CASTELLO DI MIRAMARE (Antonella Giroldini)

Il Castello di Miramare, circondato da un rigoglioso parco ricco di pregiate specie botaniche, gode di una posizione panoramica incantevole, in quanto si trova a picco sul mare, sulla punta del promontorio di Grignano che si protende nel golfo di Trieste a circa una decina di chilometri dalla città. Voluto attorno alla metà dall’Ottocento dall’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo per abitarvi insieme alla consorte Carlotta del Belgio, offre la testimonianza unica di una lussuosa dimora nobiliare conservatasi con i suoi arredi interni originari.

Il Castello di Miramare e il suo Parco sorgono per volontà dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo che decide, attorno al 1855, di farsi costruire alla periferia di Trieste una residenza consona al proprio rango, affacciata sul mare e cinta da un esteso giardino.

Affascinato dall’impervia bellezza del promontorio di Grignano, uno sperone carsico a dirupo sul mare, quasi privo di vegetazione, Massimiliano ne acquista vari lotti di terreno verso la fine del 1855. La posa della prima pietra del Castello avviene il 1° marzo 1856. Alla Vigilia del Natale del 1860 Massimiliano e la consorte, Carlotta del Belgio, prendono alloggio al pianoterra dell’edificio, che a quella data presenta gli esterni del tutto completati, mentre gli interni lo sono solo parzialmente, in quanto il primo piano è ancora in fase di allestimento.

Il palazzo, progettato dall’ingegnere austriaco Carl Junker, si presenta in stile eclettico come professato dalla moda architettonica dell’epoca: modelli tratti dai periodi gotico, medievale e rinascimentale, si combinano in una sorprendente fusione, trovando diversi riscontri nelle dimore che all’epoca i nobili si facevano costruire in paesaggi alpestri sulle rive di laghi e fiumi.

Nel Castello di Miramare Massimiliano attua una sintesi perfetta tra natura e arte, profumi mediterranei e austere forme europee, ricreando uno scenario assolutamente unico grazie alla presenza del mare, che detta il colore azzurro delle tappezzerie del pianoterra del Castello, e ispira nomi e arredi di diversi ambienti.

La realizzazione degli interni reca la firma degli artigiani Franz e Julius Hofmann:
il pianoterra, destinato agli appartamenti privati di Massimiliano e Carlotta, ha un carattere intimo e familiare, il primo piano è invece quello di rappresentanza, riservato agli ospiti che non potevano non restare abbagliati dai sontuosi ornati istoriati di stemmi e dalle rosse tappezzerie con il simboli imperiali.

Il Parco di Miramare, con i suoi ventidue ettari di superficie, è il risultato dell’impegnativo intervento condotto nell’arco di molti anni da Massimiliano d’Asburgo sul promontorio roccioso di Grignano, che aveva in origine l’aspetto di una landa carsica quasi del tutto priva di vegetazione.

Per la progettazione, Massimiliano si avvale dell’opera di Carl Junker, mentre per la parte botanica si rivolge inizialmente al giardiniere Josef Laube, sostituendolo in seguito con Anton Jelinek, già partecipante alla famosa spedizione della fregata “Novara” intorno al mondo.
Grossi quantitativi di terreno vengono importati dalla Stiria e dalla Carinzia, e vivaisti soprattutto del Lombardo Veneto procurano una ricca varietà di essenze arboree e arbustive, moltissime delle quali di origine extraeuropea.

I lavori, avviati nella primavera del 1856, sono seguiti costantemente da Massimiliano, che non smetterà di interessarsi al suo giardino anche una volta stabilitosi in Messico, da dove farà pervenire numerose piante.

Nella zona est prevale la sistemazione “a bosco” che asseconda l’orografia del luogo: alberi alternati a spazi erbosi, sentieri tortuosi, gazebi e laghetti, ripropongono i dettami romantici del giardino paesistico inglese.

La zona sud ovest, protetta dal vento, accoglie aree geometricamente impostate, come nel caso del giardino all’italiana antistante al “Kaffeehaus” o delle aiuole ben articolate intorno al porticciolo.

Il Parco di Miramare, che nelle intenzioni del committente doveva essere una stazione sperimentale di rimboschimento e di acclimatazione di specie botaniche rare, è un complesso insieme naturale e artificiale: in esso è possibile ancor oggi respirare un’atmosfera intrisa di significati strettamente legati alla vita di Massimiliano, e cogliere al contempo il rapporto con la natura che è proprio di un’epoca.

Nel Parco si segnalano in particolare: le sculture prodotte dalla ditta berlinese Moritz Geiss; le serre, con vetrate che si aprono nell’originale struttura in ferro; la “casetta svizzera” ai margini del “Lago dei cigni”; il piccolo piazzale con i cannoni donati da Leopoldo I re dei Belgi; la cappella di San Canciano con un crocifisso scolpito con il legno della fregata “Novara”, dedicato nel 1900 a Massimiliano da suo fratello Ludovico Vittore.

CASTELLO DI DUINO (Antonella Giroldini)

Il Castello di Duino, di proprietà dei Principi della Torre e Tasso, è stato costruito nel 1300 sulle rovine di un avamposto romano.
Si presenta all’esterno come una costruzione composita e massiccia che domina il golfo di Trieste. Al suo interno, custodisce importanti capolavori d’arte e raffinati cimeli storici. Nel corso dei secoli ha ospitato numerosi personaggi illustri: tra gli altri, il poeta R.M. Rilke, Elisabetta d’Austria (la famosa Sissi), l’arciduca Massimiliano d’Asburgo e la moglie Carlotta del Belgio.
La visita al castello e al suo giardino permette di ammirare il fortepiano suonato da Franz Liszt, la scala Palladio, il panorama sul Golfo di Trieste che si gode dall’alto della torre, i bastioni a picco sul mare e il Bunker costruito nel 1943 dalla Kriegsmarine tedesca.

La dimora storica propone:
Percorso di visita attraverso 18 sale che raccontano, con preziosi arredi e numerosi documenti, la storia della famiglia Torre e Tasso e il parco con la sua varietà di flora mediterranea.
Durata: 1 ora e mezza
Partecipanti: individuali e gruppi di min. 10 persone
Modalità: tutti i giorni, tranne il martedì.Prenotazione obbligatoria con almeno una settimana di anticipo
Visita alle rovine di Castel Vecchio, primo nucleo fortificato costruito nell’XI secolo. Sotto la rocca, a picco sul mare, uno scoglio che ricorda nella forma una donna avvolta in un mantello vi farà scoprire la leggenda della Dama Bianca.
Durata: 1 ora
Partecipanti: per gruppi di min. 10 persone
Modalità: apertura da concordare al momento della prenotazione
Location per ricevimento matrimoni, cene di gala, eventi privati e aziendali.
Mostre d’arte, riprese fotografiche e cinematografiche.
Eventi culturali e musicali di alto livello.

Orario
da novembre alla seconda metà di marzo: aperto solo nei weekend dalle 9.30 alle 16.00
(durante la settimana solo su prenotazione per gruppi con almeno 25 persone)
chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio

dal 17 marzo al 31 marzo: 9.30-16.00
da aprile a settembre: 9.30-17.30
dal 1 al 16 ottobre: 9.30-17.00
dal 17 ottobre ai primi di novembre: 9.30-16.00
giornata di chiusura: martedì

Ingresso:
Intero 8 €
Ridotto 6 €
Visite guidate da prenotare in anticipo con costo supplementare

Castel Vecchio (l’Antica Rocca dell’XI Secolo) è visitabile solo su prenotazione

CASTELLO DI DUINO
Località Duino 32
34011 Duino-Aurisina – TS
Tel. +39 040 208120
visite@castellodiduino.it
info@castellodiduino.it
http://www.castellodiduino.it
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MUGGIA (Antonella Giroldini)

Una località dalle fattezze istro-venete.

Nell’ultimo lembo d’Italia la costa pare ripiegarsi su se stessa: qui si apre la Baia di Muggia, caratteristica località dalle fattezze istro-venete. Approdando nella pittoresca darsena, pare quasi di entrare dentro le calli e le piazzette. L’atmosfera di stampo veneziano non si respira solo grazie alle architetture: anche il dialetto, i costumi e le tradizioni gastronomiche lasciano trapelare un intenso passato condiviso con la Serenissima.

Guardando Muggia dal mare, le bianche pietre d’Istria e le case colorate creano un armonico tutt’uno con il verdeggiante ambiente carsico. A incorniciarla, sette chilometri di costa e una corona di colli che dominano panoramicamente una vasta zona, sia italiana che istriana.
Storia
Prima dell’anno Mille, Muggia sviluppò a valle, nel porticciolo, un piccolo centro che fu chiamato Borgolauro: in questo nuovo borgo, nel Duecento, nacque il Comune di Muggia. Di quest’epoca sono il duomo e il palazzo comunale, ricostruito nel Novecento.

Ma lassù, in alto, sul promontorio che sovrasta il porto, si parla una storia ancora più antica: ne sono prova i resti dei castellieri protostorici di Santa Barbara e di Muggia Vecchia, dove si erge la romanica Basilica di Muggia Vecchia (IX secolo), unica testimonianza, insieme ai resti delle mura, di un passato romano e medievale. Da qui, si gode di un magnifico panorama sul Golfo di Trieste.

Il Castello di Muggia, invece, risale al Trecento, pur essendo stato rimaneggiato più volte nel corso dei secoli. Un tempo coronava la munita cerchia muraria intorno alla città. La curiosità è che gli abitanti di Muggia hanno via via usato i suoi originari blocchi di pietra arenaria per costruire le proprie abitazioni.

Ancora oggi in questa cittadina si respira un’aria particolare, passeggiando nelle caratteristiche calli e nella splendida piazza Marconi, cuore pulsante della cittadina, oppure sostando nel Mandracchio ad osservare i pescatori intenti nel loro lavoro.
E poi ci sono confortevoli e ombreggiati stabilimenti balneari, a Muggia e dintorni. Molto suggestivo è il porticciolo sito nella località di San Bartolomeo.

Da non perdere il Carnevale di Muggia o “Carneval de Muja”, con origini classiche della tradizione veneziana e con influssi della penisola istriana: un grande spettacolo che ogni anno propone carri allegorici e maschere coloratissime. La sfilata si svolge la domenica con la premiazione della compagnia più bella ed originale.

 

PALMANOVA (Antonella Giroldini)

Palmanova è unica nel suo genere perché la sua pianta è geometricamente perfetta, a tal punto da sembrare quasi “non umana” nella sua visione dall’alto. E’ a forma di stella a nove punte.  E’ circondata da mura e fossati che per circa sette chilometri formano questa cornice così armoniosa. Sei strade convergono verso il centro, una piazza esagonale, talmente perfetta che al suo interno è facile restare confusi, trovandosi di fronte ad un panorama pressoché identico a 360°. E’ la città della “numerologia” per eccellenza avendo: Stella a 9 punte come pianta;  9 bastioni di fortezza e cerchie di mura; 3 porte di accesso rivolte verso Cividale, Aquileia e Udine; 18 strade radiali di cui 6 le principali;  La piazza centrale esagonale. Fondamentalmente risulta essere costruita sul numero 3.

Il 7 ottobre 1593 fu posta la prima pietra sul progetto di Giulio Savorgnan e Marcantonio Martinengo. La sua edificazione impegnò molte energie oltre all’armonia e alla sua originalità doveva anche essere funzionale, dato che uno dei suoi principali scopi era la difesa della zona dalle invasioni dei turchi.

Fu l’antico borgo di Palmata ad essere trasformato in Palma La Nuova. Fu costruita per volontà della Serenissima Repubblica di Venezia che disse di averla realizzata esclusivamente a scopo militare. Ma la sua forma è troppo originale affinché l’unica ragione sia questa.

Si decise di realizzarla a causa dei turchi che, dopo sette incursioni senza troppa fatica in Friuli, misero quasi la regione in ginocchio. Le altre città erano troppo vecchie e mal ridotte dal punto di vista difensivo, occorreva qualcosa di innovativo, una grossa fortezza “contenitore” per persone in difficoltà.

Una difesa per il corpo e per l’anima.  Interessante è la Piazza d’Armi o Piazza Grande, la piazza centrale perfettamente esagonale. Al centro vi è un basamento a 6 lati, di pietra d’Istria da cui si alza lo stendardo. All’imbocco di ogni strada che si diramano da qui vi sono 11 statue che rappresentano i Provveditori Generali della fortezza. Non si conoscono le singole vicende che legano ogni personaggio, ma si ritiene che vennero scolpiti a riconoscenza di qualche fatto.

Inoltre lungo tutto il perimetro della piazza passa un canaletto pieno d’acqua. Questo ha un forte valore simbolico perché valorizza il centro di Palmanova come area pura, pulita, sicura perchè circondata dall’acqua. Circoscriversi con il nobile liquido significava difendersi da un fuoco, da un incendio dirompente, dalla corruzione e dal male del mondo circostante.

E qui potrebbe emergere una duplice lettura.
Se da un lato si usavano le mura per difenderla da attacchi concreti di eserciti spietati, dall’altro si usava un “muro di acqua” come difesa da forze oscure e malvagie, perché essa, simbolo di vita, avrebbe respinto la morte.

Così Palmanova, oltre a distinguersi come Gran fortezza, aveva l’appellativo anche di luogo di salvezza, se venne concepita per difendere il corpo, perché no, poteva difendere anche l’anima.

Di seguito le 6 frasi sui lati del basamento

“Non fare al tuo prossimo cosa che tu non vorresti fatta a te”
“Popolo ecco qui costituito il tuo sovrano”
“Chi desidera il ritorno della antica schiavitù resti vittima sotto quest’albero”
“Guerra contro i tiranni e pace alli popoli”
“La fratellanza è la principale conseguenza dell’eguaglianza della libertà e della giustizia”
“Popolo godi dei tuoi diritti ma non dimenticare mai i tuoi doveri”

La città ideale
E’ stata realizzata in questo modo anche per essere un baluardo del rinascimentale concetto di città ideale.
La sua data di nascita è il 7 ottobre 1593, che ricorda due date molto importanti: la festa di Santa Giustina patrona della città e l’anniversario della vittoria di Lepanto sui Turchi nell’anno 1571 e dato che è stata voluta dalla Serenissima di Venezia come baluardo di difesa contro i turchi, la data di fondazione è simbolica.
Poi nel 1797 alla caduta di Venezia passò sotto il dominio napoleonico, poi all’Austria e infine al Regno d’Italia nel 1866.
Nel 1960 fu proclamata l’intera città “Monumento Nazionale”.

Una macchina da guerra
Una curiosità: per salire al piano superiore delle tre porte principali occorre percorrere alcune rampe laterali, così se i nemici fossero riusciti ad oltrepassare le entrate, sarebbero finiti in una sorta di cortile interno chiuso dalle stesse rampe, direttamente in trappola in balia degli assediati che erano lì in alto ad aspettarli.

Un’altra caratteristica della città era la sua “invisibilità”. Era infatti stata costruita più in basso della linea d’orizzonte così da sparire agli occhi nemici che non sarebbero riusciti a definirla completamente avendo sempre molti angoli sconosciuti. Dopotutto le ricognizioni aeree non esistevano e colline e monti erano lontani. Inoltre le mura esterne sono ricoperte di terra e vegetazione che addirittura mimetizzano l’intero abitato. Fu celebrata come la più inespugnabile città dell’intera Europa. Per questo ispirò altre fortezze europee: Pamplona e Jaca in Spagna, Vauban in Francia, Neuf Brisach in Alsazia, Fredericia in Germania più tante altre.

Perché non fu mai abitata?
Ma Palmanova aveva anche un cuore, non doveva ospitare solo militari, ma era stata progettata per contenere anche 20.000 abitanti, famiglie disposte a vivere al suo interno. Ma la cosa non ebbe successo perché nessuno ci andò ad abitare.
Per quale motivo? Forse spaventava l’idea di crescere dei figli all’interno di un ambiente finalizzato alla guerra. Oppure semplicemente spaventava la stessa città, così regolare, così perfetta e uguale in ogni suo angolo, probabilmente anche così fredda, soprannaturale, ultraterrena.

Se questo affascina noi che ci rechiamo a visitarla, un tempo poteva forse spaventare. Chissà, magari all’interno di questa stella perfetta ci si sentiva addirittura prigionieri. La sensazione era così forte che la stessa Venezia per “riempire” la città inviò i prigionieri per viverci. Il destino volle che Palmanova non affrontò mai un assedio, perché passò poi sotto il dominio napoleonico in totale pace e abbandono.

Unica in Europa, Palmanova mantiene un fascino senza pari, una vera stella del firmamento in terra. Così come noi dalla terra possiamo osservare le stelle in cielo, finalmente anche il cielo può osservare una splendida stella sulla terra.

La leggenda del pastore Camotio e della ragnatela
Esistono due leggende legate alla fondazione di Palmanova. La prima narra di un pastore di nome Camotio che addormentatosi nel luogo in cui successivamente sorse la città, corse dai suoi amici giurando di aver avuto come visione una grandiosa fortezza a forma di stella che lì sarebbe sorta. Lo presero per ubriaco e lo beffeggiarono. Un’altra narra che quindici provveditori, durante un sondaggio del terreno, furono colpiti da un temporale e trovarono riparo in una cappella di quel luogo desolato. Mentre erano in attesa che la pioggia cessasse, una ragnatela cadde dal soffitto posizionandosi perfettamente davanti a loro. Ed ecco che ebbero come un’illuminazione per il progetto della futura fortezza. Dopotutto non esiste nulla di tanto perfetto che non nasca prendendo ispirazione dalla natura stessa e chi, come un ragno, avrebbe saputo meglio costruire un luogo di difesa! Furono tutti d’accordo, si passò al progetto e come piccoli ragnetti iniziarono a tessere la piantina.

 

TRIESTE (Antonella Giroldini)

Trieste offre molti luoghi da visitare e itinerari per scoprire i vari aspetti della città, di interesse sia per il turista che per i triestini. Uno degli svantaggi di vivere in una città così bella è infatti l’estrema difficoltà nel distinguere i normali itinerari da quelli turistici!

Un buon modo per conoscere Trieste è fare una passeggiata che comincia dalla piazza principale di Trieste, piazza dell’unità d’Italia, storicamente chiamata piazza Grande, un ambiente rettangolare di vaste dimensioni, chiuso su tre lati da magnifici palazzi mentre il quarto si affaccia direttamente sul mare, il cui attuale aspetto risale al diciannovesimo secolo.
Sul fondo della piazza sorge il Municipio, edificato nel 1877 da Giuseppe Bruni: esso è contraddistinto da una serie di arcate e da una torre con orologio, sopra la quale le statue di due mori, noti in città con il nome di Micheze e Jacheze, battono le ore.
Ai lati della piazza stessa sorgono edifici degni di nota: Palazzo Modello (progetto del Bruni) Casa Stratti (che ospita uno dei caffè storici della città, il Caffè degli Specchi), il Palazzo del Governo oggi sede della Prefettura, il palazzo del Lloyd Triestino (oggi sede della Presidenza della Giunta Regionale, costruito tra il 1880 e il 1883 su progetto dell’architetto H. von Ferstel per l’allora Lloyd austroungarico di navigazione a vapore; sulla facciata rappresentazioni allegoriche raffiguranti il mare e la navigazione), l’Hotel Diuchi d’Aosta di Geiringer ed il barocco Palazzo Pitteri, progettato da U. Moro nel 1790.

Nell’angolo a destra troviamo la colonna sulla cui sommità si erge la statua di Carlo VI, l’imperatore d’Austria che concesse a Trieste lo status di Porto Franco. Al centro, proprio di fronte al Municipio, vi è la “Fontana dei quattro continenti” (1751- 1754) su disegno del Mazzoleni: le statue rappresentano i 4 continenti allora conosciuti. Sulla sommità è invece rappresentata la Fama, che sovrasta Trieste, adagiata sulle rocce del Carso e attorniata dalle ricchezze frutto dei commerci.
Se da piazza Unità, seguendo le rive, prendiamo a destra, ci inoltriamo nel quartiere noto come Borgo Teresiano, il cui nome deriva dalla sua fondatrice, Maria Teresa d’Austria. Per far fronte alle accresciute necessità dei triestini, l’imperatrice fece bonificare la zona delle antiche saline e sui terreni sottratti al mare, attorno al Canal Grande (oggi più noto con il nome di Canale di Ponterosso), trafficato molo mercantile, sorse un rione completamente nuovo, di stile neoclassico. All’inizio fu abitato principalmente da mercanti e commercianti: al piano terra trovavano sistemazione i magazzini, al primo le stanze padronali, al secondo gli uffici ed al quarto le stanze dei domestici; caratteristiche abitative ancora facilmente riscontrabili, specie nei grandi portoni e negli ampi atri oltre che nelle piccole finestrelle dei sottotetti, chiaro segno che li abitava era di estrazione sociale inferiore. Il rapido sviluppo richiamo un grande numero di artisti le cui opere abbelliscono ancora oggi molti dei palazzi cittadini.

Tra i palazzi degni di nota e proseguendo la passeggiata nella direzione già indicata, va ricordato “Palazzo Carciotti”, fatto costruire dal mercante greco Demetrio Carciotti su progetto dell’architetto Matteo Pertsch, prospiciente il mare e facilmente riconoscibile dalla sua cupola azzurra e dal colonnato in facciata, oggi sede della Capitaneria di Porto.
Risalendo il canale a lato del palazzo si giunge alla chiesa di S. Antonio Taumaturgo, realizzata in stile neoclasisco dell’architetto Pietro Nobile nella prima metà dell’800. Ai tempi della sua realizzazione il canale, interrato in tempi successivi, raggiungeva la base della scalinata posta in facciata.
Scendendo nuovamente lungo la riva destra del canale si incontra la chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione, realizzata in stile neobizantino, con le sue inconfondibili cupole celesti.
Ritornando verso piazza dell’Unità attraverso parte della zona pedonale, di via Dante e via san Nicolò, si giunge in Piazza della Borsa, la cui toponomastica deriva dall’omonimo palazzo, oggi sede della Camera di Commercio, edificato su progetto del Mollari nel 1806, la cui facciata, contraddistinta da un colonnato dorico richiama quella di un tempio greco. Tra le statue allegoriche poste alla sommità, vi sono raffigurati anche la città di Trieste ed il Danubio.
A sinistra della Borsa vi è il massiccio palazzo del Tergesteo, sorto tra il 1840 ed il 1842 ad opera dell’architetto ed ingegnere triestino, ma di origine belga, F. Bruyn, progettato per fungere da centro destinato al commercio. Durante la guerra fu destinato a deposito, con conseguente deterioramento delle strutture originarie, ristrutturate soltanto negli anni ’50 e non fedelmente all’originale.
A destra della borsa vi è invece Casa Rusconi, uno dei pochi esempi di architettura barocca a Trieste.
L’intera piazza è dominata dalla statua di Leopoldo I, imperatore d’Austria.
Sempre in piazza della Borsa, vi è anche un felice esempio di Art Nouveau, ad opera di Max Fabiani, esponente di spicco del movimento artistico-archittetonico Liberty a Trieste: Casa Bartoli. La semplicità strutturale associata alla razionalità ben rispondeva alle diverse esigenze: le grandi vetrate contraddistinguono i locali commerciali, mentre la veranda con il giardino d’inverno separava la parte pubblica da quella privata. Una curiosità ancora: l’ingresso non si trova in facciata bensì in una piccola rientranza sul lato sinistro.
Attraversando la Galleria del Tergesteo, sede di eleganti negozi e di un raffinato bar, si giunge di fronte al Teatro comunale giuseppe Verdi, costruito in stile neoclassico su progetto del Pertsch, allievo del Piermarini, e dal cui più celebre Teatro alla Scala il Pertsch prese ispirazione. Attualmente all’interno del teatro ha luogo annualmente la stagione lirica nei mesi invernali ed il festival dell’operetta durante quelli estivi. Nell’autunno del 2004 è stato inaugurato, dopo lunghi restauri, il ridotto del teatro.

Visita ad Aquileia ( di Antonella Giroldini)

Aquileia è in provincia di Udine. Sulla strada che porta a Grado, prima che l’ultimo lembo della pianura muoia nella laguna, si alza la mole romanica . 005I 73 metri del campanile incombono su un piccolo borgo di campagna bonificata e su una delle più interessanti zone archeologiche d’Italia. All’ombra dei cipressi, i ruderi del porto fluviale romano evocano il passaggio di esotiche mercanzie, che giungevano per mare da tutto il mediterraneo o per strada fin dalle spiagge baltiche dell’ambra.

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Da visitare assolutamente è la Basilica , tra i più grandiosi e importanti monumenti religiosi del periodo romanico .

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Il cimitero dei caduti, piccolo e suggestivo cimitero, dietro al campanile e all’abside della basilica, custodisce alcuni tra i primi soldati caduti nel 1915 e la tomba dei dieci militi ignoti, raccolti dai campi di battaglia della prima guerra mondiale .

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……..bella davvero questa terra friulana

Antonella Giroldini