Arezzo (di Antonella Giroldini)

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L’armonia che impronta il tessuto urbano di Arezzo è tale che passeggiare da una all’altra delle somme opere d’arte che la città contiene, riveste un fascino pari a quello di fare visita a quegli stessi capolavori.

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Un fascino che è la naturale conseguenza della capacità, mantenutasi nei secoli di crescere con equilibrio, vivendo senza travaglio le differenti fasi di sviluppo (ben 8 cinte murarie furono realizzate a difesa della città).

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Straordinaria la stagione delle arti del quattrocento dovuta agli architetti fiorentini e del genio di Piero. E poi il Vasari, e il lento rinchiudersi della città in una dimensione agricola, e infine lo sviluppo manifatturiero e industriale accompagnato da una saggia espansione dell’abitato che non ha intaccato il sapore del centro storico.

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l’itinerario prende il via da piazza S. Francesco, con l’omonima basilica che custodisce i celebri affreschi di Piero. Si prosegue quindi per corso Italia, fiancheggiata da notevoli palazzi, per raggiungere la Pieve e la straordinaria Piazza Grande. Dopo aver attraversato il passaggio del Prato e visitato la fortezza medicea, l’itinerario tocca il gotico Duomo, il Palazzo comunale e, per via Sassoverde, raggiunge S. Domenico. In via XX Settembre è la casa fi Giorgio Vasari e da lì si visitano a breve distanza S. Maria in Gradi e il Museo d’Arte medievale. Si segue poi via Garibaldi con una deviazione alla Chiesa di Badia, per raggiungere l’anfiteatro romano ed il museo archeologico. La visita alla Chiesa tardo – gotica di S. Maria delle Grazie conclude l’itinerario: si raggiunge con una breve camminata a sud, per viale Mecenate.

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La prima domenica di ogni mese in Piazza Grande la gran folla di venditori e acquirenti è la testimonianza più appariscente di una vocazione che l’aretino è andato scoprendo e consolidando negli ultimi decenni…..

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SUPERCAR GATTIGER ……

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In una calda serata di Agosto, gironzolando in macchina con un amico finisco per fare un tuffo nel passato.

Chiacchieriamo con in sottofondo le vecchie sigle dei cartoni amati. E quando arriviamo a quella sigla per me sconosciuta …lo vedo illuminarsi ; mi dice che è  “Supercar Gattiger”, non ho idea di cosa sia questo cartone animato, ma lui mi spiega con gli occhi che gli brillano che si tratta del suo cartone preferito e che da piccolo quel robot lo faceva felice!

Così mi incuriosisco e vado vedere di cosa si tratta …

Scopro che fa parte delle anime di acciaio, in 26 episodi ed è prodotto dalla Wako Productions nel 1977. E’ basato sulla storia di un manga di Hideharu Imamichi.

Giunge in Italia negli anni ’80 con la sigla cantata dai Superobot (sullo sfondo si vede solo un fotogramma e l’alternarsi dei vari riconoscimenti). Una nuova sigla, che riprende le animazioni di quella originale giapponese, fu proposta negli anni ’90 per la trasmissione su Italia 7, assieme ad un brano diverso (“Gattiger” cantato da Giampi Daldello).

Su Wikipedia scopro la trama: “Il professor Kabuki presenta al mondo la sua nuova invenzione: il Gattiger, veicolo ad energia solare che si crea con l’unione di cinque auto. Durante la conferenza, il professor Kabuki nomina il team di piloti a cui è affidata la guida del prototipo e rivela al mondo il pericolo celato dietro l’organizzazione criminale dei “Demoni Neri”. Dopo l’annuncio, il professor Kabuki viene assassinato, e con la sua scomparsa il figlio Joe scopre che la madre, che si credeva morta, è in realtà viva e per trovarla dovrà affrontare la malefica scuderia. Da qui iniziano le sfide automobilistiche del cartone, sullo stile di Falco il superbolide: gare dalle condizioni più avverse e nei posti più ostili del Pianeta. I nostri eroi gareggiano per sconfiggere i Demoni Neri ed impedire a loro di conquistare il mondo tramite il monopolio dell’energia solare”.

Avveniristiche corse automobilistiche, sullo stile di Falco il superbolide. Gare affrontate nelle condizioni più avverse, e, nei posti più ostili del pianeta. Qui, però, le cinque auto dei protagonisti, Jo Kabuki e i suoi amici, si possono unire nella potentissima Gattiger. Al solito, i nostri eroi, gareggiano per sconfiggere la malvagia scuderia Black Demon, sotto le cui spoglie si cela una tremenda organizzazione criminale.

Credits

Titolo originale: Cho supercar Gattiger (Gattiger, la potente super auto) Titolo italiano: Supercar Gattiger / Gattiger Episodi: 25 Regia: Motosuke Takahashi Sceneggiatura: Sukehiro Tomita Soggetto originale: Hitoshi Chiaki Mecha design: Mitsuki Nakamura Produzione: Wako Productions

Edizione italiana

Trasmesso in Italia su Italia 1 dal 1981 e Italia 7 dal 1998 con il titolo Gattiger Episodi trasmessi: 25 Doppiaggio: Tony Fusaro & Co. Sigle: “Supercar Gattiger” cantata dai Superobots, “Gattiger” cantata da Giampi Daldello.

Cast

Anna Marchesini: Kajumi, Queen Demon Cristina Boraschi: Sakio Fabrizio Temperini: Ken Marco Joannucci: Erik Marco Mori: Hiroki Massimo Lopez: Joe Kabuki Mauro Bosco: Black Demon, Dott. Waitazuki

 Durante la prima trasmissione dell’anime in Giappone, l’episodio 14 non è stato trasmesso e non fa parte neppure dell’edizione italiana. In italia alcuni episodi sono stati trasmessi senza rispettare l’ordine originale.

Elenco degli episodi

1. La grande corsa 1parte 2. La grande corsa 2parte 3. Gattiger è in pericolo! 4. La macchina Condor 5. piccolo uomo coraggioso 6. La valle della morte 7. La gara di mezzanotte 8. Il pilota misterioso 9. La corsa di Trans-Rocky Mountains 10. L’amico di Joe 11. L’insuperabile Joe 12. Uccidete Joe! 13. Uno spettacolo terrificante 14. Il segreto della madre 15. Viaggio perduto 16. Una dolorosa scoperta 17. Amici per la pelle 18. Aspettando l’aurora 19. La Terra è in pericolo! 20. Trappola diabolica 21. Super Gran Premio 22. Inseguendo un sogno nel cielo 23. Volate, ali d’amore! 24. Fuga dalla giungla della morte 25. Gareggiando nel sole
La sigla
Cantata da: I Superobots Autore: G. Martino, A. Centofanti

Supercar Gattiger, supercar Gattiger…

Cinque amici nella pista laggiù, sono uniti, sono forti e vedrai

Supercar Gattiger, supercar Gattiger…

Cinque bolidi in partenza son già, per te Jo grande vittoria sarà!

Supercar Gattiger, supercar Gattiger…

Corri, corri Jo, Kajumi è lì, Bakyo, Hiroki e Ken, unitevi!

Supercar Gattiger, supercar Gattiger…

Ma Jo nel cuore un segreto ha, quell’esplosione ricorderà finche vivrà, e ad ogni meta a cui giungerà forse saprà la verità

Supercar Gattiger, supercar Gattiger…

Blumon il capo il tuo avversario sarà, ad ogni curva un pericolo c’è

Supercar Gattiger, supercar Gattiger…

Della lotta Jo paura non hai, sulla pista invincibile sei

Supercar Gattiger, supercar Gattiger…

Corri corri Jo, Kajumi è lì, Bakyo, Hiroki e Ken, unitevi!

Supercar Gattiger, supercar Gattiger, supercar Gattiger, supercar Gattiger, supercar Gattiger, supercar…

 Curiosità

  • Il nome “Gattiger” (erroneamente pronunciato “gàttigher” nella vecchia sigla degli anni Ottanta) nasce dall’unione della parola giapponese gattai (unione) con la parola inglese tiger (tigre). La pronuncia corretta sarebbe pertanto “gattàigher”.
  • Gli episodi dal 19 al 22 sono un montaggio di scene prese dai precedenti episodi.
  • Il nome Gattiger era già stato usato due anni prima per il robot protagonista di Uchū enban daisensō (宇宙円盤大戦争? lett. La grande battaglia dei dischi spaziali), il mediometraggio che darà origine alla serie di UFO Robot Goldrake.

 ……..Quella curiosità che mi nasce spontanea diventa l’inizio della condivisione di una passione, l’inizio della sua meravigliosa collezione e la mia gioia nel vedere quegli occhi illuminarsi come un bimbo all’arrivo di un piccolo e grande pezzo!

Stone Town… viaggio in Africa (di Antonella Giroldini)

E’ il cuore culturale e storico dell’Africa, è il luogo in cui l’Africa incontra l’oriente. Stone Town è probabilmente la città più affascinante e ricca di atmosfera a sud del Sahara. Per molti aspetti ricorda le medine arabo e nord africano, con il loro labirinto di viuzze tortuose, bazar e mercati animati, ex palazzi e grandiose residenze arabe che impregnano la città di una sensazione magica e ultraterrena.

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Nonostante l’abbandono seguito all’indipendenza, la configurazione e il tessuto originale della città sono rimasti in pratica intatti e questo è questo è l’esempio più completo degli insediamenti Swahili che castellano le isole e la costa dell’Africa Orientale.
Gran parte delle città fu costruita nell’Ottocento al culmine dell’attività dei dhow. Si possono ancora vedere le misere celle sottostanti l’ultimo mercato degli schiavi così come due palazzi, ma fortezza omanita del primo settecento, stile persiano.

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La fusione di culture si legge nei visi dei suoi abitanti africani, indiani, arabi, europei e ogni possibile combinazione intermedia.
L’anima di Stone Town è di essere cosmopolita, la capacità di assopire e mescolare influenze esterne. Secondo la definizione dell’Unesco che l’ha inserita nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel dicembre 2000, la città è un’eccezionale espressione materiale di fusione e armonizzazione culturale.
Di forma grosso modo triangolare, il centro storico è delimitato dai due lati dall’Oceano Indiano e a est da creek road. Le centinaia di stradine, la maggior parte delle quali non supera i 2-3 metri di larghezza, raramente seguono una linea retta per un tratto superiore alla larghezza di un edificio, quindi il modo migliore per andare alla scoperta della città è a piedi. Durante il giorno non ci sono problemi di sicurezza mentre è meglio prestare attenzione nelle ore notturne.
I principali monumenti sono i bagni in puro stile persiano, la cattedrale di San Giuseppe costruita a cavallo tra ottocento e novecento, la cattedrale anglicana Church of Christ, che sorge ove ebbe luogo l’ultimo mercato degli schiavi dell’Africa, di cui ancora si possono visitare le celle.

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Le principali aree commerciali, un’ accozzaglia di negozi e bancarelle a mò di bazar o suk arabo si trovano lungo o a ridosso di Horumzi e Gizenga Street e Change Bazaar.

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E’ proprio il labirinto di stradine e viottoli che costituisce la principale attrazione della città, un dedalo di dimore stinte, moschee e vicoli tortuosi , che imprevedibilomente sfociano in piazzette semirovinate, venditori ambulanti , di notte gremite di gente che si da appuntamento per gustare un caffè al bar.

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Stone Town è un autentica miniera d’oro per i cercatori di souvenirs, con centinaia di negozietti in cui è possibile acquistare una straordinaria quantità di oggetti di artigianato , sia arabi che indiani e prodotti locali. Tra i prodotti locali vanno ricordati gli articoli fi gioielleria, argenteria, e i pesantu bauli costellati di borchie in ottone.

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Alla prossima avventura Africana !!!!

Antonella Giroldini

Visita ad Aquileia ( di Antonella Giroldini)

Aquileia è in provincia di Udine. Sulla strada che porta a Grado, prima che l’ultimo lembo della pianura muoia nella laguna, si alza la mole romanica . 005I 73 metri del campanile incombono su un piccolo borgo di campagna bonificata e su una delle più interessanti zone archeologiche d’Italia. All’ombra dei cipressi, i ruderi del porto fluviale romano evocano il passaggio di esotiche mercanzie, che giungevano per mare da tutto il mediterraneo o per strada fin dalle spiagge baltiche dell’ambra.

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Da visitare assolutamente è la Basilica , tra i più grandiosi e importanti monumenti religiosi del periodo romanico .

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Il cimitero dei caduti, piccolo e suggestivo cimitero, dietro al campanile e all’abside della basilica, custodisce alcuni tra i primi soldati caduti nel 1915 e la tomba dei dieci militi ignoti, raccolti dai campi di battaglia della prima guerra mondiale .

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……..bella davvero questa terra friulana

Antonella Giroldini

VARADERO (di Antonella Giroldini)

VARADERO

E’ il centro della provincia almeno per i servizi turistici. Il suo punto di forza è la playa, perfetto esemplare di spiaggia caraibica, anche se in realtà il mare caraibico si trova dalla parte opposta di Cuba (sulla sponda meridionale) sabbia bianchissima per una ventina di km e il corollario di palme tra cui sistemarsi. Un’acqua splendida che degrada dolcemente ma abbastanza rapidamente consentendo bagni rilassanti in mezzo ad un azzurro limpidissimo che cambia tonalità secondo la profondità dei fondali.

image001image003Il primo sviluppo turistico dell’antico villaggio turistico di Varadero risale al periodo degli anni ’20 – ’30 del Novecento quando si stabilirono ricchi cubani e americani. Rimase per lungo tempo una residenza esclusiva tanto qui Fidel Castro fissò qui la residenza estiva per qualche tempo.

image005A parte la spiaggia meravigliosa e un mercatino molto carino….

image007image009A Varadero c’è poco altro, ma il relax che ci regala vale ben un soggiorno!

Antonella Giroldini

CARDENAS (di Antonella Giroldini)

CARDENAS

Cardenas è una città sonnacchiosa.

image001La sua tranquillità è rafforzata dalla sua struttura regolare e da una pianta urbana a scacchiera, fatta da un susseguirsi di case basse e vie non troppo ampie. L’atmosfera è resa interessante dal suo essere una sorta di confine tra la vivacità e i rumori della vicina Varadero e la sterminata campagna di canna e agrumi.

image003image005La visita si esaurisce abbastanza in fretta con un giro nella zona centrale. Cuore della città è Parque Colon dove si affaccia la cattedrale e svetta l’edificio della Dominica, quello su cui fu innalzata per la prima volta la bandiera cubana.

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L’AVANA (di Antonella Giroldini)

L’AVANA

Quello che ci impressiona di questa città è la sua vastità. E’ una città formata da case basse mono familiari e da palazzi di 2 o 3 piani con rarissimi picchi rappresentati da alberghi e qualche moderno grattacielo che si staglia verso l’alto. E’ una città tentacolare con ampie aree verdi. E’ l’unica vera metropoli cubana. Ha una mescolanza di stili urbanistici ed architettonici che si manifesta nelle forme presenti nei vari quartieri: le vie strette e i palazzi storici nel cuore storico di Habana Veja, gli ampi viali disadorni e i grandi porticati delle costruzioni ottocentesche del centro dell’Habana; le palazzine di ispirazione vagamente francese di quella che fu la media borghesia ; le ville eleganti immerse nel verde nel raffinato quartiere delle ambasciate. E poi le casette di periferie, i palazzini periferici, persino gli antichi villaggi di pescatori, il tutto inframmezzato da parchi, piazze sterminate, complessi universitari e ministeriali.

image001Vi è poi un naturale melting – pot etnico. E vi è, infine, un curioso miscuglio di veri tipi di turismo. La maggior parte, però, limita le esplorazioni dell’Avana a itinerari ben precisi, trascurando buona parte della città. Ed è un peccato perché questa città andrebbe non solo ammirata ma anche respirata. Nelle zone ignorate dal turismo, s’incontra una pulsante e autentica vita di chi nella capitale vive; ovviamente ci sono meno attrattive ma il turista in compenso vi passa del tutto indisturbato . Ciascuno, insomma, può scegliere la “Sua Havana”, i suoi itinerari e i quartieri che gli promettono più emozioni, con la certezza, che in ogni caso, di fare un’esperienza unica all’interno di un viaggio. Perché la capitale non è lo specchio di Cuba, o la sintesi di quanto si trova nell’isola, ma un unicum: una città con le proprie caratteristiche ed elementi di fascinazione che non si possono trovare nel resto di cuba.

image003L’Avana è situata sulla costa nord – occidentale di Cuba in corrispondenza della baia intorno alla quale sorse il primo nucleo della città, quasi cinque secoli fa. Storicamente lo sviluppo urbanistico ha interessato principalmente la riva sinistra della baia, partendo dalla zona immediatamente alle spalle del porto per proseguire all’interno e lungo la costa ovest. L’Avana è situata sulla costa nord – occidentale di Cuba in corrispondenza della baia intorno alla quale sorse il primo nucleo della città, quasi cinque secoli fa. Storicamente lo sviluppo urbanistico ha interessato principalmente la riva sinistra della baia, partendo dalla zona immediatamente alle spalle del porto per proseguire all’interno e lungo la costa ovest.

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Sulla riva sinistra della baia, attorno al porto, sorge il quartiere antico della Havana Vieja, A occidente si passa al vasto municipio del Centro Habana, che viene ugualmente considerato appartenente alla parte antica della città. Sempre seguendo la costa verso l’interno il Municipio chiamato Plaza de la Recvolucion comprendente i quartieri moderni di Vedado e Miramar, sorti tra 800 e 900.

Habana Vieja: l’inizio del viale che costeggia l’imbocco della baia è anche la porta d’accesso al centro storico. Qui ci si trova ancora all’interno del dedalo di vie, ma si ammira un’ampia panoramica di spazi verdi e di antiche cinte murarie e ormai quasi interamente abbattute.

image007La zona della cattedrale è un buon punto di partenza per iniziare una visita dell’Habana Vieja. E’ formata da alcuni palazzi e da edifici religiosi che rimandano ai tempi della dominazione spagnola, quando il cattolicesimo rappresentava uno dei punti fermi della realtà cubana.

image009image011All’inizio di Calle Empedrado s’incontra il celeberrimo locale dove Hemingway veniva a consumare il suo mojito quotidiano. Non c’è molto da vedere a parte la terrazza panoramica e le famose scritte sulle pareti interne lasciate da tutti quelli che vi hanno sostato.

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Plaja Vieja la cui struttura originale risale a metà del 500, non è di per se uno splendore urbanistico, tutto intorno, però, vi si affacciano diversi antichi palazzi nobiliari.

Centro Habana : Malecon è il lungo mare della capitale che inizia dal tunnel della baia , sotto il castillo di San Salvador de la Punta, e termina, dopo oltre 10 km, al tunnel della Boca de la Chorrera, dove sfocia il fiume Almendores e termina il quartiere del Vedado.

Il nome Malecon deriva dal termine che significa “origine”. Ed è in effetti uno degli aspetti più spettacolari del lungomare è proprio la barriera frangiflutti contro la quale si infrangono le onde marine, che spesso danno vita a spruzzi alti qualche metro capaci di superare il parapetto e bagnare il tratto più stretto della strada.

Plaza de la Revolucion: si presenta come una spianata vastissima, a prima vista un po’ desolante , circondata da un imponente torre centrale ; è il tradizionale luogo delle grandi adunate politiche, delle feste celebrative , dei discorsi alla popolazione.

image015Sulla facciata del ministero degli interni campeggia il celebre ritratto stilizzato di Che Guevara in ferro lavorato con la scritta “ hasta la victoria siempre”.

image017Lasciamo cuba con la sua bellezza negli occhi … A presto terra meravigliosa

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MUOVERSI ALL’HABANA !!!! (di Antonella Giroldini)

MUOVERSI ALL’HABANA !!!!

Se non si sceglie un tour organizzato di Habana Vieja, il problema principale è come spostarsi per le vie della capitale.

Lo scarso traffico sembrerebbe rendere appetibile la soluzione di un’auto a noleggio, magari approfittando della disponibilità di una vettura già in possesso del turista che intende poi spostarsi verso mete lontane in altri punti dell’isola.

image001Tuttavia l’Avana non ha una struttura urbanistica facilmente interpretabile: non assomiglia all’ordinata scacchiera di Torino o ai cerchi concentrici di Milano. Non ha grandi viali di accesso e non ha circonvallazioni, ma un susseguirsi di strade in parte grandi che s’intrecciano in modo quasi intellegibile al visitatore. La mancanza d’indicazioni stradali, poi, sconsiglia quella che a prima vista potrebbe essere una soluzione praticabile.

I mezzi pubblici, a loro volta, non rappresentano una scelta allettante. I bus sono pochi e di solito molto affollati, perché pochi habaneri hanno mezzi propri.

image003Un viaggio sui caratteristici camellos ( gli autobus con le “ gobbe”, come li chiamano gli abitanti della capitale può essere più un esperienza curiosa che una scelta razionale . Ancora più accalcati si viaggia sui bus di importazione europea, più piccoli dei camellos.

image005Meglio affidarsi al taxi, allora. Ma tenendo presente che bisogna districarsi tra le diverse compagnie, riconoscibili dal tipo di vettura. Ci sono taxi turistici ( moderni e scattanti ) con tariffe alte, taxi statali ( auto scure vetuste) a prezzi più popolari, taxi di compagnie private in cui bisogna contrattare il prezzo della corsa con gli autisti .

image007Sono taxi anche molte delle caratteristiche auto americane anni cinquanta che solcano placide le vie della città; ma sono riservati ai cubani .

image009I risciò a pedali sono i mezzi di trasporto più usati dagli abitanti dell’Avana per compiere brevi tragitti. Le carrozze a cavallo sono invece un’esclusiva dei turistici in giro panoramico.

image011image013In fin dei conti, la soluzione ideale è rappresentata dai caratteristici coco- taxi, vera esclusiva cubana. Sono piccoli veicoli a tre ruote riadattati simili a grandi caschi gialli, che i cubani trovano, però, più somiglianti a noci di cocco aperte, da cui il nome. Possono portare due passeggeri oltre il guidatore, sono semiaperti e procedono lentamente ideali per guardare il panorama.

image015Le strade di Cuba, comunque ci regalano curiosissimi mezzi di traporto!

image017image019image021image023image025A presto cuba ……..torneremo

Antonella Giroldini