CASTELLO DI AVIO (Antonella Giroldini)

I vigneti risalgono le prime pendici della montagna fino ad abbracciare , sopra il piccolo abitato di Sabbionara, il fortilizio che dal 1053 al 1977 è appartenuto ai più importanti signori della zona, i Castelbarco. Solo però nel XII secolo il nucleo primitivo attorno al mastio venne circondato dalla cerchia di mura che tuttora racchiude il complesso, a formare un insieme fortificato che è un esempio di architettura militare e di dimora signorile medievale tra i maggiori della regione.

 

CASTELLO DI ROVERETO (Antonella Giroldini)

Occupa una posizione strategica. In effetti assomiglia a una piazzaforte, quasi a simboleggiare il controllo sulla valle da parte di Castelbarco. Furono proprio loro a costruirlo nel XIV secolo riutilizzando una fortificazione del XII, ma alla conquista da parte dei  veneziani si deve l’aspetto attuale con la caratteristica forma poligonale , il camminamento per l’artiglieria, i torrioni e lo sperone. Gli Austriaci durante oltre tre secoli di dominazione ne confermarono le funzioni militari, contribuendo da parte loro alla salvaguardia dell’aspetto assai munito.

Quasi a ricollegarsi a tale ruolo , nel 1921vi è stato inaugurato il Museo storico italiano della guerra.

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ROVERETO (Antonella Giroldini)

Che nella seconda città per grandezza del Trentino esistano ben quattro musei la dice già lunga sulla vocazione di centro della cultura della medioevale Roboretum , documentata nel 1150 in una zona dove l’uomo si era insediato nel neolitico e dove forte fu la colonizzazione romana. Quando poi si scopre che tale vocazione è di origine austriaca e che proprio qui Mozart tenne i suoi primi concerti italiani, non si ha più dubbio a ritenere valido il soprannome di ” Atene del Trentino” che Rovereto da tempo si è guadagnata.

Antica è pure la vocazione commerciale, favorita dalla posizione lungo la via Claudia Augusta, che la vide avamposto veneziano per i traffici con l’Europa nel 1416 – 1509 e dal 1520 florida per la lavorazione della seta, assurta ben presto a livelli industriali grazie agli allevamenti di bachi e alle coltivazioni dei gelsi.  E non bisogna dimenticare che nelle montagne del circondario la riunificazione all’Italia richiese un grande tributo di vittime.

Terme di Diocleziano (Antonella Giroldini)

Le più grandi del mondo romano, furono erette in soli 8 anni , tra il 928 e il 306; per la costruzione del complesso, situato nella zona tra i colli Viminale e Quirinale, furono demoliti numerosi edifici pubblici e privati, come ricorda l’iscrizione di dedica. Erano delimitate da un ampio recinto con ingresso principale nel lato nord – orientale e, al centro del lato opposto, da una grande esedra con gradinate, corrispondente all’odierna piazza della Repubblica. Ai lati dell’esedra si trovavano due biblioteche affiancate, ai margini del recinto, da due sale circolari, una trasformata nel 1598 nella Chiesa di San Bernardo, l’altra tuttora visibile all’inizio di via del Viminale. Gli ambienti principali, frigidarium, tepidarium e calidarium, erano posti in successione lungo un asse centrale ai lati del quale si articolano simmetricamente tutte le altre aule. Accanto al frigidarium erano poste due grandi palestre scoperte.

Il complesso fu restaurato all’inizio del V secolo ma rimane in uso probabilmente per pochi altri decenni prima di essere abbandonato a una progressiva spoliazione.

Dopo quasi mille anni di abbandono, nel 1561 Papa Pio IV decise di realizzare all’interno delle Terme una Basilica con annessa certosa dedicata alla Madonna degli Angeli e alla memoria dei martiri cristiani . Il progetto fu affidato a Michelangelo .

Nel 1889 il Complesso delle Terme di Diocleziano e della Certosa divenne la sede Museo Nazionale Romano. Fin dall’istituzione  il Giardino fu destinato a esporre numerosi reperti archeologici provenienti da Roma e dal suburbio.

L’ androne del Museo corrisponde all’antico corridoio della Certosa.

 

 

Henry Moore – Mostra a Roma (Antonella Giroldini)

Mostra promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, in collaborazione con Tate e con Electa a cura di Chris Stephens e Davide Colombo.
La mostra  presenta una selezione di sculture, disegni, acquerelli e stampe di uno dei più grandi artisti inglesi: Henry Moore (1898–1986). La Tate conserva la collezione più ricca e rappresentativa dagli anni Venti ai Settanta, anche grazie alla donazione dell’artista stesso. Riconosciuto come uno dei più grandi scultori contemporanei, deve il suo successo all’abilità tecnica e inventiva al servizio del racconto della nostra epoca.
Molte le creazioni in mostra che denotano il suo peculiare rapporto tra pieni e vuoti, esaltato dalla monumentalità del luogo, le Grandi Aule delle Terme di Diocleziano. Soprattutto ai vuoti è infatti affidato un senso di continuità tra dentro e fuori, cosi che le sculture non vivono solo nello spazio ma nello stesso tempo lo creano, come se spazio e materia scultorea fossero un tutt’uno. Straordinaria la serie delle figure femminili sdraiate, come espressione dell’eterna femminilità, della Madre Terra. Alle Terme di Diocleziano 75 le opere esposte.
La rassegna si suddivide in aree tematiche che esplorano l’età moderna, i temi della guerra e della pace, la più famosa tematica di Moore “madre e figlio” e le sculture destinate agli spazi pubblici.

Lago di Bracciano (Antonella Giroldini)

Alimentato da immissari sotterranei e con l’emissario naturale del fiume Arrone, l’invaso, della superficie di 57 km, occupa una conca craterica e le sue acque, che alimentano la rete idriche di Roma sono mantenute in condizioni di balneabilità grazie a scarichi civili controllati e restrizioni della navigazione. Ricca la fauna acquatica, che ha attirato i predatori acquatici, oltre naturalmente alle folaghe e ai gabbiani.

CAPRAROLA (Antonella Giroldini)

La storia della cittadina è in stretta relazione ai Farnese e al palazzo – fortezza che vi fecero costruire nel XVI secolo. Il feudo di Caprarola infatti venne scelto da Alessandro Farnese per la costruzione di una villa residenziale. E’ bandiera arancione del Touring.

Il Palazzo Farnese fu iniziato nel 1530, per incarico di Alessandro Farnese, da Antonio da San Gallo il Giovane, che gli diede la caratteristica forma pentagonale e l’aspetto di una dimora fortificata. Il compimento venne affidato al Vignola. Numerosi furono gli artisti chiamati a lavorare ai prestigiosi cicli iconoclastici che ornano gli interni tra i quali Federico e Taddeo Zuccari.

 

SAN MARTINO AL CIMINO (Antonella Giroldini)

Paese di antiche tradizioni turistiche situato in posizione panoramica alle falde dei monti Cimini, fu possesso dell’abbazia di Farfa e poi dei Cistercensi, diventando nel 1644 feudo della famiglia Pamphilj.

La Chiesa di S. Martino è una importante ed evoluta costruzione cistercense di forme gotiche, dalla monumentale facciata chiusa tra due torri seicentesche a cuspide piramidale e con abside poligonale a contrafforti.