ESSOOUIRA (Antonella Giroldini)

Circa 70.000 abitanti, distesa su una penisoletta bassa e stretta, è una delle più affascinanti città della costa atlantica. Vi si conserva l’antica divisione in differenti nuclei urbani cinti da bastioni e colpisce la griglia europee della medina, frutto della pianificazione di fine 700. Gli alisei, amici dei surfisti, la costante mitezza di clima e le belle spiagge di sabbia ne fanno un piacevolissimo luogo di vacanze marine.

La storia del sito è di antica, legata ai fenici  e alla porpora. Molti secoli dopo furono i portoghesi a stabilire un avamposto commerciale e militare. La fondazione della città moderna risale però al 1760, quando il sultano alaouita Sidi Mohammed ben Abdallah decise di creare un porto che contrastasse Agadir. Del progetto fu incaricato un ingegnere francese, cornut, circostanza da cui derivano l’attuale, inconfondibile impronta europea della medina e forse anche il nuovo nome, Essaouira, ” la città disegnata”. Il porto, non grande, garantiva però assoluta sicurezza alla flotta. Essaouira fini così col diventare un grande mercato frequentato dai commercianti europei e le carovane del Sahara.

Oggi, scoperta la vocazione turistica, le attività portuali sono ridotte esclusivamente alla pesca. Rimane vivo l’artigianato del legno e dell’argento.

Il porto è il luogo più amato della città, ingombro di imbarcazioni variopinte e affollate dai pescatori.

IL COLORE DELLA PELLE -FES (Antonella Giroldini)

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Le concerie di Fes sono antiche quanto le città . In età merinide sembra fossero circa un centinaio e ancora adesso questo universo rutilante di colori, odori, uomini, fatica vive in stretta continuità con la tradizione: il lavoro si tramanda di padre in figlio, la proprietà delle concerie è ereditaria.

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La conceria si articola intorno a un’area a cielo aperto , solitamente in lieve pendio per favorire il deflusso delle acque . Vi sono collocati i ” sahrij”, grandi vasche d’acqua per il rinvenimento delle pelli in precedenza salate e esposte al sole, immerse in pacchi legati e assicurati ai bordi con corde; i ” merkel”, bacini di acqua limpida per il risciacquo; i ” qasriyya” le fosse, generalmente raggruppate vicino in canali di scolo, per i bagni, il lavaggio e la tintura delle pelli. tutt’intorno stanno gli ” hzana” , i laboratorie depositi disposti di solito su due piani, illuminati dal vano della porta e a volte da finestre; al di sopra , si stende un’ampia terrazza su cui le pelli vengono messe a essiccare dopo la tintura.

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Prima di passare nei ” merkel”, le pelli vengono sbattute e tirate per distenderle, private dei peli, quindi sottoposte per eliminare i peli residui. Nei ” merkel” vengono lavate, sbattute di continuo per circa tre ore da uomini calati nelle fosse quasi nudi. Nella ” qasriyya” stanno a bagno per vari giorni in urine o escrementi di animali che danno loro consistenza; seguono un bagno nella crusca , uno nel tannino e un accurato lavaggio in acqua pura. Infine le pelli vengono raschiate dal lato della carne, sgocciolate e rigorosamente strizzate, prima dell’essicazione. E’ in questa ultima fase che vengono colorate con colori naturali.

Casablanca (Antonella Giroldini)

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In arabo Dar el – Beida, è la prima città del Marocco per popolazione e una delle grandi metropoli africane insieme africane insieme al Cairo, a Lagos, a Kinshasa, ad Alessandria: un agglomerato in costante crescita demografica e urbana con oltre 3 milioni di abitanti distribuiti su una superficie di 1615 km2, una struttura amministrativa che fa ormai riferimento alla “Grande Casablanca” e un indiscusso primato nazionale in campo economico, commerciale, finanziario. Uno sviluppo invero straordinario, visto che agli inizi del ‘900 Casablanca era solo una grossa borgata di 20.000 abitanti. La chiave di volta fu la scelta francese dal 1912, di farne il maggior porto e il cuore del cosiddetto ” Maroc Utile”, incentivandone e in parte preordinandone lo sviluppo.

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Da allora i piani regolatori hanno cercato di disciplinare la città che tumultuosamente cresceva sotto la spinta dell’addensamento di funzioni e di un’incontrollata, ininterrotta migrazione interna. Non stupisce dunque che oggi la metropoli sia leggibile per contrasti. Contrasti urbanistici tra l’architettura tradizionale delle medine e un centro amministrativo pianificato secondo criteri d’avanguardia, con edifici che mescolano Arts Decò, linee moresche e influssi coloniali francesi ; e ancora – più aspramente  – tra architetture ultramoderne e miseri agglomerati periferici in quelle bindoville che né i vasti piani di edilizia popolare, ne la creazione a sud – ovest della città satellite di Hay Moulay Rachid sono riusciti a scongiurare. Contrasti sociali, insieme, tra i negozi ” occidentali del centro e le botteghe del suq, tra la borghesia di Fes che ha spostato a Casablanca il centro dei propri affari e i vecchi abitanti della medina , o i contadini inurbati alle prese con una nuova povertà.

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FES (Antonella Giroldini)

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Terza città del Marocco per popolazione, conserva la sua secolare importanza politica e soprattutto una preminente influenza sulla cultura e sulle arti marocchine, anche per il tramite dell’antica università: prima capitale islamica del paese, continua a essere per molti versi la capitale spirituale e religiosa

Place des Alaouites è una vasta spianata sulla quale si l’accesso principale al Palazzo Reale. Bei giardini, delimitati da alte mura, la fiancheggiano sul lato occidentale.

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Il Palazzo Reale spicca nella grande piazza con le sue grandi porte dorate realizzate fra il 1969 e il 1971. Include svariati mechouar, un complesso di edifici di epoca diversa tra cui una medersa merinide, vasti giardini.

La Grande Rue des Merinides è il quartiere ebraico sorto dopo la fondazione di Fes. Bab Smarine , imponente porta a volte multiple ricostruita nel 1924, rappresenta il vero accesso al quartiere di Fes. Al di sotto, all’interno  di antichi silos merinidi, si tiene un mercato.

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Place Pecha el – Baghdadi, cinta da alte mura, costituisce la cerniera tra Fes el – Jedid e Fes el- Bali. La kasba en – Nouar, dei fiori, o kasbadei Filala , a nord – est della piazza, di fondazione almohade, trae nome dalle genti del Tafilalt sostenitrici del primo sovrano alouita, Moulay er Rachid. A pianta pressoché triangolare, è difesa da torri di guardia angolari e da bastioni tardo settecenteschi. Nelle mura che la circondano si apre la monumentale Bab ech- Chorfa, davanti quale si tiene un quotidiano mercato delle pulci.

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Fes el- Bali . l’itinerario si dipana nell’intreccio dei vicoli della medina, la cui intatta struttura  – in gran parte risalente al XII secolo- rispecchia la complessità di una città mussulmana nell’età d’oro dell’islam. Il variegato e brulicante universo di mestieri si anima sempre più avvicinandosi alla moschea Karouin, principale luogo santo e fulcro della cittadina. Per il giro ci vuole circa mezza giornata .

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Rabat ( Antonella Giroldini)

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Capitale politica e centro amministrativo del Marocco. Sorge sulla costa atlantica lungo la foce del’uadi Bou Regreg e forma un unico agglomerato urbano con Sala, sull’altra riva, cui è collegato da un ponte. Il compatto  nucleo storico è ancora cinto da mura fatte erigere dal grande sovrano almohade Yacoub el – Mansour.

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La parte moderna riflette l’impulso connaturato al ruolo svolto dalla città a partire dal 1912 e confermato dopo l’indipendenza nel 1956. Continuamente ampliata e abbellita, Rabat è venuta assumendo il peculiare aspetto di città capitale , con esigenze di monumentalità espresse soprattutto nelle aree intorno al Palazzo Reale, all’università , alla zona delle ambasciate e nei più lussuosi quartieri residenziali.

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Le mura  degli Almohadi, compiute quasi certamente nel 1197, scandite da cinque porte, si snodano per oltre 5 km cingendo la medina da 3 lati. Le mura fortificate  e rafforzate da torri, chiusero la medina sul lato meridionale, quattro secoli più tardi.

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Le mura della kasba risalgono in gran parte al XII secolo. Bab el – Oudaia, edificata in bella pietra da taglio rosso – ocra con funzioni più decorative che difensive , è una delle più notevoli realizzazioni dell’arte almhade. Ha dimensioni imponenti ma proporzioni armoniose , ed è ingentilita da una sobria decorazione all’interno; le pietre angolari, ravvivate da motivi floreali, incorniciano un’iscrizione in caratteri cufici, oggi poco leggibile.

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La torre Hassan, il più prestigioso monumento della città, avrebbe dovuto essere il minareto della grande moschea. Fu edificato al di fuori della cerchia urbana , con l’intento di farne il più importante santuario del mondo islamico.

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La torre è possente, quadrata, di 16,20 m di lato, con muri di spessore non inferiore ai 2,5 , alta 44 .

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Il Mausoleo di Mohammed V terminato nel 1971. è una delle più significate realizzazioni dell’arte marocchina moderna. Comprende la moschea , con facciata in pietra bionda aperta da una serie di arcate su un cortile interno e  il mausoleo vero e proprio, preceduto da due scalinate che conducono alla koubba monumentale in marmo bianco italiano.

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L’interno , coperto da cupola nervata in mogano scolpito e vetro colorato, custodisce i sarcofagi di Mohammed V, intagliato i n un blocco di onice pakistano, e del figlio Hassan II; in un angolo è la tomba dell’altro figlio .

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A fianco delle tombe dei monarchi un imam recita ininterrottamente preghiere impeccabili uomini della guardia reale presidiano l’edificio.

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Il Palazzo Reale, situato in fondo a un immenso mechouar recintato, sorge sul luogo della residenza reale fatta erigere alla fine del XVIII secolo e completamente rifatta nel 1864.

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L’attuale complesso include costruzioni moderne, una grande moschea e diversi edifici governativi

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PETRA (Antonella Giroldini)

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Unica al mondo per la sua bellezza e per le vestigia di varie epoche. Patrimonio dell’Unesco dal 1985 e riconosciuta nel 2007 come una delle nuove sette meraviglie del mondo, Petra, detta la città rosa, per le fantastiche sfumature della roccia, è uno dei siti più noti del vicino oriente e sicuramente la meta più ambita di ogni viaggio in Giordania. Qui si combinano l’opera magistrale dell’uomo con quella potente e imperiosa della natura, che se da una parte ha regalato a questo luogo l’aspetto incredibile e mutevole dei giochi policromi, dall’altro scatena gli agenti atmosferici in un lento e inesorabile lavorio di distruzione, che i ricercatori di oggi stanno cercando di rendere meno dannoso  possibile.

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Camminare lungo i percorsi seguiti dai mercanti carovanieri , percorrere la stretta gola che ha protetto per secoli la città di Petra  equivale a seguire un viaggio a ritroso nel tempo, per lasciarsi poi sorprendere dall’incanto improvviso di al – Khazmah, il monumento più importante della città, che apre la strada a centinaia di tombe, templi, abitazioni, acquedotti, cisterne, luoghi di culto , un teatro e una via colonnata.

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Si accede al sito archeologico attraverso un piccolo uadi dal paesaggio suggestivo, dove sostano in attesa cavalli e calessi.  Continuando a scendere lungo lo uadi si raggiunge la porta Siq, detta Bab as – Siq, che immette nella stretta gola d’accesso al sito. Dopo circa mezz’ora di cammino quasi all’improvviso la gola si apre sulla facciata rosa di al – Khaznah.

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 Al – Khaznah , conosciuto come il “tesoro del faraone” , deve il suo nome a un’antica tradizione secondo la quale , nella parte della tholos  centrale , un faraone avrebbe nascosto l’oro.  Questa è anche la ragione si notano numerosi colpi di fucile sparati .

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A ragione è considerato il monumento più suggestivo della città. Ciò si deve alla sua spettacolare posizione, ma anche alle straordinarie sfumature rosa   dell’arenaria che, all’alba e al tramonto, si accendono di tonalità che provocano sensazioni indescrivibili. Colpisce anche per l’armonia degli elementi della facciata, in stile ellenistico. Si compone di 3 ordini corinzi sovrapposti, decorati con colonne, rilievi e statue.

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Al – Khubthan : i monumenti di questa collina sono tra i più famosi di Petra e sarebbero stati scolpiti per volere di una famiglia reale nabatea. Gli scavi hanno rivelato in questa zona l’esistenza di una necropoli con tombe a fossa ( I secolo a. C.) su cui poi sono state realizzate, in epoca, successiva, alcune abitazioni. Le tombe reali , che si aggiungono dopo circa 5 minuti di salita, costituiscono un meraviglioso insieme di edifici dalla facciata scolpita, costruiti nel I – II secolo. Visti dal basso, in particolare dalla via colonnata, risultano spettacolari, soprattutto alla luce del pomeriggio. La scalinata dalla parte bassa raggiunge la tomba di Urna; le altre si trovano alla sinistra.

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Il gebel ad – Dayr: da non perdere, nonostante la fatica del percorso. Per raggiungere il monastero, infatti, si sale tra gole impressionanti e burroni vertiginosi, con improvvisi squarci panoramici sulla città bassa.

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L’ascesa dura circa 45 minuti ed è meglio affrontarla nel pomeriggio, quando il sole si abbassa e illumina la facciata del Dayr. Al culmine della salita si raggiunge Ad – Dayr, la grandiosa e imperiosa facciata del triclinium , la struttura ricorda quella di al – Khaznah, misura circa 50m di larghezza e 40 di altezza. Un’iscrizione lascia intendere che il monumento fosse consacrato a Obodas, alcuni archeologi lo riferiscono al regno di Rabel II. Da notare sulla facciata delle decorazioni , le colonne con capitelli nabatei e la semplicità del fregio con metope e triglifi. L’interno è costituito da una grande sala di 12 m di lato e 10 di h, sul cui fondo si trova una nicchia. Sul grande spiazzo antistante si svolgevano probabilmente importanti e imponenti funzioni religiose.

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CHEFCHAOUEN (Antonella Giroldini)

 

 

Situata a 600 km di altitudine ai piedi dei gebel Tisuga e Meggou, è una cittadina di bella atmosfera con i sapori andalusi e un passato di isolamento che ancora si respira, nonostante il crescente flusso turistico dell’Europa: prima del 1920, quando vi misero piede le truppe spagnole, solo tre infedeli l’avevano visitat. L’insediamento – per gioco di volumi, disposizione su più piani delle case dai muri bianchissimi coi tetti coperti di tegole brune – è uno dei più caratteristici della regione

 

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