scolpita ne grigi di calcare” di una monocromia sublime cui solo nel rinascimento si unì in sordina l’arenaria”. Gubbio sorge isolata in mezzo al bacino intermontano che la collega a Ovest alla val Tiberina e a est alla Conca di Gualdo Tadino. Da qualunque parte dell’Umbria si provenga, la scenografica e celebrata visione della massa compatta degli edifici monumentale annuncia il carattere medievale del tessuto edilizio, il cui fascino particolare è alimentato anche della persistente di una civiltà locale e di tradizioni di remota origine, come la corsa dei Ceri, che danno la sensazione che questa città voglia ” risucchiarci indietro in un secondo strato di memorie arcaiche” . Anche il territorio circostante, che corrisponde al quadrante nord – orientale della regione, risente del fascino petroso di questa città. Definito a oriente dalla compatta catena montuosa di ripidi rilievi calcarei appenninici, si apre al versante adriaco attraverso il valico di Fossato di Vico, mentre a occidente l’area declina verso la valle del Tevere con la serie di modesti rilievi formati da terreni arenacei e marnosi. La Via Flaminia è stato asse generatore degli insediamenti tra Fossato e Scheggia, mentre le fondazioni abbaziali e militari hanno rappresentato il motore di sviluppo dell’area discosta dalla viabilità primaria.

Antenata di Gubbio è l’antica ” Ikuvium”, fondata dagli umbri insediatasi sulla sommità del monte Ingino e sul vicino monte Calvo probabilmente agli inizi del primo millennio a.C. , documentata nella struttura urbanistica dalle Tavole eugubine, monumento epigrafico di eccezionale valore inciso in lingua umbra tra la fine del II e il I secolo a. Cristo.

Gubbio continuò a essere centro di primaria importanza anche in età romana come testimoniano i resti delle terme, del teatro e del mausoleo. Superata la fase delle invasioni barbariche  e delle devastazioni dei visigoti, il trattato di pace del 605 segnò la divisione dell’Umbria tra il ducato longobardo di Spoleto e quello bizantino di Perugia. Tra il XII e XIII secolo si assistette ad un significativo ampliamento del tessuto urbano, al consolidamento delle porte civiche, alla costruzione dell’acquedotto e alla suddivisione amministrativa in quattro quartieri. Nel 1384 la città passa ai Montefeltro di Urbino e lo smantellamento delle magistrature comunali dal potere signorile trova traduzione urbanistica nella costruzione del Palazzo Ducale di fronte alla Cattedrale. Subentrati i Dellla Rovere inizia il processo di decadimento della città che, inclusa nel Ducato di Urbino, entrerà nello Stato Pontificio aggravando il proprio isolamento, la crisi economica e dando avvio a un accentuato degrado edilizio. Nel ‘800 viene promossa la prima campagna di restauro del tessuto medievale, mentre per contro vengono demolite le mura. Nel secondo dopoguerra viene formulato un piano regolatore mirato da una parte razionalizzare gli insediamenti nella periferia, dall’altra a riqualificare il nucleo medioevale

 

Duomo di Civita Castellana (Antonella Giroldini)

La facciata e il campanile tradiscono l’origine romanica del Duomo, intitolato a Santa Maria, che fu infatti eretto nel secolo XIII e rimaneggiato nel ‘700 . Il portico duecentesco su colonne presenta un arco mediano decorato a mosaici opera in parte di Jacopo di Lorenzo di Cosma; il portale è opera di Lorenzo di Cosma ed è incorniciato da un mosaico che arricchisce anche il semirosone sovrastante. Di originario, nell’interno di aspetto settecentesco, sono il pavimento cosmatesco e , in sagrestia, due plutei pure comateschi; ma anche tracce  di affreschi.