GERACE (Antonella Giroldini)

Nello stemma cittadino l’immagine di un rapace. Fu infatti un volo di sparviero a guidare i profughi di Locri fino ai piedi di un’alta e solitaria rupe, piatta in cima come una tavola. così la leggenda racconta la nascita di Gerace, città nobile e austera, silenziosa e solenne, che la storia fece padrona e guardiana di un vasto territorio. In realtà il sito, già abitato dal Neolitico  fu scelto dai profughi locresi per le sue caratteristiche di sicurezza e difendibilità, e divenne sotto i normanni città ricca e potente, tanto da contare ben 79 chiese, 12 conventi e 8 monasteri. In un paesaggio di tormentata bellezza , tra il verde degli uliveti e il bianco abbagliante delle fiumare assolate, rupi scoscese sembrano innalzare un luogo fermo nel tempo . Intatto è infatti il sapore medioevale dell’abitato che conserva scorci di grande suggestione e gioielli architettonici, prima fra tutte la stupenda cattedrale, testimonianza di un illustre passato.

 

Ai piedi della rupe è il borgo, costruito da un compatto nucleo di edifici fuori delle mura cittadine. Qui vivono contadini e artigiani della terracotta, che ancora lavorano nelle grotte scavate nel tufo continuando una tradizione artigiana particolarmente fiorente nei sec XVI e XVII.

A mezza costa è anche il Borghetto, altro caratteristico quartiere popolare, con case medioevali disposte a schiera, spesso sostenute da archi di pietra. Per vie strette e suggestive  si entra nella città alta, la parte nobile di Gerace, adagiata sulla cima pianeggiante della rupe.