Tatuaggi all’ hennè egiziani ( Antonella Giroldini)

l’Hennè  è una  pianta tintòria, utilizzata da secoli per la colorazione naturale dei capelli, principalmente nei paesi della fascia tropicale mediterranea, in quelli mediorientali, fino all’India, dove si diffuse nel XII secolo.
Il suo uso si è esteso, già alla fine dell’Ottocento, anche all’Europa, dove è ormai utilizzato comunemente per conferire alle capigliature castane o nere riflessi ramati, mascherare qualche capello bianco, ma anche per rinforzare i capelli deboli, normalizzare la cute grassa o con forfora, e per dare lucentezza alla chioma.

L´hennè è sempre stato popolare nella cultura araba ed indiana come pratica di bellezza e di buon augurio per le occasioni importanti. Mentre il tatuaggio permanente ha sempre avuto una connotazione più dura, richiedendo anticamente coraggio e forza da chi vi si sottoponeva, i tatuaggi temporanei realizzati con l´hennè sono totalmente indolori (si tratta di “disegnare” sulla pelle con un estratto) e scompaiono dopo poche settimane, per cui il loro uso è sempre stato puramente cosmetico. Esistono disegni complessi realizzati con l´hennè, che si tramandano di famiglia in famiglia o rappresentano particolari popoli e festività, ma per la maggior parte i disegni indiani, o mehndi, possono venire ricondotti ad un certo numero di elementi base:

Il germoglio: foglie e germogli nascono alla fine di una siccità, ed indicano quindi la rinascita, fertilità e gioia.

ZigZag: in India, questo simbolo rappresenta la pioggia, ed indica quindi fertilità ed abbondanza.

Il gioco: questo è un simbolo piuttosto antico che, in diverse varianti, compare spesso nella cultura indiana;

Lo scorpione: non deve stupire se lo scorpione viene utilizzato per simboleggiare l´amore. Il suo morso e l´amore hanno sintomi molto simili secondo la cultura indiana: occhi accesi, respiro affannoso, stati febbrili, dolore (quando non corrisposti).

Onde: rappresentano l´acqua che scorre, purifica e porta la vita.

E davvero non riesco a resistere alla voglia di tornare a casa con qualche tatuaggio sulle mani e sul polpaccio…. voglia di tornare a casa con un ricordo che doccia dopo doccia sbiadirà una volta tornata a casa !

 

Il Petra Taybet Zaman Hotel (Antonella Giroldini)

Durante il nostro tour Giordano, alloggiamo in un resort particolare: Il Petra Taybet Zaman. 

 

Situato sotto la Desert Highway nelle montagne Taybet si trova un vecchio villaggio giordano:  Taybeh . Questo una volta era un vivace villaggio vicino alle montagne sacre di Petra, ma negli anni ‘ 60 era una comunità quasi deserta perché i suoi abitanti  si trasferirono verso città più moderne.

Dopo un lungo dibattito su cosa fare con il vecchio villaggio , l’ex sindaco di Taybeh , Abu Firas propose di trasformarlo  un rifugio turistico , creando così una partnership con la comunità locale . Il risultato finale è stato un villaggio ricostruito, e gestito da gente del posto , facendo si che la comunità mantenesse  il suo patrimonio vivo e si stimolasse la crescita .

Amra è stato restaurato per quanto riguarda l’autenticità dei materiali , l’ambiente , lo stile regionale, con la conseguente preservazione della cultura , riciclo dei materiali . Per gli ospiti è un’esperienza da ricordare.

si distingue per le sue camere in stile beduino . Le camere sono tutte particolarmente curate , con bagno privato completo di doccia o vasca, aria condizionata e riscaldamento , e sono arredate con gusto per completare e rispettare  lo stile villaggio e l’impostazione . Tutte le camere sono dotate di TV satellitare , telefono diretto , minibar , asciugacapelli e cassaforte in camera.

Tra i servizi del resort Sono un bagno turco , Una piscina ALL’APERTO , un museo , un Souk ( Mercato ) , dove la ceramica , la tessitura e prodotti di manifattura locale ; un forno arabo , un ristorante con tradizionale araba e specialità fatte in casa ma di cucina internazionale , e un bar.

C’è anche un  intrattenimento serale Nella piazza del paese .

 

 

Le Saline di Pedra Lume a Sal (Antonella Giroldini)

Nell’isola di Sal vale assolutamente la pena di visitare le saline naturali di Pedra Lume che hanno la particolarità di estendersi nel cratere del vulcano spento.

Il tragitto della teleferica è lo stesso percorso che si deve seguire per accedere al cratere ricoperto di bacini e canali. Il paesaggio è strano e indubbiamente fantastico, irreale, dove la roccia e il terreno assumono colorazioni che vanno dal verde al bianco , dall’argento all’ocra , dal rosa al blu. Lungo il bordo interno del cratere una bassa vegetazione paludosa contende il territorio ai campi di sale e costituisce rifugio per alcune specie di uccelli. Il contrasto tra il verde della vegetazione, il bianco incantato del sale e l’ocra delle pareti rocciose è davvero notevole.

Davvero suggestivo il bagno…. anche un peso davvero ” pesante” come il mio ha l’impressione di essere leggero e riesce a fluttuare: merito del sale nell’acqua. Attenzione, però, essenziale fare una doccia appena usciti perché il sale insieme al sole fa si che la pelle sia fortemente irritata.

NATURNO (Antonella Giroldini)

Se i luoghi di maggior interesse sono la chiesa parrocchiale di SS Pietro e Paolo, con belle sculture, tra le quali una Madonna lignea e l’insolito Museo della Macchina da Scrivere. A piedi, camminando per circa un’ora e mezza , si può ammirare la cascata di Parcinese , che con i suoi 98 m è la più alta dell’Alto Adige.  Il panorama che si gode è senza dubbio particolare , grazie alla presenza del maestoso monte Tessa. Naturno riserva un’eccezionale sorpresa . Si tratta di un gioiello d’arte medioevale la piccola chiesa di S. Procolo, che conserva le opere di pittura più antiche dell’Alto Adige. Gli affreschi del 400 all’esterno dell’edificio, che ha origini molto remote , sono solo un assaggio di ciò che si trova all’interno , dove artisti di cultura longobarda realizzarono nell’VIII – X secolo raffigurazioni di particolare espressività , pur nel tratto essenziale del disegno. Si distingue, per vivacità narrativa, la scena di S. Procolo in fuga da Verona. Nel centro del paese la cuspide a bulbo del campanile segnala la tardogotica chiesa parrocchiale di S. Zeno.

 

GLORENZA (Antonella Giroldini)

Interamente circondata da una massiccia cortina muraria, alta 7m, con torri cilindriche agli angoli e tre porte a torre quadrangolari lungo lati: così appare ancora oggi questo borgo fortificati, che per integrità è uno maggiori dell’Italia settentrionale, esattamente come lo costruirono nella prima metà del XVI secolo Jorg Kolderer, Turing e Cristofaro da Lurago, architetti e ingegneri di Massimiliano I. Glorenza punto obbligato di passaggio per i commerci tra Svizzera, Germania, Tirolo e Italia, era stata distrutta nel 1499 durante la guerra d’Engadina e l’imperatore, temendo altre invasione svizzere, ritenne di doverla munire adeguatamente, anche tenendo conto della nuova realtà delle armi da fuoco.

Fuori dalla porte Tubre, in cui è allestita una mostra che racconta le vicende della città.

 

Lago di Carezza (Antonella Giroldini)

Il panorama dolomitico per eccellenza è quello del lago di Carezza, uno specchio di acque cristalline abbracciate da boschi nel quale si riflette il profilo di Latemar. Un quadro decisamente pittoresco, che il turismo scoprì già a fine ‘800 e che divenne una delle tappe irrinunciabili del Gran Tour nelle Dolomiti.

Riserva Naturale Monte Soratte (Antonella Giroldini)

Da Sant’ Oreste si può salire verso la vetta del monte Soratte, citato da Orazio e Virgilio, vero e proprio balcone affacciato sull’area settentrionale, della Provincia di Roma. Nella Riserva Naturale Monte Soratte che copre circa 410 ettari si trovano alcuni imponenti abissi e una serie di sentieri consentono piacevoli e panoramiche passeggiate. Tra questi il percorso degli eremi conduce, partendo dal confine del parco a poca distanza da Sant’Oreste, alla cappella dell’Annunziata , poi alla chiesa di S. Lucia sulla prima delle vette del monte e poi alla chiesa di S. Silvestro, sulla vetta principale e infine al piccolo eremo di S. Sebastiano a poca distanza dalla panoramica chiesa.

SANT’ ORESTE (Antonella Giroldini)

Da Fiano Romano, una deviazione di circa 16 km conduce al paese di Sant’Oreste  che, nonostante una origine medievale, ha un aspetto rinascimentale. Il Palazzo Canali è stato probabilmente progettato dal Vignola, mentre il Monastero Agostiniano di Santa Croce si articola nell’antico Palazzo Abbaziale e nella Collegiata di S. Lorenzo Martire.

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PRESULE (Antonella Giroldini)

Castel Presule , davvero imponente quando compare sulla destra tra i boschi. Leonardo di Vols, erede della famiglia che l’aveva costruito nel XII secolo e uomo d’arme di valore riconosciuto , lo trasformò in una prestigiosa residenza rinascimentale, pur senza cancellarne le funzioni militari, ampliandolo con una nuova ala e aggiungendo una bella loggia con archi a sesto acuto. Ai suoi successori si devono tuttavia gran parte delle decorazioni pittoriche e il loggiato con arco a tutto sesto che chiude il cortile.

La residenza nel 1506 – 1510 fu teatro di processi alle streghe, terminati con roghi, e nel 1525 fu al centro della violenta repressione della rivolta contadina.

CASTELLO DI AVIO (Antonella Giroldini)

I vigneti risalgono le prime pendici della montagna fino ad abbracciare , sopra il piccolo abitato di Sabbionara, il fortilizio che dal 1053 al 1977 è appartenuto ai più importanti signori della zona, i Castelbarco. Solo però nel XII secolo il nucleo primitivo attorno al mastio venne circondato dalla cerchia di mura che tuttora racchiude il complesso, a formare un insieme fortificato che è un esempio di architettura militare e di dimora signorile medievale tra i maggiori della regione.