I suq: istruzioni per l’uso (Antonella Giroldini)

” C’è aroma nei suq, e freschezza, e varietà di colori” . Così Elias Canetti, premio Nobel per le letteratura  nel 1981, introduce all’incredibile mondo di questi affascinanti mercati urbani nella sua pera ” Le voci di Marrakesh”, frutto di un prolungato soggiorno nelle grandi città marocchine. Era il 1954, ma niente nella sostanza, da allora è cambiato. Entrarvi dal grande ingresso della Jemaa – el – Fna, lasciarsi condurre non dalle carte geografiche, ma dagli odori , dalle voci, dagli sguardi, dalle sensazioni che ogni passo trasforma, rinnova, è ancora un’esperienza esaltante, da conservare insieme ai ricordi che non si cancellano.

E’ ancora possibile nel quartiere delle spezie vedere le erbe, gli aromi, che entrano nei loro cibi, in quello dei profumi respirare le essenze amate dalle loro donne, fra i tessuti e le babbucce guardare, toccare, indossare, calzare i loro “jallabiyat”, i loro sandali, ascoltare dalla loro voce , la funzione di quelle pentole e gli altri utensili in mostra, il loro destino di oggetti da dote, storie di matrimoni e di famiglie, storie di vita.

E’ un viaggio nell’uomo , il suq. Per questo non bisogna sottrarsi al rito , all’inizio un po’ faticoso, della contrattazione.

Agriturismo La Riserva Montebello (Antonella Giroldini)

L’antica struttura è incastonata tra i monti Volsini sul versante che guarda ad ovest, sul grande panorama del Lago di Bolsena. Tutto intorno è circondato da boschi e ovunque domina il verde della vegetazione. Questo antico feudo, appartenuto ai Principi Spada e del Drago, gode di uno scenario unico, sotto il quale si estende l’antico borgo ed il castello di Bolsena, mentre in lontananza si scoprono i paesi che sorgono lungo le sponde del lago. Qui potrete trascorrere le vostre vacanze all’insegna della natura, della storia e del buon mangiare. L’Azienda è composta di un vasto territorio che si estende a ridosso dell’Agriturismo e sale sulla collina che domina tutta la campagna della valle del lago. La coltivazione e la produzione sono curate con tecniche ecologiche ed offrono molti prodotti tra cui castagne, miele, kiwi, olio.

Salisano (Antonella Giroldini)

Salisano (m. 460), in provincia di Rieti, si trova alle pendici del Monte Ode (m. 932) e si erge sulla cima di un promontorio dalle falde molto scoscese dove si scopre un complesso panorama molto suggestivo nella parte meridionale, e dirimpetto, su di un’altra sommità, c’è Mompeo (antico “Fondus Pompeianus”) diviso da Salisano dalla profonda “Gola di Rosciano”: Sulla valle dell’omonimo fosso si alza un piccolo promontorio, e sporgendo tra i cespugli selvatici, si vedono i resti della torre e mura di quello che fu, poiché abbandonato, l’abitato di Rocca Baldesca.
Salisano appartiene al territorio abitato dai Sabini, antichissimo popolo di stirpe italica e discendente dagli Osci.

 

Il primo territorio occupato dai Sabini era quello delle valli dell’Alto Appennino lungo il fiume “Aternus” presso Amiternum, occupando col tempo la valle Reatina e scendendo fino alla confluenza dell’Aniene nel Tevere. La loro caratteristica di popolo guerriero e colonizzatore li spinse a cercare una maggiore espansione, continuando a conquistare le regioni volsche dell’Italia meridionale, fondendosi con gli abitanti originali e proseguendo sulla costa occidentale fino a sottomettere anche la Campania verso il 440 a.C..
Cicerone e Virgilio elogiarono questo popolo per la dedizione all’agricoltura nonché all’arte della guerra; e per la loro semplicità contadina unita ad un profondo senso religioso. Il paesaggio appenninico conformato da un insieme eterogeneo di montagne, promotori e valli, determinò l’organizzazione del loro territorio. I centri abitati, più che in città agglomerate che centralizzassero il potere e l’uso del territorio, erano disseminati nella campagna, formando “città” composte da diversi villaggi. Tale caratteristica diede origine all’espressione di: “tota Sabina Civitas”.
In questo modo il popolo acquistò anche un profondo senso di autonomia e libertà, affidando il potere ad un duce soltanto nei momenti di guerra. Molti storici attribuiscono a questa mancanza di unità politica il fatto che i Sabini, pur possedendo un grandissimo valore militare, facilmente furono soggiogati dai Romani. Una volta conquistati insieme agli Etruschi ed ai Latini, essi formarono i tre gruppi etnici che molto contribuirono a consolidare la grandezza di Roma; i Sabini soprattutto per la loro potenza militare e colonizzatrice. Il territorio, oltre ad offrire una urbanizzazione rurale ottima per la produzione agricola, era prediletto come luogo di riposo e di villeggiatura per cui vi sorsero costruzioni di numerose e splendide ville. Dopo Costantino, l’Italia fu divisa in 17 province e la Sabina fu incorporata in quella denominata “Tuscia et Umbria”. Arroccato su di un monte scosceso Salisano è un piccolo comune situato sulla via Tancia a 36 Km dal capoluogo e a 60 Km da Roma. E’ una meta per tutti coloro che amano la tranquillità e il dolce clima collinare; inoltre il paese offre, per gli amanti dello sport e della vita all’aria aperta, impianti sportivi. Nelle zone circostanti è possibile praticare il trekking e brevi escursioni in montagna; visite guidate alla riscoperta di località di antica memoria storica come Roccabaldesca, convento di S. Diego, Torrette e Torracce ed infine visite organizzate alla centrale idroelettrica dell’Acea situata nel territorio di Salisano ed inaugurata nel 1940, che sfrutta le acque del Peschiera e delle Capore producendo energia elettrica e convogliandole verso la capitale.

VILLA TORLONIA (Antonella Giroldini)

Il parco di Villa Torlonia ospita due musei: il Casino Nobile e la Casina delle Civette.

Il Casino Nobile deve il suo aspetto all’intervento di Giuseppe Valadier, intorno al 1802, quindi, tra il 1835-40 a Giovan Battista Caretti che aggiunse il maestoso pronao della facciata.
Molti pittori lavorarono alla sua decorazione, quali Podesti e Coghetti, oltre a scultori e stuccatori della scuola di Thorvaldsen e Canova.
Quando, dal 1925 al 1943, la Villa fu affittata a Benito Mussolini, nel piano interrato furono realizzati un rifugio antigas ed un bunker antiaereo, visitabili su prenotazione.
L’edificio restaurato ospita nei due piani di rappresentanza il Museo della Villa, con sculture e arredi d’epoca. Al secondo piano è il Museo della Scuola Romana, con dipinti, sculture e disegni degli artisti di quella corrente.
L’attiguo Casino dei Principi, dove è consultabile l’Archivio della Scuola Romana, ricchissimo di documenti, ospita periodicamente mostre temporanee.

Casina delle Civette (Antonella Giroldini)

La Casina delle Civette, dimora del principe Giovanni Torlonia jr. fino al 1938, anno della sua morte, è il risultato di una serie di trasformazioni e aggiunte apportate alla ottocentesca Capanna Svizzera che, collocata ai bordi del parco e nascosta da una collinetta artificiale, costituiva in origine un luogo di evasione rispetto all’ufficialità della residenza principale. Ideata nel 1840 da Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia, si presentava come un manufatto rustico con paramenti esterni a bugne di tufo ed interno dipinto a tempera ad imitazione di rocce e tavolati di legno. I due edifici di cui consta oggi il complesso architettonico, il villino principale e la dipendenza, collegati tra loro da una piccola galleria in legno e da un passaggio sotterraneo, nulla o quasi hanno a che fare con il romantico rifugio di sapore alpestre ideato nell’Ottocento dallo Jappelli, se non per le strutture murarie dei due corpi di fabbrica principali disposti ad “L”, per l’impronta volutamente rustica, per l’uso dei diversi materiali costruttivi lasciati a vista e per la copertura a falde inclinate.


Infatti, già dal 1908, la Capanna Svizzera cominciò a subire una progressiva e radicale trasformazione per volere del nipote di Alessandro, Giovanni Torlonia jr., assumendo l’aspetto e la denominazione di “Villaggio Medioevale”; i lavori furono diretti dall’architetto Enrico Gennari e il piccolo edificio divenne una raffinata residenza con grandi finestre, loggette, porticati, torrette, con decorazioni a maioliche e vetrate colorate.
Dal 1916 l’edificio cominciò ad essere denominato “Villino delle Civette” per la presenza della vetrata con due civette stilizzate tra tralci d’edera, eseguita da Duilio Cambellotti già nel 1914, e per il ricorrere quasi ossessivo del tema della civetta nelle decorazioni e nel mobilio, voluto dal principe Giovanni, uomo scontroso e amante dei simboli esoterici.
Nel 1917 l’architetto Vincenzo Fasolo aggiunse le strutture del fronte meridionale della Casina, elaborando un fantasioso apparato decorativo in stile Liberty.
L’impronta di Fasolo è riscontrabile nella scelta dei volumi che si aggregano e che si intersecano prendendo corpo in una grande varietà di materiali e particolari decorativi. Elemento unificante delle molteplici soluzioni architettoniche è la tonalità grigia del manto di finitura delle coperture, per il quale venne utilizzato la lavagna in lastre sottili, variamente sagomate, contrapposta alla vivace cromia delle tegole in cotto smaltato.
Gli spazi interni, disposti su due livelli, sono tutti particolarmente curati nelle opere di finitura; decorazioni pittoriche, stucchi, mosaici, maioliche policrome, legni intarsiati, ferri battuti, stoffe parietali, sculture in marmo mostrano la particolare attenzione del principe per il comfort abitativo.
Tra le tante decorazioni la presenza delle vetrate è così prevalente da costituire la cifra distintiva dell’edificio: le vetrate vengono tutte installate tra il 1908 e il 1930 e costituiscono un “unicum” nel panorama artistico internazionale, prodotte tutte dal laboratorio di Cesare Picchiarini su disegni di Duilio Cambellotti, UmbertoBottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto.
La distruzione dell’edificio iniziò nel 1944, con l’occupazione delle truppe anglo-americane, durata oltre tre anni.
Quando nel 1978 il Comune di Roma acquisì la Villa, sia gli edifici sia il parco erano in condizioni disastrose.
L’incendio del 1991 ha aggravato le condizioni di degrado della Casina, unitamente a furti e vandalismi. L’immagine odierna della Casina delle Civette è il risultato di un lungo, paziente e meticoloso lavoro di restauro, eseguito dal 1992 al 1997, che, con quanto ancora conservato e sulla base delle numerose fonti documentarie, ha permesso la restituzione alla città di uno dei più singolari e interessanti manufatti dei primi anni del secolo scorso.

ROMA : QUARTIERE DORA (Antonella Giroldini)

Linguaggi architettonici diversissimi dove si mescolano suggestioni medioevali e folcloristico- fiabesche, qui testimoniano il talento esuberante di Gino Coppedè (il cui cognome è spesso usato per indicare il quartiere), che nel 1919 – 26 realizzò il gruppo di edifici stretti attorno a Piazza Mincio  e alla curiosa fontana delle rane. La configurazione della vicina piazza Buenos Aires , aperta a inizi ‘900 , deriva in parte dalla chiesa nazionale argentina della SS Addolorata costruita da Giuseppe Astorri nel 1910- 30, in stile romanico bizzantino.

 

Santa Agnese fuori le Mura (Antonella Giroldini)

Costanza, figlia di Costantino, fece costruire questa basilica sopra la sepoltura della martire Agnese, uccisa sotto Valeriano, là dove erano stati raccolti i resti di altri eroi del cristianesimo e scavate catacombe. La chiesa, più volte restaurata, rivolge alla Nomentana l’abside della navata centrale e il campanile quattrocentesco, mentre la facciata principale prospetta su un piccolo cortile, cui si accede dal nartece interno. Una scalinata scende all’interno, dove il matroneo, raro nelle chiese romane, e il mosaico risalgono a Onorio I. L’altare maggiore posto sulla tomba delle martiri Agnese ed Emerenziana, è incorniciato da un ciborio a quattro colonne di porfido voluto da Paolo V, e accoglie la Statua di Sant’Agnese, per la quale Nicolas Cordier riprese un antico torso in alabastro. A sinistra dell’altare, candelabro per il cero pasquale di scuola romana.

Da una porta nella navata sinistra si scende alle catacombe di S. Agnese, anteriori alla sepoltura della santa: disposte su quattro livelli, sono ben conservate ma prive di pitture.

 

Nemi (Antonella Giroldini)

L’abitato agricolo, famoso per le colture delle fragole e di fiori , è su un poggio che domina l’omonimo lago: è cinto oggi come in antico da una fitta selva , dalla quale trae nome e che era dedicata alla dea Diana. Il Castello fu eretto dai conti di Tuscolo nel periodo dell’espansione del loro dominio su questo versamento dei colli Albani : dall’antica costruzione resta la torre cilindrica , attorno alla quale è stato ricostruito l’edificio in forma di palazzo baronale. Il borgo è stato insignito dalla “Bandiera Arancione” .

Le rovine della kasba ad Agadir (Antonella Giroldini)

Alle rovine della kasba si giunge per un ripido viottolo che si stacca dalla strada per Essaouira . Eretta nel 1540, a 261 m di altitudine a dominio dell’oceano , da Mohammed ech – Cheikh come base per l’attacco contro la fortezza portoghese, nel 1752 fu ricostruita e vi fu insediata una guarnigione di turchi.