ORTO BOTANICO ROMA (Antonella Giroldini)

L’Orto Botanico di Roma è situato alle pendici del Gianicolo, nell’antico parco di villa Corsini “alla lungara” e, con i suoi 12 ettari di parco e circa 2.000 metri quadrati di serre è uno dei maggiori d’Italia. È caratterizzato da presenze architettoniche di ragguardevole interesse e le sue collezioni vantano di una notevole importanza scientific

Il giardino dipende dal Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma “La Sapienza” e attualmente ospita oltre 3000 specie vegetali. Oltre all’attività turistica (circa centomila visitatori l’anno), l’Orto Botanico ha funzioni didattiche e di ricerca scientifica. L’Orto Botanico di Roma raccoglie secoli di storia e piante provenienti da tutto il mondo. Se cercate l’occasione per una fuga dalla città, immergendovi in un viaggio tra la flora dei cinque continenti siete nel posto giusto. Citiamo alcune tra le numerose collezioni presenti nell’Orto Botanico. Gli alberi monumentali, tra i quali annoveriamo le i platani orientali, la sughera, il cerro, la roverella e i due cedri dell’Himalaya, il bosco mediterraneo costituito in prevalenza da querce e le gimnosperme. Una serie di meravigliosi giardini tra cui citiamo il giardino mediterraneo, con specie appartenenti alla macchia mediterranea, specie sudafricane e specie australiane, il giardino giapponese, progettato dall’architetto Ken Nakajima, caratterizzato da giochi d’acqua e piccole cascate e il giardino degli aromi, uno degli allestimenti più lodevoli perché dimostra un ambiente attento all’educazione di un pubblico ampio. Infatti, propone una serie di aiuole con piante riconoscibili tramite caratteristiche tattili e olfattive accompagnate da cartellini in braille. Il viale delle palme è una delle collezioni di maggior rilievo per l’elevato numero di entità che vengono coltivate all’aperto. Troviamo inoltre alcune serre tra le quali annoveriamo la serra Corsini, realizzata nel 1800, rappresenta la prima serra calda del giardino Corsini e ospita una collezione di succulente. La serra tropicale, di recente realizzazione, ospita specie tropicali e subtropicali, e la serra monumentale quella originaria, costruita dalla ditta Mathian di Lione nel 1877. Per gli amanti delle piante officinali, troviamo l’orto dei semplici dove sono coltivate le piante medicinali. Per i più romantici consigliamo di visitare il roseto e le piante acquatiche

CASA VACANZE ” … Vicino Vicino … ” Bomarzo (Antonella Giroldini)

É una casa di 120 mq arredata con quadri moderni. Una stanza con la porta il resto open space con una grande vetrata che da sul giardino di 6.000 mq dove c’è un gazebo x ripararsi dal sole tavolino con sedie un barbecue una quercia secolare e tanti ulivi. Un parcheggio riparato da un bellissimo glicine. Si può visitare la famosa Piramide le tombe di S Cecilia il Parco dei Mostri fatto erigere dal principe Vicino Orsini che viveva nel centro storico ecco per ché si chiama “vicino Vicino”.o.

Ci siamo state a Maggio per un workshop !!! abbiamo giocato con gli ambienti surreali. E’ come soggiornare in un atelier di un artista surrealista.

Lo spazio esterno ci consente di goderci la natura sia per rilassarci sia per studiare in natura

Giardino Zen … Orto botanico (Antonella Giroldini)

HANAMI ALL’ORTO BOTANICO – EDIZIONE 2023

Anche quest’anno è stata orna anche quest’anno Hanami all’Orto Botanico, 15 e 16 aprile 2023

Il giardino giapponese del Museo dell’Orto Botanico di Roma è stato realizzato tra il 1990 e il 1994 su progetto dell’architetto Takeshi (Ken) Nakajima(1914-2000), una figura fondamentale nella trasmissione della cultura e dell’arte paesaggistica del Sol Levante in tutto il mondo: nel 1986 è infatti incaricato dall’Imperatore del Giappone che gli assegna L’Ordine del Sol Levante, il Raggio d’Oro e d’Argento per promuovere la cultura giapponese in tutto il mondo. In Italia realizzerà due giardini molto importanti e (autentici) giapponesi a Roma, il primo nel 1963 situato presso l’Istituto giapponese di Cultura e, nel 1990, il giardino giapponese presso L’Orto Botanico di Roma.

In occasione della fioritura dei ciliegi del giardino giapponese, il Museo Orto Botanico di Roma celebra con un evento dal titolo «Hanami all’Orto Botanico», l’idea della Natura che permea la cultura giapponese e ne definisce la sua estetica.

Nella contemplazione dei ciliegi in fiore e di quella bellezza tanto sorprendente quanto effimera, è racchiuso uno dei concetti che più profondamente attraversa il pensiero giapponese, quello dell’ impermanenza dell’esistenza.

L’antica attitudine degli abitanti del Sol Levante a godere e accettare la caducità e la provvisorietà dell’esistenza in quanto tale, la sensibilità ad abbracciare nella struggente bellezza dell’ hinc et nunc, la malinconia della fine.
Comprendere questo aiuta a spiegare il perché in tutto il mondo sia così diffusa e amata la “cultura Sakura” e la visione giapponese della Natura, amplificata anche da una meravigliosa varietà lessicale che ne racconta dettagli e particolarità.
Un altro filo rosso guida questo evento: il wabi sabi. Due parole che insieme esprimono un filosofia di vita, un sentire e un modo di stare, orientarsi nel mondo, apprezzarne la bellezza autentica che privilegia l’imperfezione, il divenire e la transitorietà, suggerendoci nuovi sguardi per leggere la quotidianità.

«Hanami all’Orto Botanico» è un evento che mette al centro la fine capacità giapponese di osservare la Natura e partecipare emotivamente al suo mondo. Invita i visitatori ad esplorare la compenetrazione dei concetti di natura e bellezza onnipresenti in questa cultura. Li accompagna lungo un percorso libero, fatto di mostre, momenti di condivisione e dialogo, allestimenti verdi, visite guidate, laboratori per bambini.

Bomarzo in travel coach (Antonella Giroldini)

Weekend di formazione: Il mio viaggio Iniziatico a Bomarzo

SECONDO WEEKEND FORMATIVO “LA TUSCIA E I SUOI SIMBOLI INIZIATICI“

Siamo a metà del secondo anno del Master in Travel Coach ed Ilaria ci propone di iniziare a sperimentarci!
Possiamo organizzare il nostro primo week end da Travel Coach, scegliendo i luoghi che più ci richiamano e
condurremo le nostre compagne di corso in un viaggio in Travel Coach completamente ideato, creato e guidato da noi.

L’opportunità è davvero ghiotta ed è una sfida per me, mi emoziona, mi stimola e soprattutto “facendo” ho la possibilità di scoprire chi sono, cosa mi dà gioia e cosa fa vibrare la mia anima. Gli strumenti che Ilaria ci ha trasmesso in questi anni sono stati molti e potenti, un viatico di cambiamento e di scoperta che grazie alla possibilità di “sperimentarci” ora ci offre la possibilità di mettere una cornice e di dare un senso a quanto appreso teoricamente.
“Mettere a terra” il mio primo week end mi ha consentito di dare “valore” alle mie intuizioni e mi ha permesso di svelare passo dopo passo (anche a me stessa) il mio stile di travel coaching. Ed eccolo il mio week end! Quale luogo, quale territorio mi chiama? Come fare una scelta?
Ascolto il mio “intuito” e seguo ciò che mi mette a mio agio. Partendo da qui, la scelta è chiara: un territorio di prossimità che mi/ci riconnetta alla natura e alle mie/nostre radici. La mia bussola interna individua le tappe : Bomarzo e Sant’Angelo di Roccalvecce. – Salvatore Fosci

I libri da cui ho preso ispirazione: “I misteri della piramide di Bomarzo. Indagine sulle origini dell’enigmatico monolite nascosto nei boschi viterbesi” – testi di Francesca Ceci, Salvatore Fosci e Luciano Proietti – Intermedia Edizioni.


“ Vulcano Nascosto – una interpretazione alternativa del Bosco Sacro di Bomarzo”. A cura di Sigfrido E.F.Hobel . Stamperia del Valentino

Scelgo un “bardo” per farmi guidare alla scoperta di questi luoghi: Salvatore Fosci.

Un poeta contemporaneo che esalta le tradizioni del suo popolo. Così lo presenta Sigfrido E.F.Hobel nella prefazione al testo – “ Vulcano Nascosto – una interpretazione alternativa del Bosco Sacro di Bomarzo”. A cura di Sigfrido E.F.Hobel . Stamperia del Valentino – “Salvatore Fosci è un personaggio davvero singolare, dotato di uno straordinario spirito di osservazione, di un’ottima memoria e di un notevole intuito, profondamente integrato nella sua realtà territoriale, nei cui confronti nutre un estremo rispetto e un grande amore. A lui spetta il merito di averla ripulita, resa perfettamente visibile e fatta conoscere la ormai famosa “Piramide di Bomarzo “e di avere compiuto innumerevoli esplorazioni nei boschi e nelle campagne bomarzesi, scoprendo e documentando non poche tracce di antiche presenze…
L’ho incontrato una prima volta, alcuni anni fa, proprio sulla Piramide, e sono rimasto colpito dalla sua conoscenza del territorio e dall’acume delle sue considerazioni”. Ecco il primo ingrediente del mio week end: la guida, la porta, il narratore, colui che è profondamente connesso e legato al luogo e alle tradizioni, capace di farci entrare in connessione con l’anima ed il cuore del territorio che conosce profondamente.

Ecco il primo ingrediente del mio week end: la guida, la porta, il narratore, colui che è profondamente connesso e legato al luogo e alle tradizioni, capace di farci entrare in connessione con l’anima ed il cuore del territorio che conosce profondamente.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo non è un semplice giardino arricchito da sculture in basalto che rappresentano mostri mitologici, animali e divinità, ma un vero e proprio viaggio introspettivo. Come ci racconta Salvatore Fosci: “Bon Marzo e il sereno paesaggio di campagna, riflettono perfettamente il desiderio di Vicino Orsini di portar pace e non guerra nelle sue terre. Questa condizione di pace è espressa dalla idilliaca scena pastorale”.

Destare meraviglia, stupore e far divertire era lo scopo voluto da Pier Francesco Orsini, e lo ottenne in modo geniale sovvertendo le regole delle proporzioni perfette dell’arte del rinascimento. Mettendo insieme proporzioni ingigantite e proporzioni rimpicciolite.

Vinicio Orsini ci racconta di aver progettato il Suo Boschetto proprio con questo intento e lo ha popolato con figure spesso gigantesche: animali, esseri mitologici, statue parlanti, mascheroni, per lo più scolpiti direttamente nella roccia vulcanica sporgenti dal terreno. A queste ha aggiunto architetture, che non sono meno sorprendenti delle sculture: come la Casa Pendente che ha l’intento di far perdere l’equilibrio, oppure il Teatro, che secondo qualcuno sarebbe il punto chiave di un percorso alchemico del giardino. Poco si sa del Bosco. La sua progettazione è stata attribuita agli artisti più attivi dell’epoca, tra i quali il Vignola e Pirro Ligorio, ma tali ipotesi non sono confermate da alcuna documentazione. Nonostante i numerosi studi che hanno tentato di sciogliere l’enigma di questo boschetto, collocato in un’area intermedia tra arte,
magia e letteratura, Bomarzo è destinato a rimanere un luogo intriso di fascino e mistero che genera racconti e che sollecita l’immaginario di ciascun visitatore.

Se ti senti incuriosito e chiamato da questo luogo, se hai voglia di incontrarlo, ti invito ad attraversarlo con questa esortazione: accettiamo e liberiamo i nostri mostri. Siamo unici e solo in un modo possiamo essere noi stessi: incontrando e dialogando con i nostri mostri. Chissà che da questo dialogo non si svelino e ci vogliano incontrare anche le nostre meraviglie.

Seguendo l’esortazione di Orsini: “Soltanto chi procederà a guardare con stupore, lasciando entrare dentro di sé i messaggi che può osservare, avrà la possibilità di vedere veramente le sette meraviglie del mondo, con il silenzio e l’attenzione, altrimenti non sarà in grado di vedere nemmeno le costruzioni più gigantesche”

Comincia il tuo viaggio iniziatico con gli strumenti del Travel Coaching

Ti invito a spalancare gli occhi della meraviglia ed addentrarti in questa Selva, abbandonando il pensiero razionale ed esplorando l’ambiente con i 5 sensi. Quali suggestioni, immagini, pensieri, ricordi, parole ti sono affiorati nell’incontro con queste Statue?
Redigi il tuo Diario di Viaggio le foto delle principali tappe di questo itinerario onirico potrebbero essere le tappe del tuo viaggio interiore. Per ciascuna immagine puoi annotare tutto ciò che sollecita la tua fantasia: un’immagine, un simbolo un odore, un suono …….

Se  potessi divertirti a creare il tuo boschetto partendo da dove sei ora, dai tuoi saperi,

Come lo realizzeresti?

Di quali creature, simboli, pensieri, frasi o ispirazioni si comporrebbe?

Dove lo realizzeresti?

Di che materiale sarebbero i suoi abitanti?

Quale elemento che ti diverte, ti meraviglia e ti stupisce vuoi inserire?

Vinicio mette in scena a Bomarzo in chiave simbolica i principali eventi della propria vita, quasi a riviverli, esorcizzarli e trasformare le emozioni più profonde ed umane grazie ad una sorta di purificazione che avviene attraverso l’amore. Sembra quasi volerci dire che le cose che possono sembrare brutte, oscene e inavvicinabili sono un po’ come le nostre paure che, se affrontate, ci dicono che nell’oscuro labirinto della vita ci sarà sempre una via d’uscita. Una sorta di conoscenza e salvezza articolato in tre livelli: attraverso il mondo, la terra e l’occhio, tale cammino culmina infine con il riconoscimento del divino in noi stessi.

Quali regole copioni, schemi puoi sovvertite cambiando prospettiva?

Cosa si rimpicciolisce e va sullo sfondo, cosa emerge della tua natura unica e meravigliosa?

Se desideri sperimentare questo viaggio simbolico ed iniziatico nel territorio della Tuscia incontrando i tuoi mostri e le tue meraviglie a Bomarzo; Lilaland sta creando un weekend aperto a tutti quelli così coraggiosi da voler scoprire ciò che li rende unici attraverso le imperfezioni.

… Valle del Marte e la prima Vasca Hado (Antonella Giroldini)

L’hotel è situato a ridosso del centro storico medievale di Tarquinia, città immersa nel verde della campagna dell’Etruria, terra di Etruschi.

Si trova a 900m dal Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense e a 2,5km dalla Necropoli Etrusca, Patrimonio dell’UNESCO.

la “BEAUTY FARM”  è una struttura di nuova concezione , all’interno della quale si ha la possibilità di effettuare un elevato numero di trattamenti dedicati al benessere e alla cura del corpo.  Il centro benessere è dotato  di una  sala per i massaggi  di coppia, una con un table di granito per fanghi, massaggio al cioccolato, sospensioni minerali, la stanza del sale, il trattamento Nuvola, la doccia  emozionale  con cromoterapia e la  stanza del  sole.  Il percorso all’interno  del centro benessere è guidato dalle estetiste e può essere personalizzato in base alle esigenze dei clienti.

La “SPA”, situata sul  fianco Nord della piscina,  è totalmente  in legno e vetro. Dotata di due vasche idromassaggio a 8 posti con acqua calda, sauna, zona cardio-fitness, docce e spogliatoi, è l’ideale per un relax psicofisico che unisce il piacere del caldo umido ad una vista che si immerge nel verde del parco dell’hotel e dell’agriturismo Valle del Marta.

Noi l’abbiamo scelta per provare l’esperienza nella Vasca Hado …

A quanto pare la musica dà energia all’acqua, e l’acqua è dotata di memoria. Non è fantascienza, e nemmeno fantasia popolare, dato che l’esperimento è stato fatto niente meno che da Simone Caramel, Presidente della SISBQ (Società Internazionale di Semeiotica Biofisica Quantistica), e da Jaques Benveniste, il noto scienziato francese. Gioiranno i musicoterapeuti, ma anche chi sostiene (da millenni) i poteri terapeutici dell’acqua, primi tra tutti i maniaci dei bagni termali. Orbene, in Italia, un tale Mario Pusceddu, imprenditore illuminato, si è messo a studiare gli esperimenti di Caramel, Benveniste, del Nobel della Medicina Luc Montagnier, fino a Sergio Stagnaro, che nel 2011 dimostrò che l’acqua non è solo in grado di memorizzare, ma può addirittura ricevere e trasmettere radiazioni, ossia onde-frequenze intrise di informazione. Folgorato, Pusceddu ha deciso di costruire nel suo agriturismo immerso nel verde vicino a Tarquinia una vasca Hado, ad oggi unica in Italia.

“Si tratta di una vasca giapponese – spiega Posceddu – basata sugli esperimenti di Biofisica Quantistica del nipponico Masaru Emoto che sostiene che anche la coscienza umana ha un effetto sulla struttura molecolare dell’acqua. In pratica, pregando, cantando, o anche solo parlando all’acqua, si possono modificare i cristalli che la compongono. Le caratteristiche principali della vasac Hado sono l’utilizzo di acqua calda lievemente salata, una frequenza musicale trasmessa direttamente all’interno dell’acqua e alcune pietre vulcaniche”.

Hado è una parola giapponese che significa “cresta dell’onda”, e sta a significare la vibrazione energetica estremamente sottile che è all’origine della creazione. Immergendosi in questo tipo di acqua purissima, i giapponesi ritrovano un benessere primigeneo, un’armonia tra esterno e interno. La Biofisica Quantistica, in effetti, grazie al test di Caramel (Caramel’s experiment), sembra dimostrare una sorta di feedback dall’acqua, ossia un ritorno, in termini di armonia e benessere, delle informazioni (per esempio musicali) immesse nell’acqua.

Del resto, l’acqua copre il 70,8% della superficie del nostro pianeta ed è una componente fondamentale di tutti gli organismi viventi. Nella persona umana, soprattutto nei bambini, costituisce circa il 75% dell’organismo. E se ci mettiamo a pensare che i fluidi corporei che hanno il maggiore contenuto di acqua sono il liquido cefalorachidiano (99%), il midollo osseo (99%) e il plasma sanguigno (85%), diventa facilmete intuitivo accettare l’idea che l’acqua veicoli una serie di informazioni piuttosto importanti per la vita umana.

“E allora perchè non dialogarci, direbbero i nostri scienziati?”, continua Pusceddu, che infatti intorno alla sua vasca Hado ha costruito il suo business: “Qui al Valle del Marta arrivano da tutta Italia per immergersi nell’acqua a frequenze musicali, anche se in pochi – scherza – hanno il coraggio di recitarle poesie o sussurrarle parole dolci, e soprattutto si guardano dal confidarle segreti di sorta”.

….nel complesso l’esperienza è stata piacevole, ma direi un po’ troppo piccolo l’ambiente e se da curare un pochino di più nei particolari, ma assolutamente luogo incantevole da provare per un week end a contatto con la natura

 

LA NINFA EGERIA (Antonella Giroldini)

Roma con le sue Fontane, i suoi acquedotti, le sue cisterne d’acqua sotterranee, il suo Tevere e i suoi laghi di origine vulcanica è intimamente legata all’acqua.

Non a caso, qui l’acqua viene venerata attraverso la figura misterica di una Ninfa dai poteri oscuri e incantatori: Egeria. Una fonte chiamata col suo nome, fa parte del Sentiero delle acque che attraversa il Bosco Sacro e del Ninfeo per raggiungere le sorgenti Marrane e il laghetto del Pioppeto. Oggi, in quel luogo, si trova proprio lo
stabilimento dell’acqua naturale a lei dedicata. Egeria veniva venerata insieme alle quattro Camene, anch’esse protettrici delle acque. La fonte dell’acqua si sarebbe formata dopo il pianto struggente della Ninfa per l’amor perduto.

Eccolo il libro di questo mese si intitola “Sirene tra luoghi e leggende”, scritto da Sophie Lamour con Prefazione di Marco Pepè ed edito da De Ferrari Editore.

L’ho scelto perché sin da piccola, come l’autrice del libro, ho amato “La sirenetta” di Andersen e soprattutto perché ho la curiosità di scoprire se anche l’Italia è terra di Sirene. Se anche nel nostro paese ci solo leggende legate a queste creature mitologiche.

compiendo questo viaggio tra le acque e la tradizione italiana cosa potresti scoprire di te?

La storia che ha reso famosa la ninfa Egeria inizia dal suo incontro con Numa Pompilio, di origini sabine, eletto Re di Roma alla scomparsa di Romolo. Il nuovo sovrano era noto per la sua conoscenza della legge divina e per la sua indole tutt’altro che bellicosa. Accettò di regnare soltanto dopo aver consultato gli aruspici divini ed aver ricevuto i giusti presagi. Rimasto vedovo, Numa prese l’abitudine di passeggiare da solo per i boschi che circondavano la capitale e lì incontrò Egeria.
Egeria si innamorò del Re, che la sposò, lasciandola tuttavia libera di vivere nella sua dimora boschiva. Spinta dal suo amore e dall’animo pacifico e giusto di lui, arrivò persino a condividere con Numa i misteri degli Dei e del mondo degli spiriti. Numa, ci racconta la leggenda, trascrisse gli insegnamenti della sua sposa, ma le tavole che custodivano tali segreti non furono mai ritrovate.  Alla morte del sovrano, che si spense alla veneranda età di ottanta anni, la Ninfa si disperò e vagò nei boschi in cui aveva passeggiato assieme al suo amato.  Gli dei ebbero pietà di lei e decisero di trasformarla in una fonte che divenne sacra. Alla fonte Egeria identificata con la sorgente presso Porta Capena venivano offerti sacrifici delle donne in dolce attesa per propiziare il parto…. Ancora oggi molte persone si riuniscono per venerare l’acqua come elemento divino e di divinazione.

I Luoghi della leggenda Nel cuore della capitale, al Parco della Caffarella, è possibile ripercorrere parte di questa bellissima storia. Il bosco sacro è situato vicino l’ingresso Appia Pignatelli. Notevolmente più piccolo di come appariva agli occhi di Numa, ha sicuramente conservato lo stesso fascino di un tempo. I sentieri da percorrere nel parco sono tantissimi, dalle rive dell’Almone passando per il Ninfeo di Egeria fino ad arrivare alla fonte vera e propria. La ninfa Egeria era adorata anche nei pressi del lago di Nemi, insieme a Diana. Un’altra versione del mito, infatti, racconta che fu proprio la Dea a trasformare la ninfa nella fonte, commossa dalla tristezza di Egeria.

Come possiamo entrare in contatto con la nostra parte divina? Con la nostra unicità?

Nel narrare questa leggenda voglio mettere l’accento sulla natura di Egeria che rappresenta un contatto tra gli uomini e gli Dei. Un giorno a contatto con la natura, immerso negli elementi naturali: acqua, aria, terra e fuoco può riportarci a contatto all’essenziale e alla nostra vera essenza. Per chi è a Roma un’esperienza potente potrebbe essere quella di andare a visitare i luoghi della leggenda.

Lux Restaurant & Lounge (Antonella Giroldini)

Location stupenda … Ci siamo stati per un matrimonio !!!!

Ospitato in una placida banchina del porto turistico di Roma, il ristorante Lux Restaurant & Lounge è l’approdo ideale per gli amanti dei grandi classici della cucina di pesce italiana tradizionale, preparati con materia prima di prossimità di eccellente qualità. Ai tavoli del Lux non mancano però i piatti che piacciono ai bambini e delle invitanti proposte di carne, da consumare in un ambiente “family friendly”. Qui l’ospitalità è squisitamente allegra e cordiale: dall’invitante menu all’inappuntabile servizio in sala, fresco e senza formalità, che fa sentire i clienti accolti con calore. Ogni aspetto al Lux è frutto del lavoro e dello spirito energico di una squadra, tutta orgogliosamente di Ostia, che ha saputo fare dell’unità la sua carta vincente. Il progetto di ristorazione vanta il savoir faire di Silvia Leone – responsabile del locale e del rooftop ExtraLux – e il raffinato pragmatismo di Anna De Fazio, che cura il settore eventi.

Parla al femminile anche la sala del Lux, coordinato dalla frizzante Ilaria Canaia, dove i piatti sono narrati ai clienti in modo brioso da ragazze in jeans, maglietta e sneakers. Al Lux si mangia in compagnia del canto dei gabbiani che volteggiano nell’aria e dello sciabordio del mare, in cui si specchiano gli alberi delle barche ormeggiate, mentre si è avvolti nel tepore del sole, all’ombra delle palme che fanno vivere un’atmosfera marinara arabeggiante. Le sale sono inondate dalla luce grazie alle ampie vetrate e, come il dehor sulla banchina, sono moderne, ma misurate nello stile, con arredi di design made in Italy dalle tinte fumé che fanno da cornice alla mise en place costituita da tovaglie immacolate, tipiche del gusto italiano. Domina, nel ristorante, un grande bancone in rame rosa stabilizzato, che ricorda l’interno di un lussuoso yacht, impreziosito anche da sedute in pelle nera, poltroncine di velluto grigio e corone di inserti green stabilizzati.

RIAPERTURA DEL PLANETARIO A ROMA (Antonella Giroldini)

l Planetario di Roma torna in attività dal 22 aprile 2022, dopo importanti lavori di riqualificazione del suo apparato tecnologico. Con una cupola di 14 metri e 98 posti a sedere è uno dei più grandi planetari d’Italia.

La sua storia quasi centenaria, che risale al 1928, lo rende il più antico planetario del mondo al di fuori della Germania.

Il Planetario è allestito in una grande sala all’interno del Museo della Civiltà Romana.

Una web serie sulla storia del museo, approfondimenti sulle mostre organizzate, attività e giochi per bambini da svolgere online. Questo e molto altro nella sezione Museo digitale, per conoscere e approfondire la storia e il patrimonio del museo direttamente da casa.

Questa sezione, sempre aggiornata, raccoglie tutte le risorse digitali realizzate per raccontare il Museo e la sua collezione per superare i limiti spaziali e scoprire la bellezza del patrimonio culturale con un semplice click

WATERFRONT … (Antonella Giroldini)

IL GIARDINO DELLE PEONIE (Antonella Giroldini)

IL GIARDINO DELLE PEONIE DI VITORCHIANO si trova nelle vicinanze di Viterbo, a settanta chilometri da Roma, ai piedi dei Colli Cimini.

E’ conosciuto anche con il nome Centro Botanico Moutan, raccoglie oltre 250.00 piante, tra cui circa 600 differenti varietà di peonie, alle quali fanno da cornice lecci, cipressi, querce ed ulivi secolari.

Si estende su quindici ettari circondati dalla natura fascinosa della Tuscia, in un ambiente dal forte impatto storico-artistico.

Non c’è da andare lontano per scoprire giardini fantasiosi del XVI secolo, antichi borghi arroccati su speroni di roccia, palazzi e città medioevali.

Nello stesso giorno della tua visita al Centro Botanico Moutan riesci a visitare uno dei seguenti luoghi:

  • Vitorchiano
  • Villa Lante a Bagnaia
  • Parco dei Mostri Bomarzo
  • Villa Farnese di Caprarola
  • Viterbo
  • Civita di Bagnoregio